Name
Gian Paolo Ciongoli
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Team

  • AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2006
    L’indagine condotta sull’area in cui insiste l’insediamento messapico-romano di Pozzo Seccato ha restituito un complesso abitativo costituito da un grande edificio quadrangolare, le cui strutture murarie sono costruite con fondazioni in grandi blocchi di calcare locale, molto regolari, e alzato costituito in parte in blocchi e in parte a secco. L’area occupata dall’edificio è stata scavata in estensione anche se non ancora completata. Sono stati messi in luce numerosi ambienti, alcuni con resti di pavimentazione in lastre di calcare, tra i quali sono stati identificati una cucina, dei vani aperti e un ambiente di ricevimento. Un altro grande ambiente, separato dall’edificio principale, è stato messo in luce nell’angolo nord-occidentale del complesso, a ridosso delle mura di fortificazione. Di queste ultime è stato messo in luce tutto il braccio settentrionale nella sua parte interna e tutto il braccio orientale (di cui resta conservato quasi esclusivamente il paramento esterno). Si tratta di un imponente opera muraria costituita da un muro a secco foderato da un paramento in grandi blocchi di calcare squadrati.
  • AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2007
    Nel 2007 si è svolta la decima campagna di scavo ad Acquarica di Lecce, località Pozzo Seccato, dove è stato individuato un importante insediamento messapico fortificato. I lavori si sono concentrati soprattutto sul lato settentrionale della grande fortificazione realizzata con spesso muro a secco (largh. m 3,50) e paramento esterno in grandi blocchi di calcare squadrati. E’ stato rimesso in luce il crollo della struttura, già in parte rinvenuto nella campagna di scavo precedente. In quest’area si conservano alcuni filari del paramento esterno crollati forse a causa di un terremoto (vista la disposizione molto ordinata dei blocchi stessi che hanno mantenuto la connessione che avevano quando erano in opera) e, al di sopra, parte del muro a secco interno. E’ proseguito intanto lo smantellamento del muro a secco moderno che copre la fortificazione antica per circa quaranta metri di lunghezza. Nell’angolo nordoccidentale sono stati messi in luce quattro nuovi blocchi del paramento esterno, qui conservato in due filari sovrapposti, e parte del crollo all’esterno della struttura. Il materiale recuperato dallo smantellamento del muro a secco moderno è stato utilizzato per la ricostruzione della muratura a secco dello stesso angolo della fortificazione, già iniziato negli anni precedenti.
  • AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2008
    Nell’ambito dei lavori di realizzazione dell’Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra di Acquarica di Lecce, il cui progetto è stato approvato dal MiBAC, si è svolta nella località di Pozzo Seccato un’intensa campagna di scavo e di restauro dell’insediamento fortificato messapico-romano messo in luce a partire dal 1997 dall’équipe di archeologi dell’Università del Salento. Si sta lavorando in particolare sulle fortificazioni Nord, Ovest ed Est che erano già state parzialmente indagate e ricostruite negli anni passati. Sul lato Nord della fortificazione si è giunti fino ai livelli più bassi del crollo dei blocchi del paramento esterno, costituiti da tufina ancora ben visibile lungo l’allineamento delle mura; un blocco in pessime condizioni è ancora visibile nella zona orientale: Sul lato Est della fortificazione sono stati scavati strati di terra e pietre di formazione recente. L’assenza di evidenze archeologiche significative è imputabile a processi di disturbo post-deposizionali (soprattutto arature ed altre attività agricole). Sul lato Ovest della fortificazione è stato smontato il muro a secco moderno e sono stati scavati gli strati di pietre pertinenti al crollo del muro interno della stessa. Attualmente sono visibili le strutture murarie con orientamento N-S ed E-O nell’area occidentale dell’amb. A, all’interno delle quali è il probabile abbandono con elementi ancora in crollo. A Sud dell’amb. A è visibile una sistemazione in pietre lisciate simile ad un lastricato e alcuni strati di crollo, che devono essere sottoposti ad analisi archeobotaniche (concentrazione tronchetti carbonizzati immediatamente a Sud dell’amb. A). Dopo lo scavo è iniziata l’opera di ricostruzione delle strutture a secco interne delle fortificazioni. E’ stato quasi ultimata la ricostruzione della struttura settentrionale, mentre per i lati Est ed Ovest si è limitato l’intervento alla parte esterna della struttura in attesa di finire il lavoro di scavo.
