Name
Fondo Paviani
Date Range
1400 BC – 1000 BC
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2007
    L’insediamento arginato di Fondo Paviani, localizzato sul margine occidentale della paleovalle del fiume Menago, nel cuore delle Valli Grandi Veronesi, è conosciuto fin dalla metà degli ’70 del ‘900. Il sito, pur perno di un sistema politico-territoriale che comprendeva tutta la bassa pianura veronese e ben noto per i rapporti che intrattenne con l’Europa continentale, con l’Italia peninsulare e con il mondo egeo-miceneo, è stato oggetto indagini piuttosto limitate (anni ’70: raccolte di superficie e sondaggi - Museo Civico di Storia Naturale di Verona e allora Soprintendenza Archeologica del Veneto; 1983: sondaggi - allora Soprintendenza Archeologica del Veneto; 1989: survey e analisi delle sezioni esposte - progetto “Alto-Medio Polesine/Basso Veronese” - Università di Padova, University of Lancaster e Queen Mary College - Londra). Per questo motivo, nel 2007 l’équipe protostorica dell’Università di Padova diretta da Giovanni Leonardi e Michele Cupitò, ha avviato un nuovo progetto di ricerca sul sito, il “Progetto Foondo Paviani”, appunto, il quale ha come obiettivo principale l’indagine sistematica dell’insediamento attraverso sia survey ad alta intensità, sia scavi in estensione. Nel corso della campagna 2007 non si sono aperti settori di scavo in open area ma si è proceduto esclusivamente alla lettura di una sezione di circa 90 m. ricavata lungo il fosso agrario che taglia la parte settentrionale del sito in senso Est-Ovest e dei profili di quattro saggi aperti lungo lo scolmatore Nord-Sud. In contemporanea con l’intervento in sezione si sono tuttavia effettuati anche un survey sistematico con griglia regolare di m. 5x5 nell’area compresa tra i suddetti fossi (per un totale di 4.500 m2) e diversi controlli di superficie in aree adiacenti. L’analisi della sezione, funzionale alla prosecuzione delle ricerche tramite scavi in estensione, ha consentito di ridefinire la sequenza delle principali fasi insediative e di precisare sia la cronologia dei singoli cicli sia il trend evolutivo del sistema di perimetrazione del sito. In questo senso si è potuto verificare che: 1) il sito venne impiantato su una serie di dossi sabbiosi di origine fluviale nella fase di passaggio tra Bronzo medio 3 e Bronzo recente e, in tale fase, esso era cinto solo da un fossato e, forse, da una palizzata; 2) nel Bronzo recente evoluto fu realizzato un potente sistema di fortificazioni composto da un grande terrapieno e da un secondo ampio fossato; 3) il sito rimase attivo anche nel corso delle prime fasi del Bronzo finale. Tramite i saggi aperti lungo lo scolmatore Nord-Sud, funzionali essenzialmente a verificare lo stato di conservazione dei depositi antropici in un’area per la quale in letteratura non vi erano indicazioni, si sono invece identificate sequenze locali caratterizzate da differenze anche sensibili rispetto alla sequenza portante restituita dalla sezione Est-Ovest. Le indagini di superficie hanno portato al recupero di un amplissimo campione di materiali ed hanno consentito di verificare la correttezza del range cronologico complessivo già emerso dall’analisi della sezione. Il risultato senza dubbio più significativo del survey è stato tuttavia il recupero di due frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2008
    La campagna 2008 nel sito arginato di Fondo Paviani svolta dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova nell’ambito del “Progetto Fondo Paviani”, si è svolta su due fronti. Da un lato si sono aperti due settori di scavo in open area in corrispondenza di punti che l’analisi della sezione Est-Ovest effettuata nel corso della campagna 2007 aveva consentito di identificare come punti-chiave per una piena comprensione dei cicli di occupazione del sito e dell’evoluzione del suo sistema di perimetrazione; dall’altro si è proceduto nelle indagini di superficie, sia estendendo il survey regolare, sia intensificando in controlli nelle aree adiacenti. Il primo settore di scavo (Settore 1), della superficie di 49 m2, è stato aperto a cavallo tra la fronte in interna del grande terrapieno e la fascia presumibilmente occupata dalle strutture abitative più periferiche. Date la complessità e l’importanza delle evidenze archeologiche emerse nell’altro settore (Settore 2) le indagini in quest’area sono ad ogni modo state interrotte subito dopo l’asportazione dei livelli arativi moderni e rinviate. Nonostante ciò si è potuto comunque verificare che i livelli di ultima frequentazione del sito, databili localmente al Bronzo recente evoluto, sono perfettamente conservati. Il dato, benché parziale, riveste un’importanza non secondaria, in quanto indica in maniera assai chiara che, con il passaggio al Bronzo finale, l’organizzazione interna dell’insediamento subì delle trasformazioni di notevole portata. Il Settore 2, di 55 m2, è stato aperto invece in un’area interna del sito, dove, grazie alla presenza di uno spesso deposito alluvionale, i livelli corrispondenti all’ultima fase di vita dell’insediamento non sono stati compromessi dalle arature. Data la complessità della stratigrafia non è stato possibile raggiungere il substrato sterile e l’analisi dei livelli di primo impianto del sito è stata quindi giocoforza rinviata alla campagna 2009. Ferma restando l’impossibilità di definire le caratteristiche di tale orizzonte abitativo, si è potuto comunque precisare anzitutto che nel corso Bronzo recente evoluto l’area non era occupata da case, ma, data la presenza di un cospicuo numero di focolari e di piani di lavoro in argilla scottata, aveva presumibilmente una funzione di tipo produttivo e, in secondo luogo, che, nel corso del Bronzo finale essa ospitava orti e/o campi. Il survey sistematico, condotto anche in questo caso tramite l’impostazione di un reticolo regolare con quadrati di m. 5x5, ha interessato un’area adiacente a quella indagata nel 2007 per un totale 11.500 m2. Numerosi controlli di superficie sono stati tuttavia effettuati anche in settori contermini. Dal punto di vista cronologico i materiali recuperati si collocano tra la fase di passaggio Bronzo medio 3/Bronzo recente e il Bronzo finale iniziale, il che conferma la correttezza delle datazioni proposte sulla base delle analisi dei materiali della Sezione Est-Ovest 2007. Il risultato più importante del survey è stato tuttavia il recupero di sicuri semifiniti e scarti di lavorazione dei materiali vetrosi e, soprattutto, di ben sedici nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2009
    Anche la campagna 2009 nel sito arginato di Fondo Paviani è proceduta sia sul fonte degli scavi in open area, sia su quello de survey. Per quanto riguarda gli scavi ci si è concentrati nel Settore 2, proseguendo l’indagine stratigrafica dei livelli abitativi esposti nel corso della campagna 2008 e ampliando l’area di intervento verso Est per un totale di 24 m2 (Settore 2.1). L’ampliamento ha avuto la specifica finalità di permettere un riesame della sequenza complessiva alla luce dei dati desunti dallo scavo del Settore 2 e di calibrare quindi le scelte operative future. Data la complessità della stratigrafia, le operazioni di scavo hanno subito forti rallentamenti e anche in questo caso non sì è potuto procedere all’indagine dei livelli riferibili al primo impianto del sito se non in un settore molto limitato dove, tuttavia, si è individuata e scavata una profonda fossa contraddistinta dalla presenza di uno scarico di grandi frammenti di diversi grandi dolii. La prosecuzione dello scavo nel Settore 2 ha consentito ad ogni modo di definire nel dettaglio la sequenza delle diverse strutture pirotecnologiche individuate - nello specifico si è appurato che, pur non essendo tutte perfettamente contemporanee, molte erano tuttavia attive nella stessa fase - e di individuare una nuova complessa struttura, preliminarmente interpretate come una piccola fornace. Per quanto concerne il Settore 2.1. si è invece giunti alla sola esposizione della testa dei livelli ortivi di Bronzo finale. Il survey sistematico, articolato in tre settori non adiacenti, localizzati sia ad Est sia ad Ovest dell’area indagata nel corso delle campagne 2007 e 2008, ha interessato un superficie complessiva di circa 8.000 m2. Come di consueto, tuttavia, sono stati effettuati anche diversi controlli in aree contermini con obiettivo di razionalizzare gli interventi futuri. Anche nell’ambito del campione di materiali di superficie 2009 recuperati all’interno dell’insediamento non sembrano esservi elementi collocabili prima della fase di transizione Bronzo medio 3/Bronzo recente e dopo il Bronzo finale iniziale, il che contribuisce a rendere sempre più solida la proposta di datazione del range complessivo di vita del sito già avanzata in base all’analisi della Sezione Est-Ovest 2007. Va tuttavia rilevato che tra i materiali pertinenti a un recupero effettuato al di fuori dell’area dell’insediamento, poco oltre il lato meridionale del grande terrapieno di cinta, sono presenti elementi riferibili con certezza al pieno Bronzo medio. Il dato, in linea peraltro con quanto già osservato nell’ambito delle indagini di superficie effettuate con il “Progetto Alto-Medio Polesine/Basso Veronese”, è di notevole importanza. Esso dimostra infatti come l’area fu interessata da una frequentazione abitativa, le cui caratteristiche e la cui entità restano tuttavia ancora da comprendere - anche in una fase anteriore alla fondazione del sito arginato. Il risultato più importante del survey è stato ad ogni modo il recupero di altri sei nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo. Grazie all’acquisizione in questione, infatti, quello di Fondo Paviani è diventato il più cospicuo campione di ceramica micenea di tutta la Pianura Padana. Particolare importanza riveste tuttavia anche il recupero di un torques in bronzo che trova puntualissimi confronti nell’ambito della facies nord-occidentale di Canegrate.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2010
    Nella campagna 2010 a Fondo Paviani si sono proseguiti il survey sistematico nella parte settentrionale del sito e lo scavo del Settore 2+2.1 indagato già nel 2008-2009. Il survey, effettuato sempre tramite griglia di m. 5 x 5, ha interessato un’area di 550 m2. Non diversamente da quanto emerso dalle ricognizioni precedenti, i materiali recuperati sembrano potersi riferire al periodo compreso tra la fase di passaggio BM/BR e il pieno BF, con prevalenza di elementi attribuibili al BR avanzato. Lo scavo nel Settore 2, localizzato in un punto-chiave per la comprensione dell’evoluzione complessiva del sito - esso insiste infatti su di un’area nella quale, grazie alla presenza allo spesso deposito alluvionale USS17 e 17 b, databile presumibilmente all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione e di abbandono dell’abitato - è stato direzionato all’asportazione del livello US19b - che copriva e inglobava gli scarichi e le clusterizzazioni di frammenti ceramici sulle quali si erano concentrate le operazioni del 2009 - e alla conseguente esposizione del livello US19c, sul quale si impostano le numerose strutture pirotecnologiche che rappresentano la cifra caratteristica del settore in esame. Nella parte centro-settentrionale dell’area l’asportazione dell’US19b ha portato effettivamente all’esposizione dell’US19c, la quale, in corrispondenza settore in questione, presenta le caratteristiche di un piano di calpestio. Nella parte centro-meridionale di tale area, invece, è stato messo in luce un grande scarico cumuliforme (SC1007) contraddistinto da butti di ceramica, porzioni di vasi frammentati in situ, grossi carboni e concotti e gusci di Unio interi. Lo scarico, esito di attività domestiche, non presenta evidenza alcuna di calpestio e va quindi probabilmente riferito a strutture su impalcato aereo. A livello cronologico esso si colloca con certezza nel BR avanzato. Parallelamente al lavoro di asportazione di US19b si è inoltre proseguito nello scavo delle diverse strutture pirotecnologiche e allo scavo della buca -US318. La struttura, caratterizzata da un profilo gradonato, presentava un riempimento US317 costituito da livelli di grossi carboni ed è plausibile pensare che in origine essa fosse una buca di palo con inzeppatura terrosa riutilizzata come pozzetto di scarico. Sempre nell’ambito del Settore 2, in corrispondenza del limite N, si è infine praticato un approfondimento per tagli artificiali all’interno di US19c al fine di controllare soprattutto le caratteristiche del contatto tra tale livello e il substrato sterile US23. Tale approfondimento ha consentito l’identificazione delle tracce di diverse buche di palo, le quali potrebbero confermare che, nelle prime fasi di vita del sito, l’area in esame era occupata da strutture su impalcato aereo. Per quanto concerne il Settore 2.1, ci si è concentrati nello scavo in estensione del livello ortivo US19a. L’approfondimento, effettuato anche in questo caso mediante tagli artificiali, ha evidenziato l’esistenza di una sequenza almeno in parte differente rispetto a quella osservata nel Settore 2. Nell’area in questione il livello US19b parrebbe infatti pressoché assente. A livello cronologico, invece, la situazione è la medesima del Settore 2. Anche US19a di Settore 2.1 è caratterizzata infatti dalla presenza di materiali riferibili sia al BR evoluto - ripresi dai livelli sottostanti -, sia al BF. Da rimarcare il fatto che nel livello in questione sono stati rinvenuti un nodulo di ambra grezzo, dato che testimonia la lavorazione in loco di questo materiale, e un frammento di figurina fittile in ceramica figulina e dipinte in rosso riferibile forse a un idoletto “a psi” di tipo miceneo.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2011
    Nella campagna 2011 si sono proseguiti lo scavo del Settore 2 e l’analisi stratigrafica della Sezione EW. Si è condotto un limitato survey nel Campo Nord. Lo scavo nel Settore 2 - punto-chiave per la comprensione dell’evoluzione del sito - insiste infatti su un’area nella quale lo deposito alluvionale, databile all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione dell’abitato - è stato direzionato all’asportazione delle evidenze relative alla fase “a focolari”, sottostante i livelli 19b e 301 e caratterizzata dall’impostazione di una sequenza di impianto, uso e disattivazione di strutture pirotecnologiche. L’obiettivo è stato quello di indagare la fase di primi impianto del sito. Nella fascia di qq. ZA-E 1-6, si è scavato lo scarico cumuliforme, composto da matrice sabbiosa e numerosi inclusi ceramici, concotti, scorie di bronzo, ossa, parti di focolari scalzati, Unio, scorie di ceramica. Lo scarico poggiava sul livello 19c, interdigitandosi tra esso e la soprastante US 301. Nel livello di contatto tra US 19c e gli strati superiori, si sono individuate in piano le teste del riempimento di numerose strutture negative: 1) buche di palo; 2) buche di palo doppie; 3) buche di palo allargate dopo l’asportazione del palo stesso e utilizzate come fosse di scarico o clay pits; 4) cavità utilizzate dall’inizio come fosse di scarico e/o clay pits. Lo scavo delle buche ha permesso di ipotizzare la presenza di due fasi di strutturazione dell’area: una prima caratterizzata dall’impostazione di strutture, e una seconda fase contraddistinta dall’asportazione dei pali e dall’uso dell’area (anche) come cava di argilla. Le evidenze relative allo scarico e alle buche sono cronologicamente riferibili alla fase avanzata del BR, pertanto la prima frequentazione della porzione di insediamento indagata è da collocarsi nel BR2. Nella fascia di qq. ZA-E 7-8, si sono asportate le evidenze basali della “struttura 1003”, costituite da limi crudi e scottati, comprendendo che tale struttura è stata impostata immediatamente sopra le assi carbonizzate del graticcio US 205. L’analisi stratigrafica di un tratto della “Sezione EW” ha permesso di individuare i livelli relativi alla prima frequentazione dell’area e di comprendere i rapporti relativi dei due fossati esterni del sito. In particolare, si sono individuate il taglio del 1° fossato a spese del substrato naturale; il taglio del fossato più recente, a spese sia di unità relative al substrato fluvio-palustre sia di unità del riempimento del 1° fossato; le unità relative alla realizzazione del primo nucleo dell’aggere; le unità relative all’abbandono dell’area - caratterizzate da indicatori che denunciano l’esistenza di un ambiente umido per un periodo prolungato - e alla sua colmatura, tramite alluvione. Sul piano cronologico l’intero sistema argine fossato, sembra essere stato realizzato nell’ambito del BR2. Negli ultimi giorni della campagna è stato possibile condurre un breve survey nel Campo Nord, che ha consentito il recupero di sette nuovi frammenti di ceramica di tipo egeo-miceneo.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2012
    La campagna 2012 si è incentrata sull’indagine del cosiddetto “Campo Nord”, l’area che ha restituito negli anni precedenti il maggior numero di frammenti ceramici di tipo egeo-miceneo. L’indagine è stata condotta attraverso due modalità integrate: un _survey_ sistematico ad alta intensità e una serie regolare di carotaggi, affiancata dalla mappatura dei sedimenti superficiali. Il _survey_ è stato condotto su una griglia georeferenziata a maglie regolari di 5x5m e ha coperto un’area di 5650m². Si sono raccolti tutti i manufatti relativi alle fasi pre-protostoriche e a quelle posteriori. La maggior parte dei reperti è costituita da frammenti ceramici databili al BR, e in particolare al BR2. Tra i rinvenimenti più significativi, si segnalano 19 nuovi frammenti di ceramica di tipo egeo-miceneo. Tali frammenti appartengono sia a forme aperte da mensa che a forme chiuse. La maggior parte di essi era concentrata presso i quadrati L-M 9-13 della griglia, mentre gli altri elementi sono stati rinvenuti nel quadrato F11 e nel quadrato H-I 15; unico punto di rinvenimento fuori di quest’area è nel quadrato F2. Si sono inoltre rinvenute una punta di freccia in bronzo con innesto a cannone e un frammento di verga decorata a bulino con solcature e motivo a spina di pesce, probabilmente pertinente ad una fibula; 4 perline anulari in pasta vitrea blu; una piccola scheggia d’ambra; un frammento di manufatto in osso-corno decorato a solcature. Il rinvenimento di un’ascia in pietra verde levigata, riferibile al Neo-Eneolitico, conferma la frequentazione dell’area nelle fasi precedenti l’impianto del sito. Per quanto riguarda i carotaggi, sono stati eseguiti 29 sondaggi nella parte meridionale della griglia. Il passo tra un carotaggio e l’altro è stato mantenuto in prevalenza di 10 m, ed in alcuni casi è stato infittito a 5 m. I sondaggi compongono 4 transetti paralleli con andamento W-SW/E-NE. Ciascun transetto intercetta l’area intra-sito prossimale all’aggere, l’aggere e, nel caso del transetto più settentrionale, l’area fuori-sito. Obiettivo dei sondaggi era verificare la presenza di lembi conservati di stratificazione antropica dell’età del bronzo; l’area, infatti, è nota per aver subito un importante impatto agrario nei primi anni 2000, finalizzato al livellamento topografico. Tutti i sondaggi si sono arrestati in corrispondenza delle torbe “sub-boreali”. Tale operazione ha consentito di stabilire che la conservazione del deposito archeologico dell’età del bronzo nella fascia di intra-sito prossimale all’aggere è molto lacunosa. Lembi di terreno antropico di modesto spessore (25-30 cm) ancora _in situ_ non all’interno di strutture negative incise nel substrato sono stati osservati solo in due sondaggi. Ancora conservata appare la base dell’aggere, anche se fortemente intaccata dagli interventi agrari. Il fossato piccolo è ben conservato, così come il fossato grande al di fuori dell’aggere. L’intervento agrario moderno ha pertanto asportato e messo da parte l’orizzonte arativo, asportato quasi completamente le stratificazioni antropiche intrasito e spianato la parte superiore dell’aggere. I materiali asportati dall’intrasito sono stati riportati al di là dell’aggere in modo tale da colmare l’area della valle tra l’aggere ed il margine del terrazzo ad est del sito.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2013
    La campagna di ricerche 2013 sul sito arginato di Fondo Paviani è consistita in alcuni test di misure geofisiche, volti ad accertare la possibilità di impiego di tali tecniche sul sito. Si sono realizzati una Tomografia elettrica di resistività (ERT) ed un rilievo con la tecnica dei Metodi elettromagnetici a induzione nel dominio della frequenza di tipo SLINGRAM (FDEM). Nel complesso tali metodologie mirano a restituire un’immagine del sottosuolo investigato in termini di conduttività elettrica. La Tomografia elettrica di resistività (ERT) è stata realizzata su un transetto lungo la capezzagna che divide “Campo Nord” da “Campo Sud”, parallelamente alla “Sezione E-W” già indagata stratigraficamente. Il transetto scelto intercetta sia una porzione di area intra-sito, sia l’aggere, sia una porzione dell’area fuori-sito verso la valle ad Est. Sono stati utilizzati 48 elettrodi con spaziatura 2, per un totale di 94 m di stendimento, impiegando il dispositivo di acquisizione di tipo Dipolo-Dipolo, che garantisce un’ottima risoluzione nel caso di target superficiali. L’acquisizione, realizzata con lo strumento IRIS Syscal Pro 72 canali, ha consentito di investigare la porzione di sottosuolo sino a circa 18.5 m di profondità. L’analisi del risultato della ERT ha consentito di scegliere la porzione di superficie su cui eseguire il test con il metodo FDEM, in modo da intercettare un settore in corrispondenza della transizione dentro-fuori aggere. Il rilievo FDEM effettuato è di circa 5x47m, ed è stato acquisito per punti su una maglia di 1x1m, con lo scopo di riscontrare le variazioni laterali di conducibilità elettrica nel primo strato di interesse (1.5m di profondità). Le misure sono state realizzate con lo strumento CMD Conductivity Meter della GF Instruments e con sonda CMD 1 in posizione High (profondità di investigazione 1.5 m). L’analisi dei risultati delle misure consente di evidenziare la presenza di alcune interessanti strutture. I risultati dell’analisi della sezione ERT evidenziano e circoscrivono dettagliatamente la struttura arginale. Tale struttura, posta alla progressiva metrica 70 m, si estende sino alla progressiva 80 m interessando circa 3 m di profondità. Considerati i valori di resistività riscontrati, la struttura risulterebbe composta di materiali fini misti a materiali più grossolani e/o a matrice sabbioso-limosa. Nella sezione sono inoltre presenti due zone altamente conduttive, una sottostante l’argine e l’altra tra le progressive 25 m e 55 m, riconducibili a strutture di probabile interesse, aventi potenza pari a circa 5 m. Nella parte iniziale della sezione, è stata intercettata una probabile struttura naturale a circa 4m dal piano campagna, i cui effetti si evidenziano sino alla profondità di circa 15m. Data la profondità e l’estensione, si esclude che si tratti di una struttura di origine antropica. Le misure EM evidenziano una marcata transizione laterale di conducibilità elettrica, proprio in corrispondenza dell’aggere. Le misure delineano l’andamento dell’aggere. Il test EM conferma la possibilità di realizzare misure estensive, qualitative e speditive, in grado di fornire indicazioni sull’estensione e la posizione delle strutture arginali in questo contesto.
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2016
    Anche per il 2016 l’attività di campo condotta dal Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica dell’Università degli Studi di Padova sul sito di Fondo Paviani, è stata caratterizzata dall’acquisizione di nuovi dati geofisici, nell'intento di individuare in modo preliminare e non invasivo i limiti del noto sito arginato dell’Età del Bronzo. Con questo preciso scopo, nell’Ottobre 2016 è stata realizzata una campagna di misure FDEM condotta con una serie di sonde multi-coil, che ha consentito di acquisire dettagliate informazioni sulla distribuzione della conducibilità elettrica del sottosuolo nel presunto limite nord-ovest del sito, dove da immagini satellitari risulta evidente la presenza di possibili paleo-canali. A corredo delle suddette misure, che consentiranno di ottenere la ricostruzione tridimensionale del volume di sottosuolo investigato nei primi tre metri al di sotto dell’attuale piano campagna, è stata effettuata anche l’acquisizione nella stessa area di una tomografia elettrica di resistività che permetterà, con un nuovo procedimento di elaborazione congiunta dei dati, di vincolare meglio le informazioni derivanti da questo tipo di misure indirette. Si auspica pertanto che nel 2017 l’esito positivo delle indagini sinora condotte consenta l’applicazione di questi metodi in modo speditivo all’intero sito per la verifica della reale estensione dello stesso e dello stato di conservazione dei suoi limiti nel sottosuolo
  • AIAC_2348 - Fondo Paviani - 2017
    Nella campagna 2017 si è proseguito lo scavo dei settori 2 e 2.1, che insistono infatti su un’area del sito nella quale il deposito alluvionale USS17 e 17b, databile all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione. Nella fascia di qq. ZA-E 1-5, si sono individuate e scavate una serie di buche – sia buche di palo singole sia fosse polilobate che contenevano buche di palo – relative al primo impianto del sito nell’area indagata, e riferibili alle stesse tipologia e posizione stratigrafica di analoghe strutture negative individuate nel 2011. Tutte le strutture negative erano tagliate o a partire da US19c o da US19c basale, un piccolo livello di accrescimento interpretato come piano di calpestio relativo ad una fase “di cantiere”. In alcuni casi, le strutture negative incidevano il tetto delle torbe sottostanti il substrato sterile, US21. In quest’area le buche erano coperte dallo scarico cumuliforme US323, asportato nelle precedenti campagne: le evidenze emerse quest’anno confermano che la prima fase di occupazione del sito era caratterizzata da strutture su impalcato; tale fase si data al BR2. Nella fascia di qq. ZA-E 6-9, si sono asportate le evidenze residue della fase “a focolari” (c.d. “complesso 19b”), mettendo in luce la testa di US19c. Questa operazione ha comportato l’asportazione di un livello (US206=566), interpretabile come un “battuto”, che copriva un assito ligneo incendiata (USS205+518). Questa struttura, già individuata nelle precedenti campagne, è stata messa in luce in modo verosimilmente completo nella campagna 2017 e – data la conferma della sua relazione diretta con la fossa US-318, che conteneva un accumulo quasi puro di cerali combusti – è stata interpretata come un granaio. Nella fascia di qq. ZC 10-14 – corrispondente, di fatto, al Settore 2.1 – si sono asportati i livelli residui di US19b. In un punto del settore (qq. ZC 13-14 e ZB 13-14) si sono asportati anche alcuni livelli residui di US19a e USS17-17b, ancora presenti perché la presenza di un’importante area di bioturbazione (US530) aveva fortemente modificato la superficie dello strato rendendola particolarmente ondulata. Nell’interfaccia tra US19a-b e la testa di 19b sono state identificate delle tracce, parallele e/o intersecantesi, orientate Nord-Est/Sud-Ovest e Nord-Ovest/Sud-Est, larghe fra gli 8 e i 10 cm, interpretabili come residui basali di arature pertinenti alla fase agraria/ortiva a cui – già dalle prime campagne di scavo – si sono attribuite le evidenze di US 19a. Lo strato US19b era caratterizzato da una grande quantità di concotti di dimensioni anche consistenti, esito chiaro della destrutturazione di piastre, focolari, piccole fornaci, ecc. L’asportazione di US19b ha portato in evidenza una situazione molto disomogenea nelle diverse aree del Settore 2.1. In alcuni punti essa copriva direttamente US19c testa, mentre in corrispondenza dei qq. A-D13 e ZC14, copriva due scarichi cumuliformi, denominati rispettivamente US561 e US564. La composizione dei due scarichi li avvicina - verosimilmente anche sul piano genetico - allo scarico US323, esteso nella zona più occidentale del “Settore 2”, con il quale condividono anche la posizione stratigrafica

