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AIAC_10 - Cimitero Comunale - 2000
In October 2000 a series of archaeological soundings were undertaken in the area allotted to the construction of the Cimitero Comunale. The excavation revealed a cistern in a nearly square form (3.10 x 3.64 meters), carried out in opus caementicium (local limestone and mortar) with surface in bricks, datable between the late Republican and first Imperial ages.
A small canal built of rock and tiles, serve to collect and contain the down-flow of the water from the summit of the hill.
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AIAC_11 - Labrofico-Cuppi - 1997
Durante i lavori di costruzione della strada e del sottopasso ferroviario a Ferentino sono stati rinvenuti diversi affioramenti archeologici.
Si tratta di strutture murarie realizzate in opera cementizia che compongono ambienti rivestiti da intonaco, pavimentati con mosaici e dotati di vasche. Una serie di muri a secco, inoltre, costruiti con blocchi squadrati e schegge sbozzate di medie dimensioni sono pertinenti ad una struttura unitaria. Altri saggi preventivi hanno individuato strutture in pietra, associate a strati di ceramica e laterizi e una massicciata in pietrame.
Al neolitico medio si fanno risalire frammenti di ossidiana pertinenti a lame e a scegge di lavorazione e frammenti di impasto.
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AIAC_12 - Anagni, Grottoni - 2001
L'intervento di scavo, effettuato a partire dal 2001, nell'area dell'Orto dei Canonici presso la Cattedrale di Anagni, ha riportato alla luce una sequenza stratigrafica, che copre un arco cronologico compreso tra l'età medio-repubblicana e il XVI secolo, gettando nuova luce su periodi dell'occupazione di Anagni, di cui ancora poco sappiamo.
Sono state individuate otto fasi di occupazione. All'età medio-repubblicana (fase 1, IV-III secolo a.C.), in seguito all'annessione di Anagni tra i territori controllati da Roma (fine IV secolo a.C.), risale la costruzione delle mura urbane, realizzate in blocchi di calcare locale, disposti per testa e per taglio. Tra il II e il I secolo a.C. (fase 2) le mura persero la funzione difensiva e furono obliterate dalla costruzione di strutture in opera reticolata, appartenenti ad un complesso residenziale o ad un edificio templare. Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. (fase 3), viene costruito un complesso residenziale che sfrutta la planimetria precedente. In questa fase le pareti sono affrescate con intonaci colorati e i pavimenti rivestiti con mosaici decorati con tessere bianche e nere. In un momento non ancora definibile (fase 4) la struttura romana viene abbandonata e, in seguito, forse in epoca medievale (fase 5), parzialmente distrutta per la costruzione di una serie di pilastri, che ripartiscono gli ambienti in scomparti coperti da volte. Altri vani, con pavimenti in battuto e una rampa, avevano forse la funzione di passaggi di animali, ipotesi collegabile al toponimo noto in zona di "stalle di Bonifacio", che alludono alla presenza di proprietà vescovile e/o pontificia. In epoca romanica (fase 6) vengono costruiti nuovi ambienti, di nuovo modificati tra l'epoca tardo-medievale e il XVI secolo (fase 7). Gli ultimi interventi di XVI secolo (fase 8) sono costituiti da una calcara impiantata per il reperimento della calce, necessaria alla realizzazione di bastioni di fortificazione.
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AIAC_13 - Ex seminario vescovile - 2003
Nell'ambito del progetto di recupero dell'edifico dell'ex-Seminario vescovile, situato nella Piazza Regina Margherita di Palestrina, all'interno del cortile scoperto e all'esterno della cosiddetta Aula Absidata, sono stati effettuati sondaggi archeologici.
Lo scavo ha rimesso in luce una serie mura in opera poligonale che dovevano delimitare un unico terrazzamento con percorso ascensionale verso la sommità della collina, dove si trovava il tempio della Fortuna Primigenia. Le mura erano dotate di vasche per la raccolta delle acque che scorrevano dall'alto e che venivano confluite in una grande cisterna forse a cielo aperto, ancora oggi utilizzata.
Tra le pareti rocciose Nord ed Est e in appoggio alla parete esterna dell'Aula Absidata si trovava una vasca costruita in cocciopesto, riempita con una serie di strati di riporto. Sono stati rinvenuti materiali pertinenti al crollo della copertura di un tetto decorato da elementi fittili, forse appartenente alla stessa Aula Absidata, frammenti ceramici e architettonici litici, databili nel complesso all'epoca giulio-claudia.
Al di sopra degli strati di riporto sono stati documentati piccoli interventi costruttivi cronologicamente coerenti con la trasformazione dell'edificio antico in sede vescovile (XVI secolo) e con la costruzione della nuova fabbrica (XVIII secolo).
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AIAC_14 - Via del Borgo - 2003
Interventions of excavation and cleaning carried out on the two terraces of the sanctuary of Fortuna Primigenia at Palestrina have brought to light and clarified the architechtonic articulation and the hydric organization of this part of the sanctuary. The result of the evidence shows a single arrangement intended to gather the waters originating from the sanctuary of Fortuna and to collect them in the fountains and in the canals of the terraces beneath.
Upper Terrace.
The upper terrace, substructured with a wall in "opera poligonale" and paved with sheets of tufo, shelters a long façade animated with four or five absidal niches with semicolumns, which form a rich nymphaeum in the complex. The absidal niches contained fountains connected with canals which collected the water in the principal fountain of the lower terrace.
