- Item
- AIAC_2140
- Name
- Rione Terra
- Date Range
- 100 BC – 200
Seasons
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2000A Pozzuoli, sull'acropoli del Rione Terra è stato messo in luce, all’interno di un ambiente ipogeo romano lungo via Duomo, che ricalca il decumano massimo di età augustea, un larario interamente affrescato con due fasi sovrapposte di intonaci. Dipinte sulla parete di fondo, si snodano le spire dei serpenti agatodemoni che strisciano verso un altare quadrato. Lungo le pareti laterali sono invece raffigurati i dodici dei dell'Olimpo, sei per parte. Ricordiamo che il Dodekatheion è un soggetto frequente anche a Pompei: immediato è il richiamo a quello della Casa di Pansa, ma anche a quelli delle abitazioni IX, 11, 6; IX, 11,1; VIII, 3, 1-12. Sulla parete opposta all'ingresso sono poi rappresentate le fatiche di Ercole, mentre la volta è campita con motivi floreali.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2001Con la ripresa dei lavori di scavo al Rione Terra, si segnala il rinvenimento, ai piedi dell'acropoli, nella zona a ridosso dell'attuale porto, in occasione della realizzazione di una fogna, di tre imponenti pilastri quadrangolari in _opus cementicium_ con paramento in _latericium_. Distanti tra loro circa m 2, sono conservati per un'altezza di circa m 5 e poggiano su di un basamento in _opus quadratum_ di piperno composto da almeno due filari di blocchi con profonde tracce di erosione marina; il più orientale dei pilastri presenta, alla sommità, l'imposta di un'arcata, anch'essa in _opus latericium_, orientata Est/Ovest. E' ipotesi suggestiva e piuttosto probabile che essi siano pertinenti all'arco che doveva sorgere all'innesto del famoso molo detto "caligoliano", ancora visibile agli inizi del XX secolo prima che fosse inglobato nel molo moderno.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2002A Rione Terra sono proseguiti gli scavi di un settore del parco archeologico dell'acropoli, comprendente il segmento ovest del decumano massimo della colonia ed uno dei cardini. E’ stato completato lo scavo di un complesso di _horrea_, costruiti secondo la tipologia dei criptoportici, che si affacciano lungo il lato sud del decumano massimo e nei quali sono state trovate molte delle importanti statue ora esposte nelle sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei all’interno del Castello di Baia. La nuova indagine ha interessato in particolare un quinto criptoportico, di età augustea, che raccorda gli altri quattro bracci alla strada. Tutti gli ambienti sono stati riutilizzati in età medio-imperiale per attività artigianali, delle quali sono testimonianza alcune vasche per lo spegnimento della calce. E' stato completato anche lo scavo del _pistrinum_, di fronte ai criptoportici, al quale è pertinente un ambiente pavimentato con basoli di riuso, dotato di vasche e piani di lavoro, e di un forno per la cottura del pane. Ad ovest di tale struttura, lo scavo ha messo in luce una gradinata di accesso ai livelli superiori al _pistrinum_, forse con funzione residenziale. A livello ipogeo, è stata esplorata un’ampia rete di cunicoli per il rifornimento idrico, scavati nel banco di tufo, alternati a cisterne e a strutture in opera incerta riferibili, probabilmente, ad ambienti connessi al _Capitolium_. Anche lungo il ricordato cardine di Via S. Procolo, si è messo in luce un tratto dell'impianto fognario sottoposto alla strada antica, scavato nel banco di tufo e articolato in una serie di bracci ortogonali e paralleli, collegati al suddetto collettore principale, che con andamento nord/sud riversava le acque di scarico direttamente nel mare sul versante meridionale del promontorio. Molti dei pozzi che si aprono lungo il percorso dei cunicoli risultano obliterati da scarichi a partire dal I secolo d.C.