Name
Notarchirico
Date Range
667983 BC – 1 BC
Monuments
Settlement

Seasons

  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2017
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi. Il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, riferendolo a più di 670.000 anni, ritenendolo oggi il più antico Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nel sud dell’Italia e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali e in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, fino all’apparizione dei più antichi bifacciali e delle modifiche comportamentali tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetteranno di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna 2017 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta lo scorso anno all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) e era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e datato a 670 Ka. Gli sforzi si sono concentrati principalmente nello scavo di tre di queste unità geostratigrafiche (G, J e I) e sull’individuazione dei livelli archeologici. Il livello H viene per il momento considerato di interesse unicamente paleontologico. La campagna di scavo 2017 ci ha permesso di mettere in luce sugli strati F e G dei letti di ciottoli più o meno densi che rappresentano dei livelli dove la presenza umana è particolarmente rappresentata. Gli scavi sono proseguiti anche sul livello I, attraverso l’allargamento dell’area di scavo allo scopo di mettere in luce il livello I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui un bifacciale (F), due strumenti bifacciali parziali (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni, e la questione della loro origine (potati dagli ominidi o presenti naturalmente sullo strato) dovrà essere affrontata allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2018
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcanosedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a _Homo heilderbengensis_, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi. Il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, riferendolo a più di 670.000 anni, ritenendolo oggi il più antico Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nel sud dell’Italia e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali e in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, _Homo heilderbengensis_, fino all’apparizione dei più antichi bifacciali e delle modifiche comportamentali tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetteranno di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna 2018 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta gli scorsi anni all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) ed era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e datato a 670 ca. Gli sforzi si sono concentrati principalmente nello scavo di tre di queste unità geostratigrafiche (G, J e I) e sull’individuazione dei livelli archeologici. La campagna di scavo 2018 ha interessato i livelli F, G e I la cui area di scavo è stata allargata al fine di recuperare più materiale e poter cominciare l’analisi spaziale. Questi livelli, caratterizzati da letti di ciottoli più o meno bene conservati rappresentano dei livelli dove la presenza umana è particolarmente rappresentata. Gli scavi sono proseguiti anche sul livello I, attraverso l’allargamento dell’area di scavo allo scopo di mettere in luce il livello I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui due bifacciali in calcare (F), due strumenti bifacciali parziali (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni, e la questione della loro origine (potati dagli ominidi o presenti naturalmente sullo strato) è stata cominciata quest’annocommence à être étudiée allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2019
    La campagna 2019 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta gli scorsi anni all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) e era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e oggi datato a 675 Ka. Le nuove datazioni Ar/Ar et ESR/U-Th hanno collocato tra 675 e 695.000 anni la successione stratigrafica dal livello G al livello I2 alla base della sequenza. La campagna di scavo 2019 ha interessato i livelli F, G e I la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi). L’allargamento dell’area di scavo del livello I ha avuto lo scopo di mettere in luce lo strato I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui, adesso quattro bifacciali in calcare (F), due strumenti bifacciali parziali in calcare e in selce e un bifacciale in calcare (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. Durante la campagna del 2019 due nuovi bifacciali in calcare sono stati ritrovati nei livelli F e G, e bifacciali in selce in livello F, mentre nei livelli G e I sono stati rinvenuti dei grossi utensili unifacciali e piccoli strumenti in selce. La scoperta di un bifacciale nel livello G, più antico del livello F, colloca l’arrivo dell’Acheuleano nel Sud dell’Europa ad oltre 675.000 anni, ad un’età più antica di quella che si pensava, durante una fase climatica temperata. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni: quest’anno abbiamo approcciato alla questione della loro origine (portati dagli ominidi o presenti naturalmente nello strato), allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito. I ciottoli di grandi dimensioni sono serviti alla produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori per lo sfruttamento della carne. Lo studio delle tracce d’uso sugli oggetti in selce attesta la pratica della macellazione e del taglio di legno e piante.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2021
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi. Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna di scavo 2021 ha interessato i livelli G, H, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi). I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Il livello H ha meno evidenze a livello archeologico anche se è comunque possibile evidenziare un’occupazione, verosimilmente più sporadica, dei gruppi umani. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia un bifacciale asimmetrico presentante due intaccature laterali realizzato su un nodulo di selce che un Hachereaux su ciottolo di calcare. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni: quest’anno abbiamo deciso di interrogarci sulla questione della loro origine (dal momento che sono presenti naturalmente nello strato), allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Tra i reperti faunistici rinvenuti durante la corrente campagna di scavo si segnala la presenza di un frammento di osso lungo e di un frammento di scapola appartenenti ad Elephas antiquus, entrambi appartenenti al livello G. Lo studio delle tracce d’uso sugli oggetti in selce attesta la pratica della macellazione e del taglio di legno e piante.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2022
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna di scavo 2022 ha interessato i livelli G, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi). I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia due nuovi bifacciali su calcare e selce. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Durante la campagna di scavo 2022, all’interno del livello I1 è stato rinvenuto un grande frammento di palco di un cervide di grandi dimensioni. Il reperto, che costituisce un rinvenimento molto raro per questo periodo, è caratterizzato dalla presenza della porzione basale, inclusa la rosetta.
  • AIAC_4468 - Notarchirico - 2023
    Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana (40’58”08.33 N/15’53”17.70E). Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi. Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna di scavo 2023 ha interessato solo i livelli I1 e I2. L’area di scavo è stata allargata attraverso l’utilizzo di un mezzo meccanico per poter accedere su di un areale maggiore al letto di ciottoli, noto anche come livello I2, datato a 700.000 anni e rappresentante la più antica occupazione del sito. L’obiettivo, oltre ad indagare l’estensione di questo strato è stata anche quella di trovare più reperti. L’area di scavo al termine della campagna sul livello I2 è di 30 metri quadrati. Tra i reperti rinvenuti durante la campagna di scavo si segnala un frammento di zanna di Elephas antiquus e un frammento di osso lungo sempre appartenente ad Elephas antiquus. Nei dintorni di tali reperti sono state rinvenute diverse schegge (di cui alcune ritoccate) in varie litologie di selce (flysch e chert e nodulare), oltre ad altri reperti faunistici prevalentemente frammentati (resti di elefante, cervidi, bovidi, avifauna). Nessun bifacciale è stato finora rinvenuto in I2 e la problematica riguardante possibili tradizioni culturali o attività specifiche svolte nel sito influenzanti l’assenza o la presenza di tali manufatti rimane aperta, rendendo ulteriori indagini fondamentali per la comprensione dell’insieme litico di tale strato. I nuclei rinvenuti sono pochi. Soltanto un quadrato appartenente a livello I1 è stato scavato durante tale campagna di scavo. I reperti rinvenuti consistono di alcune shcegge in selce e due mandibole appartenenti a cervidi di grandi dimensioni. Didascalie Foto 1. Il sito Notarchirico e i livelli di occupazione Foto 2. Livello I2 datato a 700.000 anni fa con resti di Elephas antiquus su un letto di ciottoli, resti di rive lacustri.

