Name
Daniela Tansella
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Director

  • AIAC_1195 - Apigliano - 2009
    Le operazioni di scavo condotte nel villaggio medievale abbandonato di Apigliano, nei mesi di luglio e novembre 2009, si prefiggevano l’indagine dell’area attorno alla chiesa di Santa Maria (oggi nota con l’intitolazione a San Lorenzo), situata ai margini meridionali del villaggio. Due saggi di scavo (Area XIII), sono stati realizzati lungo il fronte esterno settentrionale della chiesa attualmente visibile, edificata nel corso del XVI secolo su di un edificio preesistente. La campagna di scavo condotta nel 2007 all’interno della chiesa, in occasione del suo restauro, aveva portato all’individuazione dell’impianto bassomedievale della chiesa stessa, di cui erano stati individuati due limitati lacerti delle murature perimetrali sud ed ovest, un pavimento in lastre di pietra calcarea allettate con malta, e due sepolture al di sotto dello stesso piano pavimentale. Le ultime indagini condotte all’esterno della chiesa, invece, hanno restituito ulteriori informazioni sull’impianto bassomedievale dell’edificio, l’area cimiteriale esterna ad esso e la risistemazione dell’area in seguito alla sua riedificazione. Probabilmente relativo al setto murario nord dell’impianto medievale della chiesa è un muro (US 3117), orientato est-ovest, individuato lungo il margine meridionale del saggio di scavo aperto a nord-est della chiesa. Subito a nord dello stesso sono state individuate tre sepolture, orientate anch’esse est-ovest. La tomba LXXXII, relativa alla deposizione di un adulto, di cui non sono stati rinvenuti i resti perché manomessa probabilmente nel XVI secolo, è una tomba a cassa litica di riutilizzo (in origine era forse parte di una tomba di età romana). L’ossario scavato nel terreno (T. LXXXI), probabilmente pertinente alla tomba LXXX, conserva i resti di almeno tre inumati di età differenti. La tomba LXXXII, infine, relativa ad un neonato, è una tomba a fossa ellittica, foderata con pietre e laterizi, con una pietra impiegata come cuscino per la deposizione. A pochi metri dalle sepolture, a nord, è stato intercettato il probabile crollo di una struttura (US 3127), apparentemente databile alla prima metà del XIII secolo, cui resti sono stati parzialmente trascinati dai lavori agricoli nell’area. Probabilmente relativo ad un corpo di fabbrica presente a nord della chiesa è invece il setto murario (US 3113), lungo ca. 6 m e largo 1 m ed orientato est-ovest, intercettato a nord ovest della stessa. La struttura, costituita da due paramenti di blocchi irregolari inframmezzati da terra e scaglie in calcare, è stata realizzata probabilmente non oltre il XII-XIII secolo, e la mancanza di elementi in crollo fa ipotizzare una sua spoliazione durante la costruzione della chiesa cinquecentesca. Poco a nord di questo setto murario, la pulizia di superficie dell’area ha posto in luce i probabili resti di un ulteriore setto murario ad esso pressappoco parallelo (US 3151), per il quale le future indagini dovranno chiarire estensione ed eventuali relazioni con il muro US 3113. Relativa alla riedificazione della chiesa nel corso del XVI secolo è, invece, la fossa di scarico (US 3140) contenente frammenti di intonaco dipinto, laterizi e grumi di malta, molto probabilmente provenienti dalla chiesa di età bassomedievale, e la probabile massicciata in terra battuta (US 3104=3106, 3107), realizzata per adeguare il piano di campagna esterno al livello pavimentale dell’ultima fase costruttiva della chiesa.