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2003Alle spalle del _Pistrinum_ sono stati messi in luce i resti di un forno di età medio-imperiale, impostato su strutture di età tardo repubblicana. E’ stato inoltre scavato un complesso di anguste cellette a pianta rettangolare individuato sotto il _pistrinum_, le quali si aprono lungo quattro corridoi ortogonali tra di loro, probabilmente da identificarsi con l’ _horreum publicum_ della colonia di età tardo-repubblicana. Le pareti di una delle celle conservano frammenti di pitture. È stato riportato alla luce anche il cardine di Via S. Procolo, collegato al decumano di Via Duomo. Ad ovest esso è fiancheggiato da una _taberna_ e ad est dal limite di un' _insula_. La strada è lastricata con basoli di calcare e numerosi frammenti di marmo di reimpiego, tra cui un’iscrizione onoraria menzionante Antonino Pio. Saggi in profondità hanno rivelato che i basoli poggiano su strati di età medio-imperiale. Lungo il decumano di Via Duomo, è stata rinvenuta una _taberna_, con retrobottega e gradinata voltata che conduce ad un complesso di cunicoli per il rifornimento idrico. Su una parete si conservano i resti di un affresco con un serpente agatodemone. Più ad ovest, vi sono altre botteghe che conservano intonaci dipinti, nate in età tardo-repubblicana, ristrutturate in età imperiale e definitivamente obliterate a partire da XIII-XIV sec. d.C. con uno scarico di marmi architettonici, probabilmente pertinenti ad uno degli edifici affacciati sulla piazza antistante il Tempio di Augusto. Tra i frammenti, si ricordano le iscrizioni menzionanti imperatori giulio-claudi, Traiano e il prefetto del Pretorio di Antonino Pio e una statua femminile panneggiata acefala. Lungo il decumano di Via Duomo, si è scavato anche un piccolo vano di età tardo-repubblicana, forse un cubicolo trasformato successivamente in larario, ricavato al piano superiore di una delle _tabernae_. Sul costone settentrionale, sono infine ripresi gli scavi del complesso dei criptoportici che sostruivano la collina: la loro presenza testimonia come in età augustea o giulio-claudia questo lato della rocca non dovesse essere stato più cinto da mura. I criptoportici sono orientati nord-sud, hanno pareti in opera mista e volte a botte in opera cementizia.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2004Sono stati posti in luce quattro ambienti che in antico occupavano il margine settentrionale della terrazza del Capitolium; uno di questi conserva il pavimento in grandi lastre quadrangolari di marmo. Questo dato, unito al recupero di una straordinaria quantità di materiali architettonici permette di ipotizzare la presenza di un imponente edificio pubblico, dotato di un protiro o di un pronao marmoreo, obliterato in età bassomedievale. Dovevano far parte di esso la mensa di un altare con pulvini laterali decorati da “gorgoneia” databile ad età domizianea e un capitello corinzio monumentale. E’ evidente una importante fase di età flavia. Più in basso, è visibile un tappeto di lastre di marmo che marca la presenza di una scala, forse sormontato da un arco. Altri archi, dei quali restano i piloni, marcano l'incrocio del decumano con il cardine di Via De Fraia e, ad est, l'incrocio con il cardine di Via S. Procolo. Al livello del decumano di via Duomo, le indagini hanno messo in luce sei tabernae create nella prima età imperiale e trasformate dalla fine del III sec. d.C. Anche il tratto orientale del decumano di Via Duomo era fiancheggiato su entrambi i lati da botteghe commerciali e di artigiani, di età tardo repubblicana, ampliati o costruiti ex novo in età augustea e dotati tutti di nuovi ingressi in età neroniana. Infine, nell'area di sedime del seicentesco palazzo Colonna è venuta alla luce una serie di cisterne e di ambienti di servizio. In un ambiente si conserva un pavimento in mosaico con scena marina della prima metà del III d.C. Più ad ovest gradinate introducono ad ambienti ipogei o seminterrati attestando le grandi dimensioni di questo complesso termale. Sull'opposto lato della strada si è rinvenuto un piccolo ambiente affrescato databile tra II e IV sec.d.C. Al disotto della strada è stato esplorato anche un tratto del collettore fognario antico.