Name
Cornaleto
Date Range
1450 BC – 1350 BC
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_3423 - Cornaleto - 2013
    _Campagne 2013-2014_ Nel territorio di Sant’Arsenio l’indagine territoriale del progetto V.A.L.L.O. (Valorizzazione Archeologica di un Lago non Lago Omnicomprensivo) ha messo in luce un sistematico popolamento protostorico (età del bronzo medio-finale) delle sue alture pedemontane, con i siti del Cornaleto, i Cerri e di Costa S. Maria. L’altura del Cornaleto (593 m slm, fig. 1a), in particolare, fa parte di un sistema collinare che comprende la vicina propaggine di San Vito (520 m slm, fig. 1b) e si colloca nel versante orientale del massiccio degli Alburni, a diretto contatto con la zona pianeggiante del Vallo di Diano (fig. 1d). La sua natura geologica è di tipo carsico. L’importanza strategica di tale collocazione è stata ampiamente dimostrata dal rinvenimento, nel corso di un survey nell’autunno del 2012, di una grande quantità di ceramica d’impasto della fase avanzata della media età del bronzo, che presenta diffusamente la tipica decorazione “appenninica”, sia sulla cima che lungo tutti i suoi versanti, zone nelle quali vennero anche riscontrati possibili allineamenti strutturali. Le campagne di scavo effettuate tra il 2013 e il 2014 avevano come scopo principale la comprensione dell’entità e della conservazione del deposito archeologico. A questo fine vennero aperte, tramite mezzo meccanico, tre aree sulla zona apicale dell’altura (fig. 1c) . Una era localizzata sulla sommità (A3), e due sull’isoipsa sottostante (A1 e A4), dove era presente un terrazzo più ampio. Una quarta area (A2) risultava compromessa da disturbi recenti ed è stata per questo abbandonata dopo un primo sondaggio. A1 L’area si trova nel terrazzo sottostante la sommità nella zona orientale, a diretto controllo visivo della valle fluviale. Presenta un’estensione di 3mx3m ed è addossata ad un setto murario che sfrutta l’andamento geologico per delimitare parte di questo terrazzo. Appena tolto il livello di humus, è venuta in luce una concentrazione di copiosi frammenti fittili. L’andamento obliquo (SW-NE) di questo strato, caratterizzato anche da massi di grandi dimensioni, e la sua collocazione topografica in prossimità di un sensibile salto di quota, ci fa supporre che tale deposito sia frutto di un’azione di scivolamento dall’alto di probabili livelli insediativi. A3 L’area si trova sulla sommità dell’altura, nella sua parte orientale. Presenta un’estensione di 4mx3m, nella quale sono stati rinvenuti livelli stratigrafici con concentrazioni di copiosi frammenti fittili. L’inclinazione di queste stratigrafie è più dolce rispetto all’area sottostante, ma anch’esse devono aver avuto gli stessi processi erosivi, essendo a contatto diretto con il sottostante manto geologico che caratterizza tutta l’altura. A4 L’area si trova sulla propaggine settentrionale del terrazzo inferiore alla sommità dell’altura. Ha un’estensione 3mx10m con andamento E-W. Anch’essa, come l’area 1, si trova in un punto nevralgico del pendio con un sensibile salto altimetrico. Su tutta l’estensione dell’area, sottostante il livello di humus, viene riscontrato un potente strato farinoso di colore grigio/nerastro, di probabile natura vulcanica proveniente da fattori naturali esterni. Tale strato ha un andamento SE-NW, che segue l’andamento del pendio, con uno spessore medio di circa 50 cm. Sono presenti massi anche di grande dimensione in probabile giacitura secondaria causata da effetti di scivolamento geologico. La sezione ovest dell’area indica bene l’andamento e la probabile natura del deposito, mettendo in luce i livelli in caduta verso il pendio nord. La situazione riscontrata, in tutte e tre le aree, dimostra come potenti processi erosivi abbiano purtroppo compromesso in modo irrimediabile, almeno in questa parte sommitale indagata dell’altura, la possibilità d’individuare elementi strutturali dell’abitato. Ciò nonostante, la quantità e soprattutto la varietà delle sintassi decorative presenti nei frammenti ceramici (30000 frammenti di cui 1000 decorati con il tipico stile appenninico, fig. 2) costituiscono un’acquisizione importante per una migliore comprensione della cultura materiale di questa fase avanzata della media età del bronzo. Questo sito d’altura doveva comunque avere degli avamposti funzionali anche a valle; questo ruolo potrebbe essere stato svolto da un sito individuato in un vicino torrente a nord del Cornaleto (loc. i Vaddoni) con materiali riferibili al medesimo orizzonte cronologico. Da queste iniziali campagne di ricerca, il quadro del popolamento protostorico sembra assai articolato, soprattutto nella media età del bronzo. A tale periodo appartengono una cospicua serie di siti d’altura che si vanno a collocare in modo sistematico in quella fascia pedemontana subito sopra le bassure vallive, con funzioni certamente di controllo del territorio sia per quanto riguarda i vettori fluviali sia i valichi montani, a conferma della densa rete di contatti in queste fasi della media eta’ del bronzo (per una prima, ancora utile, analisi di questi fenomeni v. Puglisi 1959).

