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Maria Cerovaz

Season Team

  • AIAC_1025 - Monte Petrino - Rocca Montis Draconis - 2006
    L’insediamento fortificato relativo alla Rocca di Mondragone è attestato nella documentazione scritta dagli inizi del XII secolo. L’assenza di dati relativi a precedenti occupazioni del sito d’altura, sia d’età romana che di età tardoantica, sembra non sostenere l’ipotesi della persistenza dell’insediamento fortificato medievale su un preesistente sistema difensivo. Tuttavia, l’esistenza di un abitato di età protostorica sul versante occidentale dell’altura costituisce un precedente tipo di occupazione a carattere abitativo. In età normanna inizia una prima fase dell’insediamento fortificato, che interesserà sia il recinto fortificato superiore sia il primo villaggio/borgo e vedrà successivamente, fino alla tarda età angioina e aragonese, lo sviluppo relativo al secondo villaggio/borgo e la realizzazione del c.d. “palazzo residenziale”. La campagna di scavo del 2006 ha avuto come obbiettivo l’ampliamento delle zone indagate nelle campagne precedenti (2001-2005), e cioè il pianoro sommatale e l’area compresa tra la cisterna/torre e gli ambienti a ridosso della cinta muraria sud. Sul pianoro sommitale era l’originario insediamento fortificato dell'intero complesso, delimitato da una prima cinta muraria ad andamento fusiforme; alcuni edifici del villaggio ai piedi del primo recinto sul versante occidentale dell’altura, sono rinchiusi a loro volta entro una cinta muraria. Da questi ambienti addossati alla cinta muraria, il rinvenimento in un piano pavimentale di smaltata bianca e smaltata dipinta in blu, e un frammento di Deruta, offre un arco cronologico esteso tra il XV e il XVI secolo. Nell’area compresa tra la cisterna/torre e gli ambienti a ridosso della cinta muraria sud, nella quale erano stati messi in luce nelle campagne precedenti i livelli pavimentali in massetto di malta relativi all’ultima fase di frequentazione dell’area centrale del pianoro, abitata fin dall’età federiciana e abbandonata nella seconda metà del XV secolo, come attestano i rinvenimenti ceramici e metallici e numerose monete databili tra il XIII e la fine del XV secolo, sono stati riportati alla luce ulteriori frammenti di ceramica acroma sia depurata che ad impasto grezzo e dipinta a bande rosse, insieme a frammenti di legno e ossa animali.
  • AIAC_1025 - Monte Petrino - Rocca Montis Draconis - 2009
    Nel corso delle indagini archeologiche sul sito svoltesi tra il 2007 e il 2009 sono state indagate consistenti porzioni del pianoro sommitale dell’insediamento fortificato, con l’intento di chiarire la fisionomia e l’estensione della stratificazione relativa alle fasi di costruzione-frequentazione-distruzione dell’area e degli ambienti distribuiti all’interno della cinta muraria. Sul lato ovest è stato indagato il grande torrione semicircolare CF 9 nel quale sono state riconosciute tre fasi costruttive. Nell’ultima fase è stata realizzata una serie di intercapedini al di sotto del piano pavimentale in conglomerato, che intersecandosi tra di loro creano un reticolo atto all’alloggiamento di assi in legno. E’ stato ipotizzato che questo reticolo fungesse da sostegno per la base di una macchina da guerra, la cui potente gettata doveva essere in relazione con le caratteristiche dell’impalcatura che la sorreggeva. L’ambiente rettangolare CF10, ubicato a ridosso del precedente, è stato indagato fino al piano di calpestio originario, in massetto di malta lisciata. L’accuratezza delle parti costitutive la muratura e dei vani di accesso all’ambiente, unitamente ai materiali archeologici rinvenuti (in particolar modo una corazza a piastre rivettate in bronzo, con tracce di tessuto, una staffa, monete di età aragonese, ceramica invetriata e smaltata, mortai) hanno suggerito una funzione abitativa dell’ambiente, verosimilmente riservata ad una parte della guarnigione militare e ad un personaggio di spicco al suo interno. Lungo il lato nord del pianoro, a ridosso del muro di cinta settentrionale, è stato messo in luce un grande ambiente CF8, utilizzato nella sua ultima fase di frequentazione come edificio di culto. Al centro della parete est è stato rinvenuto un altare in muratura, rivestito da affreschi che imitano il rivestimento a marmi policromi; altresì affrescate con figure umane e con motivi geometrici policromi sono le pareti sui lati S ed N (fine XIV-XV secolo). L’ambiente ha subito un rialzamento di quota con la realizzazione di un nuovo piano pavimentale, che ha in parte coperto gli affreschi che adornavano le pareti dell’edificio; l’abbandono si data in base ai reperti ceramici e