Name
Coppa Nevigata
Date Range
1700 BC – 1000 BC

Seasons

  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2006
    L’intervento condotto nel 2006 nell’insediamento fortificato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata, ha interessato diversi punti. Nell’area della postierla appenninica, si è raggiunto il piano di posa delle mura ed è stata approfondita l’esplorazione della fronte interna delle mura stesse verso est, individuando una prima fase costruttiva. Nel vano della torre orientale è stato asportato l’acciottolato riferibile all’Appenninico e il sottostante crollo riferibile al Protoappenninico, raggiungendo il piano di base dell’ambiente, ascrivibile a quest’ultimo contesto culturale. Sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici e una punta di freccia in selce. Nella zona antistante la parte anteriore della torre orientale, risalente all’Appenninico, quando quest’ultima fu parzialmente riedificata, sono state individuate le tracce di quella che doveva essere la fronte originaria della torre protoappenninica, sporgente di oltre 12 m dalla linea esterna delle relative mura. E’ stata completata l’esplorazione della stradina (riferibile al Subappenninico, ma che ricalca un precedente percorso) che esce dalle mura appenniniche e del tratto di fossato, riferibile agli inizi dell’età del Ferro, che la intercetta. Ad est del filare di pietre che delimita la stradina sono state poste in luce tre fronti murarie che si intersecano. La più antica, posta a sud delle altre e con andamento rettilineo nord-sud, appare riferibile all’Appenninico Iniziale; le altre due, che hanno un margine curvilineo, non sono databili con precisione, ma devono comunque essere successive a tale fase e precedere la sistemazione subappenninica della stradina, oltre che il rifacimento del fossato che taglia la più settentrionale di esse. Potrebbero quindi essere riferibili a sistemazioni difensive esterne risalenti all’Appenninico. Ad ovest della stradina è stata definita meglio una struttura sub-rettangolare, ascrivibile all’Appenninico Iniziale e conservata in elevato per quasi 1 m. Rinforzata con alcuni contrafforti verso nord, alla sua base è addossata anche una struttura curvilinea di difficile interpretazione. Ancora più ad ovest è stato meglio definito l’andamento del rivestimento in pietrame del fossato attribuibile all’Appenninico e delle sistemazioni in terra che si trovano alle sue spalle. Nell’area dell’abitato subappenninico si è messo in luce un battuto di forma sub-rettangolare, con tracce di bruciato ed episodi di rifacimento, riferibile ad una struttura abitativa.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2009
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2009 si è operato in cinque diverse aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei quadrati F1R, F2D, G1O, G1P, G2A, G2B si è proceduto da un lato a definire meglio le operazioni connesse con la realizzazione del fossato, in particolare per quel che riguarda la sua prima fase, ascrivibile all’Appenninico Recente, dall’altro si è proseguito nell’indagine delle strutture attribuibili a una fase avanzata del Protoappenninico, interessate da un incendio. L’esplorazione delle strutture protoappenniniche, anche se non totalmente completata, ha consentito di porre in luce nella parte est dell’area in esame due strutture di combustione di forma sub-circolare, mentre quasi tutta la restante parte appare occupata da una preparazione in calcare giallastro frantumato, alla quale si sovrappone parzialmente un piano in argilla. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I è proseguita l’esplorazione dei livelli ascrivibili all’Appenninico Antico, addossati alla parte basale dello spezzone delle relative mura, che appare ora chiaramente di forma trapezoidale, con lato corto verso l’interno. Verso nord-est queste sono intercettate dal rivestimento del fossato della fine della prima età del Ferro e non è quindi possibile ricostruire la loro larghezza originaria. Nei pressi dell’angolo sud-orientale è stato individuato un focolare ospitato in una piccola depressione sulla superficie del terreno. Il limite meridionale dei livelli dell’Appenninico Antico è costituito dalle mura protoappenniniche: è qui proseguita l’indagine della parte anteriore della postierla coperta, individuata nella precedente campagna di scavo. 3) In G2M, G2N, G2R si è indagata la faccia interna delle mura protoappenniniche, con le relative trasformazioni da esse successivamente subite. Tale faccia interna sembra essere stata oggetto di un fenomeno di depredazione di gran parte delle pietre che dovevano costituirne la fronte, con un’operazione di risistemazione della fronte stessa mediante un paramento in pietrame poco regolare. 4) Nei quadrati G2Q, G3C, G3D è proseguita l’indagine dei livelli riferibili al Subappenninico. E’ stato posto in luce un ampio piano in argilla. Tale piano sembra superare verso nord anche un allineamento di pietre di grandi dimensioni, mentre a nord-ovest venne tagliato da una fossa sub-circolare, non molto profonda, colma di ciottoli marini. Tale accumulo potrebbe essere collegato con l’uso della grande fossa cilindrica a suo tempo rinvenuta poco più a nord. 5) In una vasta area corrispondente con i quadrati F3D, F3G, F3H, G3A, G3C (parte), G3E, G3F, G3G si è proceduto all’esplorazione di livelli attribuibili a un momento antico del Subappenninico e avanzato dell’Appenninico. In diversi di questi quadrati è stata asportata una preparazione realizzata con terreno misto a calcare giallo, probabilmente posta in opera agli inizi del Bronzo Recente per pavimentare un ampio spazio in corrispondenza della stradina di accesso all’abitato. Tale sistemazione sembra sostituirne una precedente, ascrivibile all’Appenninico Recente, realizzata, però, con un consolidamento mediante pietrisco del piano di calpestio. A quest’ultima fase risalgono le tracce di una struttura delimitata da un elemento curvilineo in terreno misto a calcare giallo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2010
    Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2010 si è operato in cinque aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo. 1) Nei settori F2H, F2R, G1O, G2A da un lato si è continuata la messa in luce della struttura individuata nelle precedenti campagne e dall’altro si è avviato un approfondimento dell’esplorazione relativa al tratto di mura protoappenniniche presente nel primo dei quadrati citati. Per quel che riguarda la struttura, sono stati individuati subito a nord quattro buchi di palo che dovevano sorreggere la copertura e si sono riconosciute le tracce del battuto precedente quello già messo in luce. Nella parte settentrionale di F2H si è condotto un saggio nel riempimento delle mura dell’Appenninico Antico, realizzato con terreno misto a calcare giallo frantumato, con lo scopo di verificare se in questo punto si potesse riconoscere l’esterno della postierla individuata a suo tempo nel settore F2N. La fronte esterna della postierla è conservata fino alla sua copertura ed è stata messa in luce per gran parte della sua altezza originaria, raggiungendo la base dei livelli del Protoappenninico Recente, costituiti da un piano in terreno misto a calcare giallastro. 2) Nei settori G2H, H2E, H2I (parte nord) è proseguita l’esplorazione dei livelli del Protoappennico Recente posti al di fuori delle prime mura di fortificazione, interessati da tracce di incendio. E’ stata così messa in luce una parte più bassa della postierla coperta qui presente, senza raggiungere ancora la base. Le mura protoappenniniche sono qui conservate in elevato per almeno 2 m, ma anche di queste non si è raggiunta la base. Nel settore H2E, alla base dei livelli d’incendio riferibili al Protoappenninico Recente, è stata posta in luce una struttura di combustione di forma circolare. E’ stata riconosciuta inoltre una precedente fase di occupazione relativa al medesimo periodo, caratterizzata dalla presenza di un acciottolato e di numerosi buchi di palo, che in parte seguono l’andamento della fronte esterna delle mura protoappenniniche. 3) In G2R, H2I (parte sud), H2O è proseguita l’esplorazione del lato interno delle mura protoappenniniche e dei successivi rifacimenti. Anche in H2I e H2O, come già visto in G2M e G2N, tale lato interno subì in antico una vasta depredazione delle pietre, ma anche una risistemazione non accurata del paramento interno. A tale paramento fu addossata una certa quantità di terreno giallastro. A sua volta al di sopra e a contenimento parziale di esso fu realizzata una nuova fronte interna. Quando anche questa andò in rovina, i residui furono coperti con una gettata di terreno argilloso, al di sopra del quale, almeno in parte, fu realizzato un acciottolato; ancora al di sopra di esso, nel Subappenninico Antico, fu accumulato nuovamente uno strato di terreno giallastro. La parte meridionale dei settori G2R e H2O risulta pesantemente disturbata dall’intervento della ruspa del 1979: in gran parte questo ha asportato il riempimento di due strutture sub-cilindriche di grandi dimensioni, simili ad altre tre già messe in luce precedentemente nei settori adiacenti, probabilmente scavate alla fine del Subappenninico Recente. 4) In G2O, G2P, G3B, G3C da un lato è proseguita l’esplorazione dei livelli subappenninici, dall’altro si è proceduto nello scavo del riempimento di una struttura in pietrame che si presentava a pianta semicircolare, successiva all’età del Bronzo. Dai livelli del Subappenninico Recente indagati in quest’area provengono diversi frammenti di metallo, alcuni elementi in corno di cervo segati e un vago in cristallo di rocca. Tali livelli non sembrano essere riferibili a una struttura ben definita: la presenza di un allineamento di pietre di grandi dimensioni è forse da interpretare come una banchina più che come base di un muro. In due punti localizzati si hanno tracce di combustione con presenza di fibre vegetali, forse tavole connesse con una copertura piana o un soppalco soggetto a un crollo parziale. La struttura sopra citata, che appare a pianta semicircolare (ma non si può escludere che fosse in origine circolare), risulta realizzata con più filari in pietrame sovrapposti, il cui diametro aumenta scendendo verso il basso. All’esterno non c’è una faccia vista, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse stata costruita scavando una grande fossa e appoggiando il pietrame alle sue pareti. 5) L’ampia area pavimentata con pietrisco non è stata oggetto di ulteriori indagini, ma sono stati scavati alcuni settori nelle sue adiacenze. Nel quadrato F3D, o meglio nella parte a L di esso non scavata precedentemente al di sotto dello strato 1, si è effettuata l’asportazione dei livelli subappenninici precedenti la realizzazione della struttura a pianta sub-rettangolare qui presente: in particolare nei quadrati di 1 m di lato F e G è stata individuata una concentrazione di materiali ceramici, con indizi di frammentazione sul posto. A sud-est, invece, sono stati aperti due nuovi quadrati (G3H, H3E). Il primo dei due è interessato per un’ampia parte dall’azione della ruspa, di cui si sono individuate le tracce; nella restante parte e in H3E, invece, il deposito archeologico risulta conservato a partire da circa 20 cm sotto l’attuale superficie. Si conservano, sia pure in modo discontinuo, diversi elementi, tra cui tre piani di cottura e accumuli di concotto.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2011
    Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H. Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare. All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse. In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro. Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate. Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti. In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2012