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Name
Fondo Paviani
Year
2007
Summary
it L’insediamento arginato di Fondo Paviani, localizzato sul margine occidentale della paleovalle del fiume Menago, nel cuore delle Valli Grandi Veronesi, è conosciuto fin dalla metà degli ’70 del ‘900. Il sito, pur perno di un sistema politico-territoriale che comprendeva tutta la bassa pianura veronese e ben noto per i rapporti che intrattenne con l’Europa continentale, con l’Italia peninsulare e con il mondo egeo-miceneo, è stato oggetto indagini piuttosto limitate (anni ’70: raccolte di superficie e sondaggi - Museo Civico di Storia Naturale di Verona e allora Soprintendenza Archeologica del Veneto; 1983: sondaggi - allora Soprintendenza Archeologica del Veneto; 1989: survey e analisi delle sezioni esposte - progetto “Alto-Medio Polesine/Basso Veronese” - Università di Padova, University of Lancaster e Queen Mary College - Londra). Per questo motivo, nel 2007 l’équipe protostorica dell’Università di Padova diretta da Giovanni Leonardi e Michele Cupitò, ha avviato un nuovo progetto di ricerca sul sito, il “Progetto Foondo Paviani”, appunto, il quale ha come obiettivo principale l’indagine sistematica dell’insediamento attraverso sia survey ad alta intensità, sia scavi in estensione.

