Name
Carlo Pettini
Organisation Name
Associazione “Gruppo Grotte Gavardo”

Season Team

  • AIAC_870 - Corna Nibbia - 2006
    Le nuove indagini hanno interessato l’area più esterna del riparo, dove si sono indagati i livelli contemporanei alla struttura di forma subrettangolare individuata nel 2004. In questa fase era una piccola area caratterizzata da un terreno limoso marroncino, compattato con tracce di esposizione a elevate temperature; in connessione sono stati rinvenuti un frammento di crogiolo, una forma di fusione per ascia in arenaria e una forma di fusione bivalve in terracotta probabilmente per spillone: l’area doveva essere dunque adibita alla fusione di oggetti da lingotto. Lo scavo della struttura abitativa permette di riconoscere varie fasi di rifacimento sia del focolare sia del piano di calpestio che poggiavano direttamente su strati di apporto artificiale di terreno e di spianamento dell’area. L’asportazione di questi ultimi ha permesso di indagare l’area esterna alle strutture della necropoli a sepoltura collettiva secondaria dell’età del Rame. L’area antistante i due recinti sepolcrali era infatti caratterizzata da una piattaforma subrettangolare costruita da clasti di varia pezzatura ben connessi l’uno con l’altro, su cui era disteso un livello sabbio-limoso povero di materiale, ma in connessione con vari punti di fuoco. I due recinti erano tra loro connessi da un primo cordone di pietre, rialzato rispetto alla piattaforma e parallelo alla parete rocciosa. A circa un metro dal primo era poi presente un secondo allineamento più a valle, subparallelo al primo, che determinava uno stretto corridoio tra i recinti e la piattaforma. A valle erano presenti una buca di palo forse appartenente a una struttura lignea di contenimento della piattaforma e alcuni livelli di sistemazione del lieve pendio di accesso. Sulla superficie del più antico di questi sono stati rinvenuti numerosi frammenti di teca cranica umana intenzionalmente dispersi. L’analisi di tali dati arricchirà le nostre conoscenze sulle modalità e le fasi degli antichi riti che si svolgevano in quest’area sacra. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni)
  • AIAC_886 - Lucone - 2005
    The Lucone di Polpenazze is one of the best preserved basins of lacustral origin which are scattered across the amphitheatre of glacial morain around Garda. Research has identified five areas (A, B, C, D, E) which probable correspond to palafitte settlements. Of these Lucone A and D were excavated, whilst the others are known through surveys and occasional finds. The Lucone basin, following a late Neolithic phase represented by Lucone C, was occupied continuously throughout the early Bronze Age and in some zones during the beginning of the middle Bronze Age. In the late middle Bronze Age there was a notable reduction in the size of inhabited areas (part of Lucone A). In the late Bronze Age the basin seems to be abandoned, whilst in the late middle Bronze Age several settlements appear on the surrounding morainic hills. In an advanced phase of the late Bronze Age a plateau developed facing the nearby inframorainic basin of Bottenago, the town of Castilì – Monte Guarda di Castrezzone (BS). The need to check the excavation undertaken in 1986, which was the object of large scale clandestine digging, led to a new excavation in 2005 (area Lucone D). Once the excavation was re-opened, the wooden structures previously identified and still in situ were digitally recorded and then partially re-sampled. An attempt was also made to recover some of the wooden structures, including a probable roof beam. Two trenches (1 x 1m) were dug starting from the old excavation area. The stratigraphic sequence was, beginning from the agricultural soil: a layer of whitish silt with abundant inclusions of molluscs, a silty layer rich in ashes and charcoal, a structure in burnt clay, a dark brown/black silty layer. In the trench to the south below the whitish layer was: a brown silty layer, a large deposit of stones and baked clay, a layer of burning, a layer of peat (first settlement phase). It is above this layer that most of the horizontal partly burnt wooden remains, also identified in the north trench, are present. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni)
  • AIAC_886 - Lucone - 2006
