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AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2006
L’indagine condotta sull’area in cui insiste l’insediamento messapico-romano di Pozzo Seccato ha restituito un complesso abitativo costituito da un grande edificio quadrangolare, le cui strutture murarie sono costruite con fondazioni in grandi blocchi di calcare locale, molto regolari, e alzato costituito in parte in blocchi e in parte a secco.
L’area occupata dall’edificio è stata scavata in estensione anche se non ancora completata. Sono stati messi in luce numerosi ambienti, alcuni con resti di pavimentazione in lastre di calcare, tra i quali sono stati identificati una cucina, dei vani aperti e un ambiente di ricevimento. Un altro grande ambiente, separato dall’edificio principale, è stato messo in luce nell’angolo nord-occidentale del complesso, a ridosso delle mura di fortificazione. Di queste ultime è stato messo in luce tutto il braccio settentrionale nella sua parte interna e tutto il braccio orientale (di cui resta conservato quasi esclusivamente il paramento esterno). Si tratta di un imponente opera muraria costituita da un muro a secco foderato da un paramento in grandi blocchi di calcare squadrati.
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AIAC_1194 - Fondo Casino - 2006
L’indagine effettuata nel 2005 ha interessato le aree di Fondo Casino e di Fondo Casino 1.
Nell’area di Fondo Casino sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni passati. E’ stata indagata l’area dell’edificio che copre parzialmente la grande strada ad est con pavimentazione di ciottoli.
Si tratta di un edificio formato da due ambienti a pianta rettangolare con orientamento est-ovest. L’ambiente posto a nord è da interpretarsi come un’area porticata che funge da ingresso al secondo vano, di dimensioni maggiori, coperto da un tetto di tegole semicurve. Di questo vano erano ben conservati i muri nord, ovest e sud. Sotto uno strato di crollo è stato messo in luce un livello di abbandono che copre la pavimentazione formata sul lato meridionale del vano dalla roccia di base e sul lato settentrionale da un battuto di terra e tufo compattate. Sul piano pavimentale erano numerosi frammenti ceramici tra cui un vaso pithoide in impasto. Lungo il muro di chiusura settentrionale del vano, si conserva un focolare delimitato da un muretto di pietre poste a semicerchio a ridosso del muro. L’edificio copre in parte la pavimentazione della strada, per cui deve essere stato costruito nell’ultima fase di vita dell’insediamento (prima metà V sec. a.C.) o dopo l’abbandono della città, e potrebbe essere riconosciuto come struttura rurale pertinente alla frequentazione dell’area dopo il suo abbandono alla metà del V sec. a.C.
L’esplorazione dell’area di Fondo Casino 1, nei pressi del “Museo Diffuso di Cavallino”, ha riportato alla luce un grande edificio con diverse fasi di utilizzo. Verso la metà del VI a.C. viene costruita una prima struttura, con tre grandi vani e un grande cortile. Le fondazioni dei muri sono realizzate con blocchi di dimensioni eccezionali, alcuni lunghi quasi tre metri. L’elevato è in piccole pietre e i tetti sono coperti da tegole semicurve. L’ambiente principale, con una pavimentazione molto accurata di tufina pressata, sembra essere il vano di rappresentanza della casa.
Nella seconda fase davanti all’ambiente principale viene costruito un ampio portico che oblitera un ambiente precedente di ridotte dimensioni. Nel vano principale viene spostata la soglia di ingresso ed installato un nuovo cardine per la porta; la pavimentazione di tufina viene bucata per l’inserimento di grandi contenitori per derrate. L’ambiente ha evidentemente cambiato funzione, diventando un magazzino. Vengono aggiunte nuove strutture murarie e costruiti due ampi cortili nella zona settentrionale dell’edificio, dove sono installati anche alcuni focolari, poi parzialmente tagliati dall’inserimento in un momento successivo di una tomba infantile.