    Nei settori H2L, H2M, H2P e H2Q è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011. Tra H2L e H2M venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente una torretta quadrangolare, appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica, tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnette con il bastione posto a est della porta appenninica. In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche e la costruzione della postierla furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche ad ispessire le mura appenniniche, nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica già nota, posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l'abitato. A differenza di quanto avviene nel Protoappenninico, quindi, nell'Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero minore, ma visibili dall'esterno. Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate e, in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all'interno, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi, nell'area recentemente scavata, furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi. Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 anche in H2Q. Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria. Questa complessa serie di trasformazioni nell'arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo) indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2013
    Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse. In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012. In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est. Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5). In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione. Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11). In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12). In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2014
    Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C. 1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi. 2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico. 3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2015
    Le aree di intervento nel corso della campagna 2015 sono state tre: gli strati dell’Appenninico/ inizio del Subappenninico posti a sud delle mura, subito a est della porta di accesso all’abitato; i livelli dello stesso periodo posti nella zona sud-orientale dell’area di scavo; gli strati subappenninici a sud-est della grande trincea provocata dall’azione della ruspa nel 1979. Nei settori più settentrionali della prima area ci si è fermati alla testa degli strati appenninici, segnata da un esteso acciottolato. Nei settori più meridionali lo scavo è stato ulteriormente approfondito, fino a porre in luce due strutture delimitate da muretti a secco curvilinei. Nella seconda area si è proceduto nell’individuazione per un breve tratto della fronte interna delle mura appenniniche. In alcuni punti, come già constatato più a nord-ovest, il riempimento originario delle mura appenniniche in pietrame a secco fu in parte sostituito con l’apporto di terreno, delimitato verso l’abitato da un muretto di contenimento. E’ stato individuata inoltre un’ulteriore fossa cilindrica, che si va ad aggiungere a quelle messe in luce nei precedenti anni. Verso nord-ovest le mura appenniniche appaiono tagliate da una profonda fossa a pianta trapezoidale, da interpretare presumibilmente come uno dei saggi Quagliati degli inizi del ‘900. Il saggio è stato riaperto per rilevare la stratigrafia e successivamente colmato di nuovo: sembra aver intercettato, oltre al riempimento delle mura appenniniche, anche quello, assai più profondo, delle mura protoappenniniche. Il saggio si approfondiva ulteriormente, fino a raggiungere un livello che, dai pochi frammenti ceramici individuati, potrebbe essere riferibile al Neolitico. Particolarmente significativi appaiono i risultati ottenuti dalle indagini relative ai livelli subappenninici nella terza area. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, tutta l’area più meridionale appare interessata da estesi episodi di incendio e da consistenti accumuli di concotto a essi legati. Anche se è necessario acquisire maggiori dati, nella parte centrale dell’area sembrano essere riconoscibili due strutture a pianta quadrangolare parzialmente sovrapposte, entrambe distrutte dal fuoco. Quella superiore, delimitata da una canaletta, ma in parte asportata in antico nella porzione nord-occidentale, ha restituito una scarsa quantità di reperti. Quella inferiore presenta, oltre a ceramica d’impasto, diversi frammenti di ceramica tornita e dipinta di tipo italo-miceneo, in gran parte rovinati dall’esposizione ad alte temperature. Sono attestate anche ingenti quantità di semi e si riconoscono resti di tavole/pali carbonizzati. Le aree circostanti mostrano tracce meno consistenti di incendio, ma la presenza di un piano in argilla (probabilmente un’area aperta esterna alle strutture) esposto a tale evento, con almeno una piastra di cottura. Tra i materiali diversi dalla ceramica sono stati rinvenuti in particolare un frammento di fibula presumibilmente ad arco di violino e due teste di spillone con decorazione a occhi di dado in materia dura di origine animale. E’ stata inoltre effettuata, grazie alla disponibilità di Bruno Mandelli, una ripresa aerea con un drone, che consente di avere un’immagine aggiornata dell’intera area di scavo. Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire le dinamiche insediative del sito dal pieno periodo imperiale al primo XIV secolo d.C., quando ormai abbandonato diventa oggetto di sistematiche espoliazioni. Le precedenti campagne archeologiche hanno portato in luce le strutture murarie appartenenti a una domus di età imperiale pluristratificata e alle regioni absidali di due edifici di culto databili uno al VI e l’altro al VII secolo d.C. La domus è costituita da almeno due corpi di fabbrica, il più antico dei quali è ubicato a Nord/Est del muro di delimitazione Sud/Ovest dell’edificio (USM 11), mentre il secondo, di poco successivo, è compreso tra il muro appena detto e il suo parallelo posto a 3.80 m più a Sud/Ovest (USM 12), correlato da un’esedra di 3,5 m (USM 351), che lega con l’USM 12=250 verso Sud/Est. Questa struttura si imposta su un edificio più antico, corredato da intonaci dipinti a finto marmo e pavimenti musivi a tessere bianche alternate a rare losanghe nere.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2017
    Lo scavo si è concentrato in sei settori di 25 mq l’uno (H3Q, H3R, H4C, H4D, I3O, I4A), in cui già era stato asportato il terreno di superficie in anni precedenti. Sono stati esplorati alcuni livelli subappenninici, ponendo in luce due strutture. Di particolare interesse è la base di un probabile edificio di cui si conserva un lato semicircolare, mentre la restante parte è andata distrutta in parte a causa di una fossa sub cilindrica e in parte a causa della distruzione operata dal passaggio della ruspa nel 1979 e dalle successive arature del terreno. Tale lato semicircolare è caratterizzato dalla presenza di una banchina in argilla, in parte debolmente combusta per un probabile incendio, al di sopra della quale sono in parte conservati 11 “anelli”, ugualmente in argilla, alla distanza di circa 20 cm l’uno dall’altro. Non è facile interpretare questa sistemazione: si potrebbe trattare di basi per pali, ma in questo caso non è spiegabile una distanza così ravvicinata. All’interno della struttura sono stati individuati due piani di cottura, entrambi delimitati da un anello in argilla, sfalsati, riferibili a due fasi di uso. Quello inferiore, eccentrico, fu ricoperto con una sottile gettata di argilla. In altri punti sono presenti masserelle di argilla, solo in qualche caso debolmente combuste, ed elementi, probabilmente riferibili a fornelli, in argilla cruda o mal cotta. E’ attestato anche un peso da telaio troncopiramidale, oltre a numerosi frammenti ceramici presumibilmente in parte ricomponibili, prevalentemente riferibili a forme chiuse. Verso sud-est, dove la banchina sembra interrompersi, sono presenti diversi frammenti di concotto con impronte di canne, probabilmente riferibili a una parete della struttura. E’ difficile individuare la funzione di tale struttura, in mancanza anche della sua parte orientale: il lato semicircolare, gli anelli di argilla e la presenza di elementi semi-crudi per la cottura la differenziano dalle strutture domestiche subappenniniche, in genere di forma quadrangolare. Non si può del tutto escludere un uso simbolico, ma l’ipotesi va avanzata con molta prudenza. L’altra possibile struttura è indiziata dalla presenza di una piattaforma che sembra aver avuto in origine una pianta sub-quadrangolare, ma in parte disturbata, realizzata con calcare giallastro frantumato. In alcuni punti la piattaforma sembra essere stata esposta al fuoco. Adiacente a essa sono stati messi in luce diversi frammenti di macine. Complessivamente, tra i materiali rinvenuti nella campagna 2017 si possono ricordare: una testa di spillone a raggi in osso, un probabile peso in pietra della categoria senza appiccagnolo, alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, alcuni frammenti di manufatti metallici.
  • AIAC_1119 - Coppa Nevigata - 2018
    Si è svolta dal 14 settembre al 4 ottobre 2018 l’annuale campagna di scavo a Coppa Nevigata. L’area esplorata è stata di dimensioni ridotte rispetto ad anni passati, in particolare rispetto al 2015, quando si è svolta l’ultima campagna, non senza problemi amministrativi, ma comunque autorizzata in tempi compatibili con l’organizzazione delle attività di ricerca. Sono state svolte indagini nei seguenti settori: F3B, F3C, G3H, H3A, H3E e H3F. In particolare nei settori F3B e F3C è stato ripreso lo scavo di una struttura quadrangolare delimitata da un muretto a secco e dell’area immediatamente adiacente. Sono stati asportati successivi piani di calpestio interni alla struttura ed è stata messa in luce una canaletta, che interessa la sua parte meridionale, probabilmente connessa con la realizzazione di una parete in materiale organico. Anche all’esterno vi sono tracce di accumulo di livelli successivi, coevi all’uso della struttura. Nei settori G3H, H3A, H3E e H3F sono stati esplorati i livelli relativi a tracce di strutture incendiate e a un’area adiacente. Le testimonianze degli effetti di un incendio erano state individuate in anni precedenti, ma lo scavo di quest’anno ha consentito di mettere in luce, in H3A e nella parte settentrionale di H3E, il piano di base, interrotto a nord dalla grande trincea prodotta dalla ruspa nel 1979. Sul piano erano caduti numerosi frammenti di concotto ed elementi lignei carbonizzati, che sono stati prelevati per analisi. Tale piano è delimitato da una leggera concavità. Per la stesa del piano di base sembra che siano stati tagliati i livelli precedenti. A sud-est di esso, nei settori H3E e H3F, al di sotto di abbondanti resti di concotto (forse relativi a una parete crollata), sono state individuate diverse file sub-parallele di pietre di medie dimensioni. Anche in questo caso, quindi, si tratta probabilmente di una struttura coperta, ma l’interpretazione funzionale è resa difficile proprio dalla presenza di tali file di pietre, per le quali non è possibile trovare confronti in contesti coevi. La parte sud-ovest di H3E e la parte del settore G3H non asportata dal passaggio della ruspa nel 1979 sembrano essere state occupate da un’area aperta, con presenza di piccole strutture di combustione e di buche, forse relative a pali, ma la cui distribuzione in pianta è di difficile interpretazione. Tra i materiali rinvenuti si possono ricordare alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un frammento di rondella in osso decorata a cerchielli e uno spillone in metallo con testa a globetto.