Nel corso della campagna 2007 non si sono aperti settori di scavo in open area ma si è proceduto esclusivamente alla lettura di una sezione di circa 90 m. ricavata lungo il fosso agrario che taglia la parte settentrionale del sito in senso Est-Ovest e dei profili di quattro saggi aperti lungo lo scolmatore Nord-Sud. In contemporanea con l’intervento in sezione si sono tuttavia effettuati anche un survey sistematico con griglia regolare di m. 5x5 nell’area compresa tra i suddetti fossi (per un totale di 4.500 m2) e diversi controlli di superficie in aree adiacenti. L’analisi della sezione, funzionale alla prosecuzione delle ricerche tramite scavi in estensione, ha consentito di ridefinire la sequenza delle principali fasi insediative e di precisare sia la cronologia dei singoli cicli sia il trend evolutivo del sistema di perimetrazione del sito. In questo senso si è potuto verificare che: 1) il sito venne impiantato su una serie di dossi sabbiosi di origine fluviale nella fase di passaggio tra Bronzo medio 3 e Bronzo recente e, in tale fase, esso era cinto solo da un fossato e, forse, da una palizzata; 2) nel Bronzo recente evoluto fu realizzato un potente sistema di fortificazioni composto da un grande terrapieno e da un secondo ampio fossato; 3) il sito rimase attivo anche nel corso delle prime fasi del Bronzo finale.

Tramite i saggi aperti lungo lo scolmatore Nord-Sud, funzionali essenzialmente a verificare lo stato di conservazione dei depositi antropici in un’area per la quale in letteratura non vi erano indicazioni, si sono invece identificate sequenze locali caratterizzate da differenze anche sensibili rispetto alla sequenza portante restituita dalla sezione Est-Ovest. Le indagini di superficie hanno portato al recupero di un amplissimo campione di materiali ed hanno consentito di verificare la correttezza del range cronologico complessivo già emerso dall’analisi della sezione. Il risultato senza dubbio più significativo del survey è stato tuttavia il recupero di due frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo.
en The defended settlement of Fondo Pavini, situated on the western edge of the paleo-valley of the river Menago, in the heart of the Valli Grandi Veronesi, has been known since the mid 1970s. Although the hub of a political-territorial system which included all of the lower Veronese plain and well known for its contacts with continental Europe, peninsula Italy and the Aegean-Mycenaean world, the site has been the object of somewhat limited investigations (1970s: surface survey and trail trenches - Museo Civico di Storia Naturale di Verona, Archaeological Superintendency of Veneto; 1983: trial trenches - Archaeological Superintendency of Veneto; 1989: survey and analysis of exposed sections - “Alto-Medio Polesine/Basso Veronese” project – Padua University, Lancaster University, Queen Mary College - London). For this reason, in 2007 a team from the University of Padua, led by Giovanni Leonardi and Michele Cupitò, began a new research project on the site, the “Progetto Fondo Paviani”, with the aim of conducting a systematic investigation of the settlement through high intensity survey and open area excavations.