Nell’ultima fase l’edifico è smantellato, ma l’area viene ancora utilizzata con la costruzione di una tettoia sorretta da pali lignei, di cui rimangono i buchi nella pavimentazione di tufina, a coprire una buca rettangolare rivestita da lastre di calcare, forse un apprestamento cultuale o funerario. Nell’area dell’edificio è stata rinvenuta anche una grande fossa riempita con materiali recuperati in gran parte dalla distruzione del complesso. Il materiale ceramico recuperato permette di datare la struttura al IV-III sec. a.C., quale risultato di un riassetto dell’area in età ellenistica per lo sfruttamento agricolo del terreno.
Al di sotto dell’edificio arcaico sono emerse altre strutture: un edificio monocellulare a pianta quadrata, dal tetto realizzato con una copertura straminea, vista la totale assenza di tegole d’argilla al di sotto dei crolli delle strutture murarie. I materiali recuperati fanno datare l’abbandono dell’edificio alla fine del VII-inizi VI sec. a.C. e permettono di interpretarlo come un piccolo oikos del VII sec. a.C., primo esempio finora rinvenuto del passaggio dall’abitato dell’Età del Ferro, con capanne a pianta ovoidale e coperture di paglia e fango, all’abitato di età arcaica, con strutture a pianta quadrangolare dalle fondazioni in grandi blocchi squadrati, elevato a piccole pietre e copertura in materiale laterizio.
L’area indagata nella campagna di scavo dell’anno 2006 ha messo in evidenza una serie di strutture (per lo più resti di fondazioni) relative all’abitato di età arcaica (VII-VI sec. a.C.) e al precedente villaggio capannicolo dell’Età del Ferro.
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AIAC_1195 - Apigliano - 2006
L’indagine presso il sito del villaggio medievale di Apigliano si è concentrata nell’area XII, dove era stata in precedenza individuata una possibile struttura bizantina con materiale archeologico databile all’alto-medioevo (VIII-X secolo). Si tratta di una fossa di forma quadrangolare scavata nel terreno, il cui riempimento è formato da strati ricchi di pietre e terreno cineroso, con materiale ceramico databile tra l’VIII e il X secolo.
La fossa si appoggiava, ed in parte tagliava, la roccia di base. In particolare, nell’angolo nord/est, il banco di roccia affiorante è predisposto per la creazione di un passaggio di accesso alla struttura. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un fondo di capanna simile alle strutture rinvenute in località Scorpo, in agro Supersano (Lecce), indagate nel 2004 sempre da. P. Arthur. Nell’area contigua alla fossa una serie di buche di palo, scavate anch’esse nella roccia, non hanno evidenziato alcun materiale datante. Sul limite sud dell’area è stata individuata una buca pseudo-circolare, riempita da un butto di ossa di animali e ceramica databile ad età angioina (seconda metà XIII-XIV secolo).
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AIAC_1200 - Squinzano-S. Maria di Cerrate - 2006
L’indagine archeologica condotta nel 2005 ha previsto l’apertura di un saggio dinanzi la facciata della chiesa di Santa Maria di Cerrate. Al di sotto dei livelli relativi ai restauri degli ultimi decenni, sono venuti alla luce depositi archeologici databili all’età tardo-medievale. Si tratta, in prevalenza, di una grande fossa aperta dinanzi alla chiesa per lo scarico di macerie, forse da porre in relazione a sistemazioni dell’edificio di culto. Da uno strato tagliato dalla fossa proviene una moneta in bronzo datata agli inizi del XVI secolo che copre le evidenze archeologiche realizzate nel banco di roccia, che si caratterizzano come due solchi, dai contorni non netti, creati da una lunga usura della roccia da interpretare come carraia. Questa, con andamento sud-est/nord-ovest, non ha restituito nello scavo del terreno di riempimento del materiale databile, bensì dati riguardo al suo utilizzo. La continua erosione del solco causato dal passaggio dei carri veniva livellata con vari strati di allettamento.