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2006
Summary
it L’intervento condotto nel 2006 nell’insediamento fortificato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata, ha interessato diversi punti.

Nell’area della postierla appenninica, si è raggiunto il piano di posa delle mura ed è stata approfondita l’esplorazione della fronte interna delle mura stesse verso est, individuando una prima fase costruttiva. Nel vano della torre orientale è stato asportato l’acciottolato riferibile all’Appenninico e il sottostante crollo riferibile al Protoappenninico, raggiungendo il piano di base dell’ambiente, ascrivibile a quest’ultimo contesto culturale. Sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici e una punta di freccia in selce. Nella zona antistante la parte anteriore della torre orientale, risalente all’Appenninico, quando quest’ultima fu parzialmente riedificata, sono state individuate le tracce di quella che doveva essere la fronte originaria della torre protoappenninica, sporgente di oltre 12 m dalla linea esterna delle relative mura. E’ stata completata l’esplorazione della stradina (riferibile al Subappenninico, ma che ricalca un precedente percorso) che esce dalle mura appenniniche e del tratto di fossato, riferibile agli inizi dell’età del Ferro, che la intercetta. Ad est del filare di pietre che delimita la stradina sono state poste in luce tre fronti murarie che si intersecano. La più antica, posta a sud delle altre e con andamento rettilineo nord-sud, appare riferibile all’Appenninico Iniziale; le altre due, che hanno un margine curvilineo, non sono databili con precisione, ma devono comunque essere successive a tale fase e precedere la sistemazione subappenninica della stradina, oltre che il rifacimento del fossato che taglia la più settentrionale di esse. Potrebbero quindi essere riferibili a sistemazioni difensive esterne risalenti all’Appenninico.

Ad ovest della stradina è stata definita meglio una struttura sub-rettangolare, ascrivibile all’Appenninico Iniziale e conservata in elevato per quasi 1 m. Rinforzata con alcuni contrafforti verso nord, alla sua base è addossata anche una struttura curvilinea di difficile interpretazione. Ancora più ad ovest è stato meglio definito l’andamento del rivestimento in pietrame del fossato attribuibile all’Appenninico e delle sistemazioni in terra che si trovano alle sue spalle. Nell’area dell’abitato subappenninico si è messo in luce un battuto di forma sub-rettangolare, con tracce di bruciato ed episodi di rifacimento, riferibile ad una struttura abitativa.
en Excavations were carried out in several zones of the Bronze Age fortified settlement of Coppa Nevigata.

In the area of the Apennine postern gate excavation reached the level on which the wall was set and further examination of the interior of the wall itself was undertaken towards the east, which identified a first construction phase. Inside the eastern tower the cobble surface dating to the Apennine phase was removed together with the collapse below relating to the proto-Apennine phase. This revealed the original surface of the room which related to the latter cultural context. Numerous pottery fragments and a flint arrow head were found. In the zone in front of the eastern tower, dating to the Apennine period when the latter was partially rebuilt, traces were found of what must have been the original front of the proto-Apennine tower. This projected over 12 m from the external line of the walls. The examination of the road surface (relating to the Sub-Apennine period, but overlaying an earlier road) which exited from the Apennine walls was completed, together with that of stretch of early Iron Age ditch which intercepted it. To the east of the row of stones delimiting the road the fronts of three intersecting walls were uncovered. The earliest, situated to the south of the others on a straight north-south alignment, seems to date to the early Apennine period; the other two, which were curved, cannot be precisely dated, but must be later than this phase and precede the Sub-Apennine re-organization of the road, as well as the rebuilding of the ditch which cuts the northern most wall of the three. It may therefore relate to the external defences built in the Apennine period.

To the west of the road a sub-rectangular structure was better defined. It can be ascribed to the Early Apennine period and is preserved to a height of almost 1 m. Reinforced with several buttresses to the north, its base was abutted by a curvilinear structure which is difficult to interpret. Further to the west the line of the Apennine phase ditch’s stone facing was better defined, as were the earthworks behind it. In the area of the sub-Apennine settlement a sub-rectangular beaten surface was uncovered, with traces of burning and evidence of various remakes, relating to a dwelling.
Summary Author
MiBAC
Director
Alberto Cazzella
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Anna Maria Tunzi

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2009
Summary
it Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2009 si è operato in cinque diverse aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo.

1) Nei quadrati F1R, F2D, G1O, G1P, G2A, G2B si è proceduto da un lato a definire meglio le operazioni connesse con la realizzazione del fossato, in particolare per quel che riguarda la sua prima fase, ascrivibile all’Appenninico Recente, dall’altro si è proseguito nell’indagine delle strutture attribuibili a una fase avanzata del Protoappenninico, interessate da un incendio.
L’esplorazione delle strutture protoappenniniche, anche se non totalmente completata, ha consentito di porre in luce nella parte est dell’area in esame due strutture di combustione di forma sub-circolare, mentre quasi tutta la restante parte appare occupata da una preparazione in calcare giallastro frantumato, alla quale si sovrappone parzialmente un piano in argilla.

2) Nei settori G2H, H2E, H2I è proseguita l’esplorazione dei livelli ascrivibili all’Appenninico Antico, addossati alla parte basale dello spezzone delle relative mura, che appare ora chiaramente di forma trapezoidale, con lato corto verso l’interno. Verso nord-est queste sono intercettate dal rivestimento del fossato della fine della prima età del Ferro e non è quindi possibile ricostruire la loro larghezza originaria. Nei pressi dell’angolo sud-orientale è stato individuato un focolare ospitato in una piccola depressione sulla superficie del terreno.
Il limite meridionale dei livelli dell’Appenninico Antico è costituito dalle mura protoappenniniche: è qui proseguita l’indagine della parte anteriore della postierla coperta, individuata nella precedente campagna di scavo.

3) In G2M, G2N, G2R si è indagata la faccia interna delle mura protoappenniniche, con le relative trasformazioni da esse successivamente subite.
Tale faccia interna sembra essere stata oggetto di un fenomeno di depredazione di gran parte delle pietre che dovevano costituirne la fronte, con un’operazione di risistemazione della fronte stessa mediante un paramento in pietrame poco regolare.

4) Nei quadrati G2Q, G3C, G3D è proseguita l’indagine dei livelli riferibili al Subappenninico.
E’ stato posto in luce un ampio piano in argilla. Tale piano sembra superare verso nord anche un allineamento di pietre di grandi dimensioni, mentre a nord-ovest venne tagliato da una fossa sub-circolare, non molto profonda, colma di ciottoli marini. Tale accumulo potrebbe essere collegato con l’uso della grande fossa cilindrica a suo tempo rinvenuta poco più a nord.