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Name
Notarchirico
Year
2017
Summary
it Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.

In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi.

Il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, riferendolo a più di 670.000 anni, ritenendolo oggi il più antico Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nel sud dell’Italia e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali e in un contesto vulcanico attivo.

Altro obiettivo è quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, fino all’apparizione dei più antichi bifacciali e delle modifiche comportamentali tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetteranno di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.

La campagna 2017 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta lo scorso anno all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) e era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e datato a 670 Ka. Gli sforzi si sono concentrati principalmente nello scavo di tre di queste unità geostratigrafiche (G, J e I) e sull’individuazione dei livelli archeologici.

Il livello H viene per il momento considerato di interesse unicamente paleontologico. La campagna di scavo 2017 ci ha permesso di mettere in luce sugli strati F e G dei letti di ciottoli più o meno densi che rappresentano dei livelli dove la presenza umana è particolarmente rappresentata. Gli scavi sono proseguiti anche sul livello I, attraverso l’allargamento dell’area di scavo allo scopo di mettere in luce il livello I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui un bifacciale (F), due strumenti bifacciali parziali (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni, e la questione della loro origine (potati dagli ominidi o presenti naturalmente sullo strato) dovrà essere affrontata allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito.
en The site of Notarchirico (Venosa, Basilicata) presents an exceptional complex of volcanic-sedimentary deposits in which several levels of human occupation are preserved. The excavations undertaken by Marcello Piperno between 1980-1990 uncovered a stratigraphic sequence of seven archaeological levels, whose deposits were largely linked to the strato-volcanic activity of Monte Vulture. These layers were rich in fauna and lithic industry, and some of them contained bi-facial flints.
A human femur attributed to Homo heilderbengensis, dated by 40Ar/39Ar, TL, ESR and ESR/U-Th between 610-675 Ka, was found in one of the upper levels in the sequence (level alfa). The dating agrees with that provided by the study of the fauna and micro-fauna, which localised the sequence in the Ponte Galeria phase (Galerian, early middle Pleistocene period). The base of the sequence remains largely unknown, although some of the earliest archaeological levels were identified in core samples.
The new multidisciplinary project aims to define the chronology and development of the earliest occupation phases on the site. Its suggested attribution to more than 670,000 years ago makes it the earliest Acheulean site in Italy. The object is to observe the habitat in which hominids lived in southern Italy and describe their behaviour and the ways in which they adapted to changes in environmental conditions and living in an active volcanic environment.
Another objective is to describe the strategies of the men who lived in Europe between 700,000 and 600,000 years ago, a key period corresponding with the arrival of a new hominid, Homo Heilderbengensis, until the appearance of the earliest bi-facial tools and behavioural changes including those linked to territorial management and tool production. The application of these new methodologies to the study of the archaeological materials found in the new excavations will also make it possible to compare the strategies of the people living in southern Italy in this period with those used in north-western Europe.

The 2017 campaign continued the excavation of the trench almost 30 m in length opened last year outside the shed covering the old excavations in order to rediscover the base of the stratigraphic sequence, which is little-known as yet. In 2016, five large stratigraphic contexts (F, G, H, I and J) were identified. In some case, the contexts were formed by several sub-levels, beds of cobblestones, sand, clays, more or less compact, all situated below level F, the last identified by Piperno’s excavations and dated to 670,000 years ago. This season’s work concentrated on the excavation of these three geo-stratigraphic contexts (G, J, and I) and the identification of the archaeological levels.