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2006Oltre alla zona del Foro, le ricerche archeologiche nel Rione Terra hanno riportato alla luce anche il tracciato del _cardo_ occidentale della colonia, al disotto dell’attuale via De Fraja. Tale _cardo_ presenta una discreta pendenza verso Nord per consentirne il raccordo con il _decumanus_ sotto via Duomo. Esso è pavimentato con basoli in trachite, mentre il _rudus_ è costituito da una massicciata in conglomerato cementizio compatto e ricco di scaglie di lavorazione, direttamente appoggiato sul banco tufaceo originario. La carreggiata è delimitata ad Est e ad Ovest da marciapiedi con relative _crepidines_ a blocchi parallelepipedi in trachite, allettati su nuclei anch’essi in cementizio, in parte sovrapposti ai basoli e rivestiti da uno strato di cocciopesto lacunoso. La via antica è fiancheggiata, in questo tratto, da una serie di ambienti con funzione pubblica, probabilmente _tabernae_. Nel suo ultimo assetto visibile, il tratto centrale del cardo viene pavimentato con basoli di pietra lavica di forma e dimensioni molto eterogenee. Su di esso si affacciano alcuni edifici, i cui vani di accesso sono provvisti di soglie in piperno o in marmo; il lato orientale è delimitato, altresì, da un ambulacro porticato con pilastri rettangolari in blocchi squadrati di travertino, che verosimilmente dovevano sostenere archi in _opus latericium_. All’estremità meridionale, presso la chiesetta di San Liborio, il _cardo_ incrocia il _decumanus_ più meridionale della colonia, sottoposto nella prima parte del tracciato alla moderna via Villanova. Il breve tratto di strada messo in evidenza era fiancheggiato, sul lato Nord, da arcate su pilastri in _opus latericium_, forse ripetute anche su quello Sud. All’incrocio delle due strade si trova una scalinata monumentale, contenuta da altri pilastri, e dotata di gradini di marmo. Conservata solo nella parte finale e coperta dalla gradinata di accesso alla chiesa di San Liborio, essa si imboccava dal cardo e prospettava sul lato Sud il _decumanus_.
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AIAC_2140 - Rione Terra - 2025L’isolato in esame, sottoposto a scavi estensivi ma non completi alla fine degli anni ‘90 dello scorso secolo e nei primi anni 2000, è ubicato nel settore NW del promontorio. Gli elevati, rasati e coperti dal monastero delle Clarisse e dalla chiesa di San Celso nel XVII secolo, dal Liceo- Ginnasio San Paolo nel 1940, conserva l’impianto antico a quota ipogea, articolato in ambienti di ristorazione e di servizio comprensivi dell’impianto idrico cunicolare scavato nel banco di tufo. Molti elevati hanno subito una capillare azione di rasatura seguita da un imponente colmata di detriti finalizzata a regolarizzare la terrazza occupata dal complesso monastico. Con la ripresa degli scavi sono stati acquisiti il tratto nord di uno dei cardini della colonia e il decumano che delimita a nord l’isolato.on.
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2000
- Summary
- it A Pozzuoli, sull'acropoli del Rione Terra è stato messo in luce, all’interno di un ambiente ipogeo romano lungo via Duomo, che ricalca il decumano massimo di età augustea, un larario interamente affrescato con due fasi sovrapposte di intonaci. Dipinte sulla parete di fondo, si snodano le spire dei serpenti agatodemoni che strisciano verso un altare quadrato. Lungo le pareti laterali sono invece raffigurati i dodici dei dell'Olimpo, sei per parte. Ricordiamo che il Dodekatheion è un soggetto frequente anche a Pompei: immediato è il richiamo a quello della Casa di Pansa, ma anche a quelli delle abitazioni IX, 11, 6; IX, 11,1; VIII, 3, 1-12. Sulla parete opposta all'ingresso sono poi rappresentate le fatiche di Ercole, mentre la volta è campita con motivi floreali.
- en On the acropolis of Rione Terra at Pozzuoli a _lararium_ came to light, entirely frescoed with two overlying phases of plaster. It was inside a Roman underground chamber situated along via Duomo which retraces the _decumanus maximus_ of Augustan date. Painted on the back wall were the winding coils of the Agathodemon snakes slithering towards a square altar. The lateral walls showed the twelve gods of Olympus, six on each side. The _Dodekatheion_ was also frequently represented at Pompeii; the House of Pansa comes to mind but also houses IX, 11, 6; IX, 11,1; VIII, 3 and 1-12. The wall facing the entrance showed the labours of Hercules, whilst the vault was decorated with floral motifs.
