Name
Maurizio Harari
Organisation Name
Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Sez. Archeologia

Season Director

  • AIAC_4363 - Pian del Monte della Baldissera - 2014
    Nel 2011 la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università di Pavia ha inaugurato una nuova stagione di ricerche, dedicata all’insediamento villanoviano di Verucchio (Rimini) e in particolare alla ricostruzione dell’abitato posto sull’acropoli naturale del Pian del Monte della Baldissera. L’area, sporadicamente indagata già dalla fine del XIX secolo (scavi Brizio e Ghirardini) e poi durante gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso (Scarani, Zuffa e Gentili), si presenta come un ampio pianoro circondato da alture e da sorgenti d’acqua. Le attività di scavo sono state precedute nel 2011 da prospezioni geomagnetiche e georadar affidate alla Fondazione Lerici, che hanno restituito una mappatura preliminare delle anomalie imputabili alla presenza di strutture antropiche sepolte. Nel 2012 le prime operazioni di scavo si sono concentrate in tre saggi esplorativi sui due lati dell’attuale via Nanni: a nord, all’interno dei giardini pubblici (saggio Beta), è stato possibile documentare modeste tracce di frequentazione di epoca villanoviana (e poi classica), perlopiù in giacitura secondaria (comunque disturbata da intrusioni di materiali moderni), che affiorano a quasi diretto a contatto coi livelli limo-argillosi geologici. A sud di via Nanni, all’interno dell’area archeologica recintata di proprietà comunale, è stato riportato alla luce un tratto di fondazione muraria (saggio Alpha), in parte scavato negli anni ’70 del secolo scorso, che appare riferibile alla fase protoellenistica dell’insediamento. I maggiori sforzi si sono tuttavia concentrati all’interno dell’edificio in muratura tardoclassico scavato e restaurato dalla Soprintendenza nei decenni precedenti, con saggi nei tre vani orientali (rispettivamente A, B, C) eseguiti nel triennio 2012-2014. Qui è stato possibile verificare come i precedenti scavi, diretti dal soprintendente G.V. Gentili, avessero asportato gli strati superiori propriamente relativi alla fase di frequentazione della grande casa in muratura (V-IV sec. a.C.), scoprendo le fondazioni dei muri in pietrame a secco, ma altresì preservando i livelli inferiori della prima età del Ferro. Qui le nostre ricerche stanno ricostruendo la fisionomia di un grande edificio abitativo databile, sulla base delle associazioni di materiale e dei primi dati archeometrici (misurazioni radiocarboniche), tra la fine del IX e gli inizi dell’VIII sec. a.C. La struttura, sulla base di evidenze ancora preliminari, si configura a pianta ovaleggiante, orientata nord-sud e lunga oltre 10 m, tipicamente edificata con canaline di fondazione perimetrali e alzato sostenuto da pali portanti. È in corso, inoltre, di verifica l’eventualità di azioni di bonifica precedenti l’impianto della struttura abitativa principale, eseguite direttamente nel sottosuolo geologico limo-argilloso che caratterizza il pianoro. I livelli di frequentazione principali restituiscono abbondante materiale ceramico delle prime fasi del Villanoviano verucchiese (si segnalano biconici e tazze ansate, frequentemente decorate), oltre a resti di pasto e instrumentum domestico. Sia all’interno della struttura che al di fuori del suo perimetro principale, trovano sede alcuni pozzetti di ampia dimensione, scavati direttamente nello sterile, contenenti vasellame domestico, resti faunistici e botanici e suggestivi esemplari di plastica fittile zoomorfa. Altre fosse hanno restituito tracce di sporadiche frequentazioni sia di epoca precedente (Bronzo Finale) che posteriore (VII sec. a.C.).
  • AIAC_4620 - Dos dell’Arca - 2017
    L’area archeologica dei “Quattro Dossi” rappresenta uno dei siti più rilevanti per la protostoria della Valle Camonica (BS). Individuato negli anni cinquanta e scavato nel 1962 (direttore E. Anati), il sito di Dos dell’Arca è la collina più meridionale delle quattro che formano l’area dei “Quattro Dossi”. Gli scavi condotti nel 1962 a Dos dell’Arca hanno rivelato evidenze della prima frequentazione umana nell’area, datata tra tardo Neolitico/età del Rame, così come elementi della prima frequentazione stanziale, datata alla media età del Bronzo (facies terramaricola), e della seconda fase di consistente frequentazione del sito, nella seconda età del Ferro. Il sito si è rivelato di centrale importanza, in particolare per quanto riguarda le fasi di seconda età del Ferro, dando il nome alla cultura detta di “Breno-Dos dell’Arca”, che caratterizza le principali vallate alpine lombarde dal V al I secolo a.C.. Altro fattore di notevole interesse è la presenza, all’interno e all’esterno dell’area dell’abitato, di alcune superfici rocciose istoriate, le cui raffigurazioni si datano al tardo Neolitico/età del Rame e all’età del Ferro; tre di queste superfici furono scoperte nel corso degli scavi, al di sotto di stratigrafia archeologica, rappresentando un caso di studio unico. Tra il 2015 e il 2017 è stato portato a termine un progetto di ricerca e ricognizione estensiva nell’area, a cura dell’Università di Pavia in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, al fine di produrre una documentazione aggiornata dei siti dei “Quattro Dossi”. Nell’area di Dos dell’Arca, nell’ambito di questo progetto, sono state scoperte ulteriori nuove 24 superfici rocciose incise, dislocate tutto attorno all’area dell’insediamento. Di queste rocce, tre sono state rilevate in modo completo e sono presentate in approfondimento nel contributo alla serie Fold&r-Italy.

Season Team

  • AIAC_926 - Campagnola - 2006
    The excavation brought to light the remains of a walled building, with foundations of trachyte stone blocks, walls of unbaked clay and tiled roof, which occupied almost the entire area between two of the ditches that drained the ancient settlement. Four of these canals were found, all orientated on a north/south alignment, circa 1.50m wide and placed 10m apart. The building was 9m long on the west/east side (where there was probably a portico facing onto the canal), and 9m long (perhaps 13m) on the north/south side, where there may have been a courtyard. All the walls seem to have been demolished. Two occupation phases were identified, alternating with phases of abandonment. In the first phase the larger structure was built with stone foundations, beaten floors and drainage ditches. This was followed by destruction, perhaps by fire although charcoal and burnt clay finds were modest, the dismantling of the walls, the recovery and re-use of building materials and careful levelling and compacting of the whole area. In the second phase, the drainage ditch to the east was restored to use suggesting the area was perhaps re-used for agricultural purposes. In the western sector of the trench there was a small building, with very insubstantial walls and a hearth. Subsequently, the site was definitively abandoned. There was a lack of material which provided absolute dating. The numerous fragments of painted Attic pottery (mainly kylikes) suggest the structures were contemporary with those investigated in previous campaigns and dated between 500 B.C. and the late 4th century B.C. (MiBAC)