Lower Terrace.
This terrace too is substructured with a wall in "opera poligonale" and paved with sheets of tufo. At the center there is a fountain, a false grotto consisting of an absidal basin paved with sheets of tufo and covered with a semi-dome. The dome contains holes for a collection of hanging elements, perhaps false stalactites and false incrustations which camouflaged the mouth for the outflowing of the water. A smaller basin outside collected the water that overflowed from the larger. A shelter jutting out from the wall completed the facade at this point. The excavation undertaken in front at the canalization restored several architectural terracottas. Beneath the pavement level a series of oval grave pits were brought to light, apparently ancient. It was proposed that these were pits for the planting of trees, relative probably to a grove. A series of canals cross the terrace for the collection of the waters coming from not only the fountains but also from the roof of the Aula Absidata, to be channelled toward the complex.
At the end of the 2nd century BC therefore the double terracing was animated by play of water and by a grove (sacred?), with substructures in "opera poligonale," crowned by parapets, cornices, aligned drip-stones and perhaps with architectural terracottas.
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AIAC_15 - Ospedale Bernardini - 1999
Durante i lavori di costruzione della nuova ala dell'Ospedale Bernardini, alla fine degli anni '70, vennero in luce i resti di una domus romana. L'edificio è stato indagato in più occasioni tra il 1980 e il 1999. Sono stati individuati tre ambienti che si affacciano intorno ad un peristilio e una grande cisterna. Una scala con gradini di tufo suggerisce la presenza di un secondo piano. Il portico intorno al peristilio è realizzato con colonne in laterizi e muri in opera reticolata. L'ambiente più grande è pavimentato con un ricco mosaico policromo databile al secondo quarto del I secolo a.C., come confermano anche i frammenti di ceramica a vernice nera, di fine II-inizi I secolo a.C., rinvenuti negli strati sottostanti il mosaico stesso. Lo schema decorativo di quest'ultimo è costituito da un bordo campito da file di triangoli; lo spazio interno è occupato da un esagono definito da bande e riempito da squame allungate, bipartite a sei colori contrastanti; negli spazi di risulta ai quattro angoli sono figure di mostri marini, due grifoni e due draghi. E' stata avanzata l'ipotesi che questo mosaico sia stato realizzato da artigiani ellenistici, forse alessandrini.
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AIAC_1802 - Schito - 2005
Il sito è ubicato ai margini sud-occidentali del bacino paleolacustre di Sora, compreso tra il corso del fiume Liri e le ultime propaggini meridionali dei Monti Ernici.
In antico ricadeva nell’ager Soranus, in una zona a confine con il territorio di _Arpinum_. Qui resti della centuriazione coloniale appaiono ancora rintracciabili nelle divisioni agrarie.
Tra le peculiarità dell’area in età romana si deve segnalare la felice situazione itineraria, che ne doveva favorire le potenzialità insediative e commerciali, garantita dalla vicinanza di importanti assi stradali ripercorsi in parte dalla viabilità moderna.
Nell’insediamento l’aspetto abitativo risulta fuso con quello operativo e produttivo a matrice agricola, tipico del più tradizionale impianto rustico, atto a soddisfare esigenze produttive e residenziali, in un ambito di piena autosufficienza economica, nel nostro caso caratterizzato, per altro, da una funzionalità assai limitata nel tempo, ma da un buon livello di vita.
Nel suo insieme il quadro restituito dallo scavo mostra un impianto caratterizzato da un razionale assetto organizzativo. Il piccolo complesso rustico risulta, infatti, incentrato su un modesto ma articolato edificio abitativo. Il corpo centrale appare suddiviso in una serie di vani, prospicienti a meridione un cortile centrale scoperto, che doveva fungere da collegamento con tutti gli altri ambienti e, più in generale, con gli altri settori del complesso.
Le strutture murarie, conservate omogeneamente a livello di spiccato, erano coperte direttamente dal suolo agricolo.
I resti evidenziati appaiono pertinenti ad un’unica fase costruttiva nell’ambito della quale si possono distinguere per gli spiccati diverse tipologie murarie, tutte in conglomerato calcareo.
I piani di calpestio si presentano variamente realizzati, in relazione alla diversa destinazione funzionale degli spazi aperti o degli ambienti: semplici battuti di terra, acciottolati, rivestimenti in cocciopesto, e, in un solo caso, in mattoni bessali.
All’interno dell’ambiente alfa è situato un pozzo di forma circolare, in prossimità del quale è stato rinvenuto, ancora in situ e parzialmente infossato, un dolio frammentario.
Il pozzo presenta un diametro alla bocca di circa 1 m ed una profondità superiore ai 2,30 m e fino a questa quota appare rivestito da un paramento di blocchi e conci di conglomerato calcareo, legati con argilla, più accuratamente realizzato in profondità. Lo scavo stratigrafico del deposito all’interno del pozzo ha permesso di documentare più livelli di riempimento.
Nello stesso ambiente, tra il pozzo ed il limite est dell’area di scavo è situato un basamento a pianta rettangolare realizzato con blocchi e conci di conglomerato. Tale piano era coperto da uno strato di terreno carbonioso contenente granaglie semicombuste che potrebbe suggerire un uso della struttura legato alla lavorazione o alla conservazione di cereali.
Alle attività produttive, a carattere domestico, svolte nell’insediamento, rimanda anche il rinvenimento di pesi da telaio fittili.