- Summary Author
- Stefano De Caro
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2001
- Summary
- it Con la ripresa dei lavori di scavo al Rione Terra, si segnala il rinvenimento, ai piedi dell'acropoli, nella zona a ridosso dell'attuale porto, in occasione della realizzazione di una fogna, di tre imponenti pilastri quadrangolari in _opus cementicium_ con paramento in _latericium_. Distanti tra loro circa m 2, sono conservati per un'altezza di circa m 5 e poggiano su di un basamento in _opus quadratum_ di piperno composto da almeno due filari di blocchi con profonde tracce di erosione marina; il più orientale dei pilastri presenta, alla sommità, l'imposta di un'arcata, anch'essa in _opus latericium_, orientata Est/Ovest. E' ipotesi suggestiva e piuttosto probabile che essi siano pertinenti all'arco che doveva sorgere all'innesto del famoso molo detto "caligoliano", ancora visibile agli inizi del XX secolo prima che fosse inglobato nel molo moderno.
- en Excavations reopened at Rione Terra. During the laying of a sewer pipe at the foot of the acropolis, in the area of the present port, three large quadrangular pillars in _opus caementicium_, faced with _opus latericius_ came to light. Standing circa 2 m apart they were preserved to a height of circa 5 m and rested upon a base of piperno _opus quadratum_, comprising at least two courses of blocks which showed heavy signs of marine erosion. On top of the easternmost pillar was the impost of an arch, also in _opus latericius_, on an east-west alignment. An attractive and rather probable hypothesis suggests these pillars were part of the arch which must have stood at the entrance to the famous so-called “Caligulan” wharf. This was still visible at the beginning of the 20th century before being incorporated into the modern wharf.
- Summary Author
- Stefano De Caro
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2002
- Summary
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it
A Rione Terra sono proseguiti gli scavi di un settore del parco archeologico dell'acropoli, comprendente il segmento ovest del decumano massimo della colonia ed uno dei cardini. E’ stato completato lo scavo di un complesso di _horrea_, costruiti secondo la tipologia dei criptoportici, che si affacciano lungo il lato sud del decumano massimo e nei quali sono state trovate molte delle importanti statue ora esposte nelle sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei all’interno del Castello di Baia. La nuova indagine ha interessato in particolare un quinto criptoportico, di età augustea, che raccorda gli altri quattro bracci alla strada. Tutti gli ambienti sono stati riutilizzati in età medio-imperiale per attività artigianali, delle quali sono testimonianza alcune vasche per lo spegnimento della calce.
E' stato completato anche lo scavo del _pistrinum_, di fronte ai criptoportici, al quale è pertinente un ambiente pavimentato con basoli di riuso, dotato di vasche e piani di lavoro, e di un forno per la cottura del pane. Ad ovest di tale struttura, lo scavo ha messo in luce una gradinata di accesso ai livelli superiori al _pistrinum_, forse con funzione residenziale.
A livello ipogeo, è stata esplorata un’ampia rete di cunicoli per il rifornimento idrico, scavati nel banco di tufo, alternati a cisterne e a strutture in opera incerta riferibili, probabilmente, ad ambienti connessi al _Capitolium_.
Anche lungo il ricordato cardine di Via S. Procolo, si è messo in luce un tratto dell'impianto fognario sottoposto alla strada antica, scavato nel banco di tufo e articolato in una serie di bracci ortogonali e paralleli, collegati al suddetto collettore principale, che con andamento nord/sud riversava le acque di scarico direttamente nel mare sul versante meridionale del promontorio. Molti dei pozzi che si aprono lungo il percorso dei cunicoli risultano obliterati da scarichi a partire dal I secolo d.C. -
en
At Rione Terra excavations continued in the area of the archaeological park comprising the western sector of the _decumanus maximus_ of the colony and one of the cardines. Excavation of a _horrea_ complex was completed. The _horrea_ were of the cryptoporticus type, facing onto the southern side of the _decumanus maximus_, and inside were many of the important statues now housed in the Campi Flegrei archaeological Museum within the castle of Baiae. The new investigation mainly regarded a fifth cryptoporticus, of Augustan date, which linked the other four branches of the road. All the rooms were reused in the mid-imperial period for artisan activities, as attested by a number of tanks for lime slaking.
