Name
Satoshi Matsuyama
Organisation Name
University of Tokio, Graduate School of Humanities and Sociology Faculty of Letters

Season Team

  • AIAC_1038 - Starza della Regina - 2003
    Nel 2003 sono iniziati gli scavi ed è stata chiarita sia l’estensione del grande ambiente ad arcate e pilastri, sia l’articolazione planimetrica degli spazi immediatamente ad esso circostanti. La costruzione, lunga complessivamente 18 m circa, era originariamente composta in tutto da 4 arcate, poggianti su tre pilastri quadripartiti in opus quadratum sormontati da capitelli tuscanici e da un architrave e, all’estremità, su semipilastri aggettanti. La costruzione risulta delimitata ad ovest da un muro in opus vittatum mixtum, con nicchie alternate rettangolari e semicircolari, sormontate rispettivamente da un timpano o arco a tutto sesto. La struttura è simmetrica a quella esistente sul lato est. In una delle nicchie rettangolari, è stata rinvenuta, in situ, una statua in marmo bianco di peplofora, in buona parte integra e databile per caratteri stilistici al I sec. d.C. Solo la zona alla base dell’arcata est e di quella centrale è pavimentata in cocciopesto, mentre per il resto la superficie è rivestita con un mosaico a tessere regolari di calcare bianco. E’ stata inoltre rinvenuta una statua marmorea maschile, frammentata e identificabile con Dioniso, affine cronologicamente alla peplofora. La villa fu in gran parte obliterata dall’eruzione cosiddetta di “Pollena”, databile verso il 472 d.C., periodo in cui la villa era già ridotta allo stato di rudere, come testimoniano la presenza sui muri di tracce di piante rampicanti sigillate dai prodotti piroclastici. La rimozione del crollo ha permesso di chiarire in parte la planimetria della zona a sud delle arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in opus vittatum mixtum, al centro del quale si colloca un vano passante inquadrato da un decorazione stuccata e dipinta, fiancheggiata da due nicchie con arco a tutto sesto. Questo muro insieme alle altre strutture murarie ad esso raccordate delimita l’aula esagonale ad arcate e pilastri. Sul limite ovest dell’ambiente ad arcate e pilastri una struttura sembra pertinente ad una fornace di pianta rettangolare. Nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, è stato individuato un ambiente con pavimento in opus sectile. Il rinvenimento in questo ambiente di materiali ceramici databili al V secolo sigillati dall’eruzione del 472, testimoniano un’interrotta frequentazione del complesso. (MiBAC)
  • AIAC_1038 - Starza della Regina - 2004
    Nel corso dei lavori del 2004 è stata messa in luce sul limite di scavo settentrionale la parte superiore di un colonnato orientato est-ovest e costituito da colonne di marmo africano (in origine 6, ma solo 4 visibili), in origine sormontate da capitelli in marmo bianco di tipo corinzio asiatico sui quali erano impostate delle piattabande in laterizio rivestite in stucchi policromi, alternate probabilmente ad archi. Sono, inoltre, emersi nuovi frammenti pertinenti alla statua di Dionisio rinvenuto nel 2003. E’ proseguito lo scavo nella zona a sud dell’edificio ad arcate, delimitata sul lato meridionale da un muro in blocchetti di tufo con andamento est-ovest, che si raccorda con la struttura ad arcate e pilastri tramite due setti trasversali, formando una sorta di esedra poligonale a tre lati. Al centro di ciascun lato dell’esedra si apriva un’ampia porta. Delle due laterali resta solo la soglia in calcare; della centrale, sormontata da un timpano e fiancheggiata da due nicchie semicircolari, si conserva parte della decorazione in stucco policromo. Nella zona dell’esedra, e nell’area a sud di questa, lo scavo ha permesso di chiarire la cronologia del crollo delle strutture murarie, qui depositato al di sopra di uno strato di abbandono, che ha restituito materiali ceramici, assegnabili alla seconda metà del V secolo: ciò permette di affermare che la successione di abbandono-crollo-rioccupazione-seppellimento del complesso, deve essere collocata in un arco di tempo tra il 450 e il 472. Il