5) In una vasta area corrispondente con i quadrati F3D, F3G, F3H, G3A, G3C (parte), G3E, G3F, G3G si è proceduto all’esplorazione di livelli attribuibili a un momento antico del Subappenninico e avanzato dell’Appenninico. In diversi di questi quadrati è stata asportata una preparazione realizzata con terreno misto a calcare giallo, probabilmente posta in opera agli inizi del Bronzo Recente per pavimentare un ampio spazio in corrispondenza della stradina di accesso all’abitato. Tale sistemazione sembra sostituirne una precedente, ascrivibile all’Appenninico Recente, realizzata, però, con un consolidamento mediante pietrisco del piano di calpestio. A quest’ultima fase risalgono le tracce di una struttura delimitata da un elemento curvilineo in terreno misto a calcare giallo.
en During the campaign which took place in September 2009 work was undertaken in five sectors, investigating the Bronze Age levels.

1) In quadrants F1R, F2D, G1O, G1P, G2A and G2B work continued towards gaining a better definition of the operations that went into the creation of the ditch, in particular in the first phase, attributable to the Late Apennine period. The investigation of burnt structures datable to a late phase of the Proto Apennine period also continued. In the eastern part of the excavation area the exploration of the Proto Apennine structures, although not completed, uncovered two sub-circular combustion structures, whilst the rest of this zone appeared to be occupied by yellowish crushed limestone make up, partially overlaid by a clay surface.

2) In sectors G2H, H2E and H2I the exploration of levels datable to the Early Apennine period continued. These levels abutted the base of a stretch of related walls which now appear as trapezoidal in shape, with the short side on the interior. Towards the north-east the levels were intercepted by the ditch facing dating to the end of the early Iron Age and therefore it was not possible to establish their original width. By the south-eastern corner a hearth was identified in a small depression in the ground surface.
The southern edge of the Early Apennine levels was constituted by the Proto Apennine walls: here investigation of the front part of the covered postern gate, identified in the previous campaign, continued.

3) In G2M, G2N and G2R the internal face of the Proto Apennine wall, and its transformations, was investigated.
This internal face seemed to have been robbed of most of the stones that must have constituted its front which was then rebuilt with irregular stones.

4) In quadrants G2Q, G3C and G3D investigation of the Sub-Apennine levels continued. A wide clay surface was exposed which, to the north, seemed to go beyond an alignment of large stones, whilst to the north-west it was cut by a shallow sub-circular pit full of cobbles. This accumulation may be linked to the use of the large cylindrical pit found just to the north.

5) In a vast area corresponding to quadrants F3D, F3G, F3H, G3A, G3C (part), G3E, G3F and G3G levels dating to the early Sub Apennine and Late Apennine periods were explored. In several of these quadrants a make up of soil mixed with yellow limestone was removed. This had probably been laid at the beginning of the late Bronze Age in order to pave a large space in correspondence with the track leading to the settlement. This arrangement seemed to replace an earlier one, datable to the late Apennine period, in which the ground surface had been consolidated with gravel. The traces of a structure delimited by a curving element of earth mixed with yellow limestone dated to the latter phase.
Funding Body
Comune di Manfredonia
Team
Anthropologist - Loredana Salvadei
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeobotanist - Donatella Magri
Archaeologist - Valentina Copat
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Veronica Galluzzi
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Ramon Simonetti
Archaeologist - Domenico Tamborrino
Archaeologist - Cristina Lemorini
Archaeologist - Paolo Bellintani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Archaeozoologist - Claudia Minniti
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Geologist - Massimo Caldara
Geologist - Oronzo Simone
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo
Pottery specialist - Lucia Vagnetti
Pottery specialist - Marco Bettelli
Radiocarbon analysis - G. Calderoni
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2010
Summary
it Nella campagna di scavo che si è svolta nel mese di settembre del 2010 si è operato in cinque aree, con particolare riferimento ai livelli dell’età del Bronzo.

1) Nei settori F2H, F2R, G1O, G2A da un lato si è continuata la messa in luce della struttura individuata nelle precedenti campagne e dall’altro si è avviato un approfondimento dell’esplorazione relativa al tratto di mura protoappenniniche presente nel primo dei quadrati citati. Per quel che riguarda la struttura, sono stati individuati subito a nord quattro buchi di palo che dovevano sorreggere la copertura e si sono riconosciute le tracce del battuto precedente quello già messo in luce. Nella parte settentrionale di F2H si è condotto un saggio nel riempimento delle mura dell’Appenninico Antico, realizzato con terreno misto a calcare giallo frantumato, con lo scopo di verificare se in questo punto si potesse riconoscere l’esterno della postierla individuata a suo tempo nel settore F2N. La fronte esterna della postierla è conservata fino alla sua copertura ed è stata messa in luce per gran parte della sua altezza originaria, raggiungendo la base dei livelli del Protoappenninico Recente, costituiti da un piano in terreno misto a calcare giallastro.

2) Nei settori G2H, H2E, H2I (parte nord) è proseguita l’esplorazione dei livelli del Protoappennico Recente posti al di fuori delle prime mura di fortificazione, interessati da tracce di incendio. E’ stata così messa in luce una parte più bassa della postierla coperta qui presente, senza raggiungere ancora la base. Le mura protoappenniniche sono qui conservate in elevato per almeno 2 m, ma anche di queste non si è raggiunta la base. Nel settore H2E, alla base dei livelli d’incendio riferibili al Protoappenninico Recente, è stata posta in luce una struttura di combustione di forma circolare. E’ stata riconosciuta inoltre una precedente fase di occupazione relativa al medesimo periodo, caratterizzata dalla presenza di un acciottolato e di numerosi buchi di palo, che in parte seguono l’andamento della fronte esterna delle mura protoappenniniche.

3) In G2R, H2I (parte sud), H2O è proseguita l’esplorazione del lato interno delle mura protoappenniniche e dei successivi rifacimenti. Anche in H2I e H2O, come già visto in G2M e G2N, tale lato interno subì in antico una vasta depredazione delle pietre, ma anche una risistemazione non accurata del paramento interno. A tale paramento fu addossata una certa quantità di terreno giallastro. A sua volta al di sopra e a contenimento parziale di esso fu realizzata una nuova fronte interna. Quando anche questa andò in rovina, i residui furono coperti con una gettata di terreno argilloso, al di sopra del quale, almeno in parte, fu realizzato un acciottolato; ancora al di sopra di esso, nel Subappenninico Antico, fu accumulato nuovamente uno strato di terreno giallastro. La parte meridionale dei settori G2R e H2O risulta pesantemente disturbata dall’intervento della ruspa del 1979: in gran parte questo ha asportato il riempimento di due strutture sub-cilindriche di grandi dimensioni, simili ad altre tre già messe in luce precedentemente nei settori adiacenti, probabilmente scavate alla fine del Subappenninico Recente.

4) In G2O, G2P, G3B, G3C da un lato è proseguita l’esplorazione dei livelli subappenninici, dall’altro si è proceduto nello scavo del riempimento di una struttura in pietrame che si presentava a pianta semicircolare, successiva all’età del Bronzo. Dai livelli del Subappenninico Recente indagati in quest’area provengono diversi frammenti di metallo, alcuni elementi in corno di cervo segati e un vago in cristallo di rocca. Tali livelli non sembrano essere riferibili a una struttura ben definita: la presenza di un allineamento di pietre di grandi dimensioni è forse da interpretare come una banchina più che come base di un muro. In due punti localizzati si hanno tracce di combustione con presenza di fibre vegetali, forse tavole connesse con una copertura piana o un soppalco soggetto a un crollo parziale. La struttura sopra citata, che appare a pianta semicircolare (ma non si può escludere che fosse in origine circolare), risulta realizzata con più filari in pietrame sovrapposti, il cui diametro aumenta scendendo verso il basso. All’esterno non c’è una faccia vista, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse stata costruita scavando una grande fossa e appoggiando il pietrame alle sue pareti.

5) L’ampia area pavimentata con pietrisco non è stata oggetto di ulteriori indagini, ma sono stati scavati alcuni settori nelle sue adiacenze. Nel quadrato F3D, o meglio nella parte a L di esso non scavata precedentemente al di sotto dello strato 1, si è effettuata l’asportazione dei livelli subappenninici precedenti la realizzazione della struttura a pianta sub-rettangolare qui presente: in particolare nei quadrati di 1 m di lato F e G è stata individuata una concentrazione di materiali ceramici, con indizi di frammentazione sul posto. A sud-est, invece, sono stati aperti due nuovi quadrati (G3H, H3E). Il primo dei due è interessato per un’ampia parte dall’azione della ruspa, di cui si sono individuate le tracce; nella restante parte e in H3E, invece, il deposito archeologico risulta conservato a partire da circa 20 cm sotto l’attuale superficie. Si conservano, sia pure in modo discontinuo, diversi elementi, tra cui tre piani di cottura e accumuli di concotto.

en The 2010 campaign, undertaken during September, excavated in five areas, investigating the Bronze Age levels in particular.

1)In sectors F2H, F2R, G1O, G2A excavation of the structures identified in previous campaigns continued and a more in-depth investigation of a stretch of Proto-Apennine wall in the first of these sectors began. As regards the structure, just to the north four post holes were identified which must have held the timbers supporting the roof. Traces of the beaten floor surface preceding the one already uncovered were also identified. In the northern part of F2H a trench was dug in the fill of the walls dating to the early Apennine period, built with earth mixed with crushed yellow limestone, in order to check whether this was the site of the exterior of the postern gate identified in sector F2N. The front exterior of the postern gate was preserved to the height of the roof and was excavated to most of its original height, reaching the base of the late Proto-Apennine levels, constituted by levels of earth mixed with yellowish limestone.

