- Item
- AIAC_814
- Name
- San Giovanni
- Date Range
- 1500 BC – 1300
Seasons
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AIAC_814 - San Giovanni - 2006Le ricerche hanno permesso di individuare una struttura romana della quale sono stati evidenziati dei pavimenti musivi, l’edificio termale e una vicina necropoli di età imperiale databile a partire dal I secolo con tombe ad inumazione e incinerazione. Preesistenze sono rappresentate da un ampio insediamento nuragico dell’età del Bronzo a sud-ovest dell’edificio. Utili all’inquadramento cronologico sono frammenti di ceramica a vernice nera di età repubblicana e ceramica sigillata di età imperiale. Il rinvenimento di anfore di epoca punica permette di ipotizzare un precedente utilizzo agricolo, conseguente all’occupazione cartaginese della Sardegna. La prosecuzione in età romana e poi in età medievale dell’uso dell’area rientra nei canoni dell’insediamento rurale sardo. La chiesa pare riutilizzare parte dell’area e delle strutture di una villa rustica romana, caratterizzata da pavimenti musivi. La parte abitativa potrebbe stendersi verso sud-ovest dai cui terreni provengono frammenti di intonaco e mosaico, il rinvenimento, a est, di _tegolae hamatae_ è indicatore della presenza nell’area di un impianto termale. L’edificio ecclesiatico sembra quindi sovrapporsi ad una precedente villa con annesso edificio termale e necropoli, secondo una tipologia nota nelle aree di pianura della Sardegna. Successivamente il costituirsi di una comunità cristiana in epoca ancora da definire, dotata di una propria necropoli, porta all’impianto di un edificio ecclesiale con la significativa intitolazione al Battista. L’edificio noto, già nel XIII secolo, presenta rimaneggiamenti databili almeno dal XVI e oltre. Lo scavo ha permesso di dare un inquadramento cronologico e culturale dell’area: una fase più antica, non definita cronologicamente, vede la presenza lungo il lato sud di un muro; un pavimento mosaicato al quale si lega un residuo di muro con resto di intonaco; una fase di abbandono dell’area in cui i mosaici subiscono danni; una fase in cui il pavimento mosaicato coperto da terra rossa e da un sottile strato di calce seguito in alcuni punti da strati di calce più spessi e da strati di bruciato forse per la sistemazione di nuove pavimentazioni; la costruzione di un vano a pianta rettangolare che taglia il mosaico sul lato nord ovest del saggio; segue un crollo costituito da pietrame misto a frammenti di intonaco anche dipinto; dopo una nuova fase di abbandono l’area dovette avere una destinazione funeraria come testimoniano la presenza di due inumati; le ultime fasi sono quelle dell’utilizzo a vigneto e poi ad area di pertinenza del santuario. I materiali rinvenuti tra cui sigillate (di cui una Hayes 99 databile dal VI d.C), steccate del tipo delle c.d. “brocche campidanesi”, il cui arco cronologico sembra andare dal II-III al VI-VII d.C, e frammenti di vetro decorati a goccia, costituiscono elementi utili per la datazione. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba)
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AIAC_814 - San Giovanni - 2007Le ricerche, effettuate nell’area adiacente alla chiesa campestre dedicata a San Giovanni Battista, hanno interessato un nuovo settore di scavo (m 8x12) il cui lato breve, orientato NE/SO secondo l’asse dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale dell’area indagata negli anni 2002 e 2004. L’asportazione dello strato vegetale ha consentito di evidenziare, nella parte centro settentrionale, alcuni accumuli di materiale legati ai recenti lavori di restauro della chiesa. Nella parte a S è stata invece evidenziata una fossa rettangolare dai limiti netti che recava i chiari segni lasciati dall’intervento di un mezzo meccanico. Si tratta quindi di un’altra buca, che si aggiunge alle sei identificate nella campagna di scavo 2002, legata, come le precedenti, a lavori di risistemazione e piantumazione dell’area realizzati in tempi recenti. La successiva asportazione di due strati terrosi di accumulo e di un crollo ha consentito di evidenziare un battuto pavimentale in malta di calce interessato dalla presenza di alcune buche e di due tagli, longitudinali e pressoché rettilinei, che, per i limiti netti e regolari, si configurano come trincee. Nei relativi strati di riempimento è stata rilevata oltre alla presenza di evidenze archeologiche (ceramica, fittili da costruzione, strati di preparazione pavimentale, intonaco, una considerevole quantità di tessere musive), anche quella di materiale moderno (grumi di cemento, vetro, plastica) indicatore del fatto che la realizzazione delle trincee sia avvenuta in un periodo corrispondente a una fase di frequentazione