rinvenimento di tracce di livelli di calpestio al di sopra degli strati di macerie permette, quindi, di ipotizzare una ulteriore fase intermedia tra la fase dei crolli ed il seppellimento, rendendo così molto più articolata la sequenza. Nell’area dell’esedra il pavimento a tessere di mosaico bianco, è interrotto in più punti da tagli ricollegabili alla costruzione di alcune vasche, delimitate da muretti. Alla stessa fase appartengono la pavimentazione in laterizi e il tratto di cocciopesto posti a nord e a sud del pilastro orientale, nonché la vasca posta alla base del medesimo pilastro. Queste strutture sono da porre in relazione, probabilmente, con l’installazione, in questa zona del complesso, di un impianto artigianale e legato all’uso di acqua. Lo scavo condotto nel settore ad ovest, alle spalle del muro a nicchie, dove è stato individuato un ambiente rettangolare nel corso del 2003, ha evidenziato un’apertura posta sul lato sud in un primo momento chiusa dalla costruzione di un’abside, addossata sulla faccia meridionale del muro e decorata con una pavimentazione in opus sectile e rivestimento parietale in lastre marmoree (in parte asportate). Tale struttura fu in seguito chiusa da una tamponatura alla quale si lega un muro trasversale che taglia a metà l’ambiente. (MiBAC)
  • AIAC_1038 - Starza della Regina - 2005
    Lo scavo del 2005 ha interessato quattro zone. Nella zona del colonnato e nella fascia immediatamente a nord di questo, si è riportato alla luce il crollo di un’ampia parte di struttura muraria in opus vittatum mixtum inglobata nei livelli più superficiali della prima eruzione tardo-antica. Esso si riferisce al tratto di muratura sovrastante il colonnato, sul quale si impostavano probabilmente piattabande alternate ad archi a tutto sesto, secondo uno schema analogo a quello degli adiacenti muri a nicchie. L’asportazione degli strati vulcanici fino alla quota del pavimento antico ha rimesso in luce le basi delle colonne, in marmo bianco e di tipo attico, impostate su uno stilobate in blocchi di lava grigia, connessi tra loro da perni metallici. Il piano di calpestio nella zona a nord del colonnato è risultato ad un livello inferiore (- 1,60 m) rispetto alla quota del pavimento in mosaico bianco che era nell’area compresa tra la costruzione a pilastri e il colonnato stesso. Due scale in blocchi di parallelepipedi di lava, di 6 gradini, collocate, ciascuna, all’estremità del colonnato superavano il dislivello. E’ stata rinvenuta anche una struttura ipogea a pianta quadrata (definita “cisterna”) in filari regolari di pietra lavica, rivestita di cocciopesto. Coerente con essa ma senza collegamenti è una canaletta con andamento sud-est/nord-ovest tangente la “cisterna”nell’angolo nord-est, e che correva al di sotto di un livello pavimentale in cocciopesto. Tutto ciò farebbe pensare ad un sistema di raccolta delle acque, forse collegato all’uso delle “vasche” individuate (nel 2003 e nel 2004) nella zona più a sud del complesso. Anche per la datazione non si hanno elementi cronologici certi: ma un generico terminus ante quem può essere fissato alla seconda metà del V secolo, in base al materiale ceramico rinvenuto negli strati di abbandono dell’area, poi ricoperti dall’eruzione del 472. L’indagine nel vano quadrangolare (denominato vano 2) evidenziato sul limite ovest dell’area di scavo ha permesso di riportare alla luce un’ulteriore apertura ad ovest, messa poi fuori uso da un piccolo forno, rinvenuto integro, eretto nelle ultime fasi di vita del complesso. Il pavimento era in origine in opus sectile, di cui si conservano solo le impronte, in base alle quali è stato possibile capire che gli intarsi marmorei erano riservati alla sola parte centrale del vano, mentre per il resto esso era coperto da tessellato. Sono state inoltre rinvenute numerose monete bronzee della prima metà del IV d.C. Lo scavo nell’area immediatamente a nord del vano quadrangolare ha messo in evidenza un muro con andamento nord-sud, parallelo al muro perimetrale nord del vano, mentre nell’area a ovest e sud-ovest del suddetto ambiente l’indagine si è limitata alla rimozione dei depositi vulcanici, e al rinvenimento di un tratto di muro orientato est-ovest, allineato con il muro perimetrale sud del vano e ad esso legato. (MiBAC)