2)In sectors G2H, H2E, H2I (north part) exploration of the late Proto-Apennine levels, situated outside of the first fortifications and showing traces of burning, continued. This revealed a lower part of the covered postern gate, still without reaching its base. The Proto-Apennine walls were preserved here to a height of at least 2 m, but again the base was not reached. In sector H2H, at the base of the levels of burning dating to the late Proto-Apennine period, a circular hearth came to light. An earlier occupation phase dating to the same period was also identified. This was characterized by the presence of a cobbled surface and numerous post holes, which partly followed the line of the external face of the Proto-Apennine walls.

3)In G2R, H2I (south part) and H2O exploration of the inner face of the Proto-Apennine walls and subsequent rebuilds continued. In H2I and H2O, as already seen in G2M and G2N, this inner face was heavily robbed in antiquity and then the facing was roughly replaced. This facing was abutted by a certain quantity of yellowish earth. A new inner face was constructed above this and partially containing it. When the latter also fell into ruin, the remains were covered with a dump of clayey soil, on top of which, at least in part, a cobbled surface was created. In the early Sub-Apennine period this was also covered by an accumulation of yellowish soil. The southern part of sectors G2R and H2O had been heavily disturbed by the action of a bulldozer in 1979: this had largely removed the fill from the two large sub-cylindrical structures, similar to the other three uncovered previously in the adjacent sectors, probably dug at the end of the late Sub-Apennine period.

4)In G2O, G2P, G3B, G3C exploration continued of the Sub-Apennine levels together with the excavation of the fill of a semicircular, stone-built, post-Bronze Age structure. The late Sub-Apennine levels investigated in this area produced several metal fragments, some segments of sawn deer horn and a rock-crystal bead. These levels did not seem to relate to a definable structure: the presence of a row of large stones may perhaps be interpreted as a bench rather than the base of a wall. In two localized points there were traces of burning with the presence of vegetal fibres, perhaps planks relating to the flat roofing or an intermediate floor that had partially collapsed. The structure mentioned above, which appeared to have a semicircular plan but it cannot be excluded that it was circular, was seen to comprise several rows of overlapping stones, whose diameter increased towards the base. The exterior did not have a facing, which suggests that it may have been constructed by digging a large pit and resting the stones against its sides.

5)The ample area paved with gravel was not subjected to further investigation, however a number of adjacent sectors were excavated. In quadrant F3D, or rather in the L-shaped part of it not previously excavated below layer 1, the Sub-Apennine levels preceding the creation of the sub-rectangular structure present here were removed. In particular, in the one metre square quadrants F and G a concentration of pottery was uncovered, with indications that it was broken where it lay. To the south-east three new quadrants were opened (G3H, H3E). The first of the two had been largely disturbed by the bulldozer; in the remaining part and in H3E the archaeological deposit was preserved from 20 cm below present ground level. Several features were preserved, although discontinuously, including three cooking surfaces and accumulations of baked clay.
Director
Alberto Cazzella
Team
Anthropologist - Loredana Salvadei
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeobotanist - Cosimo d’Oronzo
Archaeobotanist - Donatella Magri
Archaeologist - Valentina Copat
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Veronica Galluzzi
Archaeologist - Domenico Tamborrino
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Ramon Simonetti
Archaeologist - Cristina Lemorini
Archaeologist - Paolo Bellintani
Archaeologist - Emanuela Cristiani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Archaeozoologist - Claudia Minniti
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Field director - Maurizio Moscoloni
Geologist - Massimo Caldara
Geologist - Oronzo Simone
Pottery specialist - Marco Bettelli
Pottery specialist - Lucia Vagnetti
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile
Radiocarbon analysis - G. Calderoni

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2011
Summary
it Nella campagna di scavi 2011 a Coppa Nevigata sono state messe in luce testimonianze relative a diverse fasi dell’età del Bronzo. E’ continuata l’esplorazione delle mura protoappenniniche (1700 a.C. circa) nella zona orientale, individuando il punto in cui queste iniziano a piegare verso sud-est. In quest’area è riconoscibile un’ulteriore postierla presso quella che sembra essere un’apertura posta a circa 1 m dalla base delle mura stesse, tamponata in occasione dei rifacimenti di epoca appenninica. E’ stata inoltre scavata completamente, fino alla base, la seconda postierla di cui si conserva anche la grande lastra di copertura, posta nel settore F2H.

Nell’area antistante la postierla sono stati indagati i livelli del Protoappenninico Recente (XVI sec.), interessati da un esteso incendio: sono stati messi in luce diversi frammenti di concotto con impronte di canne/paletti, presumibilmente riferibili al lato occidentale della struttura quadrangolare in gran parte individuata negli anni precedenti, e un’ampia struttura di combustione a pianta circolare.

All’Appenninico Antico (XV sec.) sono riferibili i resti, fortemente disturbati, di una struttura realizzata con un muretto di delimitazione e un riempimento ottenuto con calcare giallastro misto a terra che sembra rientrare in quella serie di elementi presumibilmente ricollegabili con un’esigenza difensiva posti lungo una linea parallela al circuito delle prime mura protoappenniniche. Al livello corrispondente al suo uso sembrano essere riferibili alcuni resti umani selezionati, posti non lontano dalle mura protoappenniniche stesse.

In questa stessa fase o nel Protoappenninico Recente la parte delle prime mura verso l’abitato fu asportata e fu ricostruita una fronte in modo grossolano: anche nel settore H2P si è riscontrato tale fenomeno, ma è stato individuato anche un forno da pane, collocato nell’area interna della probabile postierla ricordata all’inizio. Tra l’Appenninico Antico e l’inizio dell’Appenninico Recente il forno fu in parte smantellato e fu accumulata una notevole quantità di terreno ricco di calcare giallastro.
Su tale livello furono impostate le mura dell’Appenninico Recente. A loro volta queste furono disturbate nel corso del Subappenninico: si sono rinvenute parti di due strutture circolari ad esse addossate.

Nell’area sud-orientale dello scavo si è aperto un intero nuovo quadrato (H3F), che aggiunto a quelli indagati nella precedente campagna costituisce un’area di circa 120 mq. Qui sono state individuate parti di due ampie fosse cilindriche, analoghe a quelle già messe in luce negli anni passati a nord-ovest della trincea prodotta dalla ruspa. Nella restante area sono presenti numerose strutture di combustione, tra cui almeno un probabile forno da pane, realizzate con piani di frammenti ceramici, fino a tre, sovrapposti e separati dalla stesa di un piano di argilla, presumibilmente in relazione ad altrettanti rifacimenti.

In un’ultima area è stato effettuato lo scavo dei livelli subappenninici recenti fino a raggiungere, nei punti in cui era presente, l’ampia sistemazione realizzata con terreno misto a calcare giallo frantumato già riconosciuta in altri settori negli anni passati. Al di sopra di questa, in quasi tutta l’area indagata, è stato rinvenuto un acciottolato realizzato con pietre piccole e ciottoli marini: si tratta probabilmente di una terza sistemazione dell’area, a partire dal basso. Sono state individuate inoltre diverse buche di palo, al momento non facilmente riconducibili a una struttura di forma definita, e parte di una piastra di cottura. Sono stati rinvenuti alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un peso da bilancia in pietra e, oltre a diversi frustuli di metallo non attribuibili con certezza a oggetti specifici, un coltello a lingua da presa con i chiodetti conservati.
en The 2011 excavations at Coppa Nevigata uncovered several Bronze Age phases. Exploration of the Proto-Apennine walls (circa 1700 B.C.) in the eastern zone continued, during which the point where they began to bend towards the south-east was identified. In this area, another postern gate was documented, close to what appeared to be an opening situated at about 1 m from the base of the walls themselves and blocked during restructuring in the Apennine phase. The second postern gate, situated in sector F2H, was fully excavated down to the base. Its large covering slab was preserved.

Levels dating to the Recent Proto-Apennine (14th century B.C.) period were investigated in the area in front of the postern gate. The levels showed signs of an extensive fire. Several fragments of baked-clay with impressions of canes/stakes were uncovered, presumably part of the west side of the quadrangular structure uncovered in previous years, together with a large circular kiln/hearth.

The badly disturbed remains of a structure delimited by a low wall and with a fill of crushed yellowish limestone mixed with earth can be dated to the Early Apennine period (15th century B.C.). It was probably one of a series of defensive structures situated along a line running parallel to the first Proto-Apennine walls. Skeletal remains were found on the occupation surface associated with this structure, situated not far from the Proto-Apennine walls themselves.

In the same phase or in the Late Proto-Apennine period the part of the first wall towards the settlement was removed and a roughly-built frontage was constructed. This phenomenon was also seen in sector H2P, where a bread oven was also identified, situated in the inner part of the presumed postern gate mentioned above. Between the Early Apennine period and beginning of the Late Apennine, the oven was partially dismantled and a substantial quantity of earth rich in yellow limestone accumulated. It was on this level that the Recent Apennine walls were built. These walls were in turn were disturbed when, during the Sub-Apennine period, two circular structures were built abutting them.