Media

Name
Cornaleto
Year
2013
Summary
it _Campagne 2013-2014_

Nel territorio di Sant’Arsenio l’indagine territoriale del progetto V.A.L.L.O. (Valorizzazione Archeologica di un Lago non Lago Omnicomprensivo) ha messo in luce un sistematico popolamento protostorico (età del bronzo medio-finale) delle sue alture pedemontane, con i siti del Cornaleto, i Cerri e di Costa S. Maria. L’altura del Cornaleto (593 m slm, fig. 1a), in particolare, fa parte di un sistema collinare che comprende la vicina propaggine di San Vito (520 m slm, fig. 1b) e si colloca nel versante orientale del massiccio degli Alburni, a diretto contatto con la zona pianeggiante del Vallo di Diano (fig. 1d). La sua natura geologica è di tipo carsico.

L’importanza strategica di tale collocazione è stata ampiamente dimostrata dal rinvenimento, nel corso di un survey nell’autunno del 2012, di una grande quantità di ceramica d’impasto della fase avanzata della media età del bronzo, che presenta diffusamente la tipica decorazione “appenninica”, sia sulla cima che lungo tutti i suoi versanti, zone nelle quali vennero anche riscontrati possibili allineamenti strutturali.

Le campagne di scavo effettuate tra il 2013 e il 2014 avevano come scopo principale la comprensione dell’entità e della conservazione del deposito archeologico.
A questo fine vennero aperte, tramite mezzo meccanico, tre aree sulla zona apicale dell’altura (fig. 1c) .

Una era localizzata sulla sommità (A3), e due sull’isoipsa sottostante (A1 e A4), dove era presente un terrazzo più ampio. Una quarta area (A2) risultava compromessa da disturbi recenti ed è stata per questo abbandonata dopo un primo sondaggio.

A1
L’area si trova nel terrazzo sottostante la sommità nella zona orientale, a diretto controllo visivo della valle fluviale. Presenta un’estensione di 3mx3m ed è addossata ad un setto murario che sfrutta l’andamento geologico per delimitare parte di questo terrazzo. Appena tolto il livello di humus, è venuta in luce una concentrazione di copiosi frammenti fittili. L’andamento obliquo (SW-NE) di questo strato, caratterizzato anche da massi di grandi dimensioni, e la sua collocazione topografica in prossimità di un sensibile salto di quota, ci fa supporre che tale deposito sia frutto di un’azione di scivolamento dall’alto di probabili livelli insediativi.

A3
L’area si trova sulla sommità dell’altura, nella sua parte orientale. Presenta un’estensione di 4mx3m, nella quale sono stati rinvenuti livelli stratigrafici con concentrazioni di copiosi frammenti fittili. L’inclinazione di queste stratigrafie è più dolce rispetto all’area sottostante, ma anch’esse devono aver avuto gli stessi processi erosivi, essendo a contatto diretto con il sottostante manto geologico che caratterizza tutta l’altura.

A4
L’area si trova sulla propaggine settentrionale del terrazzo inferiore alla sommità dell’altura.
Ha un’estensione 3mx10m con andamento E-W. Anch’essa, come l’area 1, si trova in un punto nevralgico del pendio con un sensibile salto altimetrico. Su tutta l’estensione dell’area, sottostante il livello di humus, viene riscontrato un potente strato farinoso di colore grigio/nerastro, di probabile natura vulcanica proveniente da fattori naturali esterni. Tale strato ha un andamento SE-NW, che segue l’andamento del pendio, con uno spessore medio di circa 50 cm. Sono presenti massi anche di grande dimensione in probabile giacitura secondaria causata da effetti di scivolamento geologico. La sezione ovest dell’area indica bene l’andamento e la probabile natura del deposito, mettendo in luce i livelli in caduta verso il pendio nord.