    La straordinaria conservazione degli elementi lignei orizzontali e la presenza della struttura cumuliforme individuata nel 2005, hanno portato alla decisione di aprire un’area di scavo più ampia (4 x 4 m circa) a W dallo scavo 1986. Lo scavo 2006, se da una parte ha confermato a grandi linee la sequenza stratigrafica osservata nel 1986, dall’altra ha mostrato una situazione molto più complessa e ha evidenziato la necessità di una completa revisione dei dati precedenti. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario, effettuata manualmente a vanga per evitare il passaggio di mezzi pesanti sopra una stratigrafia estremamente elastica e dunque molto sensibile alle variazioni di pressione. Il terreno agrario di colore marrone chiaro (Strato A del 1986, US 1) è risultato ampiamente rimestato dalle arature e bioturbato. La scarsità di materiale archeologico comprova una sostanziale buona conservazione degli strati sottostanti. Sotto l’agrario si nota una presenza di uno strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (Strato B del 1986, US 2). Questo strato è particolarmente conservato verso W e verso S, cioè nella direzione del centro del bacino, mentre va scomparendo a partire dall’area centrale dello scavo verso N, N/E. Per ora in assenza di analisi l’ipotesi più plausibile riguardo a questo strato è che sia il risultato di una ingressione lacustre posteriore all’età del Bronzo. Sotto US 2 compare il tetto della stratigrafia di interesse archeologico, costituita in gran parte nel settore centrale e meridionale dello scavo da uno spesso strato limoso di colore grigio scuro nerastro, ricco di frustoli di carbone, denominato US 3, corrispondente allo strato D del 1986. In tutta l’area di scavo manca un livello archeologico assimilabile allo Strato C del 1986, che era oltretutto riferito a una ultima fase abitativa (III fase). Questo dato imporrà una revisione dei dati stratigrafici del 1986 che probabilmente si riferivano a una superficie troppo piccola caratterizzata anche da un grosso disturbo centrale.
  • AIAC_886 - Lucone - 2007
    La campagna di scavo 2007 ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo 2006, per complessivi 40 mq circa. L’apertura di un’area più grande ha consentito più puntuali osservazioni stratigrafiche. Si è innanzitutto notato che lo strato US 2, composto da depositi carbonatici prodotti da vegetazione lacustre (potamogeti), è sempre lacunoso in corrispondenza delle strutture cumuliformi, che presentano la parte sommitale decapata. Lo strato limoso di colore grigio nerastro (US 3) si appoggia alle strutture cumuliformi di scarico e corrisponde alle fasi di vita/abbandono del secondo momento abitativo di quest’area (Lucone D). L’alta frequenza di materiali archeologici ha imposto uno scavo a tagli artificiali con successivi e ripetuti fotopiani per documentare i reperti ceramici quasi sempre frammentati in posto. Lo strato 3 e i livelli ad esso assimilati (USS 9, 11, 16, 18, 19, 25) si appoggiano alle strutture a cumulo: una piuttosto piccola (ES 20) intercettata solo nel Settore S, l’altra molto grande (ES 15), già presente nello scavo 1986/2005, occupa parte del Settore Centrale e del Settore N. La struttura più grande (ES 15) è costituita da una serie caotica di livelletti sovrapposti (USS 17, 23) alcuni di argilla compatta di colore giallo, altri ricchi di cenere e carboni di colore grigio e alcuni di origine vegetale. Parte dei materiali potrebbero essere coerentemente attribuiti a operazioni di pulizia e ripristino di aree di fuoco, mentre le dimensioni dell’area di accumulo potrebbero suggerire anche una funzione strutturale. Asportate US 3 e parte della struttura cumuliforme si è documentato un livello carbonioso (US 4) con matrice limosa di colore nerastro, presente su gran parte dell’area di scavo, legato con ogni probabilità a un episodio di incendio. Lo strato presenta però differente spessore: in alcune zone arriva ai 10 cm e ingloba elementi lignei carbonizzati, in altri casi segna più che altro un’interfaccia tra US 3 e la successiva US 5. In vari punti si segnalano concentrazioni di particolari materiali carbonizzati, come ad esempio la lente di ghiande presente tra il Settore Centrale e quello Nord. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante lo strato US 4 e il tetto del sottostante strato torboso di colore marrone (US 5) è la straordinaria presenza di materiali lignei, con elementi sia verticali che orizzontali. Gli elementi strutturali lignei verticali in realtà iniziano a comparire già in alcuni rari casi in US 2 e sono stati frequentemente documentati durante l’asportazione di US 3. È però con US3/US5 che si inizia a intravedere la maggior parte dei supporti verticali nelle loro caratteristiche precipue. Altro discorso riguarda gli elementi lignei orizzontali, presenti a partire esclusivamente dallo strato carbonioso (US4) e probabilmente legati all’episodio di incendio che ha posto fine alla I fase abitativa del Lucone D. Durante l’asportazione dello strato carbonioso (US 4) è stata individuata una vasca lignea prodotta da un tronco di ontano scavato lunga 1,60 m. Si è proceduto alla documentazione del manufatto, di cui si sottolinea la rarità, e, in accordo con la Soprintendenza competente, al recupero per inviarlo prontamente al restauro.
  • AIAC_886 - Lucone - 2008
    La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica. Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa. Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali.. Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario. Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido. Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino. Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari. Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato.
  • AIAC_886 - Lucone - 2009
    Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
  • AIAC_886 - Lucone - 2010
    Nel giugno 2010 ha preso inizio la seconda campagna di scavo che ha interessato l’area definita nel 2009, con lavori preliminari di sistemazione del cantiere. Le indagini archeologiche vere e proprio hanno avuto inizio giovedì 1 luglio e si sono concluse il 14 ottobre in occasione della visita dell’ispettore ICOMOS determinata dall’inclusione del Lucone tra i siti della candidatura transnazionale seriale delle “Palafitte dell’arco alpino” presso la Lista del Patrimonio dell’UNESCO. Lo scavo archeologico è stato preponderante nei mesi di luglio e di agosto, mentre nel mese di settembre si è soprattutto curato il censimento delle strutture lignee. La strategia di scavo 2010 era quella di portare in fase tutta l’area del Settore 1, dal momento che nel 2009 si era abbandonata la ricerca nell’area NE per questioni di tempo e forza lavoro. La caratteristica principale di questa zona era la presenza di due grandi “cumuli di scarico” dalla struttura stratigrafica particolarmente complessa. Con questo termine, forse inappropriato, si indicano delle strutture di forma allungata in senso E-W composte da lenti eterogenee, spesso chiaramente definibili butti di materiali di varia natura. Il senso di queste strutture ancora sfugge, dal momento che le loro caratteristiche suggeriscono un’interpretazione più complessa che quella di semplici aree di scarico. Per questo motivo lo scavo di queste strutture è stato svolto a definizione piuttosto elevata con frequente campionamento per sezioni sottili ed analisi polliniche ed antracologiche. Le due strutture cumuliformi citate sono indicate con le denominazioni complessive di US 84, quella più a nord, e di US 88, quella più a sud, parzialmente scavata nel 2009. Il cumulo di scarico US 84 occupa tutta la porzione N dell’ampliamento a W del 2009, arrivando quasi a ridosso dell’altro cumulo di scarico già individuato nel 2006 (US 10). Esso è composto da numerose lenti eterogenee che si sovrappongono parzialmente e a volte si interdigitano. Si nota una sorta di stratigrafia orizzontale, con le lenti depostesi in un momento più antico posizionate nella parte più orientale della struttura, quella per intenderci più prossima alla riva dell’antico bacino. Il cumulo più meridionale (US 88) presenta una struttura simile, ma più semplificata. Lo scavo non è stato ancora ultimato, poiché si è deciso di preservarne un testimone per due scopi. Innanzitutto per fini didattici, per mostrare la struttura di un cumulo di scarico, anche in previsione dell’ispezione UNESCO. In secondo luogo, a fini scientifici, per preservare una parte di cumulo per l’analisi geomorfologica con lo scopo di ricostruire le modalità di formazione dei singoli elementi costitutivi. Altra situazione riguarda