For the moment, level H is considered of exclusively palaeontological interest. This season’s excavations exposed more or less compact beds of cobblestones on top of layers F and G, which represent the layers where human occupation was particularly represented. The excavation of level I also continued, the enlargement of the area revealing more of level I2. This was a large bed of cobblestones with archaeological materials. The three layers (F, G, I) produced abundant lithics and faunal remains, including a bi-facial (F), two partial bi-facials (G) and numerous tools on limestone cobbles and tools worked on flint flakes. Flint nodules, often small in size, were abundant on the site, and the question of their origin (brought by hominids or naturally present on the layer) must be investigated with the aim of understanding the ways in which the hominids occupying the site managed the territory.
Team
Anthropologist - Giorgio Manzi- Universitià di Roma “La Sapienza”
Archaeologist - Carmen Santagata- Université Bordeaux 1, Francia e Italia
Archaeologist - Marta Arzarello, Università degli Studi di Ferrara
Archaeologist - Marcello Piperno- Università di Roma “La Sapienza”
Archaeologist - Rosalia Gallotti- Università di Roma “La Sapienza"
Archaeologist - Bruce Hardy- Kenyon College, Ohio
Archaeologist - Cristina Lemorini- Università di Roma “La Sapienza”
Geologist - Jean-Jacques Bahain- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Geologist - Christophe Falguères- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Geologist - Sébastien Nomade- CEA Saclay, LSCE, Gif-sur-Yvette
Geologist - Alison Pereira CEA Saclay, LSCE, Gif-sur-Yvette
Geologist - Jean-Paul Raynal- Université Bordeaux 1,
Geologist - David Lefevre- Université Paul-Valéry Montpellier
Geologist - Gérard Vernet- Université Bordeaux 1
Geologist - Maurizio Lazzari CNR, CNR-IBAM, Tito Scalo
Paleethnologist - Camille Daujeard- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris
Paleethnologist - Antonio Curci- Universitià di Bologna
Paleontologist - Claudio Berto- Università degli Studi di Ferrara
Paleontologist - Raffaele Sardella-Università di Roma “La Sapienza”
Surveyor - Andrea d’Andrea- Università “L’Orientale” di Napoli, Centro Interdipartimentale Servizi per l’Archeologia (CISA)
Surveyor - Rosario Valentini- Università “L’Orientale” di Napoli

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Name
Notarchirico
Year
2018
Summary
it Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcanosedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana.

Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali. In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a _Homo heilderbengensis_, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi. Il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, riferendolo a più di 670.000 anni, ritenendolo oggi il più antico Acheuleano di Italia.

Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nel sud dell’Italia e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali e in un contesto vulcanico attivo. Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, _Homo heilderbengensis_, fino all’apparizione dei più antichi bifacciali e delle modifiche comportamentali tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetteranno di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest. La campagna 2018 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta gli scorsi anni all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) ed era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e datato a 670 ca. Gli sforzi si sono concentrati principalmente nello scavo di tre di queste unità geostratigrafiche (G, J e I) e sull’individuazione dei livelli archeologici.

La campagna di scavo 2018 ha interessato i livelli F, G e I la cui area di scavo è stata allargata al fine di recuperare più materiale e poter cominciare l’analisi spaziale. Questi livelli, caratterizzati da letti di ciottoli più o meno bene conservati rappresentano dei livelli dove la presenza umana è particolarmente rappresentata. Gli scavi sono proseguiti anche sul livello I, attraverso l’allargamento dell’area di scavo allo scopo di mettere in luce il livello I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui due bifacciali in calcare (F), due strumenti bifacciali parziali (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni, e la questione della loro origine (potati dagli ominidi o presenti naturalmente sullo strato) è stata cominciata quest’annocommence à être étudiée allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito.
en The site of Notachirico (Venosa, Basilicata), presents a series of exceptional volcanic-sedimentary deposits in which several human occupation levels are preserved.

Marcello Piperno’s excavations in the 1980-1990 uncovered a stratigraphic sequence of seven archaeological levels, whose deposits were largely linked to the strato-volcanic activity of Monte Vulture. These levels are rich in faunal remains and lithic industry; some contained bi-facial flints. In one of the upper levels in the sequence (level alpha) a human femur attributable to Homo heilderbengensis, dated 40Ar/39Ar, TL, ESR and ESR/U-Th between 610-675 Ka. This dating matches the data provided by the faunal and micro-faunal analysis that places the sequence in the Ponte Galeria phase (Galerian, early middle Pleistocene). The base of the sequence remains largely unknown, although some of the earliest archaeological levels were identified by _sondages_. The new multidisciplinary project aims to make a more precise definition of the chronology and the way in which the earliest occupation phases were formed, which is attributed to over 670,000 years ago, which makes it the earliest Acheulean site in Italy.

The aim is to observe the habitat of the hominids that lived in southern Italy and describe their behaviour and ways in which they adapted to changes in environmental conditions and in an active volcanic context. The other objective was to provide a more precise description of the men who lived in Europe between 700 and 600 ka, a key period that corresponds with the arrival of a new hominid, Homo heilderbengensis, up until the appearance of the earliest bi-facial flints and the behavioural changes among which that associated with the management of the territory or tool making. The application of new methodologies to the study of the archaeological materials found in the new excavations will make it possible to clarify the strategies used by man between 700 and 600 ka in southern Europe and compare them with those in northern-western Europe. The 2018 campaign continued excavation in the trench, almost 30 m long, opened in previous years outside the hut that covers the old excavations in order to find the base of the site sequence, which is still little known In 2016, five large contexts were identified (F, G, H, I and J) and an unknown context was identified at the base of the trench sequence. In some cases, the contexts were made up of several sub-levels; cobblestone beds, sands, more or less compact clays, all situated below context F, the last identified by the Piperno excavations and dated 670 Ka. Work concentrated on the excavation of three of these geo-stratigraphies (G, J and I) and the identification of archaeological levels.