In the south-eastern part of the excavation, a new area was opened (H3F) bringing the total area to circa 120 m2. Here, parts of two cylindrical pits were uncovered, similar to those uncovered in previous years in the area north-west of the trench opened by the bulldozer. In the rest of the area numerous combustion structures came to light, including at least one bread oven, with up to three overlying floors built of pottery fragments and separated by the laying of clay surfaces, presumably representing the same number of rebuilds.

In a last area, the Recent Sub-Apennine levels were excavated down to, the layer of earth mixed with crushed yellow limestone already seen in other sectors in previous years, where it was present. In almost the entire area investigated, this was overlain by a cobbled surface comprising small stones and marine cobblestones. This was probably a third reorganisation of the area. Several postholes were documented, which cannot for the moment be associated with a defined structure. Part of a cooking slab was also found. Several fragments of Mycenean-type pottery, a stone weight and a number of metal fragments from unidentifiable artefacts were also recovered, as well as a tanged knife, the small nails for attaching the handle still preserved.
Team
Anthropologist - Loredana Salvadei
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeobotanist - Cosimo d’Oronzo
Archaeobotanist - Donatella Magri
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Valentina Copat
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Cristina Lemorini
Archaeologist - Emanuela Cristiani
Archaeologist - Paolo Bellintani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Archaeozoologist - Claudia Minniti
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Geologist - Massimo Caldara
Geologist - Oronzo Simone
Pottery specialist - Lucia Vagnetti
Pottery specialist - Marco Bettelli
Radiocarbon analysis - G. Calderoni
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2012
Summary
it Nei settori H2L, H2M, H2P e H2Q è stato messo in luce un ulteriore tratto delle mura protoappenniniche, riutilizzate nell’Appenninico Recente con alcune modifiche. Si è così potuta comprendere meglio la situazione solo indiziata in base agli scavi del 2011.

Tra H2L e H2M venne realizzata in una fase avanzata dell’Appenninico Recente una torretta quadrangolare, appoggiata alla fronte delle mura; una seconda torretta è stata individuata pochi metri più a est. La prima delle due torrette venne costruita in corrispondenza di una postierla appenninica, tamponata nel corso della medesima fase; in tale occasione fu presumibilmente realizzato il forno da pane all’interno delle mura, messo in luce nel 2011. La postierla, ricavata sopra la base delle mura protoappenniniche riutilizzate, era inserita tra due avancorpi, uno poco sporgente a est e uno più prominente a ovest. Quest’ultimo, che sembra essere stato realizzato con la tecnica del muro esterno di contenimento in pietrame e riempimento di terreno misto a calcare giallastro frantumato, probabilmente si riconnette con il bastione posto a est della porta appenninica.

In sintesi si può pensare che la ristrutturazione della fronte interna delle mura protoappenniniche e la costruzione della postierla furono realizzate agli inizi dell’Appenninico Recente. Il segmento murario esterno andava anche ad ispessire le mura appenniniche, nella zona in cui erano state maggiormente ridotte di spessore all’interno. La nuova postierla fu quindi incorniciata fra due elementi sporgenti, di cui quello orientale di minori dimensioni, come sembra avvenire anche in rapporto con la postierla appenninica già nota, posta immediatamente a est della porta protoappenninica tamponata e a ovest di un avancorpo a profilo curvilineo, successivamente trasformato in torretta quadrangolare. Anche questa postierla sembra non essere stata più utilizzata in un momento avanzato dell’Appenninico Recente, quando fu realizzata una struttura circolare in corrispondenza di essa, verso l'abitato. A differenza di quanto avviene nel Protoappenninico, quindi, nell'Appenninico Recente le postierle sembrano essere state in numero minore, ma visibili dall'esterno.

Ben presto, tuttavia, le postierle appenniniche furono eliminate e, in corrispondenza di quella messa in luce nella campagna 2012, all'interno, fu realizzato un forno da pane. E’ probabile che quando fu scavato il primo fossato, nel corso dell’Appenninico Recente, anche gli avancorpi, nell'area recentemente scavata, furono defunzionalizzati, sostituiti da torrette impostate a partire da un piano posto a quota più elevata, parallelamente alla chiusura della postierla inserita tra di essi.

Infine, in un momento avanzato dell’Appenninico Recente fu accumulata una certa quantità di terreno misto a calcare giallastro, addossata alla faccia interna delle mura usate nella prima fase, accumulo sul quale fu impostata la nuova fronte interna delle mura appenniniche, rinvenuta nel 2012 anche in H2Q. Anche il forno da pane fu abbandonato, danneggiato e inglobato entro la nuova fronte muraria. Questa complessa serie di trasformazioni nell'arco di un periodo di tempo che non dovrebbe aver raggiunto i 150 anni (da poco dopo la metà del XV alla fine del XIV secolo) indica la frequenza con cui avvenivano modifiche, anche rilevanti, nel sistema delle fortificazioni in tale periodo.
en A further section of the Sub-Apenninic wall, altered and reused in the Recent Apenninic period, was uncovered in sectors H2L, H2M, H2P, and H2Q, thus clarifying a situation that had only begun to appear during the 2011 excavations.

In a late phase of the Recent Apenninic, a quadrangular turret, abutting the front of the wall, was built between H2L and H2M; a second turret was identified at a few metres further east. The first of the turrets was built in correspondence with an Appenine postern-gate, blocked during the same phase; the bread oven inside the wall, excavated in 2011, was presumably also built at this time. The postern-gate, built on the base of the reused Sub-Appenine walls, was inserted between two foreparts, the one to the west projecting further than the eastern one, that to the. The western turret, probably joined to the bastion situated east of the Appenine gate and seemed to present the same construction technique as the external containing wall, built of stones with a fill of earth mixed with crushed yellowish limestone.

In synthesis, it may be that the restructuring of the interior face of the Sub-Appenine walls and the construction of the postern-gate took place at the beginning of the Recent Appenine period. The section of external wall also thickened the Appenine walls in the zone in which they had lost most of their width from the interior. The new gate was then framed between two projecting elements. The eastern one was the smaller, as seemed to be the case of the known Appenine postern-gate that was situated immediately east of the blocked Sub-Appenine gate and west of a forepart with a curved profile, later transformed into a quadrangular turret. This postern-gate also seemed to go out of use late in the Recent Appenine period, when a circular structure was built in correspondence with it, on the settlement side. Therefore, unlike what occurred in the Sub-Appenine period, in the Recent Appenine the postern-gates seemed to have been fewer in number but visible from the exterior.

However, soon the Appenine gates were eliminated and, in correspondence with the gate exposed during the 2011 campaign, a bread oven was built in the interior. It is probably that when the first ditch was dug during the Recent Appenine, the foreparts, in the recently excavated area, went out of function, substituted by the turrets built on a higher level, parallel to the top of the postern-gate situated between them.

Lastly, late in the recent Appenine period, a certain quantity of earth mixed with yellowish limestone accumulated up against the internal face of the walls used in the first phase, an accumulation on which the new interior face of the Appenine walls (in 20112 also found in H2Q) was constructed. The bread oven was also abandoned, damaged, and incorporated into the new wall face. This complex series of transformations within a period that must have been less than 150 years (from just beyond the mid 15th century to the end of the 14th century B.C.), indicates the frequency with which modifications were carried out, even major ones, in the fortification system in this period.
Team
Anthropologist - Loredana Salvadei
Archaeologist - Valentina Copat
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Cristina Lemorini
Archaeologist - Emanuela Cristiani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Archaeozoologist - Claudia Minniti
Fabric analyst (pottery) - Sara T. Levi
Fabric analyst (pottery) - Paolo Bellintani
Geologist - Massimo Caldara
Geologist - Oronzo Simone
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo
Paleobotanist - Donatella Magri
Pottery specialist - Lucia Vagnetti
Pottery specialist - Marco Bettelli
Radiocarbon analysis - G. Calderoni
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2013
Summary
it Nella campagna di scavi 2013 sono stati aperti diversi settori nella parte nord-orientale dell’insediamento, fino ad arrivare ai confini con il moderno percorso in terra battuta che segue all’esterno la recinzione dove sono ospitate le bufale, percorso che attualmente impedisce di esplorare la prosecuzione delle fortificazioni stesse verso sud-est. Per sfruttare al massimo lo spazio disponibile in questa direzione è stata data una forma triangolare o poligonale ad alcuni settori. In particolare sono stati aperti: la parte sud-orientale (triangolo) del settore H2A, la parte sud-occidentale (triangolo) del settore H2F, la parte orientale (rettangolo privo di un piccolo angolo) del settore H2Q, la parte sud-occidentale del settore H2R (triangolo), il settore H3D (quasi completo) e i settori H3C, H3G e H3H (completi). I risultati ottenuti sono di particolare interesse.

In H2A è stato posto in luce un allineamento di grandi pietre che delimitano un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato. Tale allineamento si ricollega presumibilmente (c’è solo una piccola lacuna, dovuta all’erosione che in quest’area deve aver avuto particolarmente effetto) con la parte di struttura analoga posta in luce nel 2012.

In H2Q è stata individuata la prosecuzione delle mura appenniniche (XIV secolo a.C.: figg. 3-4), con la fronte impostata al di sopra di quella protoappenninica, nonché della torretta quadrangolare tardoappenninica e dell'avancorpo orientale riferibile a un momento iniziale dell'Appenninico Classico. La fronte delle mura è stata seguita anche nell'adiacente settore H2R e per un breve tratto in H3D, dove inizia a curvare verso sud-est.