le aree libere dai cumuli di scarico, dove sono presenti i vari strati di limo, più o meno ricchi di fibre vegetali che si sono accumulati intorno ai grandi cumuli di scarico della fase due. Dal momento che questa deposizione in un ambiente che alternava momenti secchi a momenti più umidi è stata progressiva e continua durante l’accrescimento dei cumuli attraverso i butti che li compongono, i livelli esterni spesso si interdigitano con le lenti dei cumuli rendendo la lettura stratigrafica molto complessa. Su tutta l’area di scavo compaiono ormai numerosissimi elementi lignei verticali che sono stati catalogati e inseriti nel database di scavo. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra, metallo e legno.
  • AIAC_886 - Lucone - 2011
    Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda. Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda. Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.
  • AIAC_886 - Lucone - 2012
    La campagna 2012 ha interessato i livelli della palafitta della prima fase insediativa a partire da quelli dell’incendio che ha portato alla sua distruzione. Questo evento, che ora possiamo dire con sicurezza coinvolse l’intero areale del settore scavato, determinò il crollo di vari elementi strutturali in legno lavorati che, cadendo direttamente nell’acqua o comunque in un contesto molto umido, si sono conservati e consentono osservazioni piuttosto dettagliate sulla tecnologia delle costruzioni in legno dell’epoca. Sono infatti stati rinvenuti vari elementi appartenenti all’alzato delle case come assicelle forate o un travetto con terminazioni sbiecate e incavo quadrangolare al centro, probabilmente facente parte delle capriate del tetto. Si segnala inoltre la presenza di elementi frammentari di origine edilizia in terracotta, anch’essi frantumati al suolo. Quest’anno è stato infatti individuato un accumulo di blocchetti di argilla o di impasto argilloso con vario grado di cottura. Un numero piuttosto notevole di questi elementi erano cotti in maniera sufficiente da mantenere la forma originaria e presentavano bordi sagomati di varia natura e tracce di incannucciato, nonché impronte di pali verticali. Alcuni poi presentano una caratteristica ricorrente: un bordo appiattito su cui risultano evidenti le impronte di una serie di cannucce parallele. Da alcune osservazioni fatte _in loco_ e dai primi tentativi di rimontaggio, la struttura in argilla scottata sembrerebbe di pianta sub circolare, forse desinente a cupola. Potrebbe trattarsi di una sorta di silos per contenere vettovaglie o un fornetto per la cottura dei cibi. Insieme agli elementi strutturali l’incendio e il crollo coinvolsero manufatti di varia tipologia e materiale (ceramica, pietra, osso, metallo), spesso in eccezionale stato di conservazione, come un grande vaso di forma biconica, parzialmente frammentato e deformato dall’esposizione al calore, conservante ancora parte del suo contenuto di spighe di cereali. Questa campagna di scavo è stata poi caratterizzata da un rinvenimento molto particolare: nella parte dello scavo rivolta verso il centro del lago, immediatamente sopra allo strato pertinente all’incendio, è stato rinvenuto un cranio umano, attribuibile per dimensioni e attraverso una sommaria analisi dentaria a un bambino di 3-4 anni. Il cranio, privo di mandibola, è stato rinvenuto in corrispondenza di un sottilissimo livello torboso, sopra a due grandi travi subparallele in giacitura orizzontale. Per una superficie di circa 2 mq l’area risultava coperta da un sottile strato di corteccia di albero (ontano?), che copriva anche il reperto umano. La scoperta riveste naturalmente un’importanza straordinaria, innanzitutto perché si ricollega al tema del culto dei crani in ambito palafitticolo, questione ampiamente dibattuta e scarsamente corredata di dati provenienti da scavi moderni. In secondo luogo il fatto che sia di bambino apre un’altra serie di interrogativi sul trattamento dei subadulti nelle pratiche funerarie. Per le deduzioni finali si rimanda a un momento più avanzato della ricerca. Le indagini 2012 si sono interrotte, per la stagionale risalita della falda, durante lo scavo degli strati appartenenti al deposito accumulatosi durante la vita della prima fase della palafitta. Operazione che è stata rimandata alla prossima stagione di scavo.
