Name
Giovanni Colonna
Organisation Name
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell’Antichità – Sezione di Etruscologia

Season Director

  • AIAC_4496 - Veio, Piazza d’Armi, Pian di Comunità, Campetti - 2015
    _Anni d'indagine 1996-2015_ Le indagini promosse dalle cattedre di Etruscologia e Antichità Italiche (Gilda Bartoloni, Giovanni Colonna) nell’ambito del Progetto Veio hanno interessato le località di Piazza d’Armi, Pian di Comunità e Campetti. Il pianoro di Piazza d’Armi, direttamente a sud di quello più esteso di Veio e ad esso collegato nello sviluppo del suo popolamento, è frequentato stabilmente tra il IX e la prima metà del V secolo a.C. Gli scavi condotti dal 1996 hanno portato nuovi dati alla conoscenza del sito. L’insediamento sembra da subito aggregato intorno a una sepoltura maschile a inumazione, realizzata all’interno di una struttura capannicola ovale, databile appunto alla Prima età del Ferro, posta al centro del pianoro in corrispondenza di un’area occupata successivamente da strutture pubbliche e di rappresentanza. Fino almeno alla seconda metà dell’VIII secolo a.C., tale capanna viene rispettata e ricostruita e circondata da evidenze riferibili a una frequentazione di tipo rituale e da almeno un’altra sepoltura maschile a inumazione, mentre il resto del pianoro sembra occupato da gruppi sparsi di capanne. Alla metà del VII secolo, invece, il sito subisce una trasformazione radicale, con la definizione di un impianto regolare imperniato su assi stradali con andamento ortogonale, che delimitano gli spazi occupati da strutture residenziali ed edifici pubblici (l’oikos e la grande cisterna ottagonale). Fino a circa la metà del VI secolo, una notevole quantità di frammenti di terrecotte architettoniche (tra le quali anche un gruppo acroteriale composto da un individuo stante e un cane) suggeriscono l’esistenza di residenze gentilizie, smantellate appunto intorno al 560-550 a.C. A questo momento, segue un’ulteriore fase di ricostruzione e monumentalizzazione dei percorsi stradali e, intorno alla metà del V secolo a.C., il sito sembra abbandonato (forse in relazione ai primi scontri con Roma, con l’impresa dei Fabii e la battaglia del Cremera). Una ripresa della frequentazione è attestata dopo la conquista romana di Veio, quando sul pianoro è impiantato almeno un sito produttivo di età medio-repubblicana. Successivamente, si assiste a un uso sporadico dell’area, almeno fino al periodo alto-medioevale, quando essa torna ad essere occupata in maniera abbastanza costante (tra IX e XI secolo d.C.) e vengono costruite le mura difensive che nella storia degli studi erano state finora ascritte al periodo arcaico. A Pian di Comunità l’indagine di scavo, avviata anch’essa già dal 1996, ha avuto l’obiettivo di indagare il monumentale complesso edilizio terrazzato intercettato da Rodolfo Lanciani nel 1889 sulla sommità dell’altura di quota 126, e di verificarne l’interpretazione, avanzata da Mario Torelli, di vedervi l’arx di Veio, dove secondo le fonti doveva essere ubicato il tempio di Giunone Regina. Gli scavi tuttavia non hanno finora restituito resti attribuibili a un tempio o complesso monumentale di epoca etrusca, ma avvalorano l’ipotesi di un’identificazione nell’area del tempio di Giunone la natura del materiale raccolto a più riprese nello scavo o negli immediati dintorni, indicativo della presenza di più edifici decorati scaglionati tra la seconda metà del VI secolo e il primo quarto del secolo successivo. Sempre a Comunità è stato messo in luce del un quartiere ceramico, con fornaci per ceramica etrusco-corinzia e bucchero, il cui avvio va attribuito alla fase tardo-orientalizzante. Tale quartiere, preceduto da un'area capannicola, si sviluppa lungo un tracciato stradale e comprende fornaci a tiraggio verticale, fosse di decantazione e una grande cisterna rettangolare. Nella seconda metà del VI secolo la zona cambia aspetto: risulta abbandonata l’officina e una grande strada e diversi muri di contenimento dovevano conferire alla pendice collinare una scenografia a