  • AIAC_1038 - Starza della Regina - 2006
    Nel 2006 l’indagine ha interessato l’angolo nord-est dell’area di scavo (Saggio 1) e l’angolo sud-ovest, ovvero la zona a sud, e a ridosso dell’abside del vano quadrangolare ovest (Saggio 2). Nel saggio 1, dopo la rimozione dello strato di depositi vulcanici e di risulta è stato riportato alla luce un tratto del livello pavimentale che rivestiva un vano quadrangolare (denominato 6) delimitato a sud dal muro del podio in blocchi di lava e tamponature in laterizio su cui si imposta il colonnato, a nord dal tratto occidentale di una struttura muraria a pilastri in opus vittatum mixtum. Probabilmente l’uso del cocciopesto è da mettere in relazione con la cisterna e le vasche rinvenute negli anni precedenti. Sul limite orientale dell’area è stata individuata un’apertura, grazie all’impronta di una soglia pertinente ad una grande porta relativa ad un’ampia aula rettangolare absidata, di cui è stato individuato solo il margine settentrionale, costituito da un muro in opus incertum, su cui si impostano due pilastri in opus vittatum mixtum (del secondo vi sono solo tracce). Su di essi erano impostati 3 archi a tutto sesto, di cui rimane solo quello orientale, collegato al muro trasversale su cui si apre l’abside. La calotta absidale ha restituito una decorazione pittorica con mostri marini (Tritoni ed Ippocampi) cavalcati da Nereidi, realizzata immediatamente al di sopra della linea di imposta del catino absidale a formare una sorta di fregio continuo, su fondo blu a ricordare l’ambiente marino; la metà superiore della calotta è decorata con il motivo della conchiglia. Tali pitture, coerenti con le strutture murarie, possono essere datate, su base stilistica, non prima della metà del II secolo, o nella prima metà del III sec. d.C., epoca peraltro coerente con la tipologia architettonica dell’aula absidata. Nel saggio 2 lo scavo ha permesso di dare una sequenza stratigrafica fino ad una quota di -3 m dal piano di calpestio antico: Periodo I caratterizzato dalla formazione di depositi geologici, con una datazione incerta, forse post 79 d.C., in materiale vulcanico privo di qualsiasi componente antropica; periodo II il cui materiale ceramico (sigillata africana A, ceramica comune e sigillata italica) fissa la cronologia ad un periodo intorno al II sec. d.C. Periodo III, nel quale l’abbondante quantità di materiali interpretabili come scarti di lavorazione e la ceramica sigillata africana A, permettono di fissare al II sec. d.C. il terminus post quem per la costruzione del lastricato che riveste il pavimento. Periodo IV: in un momento successivo, inquadrabile al IV secolo sulla base della ceramica recuperata nella fossa di fondazione dell’abside (diversi frammenti di sigillata africana C non anteriori al III secolo), fu asportato il lastricato immediatamente a ridosso del vano 2 e costruita l’abside. Periodo V: abbandono dell’area, periodo caratterizzato da materiale ceramico come sigillata africana D, ceramica comune e lucerne, databili al V secolo, immediatamente prima all’eruzione del 472. Un sondaggio è stato fatto nel vano 2, la cui rimozione dei depositi, databili alla seconda metà del V secolo, ha permesso di riportare alla luce una pavimentazione musiva a tessere bianche e nere, costituita da fasce di tessere bianche e nere disposte in ordito sia obliquo che rettilineo. Benché difficilmente leggibile nel suo insieme a causa di numerose buche di palo e tagli praticati sulla superficie durante le fasi di trasformazione e abbandono, tale pavimentazione può essere ricondotta cronologicamente tra fine III e IV sec. d.C., secondo le caratteristiche dell’opus sectile, rinvenuto nelle precedenti campagne e assegnato ad un periodo non precedente il III secolo, sia per il materiale ceramico databile entro la prima metà del IV secolo, prima cioè dell’eruzione di “Pollena”. (MiBAC)