AIAC_1685 - Monte Tornone - 2005I lavori sono stati svolti nell’ambito del progetto “Per un programma condiviso di valorizzazione e fruizione dei luoghi in Valle di Scalve: tra l’antica Pieve e la località “Castei”. Un prezioso itinerario storico-archeologico in Comune di Vilminore” (Doc. U. P. Obiettivo 2 Lombardia 2000/2006) ed erano diretti a valutare le potenzialità dei siti individuati, sia dal punto di vista storico-archeologico che da quello di una loro futura fruizione.
Tre delle zone dove si è intervenuti, indicate come Aree A, C e D, si trovano sul versante meridionale del monte Tornone.
Area A. a quota m 1185 s.l.m. sono allineate in senso E-W numerose strutture a pianta quadrangolare e resti di muri con andamento regolare. Sembra trattarsi di edifici di varie dimensioni (da m 5 x 3 a m 6 x 8), realizzati con pietre di varie pezzature messe in opera a secco, mentre sono completamente assenti i piani pavimentali che comunque dovevano essere in materiale deperibile (terra battuta o legno). Potrebbe trattarsi di un complesso di tipo abitativo o, più probabilmente, artigianale.
Area C. Su uno sperone roccioso posto sul lato sud-occidentale della cresta dello stesso monte alla quota di m 1315 s.l.m. si trovano i resti di una torre d’avvistamento. La struttura, fondata direttamente sul piano roccioso è a pianta quadrangolare con i lati di circa m 6 e una superficie interna di circa mq 15. L’ingresso probabilmente si trovava sul lato SW e doveva essere ad una quota superiore a quella del terreno esterno con accesso tramite una scala in materiale deperibile. Per quanto riguarda l’interno esso doveva presentare delle strutture lignee. È possibile che essa facesse parte di un articolato sistema difensivo costituito da una seri di torri di avvistamento dislocate lungo la Val Paisco e la Val di Scalve.
Area D. Risalendo lungo il declivio e proseguendo verso est per circa 300 metri si raggiunge una vasta zona di forma trapezoidale cinta su tre lati da una massiccia muratura. Nella parte centro-occidentale, quasi a ridosso del muro di cinta, è presente un grosso edificio in pietra a pianta rettangolare con una superficie interna di mq 70 circa. Esso è diviso longitudinalmente in due zone ripartite ciascuna in due ambienti. Incavi quadrangolari suggeriscono la presenza, almeno nella parte nord, di un piano superiore con pavimentazione lignea. Per quanto riguarda quella del piano inferiore, è stato rinvenuto un battuto in terreno misto a pietrisco minuto. L’ingresso a sud è caratterizzato da stipiti in grosse pietre squadrate, crollati ma tuttora in situ.
Nel catasto napoleonico del 1811, dove compare con gli stessi limiti, viene indicata con il toponimo “Prato di mezzo” e si dice destinata a pascolo con piante d’abeti. In realtà non sembra essere il terreno più adatto ad una simile pratica. Anche il tipo di cinta, così massiccia con consistente apporto di materiali lapidei che non possono provenire dalla sola pulizia del suolo, non sembra poter essere riconducibile ad un semplice recinto per animali.
Nel 1825 il toponimo cambia in “il Follo”, un termine che potrebbe essere associato alla “follatura”, una tecnica di lavorazione dei metalli, suggerendo quindi un utilizzo artigianale dell’area riconducibile alla presenza di miniere che caratterizza la zona. Questa ipotesi può essere supportata anche dalla destinazione dichiarata di “aratorio segativo con legno” dove la qualifica di arativo, data la particolare natura del terreno, sembra essere dovuta più a motivi fiscali mentre quella effettiva doveva essere la produzione di legname che ben si assocerebbe all’attività metallurgica.
AIAC_1691 - Pieve di S. Pietro - 2005I lavori sono stati svolti nell’ambito del progetto “Per un programma condiviso di valorizzazione e fruizione dei luoghi in Valle di Scalve: tra l’antica Pieve e la località “Castei”. Un prezioso itinerario storico-archeologico in Comune di Vilminore” (Doc. U. P. Obiettivo 2 Lombardia 2000/2006) ed erano diretti a valutare le potenzialità dei siti individuati, sia dal punto di vista storico-archeologico che da quello di una loro futura fruizione.
Una ricerca, seppur limitata a due sole trincee, è stata effettuata nella zona dell’antica Pieve di S. Pietro dove, già nel 1994 alcune indagini con la tecnica del georadar, seguite da alcuni sondaggi di modeste dimensioni, avevano evidenziato la presenza di strutture sepolte, probabilmente pertinenti agli edifici più antichi.
È venuto così alla luce un muro E-W (lung. m 16,50, larg. cm 70 H. cons. cm 150) di pietre di varie pezzature disposte in corsi orizzontali e legate con malta bianco-grigiastra mediamente fine e tenace. La faccia meridionale, come testimoniato da alcuni lacerti, era rivestita con uno strato di intonaco rifinito con biacca. A nord era costruito contro terra testimoniandone la sua natura di muro di contenimento, apparentemente funzionale ad un terrazzamento che in qualche modo ovviava alla pendenza del terreno creando piani d’uso differenti.
Anteriormente sono venuti alla luce lacerti di pavimentazione in pietra su preparazione in malta grigiastra e, nella zona est, una tomba in muratura coperta con una grossa lastra di pietra. Questa, come le altre due sepolture individuate più a nord, conferma l’esistenza di una zona cimiteriale annessa all’edificio religioso rimasta in uso dall’epoca medievale a quella rinascimentale.
A ovest, il muro si appoggia ortogonalmente ad una massiccia muratura coincidente verosimilmente con il perimetrale orientale dell’antico edificio religioso caratterizzato, nel tratto portato in luce, da una lesena che fiancheggia una porta apparentemente con arco a tutto sesto che in un secondo momento è stata murata.
Verso nord il muro è interrotto e sostituito, ad una quota di poco superiore, da un’altra muratura, anch’essa con una lesena aggettante ma con una tecnica muraria leggermente differente, caratterizzata da una disposizione degli elementi litici meno regolare.
Dall’osservazione delle caratteristiche dei due manufatti si evince che appartengono non solo a due fasi differenti ma anche a due distinti edifici, uno dei quali imposta le proprie murature sulla rasatura di quelle dell’altro.
Nella visita pastorale del 1575 si parla di una chiesa costruita a monte e in parte sopra quella precedente di epoca altomedievale tanto che quest’ultima viene indicata come “inferior ecclesia” o “scurolo” ed è quella dove vengono amministrati i sacramenti in inverno per evitare il freddo. Si tratta probabilmente dello stesso edificio oggetto dell’indagine.
All’epoca della costruzione successiva, la cui edificazione può essere collocata tra l’epoca bassomedievale e quella rinascimentale, sono invece associabili i due livelli di sepolture individuati a nord di tale muro e verosimilmente corrispondenti all’area cimiteriale citata nelle fonti. In questo caso le tombe sono a cassa con elementi litici infissi a coltello e copertura in lastre di pietra.
Per quanto riguarda i reperti mobili provenienti dalle indagini, essi consistono quasi esclusivamente da frammenti di intonaco, solo in rari casi con tracce di colore, e da pochi frammenti ceramici che vanno dall’età tardomedievale a quella rinascimentale. Di maggior interesse una moneta, trovata durante la pulizia del pavimento in pietra davanti al muro E-W, molto ben leggibile e databile alla fine del 1300.