Name
Maria Raffaella Cassano
Organisation Name
Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Facoltà di Lettere e Filosofia

Season Director

  • AIAC_1184 - Egnazia - 2006
    A partire dal 2001 sono state condotte indagini nell’area monumentale occidentale della città romana e tardoantica, in particolare nel settore attraversato dalla via Traiana e occupato dalla grande piazza trapezoidale, parzialmente indagata nel 1912-1913. A partire dal 2005 sono state impostate le indagini nell’area della basilica episcopale, in particolare nella sua navata meridionale. La piazza (saggio 1), nella cui area la frequentazione è attestata dal Bronzo finale, come dimostra la ceramica emersa, fu impostata a partire dalla media età ellenistica (II sec. a.C.). La sua monumentalizzazione va ascritta all’età traianea, come suggeriscono la ceramica e una moneta dell’imperatore Traiano (rinvenuta nel 2005), sigillate nello strato di preparazione del lastricato della piazza stessa. Allo stesso arco cronologico è possibile attribuire il porticato dorico e il propileo ionico, individuati sul lato ovest della piazza, pavimentata con grossi blocchi squadrati di calcare e dotata di un sistema di smaltimento idrico. Sono state rinvenute le canalette che convogliavano le acque di sgrondo in un’imponente cisterna, rivestita di intonaco idraulico, due imboccature per attingere da essa, e un terzo pozzo per la manutenzione, fornito di pedaliera per l’accesso dall’alto. A partire dalla seconda metà del IV sec. d.C., questa organizzazione dello spazio fu rinnovata: nell’area interna ed esterna al porticato della piazza furono realizzati, con materiale di spoglio recuperato dalla stessa area, piccoli ambienti connessi alle attività svolte nel vicino porto e destinati allo stoccaggio e alla vendita delle merci di provenienza africana e orientale. A nord della via Traiana furono creati ambienti con pavimento in cocciopesto; a sud, furono realizzati una fontana monumentale, attribuibile al II sec. d.C e rimasta in uso fino al V sec. d.C., e ambienti con pareti rivestite di intonaco dipinto a motivi geometrici e floreali. Intorno al IV sec. d.C., anche l’area a sud della via subì un processo di riorganizzazione, con un possente lastricato, funzionale forse ad allargare la strada. A sud fu impostato un quartiere residenziale e produttivo, connesso alle due fornaci indagate durante le campagne di scavo del 2004 e 2005. In una si produceva ceramica da mensa, nella seconda ceramica da cucina, ed entrambe erano attive ancora agli inizi del VII sec. d.C. Un diverticolo della via Traiana, indagato ad est degli impianti produttivi, permetteva l’accesso sia all’ambiente che ospita le fornaci, sia ad altri ambienti la cui destinazione, commerciale e produttiva, è confermata da materiali rinvenuti, frammenti di anfore di produzione africana ed orientale e grossi contenitori per lo stoccaggio delle merci. Tra la fine del VI e gli inizi del VII d.C., come testimoniano i materiali rinvenuti presso i crolli delle strutture, un incendio di vaste proporzioni distrusse l’area legata alla via Traiana in questo settore; a tale contesto si fanno risalire in particolare una moneta d’oro della zecca di Costantinopoli coniata dall’imperatore Giustiniano (527-565), rinvenuta in un ambiente a nord, mentre a sud un anello in oro risulta databile tra il VI e gli inizi del VII secolo. In un’epoca tarda, ma non precisamente databile, al di sopra della via Traiana fu realizzata una massicciata utilizzata come sistema di drenaggio. Nel 2005, e poi ancora nel 2006, è stato oggetto di scavo anche l’area della basilica episcopale, in particolare la navata meridionale: sono state evidenziate le fasi di vita in questo contesto della città, anteriori alla costruzione dell’edificio di culto cristiano, che abbracciano un lungo arco cronologico compreso tra l’età messapica (cui è ascrivibile un’area a destinazione funeraria sulla quale si impostano, intorno al II sec. a.C. una serie di ambienti dalla planimetria non definibile) e il tardoantico (nel II sec. d.C. fu realizzata una fullonica). Ad una fase di distruzione databile al IV d.C., seguì una ristrutturazione funzionale dell’area, con ambienti dall’uso ancora incerto: i vani presentavano una decorazione musiva e un rivestimento di intonaco dipinto sulle pareti. La realizzazione della basilica episcopale si può datare alla seconda metà del V sec. d.C., epoca cui rimanda la sequenza stratigrafica individuata e la documentazione numismatica, in particolare una moneta dell’imperatore Leone (457-474). Nel 2006 è stata approfondita l’indagine nell’area a nord della via Traiana. Si è verificato che in età tardo-repubblicana l’area della futura piazza monumentale viene occupata da un piano di calpestio in terra battuta, rifinito da una pavimentazione realizzata con lastre calcaree, che in età imperiale è stata tagliata per far posto a un condotto di drenaggio e raccolta idrica. L’estremità nord del collettore è definita da una struttura forse funzionale alla