Resta da definire la datazione della struttura viaria che, allo stato attuale, sembra essere anteriore al XVI secolo. Questo tipo di struttura, benché ampiamente nota nel territorio salentino, è poco indagata scientificamente. Nella letteratura locale le carraie sono generalmente associate alle masserie costruite a partire dal Cinquecento, nel momento in cui i dati indicano delle sostanziali trasformazioni nell’economia con il progressivo abbandono di un sistema basato su un’agricoltura variegata ed intensiva, per cedere il posto ad un’economia di tipo estensivo. Lungo i bordi della carraia si collocano una serie di buchi, tagliati nella roccia a distanza regolare su entrambi i lati, da interpretare come alloggiamenti di pali di legno. Se questi siano in relazione alla strada o con strutture anteriori o posteriori a questa, è prematuro affermarlo. A ridosso della sezione est del saggio, sono state rinvenute due sepolture denominate Tomba IV e Tomba V, tagliate nel banco di roccia naturale.
La tomba V, di forma trapezoidale a sezione rettangolare scavata nel banco della roccia, è risultata priva di copertura e già svuotata al momento dell’indagine archeologica. All’interno è stato rinvenuto uno strato di macerie composto da pietre calcaree di forma irregolare mescolate a terra e resti di ossa umane. La sua datazione è complessa, poiché mancano dati sulla sepoltura. Le tombe collocabili nel gruppo delle sepolture a pianta trapezoidale sono note in contesti rupestri e coprono generalmente un arco cronologico ampio. Tuttavia le pareti diritte e il fondo piatto fanno risalire la datazione al pieno Medioevo.
Anche la tomba IV è stata rinvenuta priva di copertura e rimaneggiata in passato. E’ assimilabile tipologicamente alle tombe a sarcofago rettangolare realizzate in un blocco monolitico in pietra calcarea. Vi è una differenza di profondità tra il lato est e quello ovest spiegabile con un adattamento a cui la tomba è stata soggetta nel corso del tempo. L’individuo sepolto, probabilmente un adulto, conservava lungo il lato destro una fibbia circolare in ferro priva dell’ardiglione, mentre ai lati del cranio erano stati posti altri due crani. Malgrado la sepoltura abbia subito profondi rimaneggiamenti, si può ipotizzare che già nella fase originaria contenesse più individui. In un momento successivo la tomba sembra essere stata riaperta per deporre le ossa di altri individui. La tipologia della tomba e del materiale rinvenuto sembrano orientare per un contesto cronologico tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo.
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AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2001
Si è proceduto allo scavo di una sepoltura messapica a cassa di lastre di pietra leccese con copertura in lastre di carparo (Van Compernolle 2002,Van Compernolle 2003, 165). Nella tomba fu individuata una deposizione primaria di adulto di sesso maschile (Vetrugno 2005 69-81), posto in decubito dorsale con relativo corredo funebre (cratere a campana messapico a decorazione fitomorfa, _lekythos_ apula a figure rosse, brocchetta acroma monoansata), affiancata ai piedi da un altro adulto in riduzione con oggetti di corredo ( _lekythos_ a vernice nera con decorazione a reticolo, boccale acromo biansato a bocca bilobata, brocchetta acroma biansata, brocchetta acroma monoansata, pallina in terracotta, vago di collana in pietra, pettine in osso, astragali di ovicaprino). Un’altra deposizione secondaria con resti di un adulto e di tre bambini e relativo corredo funebre (testa di statuina femminile in terracotta, _lekythos_ a vernice nera, _lekythos_ a vernice nera con decorazione a reticolo, boccale acromo, brocchetta acroma, astragali di ovicaprini, frammenti di fibule in ferro) è stata riportata alla luce sotto il cranio della deposizione primaria, in una piccola fossa scavata nel bolo argilloso sterile.
