AIAC_869 - Timpone della Motta - 2004Il sito, tra i più importanti insediamenti precoloniali, è costituito da un villaggio presso l’altopiano del Timpone della Motta, dove Strabone colloca l’antica Lagaria, fondata dal mitico Epeo, costruttore del cavallo di Troia, una ricca necropoli in località Macchiavate, dove sono stati riportati in luce da P. Zancani negli anni ’60 vasi enotri e ricchi oggetti di bronzo di ornamento personale (armi, fibule, cinture, diademi, monili in metallo, ambra e paste vitree) ed un Athenaion sull’acropoli (da cui un’epigrafe con il nome di Athena).
Il santuario dell’acropoli è costituito da edifici cultuali e di servizio; quello denominato V, che ha preso il posto del Tempio X di epoca arcaica ipotizzato dalla W.M. Stoop nell’area della Chiesetta bizantina, presenta diverse fasi. Nella prima è documentata una abitazione del Bronzo Medio, poi tagliata da costruzioni più recenti e con abside orientata verso ovest, a cui segue una casa in legno e altro materiale deperibile della prima età del Ferro (la Casa delle Tessitrici), con focolare nella parte occidentale, un telaio nella stanza centrale e ad est una zona absidata. Oggetti di bronzo presso il focolare, dello stesso tipo di quelli presenti nei corredi delle tombe muliebri del Macchiabate, attestano la funzione anche cultuale di questa parte della casa, mentre la zona esterna conserva un ruolo domestico. Pendagli bronzei a forma di ochette su basi decorate (VIII sec. a.C.), di matrice laconica sull’acropoli testimoniano un primo influsso greco nell’area. Le dimensioni dei pesi da telaio nella stanza centrale indicano una “macchina” per la tessitura monumentale e perciò destinata alla realizzazione di stoffe da dedicare alla divinità. Il vasellame rinvenuto nella casa si data al tardo Geometrico Medio (775-725 a.C.). La struttura absidata della casa, paragonabile ad alcuni edifici coevi in Grecia, doveva essere rappresentativa del prestigio delle famiglie dominanti e costituire un luogo di culto, anche se non è possibile sapere se fosse destinata sin dall’inizio ad una divinità o se appartenesse a rappresentanti dell’aristocrazia locale che vi svolgevano lavori connessi alla realizzazione di stoffe destinate a scopi religiosi. Su questo edificio fu costruito un nuovo tempio, riutilizzando le stesse buche di palo della capanna precedente. La ceramica d’importazione (coppe, brocche e _kantharoi_ di tipo acheo) e di produzione locale è legata al rituale del bere, mentre i _kantharoi_ a traforo, le _lekytoi_ a becco stretto o trilobate, _aryballoi_ e _alabastra_ per olii e balsami profumati, dimostrano la venerazione ad una dea legata alla tessitura e all’attività artigianale.
All’inizio del VI secolo la parte meridionale dell’acropoli fu ricoperta con uno strato di ghiaia asportata dal pendio durante i lavori per la costruzione del muro difensivo che cingeva il santuario, databile da alcuni _alabastra_ del Corinzio Antico al 625-590 a.C. Al di sopra del riempimento fu eretto un nuovo tempio (fase e dell’Edificio V) la cui struttura venne poi distrutta per l’erezione della cappella bizantina (X sec. d.C.).
La presenza di _hydriskai_ e servizi per bere nel santuario collega l’acqua al culto della dea protettrice della tessitura che fu assimilata alla greca Athena; la relazione sembra fornita dalla figura dell’eroe _Epeios_ , assimilabile ad Efesto nella sua abilità di artigiano e per il trasporto dell’acqua per i comandanti greci nella guerra di Troia. (MiBAC)