Season Team

  • AIAC_1192 - Acquarica di Lecce – Pozzo Seccato - 2006
    L’indagine condotta sull’area in cui insiste l’insediamento messapico-romano di Pozzo Seccato ha restituito un complesso abitativo costituito da un grande edificio quadrangolare, le cui strutture murarie sono costruite con fondazioni in grandi blocchi di calcare locale, molto regolari, e alzato costituito in parte in blocchi e in parte a secco. L’area occupata dall’edificio è stata scavata in estensione anche se non ancora completata. Sono stati messi in luce numerosi ambienti, alcuni con resti di pavimentazione in lastre di calcare, tra i quali sono stati identificati una cucina, dei vani aperti e un ambiente di ricevimento. Un altro grande ambiente, separato dall’edificio principale, è stato messo in luce nell’angolo nord-occidentale del complesso, a ridosso delle mura di fortificazione. Di queste ultime è stato messo in luce tutto il braccio settentrionale nella sua parte interna e tutto il braccio orientale (di cui resta conservato quasi esclusivamente il paramento esterno). Si tratta di un imponente opera muraria costituita da un muro a secco foderato da un paramento in grandi blocchi di calcare squadrati.
  • AIAC_1194 - Fondo Casino - 2006
    L’indagine effettuata nel 2005 ha interessato le aree di Fondo Casino e di Fondo Casino 1. Nell’area di Fondo Casino sono proseguite le indagini sul quartiere abitativo già messo in luce negli anni passati. E’ stata indagata l’area dell’edificio che copre parzialmente la grande strada ad est con pavimentazione di ciottoli. Si tratta di un edificio formato da due ambienti a pianta rettangolare con orientamento est-ovest. L’ambiente posto a nord è da interpretarsi come un’area porticata che funge da ingresso al secondo vano, di dimensioni maggiori, coperto da un tetto di tegole semicurve. Di questo vano erano ben conservati i muri nord, ovest e sud. Sotto uno strato di crollo è stato messo in luce un livello di abbandono che copre la pavimentazione formata sul lato meridionale del vano dalla roccia di base e sul lato settentrionale da un battuto di terra e tufo compattate. Sul piano pavimentale erano numerosi frammenti ceramici tra cui un vaso pithoide in impasto. Lungo il muro di chiusura settentrionale del vano, si conserva un focolare delimitato da un muretto di pietre poste a semicerchio a ridosso del muro. L’edificio copre in parte la pavimentazione della strada, per cui deve essere stato costruito nell’ultima fase di vita dell’insediamento (prima metà V sec. a.C.) o dopo l’abbandono della città, e potrebbe essere riconosciuto come struttura rurale pertinente alla frequentazione dell’area dopo il suo abbandono alla metà del V sec. a.C. L’esplorazione dell’area di Fondo Casino 1, nei pressi del “Museo Diffuso di Cavallino”, ha riportato alla luce un grande edificio con diverse fasi di utilizzo. Verso la metà del VI a.C. viene costruita una prima struttura, con tre grandi vani e un grande cortile. Le fondazioni dei muri sono realizzate con blocchi di dimensioni eccezionali, alcuni lunghi quasi tre metri. L’elevato è in piccole pietre e i tetti sono coperti da tegole semicurve. L’ambiente principale, con una pavimentazione molto accurata di tufina pressata, sembra essere il vano di rappresentanza della casa. Nella seconda fase davanti all’ambiente principale viene costruito un ampio portico che oblitera un ambiente precedente di ridotte dimensioni. Nel vano principale viene spostata la soglia di ingresso ed installato un nuovo cardine per la porta; la pavimentazione di tufina viene bucata per l’inserimento di grandi contenitori per derrate. L’ambiente ha evidentemente cambiato funzione, diventando un magazzino. Vengono aggiunte nuove strutture murarie e costruiti due ampi cortili nella zona settentrionale dell’edificio, dove sono installati anche alcuni focolari, poi parzialmente tagliati dall’inserimento in un momento successivo di una tomba infantile. Nell’ultima fase l’edifico è smantellato, ma l’area viene ancora utilizzata con la costruzione di una tettoia sorretta da pali lignei, di cui rimangono i buchi nella pavimentazione di tufina, a coprire una buca rettangolare rivestita da lastre di calcare, forse un apprestamento cultuale o funerario. Nell’area dell’edificio è stata rinvenuta anche una grande fossa riempita con materiali recuperati in gran parte dalla distruzione del complesso. Il materiale ceramico recuperato permette di datare la struttura al IV-III sec. a.C., quale risultato di un riassetto dell’area in età ellenistica per lo sfruttamento agricolo del terreno. Al di sotto dell’edificio arcaico sono emerse altre strutture: un edificio monocellulare a pianta quadrata, dal tetto realizzato con una copertura straminea, vista la totale assenza di tegole d’argilla al di sotto dei crolli delle strutture murarie. I materiali recuperati fanno datare l’abbandono dell’edificio alla fine del VII-inizi VI sec. a.C. e permettono di interpretarlo come un piccolo oikos del VII sec. a.C., primo esempio finora rinvenuto del passaggio dall’abitato dell’Età del Ferro, con capanne a pianta ovoidale e coperture di paglia e fango, all’abitato di età arcaica, con strutture a pianta quadrangolare dalle fondazioni in grandi blocchi squadrati, elevato a piccole pietre e copertura in materiale laterizio. L’area indagata nella campagna di scavo dell’anno 2006 ha messo in evidenza una serie di strutture (per lo più resti di fondazioni) relative all’abitato di età arcaica (VII-VI sec. a.C.) e al precedente villaggio capannicolo dell’Età del Ferro.