All’esterno della tomba, si è evidenziato un fittissimo ossario, contenente resti di tre adulti (due uomini e una donna), uno giovane e un infante, accuratamente seppelliti sotto copertura e sopra basamento di vasi frammentati e di tegole, con pochi oggetti di corredo tra i quali spicca un diobolo di argento di Taranto. Di questi individui si sono ritrovati tre ossa all’interno della tomba (Vetrugno 2005 73), dimostrando il rapporto tra sepoltura e ossario.
Il posizionamento topografico della sepoltura è di particolare interesse : essa risulta inserita in uno spazio triangolare delimitato, da un lato, dal battuto pavimentale di un cortile, dagli altri due lati da muri pertinenti ad una casa messapica. La tomba si appoggia alla casa. La sepoltura di famiglia è integrata allo spazio domestico. Il complesso risulta per ora databile, in linea di massima, al periodo 330-265 a.C.
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AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2002
Si è completato lo scavo degli ossari pertinenti alla sepoltura messapica studiata nel 2001 (v. la relativa scheda per la composizione del contesto) e si è ripreso lo scavo in estensione delle strutture abitative di età messapica, definendo l’organizzazione spaziale dei vani evidenziati nel 2000 (fornello, incastro per mobile, dispositivi a sostegno di due contenitori), rilevando e prelevando il crollo della tettoia di un altro ampio vano trapezoidale e riportando in luce il battuto in pietrisco e cocciame del cortile e della via di accesso al complesso. Lungo il margine della via si sono identificati una discarica e un focolare di età iapigia.
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AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2002
Il Fondo Paparusso, proprietà dell’Opera Pia Beneficio Madonna delle Grazie, è un ampio campo coltivato a grano duro e ortaggi, delimitato a N dalla seconda cinta muraria messapica di Soleto, a S dalle Fontanelle, importante punto di rifornimento in acqua risorgiva fino al suo inquinamento pochi decenni fa. In seguito a ricorrenti e fruttuose ricognizioni, e con il permesso del proprietario e dell’affittuario sig. Vittorio Catalano, si è colto l’opportunità dell’apertura in Proprietà Russo di un saggio di scavo trasversale alla cinta muraria (v. relativa scheda) per prolungare tale saggio verso S per una lunghezza totale di m 25. Si è riportato alla luce, appoggiato al crollo del muro di cinta, un forno rettangolare per la tostatura dell’orzo con pareti in tegole, pietre e materiali refrattari quali lastre di pietra lavica. Questa struttura agricola di età repubblicana si affianca ad un asse viario, con andamento E-O parallelo al muro di cinta. Emerge dalla ricognizione sistematica l’alta probabilità che essa sia pertinente ad una fattoria ubicata lungo lo stesso asse viario, a poche decine di metri verso SE.
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AIAC_2450 - Proprietà Russo - 2001
Un saggio di scavo archeologico di m. 8 x 3 in località Puzzelli, via Kennedy, proprietà Vincenzo, Luigi e Cosimo Russo, alla periferia settentrionale di Soleto (Van Compernolle 2003, 161 n° 3), ha consentito di evidenziare il paramento esterno della seconda cinta muraria messapica di Soleto, caratterizzato da due filari di blocchi squadrati di carparo, quelli esterni disposti di traverso, quelli interni per il lungo (Van Compernolle 2003, 162).
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AIAC_2450 - Proprietà Russo - 2002
Nel 2001 si erano evidenziati resti del paramento esterno della seconda cinta muraria messapica di Soleto antistanti il muro a secco perimetrale meridionale della proprietà Russo. L’asportazione di un breve tratto di questo muro ha consentito l’apertura di un saggio di scavo archeologico in cui si sono rinvenuti, appoggiati su puntoni di roccia e terra argillosa sterile, una massicciata, il riempimento e il paramento interno del muro di cinta, con relativo crollo verso Sud, in Fondo Paparusso (v. relativa scheda). Il muro pare databile intorno al 300 a.C.