  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2006
    L’indagine effettuata nel 2005 ha interessato le aree di Fondo Casino e di Fondo Casino 1. Nell’area di Fondo Casino sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni passati. E’ stata indagata l’area dell’edificio che copre parzialmente la grande strada ad est con pavimentazione di ciottoli. Si tratta di un edificio formato da due ambienti a pianta rettangolare con orientamento est-ovest. L’ambiente posto a nord è da interpretarsi come un’area porticata che funge da ingresso al secondo vano, di dimensioni maggiori, coperto da un tetto di tegole semicurve. Di questo vano erano ben conservati i muri nord, ovest e sud. Sotto uno strato di crollo è stato messo in luce un livello di abbandono che copre la pavimentazione formata sul lato meridionale del vano dalla roccia di base e sul lato settentrionale da un battuto di terra e tufo compattate. Sul piano pavimentale erano numerosi frammenti ceramici tra cui un vaso pithoide in impasto. Lungo il muro di chiusura settentrionale del vano, si conserva un focolare delimitato da un muretto di pietre poste a semicerchio a ridosso del muro. L’edificio copre in parte la pavimentazione della strada, per cui deve essere stato costruito nell’ultima fase di vita dell’insediamento (prima metà V sec. a.C.) o dopo l’abbandono della città, e potrebbe essere riconosciuto come struttura rurale pertinente alla frequentazione dell’area dopo il suo abbandono alla metà del V sec. a.C. L’esplorazione dell’area di Fondo Casino 1, nei pressi del “Museo Diffuso di Cavallino”, ha riportato alla luce un grande edificio con diverse fasi di utilizzo. Verso la metà del VI a.C. viene costruita una prima struttura, con tre grandi vani e un grande cortile. Le fondazioni dei muri sono realizzate con blocchi di dimensioni eccezionali, alcuni lunghi quasi tre metri. L’elevato è in piccole pietre e i tetti sono coperti da tegole semicurve. L’ambiente principale, con una pavimentazione molto accurata di tufina pressata, sembra essere il vano di rappresentanza della casa. Nella seconda fase davanti all’ambiente principale viene costruito un ampio portico che oblitera un ambiente precedente di ridotte dimensioni. Nel vano principale viene spostata la soglia di ingresso ed installato un nuovo cardine per la porta; la pavimentazione di tufina viene bucata per l’inserimento di grandi contenitori per derrate. L’ambiente ha evidentemente cambiato funzione, diventando un magazzino. Vengono aggiunte nuove strutture murarie e costruiti due ampi cortili nella zona settentrionale dell’edificio, dove sono installati anche alcuni focolari, poi parzialmente tagliati dall’inserimento in un momento successivo di una tomba infantile. Nell’ultima fase l’edifico è smantellato, ma l’area viene ancora utilizzata con la costruzione di una tettoia sorretta da pali lignei, di cui rimangono i buchi nella pavimentazione di tufina, a coprire una buca rettangolare rivestita da lastre di calcare, forse un apprestamento cultuale o funerario. Nell’area dell’edificio è stata rinvenuta anche una grande fossa riempita con materiali recuperati in gran parte dalla distruzione del complesso. Il materiale ceramico recuperato permette di datare la struttura al IV-III sec. a.C., quale risultato di un riassetto dell’area in età ellenistica per lo sfruttamento agricolo del terreno. Al di sotto dell’edificio arcaico sono emerse altre strutture: un edificio monocellulare a pianta quadrata, dal tetto realizzato con una copertura straminea, vista la totale assenza di tegole d’argilla al di sotto dei crolli delle strutture murarie. I materiali recuperati fanno datare l’abbandono dell’edificio alla fine del VII-inizi VI sec. a.C. e permettono di interpretarlo come un piccolo oikos del VII sec. a.C., primo esempio finora rinvenuto del passaggio dall’abitato dell’Età del Ferro, con capanne a pianta ovoidale e coperture di paglia e fango, all’abitato di età arcaica, con strutture a pianta quadrangolare dalle fondazioni in grandi blocchi squadrati, elevato a piccole pietre e copertura in materiale laterizio. L’area indagata nella campagna di scavo dell’anno 2006 ha messo in evidenza una serie di strutture (per lo più resti di fondazioni) relative all’abitato di età arcaica (VII-VI sec. a.C.) e al precedente villaggio capannicolo dell’Età del Ferro.