gradoni; tale intervento di tipo urbanistico potrebbe essere collegato alla realizzazione un edificio a carattere templare ancora da rintracciare. A partire dal 2011 è stata inserita nell’ambito del Progetto Veio anche l’area in località Campetti, nel settore nord-occidentale del pianoro, la parte cioè meno difesa naturalmente e non delimitata da corsi d’acqua, dove, tra il 2003 e il 2008, l’allora Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Etruria meridionale aveva avviato ricerche estensive lungo il ciglio del pianoro e un saggio stratigrafico per indagare il circuito difensivo arcaico. Nel saggio già avviato è stato esaurito il deposito stratigrafico, rendendo possibile l’individuazione di un terrapieno, databile al passaggio tra età del bronzo finale e prima età del ferro, ossia sin dalla prima occupazione del pianoro. La fortificazione a terrapieno con diversi rifacimenti durerà fino ad epoca arcaica, quando verrà sostituita da una poderosa cinta in opera quadrata, indagata tramite un secondo saggio che ha rivelato l’esistenza di una piccola porta con caratteristiche monumentali, oggetto di diverse ristrutturazioni in età classica e forse anche arcaica. La porta conosce un nuovo allestimento nel corso del V sec. a.C., con la costruzione di un ambiente quadrato, coincidente con lo spessore stesso della cinta, realizzato in opera quadrata di fattura accurata e parzialmente dipinto in bianco all’interno. Questa piccola camera, nella quale si conservavano le tracce dei cardini, della soglia e dei paletti di chiusura relativi alla porta larga circa 1,90 metri, era pavimentata da uno spesso battuto. Un ulteriore massiccio intervento edilizio comporta in seguito la messa in opera di alcune poderose tamponature: l’una a sigillo del varco interno della porta, il cui fulcro è spostato verso l’interno del pianoro con la costruzione di un ambiente più ampio, e, l’altra, più a nord, in corrispondenza di quella che potrebbe essere una postierla. Al di sotto di quest’ultima tamponatura è stato recuperato un frammento di antefissa a testa di sileno, che trovando precisi confronti a Portonaccio e nella vicina area sacra di Porta Caere, offre un _terminus post quem_ al secondo quarto del V sec. a.C. Tra i rinvenimenti vanno inoltre segnalati numerosi esemplari di punte di freccia in lamina bronzea, restituite dagli strati di frequentazione e di obliterazione della porta.
  • AIAC_4496 - Veio, Piazza d’Armi, Pian di Comunità, Campetti - 2018
    L'attività di scavo del 2018 è stata incentrata sul distretto meridionale di Veio (Piano, o Pian di Comunità), identificabile come il Ceramico della città etrusca e sede di un santuario (non ancora localizzato). Sono stati indagati due contesti sulle pendici sud-orientali dell'altura di quota 126, occupata da un complesso edilizio (Fig. 1,a) di epoca repubblicano-imperiale. 1) Il saggio 19 (Fig. 1,b; 2) comprende una serie di attività in negativo sul banco. Alla fase più antica si riferiscono buchi di palo pertinenti a strutture di tipo capannicolo, due fosse di scarico e un pozzetto-silos, databili all'VIII sec. a.C. A una fase successiva, probabilmente nell'ambito del VI sec., può datarsi l'impianto di una vasca di forma allungata, affiancata da un cunicolo; ritagliata secondo la direzione del pendio, con fondo ritagliato a gradoni, la vasca presenta sul lato di valle una rampa inclinata di accesso ed è rivestita sul lato settentrionale da un muro in opera isodoma. La vasca è stata colmata con una serie di scarichi inglobanti macerie di strutture in blocchi di tufo, elementi di copertura fittile di I fase (tra cui sime a elle decorate in white on red) e abbondante materiale ceramico; in concomitanza con l'operazione di interro, la cavità è stata utilizzata per l'impianto di un piccolo edificio tripartito, di cui non si conservano i piani pavimentali. Lo scavo del 2018 ha permesso di precisare che l'interro della vasca è avvenuto non prima della fine del IV/inizio III sec., in parallelo con la dismissione del cunicolo. È stata recuperata una ingente quantità di