chiusura della cisterna e ad allestimenti per la raccolta dell’acqua. La cisterna sembra collegata a quella più a sud nel settore centrale della _porticus_ occidentale. Nella _porticus_ meridionale si è evidenziata una riorganizzazione dell’area in età traianea, con una pavimentazione che in parte sembra seguire il lastricato tardo-repubblicano, e nello stesso tempo appare legata ad altre strutture evidenziate presso la cisterna meridionale della piazza. Nel corso della media età imperiale si ha il rifacimento dell’accesso alla piazza. L’analisi dei reperti consente di riferire al pieno II-III sec. d.C. l’uso di questo piano di calpestio e di inquadrarne nel IV sec. d.C. la defunzionalizzazione. L’indagine a sud del tratto urbano della via Traiana ha permesso di comprendere meglio il quartiere produttivo tardoantico, in particolare l’area delle fornaci prospicienti il diverticolo della via Traiana e di indagare meglio la zona a sud della via Traiana e della fontana monumentale.
  • AIAC_1184 - Egnazia - 2015
    Nell’ambito del ‘Progetto Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’ le ricerche del 2015 si sono concentrate con approfondimenti sistematici nel settore residenziale già in parte indagato a Sud del foro. Le nuove evidenze, lette insieme al complesso dei dati raccolti negli ultimi anni, permettono di distinguere in maniera quasi completa due dimore di prestigio, una articolata intorno ad un peristilio centrale ed un’ampia _domus_ ad atrio. Il tessuto urbano che si va definendo presenta dunque il _balneum_ del Foro e le due residenze accostate in successione, senza soluzione di continuità e senza individuare aree di passaggio. Allo stato attuale delle indagini l’accesso ad entrambe le dimore può essere ipotizzato sul fronte meridionale, oltre l’attuale limite di scavo, in corrispondenza di una strada con orientamento Ovest-Est perpendicolare al percorso della via Traiana, individuata attraverso le prospezioni geofisiche condotte nell’ambito del Progetto FIRB 2012 ‘Archeologia dei paesaggi della Puglia Adriatica in età romana: tecnologie innovative per una pianificazione sostenibile e una fruizione identitaria’. Nella _domus_ attigua alle terme, intorno al peristilio centrale si snoda un ambulacro che immette in una serie di ambienti provvisti di un articolato sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio. La lettura dell’impianto originario è resa difficoltosa dal fatto che spazi e strutture sono stati profondamente rimaneggiati a partire dagli inizi del V secolo d.C., per riconvertire questo edificio, insieme alle terme, come manifattura di materiale utile all’edilizia. L’altra dimora ha il suo fulcro in un ampio atrio (m 9 x 8) con _impluvium_ centrale ben conservato e con ambienti che si sviluppano su tutti i lati. L’indagine ha finora documentato in maniera più chiara l’articolazione del periodo tardoantico, con una prima fase che termina entro la fine del IV secolo e con una rapida ristrutturazione, entrambe connotate da soluzioni di pregio nell’articolazione degli spazi e nelle decorazione, che rivelano l’alto tenore della residenzialità aristocratica nelle aree più vicine al foro. Nella seconda fase in particolare, tra l’atrio che si restringe intorno ad un nuovo impluvio e la strada di accesso, si colloca un impianto termale, poco esteso, ma ben strutturato. Si tratta di una nuova e interessante testimonianza dello spostamento in ambito privato, con una destinazione esclusiva ed elitaria, dell’attività termale che fino a pochi decenni prima era stata appannaggio del vicino _balneum_ pubblico ormai destrutturato. In uno degli ambienti di questa residenza, numerosi elementi inducono a riconoscere nell’ultima fase d’uso un’attività di tesaurizzazione di oggetti preziosi anche più antichi, forse appartenuti alla storia della famiglia, tra cui spicca un icosaedro in cristallo, poliedro composto da 20 triangoli equilateri (lato di 2 cm), su ognuno dei quali è incisa una cifra dell’antico sistema numerico greco alfabetico, con i numeri da 1 a 20. Con la nuova sistemazione la _domus_ viene utilizzata pochi decenni fino a quando, nel corso del V secolo, è obliterata dall’edificio religioso già individuato nel 2014, con pianta longitudinale a tre navate chiusa da un’abside quadrangolare. Il monumento cristiano ingloba nelle fondazioni le strutture del lato orientale della residenza, mentre l’area dell’atrio diviene spazio aperto per l’accesso al nuovo edificio, provvista di pozzi legati ancora alla grande cisterna che aveva raccolto le acque dagli impluvia succedutisi nella vicenda edilizia di questa dimora. Contestualmente, a poca distanza, l’antica casa a peristilio e le terme ormai dismesse sono trasformate in fabbrica per produrre calce e laterizi, evidentemente richiesti dai grandi cantieri vicini, in una città che mostra in modo sempre più chiaro la complessa vitalità del proprio impianto urbano, pur nelle profonde trasformazioni del paesaggio tardoantico.

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