  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2007
    Nella zona sudorientale di Fondo Casino è stata messa in luce per una lunghezza di circa m 70 una strada con pavimentazione acciottolata. La struttura ha orientamento N-S ed è il proseguimento di un’altra già conosciuta in cui è realizzato un grande canale per lo smaltimento delle acque piovane. Il percorso stradale è affiancato ad Ovest da due grandi recinti, di cui si conservano i muri di fondazione in grandi blocchi di calcare squadrati, che servivano probabilmente da ricovero per gli animali. E’ stato completato lo scavo dell’edificio G1 sul cui fianco occidentale è stato rinvenuto un piccolo deposito votivo costituito da una coppetta monansata a vernice nera, di produzione locale o tarentina, e da una lucerna attica, entrambe databili tra il 500 e il 480 a.C. La deposizione di questi oggetti è indicativa di un rituale compiuto, probabilmente, nel momento della fase di ristrutturazione dell’edificio. Il vaso per la libagione (coppetta) e la lucerna (allo stesso tempo strumento domestico e oggetto utilizzato nel culto delle divinità femminili protettrici della fertilità) indicano la richiesta di protezione su tutto l’ambiente familiare. Degli edifici G2, G3, G4, G5, G6 e G7 sono state asportati solo gli strati relativi alla fase di abbandono. I materiali rinvenuti confermano che tutto il quartiere ha cessato di vivere intorno al 460 a.C. Nell’ambito dei lavori di ampliamento del Museo Diffuso di Cavallino sono proseguiti i lavori di scavo dei fossati Nord e Sud relativi alla Porta W di ingresso alla città lungo la fortificazione nell’area di Fondo Maratunde. Qui si sta anche ricostruendo il grande muro di fortificazione utilizzando i materiali lapidei crollati all’interno dei fossati stessi. E’ stato possibile ricollocare l’apertura della porta nell’esatta posizione grazie al ritrovamento della pavimentazione della strada che portava all’interno della città. All’interno dei fossati sono stati recuperati i grandi blocchi che formavano la fortificazione stessa. Sul fondo del fossato Sud sono stati trovati uno straordinario piccone in Ferro, perfettamente conservato, che doveva essere uno degli strumenti utilizzati per la cavatura dei blocchi stessi e un frammento di scultura a tutto tondo che rappresenta la testa di un animale, forse un serpente o un uccello molto stilizzato, realizzato in calcare locale. Nella parte superficiale del crollo è stato invece rinvenuto un frammento di cippo di calcare con iscrizione BAL.... come sul cippo già rinvenuto nella stessa area negli scavi degli anni ’80.
  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2008
    Nell’area di Fondo Casino sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni precedenti. Si è lavorato in particolare nell’area dell’edificio I1, che copre parzialmente la grande strada Est. Si è approfondita l’indagine all’interno dell’area porticata con lo scavo del crollo sotto cui è stato rinvenuto uno strato di colore giallino relativo al piano di frequentazione dell’edificio. Nel muro 458 è stata messa in luce una soglia in seguito tamponata con blocchi di calcare uniti da zeppe di schegge dello stesso materiale. Tutta l’operazione sembra fatta al momento della costruzione del muro 459 e della pavimentazione acciottolata della adiacente strada, quindi in una prima fase l’edificio non possedeva l’area porticata sul lato Nord ma si affacciava direttamente su di uno sazio aperto o su di una strada. A Sud del nuovo ambiente è stato rinvenuto un battuto pavimentale esterno in tufina pressata che corrisponde al piano di vita esterno dell’edificio. Nel nuovo ambiente, rimosso il crollo di pietre relativo al crollo delle pareti e stato messo in evidenza il crollo del tetto di tegole, rilevato, fotografato, documentato e quindi asportato. Al di sotto del primo strato di tegole era presente un secondo livello di crollo e ancora al di sotto è stato possibile individuare il piano di frequentazione dell’ambiente formato da un piano di terra battuta mista a tufina pressata. Davanti all’edificio I1 è stato effettutato un saggio sulla strada su cui la struttura si affaccia. Al di sotto dello strato di pavimentazione acciottolata dell’ultima fase di uso è stato messo in luce un potente battuto in tufina, frr. laterizi, frr. ceramici e lapidei che corrisponde al precedente livello di calpestio della strada stessa. E’ proseguita nell’area di Fondo Casino 1, nei pressi dell’ingresso del Museo Diffuso, l’esplorazione dell’area del grande edificio (H1) con varie fasi di utilizzo e dell’oikos H2. Dopo un’accurata pulizia dell’area sono stati intrapresi alcuni approfondimenti relativi a