materiale ceramico ricomponibile, includente brocche e piattelli in ceramica depurata acroma; olle di vario formato (una delle quali recante una iscrizione etrusco-latina) e coperchi in impasto rosso-bruno e in Internal Slip Ware; coppe a vernice rossa e nera, oltre a frustuli di ceramiche etrusche figurate e di vasellame sovradipinto. La presenza di esemplari fallati o deformati rappresenta un interessante indizio di continuità del processo produttivo oltre la presa della città da parte di Roma. 2) Il saggio 25 (Fig. 1, C; 3) comprende un'area artigianale a carattere stagionale attiva tra la fine del VII e il V sec. a.C., anch'essa ricavata in un'area occupata in precedenza da capanne, collocata lungo il percorso di una profonda tagliata di tipo stradale. Il contesto include piccole fornaci a pianta circolare (tipo Cuomo di Caprio Ib), una grande cisterna rettangolare e cavità con diversa destinazione funzionale. Alle strutture produttive si associa una poderosa serie di scarichi carboniosi includenti una notevole quantità di frammenti ceramici, la quasi totalità riferibili a vasellame in bucchero - in gran parte ricomponibile e malcotto - e di frammenti di manufatti di impasto refrattario (barre, calotte e canaletti), riferibili senza dubbio al suo ciclo produttivo. Lo scavo del 2018 ha dimostrato che gli scarichi colmano non soltanto le cavità risultanti dallo sfruttamento progressivo del banco geologico, ma anche la parte profonda della stessa tagliata stradale. A fronte del recupero di una abbondantissima quantità di frammenti pertinenti a forme in bucchero di tipo standardizzato, particolarmente significativo è il rinvenimento di una matrice per applique a maschera gorgonica. Didascalie Fig. 1 - Localizzazione e pianta delle strutture portate alla luce dal cantiere di scavo del Progetto Veio de La Sapienza Università di Roma a Veio, Piano della Comunità. In evidenza, i settori indagati nel 2018 (Archivio Sapienza; dis. B. Belelli Marchesini) Fig. 2 - Saggio 19. Pianta cumulativa della vasca e dell'edificio impiantato al suo interno (Archivio Sapienza; dis. B. Belelli Marchesini). Fig. 3 - Ortofoto del saggio 25 (Archivio Sapienza; foto D.Spigarelli)

Season Team

  • AIAC_953 - Pyrgi - 2006
    Investigations in the area of the monumental sanctuary aimed to document the organisation of the cult area in the direction of the residential sector. The excavation of the Caere-Pyrgi road was completed to the point where it joined the transverse trench dug in 2003 and the question of the routes of archaic roads in relation to the sanctuary phase contemporary with temple B was looked at in greater depth. As regards the access zone to the late archaic sanctuary, the excavation revealed structures belonging to a second set of jambs along the course of the road, at the beginning of a double portal. Regarding access to the archaic sanctuary, analysis of the data from the 2005 investigation behind temple B led to the reconstruction, on the hinterland side, of a monumental entrance opening off-centre in the temenos wall, with a sequence of regularly spaced bases belonging to a series of 3 kilns. In order to find supporting evidence for this hypothesis a trial trench was opened behind the temenos wall. This intercepted a structure of tufa lumps which may mark the presence of an organised area along the access route to the sanctuary. As regards the route of the Caere-Pyrgi road, a further tract of the road surface was uncovered. Finds of pottery and architectural terracotta fragments belonging to the temples attest the road’s use until the Roman Imperial period. In the area of the sanctuary of Apollo, attention was turned to the relationship of the occupation levels of Piazzale Ovest to different buildings. Amongst the finds were a kylix fragment with white background, fragments of small bronze plaques, a javelin head, fragments of blades from iron sacrificial knives, bronze handles and a pair of iron implements, perhaps firedogs, placed on an archaic floor surface, evidence of the ritual use of fire. (MiBAC)