contemporanea, non meglio precisata, dell’area. Con la successiva ripulitura delle pareti di sezione delle trincee, relative ai tagli NO e SO del battuto in malta di calce, si è evidenziato uno strato costituito da tessere musive coerente con la presenza di una superficie di rivestimento pavimentale mosaicato. Si tratta di un mosaico policromo (m 2,50x1,20), nel quale è stato possibile riconoscere sia la continuazione e chiusura dei motivi decorativi a trama geometrica vegetalizzata individuati nel 2004 (cornice a treccia, a onda corrente, bordo a ogive e squame, cerchi tangenti con all’interno, alternativamente, un nodo di Salomone o un quadrato a profilo dentato), sia la presenza di nuovi motivi decorativi (losanga, fiori di loto). Nella parte centro meridionale dell’area sono state inoltre individuate due strutture: la prima, di forma quadrangolare (m 0,90x 0,85), è messa in opera con componenti litici in calcare, di cui almeno uno di reimpiego (capitello rovesciato o base di colonna), che mostrano evidenti tracce di ammaltamento; la seconda invece, di forma rettangolare (m 1,60x1), è costituita alla base da una serie di embrici e lastre litiche sistemati di piatto mentre il lato NO, unico attualmente visibile, è delimitato da embrici infissi di coltello. Per tale struttura, parzialmente evidenziata, si ipotizza la pertinenza a una tipologia tombale. Che l’area abbia avuto anche un utilizzo funerario lo attestano infatti le due inumazioni rinvenute nelle precedenti campagne di scavo, oltre alla presenza di sporadici frammenti osteologici umani ritrovati, durante lo scavo, immediatamente a S e a SO della struttura sopra menzionata
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AIAC_814 - San Giovanni - 2011Lo scavo archeologico, effettuato nell’area adiacente la chiesa ha interessato un nuovo settore di scavo che, orientato parallelamente all’asse maggiore dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale delle superfici indagate rispettivamente negli anni 2002, 2004 e 2007. La nuova indagine, effettuata in un’area di circa mq 70 ha riguardato infatti l'allargamento (m 2,50x20) del limite settentrionale dello scavo e la rimozione del risparmio di terra (m12x0,80) non asportato durante la campagna 2007 per preservare il mosaico già messo in luce nell’area a O. Sia per i dati raccolti nelle precedenti campagne di scavo, che suggerivano uno sviluppo del mosaico oltre il limite settentrionale della sezione, sia perchè per le parti già messe in luce è in previsione un intervento di restauro, il fine di tale allargamento è stato quello di accertare la prosecuzione e/o probabile conclusione del rivestimento musivo a ridosso del lato meridionale della chiesa per estenderne, anche lì, l’eventuale intervento conservativo. Nella nuova porzione indagata le attività di scavo hanno consentito di individuare: strati terrosi di accumulo, deposito e riempimento alternati a battuti pavimentali in calce, malta di calce o in terra (di cui alcuni presentavano evidenti tracce di termotrasformazione) unitamente ai relativi strati di preparazione. Si sono inoltre evidenziati: una parte di basolato e una struttura rettangolare (m 1,65x0,80) che penetra all’interno del limite settentrionale di scavo, realizzata con materiale litico ed elementi architettonici impiegati in utilizzo secondario, oltre a una nuova porzione di pavimento mosaicato, prosecuzione del mosaico policromo a trama geometrica vegetalizzata già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo. Lo sviluppo del mosaico si estende oltre l’attuale limite N della sezione verso il muro meridionale della chiesa mentre sul lato occidentale sembra trovare conclusione nel bordo di tappeto, caratterizzato dal motivo iconografico della scacchiera a quadrati in bianco e nero, che costituisce una novità rispetto agli elementi decorativi già individuati. Il mosaico risulta parzialmente lacunoso: le lacune si riferiscono a tagli irregolari o sub rettilinei praticati in un momento in cui il rivestimento pavimentale aveva perso la sua originaria funzione d’uso visto che lo stesso basolato viene costruito direttamente sopra il mosaico, celandolo sia alla vista sia all’utilizzo. Pertanto, allo stato attuale delle indagini, l’intera area si configura ancora come spazio aperto, mancando quelle attestazioni relative a strutture murarie che possano chiarire una eventuale e originaria suddivisione degli spazi/ambienti occupati dal mosaico. I materiali archeologici rinvenuti attestano una fase preminente di frequentazione dell’area da collocare tra il periodo tardo antico e l’alto Medioevo per gli strati immediatamente sopra il mosaico, dal Medioevo al XVII secolo per gli strati successivi con estensione fino almeno al XIX secolo.