varie aree dell’edificio H1. E’ stata indagata l’area esterna ad Est dell’edificio. Sono state messe in luce e scavate tre grandi fosse piene di materiali laterizi che devono essere il risultato di un opera di pulizia dell’area compiuto verso la fine del IV sec. a.C., come indicano i materiali ceramici recuperati insieme alle tegole. Probabilmente per rendere il terreno adatto alla coltivazione è stato fatto un vero e proprio spianamento dei crolli relativi all’edificio. Sempre nell’area ad est dell’edifcio è stato messo in luce un grande cortile pavimentato con tufina pressata insieme a ghiaia e frammenti di calcare che copre un’area molto vasta recintata da muretti fatti con blocchetti di calcare. Fa parte dell’ultima fase di vita dell’edificio ed è collocato davanti al grande portico che immetteva all’interno della struttura abitativa. E’ stata inoltre ampliata l’area dello scavo della cava di blocchi individuata e in parte già scavata ad Est dell’edificio H1. Si è quindi provveduto ad allargare l’area in direzione ovest e ad accertare la lunghezza complessiva della cava che andrà definitivamente svuotata nel corso delle prossime campagne di scavo. L’area dell’oikos H2 è stata allargata verso Nord ed è venuto alla luce il resto di un nuovo ambiente, forse un secondo _oikos_ accostato, vista la tecnica costruttiva analoga. L’interno dell’ _oikos_ H2 è stato scavato fino al ritrovamento di un piano pavimentale in tufina pressata molto ben conservato. Oltre al fornello già messo in luce l’anno precedente e stato individuato un focolare nell’angolo nord orientale della struttura.
  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2009
    Nell’area di Fondo Casino sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni precedenti. Si è lavorato in particolare nell’area dell’edificio I1, che si affaccia sulla grande strada Est con pavimentazione di ciottoli. Si tratta di un edificio formato da due ambienti a pianta rettangolare con orientamento E-W. L’ambiente posto a Nord è probabilmente da interpretarsi come un’area porticata che fa da ingresso al secondo vano, di dimensioni più grandi, coperto da un tetto di tegole semicurve. Di questo vano erano ben conservati i muri Nord, Ovest e Sud, mentre tutto il lato orientale dell’edificio è stato in gran parte asportato da pesanti lavori agricoli. Nell’area ad Ovest è stato messo in luce un terzo ambiente con muri leggermente obliqui rispetto al lato di chiusura dell’ambiente principale dell’edificio. Le indagini svolte più in profondità ad Est dell’edificio I1 hanno messo in luce una situazione di terreno particolarmente sconvolto dai lavori agricoli che hanno intaccato la stratigrafia dell’area fino ai livelli del piano di frequentazione del villaggio di capanne dell’età del Ferro, di cui sono stati messi in luce i resti di focolari di terra concotta. E’ proseguita nell’area di Fondo Casino 1, nei pressi dell’ingresso del Museo Diffuso, l’esplorazione dell’area del grande edificio (H1) con varie fasi di utilizzo. Dopo un’accurata pulizia dell’area sono state intrapresi alcuni approfondimenti relativi a varie aree dell’edificio H1. All’interno dell’ambiente 1 è proseguita l’indagine degli strati più profondi relativi ad una capanna dell’età del Ferro di cui rimane solamente un tratto di struttura muraria semicircolare con relativi piani di frequentazione. Ad Ovest del Vano 1 dell’edificio H1, in una zona dove nelle campagne di scavo precedenti era stato messo in luce un ampio cortile scoperto pavimentato da un livello di tufina mista a brecciolina pertinente all’ultima fase di vita dell’edificio, è stato impostato un piccolo saggio di metri 2 x 5. Il saggio è stato localizzato in un’area dove scarsa era la conservazione della struttura pavimentale e doveva servire ad indagare le fasi di frequentazioni precedenti. Sotto i residui della struttura sono stati messi in luce tutta una serie di resti di piani pavimentali relativi a fasi di vita precedenti dell’edifcio H1. L’area, dai dati raccolti, appare quindi essere sempre stata utilizzata come zona di grande cortile recintato scoperto, collocato a protezione dell’ingresso dell’edificio. E’ stata inoltre ampliata l’area dello scavo della cava di blocchi individuata e in parte già scavata ad Est dell’edificio H1. Si sono potuti mettere in luce completamente tutti i gradini formati dai blocchi estratti; sulle pareti interessantissime sono le tracce di lavorazione rimaste che dimostrano l’uso di vari strumenti per la lavorazione e la cavatura dei blocchi (picconi, scalpelli, gradina, cunei). Si è quindi provveduto ad allargare l’area di scavo in direzione ovest e a svuotare completamente la struttura.
  • AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2000
    Il Fondo Fontanella è un ampio terreno di proprietà comunale sito in località Fontanelle, alla periferia settentrionale di Soleto (Van Compernolle 1994: 350 n° 46; Van Compernolle 2003: 150 n° 7). Ultimato nel 1998 lo studio del tratto della prima cinta muraria messapica di Soleto ubicato in corrispondenza del limite settentrionale del Fondo Fontanella (Van Compernolle 2003: 163), si era aperto nel 1999 una trincea esplorativa nel fondo, consentendo l’individuazione di strutture abitative. Nel 2000, si è avviato lo scavo sistematico in estensione, riportando in luce un’abitazione messapica a vestibolo con copertura di tegole in pendenza, cortile interno a coccio pesto e vano abitativo dotato di una tettoia orizzontale sostenuta da un palo centrale (Van Compernolle 2003: 157). I muri sono costituiti da una base in blocchi di carparo, o di pietra leccese in pochi punti privilegiati, con elevato in mattoni crudi e pali di legno. Un angolo di muro in carparo presenta una rifinitura a plinto con piccole lastre di leccese. I vani sono di forma trapezoidale. Si appoggiano ad uno strato di riempimento sabbioso con evidente funzione di drenaggio, contenuto verso Est da una imponente massicciata di blocchi di carparo e pietre calcaree.
  • AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2006
    Diversi saggi di scavo sono stati aperti allo scopo di studiare la tecnica costruttiva del complesso abitativo di età messapica. Le fondamenta della maggior parte dell’edificio sono risultate sistemate a diretto contatto con sporgenze rocciose e con lo strato di argilla sterile. Parte dei vani del lato settentrionale si appoggia su di un’ampia massicciata di riempimento sistemata a compenso della pendenza collinare.
  • AIAC_1206 - Fondo Giuliano - 2006
    La campagna di scavo 2006 ha interessato in particolare due aree del complesso archeologico paleocristiano: la prima (A) corrisponde alla fascia di terreno compresa tra la chiesa di seconda fase (VI sec. d.C.) e la cava in parte scavata nel 2003; la seconda (B) è ubicata in corrispondenza dell’ingresso alla necropoli. Nella zona A, è stato rimosso il livello di superficie per mettere in luce lo strato relativo alla frequentazione dell’area esterna alla chiesa. In questo livello sono stati evidenziati alcuni lembi di roccia affiorante, sulla quale appaiono impostati direttamente gli strati relativi alla chiesa. Di questi ultimi restano evidenti tracce del crollo della struttura perimetrale, pietre e tegole, insieme a pochi frammenti ceramici. Alcuni di essi, però, sono materiali residuali, riferibili alle fasi precedenti l’impianto degli edifici ecclesiali (frammenti di ceramica a fasce arcaica e una fibula di bronzo). Nella zona B è stata indagata la parte di terreno al di là della soglia di ingresso alle tombe. All’inizio è stata intercettata una buca di spoliazione, il cui riempimento era costituito da pietre, lastre tombali, frammenti ceramici e vitrei, fauna e carboncini. Davanti alla soglia, al di sotto di uno strato di accumulo, si è intercettato un battuto di tufina, riferibile ad una delle fasi di frequentazione della necropoli, che copriva un altro piano di calpestio di età precedente, analogo al superiore, che a sua volta copriva direttamente una lastra di una tomba, riferibile ad una sepoltura infantile. Nell’area della soglia, ad una quota inferiore ad essa, è stato intercettato un altro blocco, interpretabile come soglia di un precedente ingresso alla necropoli. Probabilmente man mano che la costruzione delle tombe procedeva e si estendeva verso l’interno della grotta, s’innalzò il piano dei battuti pavimentali e si costruì il nuovo ingresso all’area cimiteriale. Accanto alla tomba ne è stata individuata un’altra, sempre appartenente ad un bambino, che presentava il lastrone di copertura sigillato con un cordolo di malta e con una piccola conca, forse relativa al refrigerium. In nessuna delle due sepolture è stato rinvenuto alcun elemento di corredo.