  • AIAC_1195 - Apigliano - 2006
    L’indagine presso il sito del villaggio medievale di Apigliano si è concentrata nell’area XII, dove era stata in precedenza individuata una possibile struttura bizantina con materiale archeologico databile all’alto-medioevo (VIII-X secolo). Si tratta di una fossa di forma quadrangolare scavata nel terreno, il cui riempimento è formato da strati ricchi di pietre e terreno cineroso, con materiale ceramico databile tra l’VIII e il X secolo. La fossa si appoggiava, ed in parte tagliava, la roccia di base. In particolare, nell’angolo nord/est, il banco di roccia affiorante è predisposto per la creazione di un passaggio di accesso alla struttura. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un fondo di capanna simile alle strutture rinvenute in località Scorpo, in agro Supersano (Lecce), indagate nel 2004 sempre da. P. Arthur. Nell’area contigua alla fossa una serie di buche di palo, scavate anch’esse nella roccia, non hanno evidenziato alcun materiale datante. Sul limite sud dell’area è stata individuata una buca pseudo-circolare, riempita da un butto di ossa di animali e ceramica databile ad età angioina (seconda metà XIII-XIV secolo).
  • AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2003
    Proseguendo lo scavo in estensione del complesso abitativo di età messapica, si sono riportati in luce i battuti pavimentali del terzo e del quarto vano ed evidenziati numerosi muri di fondazione in blocchi squadrati di carparo, un crollo di tettoia e, tra queste strutture, parte del battuto di tufina di una capanna iapigia databile al VII sec. a.C. in base alla presenza di ceramica protocorinzia. Questi nuovi dati sono stati messi in ombra dal rinvenimento di un ostrakon (Andreassi 2004), databile a quanto pare al V secolo a.C., con incisione del profilo del Salento meridionale e ubicazione di dodici toponimi dell’antica Messapia, tra i quali, in posizione centrale, SOL (cioè l’abbreviazione del toponimo messapico corrispondente al latino Soletum, ora Soleto). Il prezioso reperto, che rivestirebbe fondamentale importanza sia per la valutazione delle dinamiche culturali e di autodefinizione identitaria dei Messapi nei loro rapporti con la civiltà greca, sia per la storia della cartografia del mondo occidentale, è stato denominato « Mappa di Soleto » ed è oggetto di un programma di studio collettivo. I vari contributi saranno discussi in occasione di un colloquio che si terrà a Montpellier dal 10 al 12 marzo 2005, intitolato La « Mappa di Soleto ». Échanges de cultures en Méditerranée ancienne (Andreassi 2006, Van Compernolle 2005).