Allo stesso periodo sono riferibili le testimonianze poste in luce in G3E, dove è stato effettuato un approfondimento al di sotto del piano di calpestio dello spiazzo consolidato con pietrisco, esplorando una serie di livelli che appaiono ancora tutti riferibili all'Appenninico Classico (XIV secolo a.C.), anche con sistemazioni ad acciottolato (fig. 5).

In H3C e in H3H è stata individuata una grande struttura delimitata verso sud-ovest da una fila di pietre di medie dimensioni e caratterizzata dalla presenza a nord-est di uno strato di pietrame medio-piccolo (figg. 6-7). Il confine di quest'ultimo verso nord-est appare mal definito: è probabile che l'erosione, come sopra ricordato, abbia provocato la sua cattiva conservazione su tale lato a causa della pendenza della collinetta artificiale in tale direzione. Questa struttura, presumibilmente databile al XIII secolo a.C., appare essere successiva alle mura appenniniche e precedente agli ultimi livelli subappenninici conservati in posto e non è ancora interpretabile con precisione.

Nel quadrato H3E sono presenti più livelli riferibili al XII secolo a.C., costituiti alternativamente da terreno ricco di elementi organici e sottili preparazioni in calcare giallastro frantumato, che fanno pensare a una serie di episodi ripetuti di occupazione e di rifacimento dei piani di calpestio. E' stata posta in luce in quest'area una porzione corrispondente a circa un quarto di una struttura di combustione, a pianta circolare o a ferro di cavallo (fig. 10). Anche in H3L è stata individuata la base di preparazione di una piccola area di combustione (fig. 11).

In parte di H3G e più estensivamente in H3F e nella zona nord di H3L è stata esplorata un'ampia area interessata dalla presenza di concotto, anche con impronte di elementi vegetali sottili (rami, canne), e da diversi frammenti di vasi rotti in posto (fig. 12).

In H3G, infine, è stato scavato il riempimento di un silos costituito da una grande fossa cilindrica (fig. 13), che si aggiunge a quelle già note nella medesima area (probabilmente scavate alla fine del XII secolo, ma riempite con scarichi nei secoli immediatamente successivi), oltre alla parte orientale di un'ulteriore fossa, già individuata in H3F.
en During the 2013 season, several sectors were opened in the north-eastern part of the settlement, reaching as far as the border with the modern pathway that skirts around the fencing of the buffalo enclosure. At present, investigation of the continuation of the fortifications towards the south-east is blocked by this pathway. In order to make the best use of the available space in this direction, some of the excavation sectors were given a triangular or polygonal shape. The following trenches were opened: the south-eastern part of sector H2A (triangle), the south-western part of sector H2F (triangle), the eastern part of sector H2Q (rectangle minus a small corner), the south-western part of sector H2R (triangle), sector H3D (almost complete) and sectors H3C, H3G and H3H (complete).
In H2A, a row of large stones was uncovered that delimited an accumulation of earth mixed with crumbled yellowish limestone. This alignment presumably linked to the analogous structure uncovered in 2012, as there is only a small part missing, probably due to erosion.

In H2Q, the continuation of the Apennine walls (14th century B.C.: figs. 3-4) was identified, the frontage built on top of the proto-Apennine walls, together with the late Apennine quadrangular tower and the eastern forepart dating to the early Classical Apennine period. The front of the walls was also traced in the adjacent sector H2R and for a short length in H3D, where it began to curve to the south-east.

The structures exposed in G3E, where excavation continued below the floor surface of the open area consolidated with gravel, were also attributable to the same period. A series of levels were investigated that appear datable to the Classical Apennine period (14th century B.C.), some with a cobbled surface (fig.5).

A large structure was identified in sectors H3C and H3H. It was delimited to the south-west by a row of medium sized stones and characterised by the presence of a layer of medium-small stones (figs. 6-7) to the north-east. The latter’s north-eastern edge was not clearly defined: it is likely that its bad state of preservation on this side is the result of erosion due to the slope of the artificial rise. This structure, presumably datable to the 13th century B.C., appeared to post-date the Apennine walls and pre-date the last sub-Apennine levels preserved _in_ _situ_ and which cannot be precisely interpreted at present.

Several layers attributable to the 12th century B.C. were present in quadrant H3E, constituted by alternating layers of earth rich in organic elements and thin make ups of crushed yellowish limestone. This suggested a series of repeated episodes of occupation and the remaking of the floor surfaces. In this area, part of a circular or horseshoe-shaped combustion structure was exposed (fig.10). The make up for a small hearth was also identified in H3L (fig. 11).

An area extending across part of H3G a large part of H3F and the north part of H3L was investigated, across which baked clay fragments were present, some with thin plant impressions (twigs, canes). Also present in the area were the fragments of broken pottery vessels _in situ_ (fig. 12).

Lastly, the fill of a large cylindrical pit - silos (fig.13), was excavated in H3G. One was already known in this area, and they were probably dug in the 12th century but filled with dumps of material from the successive centuries. The eastern part of another pit, previously identified in H3F, was also excavated.
Team
Anthropologist - Loredana Salvadei
Archaeologist - Valentina Copat- Università di Roma “La Sapienza"
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Claudia Minniti
Archaeologist - Cristina Lemorini
Archaeologist - Emanuela Cristiani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Geologist - Massimo Caldara
Geologist - Oronzo Simone
Minerologist - Paolo Bellintani
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo
Paleobotanist - Donatella Magri
Pottery specialist - Marco Bettelli
Pottery specialist - Sara T. Levi
Radiocarbon analysis - G. Calderoni
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2014
Summary
it Le aree indagate sono state essenzialmente tre: 1) la parte nord-orientale delle mura appenniniche, con le successive sistemazioni subappenniniche (XIV-XII secolo a.C.); 2) una parte dell’insediamento riferibile al Subappenninico Recente (XII secolo a.C.), con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco; 3) l’area a sud-est della porta di accesso all’abitato nella fase di passaggio dall’Appenninico al Subappenninico, da collocare intorno al 1300 a.C.

1) Nella prima area è proseguita la ricerca dell’andamento delle mura. Il relativo riempimento in pietrame risulta visibile soltanto per una fascia molto stretta, in parte obliterato dai livelli subappenninici. Gli elementi successivi nell’area di pendio in corso di scavo sono costituiti da parti di strutture a pianta curvilinea (probabilmente in origine circolari, di circa 2 m di diametro, ma fortemente disturbate dall’erosione), delimitate da pietre di medie dimensioni e con acciottolati di pietre più piccole all’interno. I livelli subappenninici più recenti immediatamente a monte del riempimento delle mura appenniniche e della fila di strutture a pianta circolare sono caratterizzati dalla presenza di un allineamento di pietre di medie dimensioni che è stato seguito per quasi 20 m. Tale allineamento è verosimilmente da interpretare come un elemento di delimitazione dell’area posta a sud-ovest di esso; la sua scarsa consistenza fa comunque escludere che si tratti di una sistemazione di carattere difensivo. Potrebbe essere anche il limite sud-occidentale di una stradina che in parte seguiva all’interno il percorso delle precedenti mura, ma non è conservato l’altro limite che confermerebbe questa ipotesi.

2) Lo scavo della parte dell’insediamento subappenninico recente con evidenti tracce di distruzione a causa del fuoco ha interessato numerosi settori. L’aspetto maggiormente caratterizzante è costituito dalla diffusa presenza di resti di concotto in diversi punti, che fanno ipotizzare l’esistenza di strutture in elevato realizzate con pareti con intelaiatura vegetale rivestita di fango. Nel settore H3N tale tecnica è particolarmente ben documentata in quanto si è conservata la parte basale di una di queste pareti, spessa circa 15 cm. In alcuni punti sono presenti anche tracce di strutture di combustione. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti frammenti ceramici, anche di grandi dimensioni, e in alcuni casi scodelle integre o interamente ricostruibili e frammenti di macine. In un’area ristretta si ha inoltre una concentrazione di resti di fauna, connessa con un punto di accantonamento di carattere pratico o simbolico.

3) Infine la terza area di intervento è costituita dall’area a sud-est della porta di accesso all’abitato utilizzata dall’Appenninico fino almeno al Subappenninico. Qui è proseguita l’indagine dei livelli subappenninici, raggiungendo in alcuni settori quelli ascrivibili all’Appenninico. Nella parte più settentrionale si è completata l’asportazione di un accumulo di terreno misto a calcare giallastro frantumato, deposto in più fasi. Complessivamente questo formava un modesto rilievo con pendenza da est verso ovest (cioè in direzione della strada che attraversava la porta stessa, il cui piano di calpestio nel tempo via via si rialzava) e da nord verso sud. Sia in un momento finale di tale accumulo sia in un momento intermedio furono realizzati basamenti in pietrame a secco, con elementi litici medio-grandi, riferibili quindi a strutture di una certa dimensione, costruite in due momenti successivi in posizione analoga.
en Essentially three areas were investigated: 1) the north-eastern part of the Apenninic walls, with later Sub-Appenninic rebuilds (14th-12th century B.C.); 2) a part of the settlement dating to the Recent Sub-Appenninic (12th century B.C.), with clear traces of destruction and burning; 3) the area south-east of the gate into the settlement, dating to the transition phase between the Appenninic and Sub-Appenninic periods c. 1300 B.C.