In 2018, contexts F, G and I were excavated. The area of context I was enlarged in order to recover as much material as possible and begin the spatial analysis. These contexts, characterised by cobblestone beds, more or less well-preserved, were those with a large amount of evidence of human occupation. The extension of excavations in context I uncovered more of level 12. This was a large cobblestone bed with archaeological material. Contexts F, G and I produced abundant faunal and lithic finds, including two limestone bi-facial elements (F), two partial bi-facials (G), and numerous tools on limestone cobbles and products from the working of flint flakes. The flint nodules are present in abundance on the site, often of small size, and this year study has begun of the question of their origin (brought by the hominids or naturally present in the layer) with the aim of identifying how the occupants of the site managed the territory.
Team
Anthropologist - Giorgio Manzi- Universitià di Roma “La Sapienza”
Archaeologist - Carmen Santagata, Université Bordeaux 1
Archaeologist - Marta Arzarello-Università degli Studi di Ferrara
Archaeologist - Marcello Piperno- Università di Roma “La Sapienza”
Archaeologist - Rosalia Gallotti- Università di Roma “La Sapienza”
Archaeologist - Bruce Hardy- Kenyon College, Ohio, USA
Archaeologist - Cristina Lemorini- Università di Roma “La Sapienza”
Dendrochronologist - Jean-Jacques Bahain- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Geoarchaeologist - Pierre Voinchet- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Geoarchaeologist - Sébastien Nomade- CEA Saclay, LSCE, Gif-sur-Yvette, Freance
Geoarchaeologist - Alison Pereira CEA Saclay- LSCE, Gif-sur-Yvette, France
Geographer - Maurizio Lazzari- CNR, CNR-IBAM, Tito Scalo
Geologist - Jean-Paul Raynal- Université Bordeaux 1, France
Geologist - David Lefevre- Université Paul-Valéry Montpellier, France
Geologist - Gérard Vernet- Université Bordeaux 1, France
Geologist - Giacomo Eramo- Università dell Basilicata, Bari
Paleontologist - Camille Daujeard- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Paleontologist - Antonio Curci- Universitià di Bologna
Paleontologist - Claudio Berto- Università degli Studi di Ferrara
Paleontologist - Raffaele Sardella- Universitià di Roma “La Sapienza"
Surveyor - Andrea d’Andrea-Università “L’Orientale” di Napoli, Centro Interdipartimentale Servizi per l’Archeologia (CISA)
Surveyor - Rosario Valentini- Università “L’Orientale” di Napoli

Media

Name
Notarchirico
Year
2019
Summary
it La campagna 2019 ha permesso di proseguire lo scavo della trincea di quasi 30 m di lunghezza aperta gli scorsi anni all’esterno del capannone che ricopre i vecchi scavi allo scopo di ritrovare la base della sequenza del sito ancora poco conosciuta. Nel 2016 erano stati identificati cinque grandi unità stratigrafiche (F, G, H, I e J) e era stata individuata una unità sconosciuta alla base della sequenza della trincea. In alcuni casi, le unità sono composte da più sottolivelli, letti di ciottoli, sabbie, argille più o meno compatte, tutti situati sotto il livello F, l’ultimo individuato durante gli scavi di M. Piperno e oggi datato a 675 Ka. Le nuove datazioni Ar/Ar et ESR/U-Th hanno collocato tra 675 e 695.000 anni la successione stratigrafica dal livello G al livello I2 alla base della sequenza. La campagna di scavo 2019 ha interessato i livelli F, G e I la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi).

L’allargamento dell’area di scavo del livello I ha avuto lo scopo di mettere in luce lo strato I2 in modo più esteso. Si tratta di un ampio letto di ciottoli con materiale archeologico. I tre strati (F, G, I) hanno restituito oggetti litici e fauna in abbondanza, tra cui, adesso quattro bifacciali in calcare (F), due strumenti bifacciali parziali in calcare e in selce e un bifacciale in calcare (G) e numerosi strumenti su ciottolo di calcare e prodotti di lavorazione su schegge di selce. Durante la campagna del 2019 due nuovi bifacciali in calcare sono stati ritrovati nei livelli F e G, e bifacciali in selce in livello F, mentre nei livelli G e I sono stati rinvenuti dei grossi utensili unifacciali e piccoli strumenti in selce. La scoperta di un bifacciale nel livello G, più antico del livello F, colloca l’arrivo dell’Acheuleano nel Sud dell’Europa ad oltre 675.000 anni, ad un’età più antica di quella che si pensava, durante una fase climatica temperata. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni: quest’anno abbiamo approcciato alla questione della loro origine (portati dagli ominidi o presenti naturalmente nello strato), allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito. I ciottoli di grandi dimensioni sono serviti alla produzione di grandi utensili.

Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori per lo sfruttamento della carne. Lo studio delle tracce d’uso sugli oggetti in selce attesta la pratica della macellazione e del taglio di legno e piante.
en The 2019 campaign saw the continuation of excavations in the almost 30 m long trench opened outside the hut covering the old excavations. The aim was to find the base of the site’s stratigraphic sequence that is still little known. In 2016, five large contexts were identified (F, G, H, I and J) and an unknown context was found at the base of the sequence in the trench. In some cases, the contexts were formed by several sub-levels, beds of cobblestones, sands, more or less compact clays, all situated below level F, the last one identified during the excavations undertaken by M. Piperno and today dated to 675 Ka. The new dating Ar/Ar and ESR/U-Th places the stratigraphic sequence from level G to level 12 at the base between 675 and 697,000 years ago. The 2019 excavations worked on levels F, G and I whose area was extended in order to uncover new material and begin the spatial analysis. These levels were constituted by a bed of cobblestones containing numerous artefacts (cores, flakes, implements), made on small nodules of flint and limestone, and faunal remains (including _Elephas_ _antiquus_, deer, bovines, birds and other large mammals).

The excavation area of level I was enlarged in order to uncover more of layer 12. This was an extensive make-up of cobblestones with archaeological material. The three levels (F, G, I) contained abundant lithics and fauna, including four limestone bi-facials (F), two partial bi-facial in limestone and flint (G) and numerous instruments on limestone cobbles and products from working on flint flakes. During the 2019 campaign, two new limestone bi-facials were found in levels F and G, and flint bi-facials in level F, while large one-sided implements and small flint tools were found in levels G and I. The discovery of a bi-facial in level G, earlier than level F, places the arrival of the Acheulean in southern Europe at over 675,000 years ago, earlier than previously thought, during a temperate climate phase. Flint cores, often small, are present in abundance on this site. This year we have approached the question of their origin (brought by the hominids or naturally present in the layer), with the aim of understanding how the hominids occupying the site managed the territory. The large cobblestones were used for making large tools.

