Name
Paul Arthur
Organisation Name
Università del Salento

Season Director

  • AIAC_1195 - Apigliano - 2006
    L’indagine presso il sito del villaggio medievale di Apigliano si è concentrata nell’area XII, dove era stata in precedenza individuata una possibile struttura bizantina con materiale archeologico databile all’alto-medioevo (VIII-X secolo). Si tratta di una fossa di forma quadrangolare scavata nel terreno, il cui riempimento è formato da strati ricchi di pietre e terreno cineroso, con materiale ceramico databile tra l’VIII e il X secolo. La fossa si appoggiava, ed in parte tagliava, la roccia di base. In particolare, nell’angolo nord/est, il banco di roccia affiorante è predisposto per la creazione di un passaggio di accesso alla struttura. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un fondo di capanna simile alle strutture rinvenute in località Scorpo, in agro Supersano (Lecce), indagate nel 2004 sempre da. P. Arthur. Nell’area contigua alla fossa una serie di buche di palo, scavate anch’esse nella roccia, non hanno evidenziato alcun materiale datante. Sul limite sud dell’area è stata individuata una buca pseudo-circolare, riempita da un butto di ossa di animali e ceramica databile ad età angioina (seconda metà XIII-XIV secolo).
  • AIAC_1200 - Squinzano-S. Maria di Cerrate - 2006
    L’indagine archeologica condotta nel 2005 ha previsto l’apertura di un saggio dinanzi la facciata della chiesa di Santa Maria di Cerrate. Al di sotto dei livelli relativi ai restauri degli ultimi decenni, sono venuti alla luce depositi archeologici databili all’età tardo-medievale. Si tratta, in prevalenza, di una grande fossa aperta dinanzi alla chiesa per lo scarico di macerie, forse da porre in relazione a sistemazioni dell’edificio di culto. Da uno strato tagliato dalla fossa proviene una moneta in bronzo datata agli inizi del XVI secolo che copre le evidenze archeologiche realizzate nel banco di roccia, che si caratterizzano come due solchi, dai contorni non netti, creati da una lunga usura della roccia da interpretare come carraia. Questa, con andamento sud-est/nord-ovest, non ha restituito nello scavo del terreno di riempimento del materiale databile, bensì dati riguardo al suo utilizzo. La continua erosione del solco causato dal passaggio dei carri veniva livellata con vari strati di allettamento. Resta da definire la datazione della struttura viaria che, allo stato attuale, sembra essere anteriore al XVI secolo. Questo tipo di struttura, benché ampiamente nota nel territorio salentino, è poco indagata scientificamente. Nella letteratura locale le carraie sono generalmente associate alle masserie costruite a partire dal Cinquecento, nel momento in cui i dati indicano delle sostanziali trasformazioni nell’economia con il progressivo abbandono di un sistema basato su un’agricoltura variegata ed intensiva, per cedere il posto ad un’economia di tipo estensivo. Lungo i bordi della carraia si collocano una serie di buchi, tagliati nella roccia a distanza regolare su entrambi i lati, da interpretare come alloggiamenti di pali di legno. Se questi siano in relazione alla strada o con strutture anteriori o posteriori a questa, è prematuro affermarlo. A ridosso della sezione est del saggio, sono state rinvenute due sepolture denominate Tomba IV e Tomba V, tagliate nel banco di roccia naturale. La tomba V, di forma trapezoidale a sezione rettangolare scavata nel banco della roccia, è risultata priva di copertura e già svuotata al momento dell’indagine archeologica. All’interno è stato rinvenuto uno strato di macerie composto da pietre calcaree di forma irregolare mescolate a terra e resti di ossa umane. La sua datazione è complessa, poiché mancano dati sulla sepoltura. Le tombe collocabili nel gruppo delle sepolture a pianta trapezoidale sono note in contesti rupestri e coprono generalmente un arco cronologico ampio. Tuttavia le pareti diritte e il fondo piatto fanno risalire la datazione al pieno Medioevo. Anche la tomba IV è stata rinvenuta priva di copertura e rimaneggiata in passato. E’ assimilabile tipologicamente alle tombe a sarcofago rettangolare realizzate in un blocco monolitico in pietra calcarea. Vi è una differenza di profondità tra il lato est e quello ovest spiegabile con un adattamento a cui la tomba è stata soggetta nel corso del tempo. L’individuo sepolto, probabilmente un adulto, conservava lungo il lato destro una fibbia circolare in ferro priva dell’ardiglione, mentre ai lati del cranio erano stati posti altri due crani. Malgrado la sepoltura abbia subito profondi rimaneggiamenti, si può ipotizzare che già nella fase originaria contenesse più individui. In un momento successivo la tomba sembra essere stata riaperta per deporre le ossa di altri individui. La tipologia della tomba e del materiale rinvenuto sembrano orientare per un contesto cronologico tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo.