  • AIAC_886 - Lucone - 2013
    L’annuale campagna di scavo ha consentito definitivamente di raggiungere su tutta l’area del Settore 1 il fondo del lago, dopo aver asportato la parte più antica della stratigrafia. Di importanza fondamentale sarà ultimare il programma di datazioni dendrocronologiche previsto per tutti gli elementi lignei verticali. Per le caratteristiche degli elementi lignei verticali del Lucone D, è stato necessario raggiungere il punto di infissione nel fondo del lago per poter operare il campionamento e per fissare definitivamente la posizione del palo; dati che serviranno per la ricostruzione planimetrica del villaggio. Il campionamento, iniziato quest’anno nell’angolo NE dello scavo, sarà ultimato nella prossima campagna. Al momento è emersa chiaramente la possibilità di suddividere la vita dell’insediamento nelle seguenti fasi e sottofasi: 1. Fase di impianto (post 2037-4 ± 10 a.C.) 2. Incendio dell’abitato (da datare con precisione) 3. Fase di ristrutturazione (da datare con precisione) 4. Abbandono (post 1967 ± 10 a.C.) Alle fasi 2 e 3 sono pertinenti differenti fasi di abbattimento di alberi che devono essere ancora correttamente correlate. Tra la fase di impianto e quella di ristrutturazione l’abitato presenta un ampliamento verso il centro del bacino. Ciò è riscontrato sia nella stratigrafia, poiché nella fascia verso il lago è praticamente assente il deposito pertinente alla prima fase, sia dalla dendrocronologia, che ha mostrato come i pali in assoluto più recenti provengano dalla trincea verso il lago. Si è deciso di aprire una trincea di circa 11 metri a partire dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale con orientamento verso Ovest, cioè verso il centro del bacino. Dopo l’asportazione manuale del terreno superficiale agrario (US 1) si è messa in luce la superficie dello strato di matrice carbonatica che sigilla tutto il deposito archeologico (US 2). Durante l’asportazione di quest’ultimo, si è notato che quello strato piuttosto omogeneo, spesso da 15 a 20 cm, e di consistenza friabile tipico dell’area corrispondente all’insediamento, diviene uno strato particolarmente spesso, anche 80/90 cm, procedendo verso il centro del lago, e si suddivide in differenti livelletti. Grazie a queste osservazioni si è potuto finalmente riconoscere con sicurezza questo strato anche nelle sezioni delle trincee precedentemente aperte. Asportata US 2 si è constatata con chiarezza la grande differenza, dal punto di vista deposizionale, tra l’area all’interno dell’abitato palafitticoloe l’area esterna. Tra i due ambienti ben evidente la presenza di una fascia di passaggio che presenta frequente interdigitazione di livelletti torbosi e di apporti antropici. Durante lo scavo di questa fascia si è documentata una serie di elementi lignei orizzontali di notevole interesse per la ricostruzione planimetrica del sito. Particolarmente interessanti sono un plinto a racchetta (EL 995) e una trave rinvenuta in posizione orizzontale, forse connessa al plinto (EL 996). Si tratta del primo esemplare di plinto rinvenuto al Lucone D e presuppone una tecnica costruttiva ben testimoniata al Lavagnone di Desenzano nell’orizzonte Lavagnone 3. I due elementi non sembrano in posto, ma riutilizzati in qualche modo in una fase successiva alla loro realizzazione. Lo scavo ha restituito materiali ceramici, vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo, materiali in legno e in materia deperibile
  • AIAC_886 - Lucone - 2014