No open area excavation was started during the 2007 campaign, work being limited to the examination of a 90 m long section along an agricultural ditch cutting the northern part of the site on an east-west axis and of the profiles of four trenches opened along the north-south fill. At the same time a survey was undertaken using a regular 5 x 5 m grid in the area between the above mentioned ditches (covering a total of 4,500 m2) and surface checks were made in adjacent areas. The analysis of the section, useful for the continuation of the research with open area excavation, redefined the sequence of the main settlement phases and clarified both the chronology of the single cycles and of the evolutionary trends of the site’s perimeter defences. In this sense it was seen that: 1) the site was created on a series of sandy humps of fluvial origin during the transition from the Middle Bronze Age 3 to the Recent Bronze Age and, in this phase, it was only surrounded by a ditch and, perhaps, a palisade; 2) in the later Recent Bronze Age an imposing system of fortifications was created comprising a large embankment and a second wide ditch; 3) the site remained active until sometime during the early phases of the Final Bronze Age.

The trial trenches opened along the north-south fill were dug mainly to check the state of preservation of the anthropological deposits in an area for which there are no published records. However, they revealed local sequences that differed, some considerably, from the main sequence in the east-west section. Surface investigations led to the recovery of a substantial sample of materials, thus confirming the validity of the overall chronology which emerged from the section. Without doubt the most important survey find was constituted by two fragments of Aegean-Myceneaen plain ware pottery.
Funding Body
Comune di Legnago
Team
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geoarchaeologist - Cristiano Nicosia

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2008
Summary
it La campagna 2008 nel sito arginato di Fondo Paviani svolta dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova nell’ambito del “Progetto Fondo Paviani”, si è svolta su due fronti. Da un lato si sono aperti due settori di scavo in open area in corrispondenza di punti che l’analisi della sezione Est-Ovest effettuata nel corso della campagna 2007 aveva consentito di identificare come punti-chiave per una piena comprensione dei cicli di occupazione del sito e dell’evoluzione del suo sistema di perimetrazione; dall’altro si è proceduto nelle indagini di superficie, sia estendendo il survey regolare, sia intensificando in controlli nelle aree adiacenti.

Il primo settore di scavo (Settore 1), della superficie di 49 m2, è stato aperto a cavallo tra la fronte in interna del grande terrapieno e la fascia presumibilmente occupata dalle strutture abitative più periferiche. Date la complessità e l’importanza delle evidenze archeologiche emerse nell’altro settore (Settore 2) le indagini in quest’area sono ad ogni modo state interrotte subito dopo l’asportazione dei livelli arativi moderni e rinviate. Nonostante ciò si è potuto comunque verificare che i livelli di ultima frequentazione del sito, databili localmente al Bronzo recente evoluto, sono perfettamente conservati. Il dato, benché parziale, riveste un’importanza non secondaria, in quanto indica in maniera assai chiara che, con il passaggio al Bronzo finale, l’organizzazione interna dell’insediamento subì delle trasformazioni di notevole portata. Il Settore 2, di 55 m2, è stato aperto invece in un’area interna del sito, dove, grazie alla presenza di uno spesso deposito alluvionale, i livelli corrispondenti all’ultima fase di vita dell’insediamento non sono stati compromessi dalle arature. Data la complessità della stratigrafia non è stato possibile raggiungere il substrato sterile e l’analisi dei livelli di primo impianto del sito è stata quindi giocoforza rinviata alla campagna 2009.

Ferma restando l’impossibilità di definire le caratteristiche di tale orizzonte abitativo, si è potuto comunque precisare anzitutto che nel corso Bronzo recente evoluto l’area non era occupata da case, ma, data la presenza di un cospicuo numero di focolari e di piani di lavoro in argilla scottata, aveva presumibilmente una funzione di tipo produttivo e, in secondo luogo, che, nel corso del Bronzo finale essa ospitava orti e/o campi. Il survey sistematico, condotto anche in questo caso tramite l’impostazione di un reticolo regolare con quadrati di m. 5x5, ha interessato un’area adiacente a quella indagata nel 2007 per un totale 11.500 m2. Numerosi controlli di superficie sono stati tuttavia effettuati anche in settori contermini. Dal punto di vista cronologico i materiali recuperati si collocano tra la fase di passaggio Bronzo medio 3/Bronzo recente e il Bronzo finale iniziale, il che conferma la correttezza delle datazioni proposte sulla base delle analisi dei materiali della Sezione Est-Ovest 2007. Il risultato più importante del survey è stato tuttavia il recupero di sicuri semifiniti e scarti di lavorazione dei materiali vetrosi e, soprattutto, di ben sedici nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo.
en The 2008 campaign on the defended site of Fondo Paviani undertaken by the University of Padua’s Dept. of Archaeology concentrated on two fronts. Firstly, the opening of two sectors of open area excavation at the points which the analysis of the east-west section undertaken in 2007 had identified as key to the full understanding of the site’s occupation phases and the evolution of the perimeter system. Secondly, the extension of the survey and intensification of surface checks in adjacent areas.

The first sector (sector 1) covering an area of 49 m2 was opened across the inner face of the great embankment and the strip that was presumably occupied by the outermost dwellings. Given the complexity and importance of the archaeological evidence which emerged in the other area (sector 2) the investigations here were interrupted immediately after the removal of the modern plough soil and postponed. Despite this it was seen that the levels relating to the final occupation phase, locally datable to the Recent Bronze Age, were perfectly preserved. Although partial, this data is significant as it clearly indicates that, with the transition to the Final Bronze Age, the internal organisation of the site underwent a substantial transformation. Sector 2 (55 m2) was opened in an internal area of the site, where, thanks to the presence of a deep alluvial deposit, the levels relating to the settlement’s final occupation phase had not been touched by ploughing. Given the complex stratigraphy it was not possible to reach the sterile substratum and an analysis of the first settlement was postponed until the 2009 campaign.

Although it was not possible to define the characteristics of this occupation horizon, it was seen that during the Recent Bronze Age the area was not occupied by dwellings but by a substantial number of hearths and work surfaces of baked clay, presumably relating to production activities. It was also shown that during the Final Bronze Age this area was occupied by vegetable gardens and/or fields. The systematic survey, in this case also undertaken using a grid of 5 x 5 m squares, covered an area adjacent to that surveyed in 2007, covering a total of 11,500 m2. However, numerous surface checks were also carried out in bordering areas. From a chronological point of view the materials recovered date to the transition from the Middle Bronze Age 3/Recent Bronze Age and the beginning of the Final Bronze Age, thus confirming the precision of the dating proposed on the basis of the analysis of materials from the east-west section 2007. However, the most significant result from the survey was the recovery of vitreous semi-finished pieces and waste materials and, above all, of a further sixteen fragments of Aegean-Myceneaen plain ware pottery.
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Marco Bettelli
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Gian Mario Molin
Fabric analyst (pottery) - Ivana Angelini
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geoarchaeologist - C. Nicosia
Palynologist - Cesare Ravazzi
Palynologist - Marco Marchesini
Pedologist - Serenella Nardi

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2009
Summary
it Anche la campagna 2009 nel sito arginato di Fondo Paviani è proceduta sia sul fonte degli scavi in open area, sia su quello de survey.

Per quanto riguarda gli scavi ci si è concentrati nel Settore 2, proseguendo l’indagine stratigrafica dei livelli abitativi esposti nel corso della campagna 2008 e ampliando l’area di intervento verso Est per un totale di 24 m2 (Settore 2.1). L’ampliamento ha avuto la specifica finalità di permettere un riesame della sequenza complessiva alla luce dei dati desunti dallo scavo del Settore 2 e di calibrare quindi le scelte operative future. Data la complessità della stratigrafia, le operazioni di scavo hanno subito forti rallentamenti e anche in questo caso non sì è potuto procedere all’indagine dei livelli riferibili al primo impianto del sito se non in un settore molto limitato dove, tuttavia, si è individuata e scavata una profonda fossa contraddistinta dalla presenza di uno scarico di grandi frammenti di diversi grandi dolii. La prosecuzione dello scavo nel Settore 2 ha consentito ad ogni modo di definire nel dettaglio la sequenza delle diverse strutture pirotecnologiche individuate - nello specifico si è appurato che, pur non essendo tutte perfettamente contemporanee, molte erano tuttavia attive nella stessa fase - e di individuare una nuova complessa struttura, preliminarmente interpretate come una piccola fornace.

Per quanto concerne il Settore 2.1. si è invece giunti alla sola esposizione della testa dei livelli ortivi di Bronzo finale. Il survey sistematico, articolato in tre settori non adiacenti, localizzati sia ad Est sia ad Ovest dell’area indagata nel corso delle campagne 2007 e 2008, ha interessato un superficie complessiva di circa 8.000 m2. Come di consueto, tuttavia, sono stati effettuati anche diversi controlli in aree contermini con obiettivo di razionalizzare gli interventi futuri. Anche nell’ambito del campione di materiali di superficie 2009 recuperati all’interno dell’insediamento non sembrano esservi elementi collocabili prima della fase di transizione Bronzo medio 3/Bronzo recente e dopo il Bronzo finale iniziale, il che contribuisce a rendere sempre più solida la proposta di datazione del range complessivo di vita del sito già avanzata in base all’analisi della Sezione Est-Ovest 2007. Va tuttavia rilevato che tra i materiali pertinenti a un recupero effettuato al di fuori dell’area dell’insediamento, poco oltre il lato meridionale del grande terrapieno di cinta, sono presenti elementi riferibili con certezza al pieno Bronzo medio. Il dato, in linea peraltro con quanto già osservato nell’ambito delle indagini di superficie effettuate con il “Progetto Alto-Medio Polesine/Basso Veronese”, è di notevole importanza. Esso dimostra infatti come l’area fu interessata da una frequentazione abitativa, le cui caratteristiche e la cui entità restano tuttavia ancora da comprendere - anche in una fase anteriore alla fondazione del sito arginato.

Il risultato più importante del survey è stato ad ogni modo il recupero di altri sei nuovi frammenti di ceramica figulina di tipo egeo-miceneo. Grazie all’acquisizione in questione, infatti, quello di Fondo Paviani è diventato il più cospicuo campione di ceramica micenea di tutta la Pianura Padana. Particolare importanza riveste tuttavia anche il recupero di un torques in bronzo che trova puntualissimi confronti nell’ambito della facies nord-occidentale di Canegrate.
en The 2009 campaign also involved open area excavation and survey.

The excavations concentrated on sector 2, continuing the investigation of the occupation levels exposed during the 2008 campaign and extending the area towards the east, opening a further 24 m2 (sector 2.1). This extension was specifically aimed towards a re-examination of the overall sequence in the light of the data gained from the excavation of sector 2 and a decision regarding future operations. Given the complex stratigraphy, excavation was very slow and also in this case it was not possible to examine the levels relating to the first settlement apart from in a very limited sector. Here, a deep pit was excavated containing a dump of sizable fragments from several large dolia. Continuation of the excavation in sector 2 defined the sequence details of the various pyrotechnical structures identified – more specifically it was seen that although not precisely contemporary, many were active in the same phase – and identified a new and complex structure which for the moment is interpreted as a small kiln.