Una cronologia di fondazione e di vita dell’insediamento tra il III e la prima metà del II sec. a.C. è documentata dai ritrovamenti monetali, dalla ceramica a vernice nera, e dalle lucerne.
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AIAC_1803 - S. Lorenzo - 2005
L’area in esame è situata tra il fiume Liri e la strada che, uscendo dal centro urbano attraverso il ponte di S. Lorenzo – che alla fine dell’800 sostituì quello romano – e ripercorrendo un antico asse viario, attraverso la Val di Comino e Atina permette di accedere a Cassino e alla Valle del Volturno.
Lo scavo ha rilevato una successione stratigrafica complessa, documentando la lunga frequentazione dell’area, a partire dal III sec. a.C.
_I resti della domus: I fase_
Alla prima fase è riferibile un possente muro di recinzione occidentale in opera quadrata isodoma realizzato in grandi blocchi di travertino e due muri divisori che conservano ancora tracce dell’intonaco di rivestimento. Alla stessa fase devono essere riferiti verosimilmente vari elementi architettonici rinvenuti in fase di riutilizzo in strutture più tarde, quali due basi e quattro tamburi di colonna.
Queste strutture si datano agli inizi del III sec. a.C.
_I resti della domus: II fase_
Già nel corso del II sec. a.C. l’edificio dovette subire una ristrutturazione percepibile a livello planimetrico grazie alla parziale conservazione di alcuni piani pavimentali. A questo periodo, infatti, si data il pavimento in cocciopesto con tessere di calcare bianco inserite sul fondo rosso, che copre i muri divisori della fase precedente. Tale pavimento – secondo una soluzione decorativa tipica del II sec. a.C. – presenta una doppia cornice nella quale si alternano meandri di svastiche e quadrati recanti un motivo cruciforme centrale formato da 5 tessere, che riquadra un campo a reticolo di losanghe romboidali.
Alla stessa fase risalgono altri due pavimenti: il primo in _scutulatum _ ed il secondo in cocciopesto, ed un breve tratto di un muro divisorio in opera incerta (conservato sotto la fondazione della fase medievale).
_La fornace_
A soddisfare il fabbisogno della _domus_ doveva verosimilmente servire la piccola fornace impiantata all’esterno, subito a ridosso del muro di recinzione in opera quadrata, che al momento del rinvenimento conteneva ancora – in fase di cottura – i vasi (tutte ollette di ceramica comune) con i relativi coperchi e pesi da telaio.
_La necropoli_
L’area conobbe una nuova fase di frequentazione tra il IV e il V sec. d.C., come sembrano attestare i rinvenimenti monetali e i frammenti di terra sigillata africana. A quest’epoca risale la totale trasformazione dell’area – che riutilizza in parte strutture murarie e materiali della fase precedente – dettata dalla nuova destinazione funzionale a carattere funerario. L’area sepolcrale presenta un organico assetto organizzativo: tutte le sepolture individuate (circa una ventina), costruite una di seguito all’altra, presentano una ripetitività nell’orientamento, nelle soluzioni costruttive, e nel rituale funerario. Si tratta per lo più di sepolture bisome di individui adulti, con l’inumato spolto per primo in giacitura secondaria e spesso riposto ai piedi, vicino il cranio o lungo i fianchi dell’ultimo sepolto.
_La chiesa di S. Lorenzo_
La fase più tarda documentata, di epoca medievale, si incentra sui resti di un edificio ecclesiale che si sovrappone in parte alle strutture preesistenti. La vita dell’edificio si colloca tra il IX ed il XIII sec.
Lo schema planimetrico prevede un’unica navata e due ambienti laterali con una sola abside disegnata in asse con la navata.
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AIAC_1804 - S. Domenico - 2005
Le indagini archeologiche preventive effettuate in occasione dell’ampliamento e ristrutturazione della Fiera di Sora hanno portato al rinvenimento di strutture murarie pertinenti ad un monumento funerario con relativo recinto ed area sepolcrale.
_Il monumento funerario_
Del monumento funerario si conservano le sole fondazioni e i piani di attesa dell’alzato, oltre pochi elementi di arredo in fase di crollo. L’assenza di elementi architettonici, a causa dei pesanti interventi di spoliazione e recupero, non consente di ricostruirne l’alzato.
Il monumento presenta forma quadrata con lati di 4 m ed una camera sepolcrale di larga circa 2 m.
Presso l’angolo est del monumento sono stati rinvenuti due cippi funerari in calcare. Il primo, in situ, reca un’iscrizione con l’indicazione dell’area di rispetto della tomba: in agr(o) pedes XVI .
Il secondo ha base rettangolare con quattro volute a spirale sugli angoli ed alzato piramidale terminante con una cuspide a forma di pigna; la faccia anteriore è decorata con elementi vegetali riecheggianti la pigna.
_Le tombe ad inumazione_
In prossimità del monumento funerario erano due sepolture ad inumazione, entro coppi la prima e in cassa laterizia la seconda, entrambe riferibili ad infanti.
_L’ustrinum_
Tra queste ed il monumento funerario è stata rinvenuta una fossa di forma sub-rettangolare con pareti e fondo concotto. Al di sotto del livello di concotto è presente uno strato di preparazione che impiega spezzoni di calcare calcinati dall’esposizione al fuoco. La struttura (distante solo 15 cm dal monumento funerario, presenta l’asse lungo orientato NE-SO, che misura circa 1,40 m, mentre quello corto è di circa 1,10 m) è stata interpretata come un _ustrinum_. Sul fondo sono stati rinvenuti piccoli frammenti di ossa semicombuste frammisti a carboni.