  • AIAC_1205 - Fondo Fontanella - 2004
    Si è completato lo scavo in estensione del complesso abitativo di età messapica di Fondo Fontanella, composto da due ali disposte a forma di L. L’ala orientale, che presenta tre vani, costituisce l’abitazione, mentre l’ala settentrionale era dedicata sia alla produzione artigianale, come indicato dal rinvenimento di numerose scorie metalliche, sia, probabilmente, all’allevamento. La sepoltura di famiglia, con relativo ossario, era inserita nell’angolo tra le due ali, in posizione privilegiata. Il complesso è edificato su di uno strato di riempimento sabbioso contenuto da un’imponente massicciata di blocchi di carparo e pietre calcaree. Questo terrazzamento svolge evidente funzione di drenaggio e compensa la lieve pendenza collinare. Si accede al complesso per una viuzza in pietrisco e cocciame che si suddivide in due accessi, il primo che conduce all’ala abitativa e il secondo all’ala produttiva. Si entra nell’ala abitativa attraverso un piccolo cortile all’aperto che immette in un vestibolo seguito da un piccolo porticato delimitato da ante. Il vestibolo e il porticato erano coperti da una tettoia a spiovente unico, rinvenuta in posizione di crollo davanti alla soglia, nel porticato. I vani sono di forma trapezoidale. Dal piccolo cortile è possibile accedere al vano abitativo. I muri sono costituiti da un basamento in blocchi di carparo e pietra leccese, con elevato in mattoni crudi e pali di legno. La copertura orizzontale di tegole poggiava su di un’armatura lignea e su di un palo centrale. Un angolo di muro in carparo presenta una rifinitura a plinto con piccole lastre di pietra leccese, elemento questo che potrebbe suggerire l’esistenza di rifiniture per l’elevato interno. Due semicerchi di piccole pietre disposti ai piedi del muro Nord sostenevano contenitori. Nell’angolo SE del vano, si sono rinvenuti fornelli ad impasto posti davanti ad una sporgenza di roccia levigata, verosimilmente usata per disporre le braci. Lungo la parete S del vano, un incavo nel battuto pavimentale di carparo sbriciolato e tufina era destinato alla sistemazione di qualche mobile. In questo vano si sono rinvenuti, oltre ai frammenti di fornello, frammenti di vasellame da tavola. Questo vano poteva essere utilizzato anche per il ricevimento di ospiti. Dal porticato si poteva accedere ad un altro vano con battuto di tufina e copertura orizzontale di tegole, aperto verso il lato privato del complesso. Tra i reperti si nota, in particolare, la presenza di pesi da telaio e di astragali di ovini, che sembrano evocare la sfera femminile ed infantile. Questo vano era destinato alle attività della famiglia. L’ala produttiva comportava tre vani dotati di una copertura in materiale deperibile: un vano di servizio con battuto di carparo sbriciolato; un grande vano lungo circa 15 m e largo più di 5 m, privo di battuto ma perfettamente spietrato, forse una stalla per l’allevamento di cavalli; un vano di minori dimensioni in cattivo stato di conservazione. L’ala produttiva era completata da un vano con copertura di tegole, che potrebbe aver svolto la funzione di «bottega», cioè di punto di accoglienza dei consumatori dei prodotti di fattura locale. Il complesso risulta per ora databile, in linea di massima, al periodo compreso tra la seconda metà del IV e il III secolo a.C. Nei livelli sottostanti l’edificio di età messapica, si sono evidenziate 7 buche per l’inserimento di pali lignei e una mattonella di terracotta pertinenti alla parete di un’ampia capanna iapigia di forma ovoidale, lunga circa 12 m, databile tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C. Il battuto pavimentale in tufina della capanna iapigia si appoggia direttamente sul banco roccioso. In corrispondenza di lievi depressioni della roccia, esso poggia su di un sottile strato di riempimento. Uno spuntone di roccia è stato sfruttato per impostare l’estremità occidentale dell’abitazione. Si sono evidenziati resti della base di alcune pareti interne alla capanna, costruite in pietra. Un focolare è stato riportato alla luce in un lieve avvallamento situato lungo il lato meridionale della parete della capanna. Al periodo di vita dell’abitazione si collega qualche frammento di ceramica