As regards sector 2.1 only the surface of the Final Bronze Age cultivated levels were uncovered. The survey, divided into three non-adjacent areas situated both east and west of the area investigated in 2007 and 2008, covered an overall area of circa 8.000 m2. However, the usual checks were undertaken in bordering areas with the aim of organising future interventions. The 2009 survey material from within the settlement area did not seem to include elements pre-dating the transitional phase from the middle Bronze 3/Recent Bronze Age and after the early Final Bronze Age. This fact was further confirmation of the proposed dating range for the site’s occupation hypothesised on the basis of the 2007 East-West section. However, it should be noted that among some material found outside of the settlement area, just to the south of the defensive embankment, there were elements dating to the full middle Bronze Age. This, in line with what has already been observed by the “Progetto Alto-Medio Polesine/Basso Veronese” survey, is of great importance. In fact, it demonstrates that the area was also inhabited in a period preceding the foundation of the defended settlement, although it is not known in what form.

The survey’s most important result was the recovery of another six fragments of Aegean-Mycenean plain ware pottery. Thanks to this find the Fondo Paviani farm has produced the largest sample of Mycenean pottery in the Paduan plain. However, the find of a bronze torques, parallel to those of the north-eastern Canegrate facies, was also of particular importance.
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Marco Bettelli
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Gian Mario Molin
Fabric analyst (pottery) - Ivana Angelini
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geoarchaeologist - Cristiano Nicosia
Palynologist - Serenella Nardi
Palynologist - Cesare Ravazzi
Palynologist - Marco Marchesini

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2010
Summary
it Nella campagna 2010 a Fondo Paviani si sono proseguiti il survey sistematico nella parte settentrionale del sito e lo scavo del Settore 2+2.1 indagato già nel 2008-2009.

Il survey, effettuato sempre tramite griglia di m. 5 x 5, ha interessato un’area di 550 m2. Non diversamente da quanto emerso dalle ricognizioni precedenti, i materiali recuperati sembrano potersi riferire al periodo compreso tra la fase di passaggio BM/BR e il pieno BF, con prevalenza di elementi attribuibili al BR avanzato. Lo scavo nel Settore 2, localizzato in un punto-chiave per la comprensione dell’evoluzione complessiva del sito - esso insiste infatti su di un’area nella quale, grazie alla presenza allo spesso deposito alluvionale USS17 e 17 b, databile presumibilmente all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione e di abbandono dell’abitato - è stato direzionato all’asportazione del livello US19b - che copriva e inglobava gli scarichi e le clusterizzazioni di frammenti ceramici sulle quali si erano concentrate le operazioni del 2009 - e alla conseguente esposizione del livello US19c, sul quale si impostano le numerose strutture pirotecnologiche che rappresentano la cifra caratteristica del settore in esame. Nella parte centro-settentrionale dell’area l’asportazione dell’US19b ha portato effettivamente all’esposizione dell’US19c, la quale, in corrispondenza settore in questione, presenta le caratteristiche di un piano di calpestio. Nella parte centro-meridionale di tale area, invece, è stato messo in luce un grande scarico cumuliforme (SC1007) contraddistinto da butti di ceramica, porzioni di vasi frammentati in situ, grossi carboni e concotti e gusci di Unio interi. Lo scarico, esito di attività domestiche, non presenta evidenza alcuna di calpestio e va quindi probabilmente riferito a strutture su impalcato aereo. A livello cronologico esso si colloca con certezza nel BR avanzato. Parallelamente al lavoro di asportazione di US19b si è inoltre proseguito nello scavo delle diverse strutture pirotecnologiche e allo scavo della buca -US318. La struttura, caratterizzata da un profilo gradonato, presentava un riempimento US317 costituito da livelli di grossi carboni ed è plausibile pensare che in origine essa fosse una buca di palo con inzeppatura terrosa riutilizzata come pozzetto di scarico. Sempre nell’ambito del Settore 2, in corrispondenza del limite N, si è infine praticato un approfondimento per tagli artificiali all’interno di US19c al fine di controllare soprattutto le caratteristiche del contatto tra tale livello e il substrato sterile US23. Tale approfondimento ha consentito l’identificazione delle tracce di diverse buche di palo, le quali potrebbero confermare che, nelle prime fasi di vita del sito, l’area in esame era occupata da strutture su impalcato aereo.

Per quanto concerne il Settore 2.1, ci si è concentrati nello scavo in estensione del livello ortivo US19a. L’approfondimento, effettuato anche in questo caso mediante tagli artificiali, ha evidenziato l’esistenza di una sequenza almeno in parte differente rispetto a quella osservata nel Settore 2. Nell’area in questione il livello US19b parrebbe infatti pressoché assente. A livello cronologico, invece, la situazione è la medesima del Settore 2. Anche US19a di Settore 2.1 è caratterizzata infatti dalla presenza di materiali riferibili sia al BR evoluto - ripresi dai livelli sottostanti -, sia al BF. Da rimarcare il fatto che nel livello in questione sono stati rinvenuti un nodulo di ambra grezzo, dato che testimonia la lavorazione in loco di questo materiale, e un frammento di figurina fittile in ceramica figulina e dipinte in rosso riferibile forse a un idoletto “a psi” di tipo miceneo.
en During the 2010 campaign at Fondo Paviani the survey of the northern part of the site and excavation of sector 2+2.1, previously investigated in 2008-2009, continued.

The survey, carried out using 5 x 5 m grid squares, covered an area of 550 m2. In line with what emerged during previous surveys, the material recovered seems to date to the period between the passage from the Middle Bronze to the Recent Bronze Age and the Final Bronze Age, with a prevalence of material dating to the later part of the Recent Bronze Age. Excavation took place in sector 2, situated in a key-point for the understanding of the overall evolution of the site, in fact it overlies an area where, thanks to the presence of a thick alluvial deposit USS 17 and 17b, presumably datable to the Iron Age, the levels relating to the final occupation phase and abandonment of the settlement are preserved. Here, excavation removed level US 19b covering and incorporating the dumps and clusters of pottery fragments which were the object of operations in 2009, thus exposing US 19c which presented numerous pyrotechnical structures, the main characteristic of this sector. In the central-northern part of the area the removal of US 19b exposed US 19c, which in correspondence with the sector in question presented the characteristics of a floor surface. In the central-southern part of this area a large cumuliform midden (SC1007) was uncovered, characterised by dumps of pottery, parts of fragmented vases in situ, large pieces of charcoal and baked clay and intact Unio shells (bivalve mollusc). This domestic midden showed no evidence of a floor surface and was thus probably related to palafitte structures. Chronologically it certainly falls within the late Recent Bronze Age. Whilst US 19b was being removed excavation continued of the hearth structures and hole US 318. The structure, characterised by a stepped profile, contained fill US317 constituted by large pieces of charcoal. This suggests that it may originally have been a post hole with an earth packing that was later used as a midden. Also within Sector 2, in correspondence with the northern edge, spits were dug in US19c mainly to check the relationship between this level and the sterile substratum US23. This led to the identification of the traces of several post holes, which could confirm that, in the site’s early phases, the area under examination was occupied by palafittes.

As regards Sector 2.1, the excavation concentrated on extending the cultivated layer US19a. Spits were dug revealing a sequence partially differing from that observed in Sector 2. In fact, in the area in question level US19b seemed more or less absent. However, the chronology was the same as that for Sector 2. In fact, US19a in Sector 2.1 was characterised by the presence of materials both from the later Recent Bronze Age – recovered from the underlying levels – and the Final Bronze Age. Of note is the fact that this level produced a nodule of un-worked amber, attesting the working in loco of this material, and a fragment of a figurine in red-painted plain ware pottery, perhaps a small idol a psi of the Mycenean type.
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Wiebke Kirleis
Archaeologist - Marco Bettelli
Dendrochronologist - Nicoletta Martinelli
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Gian Mario Molin
Fabric analyst (pottery) - Gilberto Artioli
Fabric analyst (pottery) - Claudio Mazzoli
Fabric analyst (pottery) - Lara Maritan
Fabric analyst (pottery) - Ivana Angelini
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geologist - Cristiano Nicosia
Palynologist - Marco Marchesini
Pedologist - Serenella Nardi

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2011
Summary
it Nella campagna 2011 si sono proseguiti lo scavo del Settore 2 e l’analisi stratigrafica della Sezione EW. Si è condotto un limitato survey nel Campo Nord. Lo scavo nel Settore 2 - punto-chiave per la comprensione dell’evoluzione del sito - insiste infatti su un’area nella quale lo deposito alluvionale, databile all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione dell’abitato - è stato direzionato all’asportazione delle evidenze relative alla fase “a focolari”, sottostante i livelli 19b e 301 e caratterizzata dall’impostazione di una sequenza di impianto, uso e disattivazione di strutture pirotecnologiche.

L’obiettivo è stato quello di indagare la fase di primi impianto del sito. Nella fascia di qq. ZA-E 1-6, si è scavato lo scarico cumuliforme, composto da matrice sabbiosa e numerosi inclusi ceramici, concotti, scorie di bronzo, ossa, parti di focolari scalzati, Unio, scorie di ceramica. Lo scarico poggiava sul livello 19c, interdigitandosi tra esso e la soprastante US 301. Nel livello di contatto tra US 19c e gli strati superiori, si sono individuate in piano le teste del riempimento di numerose strutture negative: 1) buche di palo; 2) buche di palo doppie; 3) buche di palo allargate dopo l’asportazione del palo stesso e utilizzate come fosse di scarico o clay pits; 4) cavità utilizzate dall’inizio come fosse di scarico e/o clay pits. Lo scavo delle buche ha permesso di ipotizzare la presenza di due fasi di strutturazione dell’area: una prima caratterizzata dall’impostazione di strutture, e una seconda fase contraddistinta dall’asportazione dei pali e dall’uso dell’area (anche) come cava di argilla. Le evidenze relative allo scarico e alle buche sono cronologicamente riferibili alla fase avanzata del BR, pertanto la prima frequentazione della porzione di insediamento indagata è da collocarsi nel BR2. Nella fascia di qq. ZA-E 7-8, si sono asportate le evidenze basali della “struttura 1003”, costituite da limi crudi e scottati, comprendendo che tale struttura è stata impostata immediatamente sopra le assi carbonizzate del graticcio US 205.