_Le tombe ad incinerazione_
L’area ad ovest del monumento è occupata da una necropoli ad incinerazione: sono state rinvenute 4 sepolture in olla dotata di coperchio (T. V, T. VI, T. VII, T. XII) e due in fossette terragne (T. VIII, T. IX).
La tomba VII è stata rinvenuta al di sotto di un coperchio in ceramica comune che chiudeva la fossa di deposizione dell’olla cineraria, poggiante direttamente sul suo orlo, con probabile funzione di sema, permettendo la riapertura della fossa per possibili riti di offerta funebre. L’olla aveva all’interno un secondo coperchio a diretto contatto con i resti della cremazione. Sopra la sepoltura una spessa lente di carbone testimonierebbe resti della pira funeraria ovvero di fuochi accesi in occasione dei rituali di offerta praticati sulla sepoltura.
La tomba IX, ad incinerazione in fossetta terragna, è l’unica dotata di corredo, costituito da un unguentario in vetro e da una moneta sulla quale – in assenza di un necessario restauro – si legge solo AGRIPPA, fornendo una datazione ai primi anni del I sec. d. C.
A SO dell’area sepolcrale è stato rinvenuto un cippo funerario frammentario in calcare, del tipo a pigna decorato con un tralcio d’edera rampicante.
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AIAC_1805 - Finocchietto - 2008
In occasione di una serie indagini archeologiche a carattere preventivo in un’area di futura edificazione ad uso abitativi e commerciale è stata individuata una piccola necropoli di tombe ad inumazione.
Le fosse sepolcrali appaiono scavate all’interno del suolo argilloso sottostante il livello arativo e che si addossa al banco travertinoso, ad una quota compresa tra – 50 e -70 cm dal piano di campagna attuale, e appaiono circoscritte all’interno di una dolina delimitata dagli affioramenti di travertino.
Nel complesso sono state individuate 8 tombe ad inumazione, orientate generalmente ad E o E-SE. Altre due fosse, con orientamento discorde alle prime, in senso NE-SO, sono risultate vuote.
Le tombe sono del tipo a fossa semplice, di forma rettangolare o sub-rettangolare. Talvolta scheggioni di travertino appaiono posizionati ai quattro angoli (tomba 3) o disposti in modo irregolare lungo il perimetro della fossa (tombe 1, 5, 8, 10); in un solo caso (tomba 8), la fossa presenta una copertura in pietrame risultante dalla prosecuzione verso l’alto del rivestimento perimetrale.
In tutti i casi si tratta di sepolture monosome, con l’inumato in posizione supina, gli arti inferiori distesi e quelli superiori lungo il corpo. In un caso il corpo doveva essere contenuto al momento della deposizione entro una cassa lignea della quale resta traccia all’interno della fossa (tomba 7); in un altro (tomba 2), considerata la posizione degli arti inferiori, sembrerebbe che l’inumato fosse stato deposto dopo essere stato fasciato.
Per quanto riguarda i corredi, sia delle tombe femminili che di quelle maschili, si registra una certa variabilità, anche se raramente compaiono indicatori di particolari ruoli sociali o di un più elevato grado di ricchezza. I corredi di entrambi i sessi appaiono caratterizzati da oggetti di ornamento personale e delle vesti e dalla deposizione di vasellame ceramico (tranne nella tomba 2, priva di corredo, e nella tomba 1).
Tra i corredi maschili in due casi ricorre il rasoio (tombe 9 e 10), entrambi associati ad armi: ad una punta di giavellotto in bronzo nel primo (tomba 9) e ad una punta di lancia in ferro nel secondo (tomba 10).
Nelle tombe femminili accanto agli oggetti di ornamento compare sempre la fusaiola, elemento connesso all’attività della filatura.
La necropoli copre un arco cronologico che va dalla metà alla fine dell’VIII sec. a. C. in cronologia convenzionale.
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AIAC_1807 - Tremoletto - 2006
Il sito è ubicato su un pianoro lungo le pendici orientali del colle Monte Montano, compreso tra le quote di 290 e 300 m, digradante verso il piccolo bacino lacustre del Tremoletto, e dominante il corso del Fibreno, che scorre a circa 700 m ovest, per confluire poco distante nel fiume Liri. Originariamente il terrazzo arrivava a lambire le sponde del più antico ed esteso bacino del quale il Tremoletto rappresenta oggi un residuo.
In occasione della prima campagna di scavo, che si è svolta nell’estate del 2006, si è proceduto aprendo un primo saggio di scavo esplorativo a partire dal limite attuale del terrazzo, in corrispondenza della zona interessata dai ritrovamenti del 1988.
Lo scavo ha permesso di portare in luce un ampio lembo dello strato archeologico (esteso circa 30 mq) costituito da un vespaio di conci di calcare di varie dimensioni, che delimita ad ovest un acciottolato, in corrispondenza del quale si rinvengono livelli di frammenti ceramici e resti di fauna.
A nord dell’area indagata è stata rinvenuta una fossa tagliata nel banco argilloso, foderata con uno spesso strato di argilla e ghiaia minuta.