Other levels produced archaeological material that documented the succession of occupation in a river-lake environment. The density of materials attests the regular arrival of hominids in the same place in order to search for herbivore carcasses from which to strip the flesh. The study of the traces of ware on the flint objects showed the use of butchery and the cutting of wood and plants.
Team
Anthropologist - Giorgio Manzi, Universitià di Roma “La Sapienza”, Italia
Archaeologist - Carmen Santagata, Université Bordeaux 1 e Muséum National d’Histoire Naturelle , Francia e Italia
Archaeologist - Marta Arzarello, Università degli Studi di Ferrara, Italia
Archaeologist - Marcello Piperno, Università di Roma “La Sapienza”, Italia
Archaeologist - Rosalia Gallotti, Università di Roma “La Sapienza”, Italia
Archaeologist - Bruce Hardy, Kenyon College, Ohio, USA
Archaeologist - Cristina Lemorini, Università di Roma “La Sapienza”, Italia
Archaeologist - Kate Britton, Università di Aberdeen UK e Max Planck Institute, Leipzig
Dendrochronologist - Pierre Voinchet, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Dendrochronologist - Jean-Jacques Bahain, , UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Dendrochronologist - Christophe Falguères, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Dendrochronologist - Sébastien Nomade, CEA Saclay, LSCE, Gif-sur-Yvette, France
Dendrochronologist - Alison Pereira CEA Saclay, LSCE, Gif-sur-Yvette, France
Geologist - Jean-Paul Raynal, Université Bordeaux 1, France
Geologist - David Lefevre, Université Paul-Valéry Montpellier, France
Geologist - Maurizio Lazzari CNR, CNR-IBAM, Tito Scalo, Italia
Geologist - Giacomo Eramo, Università dell Basilicata, Bari
Paleethnologist - Camille Daujeard, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Paleethnologist - Antonio Curci, Universitià di Bologna, Italia
Paleethnologist - Claudio Berto, Università degli Studi di Ferrara, Italia
Paleethnologist - Raffaele Sardella, Universitià di Roma “La Sapienza”, Italia
Surveyor - Andrea d’Andrea, Università “L’Orientale” di Napoli, Centro Interdipartimentale Servizi per l’Archeologia (CISA), Italia
Surveyor - Rosario Valentini, Università “L’Orientale” di Napoli, Italia

Media

Name
Notarchirico
Year
2021
Summary
it Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.

In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi.

Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo.

Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.

La campagna di scavo 2021 ha interessato i livelli G, H, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi).

I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Il livello H ha meno evidenze a livello archeologico anche se è comunque possibile evidenziare un’occupazione, verosimilmente più sporadica, dei gruppi umani. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia un bifacciale asimmetrico presentante due intaccature laterali realizzato su un nodulo di selce che un Hachereaux su ciottolo di calcare. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. I noduli di selce sono presenti in abbondanza sul sito, spesso di piccole dimensioni: quest’anno abbiamo deciso di interrogarci sulla questione della loro origine (dal momento che sono presenti naturalmente nello strato), allo scopo di conoscere le modalità di gestione del territorio da parte degli ominidi che occupavano il sito. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Tra i reperti faunistici rinvenuti durante la corrente campagna di scavo si segnala la presenza di un frammento di osso lungo e di un frammento di scapola appartenenti ad Elephas antiquus, entrambi appartenenti al livello G. Lo studio delle tracce d’uso sugli oggetti in selce attesta la pratica della macellazione e del taglio di legno e piante.
en The site of Notarchirico (Venosa) presents an exceptional series of volcanic-sedimentary deposits in which several occupation levels are preserved. Excavations by Marcello Piperno between 1980 and 1990 exposed a stratigraphic sequence of seven archaeological layers, whose deposits were primarily connected to the activities of the stratovolcano Monte Vulture. These layers were rich in faunal material and lithic industry, and some produced bi-facials.
One of the upper levels of the sequence (level alfa) produced a human femur attributed to _Homo_ _heilderbengensis_, dated with 40Ar/39Ar, TL, ESR and ESR/U-Th to 610-675 Ka. This dating is in accordance with the dates given by the study of the fauna and micro-fauna, which place the sequence in the Ponte Galeria phase (Galerian, early middle Pleistocene). The base of the sequence remains largely unknown, although a number of test trenches had identified some earlier archaeological levels.

Excavation resumed in 2016 and the new multidisciplinary project aims to refine the chronology and gather more information about the way the earliest occupation phases were formed. The site dates to over 675,000 years ago, making it one of the earliest known contexts with evidence of the Italian Acheulean period. The aim is to observe the habitat in which the hominids lived in southern Italy and describe their behaviour and ways they adapted to changes in environmental conditions in the area of an active volcano.

A further objective is to provide a more precise description of the strategies of the men who lived in Europe between 700 and 600 thousand years ago, a key period corresponding with the arrival of a new hominid, _Homo_ _heilderbengensis_, the appearance of the first bi-facials and several behavioural innovations, including those associated with territorial-management or tool-making. The application of new methodologies in the study of archaeological materials found in the new excavations will make it possible to clarify the strategies used by man between 700 and 600 thousand years ago in southern Europe and to compare them with those used in north-western Europe.

During the 2021 campaign, the excavations explored levels G, H, I1 and I2 whose area was extended with the aim of exposing new material and beginning a spatial analysis in addition to highlighting the major differences between the occupation levels corresponding with different chronological phases. These levels were formed by a bed of cobblestones containing numerous artefacts (nucleuses, flakes, tools), products on small flint and limestone nodules, and faunal remains (including _Elephas_ _antiquus_, cervids, bovines, birds and other large mammals).