L’analisi stratigrafica di un tratto della “Sezione EW” ha permesso di individuare i livelli relativi alla prima frequentazione dell’area e di comprendere i rapporti relativi dei due fossati esterni del sito. In particolare, si sono individuate il taglio del 1° fossato a spese del substrato naturale; il taglio del fossato più recente, a spese sia di unità relative al substrato fluvio-palustre sia di unità del riempimento del 1° fossato; le unità relative alla realizzazione del primo nucleo dell’aggere; le unità relative all’abbandono dell’area - caratterizzate da indicatori che denunciano l’esistenza di un ambiente umido per un periodo prolungato - e alla sua colmatura, tramite alluvione. Sul piano cronologico l’intero sistema argine fossato, sembra essere stato realizzato nell’ambito del BR2. Negli ultimi giorni della campagna è stato possibile condurre un breve survey nel Campo Nord, che ha consentito il recupero di sette nuovi frammenti di ceramica di tipo egeo-miceneo.
en The 2011 campaign continued the excavation of Sector 2 and the stratigraphic analysis of the east-west section. A limited survey was undertaken in the North Field. Sector 2 is a key point for the understanding of the site’s evolution. In fact, it is situated in an area in which the alluvial deposit, datable to the Iron Age, has preserved the latest occupation levels. Here, features were removed relating to the “hearths” phase, underlying levels 19b and 301 and characterised by a sequence of installation, use and abandonment of pyro-technological structures.

The aim was to investigate the site’s first phase. In the zone of quadrants ZA-E 1-6 a cumuloform dump was excavated, comprising a sandy matrix containing numerous pottery fragments, bronze slag, bones, parts of broken-up hearths, Unio and pottery wasters. The dump rested on level 19c, filtering in between it and the overlying US 301. In the contact layer between 19c and the upper layers, the tops of the fills of numerous negative structures were identified: 1) postholes; 2) double postholes; 3) postholes that had been widened following the removal of the post and then used as middens or clay pits; 4) middens and/or clay pits. Excavation of the cavities suggested the existence of two construction phases in the area: the first characterised by the installation of the structures, and the second by the removal of the posts and the use of the area for clay mining. The evidence from the dump and the postholes dates to an advanced phase of the Recent Bronze Age. Therefore, the first occupation of this part of the settlement can be dated to the Recent Bronze Age 2. In the area of quadrants ZA-E 7-8, the removal of the base layers of “structure 1003”, constituted by unbaked and baked silt, showed that the structure was built immediately above the carbonized beams of lattice US 205.

The stratigraphic analysis of a part of the east-west section led to the identification of the levels from the first occupation of the area and clarified the relationships of the two ditches outside the site. In particular, the cut made into natural by ditch 1; the cut made in the fluvial-marsh substratum by the latest ditch and the fill of ditch 1; the layers relating to the creation of the first nucleus of the embankment; the layers relating to the abandonment of the area, characterized by evidence for the existence of a humid environment for a prolonged period – and its fill with alluvial material, were documented. As regards chronology, the entire embankment-ditch system seems to have been constructed within the Recent Bronze Age 2. The survey undertaken in the North Field recovered seven new fragments of Aegean-Mycenean type pottery.
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Wiebke Kirleis
Archaeologist - Marco Bettelli
Dendrochronologist - Nicoletta Martinelli
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Gian Mario Molin
Fabric analyst (pottery) - Gilberto Artioli
Fabric analyst (pottery) - Claudio Mazzoli
Fabric analyst (pottery) - Lara Maritan
Fabric analyst (pottery) - Ivana Angelini
Geologist - Claudio Balista
Geologist - Cristiano Nicosia
Palynologist - Marco Marchesini
Pedologist - Serenella Nardi

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2012
Summary
it La campagna 2012 si è incentrata sull’indagine del cosiddetto “Campo Nord”, l’area che ha restituito negli anni precedenti il maggior numero di frammenti ceramici di tipo egeo-miceneo.

L’indagine è stata condotta attraverso due modalità integrate: un _survey_ sistematico ad alta intensità e una serie regolare di carotaggi, affiancata dalla mappatura dei sedimenti superficiali. Il _survey_ è stato condotto su una griglia georeferenziata a maglie regolari di 5x5m e ha coperto un’area di 5650m². Si sono raccolti tutti i manufatti relativi alle fasi pre-protostoriche e a quelle posteriori.

La maggior parte dei reperti è costituita da frammenti ceramici databili al BR, e in particolare al BR2. Tra i rinvenimenti più significativi, si segnalano 19 nuovi frammenti di ceramica di tipo egeo-miceneo. Tali frammenti appartengono sia a forme aperte da mensa che a forme chiuse. La maggior parte di essi era concentrata presso i quadrati L-M 9-13 della griglia, mentre gli altri elementi sono stati rinvenuti nel quadrato F11 e nel quadrato H-I 15; unico punto di rinvenimento fuori di quest’area è nel quadrato F2. Si sono inoltre rinvenute una punta di freccia in bronzo con innesto a cannone e un frammento di verga decorata a bulino con solcature e motivo a spina di pesce, probabilmente pertinente ad una fibula; 4 perline anulari in pasta vitrea blu; una piccola scheggia d’ambra; un frammento di manufatto in osso-corno decorato a solcature. Il rinvenimento di un’ascia in pietra verde levigata, riferibile al Neo-Eneolitico, conferma la frequentazione dell’area nelle fasi precedenti l’impianto del sito.

Per quanto riguarda i carotaggi, sono stati eseguiti 29 sondaggi nella parte meridionale della griglia. Il passo tra un carotaggio e l’altro è stato mantenuto in prevalenza di 10 m, ed in alcuni casi è stato infittito a 5 m. I sondaggi compongono 4 transetti paralleli con andamento W-SW/E-NE. Ciascun transetto intercetta l’area intra-sito prossimale all’aggere, l’aggere e, nel caso del transetto più settentrionale, l’area fuori-sito. Obiettivo dei sondaggi era verificare la presenza di lembi conservati di stratificazione antropica dell’età del bronzo; l’area, infatti, è nota per aver subito un importante impatto agrario nei primi anni 2000, finalizzato al livellamento topografico.

Tutti i sondaggi si sono arrestati in corrispondenza delle torbe “sub-boreali”. Tale operazione ha consentito di stabilire che la conservazione del deposito archeologico dell’età del bronzo nella fascia di intra-sito prossimale all’aggere è molto lacunosa. Lembi di terreno antropico di modesto spessore (25-30 cm) ancora _in situ_ non all’interno di strutture negative incise nel substrato sono stati osservati solo in due sondaggi. Ancora conservata appare la base dell’aggere, anche se fortemente intaccata dagli interventi agrari. Il fossato piccolo è ben conservato, così come il fossato grande al di fuori dell’aggere. L’intervento agrario moderno ha pertanto asportato e messo da parte l’orizzonte arativo, asportato quasi completamente le stratificazioni antropiche intrasito e spianato la parte superiore dell’aggere. I materiali asportati dall’intrasito sono stati riportati al di là dell’aggere in modo tale da colmare l’area della valle tra l’aggere ed il margine del terrazzo ad est del sito.
en The 2012 campaign centred on the investigation of the so-called “Campo Nord”, where in preceding years the largest numbers of Aegean-Mycenaean pottery fragments have been found.

The research involved a survey, core sampling, and the mapping of the surface sediments. The survey used a geo-referenced grid of 5 x 5 m squares covering an area of 5650 m².

The majority of the finds were fragments of Bronze Age pottery, in particular BR2. Among the most important finds were 19 fragments of Aegean-Mycenaean pottery belonging to both open and closed forms. Most were concentrated in squares L-M 9-13 of the grid, while the other elements were found in square F11 and H-I 15. The only find spot outside of this area was in F2. Other finds included a bronze arrow head with a hollow haft and a fragment of a rod decorated with grooves and a herringbone pattern, probably part of a fibula; four annular blue glass beads; a small sliver of amber and a fragment of a bone-horn object decorated with grooves. The find of a polished green stone axe, datable to the Late-Eneolithic period, confirmed that the site was occupied in the phases preceding the settlement.

Twenty-nine core samples were taken in the southern part of the grid. The distance between one sample and the next was usually 10 m, although in some cases it was 5 m. The samples formed 4 parallel transects on a W-SW/E-NE alignment. Each transect intercepted the “intra-site” area at the earthwork, while, in the case of the northernmost transect, the earthwork delimits the “off-site” area. The objective was to check for the presence of preserved patches of stratigraphy relating to the Bronze Age occupation. In fact, the area is known for having been heavily damaged by agricultural activity at the beginning of this century, when the area was levelled.

All of the core samples stopped in correspondence with the “sub-boreal” peats. This operation established that the Bronze Age archaeological deposit in the “intra-site” strip close to the embankment was very patchy. Only two core samples showed thin (25-30 cm deep) patches of occupation still _in situ_ not inside negative structures in the substratum. The base of the earthwork appeared to be preserved, although heavily cut by agricultural activity. The small ditch is well-preserved, as is the large ditch to the exterior of the earthwork. The modern agricultural intervention had therefore removed and put to one side the plough soil, almost completely removed the “intra-site” occupation layers and levelled the upper part of the earthwork. The materials removed from the “intra-site” were dumped beyond the earthwork so as to fill in the area between the earthwork and the edge of the terrace east of the site.
Summary Author
Michele Cupitò
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Marco Bettelli
Dendrochronologist - Nicoletta Martinelli
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Gian Mario Molin
Fabric analyst (pottery) - Gilberto Artioli
Fabric analyst (pottery) - Ivana Angelini
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geologist - Cristiano Nicosia
Palynologist - Wiebke Kirleis

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2013
Summary
it La campagna di ricerche 2013 sul sito arginato di Fondo Paviani è consistita in alcuni test di misure geofisiche, volti ad accertare la possibilità di impiego di tali tecniche sul sito. Si sono realizzati una Tomografia elettrica di resistività (ERT) ed un rilievo con la tecnica dei Metodi elettromagnetici a induzione nel dominio della frequenza di tipo SLINGRAM (FDEM). Nel complesso tali metodologie mirano a restituire un’immagine del sottosuolo investigato in termini di conduttività elettrica. La Tomografia elettrica di resistività (ERT) è stata realizzata su un transetto lungo la capezzagna che divide “Campo Nord” da “Campo Sud”, parallelamente alla “Sezione E-W” già indagata stratigraficamente. Il transetto scelto intercetta sia una porzione di area intra-sito, sia l’aggere, sia una porzione dell’area fuori-sito verso la valle ad Est. Sono stati utilizzati 48 elettrodi con spaziatura 2, per un totale di 94 m di stendimento, impiegando il dispositivo di acquisizione di tipo Dipolo-Dipolo, che garantisce un’ottima risoluzione nel caso di target superficiali. L’acquisizione, realizzata con lo strumento IRIS Syscal Pro 72 canali, ha consentito di investigare la porzione di sottosuolo sino a circa 18.5 m di profondità. L’analisi del risultato della ERT ha consentito di scegliere la porzione di superficie su cui eseguire il test con il metodo FDEM, in modo da intercettare un settore in corrispondenza della transizione dentro-fuori aggere. Il rilievo FDEM effettuato è di circa 5x47m, ed è stato acquisito per punti su una maglia di 1x1m, con lo scopo di riscontrare le variazioni laterali di conducibilità elettrica nel primo strato di interesse (1.5m di profondità). Le misure sono state realizzate con lo strumento CMD Conductivity Meter della GF Instruments e con sonda CMD 1 in posizione High (profondità di investigazione 1.5 m).