La fossa presentava all’interno un riempimento compatto ed uniforme di argilla di colore bruno-rossastro, che sembra presentare ad una prima analisi ottime qualità tecniche per un possibile utilizzo nella fabbricazione locale della ceramica.
Nei pressi del limite sud-est dell’area di scavo è stata messa in luce una piccola fossa, ubicata tra il vespaio e l’acciottolato, al cui interno sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici, posti a diretto contatto. Al tetto dei materiali ceramici sono stati recuperati pochi resti osteologici pertinenti ad esemplari giovani di ovis/capra.
La parzialità dell’indagine rispetto ad una di gran lunga maggiore estensione del sito, non ha permesso di chiarire, per ora, la pertinenza delle strutture e delle evidenze messe in luce, a fondi di capanna, a sistemazioni esterne, ad aree produttive o di lavorazione relative ad un abitato.
Dai livelli archeologici indagati provengono materiali ceramici che, seppur ancora in corso di studio, sembrano suggerire una frequentazione del sito nell’ambito di una fase iniziale del Bronzo Medio 1, o di passaggio dal Bronzo Antico.
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AIAC_1808 - Grotta Milano - 2006
L’ingresso della cavità conosciuta localmente con il nome “grotta di Milano” si apre in prossimità dell’alveo del fiume Fibreno, lungo le pendici nord-occidentali del Colle Minghitto a quota 280 metri s.l.m. La cavità carsica si sviluppa nei Calcari a rudiste del Cretacico Superiore per una lunghezza finora accertata di circa 60 metri. Un basso ingresso a forma di larga cupola immette in un primo ambiente di circa 20 mq (ambiente A) da cui, attraverso uno stretto passaggio, si accede ad un’ampia galleria fortemente inclinata verso il basso, le cui pareti sono popolate da numerosi Ortotteri del genere Troglophilus. Al termine della galleria si accede ad un sistema di due sale, con depositi di guano sub-fossile e modesto stillicidio, da cui si dipartono uno stretto cunicolo a sezione sub-circolare che in breve fuoriesce all’esterno (attualmente non percorribile poiché ostruito da terra), ed uno stretto passaggio che, attraverso un sistema di diaclasi verticali, immette ad un livello alto della grotta, il più profondo finora raggiunto, costituito da un’ampia sala concrezionata con grandi stalagmiti spezzate e crollate a terra dello spessore di circa 30/40 cm.
Nel corso della prima campagna di scavo è stato aperto un saggio di circa 6 mq corrispondente alla metà occidentale del primo ambiente della grotta (ambiente A), nel quale Italo Biddittu rinvenne nel 1986 un raschiatoio in selce su scheggia levallois e resti di fauna fossile, che lasciavano ipotizzare una frequentazione della cavità nel corso del Paleolitico medio.
Dopo l’asporto degli strati superficiali privi di materiale archeologico - fatta eccezione per pochi frammenti di ceramica invetriata probabilmente di epoca medievale -, si è potuto mettere in luce la parte alta di un deposito fortemente inclinato verso l’interno della grotta, costituito da brecce di dimensioni medio-grandi poggianti su un livello di terreno di colore rosso scuro, e coperte in più punti da croste di concrezioni. Sulla superficie di tale livello è stata raccolta fauna fossile (tra cui alcuni denti di cervo, un canino di iena e numerosi frammenti laterali di apofisi di ossa lunghe, alcuni dei quali con segni di combustione) e rari manufatti in calcare riferibili al Paleolitico medio.
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AIAC_185 - S. Pietro di Villamagna - 2006
In June and early July a campaign of excavation and geophysical survey was carried out at the site of Villa Magna. In spite of the fact that the villa is mentioned in two letters from _Marcus Aurelius_ to his tutor, Fronto (iv.5), and on a well-known inscription recording the paving of a road from Anagni to the villa (CIL X, 5909, A.D. 207), the site had never been the subject of scientific investigation. Over the northern sector of the villa was built the monastery of S. Pietro di Villamagna, mentioned in documents from the tenth century onwards. Of this, a Romanesque church and a line of 15th century fortifications are still visible.
The magnetometry covered around 9 ha. Its spectacular results, still in the process of elaboration show the plan of the northern half of the villa. Excavation took place in front of the church and in the courtyard of the nineteenth-century casale, built on extensive vaulted substructures.
An extensive cemetery occupied a yard at the entrance to the church, subsequently sealed by the fortification of the borgo around 1400. Inside the church, excavation in the northwest chapel revealed a group of tombs dating perhaps to the sixteenth century, cutting a series of pavements beneath. A Cosmatesque pavement was also revealed during the cleaning of a small clandestine excavation in the presbytery.
In the courtyard of the casale, 300 meters to the South, the general plan of the productive sector of the villa was revealed. All floors were paved in marble, including that of the sumptuous _cella vinaria_ paved in _opus spicatum_ with tiles of Numidian marble, and panelled with marble and serpentine. Dolia emerging from this pavement leave no doubt that, in spite of its decoration, the room was used for the pressing and storage of wine.