protocorinzia. All’estremità orientale dell’ala produttiva del complesso abitativo messapico si sono rinvenute le fondamenta di una torretta di avvistamento a doppio terrazzo in pietra a secco, costituita da un piccolo vano con ingresso a soglia coperto da una pseudo volta e da un terrazzo presumibilmente situato a circa 3 m di altezza. Questo ambiente è circondato, a S e ad E, da una massicciata ad andamento curvilineo che ingloba un blocco squadrato di carparo, interpretabile come piano di appoggio per la scala di accesso al terrazzo. L’edificio è completato, a NE, da una torretta quadrata piena di circa m 2 x 2, con fondamenta in massi calcarei di notevoli dimensioni ed un alzato della probabile altezza di circa 5 m. Una parte dell’ala produttiva fu quindi volutamente sacrificata per la costruzione della torretta, che poggia sulla sua estremità orientale e contro il muro N dell’ala abitativa. Il materiale archeologico raccolto nella colmata della controfossa delle fondamenta dell’edificio comprende frammenti di ceramiche locali del III secolo a.C. Ubicata a circa 5 m all’interno della precedente cinta muraria messapica, smantellata in seguito alla conquista romana del 266 a.C., la torretta fu costruita a parziale sostituzione della fortificazione per garantire il controllo visivo del punto di rifornimento idrico delle Fontanelle e della pianura dell’Oliveto, in direzione N. L’erezione di un tale edificio, impensabile sotto il dominio romano, non può che essere avvenuta all’indomani della battaglia di Canne (218 a.C.), quando i Sallentini schierarono con Annibale (v. Livio XXII, 61, 12 a proposito degli _Uzentini_; Livio XXV, 1, 1 sulle altre defezioni salentine del 213 a.C.). Questa ipotesi appare confermata dal fatto che il sito risulta essere, alcuni anni dopo, abbandonato: lo scavo di Fondo Fontanella non ha infatti restituito ceramica riferibile al II secolo a.C. La fine della seconda guerra punica, nel 209, avrebbe quindi sigillato il destino di Soleto, ormai _Soletum desertum_.
  • AIAC_2447 - Fondo Petraci - 2005
    A poche centinaie di metri a NE della Masseria La Torre di Soleto, all’estremità SE del fondo Petraci di proprietà Dell’Anna, una trincea di scavo archeologico è stata aperta perpendicolarmente ad un muro di spietramento posizionato su di un asse della centuriazione romana, per la larghezza di m 2 consentita da un passaggio tra due campi, e per una lunghezza di m 4,70. Sotto il muro di spietramento, si è evidenziato un muretto a secco, non individuabile in estensione ma ben leggibile in stratigrafia, di una larghezza di m 0,65 circa, direttamente appoggiato sulla terra sterile oppure sul livello di campagna di età antica, secondo i dislivelli del terreno. Nel muretto, pertinente alla centuriazione, si sono rinvenuti due frammenti ceramici che sono compatibili con una datazione in età gracchiana ma non portano ad un accertamento definitivo della cronologia dell’impianto.
  • AIAC_2448 - Fondo Paparusso - 2005
    Appoggiandosi su i dati ottenuti nella trincea esplorativa aperta nel 2002, si è intrapreso lo scavo sistematico in estensione del Fondo Paparusso, individuando una tomba con lastra di copertura in posto, anche se danneggiata da un urto di aratro, riempita da terreno di percolazione. Appoggiata su di uno strato ricco di pietrisco e tufina sistemato a fondo della sepoltura, la deposizione primaria di un bambino/a, con cranio verso E, in decubito laterale flesso sul lato sinistro, con, a S delle gambe, il corredo costituito da due vasi (un’olla e un piattello) e forse un oggetto (bastone?) di legno, di cui si è effettuato un prelievo, era stata in gran parte coperta e circondata dalla deposizione secondaria di una donna anziana, priva di corredo, con il cranio sistemato ai piedi del corpo del bambino, le ossa lunghe sui lati e le altre ossa al di sopra di esso. A Sud della tomba, un muretto in pietra a secco segna il margine di un battuto stradale. Lungo il lato Nord della sepoltura si sono riportati in luce blocchi squadrati di carparo che costituiscono le fondamenta di una casa messapica. La sepoltura era quindi proprio affiancata all’abitazione, come osservato in precedenza a Soleto in viale Italia (proprietà Palmisano) e in fondo Fontanella.