The two layers (G, I1) produced lithic objects and faunal remains and are dated to over 675,000 years. Level H contained less archaeological evidence although it was still possible to trace occupation by groups of humans that was probably more sporadic. During this campaign, both an asymmetrical bifacial with two lateral notches made on a flint nodule and a Hachereaux on a limestone cobble were found in level G. Both artefacts were associated with a number of flint tools. Flint nodules, often small, are present in abundance on the site: this season we decided to investigate the nature of their origins (as they are naturally present in the layer), in order to understand the methods of territorial management applied by the hominids occupying the site. These nodules, selected based on their natural morphology, are often retouched. The retouching is generally bilateral and convergent, creating notches, backs and points. The large cobbles were used for making larger tools. Other levels produced archaeological material that showed a series of occupations in a river-lake environment. The density of materials attested the regular arrival of hominids in the same place to look for herbivore carcasses, such as elephant and bison, in order to use the meat. Of note among the faunal remains found during this campaign was a fragment of a long bone and a fragment of scapula belonging to _Elephas_ _antiquus_, both from level G. The study of the traces of wear on the flint objects attests the practice of butchery and cutting of wood and plants.

Media

Name
Notarchirico
Year
2022
Summary
it Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana. Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.

In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio).
Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo.

Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.

La campagna di scavo 2022 ha interessato i livelli G, I1 e I2 la cui area è stata allargata al fine di mettere in luce nuovo materiale e poter cominciare l’analisi spaziale oltre ad evidenziare le maggiori differenze tra i livelli di occupazione corrispondenti a fasi cronologiche diverse. Questi livelli sono costituiti da un letto di ciottoli contenente numerosi manufatti (nuclei, schegge, strumenti), prodotti su piccoli noduli di selce e calcare, e resti faunistici (tra cui Elephas antiquus, cervidi, bovidi, uccelli e altri grandi mammiferi).

I due strati (G, I1) hanno restituito oggetti litici e fauna e sono datati a più di 675.000 anni. Durante questa campagna, nel livello G, sono stati rinvenuti sia due nuovi bifacciali su calcare e selce. Entrambi i manufatti sono associati a diversi strumenti in selce. Tali noduli, selezionati in funzione della loro morfologia naturale, sono frequentemente ritoccati. Il ritocco è generalmente bilaterale e convergente, creando intaccature, dorsi e punte. I ciottoli di grandi dimensioni sono stati sfruttati per la produzione di grandi utensili. Altri livelli hanno restituito del materiale archeologico che mostra la successione delle occupazioni antropiche in un contesto fluvio-lacustre. La densità del materiale attesta la venuta regolare degli ominidi nello stesso luogo per cercare carcasse di erbivori, come l’elefante e il bisonte, per lo sfruttamento della carne. Durante la campagna di scavo 2022, all’interno del livello I1 è stato rinvenuto un grande frammento di palco di un cervide di grandi dimensioni. Il reperto, che costituisce un rinvenimento molto raro per questo periodo, è caratterizzato dalla presenza della porzione basale, inclusa la rosetta.
en The site of Notarchirico (Venosa) presents an exceptional series of volcanic-sedimentary deposits in which several occupation levels are preserved. Excavations by Marcello Piperno between 1980 and 1990 exposed a stratigraphic sequence of seven archaeological layers, whose deposits were primarily connected to the activities of the stratovolcano Monte Vulture. These layers were rich in faunal material and lithic industry, and some produced bi-facials.

One of the upper levels of the sequence (level alfa) produced a human femur attributed to _Homo_ _heilderbengensis_, dated with 40Ar/39Ar, TL, ESR and ESR/U-Th to 610-675 Ka. This dating is in accordance with the dates given by the study of the fauna and micro-fauna, which place the sequence in the Ponte Galeria phase (Galerian, early middle Pleistocene). The base of the sequence remains largely unknown, although a number of test trenches had identified some earlier archaeological levels.

Excavation resumed in 2016 and the new multidisciplinary project aims to refine the chronology and gather more information about the way the earliest occupation phases were formed. The site dates to over 675,000 years ago, making it one of the earliest known contexts with evidence of the Italian Acheulean period. The aim is to observe the habitat in which the hominids lived in southern Italy and describe their behaviour and ways they adapted to changes in environmental conditions in the area of an active volcano.

A further objective is to provide a more precise description of the strategies of the men who lived in Europe between 700 and 600 thousand years ago, a key period corresponding with the arrival of a new hominid, _Homo_ _heilderbengensis_, the appearance of the first bi-facials and several behavioural innovations, including those associated with territorial-management or tool-making. The application of new methodologies in the study of archaeological materials found in the new excavations will make it possible to clarify the strategies used by man between 700 and 600 thousand years ago in southern Europe and to compare them with those used in north-western Europe.

During the 2021 campaign, the excavations explored levels G, H, I1 and I2 whose area was extended with the aim of exposing new material and beginning a spatial analysis in addition to highlighting the major differences between the occupation levels corresponding with different chronological phases. These levels were formed by a bed of cobblestones containing numerous artefacts (nucleuses, flakes, tools), products on small flint and limestone nodules, and faunal remains (including _Elephas_ _antiquus_, cervids, bovines, birds and other large mammals).