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AIAC_185 - S. Pietro di Villamagna - 2007
A Casale la nostra interpretazione del 2006 che l’ambiente situato a nord-est fosse una _cella vinaria_ per la produzione e per l’immagazzinamento del vino durante la fermentazione è stata confermata dalle indagini di tutta la stanza. Gli scavi hanno rivelato una serie di _dolia_ all’interno della cella. Benché sia il pavimento in _opus spicatum_ sia i _dolia_ stessi siano stati quasi completamente spoliati, i tagli negli strati d’argilla sottostanti mostravano la posizione di 28 di questi contenitori, sistemati su quattro file parallele. A sud della _cella vinaria_ si trova un secondo ambiente, II, definito da un muro che descrive un’emiciclo lungo il lato meridionale. Oltre di quest’ultimo, un secondo muro parallelo genera un ambulatorio, la stanza III. L’interpretazione della stanza II come _coenatio_ deriva non solo dal confronto con strutture analoghe in ville lussuose, ma anche dalle celebri lettere scritte da Marco Aurelio a Frontino (Fron., 4.6), in cui menziona la sua cena nel _torcular_.
Verso ovest si trova un’ampia scalinata che costituisce l’entrata all’edificio. Essa è composta da una sequenza di pianerottoli pavimentati con un semplice mosaico bianco, separati da rampe di tre gradini completamente rivestiti di marmo lunense. I muri erano rivestiti con lo stesso marmo separato da lastre di pavonazetto.
Un’occupazione più tarda è indicata da circa 200 buche di palo e fosse: quelle databili si inquadrano entro il XII secolo. Tale materiale ci permette di suggerire che il villaggio rappresentato dai buchi di palo era uno dei _casalia_ menzionati nei documenti contemporanei del monastero di S. Pietro di Villamagna.
Scavi nell’area della chiesa hanno rivelato una torre campanaria, una fossa dentro la chiesa per la fusione della campana, oltre 200 tombe e strutture relative al monastero stesso. Ad est della chiesa, un nuovo sito, D, ha rivelato una strada romana ben pavimentata che correva in senso est-ovest, lungo cui fu costruita una struttura con una pianta a griglia, distrutta dal fuoco in qualche momento del periodo tardo-imperiale. Sia la strada sia le rovine dell’edificio erano tagliate da un fossato che correva in senso nord-sud attraverso la trincea. Nella sua parte occidentale mucchi di macerie indicano la presenza di una palizzata. Il fossato è datato dalla ceramica e dalle monete approssimativamente alla metà del V sec. d.C.
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AIAC_185 - S. Pietro di Villamagna - 2008
Lo scavo è continuato nei tre settori aperti negli anni precedenti: il casale, la Chiesa e il Monastero e il sito denominato D. All’interno del casale, dove lo scorso anno era stato completato lo scavo del complesso _Cella/Coenatio_, in cui l’imperatore e i suoi ospiti cenavano, è stato completato lo scavo del moderno cortile, riportando alla luce una corte aperta con un bacino quadripartito rivestito in _opus signinum_, la cui funzione non è ancora evidente. La fornace di calce che occupava una stanza absidata è stata rimossa ed è stato scavato il riempimento fino al livello della fondazione: ogni livello pavimentale era stato rimosso al tempo della realizzazione della fornace.
A sud del casale è stata aperta una trincea con lo scopo di scoprire la continuazione della scala imperiale: la rimozione del terreno superficiale e degli strati relativi al giardino del XIX secolo hanno rivelato una serie di buche di palo apparentemente databili al IX-X secolo. Saggi all’interno e a nord del granaio moderno hanno rivelato ulteriori dettagli sulla pianta del complesso.
Nel sito D, la trincea scavata nel 2006 è stata ampliata a 25 x25 m, mostrando una buona parte della pianta di un edificio interpretabile come una sorta di caserma fiancheggiante una strada basolata, con due file di ambienti (m. 10 x 12), affacciati su uno stretto vicolo con una fogna al centro. Le stanze erano pavimentate in terra battuta e in genere contenevano un focolare e un singolo _dolium_. Se la struttura sia stata occupata da soldati o da contadini/schiavi non è chiaro.
Il lavoro al monastero è continuato nell’area del cimitero situato ad ovest della chiesa, con oltre 200 tombe attualmente scavate. La presenza di un precedente nartece sulla fronte della chiesa è stata confermata e sono state rinvenute tracce della sua pavimentazione. A nord della chiesa sono stati rimossi i livelli relativi a due fasi della fornace di calcare del XIV secolo: questa è situata ad ovest del muro originale del monastero e può essere datato al tardo medioevo. All’interno delle mura del convento, si trova un chiostro largo 17,5 m, parzialmente scavato nel 2007. Corridoi sono ora visibili su tre lati, mentre un pozzo verso il centro conduce ad una cisterna.
Sono state individuate numerose fasi dell’uso post-monastico del monastero, incluso ciò che è apparso essere stato il luogo di stoccaggio delle lastre di marmo pavimentale, lastre e cornici di epoca romana.
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AIAC_185 - S. Pietro di Villamagna - 2009
In the winery, excavation aimed at determining the limits of the building. To the south of the winery the search for the entrance to the imperial stair – designed to allow the emperor’s litter to be carried up to the press room – revealed a long corridor connected to a bath suite with, so far, a small peristyle court leading to a round _laconicum_. The corridor was as elegantly decorated as the stair, with veneers in Portasanta and Numidian marble and moldings in Luni marble. On the other three sides of the building vaulted substructures were explored, probably intended to hold the _dolia_ in which the wine was fermented. While it had long been known that the site was reoccupied by the medieval village of Villamagna, new this year is the discovery, based on abundant Forum Ware, that this dates to the ninth century. A small oven was found in one of the subterranean vaults, while a series of huts, first sunken-floored and then timber-built, occupied the area of the peristyle from the ninth through the twelfth centuries.
