Name
Anna Maria Tunzi
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia - Taranto

Season Team

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2006
    L’intervento condotto nel 2006 nell’insediamento fortificato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata, ha interessato diversi punti. Nell’area della postierla appenninica, si è raggiunto il piano di posa delle mura ed è stata approfondita l’esplorazione della fronte interna delle mura stesse verso est, individuando una prima fase costruttiva. Nel vano della torre orientale è stato asportato l’acciottolato riferibile all’Appenninico e il sottostante crollo riferibile al Protoappenninico, raggiungendo il piano di base dell’ambiente, ascrivibile a quest’ultimo contesto culturale. Sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici e una punta di freccia in selce. Nella zona antistante la parte anteriore della torre orientale, risalente all’Appenninico, quando quest’ultima fu parzialmente riedificata, sono state individuate le tracce di quella che doveva essere la fronte originaria della torre protoappenninica, sporgente di oltre 12 m dalla linea esterna delle relative mura. E’ stata completata l’esplorazione della stradina (riferibile al Subappenninico, ma che ricalca un precedente percorso) che esce dalle mura appenniniche e del tratto di fossato, riferibile agli inizi dell’età del Ferro, che la intercetta. Ad est del filare di pietre che delimita la stradina sono state poste in luce tre fronti murarie che si intersecano. La più antica, posta a sud delle altre e con andamento rettilineo nord-sud, appare riferibile all’Appenninico Iniziale; le altre due, che hanno un margine curvilineo, non sono databili con precisione, ma devono comunque essere successive a tale fase e precedere la sistemazione subappenninica della stradina, oltre che il rifacimento del fossato che taglia la più settentrionale di esse. Potrebbero quindi essere riferibili a sistemazioni difensive esterne risalenti all’Appenninico. Ad ovest della stradina è stata definita meglio una struttura sub-rettangolare, ascrivibile all’Appenninico Iniziale e conservata in elevato per quasi 1 m. Rinforzata con alcuni contrafforti verso nord, alla sua base è addossata anche una struttura curvilinea di difficile interpretazione. Ancora più ad ovest è stato meglio definito l’andamento del rivestimento in pietrame del fossato attribuibile all’Appenninico e delle sistemazioni in terra che si trovano alle sue spalle. Nell’area dell’abitato subappenninico si è messo in luce un battuto di forma sub-rettangolare, con tracce di bruciato ed episodi di rifacimento, riferibile ad una struttura abitativa.
  • AIAC_1121 - Grotta Paglicci - 2006
    I lavori di scavo condotti nel 2006 si sono concentrati nell’area esterna, il cosiddetto Riparo, ed hanno interessato 3 aree. L’area A è da considerarsi come una vera e propria zona di combustione, impostata all’interno di una depressione e attiva in più fasi (almeno tre), testimoniate dall’alternanza di sottili livelli di carbone e di cenere; quanto alla collocazione cronologica è possibile indicare solo un’età >130 mila BP. L’area B è caratterizzata dalla assenza di industria litica e dalla presenza di elementi ossei riconducibili a Ungulati, soprattutto Bos primigenius, Dama dama, Cervus Elaphus, cui si aggiunge un mascellare di Sus scrofa, specie che conferma, con il Daino, la valenza temperata del clima in questa area. Nell’area C è stata messa in evidenza la presenza di più aree di combustione di aspetto simile a quella rinvenuta nell’Area A.
  • AIAC_1134 - Miniera della Defensola - 2006
    La campagna del 2006 ha interessato due aree. In quella di scheggiatura dell’ambiente A3 della miniera 1 della Defensola A, l’indagine ha registrato un evidente accumulo di materiale litico facente parte presumibilmente del pacchetto superiore del débitage, con un consistente rinvenimento di strumenti, bulini e grattatoi. Dall’altra lo scavo ha interessato una nuova superficie, terrosa (interpretabile come apporto terroso dall’esterno riferita ad un momento di interruzione dell’attività estrattiva), affiorante nei quadrati della parte centrale e laterale destra dell’area di scheggiatura. Il tetto di quest’unità si presentava come una superficie terrosa di colore bruno, da cui emergevano pochi elementi silicei, poggiante su un pietrisco biancastro emergente, riferibile forse ad una precedente fase estrattiva. L’asportazione della parte terrosa ha messo in evidenza una ricca superficie di reperti litici di ogni tipo e dimensione.