Excavation of the _pistrinum_, facing the cryptoporticae, was also completed. Here, a room paved with reused basoli, equipped with tanks and work surfaces and a large bread oven was uncovered. To the west of this structure, excavation revealed a stairway providing access to the levels above the _pistrinum_ which may have been for residential use.
Below ground level a large network of cuniculi for the provision of water were explored. Cut into the tufa bank they alternated with cisterns and structures in _opus incertum_ which were probably rooms connected with the Capitolium.
Along the _cardo_ of Via S. Procolo, a stretch of the sewer network below the ancient road came to light. Cut into the tufa bank it comprised a series of orthogonal and parallel branches, linked to the main sewer which on a north-south alignment poured the waste water directly into the sea on the south side of the promontory. Many of the wells which opened along the course of the cuniculi had been obliterated by dumps of rubbish from the 1st century A.D. onwards. - Summary Author
- Stefano De Caro
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2003
- Summary
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it
Alle spalle del _Pistrinum_ sono stati messi in luce i resti di un forno di età medio-imperiale, impostato su strutture di età tardo repubblicana.
E’ stato inoltre scavato un complesso di anguste cellette a pianta rettangolare individuato sotto il _pistrinum_, le quali si aprono lungo quattro corridoi ortogonali tra di loro, probabilmente da identificarsi con l’ _horreum publicum_ della colonia di età tardo-repubblicana. Le pareti di una delle celle conservano frammenti di pitture.
È stato riportato alla luce anche il cardine di Via S. Procolo, collegato al decumano di Via Duomo. Ad ovest esso è fiancheggiato da una _taberna_ e ad est dal limite di un' _insula_. La strada è lastricata con basoli di calcare e numerosi frammenti di marmo di reimpiego, tra cui un’iscrizione onoraria menzionante Antonino Pio. Saggi in profondità hanno rivelato che i basoli poggiano su strati di età medio-imperiale.
Lungo il decumano di Via Duomo, è stata rinvenuta una _taberna_, con retrobottega e gradinata voltata che conduce ad un complesso di cunicoli per il rifornimento idrico. Su una parete si conservano i resti di un affresco con un serpente agatodemone.
Più ad ovest, vi sono altre botteghe che conservano intonaci dipinti, nate in età tardo-repubblicana, ristrutturate in età imperiale e definitivamente obliterate a partire da XIII-XIV sec. d.C. con uno scarico di marmi architettonici, probabilmente pertinenti ad uno degli edifici affacciati sulla piazza antistante il Tempio di Augusto. Tra i frammenti, si ricordano le iscrizioni menzionanti imperatori giulio-claudi, Traiano e il prefetto del Pretorio di Antonino Pio e una statua femminile panneggiata acefala.
Lungo il decumano di Via Duomo, si è scavato anche un piccolo vano di età tardo-repubblicana, forse un cubicolo trasformato successivamente in larario, ricavato al piano superiore di una delle _tabernae_.
Sul costone settentrionale, sono infine ripresi gli scavi del complesso dei criptoportici che sostruivano la collina: la loro presenza testimonia come in età augustea o giulio-claudia questo lato della rocca non dovesse essere stato più cinto da mura. I criptoportici sono orientati nord-sud, hanno pareti in opera mista e volte a botte in opera cementizia. -
en
Behind the _pistrinum_ the remains of a mid-imperial kiln came to light, built on top of late Republican structures.
A complex of rectangular narrow cells identified below the _pistrinum_ were also excavated. The cells opened onto four corridors at right angles to each other, probably to be identified with the _horreum publicum_ of the late Republican colony. The walls of one of the cells showed traces of painting.
The cardo of Via S. Procolo, linked to the _decumanus_ of Via Duomo was also uncovered. To the west it was flanked by a taberna, to the east by the perimeter of an _insula_. The road was paved with limestone basoli and numerous reused marble fragments, including an honororific inscription mentioning _Antoninus Pius_. The stratigraphy revealed that the basoli overlay mid-imperial levels.
A _tabernum_ was discovered along the _decumanus_ of Via Duomo, with a back room and vaulted stairway leading down to a complex of _cuniculi_ for water provision. On one wall the remains of a fresco depicting an Agathodemon snake was preserved.
