Name
Maria Antonietta Gorgoglione
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Team

  • AIAC_1197 - Roca - 2006
    Grazie ai risultati dell’ultima campagna di scavo è possibile valutare nel loro sviluppo le costruzioni distrutte da un incendio nel corso del Bronzo finale e la relazione delle stesse con altri monumenti coevi e contigui (mura, porta d’accesso all’abitato, tracciati stradali). Nuovi dati sono emersi per la valutazione delle strutture (alzati, fortificazioni, drenaggio delle acque), per il riconoscimento delle principali destinazioni d’uso e funzioni al momento della distruzione. Sono stati eseguiti interventi a ridosso del pendio dell’aggere, che hanno permesso di disporre di ordinate sequenze stratigrafiche relative agli interventi di sistemazione del pendio stesso e dell’area che si estendeva alla base. Sono stati riconosciuti imponenti ed estesi interventi ricostruttivi sulle rovine provocate da un incendio delle strutture murarie del Bronzo medio (XV sec. a.C.): tali interventi, relativi a muri e scarpe degli stessi, vedono per la prima volta nella storia delle tecniche costruttive preistoriche del Salento, l’impiego prevalente della calcarenite estratta da cava e la messa in opera con allettamenti costanti in “tufina” e scarso uso del legno. La frequenza degli interventi di manutenzione delle nuove costruzioni è evidenziata dal numero di battuti che si sovrappongono al primo, messo in opera nel Bronzo recente. L’estensione limitata dei saggi non ha permesso di valutare a pieno le evidenze relative alle frequentazioni sulle superfici dei vari battuti (che sono evidenti nelle tracce di buche di palo e in resti di fornelli). Lo scavo ha però confermato che nelle fasi del Bronzo recente notevole è la presenza di materiale ceramico di importazione, che ha permesso di riconoscere la principale funzione dell’area oggetto di indagine in quella di luogo di culto. Dato straordinario è inoltre offerto dalla continuità di destinazione nei secoli successivi e fino agli inizi del II sec. a.C. della stessa area, che si arricchisce di monumenti e strutture che, nel loro insieme, ripropongono pratiche cultuali.
  • AIAC_1198 - Grotta del Cavallo - 2006
    Le ricerche condotte nella Grotta del Cavallo a Nardò hanno avuto lo scopo di effettuare una sistematica campionatura per le analisi sedimentologiche e polliniche all’interno della cavità. Tale studio era finalizzato alla ricostruzione climatica e ambientale relativa alle fasi di abitazione nella grotta, in un arco di tempo tra 100.000 e 40.000 anni fa.s no summary for this season.
  • AIAC_1199 - Serra Cicora - 2006
    Il pianoro di Serra Cicora sorge in posizione elevata sul territorio circostante (circa 46 m slm). A cingere il pianoro, seguendone la scarpata, sono i resti di un muro a secco (che doveva presentarsi imponente a giudicare dalla larghezza della base di 2 m), a due cortine con riempimento interno di terra e pietrame. Muro che doveva interrompersi in corrispondenza dello strapiombo che attualmente si affaccia sulla provinciale S. Isidoro – Santa Caterina. La storia del pianoro risale al primo Neolitico, data la ceramica impressa e graffita, i cui frammenti si ritrovano sparsi nell’intera area; a questa prima fase appartengono varie evidenze archeologiche situate in tutti e tre i settori indagati (IV, V e VI). In particolare, nel settore IV, a contatto con la roccia, è un livello di concotto con buche di palo ricavate nelle cavità naturali e ceramica impressa e graffita. Una datazione relativa a questa fase rimanda tra il 5670 e il 5480 a.C. Ad ulteriore conferma di una frequentazione nel primo neolitico, è una sepoltura monosoma sotto la cortina muraria, nel tratto che si trova nei pressi dell’attuale ingresso al pianoro: la datazione è circa di 5740 – 5620 a.C. Anche il settore VI restituisce evidenze non sconvolte a ceramica impressa e graffita di una frequentazione nel Neolitico antico: vi si associano aree con tracce di fuoco e grande quantità di intonaco, un frammento del quale datato al 5740 – 5550 a.C. La successiva frequentazione del sito è relativa ad una fase Serra d’Alto-Diana che si configura attraverso una realtà legata alla sfera cultuale e funeraria. A questo periodo risale la maggior parte delle sepolture rinvenute sia sotto la cortina muraria che al centro del pianoro. Le evidenze messe in luce con lo scavo di quest’anno confermano che il luogo venne frequentato a partire dalla metà del VI millennio a.C. e che, durante il V millennio, fu destinato a scopi funerari. Alla successione di gruppi più recenti non sembra corrispondere un cambiamento della suppellettile: la tecnologia, la morfologia e la decorazione dei contenitori ceramici, infatti, restano relativi alla impressa. Pochi sono i rinvenimenti di ceramica di Serra d’Alto-Diana e in alcuni casi è documentata una vera e propria associazione con l’impressa. Può dunque essere valida l’ipotesi di una contiguità cronologica tra la cultura della ceramica impressa e quella di Serra Alto.
  • AIAC_1204 - Macchie Don Cesare(La Cabina) - 2006
    L’area è disseminata di tumuli: durante l’indagine condotta nel 2006 ne sono stati aperti sei. Due di essi (tumulo 3 e tumulo 5) si sono rivelati privi di interesse perché dovuti ad opere recenti (l’intera zona, infatti, fu sottoposta a bonifica nel secondo dopoguerra e non è improbabile che molti tumuli censiti derivino dal lavoro di pulizia del terreno da destinare ad usi agricoli). Il tumulo 2 e il tumulo 4 presentano una sistemazione di base a grandi blocchi e i frammenti d’impasto presenti inducono ad attribuirli all’età dei metalli. Due, infine, per la loro tipologia, sono qualificabili come monumenti funerari. Entrambi di forma oblunga, ospitano vasi contenenti resti combusti probabilmente umani. Il tumulo 1 aveva una piattaforma di base fatta di massi sistemati in una grande cavità della roccia. Su di essa (lato nord-ovest) erano stati deposti tre vasi impilati, uno dei quali, irrecuperabile, con resti combusti. Sul lato opposto erano sparsi numerosi frammenti di un vasetto (ora parzialmente ricostruito) stile Gaudo. Il tumulo 6 ripropone la stessa tipologia: forma allungata e copertura di pietre e terra; la superficie basale però non reca segni di sistemazione essendo stata usata la roccia di base. Nella sua parte centrale, al di sotto delle pietre di copertura, tra due blocchi posti di taglio, era un vasetto intero di stile Laterza inserito in un vaso a pareti troncoconiche con orlo impresso a tacche, contenuto, a sua volta, in un terzo vaso in gran parte ricostruibile. A poca distanza erano altri due contenitori frammentati, denti umani e ossa combuste. Da questi dati si può ricavare che esistevano due tipologie di strutture: una funeraria che attesta l’uso dell’incinerazione con l’offerta di tre vasi impilati e di altri singoli; e l’altra cultuale che potrebbe rientrare nella definizione di cenotafio o di monumento eretto per fini rituali. Resta ancora da individuare l’abitato cui è relativa la necropoli e da chiarire le fasi cronologiche che hanno interessato l’area. Non è detto, infatti, che tutti i tumuli siano contemporanei, ma può darsi che siano stati eretti in momenti diversi tra III e II millennio in una continuità di frequentazione dell’area.