L’analisi dei risultati delle misure consente di evidenziare la presenza di alcune interessanti strutture. I risultati dell’analisi della sezione ERT evidenziano e circoscrivono dettagliatamente la struttura arginale. Tale struttura, posta alla progressiva metrica 70 m, si estende sino alla progressiva 80 m interessando circa 3 m di profondità. Considerati i valori di resistività riscontrati, la struttura risulterebbe composta di materiali fini misti a materiali più grossolani e/o a matrice sabbioso-limosa. Nella sezione sono inoltre presenti due zone altamente conduttive, una sottostante l’argine e l’altra tra le progressive 25 m e 55 m, riconducibili a strutture di probabile interesse, aventi potenza pari a circa 5 m. Nella parte iniziale della sezione, è stata intercettata una probabile struttura naturale a circa 4m dal piano campagna, i cui effetti si evidenziano sino alla profondità di circa 15m. Data la profondità e l’estensione, si esclude che si tratti di una struttura di origine antropica. Le misure EM evidenziano una marcata transizione laterale di conducibilità elettrica, proprio in corrispondenza dell’aggere. Le misure delineano l’andamento dell’aggere. Il test EM conferma la possibilità di realizzare misure estensive, qualitative e speditive, in grado di fornire indicazioni sull’estensione e la posizione delle strutture arginali in questo contesto.
en During the 2013 campaign on the defended site of Fondo Paviani, ERT and SLINGRAM (FDEM) geophysical tests were undertaken in order to ascertain the possibility of using such methods on the site. The ERT was carried out along the track which separates the “Campo Nord” from the “Campo Sud”, parallel to the excavated “E-W section”.

The chosen transept intercepted a portion of the site’s interior, the embankment, and the exterior area towards the valley to the east. An IRIS Syscal Pro 72 channels was used to investigate the subsoil to a depth of about 18.5 m. Based on the analyses of the results of this test the area on which to conduct the FDEM test was chosen, so as to intercept a sector in correspondence with the transition between the areas inside and outside the embankment.
The FDEM test covered c. 5 x 47 m divided into a 1 x 1 m grid and used a CMD Conductivity Meter.

The results showed the presence of a number of interesting structures. The embankment structure was highlighted and clearly defined. The structure, situated on the 70 m progressive metric, extended as far as the 80 m progressive down to a depth of c. 3 m. The resulting resistivity values suggest the structure is built of fine materials mixed with coarser elements and/or a sandy-silt matrix. Two highly conductive zones were present in the section, one below the embankment and the other between 25 m and 55 m progressives, attributable to structures of probable interest, having a power equal to about 5 m.

In the upper part of the section, a probable natural structure was intercepted at about 4m below the ground surface, whose effects were registered down to a depth of about 15 m. Given the depth and extension it can be excluded that this is a manmade structure. The EM measurements showed a marked lateral transition of electricity conductivity in correspondence with the embankment. The measurements defined the line of the embankment. The EM test confirmed the possibility of carrying out extensive, high quality quick surveys that could provide indications of the extension and position of the embankment structures in this context.
Director
Michele Cupitò
Team
Archaeobotanist - Mauro Rottoli
Archaeologist - Marco Bettelli
Archaeologist - Sara T. Levi
Archaeologist - Gian Mario Molin
Archaeologist - Gilberto Artioli
Dendrochronologist - Nicoletta Martinelli
Field director - Giovanni Leonardi
Geoarchaeologist - Claudio Balista
Geologist - Cristiano Nicosia
Geologist - Rita Deiana
Palynologist - Wiebke Kirleis

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2016
Summary
it Anche per il 2016 l’attività di campo condotta dal Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica dell’Università degli Studi di Padova sul sito di Fondo Paviani, è stata caratterizzata dall’acquisizione di nuovi dati geofisici, nell'intento di individuare in modo preliminare e non invasivo i limiti del noto sito arginato dell’Età del Bronzo.

Con questo preciso scopo, nell’Ottobre 2016 è stata realizzata una campagna di misure FDEM condotta con una serie di sonde multi-coil, che ha consentito di acquisire dettagliate informazioni sulla distribuzione della conducibilità elettrica del sottosuolo nel presunto limite nord-ovest del sito, dove da immagini satellitari risulta evidente la presenza di possibili paleo-canali. A corredo delle suddette misure, che consentiranno di ottenere la ricostruzione tridimensionale del volume di sottosuolo investigato nei primi tre metri al di sotto dell’attuale piano campagna, è stata effettuata anche l’acquisizione nella stessa area di una tomografia elettrica di resistività che permetterà, con un nuovo procedimento di elaborazione congiunta dei dati, di vincolare meglio le informazioni derivanti da questo tipo di misure indirette.

Si auspica pertanto che nel 2017 l’esito positivo delle indagini sinora condotte consenta l’applicazione di questi metodi in modo speditivo all’intero sito per la verifica della reale estensione dello stesso e dello stato di conservazione dei suoi limiti nel sottosuolo
en This year, work undertaken by Padova University’s Department of Cultural Heritage at the site of Fondo Paviani was again characterised by the acquisition of new geophysical data with the aim of making a preliminary identification of the limits of the known Bronze Age defended site using non- invasive methods.

A campaign of DEM measurements was undertaken using a series of multi-coil probes, which provided detailed information about the distribution of electrical conductibility below ground at the presumed north-western limit of the site, where satellite images showed the presence of possible palaeo-channels. In addition to these measurements, which will make it possible to make a 3D reconstruction of the volume of subsoil investigated to a depth of three metres below present ground level, an electric resistivity tomography was made of the same area out using a new method of joint data processing. This will improve the binding of the information deriving from this type of indirect measurement. It is hoped that in 2017 the positive results of these investigations will allow the application of this methodology across the entire site in order to check its actual size and state of preservation of its borders below ground.

Media

Name
Fondo Paviani
Year
2017
Summary
it Nella campagna 2017 si è proseguito lo scavo dei settori 2 e 2.1, che insistono infatti su un’area del sito nella quale il deposito alluvionale USS17 e 17b, databile all’età del ferro, ha preservato i livelli di ultima frequentazione.

Nella fascia di qq. ZA-E 1-5, si sono individuate e scavate una serie di buche – sia buche di palo singole sia fosse polilobate che contenevano buche di palo – relative al primo impianto del sito nell’area indagata, e riferibili alle stesse tipologia e posizione stratigrafica di analoghe strutture negative individuate nel 2011. Tutte le strutture negative erano tagliate o a partire da US19c o da US19c basale, un piccolo livello di accrescimento interpretato come piano di calpestio relativo ad una fase “di cantiere”. In alcuni casi, le strutture negative incidevano il tetto delle torbe sottostanti il substrato sterile, US21. In quest’area le buche erano coperte dallo scarico cumuliforme US323, asportato nelle precedenti campagne: le evidenze emerse quest’anno confermano che la prima fase di occupazione del sito era caratterizzata da strutture su impalcato; tale fase si data al BR2.

Nella fascia di qq. ZA-E 6-9, si sono asportate le evidenze residue della fase “a focolari” (c.d. “complesso 19b”), mettendo in luce la testa di US19c. Questa operazione ha comportato l’asportazione di un livello (US206=566), interpretabile come un “battuto”, che copriva un assito ligneo incendiata (USS205+518). Questa struttura, già individuata nelle precedenti campagne, è stata messa in luce in modo verosimilmente completo nella campagna 2017 e – data la conferma della sua relazione diretta con la fossa US-318, che conteneva un accumulo quasi puro di cerali combusti – è stata interpretata come un granaio.

Nella fascia di qq. ZC 10-14 – corrispondente, di fatto, al Settore 2.1 – si sono asportati i livelli residui di US19b. In un punto del settore (qq. ZC 13-14 e ZB 13-14) si sono asportati anche alcuni livelli residui di US19a e USS17-17b, ancora presenti perché la presenza di un’importante area di bioturbazione (US530) aveva fortemente modificato la superficie dello strato rendendola particolarmente ondulata. Nell’interfaccia tra US19a-b e la testa di 19b sono state identificate delle tracce, parallele e/o intersecantesi, orientate Nord-Est/Sud-Ovest e Nord-Ovest/Sud-Est, larghe fra gli 8 e i 10 cm, interpretabili come residui basali di arature pertinenti alla fase agraria/ortiva a cui – già dalle prime campagne di scavo – si sono attribuite le evidenze di US 19a. Lo strato US19b era caratterizzato da una grande quantità di concotti di dimensioni anche consistenti, esito chiaro della destrutturazione di piastre, focolari, piccole fornaci, ecc. L’asportazione di US19b ha portato in evidenza una situazione molto disomogenea nelle diverse aree del Settore 2.1. In alcuni punti essa copriva direttamente US19c testa, mentre in corrispondenza dei qq. A-D13 e ZC14, copriva due scarichi cumuliformi, denominati rispettivamente US561 e US564. La composizione dei due scarichi li avvicina - verosimilmente anche sul piano genetico - allo scarico US323, esteso nella zona più occidentale del “Settore 2”, con il quale condividono anche la posizione stratigrafica
en In 2017, the excavation of sectors 2 and 2.1 continued. The latter are situated in an area of the site where the alluvial deposit US 17 and 17b, datable to the Iron Age, has preserved the latest occupation levels.

In the strip of quadrants ZA-E 1-5, a series of holes were excavated – both single postholes and poly-lobed pits that contained postholes – relating to the first phase of the site in the area being investigated, and attributable to the same typology and stratigraphic position of similar negative structures identified in 2011. All the negative structures were cut either by US 19c or by the base of layer US19c, a small rise in level interpreted as a surface relating to a “construction” phase. In some cases, the negative structures cut the top of the peat underlying the sterile substratum, US 21. In this area, the holes were covered by the dump US 323, removed during previous campaigns. The evidence that emerged this year confirms that the site’s first occupation phase was characterized by structures on planking; this phase dates to the BR2.
In the strip of quadrants ZA-E 6-9, the residual evidence of the “hearth” phase (so-called “complex 19b) was removed revealing the top of US 19c. This operation involved the removal of a level (US 206=566), interpreted as a beaten earth surface, which covered burnt timber planking (US 205+518). This structure, already identified during preceding campaigns, was probably completely uncovered this season and – given the confirmation of its direct relation with pit US-318, containing an almost pure accumulation of burnt cereals – it has been interpreted as a granary.