The two layers (G, I1) produced lithic objects and faunal remains and are dated to over 675,000 years. Level H contained less archaeological evidence although it was still possible to trace occupation by groups of humans that was probably more sporadic. During this campaign, both an asymmetrical bifacial with two lateral notches made on a flint nodule and a Hachereaux on a limestone cobble were found in level G. Both artefacts were associated with a number of flint tools. Flint nodules, often small, are present in abundance on the site: this season we decided to investigate the nature of their origins (as they are naturally present in the layer), in order to understand the methods of territorial management applied by the hominids occupying the site. These nodules, selected based on their natural morphology, are often retouched. The retouching is generally bilateral and convergent, creating notches, backs and points. The large cobbles were used for making larger tools. Other levels produced archaeological material that showed a series of occupations in a river-lake environment. The density of materials attested the regular arrival of hominids in the same place to look for herbivore carcasses, such as elephant and bison, in order to use the meat. Of note among the faunal remains found during this campaign was a fragment of a long bone and a fragment of scapula belonging to _Elephas_ _antiquus_, both from level G. The study of the traces of wear on the flint objects attests the practice of butchery and cutting of wood and plants.
Team
Anthropologist - Giorgio Manzi - Università “La Sapienza”
Archaeologist - Marco Carpentieri - Università degli Studi di Ferrara
Archaeologist - Marta Arzarello, Università degli Studi di Ferrara
Archaeologist - Cristina Lemorini - Università di Roma – La Sapienza, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Laboratorio di Analisi Tecnologica e Funzionale dei Manufatti Pre- e Protostorici.
Archaeologist - Bruce Hardy- Kenyon College, Ohio, USA
Archaeologist - Kate Britton- Università di Aberdeen UK e Max Planck Institute, Leipzig
Archaeozoologist - Antonio Pineda, IPHES, Tarragona, Universidad di Rovigli
Dendrochronologist - Alison Pereira - Muséum nationale d’Histoire naturelle/Ferrara/EFR/CEA
Geoarchaeologist - Jean-Jacques Bahain- Département de Préhistoire, UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, France
Geologist - Pierre Voinchet- UMR 7194 CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle
Geologist - Sébastien Nomade - CEA Gif-sur-Yvette
Geologist - Jean-Paul Raynal- Université Bordeaux 1, France
Geologist - Giacomo Eramo- Università dell Basilicata, Bari
Paleontologist - Antonio Curci- Universitià di Bologna
Paleontologist - Claudio Berto- Università degli Studi di Ferrara
Paleontologist - Raffaele Sardella – Università “Sapienza” di Roma
Paleontologist - Beniamino Mecozzi- Sapienza Università di Roma
Surveyor - Andrea d’Andrea- Università “L’Orientale” di Napoli, Centro Interdipartimentale Servizi per l’Archeologia (CISA)
Surveyor - Rosario Valentini- Università “L’Orientale” di Napoli

Media

Name
Notarchirico
Year
2023
Summary
it Il sito di Notarchirico (Venosa, Basilicata) presenta un insieme eccezionale di depositi vulcano-sedimentari nei quali sono conservati più livelli di occupazione umana (40’58”08.33 N/15’53”17.70E). Gli scavi di Marcello Piperno negli anni 1980-1990 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica di 7 livelli archeologici, i cui depositi sono in gran parte legati all’attività stratovulcanica del Monte Vulture. Questi livelli sono ricchi in fauna e industria litica e alcuni tra essi hanno restituito bifacciali.
In uno dei livelli superiori della sequenza (livello alfa) è stato rinvenuto un femore umano attribuito a Homo heilderbengensis, datato con 40Ar/39Ar, TL, ESR e ESR/U-Th tra 610-675 Ka. Tale datazione è in accordo con i dati desunti dallo studio della fauna e della microfauna che localizzano la sequenza nella fase di Ponte Galeria (Galeriano, inizio del Pleistocene medio). La base della sequenza resta in gran parte sconosciuta, benché alcuni livelli archeologici più antichi fossero stati già individuati con dei sondaggi.
Con la ripresa degli scavi nel 2016, il nuovo progetto multidisciplinare ha lo scopo di precisare la cronologia e le modalità di formazione delle più antiche fasi di occupazione del sito, collocandolo a più di 675.000 anni e rendendolo, ad oggi, il più antico contesto con evidenze dell’Acheuleano di Italia. Lo scopo è osservare l’habitat in cui gli ominidi hanno vissuto nell’Italia meridionale e descrivere il loro comportamento e le modalità di adattamento al cambiamento delle condizioni ambientali in un contesto vulcanico attivo.

Altro obiettivo è stato quello di descrivere più precisamente le strategie degli uomini che vissero in Europa tra 700 e 600 Ka, periodo chiave che corrisponde all’arrivo di un nuovo ominide, Homo heilderbengensis, alla comparsa dei primi bifacciali e ad alcune innovazioni comportamentali, tra cui quelle legate alla gestione del territorio o alla produzione di utensili. L’applicazione delle nuove metodologie allo studio dei materiali archeologici rinvenuti nei nuovi scavi permetterà di chiarire le strategie utilizzate dagli uomini tra 700 e 600 ka in Europa meridionale e di confrontarle con quelle attuate nell’Europa del Nord-Ovest.

La campagna di scavo 2023 ha interessato solo i livelli I1 e I2. L’area di scavo è stata allargata attraverso l’utilizzo di un mezzo meccanico per poter accedere su di un areale maggiore al letto di ciottoli, noto anche come livello I2, datato a 700.000 anni e rappresentante la più antica occupazione del sito. L’obiettivo, oltre ad indagare l’estensione di questo strato è stata anche quella di trovare più reperti. L’area di scavo al termine della campagna sul livello I2 è di 30 metri quadrati. Tra i reperti rinvenuti durante la campagna di scavo si segnala un frammento di zanna di Elephas antiquus e un frammento di osso lungo sempre appartenente ad Elephas antiquus. Nei dintorni di tali reperti sono state rinvenute diverse schegge (di cui alcune ritoccate) in varie litologie di selce (flysch e chert e nodulare), oltre ad altri reperti faunistici prevalentemente frammentati (resti di elefante, cervidi, bovidi, avifauna). Nessun bifacciale è stato finora rinvenuto in I2 e la problematica riguardante possibili tradizioni culturali o attività specifiche svolte nel sito influenzanti l’assenza o la presenza di tali manufatti rimane aperta, rendendo ulteriori indagini fondamentali per la comprensione dell’insieme litico di tale strato. I nuclei rinvenuti sono pochi.

Soltanto un quadrato appartenente a livello I1 è stato scavato durante tale campagna di scavo. I reperti rinvenuti consistono di alcune shcegge in selce e due mandibole appartenenti a cervidi di grandi dimensioni.