Excavation at the site of the barracks was completed, two blocks of rooms opening onto a small alley with a central drain. Along with the _dolia_, hearths and querns discovered last year, a number of infants buried under the floors can be taken as proof of the occupation of the space by family units; in two cases these were multiple burials separated by tiles. X-rays of the bone mass suggested that the infants were notably undernourished. The building collapsed around the time of Constantine. A reoccupation towards the end of the fourth century came to a close by the middle of the fifth.
At the monastery, excavation of the cemetery brought the total of burials to over 400: anthropological work on these has begun in earnest, with a team of four and the participation of Janet Monge of the University Museum as consultant. Under the cemetery and the remains of the monastic garden is emerging a large paved courtyard dating to the beginning of the villa. The church was constructed directly on top of this, probably in the sixth century, over the foundations of a Roman building. Also fronting onto the piazza is what we interpret as a façade of the imperial residence, whose extension to the north is covered by the monastic buildings. Here again, reoccupation appears to date to the ninth century A.D., although its exact form will be established in the final excavation next year. The form of the thirteenth-century cloister has now been firmly established: built over a cistern with funnel-shaped inlets into its cross-vaulted roof, it combines a cloister courtyard with a substantial _impluvium_.
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AIAC_1896 - Villa d’Adriano, Villa Fiorentini - 2003
Magnetometry surveys of two areas of ancient Praeneste were completed during a five-day season in early November 2003.
The work successfully revealed and accurately mapped the presence of building structures at both sites. Most of the highlighted anomalies display morphological characteristics associated with planned buildings and structures. More specifically, at Villa d’Adriano several prominent features most probably correspond to the villa complex or perhaps even indicate the vestiges of a peristyle garden from the Roman period.
Similarly at Ville Fiorentini results again suggest a series of arranged rooms perhaps laid out in conjunction to road or pathways. Kilns may furthermore be a feature of this site.
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AIAC_19 - Piazzale della Liberazione - 2002
A partire dalla primavera del 2002, la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, ha condotto una serie di indagini di scavo nell'area urbana di Palestrina, precisamente a Piazzale della Liberazione, dove sono stati rinvenuti i resti di un probabile tempio. La struttura è realizzata in opera quadrata con blocchi di tufo (peperino) sovrapposti per testa e per taglio. La tecnica costruttiva e l'elemento decorativo modanato che corre lungo il basamento del tempio permettono una datazione della struttura alla fine del IV-inizi del III secolo a.C.
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AIAC_20 - Corso Pierluigi da Palestrina - 2002
A votive deposit was found on the Corso Pierluigi da Palestrina, located in the area of the temple discovered at the piazzale della Liberation at a higher level. The findings include a pit (situated immediately at the back or on a side of the temple) rich in bronze statues, female terracotta statuettes, anatomical ex votos (uteri, eyes, etc.), heads of cows and many different types of ceramic forms. Among the osteological findings relative to the animals used in sacrifice are the remains of sheeps and/or goats, one ox, small birds (partridge, quail), and a cat. The materials in the complex attest to the use of the cult area between the fourth and second centuries BC. In this last period, the deposit became sealed with a layer of soil which is covered by a paving in slabs of tufo.
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AIAC_21 - S. Lucia, casa della "Contessa" - 2001
The sanctuary and the votive deposit
Modern reconstructive work on the 18th - 19th century building at the back of the convent of Santa Lucia has brought to light the remains of a sanctuary, perhaps a tesmophorion, of which remain two foundations and a votive deposit. The foundations, in limestone and earth, probably supported a small building with elevation in mud brick or in the "telaio" technique. The building technique and an architectonic fragment found in context permit a dating of the building to the late-archaic period. The structure was destroyed between the end of the fourth and the third centuries BC, and engulfed in a new building at the end of the third century BC.
The votive deposit is composed of a cutting (2 x 2 m), containing two different depositions. An entire amphora had been placed at the bottom of the hole, in the mouth of which was found a pipe of terracotta, perhaps used for libations. Its function was to support a pithos, which contained numerous small black glaze vases, containers in hand-made impasto, and course ware containers and cooking vases. On the inside of a vase were animal bones and ashes, sprinkled also on the interior of the pithos. A loom weight and a needle suggest that the divinity to whom the cult place was dedicated was female. Among the bones of the sacrificed animals were those of sheep and/or goats, and pigs. Of note is the discovery of numerous mandibles, all belonging to the right side of the animals. A few pieces date to the fifth century BC, while the major part of the material traces back to the fourth - third century BC. The votive deposit was created in the second half of the third century BC with older materials, immediately before which the area occupied by the small sanctuary changed its use. The deposit could have been created following a piaculum, an expiatory offering made on the occasion of the closing of the cult area.
The domus
Approximately a century later the area became occupied by a house, built in opus incertum, typical of the Praenestine buildings of the end of the second century BC. The pavements in this phase were created with irregular tesserae of white limestone, arranged "a canestro" with inserts in colored limestone. In the Imperial period a new construction was added, which remained in use until the third century. Divided into residential and productive areas, the walls of this construction were richly decorated with plaster in the Fourth Style, and were repaired between the second and third century AD.