La situazione riscontrata, in tutte e tre le aree, dimostra come potenti processi erosivi abbiano purtroppo compromesso in modo irrimediabile, almeno in questa parte sommitale indagata dell’altura, la possibilità d’individuare elementi strutturali dell’abitato. Ciò nonostante, la quantità e soprattutto la varietà delle sintassi decorative presenti nei frammenti ceramici (30000 frammenti di cui 1000 decorati con il tipico stile appenninico, fig. 2) costituiscono un’acquisizione importante per una migliore comprensione della cultura materiale di questa fase avanzata della media età del bronzo.

Questo sito d’altura doveva comunque avere degli avamposti funzionali anche a valle; questo ruolo potrebbe essere stato svolto da un sito individuato in un vicino torrente a nord del Cornaleto (loc. i Vaddoni) con materiali riferibili al medesimo orizzonte cronologico.
Da queste iniziali campagne di ricerca, il quadro del popolamento protostorico sembra assai articolato, soprattutto nella media età del bronzo.

A tale periodo appartengono una cospicua serie di siti d’altura che si vanno a collocare in modo sistematico in quella fascia pedemontana subito sopra le bassure vallive, con funzioni certamente di controllo del territorio sia per quanto riguarda i vettori fluviali sia i valichi montani, a conferma della densa rete di contatti in queste fasi della media eta’ del bronzo (per una prima, ancora utile, analisi di questi fenomeni v. Puglisi 1959).
en _ 2013-2014 Campaigns_

The hill of Cornaleto (593 m a.s.l.) is part of the system that includes the nearby hill of San Vito (520 m a.s.l.) and is situated on the east side of the Alburni massif, in direct contact with the flat area of the Vallo di Diana. The geology is Karstic. The main aim of the excavations was to gauge the nature and preservation of the archaeological deposit.
Four trenches were opened: one on the summit (A3), two on the contour line below (A1 and A4), and one that was seen to be very disturbed by recent activity and was therefore abandoned (A2).

_A1_

The area was situated on the terrace below the eastern side of the summit, overlooking the river valley. The trench measured 3 x 3 m and abutted a wall that followed the lie of the land to delimit a part of the terrace. A large concentration of pottery fragments was exposed immediately below the humus. The diagonal (SW-NE) alignment of this layer, also characterised by large boulders, and its position close to a substantial rise in level, suggests that it had slipped down from the probable occupation levels above.

_A3_

This trench, measuring 4 x 3 m, was opened on the eastern side of the summit. The excavated layers contained large amounts of pottery fragments. The layers were on a gentler slope than to those in the area below, but must also have undergone the same erosive processes, as they were in direct contact with the underlying geological mantle that characterises the entire hill.

_A4_

The trench was opened on the northern projection of the terrace below the summit. It measured 3 x 10 m and was on an east-west alignment. Like area A1, it was at the point of the slope with a considerable rise in ground level. Below the humus, across the entire area, there was a substantial greyish-black powdery layer, probably of volcanic origin caused by external natural events. This layer was on a SE-NW alignment, following the slope, with an average depth of 50 cm. Large rocks were also present, probably in secondary deposition caused by geological movements. The western part of the area provided a good indication of the lie and probably nature of the deposit when the levels that had collapsed towards the north slope were exposed.

In all three areas it was seen how severe erosion had unfortunately completely compromised the possibility of finding any structures, at least on this part of the summit. Despite this, the quantity, and above all variety of the decoration present on the pottery, constitutes a fundamental acquisition for the understanding of the material culture in the late Middle Bronze Age. It will be interesting to investigate the ashy layers spread across the hill, whose volcanic nature differs from the karstic geology of the area.
Summary Author
Alessandro Guidi
Research Body
Università Roma Tre
Team
Archaeologist - Mariele Proietti
Archaeologist - Michele Truffi
Field director - Federico Nomi

Media

  • A. Guidi, F. Nomi c.s.
    A. Guidi, F. Nomi, Centri d’altura della media età del bronzo nel Vallo di Diano e nelle aree limitrofe . Nuove evidenze dal progetto V.A.L.L.O., Poster presentato al convegno Centri fortificati indigeni della Calabria dalla protostoria all’età ellenistica (Napoli, gennaio 2014), in corso di stampa
  • Puglisi 1959
    S. Puglisi, 1959, La civiltà appenninica. Origine delle comunità pastorali in Italia, Firenze.
  • Truffi, Nomi, Fiore c.s.
    M. Truffi, F.Nomi, I. Fiore, c.s., I resti faunistici dell'abitato appenninico del Cornaleto (Sant'Arsenio, SA), in 50a Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Preistoria del cibo (Roma, ottobre 2015).

Location

Location
Cornaleto
Easting
15.48027778
Northing
40.48048056
Country
Italy
Admin Level 1
Campania
Admin Level 2
Province of Salerno
Admin Level 3
Sant'Arsenio