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AIAC_1659 - Chiesa di S. Alessandro - 2007
Scavi interni alla chiesa, hanno portato, per quanto possibile, a chiarire gli aspetti ancora controversi dell’evoluzione del complesso.
Di fondamentale interesse risulta l’individuazione del primo impianto dell’edificio di culto (fase 1), già esistente nel secolo XIII: se ne conservano l’abside semicircolare volta ad oriente e due tratti dei lati lunghi dell’unica aula. La mancanza di tracce del muro di facciata impedisce di definire la lunghezza di questa chiesa primitiva.
Da altri dati storici possiamo dedurre che tale impianto restò in uso per diversi secoli, compresi fra la fine del XIII secolo e poco prima dell’epoca in cui si datano gli affreschi che decorano la parete di fondo dell’abside che obliterò la chiesa primitiva (1513).
Fra la fine del XV ed entro il terzo venticinquennio del XVI secolo si situa con certezza il rinnovamento della chiesa secondo un progetto realizzato solo in parte e, si ritiene, in due momenti ravvicinati nel tempo. Il progetto originario prevedeva la demolizione integrale del presbiterio per far posto ad una ben più imponente struttura absidale di forma quadrata comprensiva di un piano parzialmente interrato. Tuttavia in corso d’opera tale progetto venne abbandonato e si rinunciò alla costruzione del vano seminterrato. Il perimetrale nord della chiesa originaria viene mantenuto mentre quello meridionale è in parte demolito e in parte riutilizzato in una nuova, più larga, fondazione. La lunghezza della navata raggiunse le dimensioni ancor oggi conservate (m 10,30).
Ben testimoniato già in questa fase l’uso cimiteriale della chiesa con la presenza di 13 tombe a cassa e copertura litica. In termini di tempo ristretti, la struttura fu nuovamente modificata ampliandola in modo definitivo anche in larghezza (m 8,80). Tali opere comportarono la demolizione dei precedenti perimetrali nord e sud e il parziale inserimento del campanile nella navata. Solo nel 1732 fu costruita la sacrestia su due piani.
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AIAC_188 - Trescore Balneario - 2006
Scavi archeologici in estensione preventivi alla lottizzazione residenziale dell’area hanno permesso di ricostruire l’evoluzione dell’area dal primo impianto, nel Neolitico Medio/Recente fino agli inizi del II millennio a.C., quando si conclude la vicenda dell’abitato preistorico.
Con la tarda età del Rame (Cultura del Vaso Campaniforme), l’insediamento esteso nella fascia pedecollinare su due distinti terrazzi, presenta una strutturazione organizzata lungo un asse stradale, eccezionalmente conservato, che attraversa in senso NW-SE l’abitato. La strada, una delle più antiche d’Europa, è conservata con solchi di ruote di carro per una lunghezza di m 16 e presenta un tracciato rettilineo (largh. m 1,60/1,70), delimitata ai lati da una canaletta foderata con piccoli sassi calcarei; è ipotizzabile che le due cabalette costituissero l’alloggiamento di pali orizzontali con funzione di contenimento della massicciata stradale.
Al tracciamento della strada fa seguito la costruzione di due capanne a pianta rettangolare, con perimetro segnato da buchi per palo. Una di esse conserva tre livelli di focolare (358030 B.P., cal. 2.030-1820 a.C.; POZ-15089). Dai piani di calpestio provengono frammenti di bicchiere campaniforme e di ciotola con la classica decorazione.
L’insediamento privo di un’organizzazione spaziale regolare alterna campi coltivati e arati.
La ceramica è in pessimo stato di conservazione mentre l’industria litica è abbondante ed espressiva di tutta la catena operativa di confezionamento.
I livelli campaniformi sono caratterizzati da piccole cuspidi di freccia, sia del tipo con corto peduncolo sia del tipo sessile, a goccia. Nel novero delle fogge ceramiche i bicchieri campaniformi, in ceramica fine di colore arancio o cuoio, appaiono poco rilevanti, con decorazione a motivo angolare a pettine, a bande alterne risparmiate e campite di punti, a banda campita da tratti obliqui.
