Name
Carlos Gómez-Bellard
Organisation Name
Universitat de València

Season Director

  • AIAC_1133 - Truncu ‘e Molas - 2009
    The is no summary for this season.
  • AIAC_2543 - Pauli Stincus - 2011
    In seguito allo scavo e gli studi geomorfologici e pedologici del 2010, la campagna del 2011, svoltasi durante tre settimane fra giugno e luglio 2011, è stata dedicata alla catalogazione, campionatura ed analisi dei reperti ricuperati dallo scavo. La stragrande maggioranza dei materiali è costituita da reperti fittili: da un totale di 31 US, sono stati esaminati 5.545 frammenti ceramici (172,5 kg in peso). Di tutti questi frammenti è stato identificato il cosiddetto fabric ceramico, ossia impasto, con riferimento a una tipologia di impasti già esistenti per questa zona della Sardegna (si veda http://www.facem.at/map/). Inoltre sono stati documentati in dettaglio 1.028 reperti tramite fotografie, descrizioni, anche tipologiche, e disegni. Le analisi dei fabric confermano che la maggior parte dei reperti fittili sono di produzione locale, visto che 4.006 frammenti, cioè 72% del totale analizzato, sono stati identificati come manufatti locali (fabric A). Al livello formale, il materiale ceramico è quasi esclusivamente di tipologie puniche, per lo più oggetti domestici come coppe, pentole e bacini e di forme da uso produttivo come anfore. Sono anche stati riscontrati vari frammenti di ‘tannur’, che sono piccoli fornelli da pane. Anche la maggior parte della ceramica fine da tavola sembra di produzione sarda. Non mancano tuttavia materiali di importazione come anfore provenienti dalla penisola italica e dal Nord Africa, così come ceramica fine da mensa (prevalentemente a vernice nera) importata dall’Italia e dalla Grecia. Una serie di anfore e pentole sono infine state campionate per analisi chimiche di residui grassi (mass spectrometry-based metabolomics) con l’obiettivo di identificare il loro uso. Fra i reperti non ceramici spiccano soprattutto varie monete, tutte puniche. L’insieme di questi materiali indica che il complesso fu occupato intorno alla prima metà del IV secolo a.C. e verosimilmente abbandonato alla fine del II secolo a.C. Il momento di ristrutturazione del complesso rappresentata dalla seconda fase edilizia, rimane da precisare. Una piccola concentrazione di materiali di età romana imperiale in un’area precisa del sito riflette l’uso continuato della zona anche ben dopo l’abbandono della struttura punica. Gli studi geomorfologici e pedologici condotti negli immediati dintorni del sito di Pauli Stincus nel 2010 sono stati seguiti da una prospezione pedologica nel 2011. Questa indagine ha interessato un’ampia zona del Terralbese, confermando sostanzialmente la ricostruzione di un dinamico paesaggio fisico interessato da attivi processi fluviali e lagunari, dove fertili zone agricole coesistevano con dune di sabbia. In conclusione, le indagini hanno pienamente confermato l’interpretazione preliminare del sito come fattoria punica ed ha anche mostrato stringenti similarità con il vicino insediamento rurale di Truncu ‘e Molas, scavato e studiato dal Progetto Terralba negli anni 2007-09.

Season Team

  • AIAC_3372 - S'Urachi - 2013
    _Progetto S’Urachi: incontri culturali e vita quotidiana intorno a un nuraghe di età storica (San Vero Milis, Sardegna)_ Il complesso nuragico di S’Urachi, situato sulla sponda settentrionale del Golfo di Oristano sulla costa occidentale della Sardegna, offre la possibilità di indagare contesti, apparentemente ben conservati, che vanno dall’età del Ferro, se non Bronzo Finale, fino al primo periodo romano imperiale. Coprendo così un millennio abbondante fra preistoria ed età storica in una situazione geografica di primaria importanza per gli incontri coloniali, commerciali e culturali. Per questi motivi viene proposta un’indagine interdisciplinare e pluri-annuale del monumento nuragico a opera di un’équipe internazionale. _Obiettivi ed attività di ricerca_ Il Joukowsky Institute for Archaeology and the Ancient World (Brown University, USA) e il Museo Civico di San Vero Milis si sono proposti i seguenti obiettivi di ricerca: • lo studio dettagliato degli incontri culturali fra gli abitanti di tradizioni culturali nuragiche e sarde da una parte e commercianti e migranti di provenienza extra-isolana dall’altra, mediante puntuali analisi dei contesti quotidiani di vita domestica e di produzione artigianale attraverso i secoli; • l’analisi scientifica delle evidenze paleo-ambientali e geostratigrafiche per ottenere datazioni assolute e informazioni dirette sulla dieta e le attività agricole nel corso del primo millennio a.C.; • la contestualizzazione della realtà di S’Urachi nel primo millennio a. C. con il suo territorio di riferimento del Campidano di Milis e del Sinis. _Campagna 2013_ Nel mese di luglio 2013 (dal 4 al 31), si è svolta la prima campagna di lavoro sul campo, che si è concentrata su due aree esterne all'antemurale che recinge il nuraghe. La prima, area D (12 x 15 m), è situata a ridosso di questa muraglia esterna, a sud-est del nuraghe, fra le torri 1 e 7, mentre la seconda, area E (10 x 10 m), si estende a est del complesso nuragico in corrispondenza alle torri 2 e 3. Tutta questa zona era già stata interessata da un intervento archeologico nel 1948 sotto la direzione di Giovanni Lilliu, consistente in un grande saggio irregolare intorno al nuraghe finalizzato a mettere in luce l’antemurale (Lilliu 1949, pp. 399-406). Nel 2013, le attività sul terreno si sono limitate a mettere in luce i livelli archeologici immeditamente sottostanti lo strato superficiale di erosione al fine di verificare la situazione attuale rispetto all’intervento di Lilliu. Sembra chiaro che tutte e due le aree sono state interessate dai lavori del ’48 che hanno rimosso vari strati. Nell'area D, infatti, sono venuti alla luce vari muri che delimitano diversi ambienti associati con materiali tardo-punici (III-I sec. a.C.), mentre l'area E si è rivelata una zona di scarichi e di attività forse artigianali o più genericamente produttive; i reperti di questa zona indicano a una datazione del V sec. a.C.