In the strip of quadrants ZC 10-14 – corresponding with sector 2.1 – the residual layers of US 19b were removed. At a point in the sector (qq. ZC 13-14 and ZB 13-14) some residual levels of US 19a and US 17-17b were also removed. They were still present because a substantial area of bioturbation (US 530) had substantially modified the surface of the layer making it particularly undulating. In the interface between US 19a-b and the top of 19b parallel and/or intersecting traces were present, orientated north-east/south-west and north-west/south-east, between 8 and 10 cm wide. They are interpreted as plough marks belonging to the agricultural phase to which – from the first excavation campaigns – the evidence in US 19a was attributed. Layer US 19b was characterised by a large quantity of baked clay fragments, some large, clearly the result of the destruction of cooking plates, hearths, small ovens etc. The removal of US 19b revealed a very variable situation in the areas of sector 2.1. At some points, it directly covered the top of US 19c, while in correspondence with qq. A-D13 and ZC14, it covered two mound-shaped dumps, denominated US 561 and US 564. The composition of the two dumps makes them similar to dump US 323, extending in the western most part of Sector 2, with which they also share the stratigraphic position.

Media

  • Leonardi, Cupitò 2008
    G. Leonardi, M. Cupitò 2008, Il sito arginato di Fondo Pavani-Legnago. Notizia preliminare sulla campagna di indagine 2007, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXIV: 90-93.
  • Leonardi, Capitò 2009.
    G. Leonardi, M. Capitò, 2009, Campagna di indagini 2008 nel sito arginato dell’età del bronzo di Fondo Paviani-Legnago (Verona), in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXV: 92-96.
  • Angelini et al. 2010
    I. Angelini, M. Cupitò, C. Bettineschi, G. Leonardi, G.M. Molin, 2010, Il sito arginato di Fondo Paviani-Legnago (Verona). Notizia preliminare sulla campagna di indagini 2009 e primo bilancio delle ricerche, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXVI: 82-8.
  • Bettelli, Cupitò 2010
    M. Bettelli, M. Cupitò 2010, Fondo Paviani, Legnago (Verona), in F. Radina, G. Recchia (a cura di), Ambra per Agamennone. Indigeni e micenei tra Adriatico, Ionio ed Egeo, Catalogo della Mostra, Bari: 160-163.
  • Cupitò, Leonardi 2010
    M. Cupitò, G. Leonardi 2010, Fondo Paviani, in F. Radina, G. Recchia (a cura di), Ambra per Agamennone. Indigeni e micenei tra Adriatico, Ionio ed Egeo, Catalogo della Mostra, Bari: 258-259.
  • Cupitò 2010
    M. Cupitò, 2010, Il sito arginato di Fondo Paviani-Legnago (Verona). Notizia preliminare sulla campagna di indagini 2009 e primo bilancio delle ricerche, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXVI: 82-86.
  • Cupitò 2011
    M. Cupitò, 2011, Un torques Canegrate dal sito di Fondo Paviani (Verona). Spunti per la lettura dei rapporti tra l’Italia nord-occidentale e il mondo palafitticolo-terramaricolo nel Bronzo recente, in G. Leonardi (a cura di), Tra protostoria e storia. Scritti in onore di Loredana Capuis, Padova, Antenor Quaderni, 20, Ed. Quasar, Roma: 19-33.
  • Nicosia et al. 2010
    C. Nicosia, C. Balista, M. Cupitò, A. Ertani, G. Leonardi, S. Nardi, M. Vidale c.s., Anthropogenic deposits from the Bronze Age site of Fondo Paviani (Verona, Italy): pedochemical and micropedological characteristics, Quaternary International, XXX: 1-13.
  • Cupitò 2011
    M. Cupitò, 2011, Micenei in Italia settentrionale, in F. Marzatico, R. Gebhard, T. Gleirscher, Le grandi vie della civiltà – catalogo della mostra, Trento: 193-197.
  • Cupitò et al. 2012
    M. Cupitò, E. Dalla Longa, V. Donadel, G. Leonardi, 2012, Resistances to the 12th century B.C. crisis in the Veneto region (Italy): the case-studies of Fondo Paviani and Montebello Vicentino, in open workshop “Socio-Environmental Dynamics over the Last 12,000 Years: The Creation of Landscapes II”, (14th-18th March 2011, Kiel), Bonn: 55-70.
  • Balista et al. 2012
    C. Balista, M. Cupitò, E. Dalla Longa, G. Leonardi, C. Nicosia, 2012., Il sito arginato dell’età del bronzo di Fondo Paviani (Legnago, Verona). Campagna di scavo 2011, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXVIII: 91-96
  • Angelini et al. 2010
    I. Angelini, M. Cupitò, C. Bettineschi, G. Leonardi, G. Molin, 2010, Indagini cronologiche di vetri protostorici veneti tramite analisi archeometriche, in Riflessioni e trasparenze. Diagnosi e conservazione di opere e manufatti e vetrosi, Atti del Convegno Nazionale A.i.Ar.-Associazione Italiana di Archeometria, Ravenna, 24-26 febbraio 2009: 71-86.
  • Cupitò in c.s
    M. Cupitò, G.Leonardi, C.Nicosia, E. Dalla Longa in c.s., Il sito arginato dell’età del bronzo di Fondo Paviani, Legnago (Verona). Campagna di indagini 2012, Quaderni di Archeologia del Veneto.
  • Nicosia et al 2010
    C. Nicosia, C. Balista, M. Cupitò, A. Ertani, G. Leonardi, S. Nardi, M. Vidale, 2010, Anthropogenic deposits from the Bronze Age site of Fondo Paviani (Verona, Italy): pedochemical and micropedological characteristics, Quaternary International, XXX, pp. 1-13
  • Cupito 2011
    M. Cupitò, 2011, Micenei in Italia settentrionale, in Marzatico F., Gebhard R., Gleirscher T., Le grandi vie della civiltà – catalogo della mostra, Trento, 2011, pp. 193-197
  • Cuptò et al 2012
    M. Cupitò, E. Dalla Longa, V. Donadel, G. Leonardi, 2012, Resistances to the 12th century BC crisis in the Veneto region: the case studies of Fondo Paviani and Montebello Vicentino, in Kneisel J., Kirleis W., Dal Corso M., Taylor N., Tiedtke V. (eds.), Collapse or Continuity? Environment and development of Bronze Age human landscape – Proceedings of the International workshop “Socio-environmental dynamics over the last 12,000 years: the creation of landscape II (14th-18th March 2011, Kiel), Verlag Dr. Rudolf Habelt GmbH, Bonn, pp. 55-70.
  • Balista et al cds.
    C. Balista, M. Cupitò, E. Dalla Longa, G. Leonardi, C. Nicosia, cds., Il sito arginato dell’età del bronzo di Fondo Paviani (Legnago, Verona). Campagna di scavo 2011, Quaderni di Archeologia del Veneto.
  • Cupitò et al 2014
    M. Cupitò, G. Leonardi, C. Nicosia, E. Dalla Longa, 2014, Il sito arginato dell’età del bronzo di Fondo Paviani, Legnago (Verona). Campagna di indagini 2012, in “Notizie di Archeologia del Veneto”, I (2012), pp. 99-102.
  • Bettelli et al. 2015
    M. Bettelli, M. Cupitò, S.T. Levi, R. Jones, G. Leonardi, 2015, Tempi e modi della connessione tra mondo egeo e area padano-veneta. Una riconsiderazione della problematica alla luce delle nuove ceramiche di tipo miceneo di Fondo Paviani (Legnago, Verona), in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 377-388.
  • Cisotto 2015
    P. Cisotto, 2015, La malacofauna del sito dell’Età del bronzo di Fondo Paviani (Legnago, Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 715-720
  • Cupitò et al 2015
    M. Cupitò, I. Angelini, G. Artioli, P. Nimis, I.M. Villa, 2015, Il torques tipo Canegrate di Fondo Paviani (Verona) alla luce delle indagini archeometriche, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 839-844.
  • Cupitò et al 2015
    M. Cupitò, I. Angelini, E. Dalla Longa, 2015, Nuovi manufatti in materiale vetroso da Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Tipocronologia e analisi archeometriche, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 855-860.
  • Cupitò et al 2015
    M. Cupitò, G. Leonardi, E. Dalla Longa, C. Nicosia, C. Balista, M. Dal Corso, W. Kirleis, 2015, Fondo Paviani (Legnago, Verona): il central place della polity delle Valli Grandi Veronesi nella tarda Età del bronzo. Cronologia, aspetti culturali, evoluzione delle strutture e trasformazioni paleoambientali, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 357-376.
  • Del Corso - Kirleis 2015
    M. Dal Corso, W. Kirleis, 2015, Analisi palinologica del bacino umido a N-E del sito arginato di Fondo Paviani (Legnago, Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 707-714.
  • Della Longa et al 2015
    E. Dalla Longa, M. Cupitò, M. Vidale, S.T. Levi, Guida G., Mariottini M., Cannavò V. 2015, Nuove ceramiche con decorazione appenninica da Fondo Paviani (Verona) – Ricerche Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tipocronologico e indagini archeometriche, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 861-866
  • De Grossi Mazzorin 2015
    J. De Grossi Mazzorin, 2015, Fondo Paviani e Frattesina: economia animale di due central places della tarda Età del bronzo veneta, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 389-400
  • Marcon - Mazzoli 2015
    S. Marcon, C. Mazzoli, 2015, Le forme di fusione di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Caratterizzazione tipologica e petrografica, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 845-848.
  • Nicosia 2015
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  • Trafella et al 2015
    A. Trafella, M. Cupitò, I. Angelini, Vidale, 2015, Le ambre di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tipocronologico, analisi archeometriche e analisi paleotecnologica, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 849-854.
  • Vicenzutto et al 2015
    D. Vicenzutto, E. Dalla Longa, I. Angelini, G. Artioli, P. Nimis, I.M. Villa, 2015, I manufatti in bronzo del sito arginato di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tpocronologico e analisi archeometriche, in Leonardi G., Tiné V. 2015, Preistoria e Protostoria del Veneto - Brevi Note, Studi di Preistoria e Protostoria, 2, Firenze, pp. 833-838
  • Del Corso 2016
    M. Dal Corso, C. Nicosia, C. Balista, M. Cupitò, E. Dalla Longa, G. Leonardi, W. Kirleis, 2016, Bronze Age crop processing evidence from the phytolith assemblages of the hydraulic structures of Fondo Paviani (N-Italy), in “Vegetation History and Archaeobotany”, Published online: DOI 10.1007/s00334-016-0573-z

Location

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Vangadizza/Torretta di Legnago
Easting
11.296316
Northing
45.159054