numismatici alla metà del XVI secolo. Ancora lungo il versante nord, ma in prossimità del c.d. Palatium, è stata indagata un’area relativa ad impianto di difesa articolato in un piccolo ambiente ed in una torre (CF 256) di piccole dimensioni, con un varco di accesso annesso che metteva in comunicazione il villaggio (CA”C”) con il pianoro soprastante(CA”B”). E’ stata inoltre messo in luce la metà occidentale dell’ambiente 12, compreso tra la cinta muraria settentrionale del pianoro e la grande cisterna centrale. Nei potenti strati di crollo sono evidenti gli elementi delle coperture oltre a due grandi blocchi murari crollati e frammenti di intonaco parietale. Sul pavimento in malta lisciata dell’ambiente era poggiato un grosso blocco lapideo definito da una parziale sbozzatura e decorazione ad ovuli entro racemi, parzialmente cavo. Nel complesso, le caratteristiche dello stesso, suggeriscono l’idea di un prodotto “non finito”, con ogni probabilità inizialmente pensato come elemento architettonico (capitello?) e in seguito riutilizzato come vasca/acquasantiera. E’ documentata ceramica del XV e XVI secolo (invetriata monocroma gialla e verde, smaltata bianca e policroma, maiolica policroma di Montelupo e ceramica acroma), nonché numerosi pezzi di masse vitree e gocce vetrose pertinenti ad indicatori di produzione derivanti dalla lavorazione del vetro, il cui numero lascia pensare alla presenza di una struttura produttiva nelle immediate vicinanze. All’inizio del villaggio sottostante il pianoro fortificato, a ridosso del muro di cinta, è stata scavato un forno di cottura per il pane, di forma circolare, realizzato in mattoni quadrangolari, impilati su più file. Il piano di cottura è costituito da pietre piatte, coppi e malta ed è allettato sulla base in muratura poggiante direttamente su terra. Il forno è addossato inoltre ad una nuova struttura muraria che, per caratteri costruttivi e dimensioni, è stata interpretata come un ulteriore muro di cinta del villaggio, relativo ad una fase di ampliamento del tessuto insediativo del villaggio, databile ad età tardomedievale. Sono proseguite inoltre le ricognizioni sui versanti del Monte Petrino, finalizzate alla mappatura sistematica dei terrazzamenti che attestano i sistemi di sfruttamento del territorio adiacente il castello nel medioevo nonché delle evidenze insediative di età preromana e romana, relative soprattutto a ville-fattorie specializzate nella viticoltura.
  • AIAC_2244 - Miseno - 2008
    I lavori di ripristino e valorizzazione della “Grotta della Dragonara” hanno riguardato lo svuotamento parziale del monumento e la pulizia dei paramenti murari; inoltre è stato creato un percorso di visita di grande suggestione. La“Grotta della Dragonara” è una grande cisterna interamente scavata al di sotto del promontorio tufaceo di Capo Miseno. Si tratta di una grande struttura di 50 per 58 metri, che si articola su cinque navate ripartite da quattro file di pilastri quadrangolari. In più punti la struttura è foderata da ampi tratti di muro in opera reticolata, costruiti probabilmente per dare maggior equilibrio statico alla struttura. Le volte sono tagliate nel banco di tufo con sagoma a tutto sesto. Come nelle altre strutture del suo genere, le superfici interne sono completamente rivestite di uno spesso strato di malta idraulica ( _opus signinum_ ). In più punti sono stati notati gocciolatoi formati da piani di tegole, realizzati per contrastare la formazione del calcare, e controfodere di tegole, per proteggere la superficie del pavimento dallo stillicidio delle acque quando la cisterna era vuota. Su alcune tegole è stato notato il bollo a lettere rilevate in cartiglio rettangolare SATURNIN(i). La struttura della cisterna vera e propria è preceduta da un vestibolo, probabilmente una sorta di fontana ninfeo funzionante con il “troppo pieno” della cisterna. Di questo ambiente, non ancora scavato, sono solo visibili le parti sommitali dei partiti architettonici, timpani e lunette alternati, che ne decoravano i lati. La cisterna fu realizzata per lo stoccaggio di una massa d’acqua che poteva superare ampiamente i cinquemila metri cubi, e questo rende difficile non metterla in relazione con le attività di scalo del porto militare della base di _Misenum_. La pulitura dello strato di malta idraulica che copriva le superfici interne della struttura ha permesso di riconoscere le firme autografe di alcuni importanti visitatori del monumento nel corso dei secoli. Tra gli altri sono riconoscibili una iscrizione incisa a punta secca del pittore Aniello Falcone (1600-1665) e la firma a matita sanguigna del pittore lorenese, ma napoletano di adozione, Didier Barra (1590-?).