Further west were other shops with painted wall plaster. Built in the late Republican period they were restructured in the Imperial period and finally obliterated in the 13th-14th century by a dump of architectural marbles which probably came from one of the buildings facing onto the square in front of the Temple of Augustus. Of note amongst these were inscriptions mentioning the Julio-Claudian emperors, Trajan and the praetorian of _Antoninus Pius_ and a headless draped statue of a woman.
A small room situated along the decumanus of Via Duomo was also excavated. Of late Republican date this was perhaps a _cubiculum_ that had later been transformed into a lararium, created on the upper storey of one of the _tabernae_.
Lastly, on the northern ridge, excavations were renewed on the complex of _cryptoporticae_ which formed a substructure to the hill. Their presence attests the fact that in the Augustan or Julio-Claudian period this side of the hill top was no longer surrounded by walls. The _cryptoporticae_, on a north-south alignment, had opus mixtum walls and _opus caementicium_ barrel vaults. - Summary Author
- Stefano De Caro
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2004
- Summary
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it
Sono stati posti in luce quattro ambienti che in antico occupavano il margine settentrionale della terrazza del Capitolium; uno di questi conserva il pavimento in grandi lastre quadrangolari di marmo. Questo dato, unito al recupero di una straordinaria quantità di materiali architettonici permette di ipotizzare la presenza di un imponente edificio pubblico, dotato di un protiro o di un pronao marmoreo, obliterato in età bassomedievale. Dovevano far parte di esso la mensa di un altare con pulvini laterali decorati da “gorgoneia” databile ad età domizianea e un capitello corinzio monumentale. E’ evidente una importante fase di età flavia.
Più in basso, è visibile un tappeto di lastre di marmo che marca la presenza di una scala, forse sormontato da un arco. Altri archi, dei quali restano i piloni, marcano l'incrocio del decumano con il cardine di Via De Fraia e, ad est, l'incrocio con il cardine di Via S. Procolo.
Al livello del decumano di via Duomo, le indagini hanno messo in luce sei tabernae create nella prima età imperiale e trasformate dalla fine del III sec. d.C.
Anche il tratto orientale del decumano di Via Duomo era fiancheggiato su entrambi i lati da botteghe commerciali e di artigiani, di età tardo repubblicana, ampliati o costruiti ex novo in età augustea e dotati tutti di nuovi ingressi in età neroniana.
Infine, nell'area di sedime del seicentesco palazzo Colonna è venuta alla luce una serie di cisterne e di ambienti di servizio. In un ambiente si conserva un pavimento in mosaico con scena marina della prima metà del III d.C. Più ad ovest gradinate introducono ad ambienti ipogei o seminterrati attestando le grandi dimensioni di questo complesso termale. Sull'opposto lato della strada si è rinvenuto un piccolo ambiente affrescato databile tra II e IV sec.d.C. Al disotto della strada è stato esplorato anche un tratto del collettore fognario antico. -
en
Four rooms were uncovered which in antiquity occupied the northern edge of the Capitolium terrace. In one a floor of large quadrangular marble slabs was preserved. This fact, together with the recovery of an extraordinary quantity of architectural materials suggests the presence of an imposing public building, with a marble porch or pronaos, that was obliterated in the late medieval period. An altar with lateral pulvini decorated with “gorgoneia”, datable to the Domitianic period and a monumental Corinthian capital must have been part of this structure. It clearly had a major phase in the Flavian period.
Lower down a carpet of marble slabs marking the presence of a stairway perhaps surmounted by an arch was visible. Other arches, of which the pillars remain, marked the crossroads of the _decumanus_ with the cardo of Via De Fraia and, to the east, the crossroads with the _cardo_ of Via S. Procolo.
At the height of the _decumanus_ of Via Duomo investigations revealed six _tabernae_ created in the early imperial period and transformed at the end of the 3rd century A.D.
The eastern stretch of the _decumanus_ of Via Duomo was flanked on both sides by shops and artisans’ workshops of late Republican date. These were enlarged or rebuilt in the Augustan period and given new entrances in the Neronian period.