Media
- Name
- San Giovanni
- Year
- 2006
- Summary
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it
Le ricerche hanno permesso di individuare una struttura romana della quale sono stati evidenziati dei pavimenti musivi, l’edificio termale e una vicina necropoli di età imperiale databile a partire dal I secolo con tombe ad inumazione e incinerazione. Preesistenze sono rappresentate da un ampio insediamento nuragico dell’età del Bronzo a sud-ovest dell’edificio.
Utili all’inquadramento cronologico sono frammenti di ceramica a vernice nera di età repubblicana e ceramica sigillata di età imperiale. Il rinvenimento di anfore di epoca punica permette di ipotizzare un precedente utilizzo agricolo, conseguente all’occupazione cartaginese della Sardegna. La prosecuzione in età romana e poi in età medievale dell’uso dell’area rientra nei canoni dell’insediamento rurale sardo.
La chiesa pare riutilizzare parte dell’area e delle strutture di una villa rustica romana, caratterizzata da pavimenti musivi. La parte abitativa potrebbe stendersi verso sud-ovest dai cui terreni provengono frammenti di intonaco e mosaico, il rinvenimento, a est, di _tegolae hamatae_ è indicatore della presenza nell’area di un impianto termale.
L’edificio ecclesiatico sembra quindi sovrapporsi ad una precedente villa con annesso edificio termale e necropoli, secondo una tipologia nota nelle aree di pianura della Sardegna. Successivamente il costituirsi di una comunità cristiana in epoca ancora da definire, dotata di una propria necropoli, porta all’impianto di un edificio ecclesiale con la significativa intitolazione al Battista. L’edificio noto, già nel XIII secolo, presenta rimaneggiamenti databili almeno dal XVI e oltre.
Lo scavo ha permesso di dare un inquadramento cronologico e culturale dell’area:
una fase più antica, non definita cronologicamente, vede la presenza lungo il lato sud di un muro; un pavimento mosaicato al quale si lega un residuo di muro con resto di intonaco;
una fase di abbandono dell’area in cui i mosaici subiscono danni;
una fase in cui il pavimento mosaicato coperto da terra rossa e da un sottile strato di calce seguito in alcuni punti da strati di calce più spessi e da strati di bruciato forse per la sistemazione di nuove pavimentazioni;
la costruzione di un vano a pianta rettangolare che taglia il mosaico sul lato nord ovest del saggio;
segue un crollo costituito da pietrame misto a frammenti di intonaco anche dipinto;
dopo una nuova fase di abbandono l’area dovette avere una destinazione funeraria come testimoniano la presenza di due inumati;
le ultime fasi sono quelle dell’utilizzo a vigneto e poi ad area di pertinenza del santuario.
I materiali rinvenuti tra cui sigillate (di cui una Hayes 99 databile dal VI d.C), steccate del tipo delle c.d. “brocche campidanesi”, il cui arco cronologico sembra andare dal II-III al VI-VII d.C, e frammenti di vetro decorati a goccia, costituiscono elementi utili per la datazione. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba) -
en
This research identified a Roman structure and uncovered its mosaic pavements, bath building and nearby necropolis of Imperial date beginning in the 1st century A.D with inhumation and cremation burials. South-west of the building earlier occupation is attested by a large Bronze Age nuragic settlement.
Useful dating evidence was provided by fragments of black glaze ware from the Republican period and sigillata of Imperial date. Finds of Punic amphorae suggest that the area was used for agricultural purposes following the Carthaginian occupation of Sardinia. The continued use of the zone in the Roman and medieval periods follows the usual pattern of Sardinian rural settlement.
The church appears to re-use part of the area and the structures of a Roman villa rustica, with mosaic pavements. The residential part may extend towards the south-west where fragments of plaster and mosaic have been recovered from the terrain.