  • AIAC_2245 - Miseno - 2008
    Il teatro romano di Miseno è attualmente situato al di sotto di un fabbricato moderno che, prima dell’intervento di scavo, volto proprio alla valorizzazione del monumento, ne limitava fortemente la fruizione. Della struttura antica erano visibili buona parte dell’ambulacro mediano, una piccola porzione di quello superiore e alcuni resti di strutture in alzato dell’attico della summa cavea, questi ultimi situati in proprietà privata. L’intervento di scavo e di sistemazione ha riguardato sia l’interno che l’esterno del monumento. All’interno sono stati effettuati quattro saggi in profondità che hanno rilevato un complesso bacino stratigrafico che riempiva di quasi la metà la galleria mediana e che documenta una sequenza di piccoli livelli d’uso e strati di accumulo formatisi tra la metà del V e la fine del VII secolo d.C. In uno solo di questi saggi è stato possibile documentare il livello d’uso originario del monumento, che nella sua parte bassa è invaso dall’affioramento delle acque di falda. La parte del pavimento del teatro, resa temporaneamente visibile dalle pompe, era in cocciopesto. Le strutture relative all’ambulacro del teatro sono state ripulite e sono stati chiaramente messi in luce i paramenti in massiccia opera laterizia, con pilastri che sorreggono volte a crociera databili, con tutta probabilità, agli inizi del II secolo d.C. Lo scavo all’esterno, effettuato con lo scopo di dare al complesso monumentale un suo ingresso indipendente, ha evidenziato un crollo dei grandi pilastri cruciformi posti all’imbocco della _parodos_ e tracce di una necropoli tardoantica sorta al di sopra dei crolli. L’ingresso al teatro è stato realizzato passando attraverso l’originario ingresso occidentale ( _parodos_ ), ripristinandone la funzione antica. Durante la costruzione del muro di cinta sono stati messi in luce resti di una strada affiancata da ambienti ( _tabernae?_ ) probabilmente attinenti alla parte pubblica della città.
  • AIAC_3768 - Villa Romana di Columbrella - 2015
    _Lo scavo della fattoria romana in Località Columbrella_ Il sito prescelto per le indagini, ubicato a mezza costa a circa 260 m s.l.m., si trova presso la località denominata Columbrella, ed occupa un areale di circa 680 mq. Lo scavo stratigrafico ha riportato alla luce alcuni ambienti di una casa colonica romana edificata nel III secolo a.C. tra Monte Petrino e Monte Massico specializzata nella produzione di vino che più tardi sarà noto a Roma con il nome di _Falernum vinum_. La straordinaria scoperta, frutto della sinergia tra il Museo Civico Archeologico Biagio Greco, l’Università degli Studi di Perugia, e la Soprintendenza Archeologica della Campania, ha permesso di ritrovare quattro ambienti della _pars urbana_ con pregevoli pavimenti in cocciopesto decorati con meandri continui in tessere in calcare e parte della _pars rustica_, in particolare la sala di un torchio vinario dove venivano pigiate e premute le uve ricavate dal circostante vigneto. Le tracce di quest’ultimo sono state individuate sui numerosi terrazzamenti fossili di età romana. L’edificio fu edificato nel III secolo a.C. al di sopra di un possente basamento in opera poligonale di calcare forse già dai primi coloni inviati da Roma nel 296 a.C. a fondare la _colonia civium Romanorum_ di Sinuessa. L’eccezionale importanza storica ed archeologica della struttura antica scoperta nel territorio di Mondragone sta nel fatto che essa rappresenta la “preistoria” della villa schiavistica romana da inquadrare in un età anteriore o contemporanea alle guerre puniche. L’edificio infatti non presenta ancora le caratteristiche insite nella ricchezza di arredi delle ville fondate nel territorio sinuessano a partire dalla metà del II secolo a.C., tuttavia si può affermare con certezza che essa porta in embrione alcune delle caratteristiche dei grandi edifici rustici dotati poi di una _pars urbana_ e una _pars rustica_ e _fructuaria_. Nelle prossime campagne di scavi si potrà completare e consegnare all’attenzione del mondo scientifico la pianta completa e la ricostruzione in 3d di uno degli impianti produttivi più antichi e interessanti del territorio della _colonia civium Romanorum_ di Sinuessa specializzato nella produzione di vino Falerno, di certo il primo “Grand Cru” dell’antichità.