    Anche nel 2014 sono proseguiti gli scavi nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze (BS), organizzati dal Museo Archeologico della Valle Sabbia e sostenuti economicamente dal Comune di Gavardo con il contributo di Regione Lombardia e con il supporto del Comune di Polpenazze del Garda. La campagna si è svolta da lunedì 21 luglio a venerdì 5 settembre 2014. Quest’anno l’intervento è stato più breve di quello degli altri anni, per permettere la realizzazione di strutture di valorizzazione dell’area archeologica (nuova strada di accesso, totem di segnalazione). Uno dei principali interventi è stato costituito dalla campionatura a tappeto di tutti gli elementi lignei verticali del Settore 1 non campionati precedentemente, soprattutto nell’altra campagna generale di campionamento avvenuta nel 2008. Gli Elementi lignei Verticali (EV) sono infatti campionati secondo un preciso protocollo che prevede un approfondimento nei livelli naturali di circa 80 cm e il prelievo di due rondelle di legno per ogni palo. Nell’operazione di campionatura, che ha coinvolto quasi 200 pali, è stato di fondamentale importanza tenere costantemente aggiornata la documentazione e fare il raffronto continuo con le planimetrie pregresse. Non è infatti raro dover dirimere questioni piuttosto complesse con vari elementi lignei che si dimostrano del medesimo palo o viceversa. Dal momento che uno degli scopi delle ricerche al Lucone è quello di chiarire le dinamiche deposizionali di un sito archeologico in ambiente umido e di confrontarle con quelle naturali presenti nell’ambiente esterno al villaggio, anche nel 2014 si è continuato l’escavazione della trincea di circa 11 metri che parte dall’angolo Sud-Ovest dello scavo principale e va verso il centro del bacino. Durante la campagna di scavo 2013 si era individuato un grande cumulo di scarico posto immediatamente a Nord della trincea, che era stato interessato dallo scavo solamente in maniera marginale. Si è dunque deciso di allargare la trincea lungo il confine orientale dello scavo per poter studiare meglio questo cumulo di scarico e per far ciò si è definita una procedura con il geoarcheologo dott. Cristiano Nicosia che accompagnasse l’attività di scavo con un continuo prelievo di campioni indisturbati per poter ricostruire in dettaglio le modalità di deposizione del complesso insieme di lenti. Si è dunque proceduto allo scavo del cumulo composto da varie lenti che si interdigitano tra di loro, a volte composte da argilla giallastra, altre volte da terreno di origine vegetale o da depositi di cenere e carboni. Asportati i vari livelli che componevano questa zona di scarico, nella porzione settentrionale dello scavo a questo punto è emerso un elemento strutturale piuttosto interessante. Si tratta di un elemento ligneo orizzontale caratterizzato da due fori quadrangolari alle estremità. Negli ultimi giorni di scavo il manufatto è stato asportato e trasportato immediatamente in cella frigorifera per una conservazione in attesa di restauro. Insieme con le strutture a plinto rinvenute l’anno scorso, questo elemento sembra rivoluzionare tutte le congetture precedentemente espresse sui sistemi costruttivi di questa fase del Bronzo Antico. Inoltre la presenza di evidenti tracce di animali xilofagi potrebbe comprovare una pratica di stoccaggio del legname o un utilizzo delle strutture a plinto per l’alzato delle palafitte e non per gli elementi di sostegno. Con questa scoperta si è conclusa la campagna di scavo 2014.