Lastly, in the area of the foundations of the 17th century palazzo Colonna a series of cisterns and service rooms came to light. In one room a mosaic floor with marine scenes, dating to the first half of the 3rd century A.D., was preserved. Further west stairs led into underground or basement chambers, attesting the large dimensions of this bath complex. On the opposite side of the road a small frescoed room datable to between the 2nd-4th century A.D., was discovered. Below the road a stretch of the ancient sewer was explored. - Summary Author
- Valeria Sampaolo
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2006
- Summary
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it
Oltre alla zona del Foro, le ricerche archeologiche nel Rione Terra hanno riportato alla luce anche il tracciato del _cardo_ occidentale della colonia, al disotto dell’attuale via De Fraja. Tale _cardo_ presenta una discreta pendenza verso Nord per consentirne il raccordo con il _decumanus_ sotto via Duomo. Esso è pavimentato con basoli in trachite, mentre il _rudus_ è costituito da una massicciata in conglomerato cementizio compatto e ricco di scaglie di lavorazione, direttamente appoggiato sul banco tufaceo originario. La carreggiata è delimitata ad Est e ad Ovest da marciapiedi con relative _crepidines_ a blocchi parallelepipedi in trachite, allettati su nuclei anch’essi in cementizio, in parte sovrapposti ai basoli e rivestiti da uno strato di cocciopesto lacunoso.
La via antica è fiancheggiata, in questo tratto, da una serie di ambienti con funzione pubblica, probabilmente _tabernae_.
Nel suo ultimo assetto visibile, il tratto centrale del cardo viene pavimentato con basoli di pietra lavica di forma e dimensioni molto eterogenee. Su di esso si affacciano alcuni edifici, i cui vani di accesso sono provvisti di soglie in piperno o in marmo; il lato orientale è delimitato, altresì, da un ambulacro porticato con pilastri rettangolari in blocchi squadrati di travertino, che verosimilmente dovevano sostenere archi in _opus latericium_.
All’estremità meridionale, presso la chiesetta di San Liborio, il _cardo_ incrocia il _decumanus_ più meridionale della colonia, sottoposto nella prima parte del tracciato alla moderna via Villanova. Il breve tratto di strada messo in evidenza era fiancheggiato, sul lato Nord, da arcate su pilastri in _opus latericium_, forse ripetute anche su quello Sud. All’incrocio delle due strade si trova una scalinata monumentale, contenuta da altri pilastri, e dotata di gradini di marmo. Conservata solo nella parte finale e coperta dalla gradinata di accesso alla chiesa di San Liborio, essa si imboccava dal cardo e prospettava sul lato Sud il _decumanus_. -
it
Oltre alla zona del Foro, le ricerche archeologiche nel Rione Terra hanno riportato alla luce anche il tracciato del _cardo_ occidentale della colonia, al disotto dell’attuale via De Fraja. Tale _cardo_ presenta una discreta pendenza verso Nord per consentirne il raccordo con il _decumanus_ sotto via Duomo. Esso è pavimentato con basoli in trachite, mentre il _rudus_ è costituito da una massicciata in conglomerato cementizio compatto e ricco di scaglie di lavorazione, direttamente appoggiato sul banco tufaceo originario. La carreggiata è delimitata ad Est e ad Ovest da marciapiedi con relative _crepidines_ a blocchi parallelepipedi in trachite, allettati su nuclei anch’essi in cementizio, in parte sovrapposti ai basoli e rivestiti da uno strato di cocciopesto lacunoso.
La via antica è fiancheggiata, in questo tratto, da una serie di ambienti con funzione pubblica, probabilmente _tabernae_.
Nel suo ultimo assetto visibile, il tratto centrale del cardo viene pavimentato con basoli di pietra lavica di forma e dimensioni molto eterogenee. Su di esso si affacciano alcuni edifici, i cui vani di accesso sono provvisti di soglie in piperno o in marmo; il lato orientale è delimitato, altresì, da un ambulacro porticato con pilastri rettangolari in blocchi squadrati di travertino, che verosimilmente dovevano sostenere archi in _opus latericium_.