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AIAC_851 - Castello di Domofole - 2006
Il castello di Domofole detto della Regina, si erge a mezza costa, lungo la cosiddetta “costiera dei Cech”, a circa 540 metri di quota, a NW dell’abitato di Consiglio di Mello, in posizione dominante sopra l’abitato di Traona. Il castello la cui esistenza è nota da documenti dall’XI secolo aveva una funzione strategica. Il castello viene citato per la prima volta come il “Castello di Mello” nel 1023, mentre al 1125 risale la prima menzione di “Castello di Domofole”. Nel 1125 la fortificazione era infatti presidio dei Vicedomini, feudatari del Vescovo di Como, nonché legati all’imperatore. Si cita una prima distruzione nel 1292 ad opera dei guelfi Vitani, seguita dalla ricostruzione voluta dai Vicedomini che lo mantennero fino al XV secolo; nel 1500 venne definitivamente distrutto dai Grigioni. (Valeria Mariotti)
_Lo scavo_
_Fase 1_ - Strutture precedenti al castello medievale
Le strutture più antiche individuate (di tradizione tardoantica-altomedievale?) si trovano nell’area immediatamente a sud della torre.
_Fase 2_ - Il castello medievale e la chiesa di Santa Maria Maddalena
La chiesetta dedicata a Santa Maria Maddalena è inserita, senza soluzione di continuità, nella cinta muraria della fortificazione e si trova, con la torre, nella parte più elevata dell’area fortificata. Si tratta di una piccola chiesa orientata NE-SW, con unica navata e abside a NE; l’accesso era consentito da una scala inserita nella cinta difensiva interna; l’interno era illuminato da monofore, decorate da lastre litiche a forma di croce latina. Dell’altare e del pavimento sono rimaste solo labili tracce.
_Fase 3_ - Fase cimiteriale
Ad ovest della cappella è venuto in luce un cimitero ad inumazione con un utilizzo piuttosto lungo; le tombe hanno modesti corredi costituiti da una moneta, un anello e/o perline probabilmente appartenenti ad un rosario.
_Fase 4_ - Fase dei riutilizzi e delle spoliazioni
Tutta la zona sommitale del castello, cappella medievale compresa, è stata fino a poco tempo fa utilizzata per scopi agricolo/pastorali. Ciò ha comportato un notevole sconvolgimento delle strutture e della stratigrafia; sono state cancellati molti dati sulla funzionalità delle strutture stesse. (Francesca Torrini)
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AIAC_854 - Tovo - 2005
Il castello, costruito su un dosso delimitato da due solchi vallivi e situato in posizione strategica ad una quota di circa m 600, è attualmente oggetto di una campagna di recupero e restauro, che ha previsto al suo interno anche una serie di indagini archeologiche.
Alla famiglia dei Venosta si deve la costruzione di numerose torri di sorveglianza, tra cui quella di Bellaguarda all’inizio del XIII secolo. La torre, citata in un documento del 1226, è preesistente alla costruzione del castello; venne infatti inglobata nella cinta muraria in epoca successiva. Nel 1487 i Grigioni distrussero il castello di Bellaguarda ed i castellani si trasferirono nella contrada di Sacco.
Il castello venne in seguito ricostruito ed abitato dai Venosta fino al 1712, anno della morte di Alessandro Venosta, ultimo discendente della famiglia.
All’estremità SSW della balza bassa occupata dal castello, si trova il locale del corpo di guardia, adiacente al quale è ubicata una piccola porta di accesso ovest, che immette nel grande cortile. All’estremità NE del cortile si trova un locale trapezoidale. Una ulteriore porta di accesso sud al castello è situata a livello di un ripiano che, tramite una scala in pietra, collega la balza inferiore con quella intermedia. La balza centrale è suddivisa in due grandi settori collegati da una piccola scala in pietra. Ciascun settore è a sua volta frazionato in ambienti di varie dimensioni. La torre, con funzione di avvistamento e difesa, è preesistente al castello e venne solo in seguito inglobata dalla cinta muraria.