Thus, the church seems to overlay an earlier villa with adjoining bath building, according to a known typology on the Sardinian plains. The subsequent setting up of a Christian community, in a period yet to be defined, with its own necropolis led to the construction of a church with the significant dedication to St. John the Baptist. The building, already known in the 13th century, was restructured more than once from at least the 16th century onwards.
The excavation data provided the following chronological and cultural outline of the area:
the earliest, though not dated, phase was attested by a wall along the south side; a mosaic pavement linked to the remains of a wall bearing traces of plaster;
a phase during which the area was abandoned and the mosaics were damaged;
a phase in which the mosaic pavement was covered with red earth and a thin layer of lime followed in some places by thicker layers of lime and layers of burning perhaps caused by the creation of new floors;
a rectangular room was then constructed which cut the mosaic on the north-west side of the trench;
a collapse followed constituted by stones mixed with fragments of plaster, some of which painted;
subsequently the area was again abandoned and the presence of two inhumations suggests it was used for funerary purposes;
the final phases were those in which the area was used as a vineyard and then became an area annexed to the sanctuary.
The materials recovered, including sigillata pottery (of which a Hayes 99 datable to the 6th A.D.), burnished pottery of the so-called “brocche campidanesi” type, whose chronology seems to fall between the 2nd-3rd century A.D. and the 6th-7th century A.D., and fragments of glass with “droplet” decoration, provide useful dating evidence. (Simonetta Angiolillo, Maria Adele Ibba)
- Research Body
- Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche
- Funding Body
- Piani Integrati Territoriali
Media
- Name
- San Giovanni
- Year
- 2007
- Summary
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it
Le ricerche, effettuate nell’area adiacente alla chiesa campestre dedicata a San Giovanni Battista, hanno interessato un nuovo settore di scavo (m 8x12) il cui lato breve, orientato NE/SO secondo l’asse dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale dell’area indagata negli anni 2002 e 2004. L’asportazione dello strato vegetale ha consentito di evidenziare, nella parte centro settentrionale, alcuni accumuli di materiale legati ai recenti lavori di restauro della chiesa. Nella parte a S è stata invece evidenziata una fossa rettangolare dai limiti netti che recava i chiari segni lasciati dall’intervento di un mezzo meccanico. Si tratta quindi di un’altra buca, che si aggiunge alle sei identificate nella campagna di scavo 2002, legata, come le precedenti, a lavori di risistemazione e piantumazione dell’area realizzati in tempi recenti.
La successiva asportazione di due strati terrosi di accumulo e di un crollo ha consentito di evidenziare un battuto pavimentale in malta di calce interessato dalla presenza di alcune buche e di due tagli, longitudinali e pressoché rettilinei, che, per i limiti netti e regolari, si configurano come trincee. Nei relativi strati di riempimento è stata rilevata oltre alla presenza di evidenze archeologiche (ceramica, fittili da costruzione, strati di preparazione pavimentale, intonaco, una considerevole quantità di tessere musive), anche quella di materiale moderno (grumi di cemento, vetro, plastica) indicatore del fatto che la realizzazione delle trincee sia avvenuta in un periodo corrispondente a una fase di frequentazione contemporanea, non meglio precisata, dell’area.
Con la successiva ripulitura delle pareti di sezione delle trincee, relative ai tagli NO e SO del battuto in malta di calce, si è evidenziato uno strato costituito da tessere musive coerente con la presenza di una superficie di rivestimento pavimentale mosaicato. Si tratta di un mosaico policromo (m 2,50x1,20), nel quale è stato possibile riconoscere sia la continuazione e chiusura dei motivi decorativi a trama geometrica vegetalizzata individuati nel 2004 (cornice a treccia, a onda corrente, bordo a ogive e squame, cerchi tangenti con all’interno, alternativamente, un nodo di Salomone o un quadrato a profilo dentato), sia la presenza di nuovi motivi decorativi (losanga, fiori di loto).
Nella parte centro meridionale dell’area sono state inoltre individuate due strutture: la prima, di forma quadrangolare (m 0,90x 0,85), è messa in opera con componenti litici in calcare, di cui almeno uno di reimpiego (capitello rovesciato o base di colonna), che mostrano evidenti tracce di ammaltamento; la seconda invece, di forma rettangolare (m 1,60x1), è costituita alla base da una serie di embrici e lastre litiche sistemati di piatto mentre il lato NO, unico attualmente visibile, è delimitato da embrici infissi di coltello. Per tale struttura, parzialmente evidenziata, si ipotizza la pertinenza a una tipologia tombale.