Season Team

  • AIAC_2841 - Mass. Pagliarone - 2010
    Tra ottobre e novembre del 2010 si è svolta la prima campagna di scavo in località Pagliarone presso Otranto, su un poggio a Ovest del lago Alimini Grande. L’intervento di scavo si inserisce in un più ampio progetto di ricerca che riguarda l’intero comprensorio dei Laghi Alimini, le sue dinamiche di popolamento nell’antichità e la storia ambientale dei due bacini (Alimini Lake Project – PAL), in collaborazione tra l’Università del Salento - Dipartimento di Beni Culturali, il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione – CEDAD e il CSIC – Istituciòn Milà y Fontanas. Le indagini archeologiche si sono svolte in un’area dove precedenti ricerche di superficie hanno restituito ceramiche di età bizantina e angioina, una moneta di Eraclio (610-614 d.C.), e la presenza di diverse fosse granarie. Due saggi di scavo, A e B, sono stati aperti in prossimità dell’ambiente rupestre e a ridosso di un allineamento di pietre informi. La rimozione dell’humus in entrambi i saggi ha chiarito la formazione dell’allineamento delle pietre visibile in superficie, interpretato come delimitazione a secco della parte sommitale del poggio realizzata in età post-medievale. Nel saggio A, lo scavo è stato portato fino al banco di roccia interessato, lungo il versante sud, da tracce di lavori agricoli realizzati in età moderna. Le uniche tracce di attività antropiche più antiche sono costituite dal rinvenimento di tagli circolari realizzati nel banco naturale, individuati lungo il limite sud dell’area di scavo. I resti ceramici rinvenuti nel saggio denotano una frequentazione dell’area in età bizantina tra VIII-IX secolo, con sporadici frammenti riferibili all’XI secolo. Il saggio B, è stato aperto in corrispondenza di una cripta, e ha inglobato i resti della delimitazione a secco, conservatasi anche nel saggio A. Il muro a secco è stato realizzato sopra un accumulo di terreno i cui materiali sono riferibili all’età basso medievale (XIII-XIV sec.), e che corrisponde alla fase di abbandono del sito. Sotto tali accumuli sono stati intercettati i resti di una serie di muri pertinenti una chiesa abbandonata già entro la fine del XIII secolo. Della chiesa, orientata in senso est-ovest con catino absidale a doppio giro di conci, è stato intercettato il muro perimetrale sud, riconoscibile per 4.50 m di lunghezza e 0.60 m di larghezza, costruito con doppio paramento di pietre calcaree alternate a blocchi squadrati. Il muro si interrompe verso ovest, dove invece è stato rinvenuto un affioramento del banco naturale, probabilmente utilizzato nella struttura della chiesa. Non è stato intercettato, invece, il suo muro di delimitazione ovest. A sud del muro meridionale dell’edificio absidato, è stata rinvenuta e, parzialmente scavata, una struttura realizzata con blocchi parallelepipedi; probabilmente si tratta di un vano costruito a ridosso della chiesa, dotato di pavimentazione in basoli di calcare e calcarenite, al di sopra del quale è stato rinvenuto il crollo del tetto in laterizi. Contestualmente allo scavo è stato realizzato il rilievo dell’ambiente rupestre localizzato in parte sotto la chiesa. Probabilmente si tratta di una più antica chiesa rupestre dotata di due accessi, attualmente visibili, uno posto sul lato ovest, uno sul lato nord. La cripta (5.40 x 4m), si presenta dotata di una sorta di “abside” ricavata nel banco di roccia lungo il lato est e nicchie lungo i lati nord e sud. Sulle pareti si conservano croci incise e lacerti di affresco.
  • AIAC_2841 - Mass. Pagliarone - 2012
    La campagna archeologica del 2012 si è concentrata sulla ricognizione delle emergenze archeologiche di superficie intorno al bacino di Alimini Grande e sul prelievo di un carotaggio continuo ai bordi dello stesso bacino. _Ricognizione di superficie_ La presenza di materiale archeologico interessa tutto il poggio (8-9 m s.l.m.) prospiciente la riva occidentale di Alimini Grande. L’area interessata dalla presenza di materiale archeologico si estende su una superficie di ca. 1,2 ha. In corrispondenza del limite settentrionale del sito si distingue chiaramente la prosecuzione verso E dell’allineamento di blocchi in pietra calcarea, in parte già indagato con un saggio di scavo nel 2010, che corre parallelamente all’alveo del canale _Zuddea_. Un ulteriore allineamento di blocchi, in parte obliterato dalla vegetazione, si conserva ad W della chiesa scavata nel 2010; la parte visibile misura ca. 13 m e presenta orientamento E-W, eccetto nell’estremità più occidentale, dove sembra apparentemente curvare verso S. Nella parte centrale e più alta del sito sono state individuate due fosse granarie/cisterne: entrambe sono scavate nel banco roccioso affiorante e presentano l’imboccatura subcircolare e il profilo interno campaniforme. Per quanto riguarda l’evidenza ceramica, la ricognizione ha consentito di distinguere diverse tipologie di materiali presenti sulla superficie del sito: la classe senza dubbio più rappresentativa è costituita dai contenitori da cucina di età bizantina, prevalentemente pentole in argilla di colore arancio o grigiastro. Oltre al poggio presso cui sono stati eseguiti i due interventi di scavo, le indagini di superficie sono state estese anche nei campi limitrofi, al fine di delineare l’estensione spaziale dell’insediamento di loc. Pagliarone. Le ricognizioni hanno portato alla localizzazione e alla delimitazione di due ulteriori aree di frammenti fittili ubicate a pochi metri di distanza da quella descritta in precedenza, che hanno restituito in prevalenza materiali di età medievale apparentemente coevi a quelli del sito posto sul poggio. _Attività di campionamento: esecuzione di carotaggi_ La realizzazione della carota di sedimento (di seguito denominata ALI 2), prelevata nei pressi del Lago Alimini Grande e prospiciente l’insediamento medievale di Loc. Pagliarone, ha previsto l’uso di un carotiere a percussione continuo in grado di asportare il sedimento palustre senza interruzioni e senza contaminazioni. La sonda utilizzata ha permesso il recupero di una successione sedimentaria di circa 9 metri, costituita prevalentemente da torbe di origine palustre e, nella porzione inferiore, da sabbie le cui caratteristiche, ad una prima ricognizione, farebbero supporre una probabile origine eolica. In seguito ad una prima analisi della stratigrafia di ALI 2 effettuata sul campo, sembra possibile l’ipotesi che l’intera sequenza possa ascriversi almeno agli ultimi 12 mila anni.