Le indagini archeologiche hanno preso in esame la porzione NE del ripiano centrale, delimitata dalle murature di contenimento delle balze, dal muro di cinta perimetrale est e dalla muratura NW-SE che divide il settore B da quello D, comunicanti tramite una scala di pietra. I piani relativi ai singoli vani si trovano a quote diverse. Le murature principali, notevolmente conservate in altezza, mostrano l’esistenza di un piano superiore, di cui restano i fori per le inserzioni delle travi pavimentali, nonché nicchie e finestre. (Roberto Caimi, Marco Redaelli)
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AIAC_868 - Chiesa di S. Fedele - 2003
Sulla piazza di Verceia, sulla sponda sinistra del lago di Novate Mezzola, si affaccia la chiesa dedicata a S. Fedele, soldato romano che, secondo la tradizione, trovò il martirio in un luogo non lontano, sulla sponda occidentale del lago, dove attualmente sorge il tempietto di S. Fedelino.
La chiesa è, nelle sue forme attuali, il risultato di molteplici modifiche strutturali. Nell’ambito di lavori di restauro si è svolto, a due riprese, uno scavo archeologico che ha permesso di individuare 8 fasi di costruzione, vita e ristrutturazione dell’edificio.
_Fase 1_
È relativa alla costruzione ed uso di un edificio di culto a navata unica, con abside volta ad oriente; il presbiterio è separato da una struttura in muratura leggera ed è chiuso ad est dal semicerchio absidale; il pavimento è costituito da una preparazione di ciottoli e pietre coperta da un rivestimento in malta lisciata; un ambiente è situato a sud della navata. I livelli d’uso esterni privi di pavimentazione sono intaccati da diverse sepolture non databili.
_Fase 2_
La chiesa viene prolungata verso ovest, dove viene aggiunto un pronao; lungo il perimetrale nord della navata, si trova una struttura forse pertinente ad una sepoltura multipla o ad una partizione dell’area cimiteriale. Al centro del pronao si trova forse la base di una colonna.
_Fase 3_
Momentaneo abbandono dell’edificio nella sua funzione cultuale e probabile riutilizzo come ricovero e alloggio per militari.
_Fase 4 (secolo XVI)_
Vengono demoliti alcuni tratti di muratura, costruita una nuova abside di forma quadrangolare, allargata la navata in direzione nord e aggiunto un piccolo campanile; la pavimentazione è costituita da malta lisciata. Pertinente a questa fase è forse una sepoltura entro struttura quadrangolare esterna.
_Fase 5 (inizi del XVIII secolo - 1709)_
Ulteriore ampliamento della chiesa. Vengono costruiti il nuovo campanile e due cappelle laterali. La pavimentazione è costituita da lastre di pietra locale. L’ingresso della chiesa rimane il medesimo della fase precedente.
_Fase 6 (XVIII secolo - 1724)_
Si edifica, in appoggio al campanile, una nuova abside di forma quadrangolare. La facciata viene demolita e quello che era il pronao diventa parte della nuova navata; la chiesa viene rialzata con volte; viene posato un pavimento in lastre di pietra; l’ingresso principale rispecchia quello attuale.
_Fase 7 (XVIII secolo - 1745)_
Rialzamento della quota del pavimento in lastre di pietra e deposizione della sepoltura nell’area absidale del parroco Don Petrus Antonius Foicus, morto nel 1745.
_Fase 8 (XX secolo)_
Vengono aggiunte le due navate laterali ed il coro quando, nel 1924-1926, viene ulteriormente allungata l’area absidale con la costruzione di una nuova muratura di forma poligonale. (Roberto Caimi, Marco Redaelli)