Che l’area abbia avuto anche un utilizzo funerario lo attestano infatti le due inumazioni rinvenute nelle precedenti campagne di scavo, oltre alla presenza di sporadici frammenti osteologici umani ritrovati, durante lo scavo, immediatamente a S e a SO della struttura sopra menzionata -
en
The excavations, in the area next to the rural church dedicated to San Giovanni Battista, opened a new trench (8 x 12 m). Its short side, aligned north-east/south-west on the same axis as the church was the continuation of the area investigated in 2002 and 2004. The clearing of the vegetation in the northern central area revealed several accumulations of building rubble from recent restoration work on the church. A rectangular pit was exposed in the southern area, its clean edges showing that it was machine-made. This was another hole like the other six found during the 2002 campaign, relating to the recent reorganisation and planting of the area.
The subsequent removal of two layers of accumulated soil and a collapse exposed a beaten lime mortar floor surface that presented several holes. There were also two longitudinal, more or less straight cuts in the surface, which the clean and regular edges indicated were trenches. The fills contained fragments of pottery, brick/tile, floor make up, plaster, and a large quantity of mosaic tesserae. Modern materials were also present (cement, glass and plastic), attesting the fact that the trench had been dug in recent times.
The cleaning back of the walls of the NW and SW cuts in the mortar floor revealed a layer of mosaic tesserae indicating the presence of a mosaic floor. The polychrome mosaic measured 2.50 x 1.20 m, and the continuation and termination of the vegetal geometric motifs documented in 2004 (plaited border, wave, ogive and scale border, alternating Solomon’s knots and tooth-edged squares within tangent circles) were identified. New motifs were also present (lozenge, lotus flower).
Two structures were uncovered in the central southern part of the area. The first, a quadrangular structure (0.90 m x 0.85), was built of limestone bonded with mortar and at least one element was reused (an upside down capital or column base). The second structure was rectangular (1.60 x 1.00 m) and was constituted at the base by a series of imbrices and stone slabs laid flat, while the north-western side, the only one visible at present, was delimited by imbrices standing vertically. It is suggested that this partially excavated structure was a tomb.
In fact, the funerary use of the area was attested by two inhumations found during previous campaigns, as well as by sporadic finds of human bones immediately south and south-west of the suggested tomb structure. - Summary Author
- Consuelo Cossu
Media
- Name
- San Giovanni
- Year
- 2011
- Summary
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it
Lo scavo archeologico, effettuato nell’area adiacente la chiesa ha interessato un nuovo settore di scavo che, orientato parallelamente all’asse maggiore dell’edificio di culto, risulta essere il prolungamento settentrionale delle superfici indagate rispettivamente negli anni 2002, 2004 e 2007.
La nuova indagine, effettuata in un’area di circa mq 70 ha riguardato infatti l'allargamento
(m 2,50x20) del limite settentrionale dello scavo e la rimozione del risparmio di terra (m12x0,80) non asportato durante la campagna 2007 per preservare il mosaico già messo in luce nell’area a O.
Sia per i dati raccolti nelle precedenti campagne di scavo, che suggerivano uno sviluppo del mosaico oltre il limite settentrionale della sezione, sia perchè per le parti già messe in luce è in previsione un intervento di restauro, il fine di tale allargamento è stato quello di accertare la prosecuzione e/o probabile conclusione del rivestimento musivo a ridosso del lato meridionale della chiesa per estenderne, anche lì, l’eventuale intervento conservativo.
Nella nuova porzione indagata le attività di scavo hanno consentito di individuare: strati terrosi di accumulo, deposito e riempimento alternati a battuti pavimentali in calce, malta di calce o in terra (di cui alcuni presentavano evidenti tracce di termotrasformazione) unitamente ai relativi strati di preparazione. Si sono inoltre evidenziati: una parte di basolato e una struttura rettangolare (m 1,65x0,80) che penetra all’interno del limite settentrionale di scavo, realizzata con materiale litico ed elementi architettonici impiegati in utilizzo secondario, oltre a una nuova porzione di pavimento mosaicato, prosecuzione del mosaico policromo a trama geometrica vegetalizzata già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo.