All’estremità meridionale, presso la chiesetta di San Liborio, il _cardo_ incrocia il _decumanus_ più meridionale della colonia, sottoposto nella prima parte del tracciato alla moderna via Villanova. Il breve tratto di strada messo in evidenza era fiancheggiato, sul lato Nord, da arcate su pilastri in _opus latericium_, forse ripetute anche su quello Sud. All’incrocio delle due strade si trova una scalinata monumentale, contenuta da altri pilastri, e dotata di gradini di marmo. Conservata solo nella parte finale e coperta dalla gradinata di accesso alla chiesa di San Liborio, essa si imboccava dal cardo e prospettava sul lato Sud il _decumanus_. -
en
Together with the _forum_ area the archaeological exploration of Rione Terra has brought to light the line of the colony’s western cardo, below the present via De Fraja. This _cardo_ sloped slightly to the north in order to join up with the _decumanus_ below via Duomo. It was paved with trachyte basoli, whilst the _rudus_ was made up of a compact cement conglomerate bed containing abundant stone chippings, directly overlying the tufa bed rock. The road was delimited to the east and west by sidewalks with relative crepidines of parallelepiped trachyte blocks, bedded in cement nuclei, partly overlying the basoli and faced in patchy _opus signinum_.
The ancient road was flanked, in this stretch, by a series of rooms with public functions, probably _tabernae_.
In its latest visible layout the central stretch of the cardo was paved with lava stone basoli of various shapes and sizes. A number of buildings faced onto the road, whose entrances had piperno or marble thresholds. The eastern side was also delimited by a porticoed ambulatory with rectangular pillars of squared travertine blocks which probably supported _opus latericium_ arches.
At the southern end, by the chapel of San Liborio, the _cardo_ met the southernmost _decumanus_ of the colony, which in the first stretch is below the modern via Villanova. The short stretch of uncovered road was flanked to the north by arches on _opus latericium_ pillars, perhaps repeated on the south side. Where the two roads met there was a monumental staircase with marble steps, flanked by more pillars. Only preserved in the final part and covered by the steps leading up to San Liborio, it was reached from the cardo and faced the south side of the _decumanus_. - Summary Author
- Maria Luisa Nava
- Director
- Costanza Gialanella
Media
- Name
- Rione Terra
- Year
- 2025
- Summary
-
it
L’isolato in esame, sottoposto a scavi estensivi ma non completi alla fine degli anni
‘90 dello scorso secolo e nei primi anni 2000, è ubicato nel settore NW del promontorio. Gli elevati,
rasati e coperti dal monastero delle Clarisse e dalla chiesa di San Celso nel XVII secolo, dal Liceo-
Ginnasio San Paolo nel 1940, conserva l’impianto antico a quota ipogea, articolato in ambienti di
ristorazione e di servizio comprensivi dell’impianto idrico cunicolare scavato nel banco di tufo.
Molti elevati hanno subito una capillare azione di rasatura seguita da un imponente colmata di
detriti finalizzata a regolarizzare la terrazza occupata dal complesso monastico. Con la ripresa degli
scavi sono stati acquisiti il tratto nord di uno dei cardini della colonia e il decumano che delimita a
nord l’isolato.on. -
en
Extensive but incomplete excavations were undertaken in the late 1990s and early 2000s on this
insula situated in the north-western sector of the promontory. The ancient plan of the walls, razed
and covered by the construction of the convent of the Clarisse and the church of San Celso in the
17 th century, and by a school in 1940, survives below ground. It is formed by dining and service
rooms including a water supply system excavated in the tufa bedrock. Many of the walls were
systematically razed and then filled with a substantial amount of rubble in order to level the terrace
on which the convent complex was built. The new excavations brought to light the north side of one
of the colony’s cardines and the decumanus delimiting the north side of the insula.
Media
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Zevi 2004F. Zevi 2004, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2003), Taranto: 853-923.
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Sampaolo 2005V. Sampaolo 2005, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2004, in Atti del XLIV Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2004), Taranto: 663-705.
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Nava 2006M.L. Nava, 2006, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2005, in Atti del XLV Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2005), Taranto: 583-661.
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De Caro 2002S. De Caro 2002, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2001, in Atti del XLI Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2001), Taranto: 635-675.
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De Caro 2001S. De Caro 2001, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2000, in Atti del XL Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2000), Taranto: 865-905.
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De Caro 2003S. De Caro 2003, L’attività della Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta nel 2002, in Atti del XLII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2002), Taranto: 569-621.