  • AIAC_2446 - Fondo Manca - 2000
    Ubicato in località Convento alla periferia settentrionale di Soleto, a N del Convento Madonna delle Grazie (Van Compernolle 2003 : 150 n° 8), il Fondo Manca è un ampio terreno di proprietà comunale destinato alla lottizzazione. A richiesta del Sindaco di Soleto, Dott. R. Saracino, si è proceduto ad una indagine preventiva sistematica, individuando strutture abitative messapiche nella parte settentrionale del fondo, lungo la via Macchiavelli (Van Compernolle 2003 : 158). Nella parte meridionale della particella, si sono evidenziate due cisterne di età moderna e una piccola discarica di età messsapica. Nonostante la sua posizione all’interno delle mura messapiche, la maggior parte di questo terreno era quindi dedicata all’agricoltura o al pascolo.
  • AIAC_2446 - Fondo Manca - 2006
    Si è completata l’esplorazione sistematica del fondo Manca, avviata nel 2000. L’unica struttura in posto sono le fondamenta di un muro di abitazione messapica costituito da 7 blocchi di carparo con soglia. Il presunto crollo di tettoia evidenziato nel 2000 risulta di essere una gettata di materiali ceramici contenente non solo tegole ma anche molti frammenti di contenitori e di anfore. Inoltre, il limite della gettata è parallelo (a circa m 2,50) al muro di recinzione del fondo. La gettata è puntualmente sigillata da depositi di cemento. Lo strato sottostante contiene plastica. La casa messapica sembra quindi di esser stata asportata da mezzi meccanici in occasione dell’allargamento di via Macchiavelli, tra il 1980 e il 1982. L’unico muro sopravissuto fornisce utili dati topografici: l’andamento dell’asse viario sul quale si affacciava la casa è noto dagli scavi 1992 nella vicina località Quattrare (proprietà Montinaro).
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2007
    Lo scavo in estensione si è articolato intorno ad un asse stradale di età messapica, con ricarica e allargamento verso S in età romana (larghezza complessiva : circa 4 m). A N della strada, in uno spazio delimitato da un muretto in pietra a secco, si è riportato in luce, affianco alla tomba scavata nel 2005, un’abitazione messapica di età ellenistica, costituita da due vani, con basamento dei muri in blocchi squadrati di carparo e resti di elevato in pietra. A S della strada, si sono evidenziate strutture, pertinenti ad una fattoria di età repubblicana e imperiale romana, edificate con materiali di riuso: blocchi squadrati di carparo ritagliati per i basamenti dei muri, lastre tombali per i piani di appoggio o di lavoro.
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2008
    Proseguendo lo scavo in estensione del fondo Paparusso, si è completato l’evidenziare di un edificio di età repubblicana e imperiale romana, riportando in luce il basamento del suo muro meridionale, edificato con materiali di riuso (blocchi squadrati di carparo ritagliati). A S dell’edificio, si è intercettato un secondo asse viario con resti di battuto in carparo sbriciolato e tufina su basamento di tegole, pietre di medie dimensioni e frammenti di blocchi e lastre di carparo e di pietra leccese. Questa via, larga circa m 4, risulta delimitata verso S da un muro in blocchi squadrati di carparo, pertinente ad un edificio da riportare in luce.
  • AIAC_2451 - Complesso scolastico - 2007
    Si è proceduto all’esplorazione preventiva, su richiesta del Comune di Soleto, dell’area di ampliamento di un edificio destinato alla funzione di scuola elementare in località Quattrare, isolato delle Scuole, via Risorgimento. Tre saggi stratigrafici e un’ampia trincea di scavo in estensione hanno consentito la raccolta di utili dati topografici, in particolare indizi della presenza, in età antica, di un lieve avvallamento verso Ovest, e quindi di un’area libera di edifici, come osservato in altre aree di scavo a Soleto. Invece la parte orientale dell’isolato delle Scuole sarebbe risultata molto favorevole all’impostazione di edifici. È verosimile che i materiali ceramici frammentari e cronologicamente mescolati (VIII-III sec. a.C.) rinvenuti in maggiore quantità nell’estremità orientale della trincea di scavo provengano dallo scavo per le fondamenta dell’odierna scuola media (Van Compernolle 1994: 349 nn. 28-29).