Lo sviluppo del mosaico si estende oltre l’attuale limite N della sezione verso il muro meridionale della chiesa mentre sul lato occidentale sembra trovare conclusione nel bordo di tappeto, caratterizzato dal motivo iconografico della scacchiera a quadrati in bianco e nero, che costituisce una novità rispetto agli elementi decorativi già individuati. Il mosaico risulta parzialmente lacunoso: le lacune si riferiscono a tagli irregolari o sub rettilinei praticati in un momento in cui il rivestimento pavimentale aveva perso la sua originaria funzione d’uso visto che lo stesso basolato viene costruito direttamente sopra il mosaico, celandolo sia alla vista sia all’utilizzo.
Pertanto, allo stato attuale delle indagini, l’intera area si configura ancora come spazio aperto, mancando quelle attestazioni relative a strutture murarie che possano chiarire una eventuale e originaria suddivisione degli spazi/ambienti occupati dal mosaico.
I materiali archeologici rinvenuti attestano una fase preminente di frequentazione dell’area da collocare tra il periodo tardo antico e l’alto Medioevo per gli strati immediatamente sopra il mosaico, dal Medioevo al XVII secolo per gli strati successivi con estensione fino almeno al XIX secolo. -
en
A new sector was opened in the archaeological area next to the church. This proved to be the northern continuation of the surfaces investigated in 2002, 2004 and 2007. The new excavation covered an area of about 70 m2 and involved the extension (2.50 x 20 m) of the excavation’s northern end and the removal of the spit (12 x 0.80 m) that was left in place in 2007 in order to preserve the mosaic that had already been partially uncovered to the west. The data collected during previous campaigns suggested the mosaic continued beyond the northern limit of the section. Because the parts already exposed were due to be conserved, the aim of the extension was to define the continuation and/or probable termination of the mosaic up against the south side of the church, in order to extend the conservation intervention to this area if necessary.
In the new area, the excavations identified earth accumulations, deposits and fills alternating with floor surfaces of beaten lime, lime mortar or earth (some showing signs of being altered by exposure to heat) and related make ups. Part of a basalt paving and a rectangular structure (1.65 x 0.80 m) which penetrated within the northern edge of the excavation were also exposed. The structure was built of stone and reused architectural elements. Another section of the polychrome mosaic floor with vegetal geometric motif, found during preceding campaigns, was also intercepted.
The mosaic develops beyond the north limit of the section towards the south wall of the church while the west side seemed to end in the border of the carpet/central panel, characterised by a black and white chequer board motif, which differed from any of the decorative elements identified thus far. The mosaic was missing some patches where irregular or sub-linear cuts had been made in it at a time when the floor had lost its original function, given that the basalt paving was laid directly on top of it.
As the investigation stands, the entire area is interpreted as an open space, given the absence of walls indicating any kind of subdivision of the spaces/rooms occupied by the mosaic.
The archaeological material attests a main occupation phase dating to the between the late antique and early medieval period for the layers immediately above the mosaic, and the medieval to 17th century for the subsequent layers, with some evidence from as late as the 19th century. - Summary Author
- Consuelo Cossu
Media
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Angiolillo 2004S. Angiolillo, 2004, Trasmissione di modelli e maestranze itineranti: a proposito di un nuovo mosaico da Settimo San Pietro, Ostraka c.s.
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Angiolillo c.s.S. Angiolillo, c.s., Cartagine, Maiorca, Cagliari: trasmissione di modelli o maestranze itineranti?, in X Coloquio Internacional AIEMA, Coimbra 29 de Outubro - 3 de Novembre 2005.
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Angiolillo 2005S. Angiolillo, 2005, Sardinia, in E.C. Portale, S. Angiolillo, C. Vismara, Le grandi isole del Mediterraneo occidentale: Sicilia, Sardinia, Corsica, Roma.
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Angiolillo 2007S. Angiolillo, 2007, Trasmissione di modelli e maestranze itineranti: a proposito di un nuovo mosaico da Settimo San Pietro, Cagliari, in Quaderni di Ostraka 13: 9-23.
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Angiolillo 2008S. Angiolillo, 2008, Archeologia e storia dell’arte romana in Sardegna. Introduzione allo studio, Dolianova.