Didascalie

Foto 1. Il sito Notarchirico e i livelli di occupazione

Foto 2. Livello I2 datato a 700.000 anni fa con resti di Elephas antiquus su un letto di ciottoli, resti di rive lacustri.
en The site of Notarchirico (Venosa) presents an exceptional series of volcanic-sedimentary deposits in which several occupation levels are preserved. Excavations by Marcello Piperno between 1980 and 1990 exposed a stratigraphic sequence of seven archaeological layers, whose deposits were primarily connected to the activities of the stratovolcano Monte Vulture. These layers were rich in faunal material and lithic industry, and some produced bi-facials.

The 2023 campaign only investigated levels I1 and I2. The excavation area was enlarged using a mechanical digger in order to reach a larger expanse of the cobblestone layer, also known as level I2, dated at 700,000 years and representing the earliest occupation on the site. The aim, in addition to investigating the extent of this layer, was also to recover more finds. At the end of the campaign, the excavation of I2 covered an area of 30 m2. Among the finds were a fragment of _Elephas_ _antiquus_ tusk and a fragment of a long bone of the same species. In the vicinity of these finds there were several flakes (some retouched) in various types of flint (flysch, chert and nodular), as well as other faunal fragmentary remains (elephant, cervids, bovines, avifauna). No bi-facials have been found to date in layer I2 and the question regarding possible cultural traditions or specific activities undertaken on the site, which may have influenced the absence or presence of such artefacts remains open, thus further investigations are necessary for the comprehension of the lithic assemblage from this layer. Only a few nucleuses were found.

Only one quadrant belonging to level I1 was excavated this season. The finds comprised several flint flakes and two jaw bones from large cervids.
Summary Author
Marie-Hélène Moncel

Media

  • Lefèvre et al. 2010
    D. Lefèvre, J.-P. Raynal, G. Vernet, G. Kieffer, M. Piperno 2010. Tephro-stratigraphy and the age of ancient Southern Italian Acheulean settlements: The sites of Loreto and Notarchirico (Venosa, Basilicata, Italy). Quaternary International 223-224, 360–368.
  • Pereira et al. 2015
    A. Pereira, S. Nomade, P. Voinchet, J-J. Bahain, C. Falguères, H. Garon, D. Lefèvre, J-P Raynal, V. Scao, M. Piperno, 2015. The earliest securely dated hominid fossil in Italy: Evidences of Acheulian human occupations during glacial MIS 16 at Notarchirico (Venosa, Basilicata, Italy), Journal of Quaternary Science 30(7), 639-651.
  • Piperno 1999
    M. Piperno, 1999. Notarchirico. Un sito del Pleistocene medio iniziale nel bacino di Venosa. Edizioni Osanna.
  • Santagata 2016
    C. Santagata, 2016. Operating systems in units B and E of the Notarchirico (Basilicata, Italy) ancient Acheulean open-air site and the role of raw materials. Quaternary International 411, 284-300.
  • Moncel et al. 2019
    M-H. Moncel, C. Santagata, A. Pereira, S. Nomade, J-J. Bahain, P. Voinchet, M. Piperno, 2019, Biface production at Notarchirico (Southern Italy) before 600 ka? – In press. Contribution to the earliest evidence of the European Acheuleans PlosOn
  • Mecozzi et al. 2021
    Mecozzi B., Iannucci A., Sardella R., Curci A., Daujeard C., Moncel M-H. 2021 - Not only cranial remains: the ulna of Barbary macaque from the Middle Pleistocene site of Notarchirico (Venosa, southern Italy). Journal of Human Evolution 153, 102946.
  • Moncel 2019
    Moncel M-H., Santagata C., Pereira A., Nomade S., Bahain J-J., Voinchet P., Piperno M. 2019 - Biface production at Notarchirico (Southern Italy) before 600 ka? Contribution to the earliest evidence of the European Acheuleans. PLoS ONE 14(9): e0218591.
  • Moncel et al. 2020
    Moncel, M-H., Santagata, C., Pereira, A., Nomade, S., Voinchet, P., Bahain, J-J., Daujeard, C., Curci, A. Lemorini, C., Hardy, B., Eramo, G., Berto, C., Raynal, J-P., Arzarello, M., Mecozzi, B., Iannucci, A., Sardella, R., Allegretta, I., Delluniversità, E., Terzano, R., Dugas, P., Jouanic, G., Queffelec, A., d’Andrea, A., Valentini, R., Minucci, E., Carpentiero, L., Piperno, M. 2020. The origin of early Acheulean expansion in Europe 700 ka ago: new findings at Notarchirico (Italy). Nature. Scientific Reports 10(1), 1-16.
  • Moncel 2020
    Moncel, M-H., Santagata, C., Pereira, A., Nomade, S., Voinchet, P., Bahain, J-J., Daujeard, C., Curci, A. Lemorini, C., Hardy, B., Eramo, G., Berto, C., Raynal, J-P., Arzarello, M., Mecozzi, B., Iannucci, A., Sardella, R., Allegretta, I., Delluniversità, E., Terzano, R., Dugas, P., Jouanic, G., Queffelec, A., d’Andrea, A., Valentini, R., Minucci, E., Carpentiero, L., Piperno, M. 2020. The origin of early Acheulean expansion in Europe 700 ka ago: new findings at Notarchirico (Italy). Nature. Scientific Reports 10(1), 1-16.
  • Rineau et al. 2022
    Rineau V., Moncel M-H., Zeitoun V. 2022 - Revealing evolutionary patterns behind homogeneity: the case of the Palaeolithic assemblages from Notarchirico (Southern Italy). Journal of Archaeological Method and Theory, online.

Location

Location
Venosa
Easting
15.88825
Northing
40.968980555556