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AIAC_24 - Villa Comunale, area "Contessa de' Matthaeis" - 2000
The excavation in the Villa Comunale di Frosinone has brought to light a rustic installation belonging to the Volscan culture of the end of the sixth-beginning of the fifth century BC, and a small contemporary necropolis. The structure, divided into separate rooms, was built with a masonry socle, an elevation in mud brick and a tile roof. On the exterior of the dwelling was found a child's burial "a anchytrismos" within a dolium. Four rectangular pit burials were found in the cemetery area, all without grave goods. Remains of libations and offertory rites relative to the practice of inhumation are suggested by fragments of a jar and ritual vases, some in miniature, which were intentionally broken.
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AIAC_33 - S. Giuliano, piazza Cav. Annunziata - 2004
During construction of a public parking complex under the auspices of the Comune di Sora, preventative soundings were made close to the chapel of S. Giuliano, not far from the ancient remains of the Roman Sora. The church, considered the place of martyrdom of the saint and created under the emperor Antoninus Pius (AD 138 - 161), preserves in the subsoil traces of Roman preexistence. This is found in the neighborhood of the via Sora - Cereatae - Verulae (Ferentium), the large artery which connects the via Latina with the Soran basin, permitting access to Marsica.
Walled structures constructed of opus caementum were found, pertinent to a building of the Republican period. The structure, of notable dimensions, was constructed with a carefultechnique and was decorated with colored marbles.(Alessandra Tomassetti)
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AIAC_42 - La Macchia - 2000
During the work of amplification in the service area “La Macchia est,” in the tract Anagni-Frosinone of the autostrada Roma-Napoli, an archaeological site of ca. 6,375 square meters was discovered, articulated into four centers: a street plan, a necropolis, a production system (perhaps a kiln), and a living complex. In all probability these belong to a villa with production installation and necropolis, served by a street.
The Street Plan
A paved street is preserved with a width of 2.5 meters and a length of 15 meters, dating back to the end of the 3rd/beginning of the 2nd century BC.
The Necropolis
The necropolis is datable between the first and the second half of the 2nd century AD. It is composed of burials appropriate to the rite of the bustum, or pits into which the dead were incinerated. The tombs consist of trenches lined with burned clay and delimited by small earthen walls. One of the burials contained a terracotta tube, probably used for in the funerary libations.
Only a few tombs contain grave goods, and these include lamps, money, loom weights, bowls with a nail on the inside, and small pots.
Some inhumation tombs, were lined with terracotta tiles and were marked by two little vases above ground.
The Production Installation
A large concentration of ceramic material and bricks was discovered a little north of the necropolis. Findings of misfired pieces and scraps of workmanship suggest the presence of a kiln active in the mid-Imperial epoch; a kiln in this area would have benefited from clay deposits, by the numerous courses of water, and by the availability of timber.
The Domestic Complex
On the slope of the hill, at the east of the area excavated, were found a series of walls, pavements in opus spicatum, and the remains of a probable basis villae.
(Sandra Gatti)
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AIAC_43 - Fontanelle - 2000
A series of structures belonging to an ancient settlement were brought to light in the level area of the modern center of Fontanelle, at the south-west of the hill, in the vicinity of the river Cosa. Of note are a group of tombs, a pottery workshop and a residential structure, datable as a group between the end of the eighth and the fourth centuries BC.
The tombs
The tombs may be dated to around the middle of the seventh century BC. There are two "bisoma" tombs and one "monosoma," perhaps belonging to a single family unit. The furnishings consist of bowls, small amphorae, miniature single-handle vases in ceramic impasto ware, bronze fibulae, and impasto spindle whorls.
The pottery workshop
To the south of the tombs a production zone was discovered, as suggested by the remains of three kilns with over-fired walls and filled with coal, baked clay and wasters. A large part of the pottery discovered consists of vases datable between the sixth and fifth centuries BC. Traces of wooden structures were found connected to the kilns, and may be related to the roofing of the workshop.
The residential structure
In the eastern sector it is possible to reconstruct a large rectangular wooden structure (10-11 x 5 m.), perhaps with a portico, with a fenced enclosure and small holes which may be interpreted as small wells or accommodations for dolia. The materials collected testify to a use of the site between the sixth and fifth centuries BC, and are mainly domestic, such as dolia, vases, bowls, handled cups, cooking stands, filters, spools, spindle whorls, loom weights and numerous quern. The later finds include jars in coarse cream ware and in internal slip ware.
Above the layer containing this material there was a building of which only the foundation in stones and post-holes for the elevation in wood are conserved. The pavement level was cobbled in river stones; within it are still preserved in situ the remains of two dolia of red impasto. The materials discovered indicate a use of the building in the fourth century BC, and its later abandonment at the time of the Roman conquest of Frusino.
(Sandra Gatti)
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AIAC_9 - Via degli Arcioni - 1995
Remains of private residences were discovered in the lower part of Palestrina, down the via degli Arcioni and in relation to the "Propileo" and to the vaulted areas that consitute the substructure of the basalt street called at present via del Sole. The investigations have brought to light a terracing in "opera poligonale" and a series of rooms with walls of quadratic blocks of tufo restored in opus reticulatum and latericium.
The most ancient phase of this structural complex consisted perhaps of small houses which may be traced back to the 3rd-2nd century BC. The most interesting finding includes a large domus of atrium-type, of which part of the impluvium remains, an ala, a corridor, various service areas, a large peristyle and a small balneum. The rooms are paved with black and white mosaics of geometric motifs, datable between the 1st and the beginning of the 3rd century AD. The richness of the decoration suggests that the domus belonged to members of the local aristocracy.