1) Work continued on exposing the line of the walls. The related fill of stones was only visible in a very narrow strip, partially obliterated by the Sub-Appenninic levels. The later elements uncovered on the slope were constituted by parts of curved structures (probably originally circular, c. 2 m in diameter but badly disturbed by erosion), bordered by medium-sized stones and interior surface made up of smaller cobblestones.
The latest Sub-Appenninic levels immediately uphill from the fill of the Appenninic walls and line of circular structures were characterised by the presence of an alignment of medium-sized stones that was followed for almost 20 m. This alignment can probably be interpreted as an element bordering the area situated to the south-west of it. It was not substantial enough to have been a defensive structure. It could also have been the south-western edge of a track that partially followed the line of the earlier walls on the interior, however the opposite edge that could confirm this hypothesis was not preserved.

2) The excavation of the Recent Sub-Appenninic settlement with traces of destruction and burning took place in several sectors. The principal characteristic was the widespread presence of baked clay in various points. This evidence suggests the existence of walls with a framework of vegetal material covered with clay. This technique was well documented in sector H3N where the base of one of these walls, c. 15 cm thick, was preserved. Traces of hearths were also present. Pottery fragments were found on the floor surface, including some large pieces of intact or reconstructable bowls, and grindstone fragments. There was a concentration of faunal remains in a small area, probably used for storage of a practical or symbolic nature.

3) This area is situated south-east of the entrance into the settlement used from the Appenninic until at least the Sub-Appenninic period. Here the investigation of the Sub-Appenninic levels continued and in some sectors the Appenninc levels were reached. The removal was completed of an accumulation of material situated in the northernmost sector. Made up of soil mixed with crushed yellowish limestone it had been deposited in several phases. This accumulation formed a low rise sloping from east to west (that is in the direction of the road that crosses the entrance itself, whose surface had gradually risen in height through time) and from north to south. In both a late and intermediate phase of its formation, dry-stone bases of medium to large sized stones were constructed, relating to a structure of some size, built in two different periods in the same position.
Team
Archaeologist - Valentina Copat- Università di Roma “La Sapienza"
Archaeologist - Michela Danesi
Archaeologist - Elisabetta Onnis
Archaeologist - Cristiana Ruggini
Archaeologist - Cristina Lemorini - Università di Roma – La Sapienza, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Laboratorio di Analisi Tecnologica e Funzionale dei Manufatti Pre- e Protostorici.
Archaeologist - Emanuela Cristiani
Archaeozoologist - Jacopo De Grossi Mazzorin
Archaeozoologist - Claudia Minniti
Field director - Maurizio Moscoloni- Università di Roma “La Sapienza”
Geologist - Oronzo Simone
Minerologist - Paolo Bellintani
Paleobotanist - Girolamo Fiorentino
Paleobotanist - Cosimo d’Oronzo
Paleobotanist - Donatella Magri
Pottery specialist - Lucia Vagnetti
Pottery specialist - Marco Bettelli
Pottery specialist - Massimo Caldara
Pottery specialist - Sara T. Levi
Radiocarbon analysis - G. Calderoni
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2015
Summary
it Le aree di intervento nel corso della campagna 2015 sono state tre: gli strati dell’Appenninico/ inizio del Subappenninico posti a sud delle mura, subito a est della porta di accesso all’abitato; i livelli dello stesso periodo posti nella zona sud-orientale dell’area di scavo; gli strati subappenninici a sud-est della grande trincea provocata dall’azione della ruspa nel 1979.

Nei settori più settentrionali della prima area ci si è fermati alla testa degli strati appenninici, segnata da un esteso acciottolato. Nei settori più meridionali lo scavo è stato ulteriormente approfondito, fino a porre in luce due strutture delimitate da muretti a secco curvilinei.

Nella seconda area si è proceduto nell’individuazione per un breve tratto della fronte interna delle mura appenniniche. In alcuni punti, come già constatato più a nord-ovest, il riempimento originario delle mura appenniniche in pietrame a secco fu in parte sostituito con l’apporto di terreno, delimitato verso l’abitato da un muretto di contenimento. E’ stato individuata inoltre un’ulteriore fossa cilindrica, che si va ad aggiungere a quelle messe in luce nei precedenti anni. Verso nord-ovest le mura appenniniche appaiono tagliate da una profonda fossa a pianta trapezoidale, da interpretare presumibilmente come uno dei saggi Quagliati degli inizi del ‘900. Il saggio è stato riaperto per rilevare la stratigrafia e successivamente colmato di nuovo: sembra aver intercettato, oltre al riempimento delle mura appenniniche, anche quello, assai più profondo, delle mura protoappenniniche.

Il saggio si approfondiva ulteriormente, fino a raggiungere un livello che, dai pochi frammenti ceramici individuati, potrebbe essere riferibile al Neolitico.

Particolarmente significativi appaiono i risultati ottenuti dalle indagini relative ai livelli subappenninici nella terza area. Come già notato nelle precedenti campagne di scavo, tutta l’area più meridionale appare interessata da estesi episodi di incendio e da consistenti accumuli di concotto a essi legati. Anche se è necessario acquisire maggiori dati, nella parte centrale dell’area sembrano essere riconoscibili due strutture a pianta quadrangolare parzialmente sovrapposte, entrambe distrutte dal fuoco. Quella superiore, delimitata da una canaletta, ma in parte asportata in antico nella porzione nord-occidentale, ha restituito una scarsa quantità di reperti. Quella inferiore presenta, oltre a ceramica d’impasto, diversi frammenti di ceramica tornita e dipinta di tipo italo-miceneo, in gran parte rovinati dall’esposizione ad alte temperature. Sono attestate anche ingenti quantità di semi e si riconoscono resti di tavole/pali carbonizzati. Le aree circostanti mostrano tracce meno consistenti di incendio, ma la presenza di un piano in argilla (probabilmente un’area aperta esterna alle strutture) esposto a tale evento, con almeno una piastra di cottura.


Tra i materiali diversi dalla ceramica sono stati rinvenuti in particolare un frammento di fibula presumibilmente ad arco di violino e due teste di spillone con decorazione a occhi di dado in materia dura di origine animale.

E’ stata inoltre effettuata, grazie alla disponibilità di Bruno Mandelli, una ripresa aerea con un drone, che consente di avere un’immagine aggiornata dell’intera area di scavo.
Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire le dinamiche insediative del sito dal pieno periodo imperiale al primo XIV secolo d.C., quando ormai abbandonato diventa oggetto di sistematiche espoliazioni. Le precedenti campagne archeologiche hanno portato in luce le strutture murarie appartenenti a una domus di età imperiale pluristratificata e alle regioni absidali di due edifici di culto databili uno al VI e l’altro al VII secolo d.C.

La domus è costituita da almeno due corpi di fabbrica, il più antico dei quali è ubicato a Nord/Est del muro di delimitazione Sud/Ovest dell’edificio (USM 11), mentre il secondo, di poco successivo, è compreso tra il muro appena detto e il suo parallelo posto a 3.80 m più a Sud/Ovest (USM 12), correlato da un’esedra di 3,5 m (USM 351), che lega con l’USM 12=250 verso Sud/Est. Questa struttura si imposta su un edificio più antico, corredato da intonaci dipinti a finto marmo e pavimenti musivi a tessere bianche alternate a rare losanghe nere.
en Three areas were investigated this season: the Apennine/early Sub-Apennine layers situated south of the wall, immediately east of the gate leading into the settlement; the layers from the same period situated in the south-eastern sector of the excavation area; the Sub-Apennine layers south-east of the large trench caused by a bulldozer in 1979.

In the northernmost sectors of the first area work halted at the top of the Apennine layers marked by an extensive cobbled surface. In the southernmost sectors, the excavation was deepened, exposing two structures delimited by dry-stone curved walls.

In the second area, work continued to identify a short stretch of the inner front of the Apennine walls. In some points, as seen further north-west, the original dry-stone fill of the Apennine walls had been partly substituted with earth, delimited on the inner side by a small containing wall. A cylindrical pit was discovered, which can be added to the number of those identified in previous years. Towards the north-west, the Apennine walls appeared to be cut by a deep trench with a trapezoidal plan, to be interpreted as one of the trenches dug by Quagliati in the early 1900s. The trench was reopened in order to record the stratigraphy and then back filled again. In addition to the fill of the Apennine walls, it appeared to have intercepted, at a much lower level, the fill of the proto-Apennine walls. The trench deepened further, down to a level, which the few pottery fragments found suggest could date to the Neolithic period.

The excavation results from the levels in the third area appear of particular interest. As known from previous campaigns, the entire southern area showed signs of extensive burning and associated substantial accumulations of baked clay. Although it is necessary to acquire further evidence, in the central part of the area there appeared to be two partially overlying quadrangular structures, both destroyed by fire. The upper one produced a small number of finds. In addition to impasto pottery, the lower structure produced several fragments of wheel-made painted pottery of Italian-Mycenaean type, partially marked by exposure to high temperatures. Large quantities of seeds were recovered and the remains of carbonised planks/posts identified. The surrounding areas showed lesser traces of burning, but a clay surface (probably an open area outside the structures) exposed to this fire was present and had at least one cooking plaque.
Other finds included a fragment of a bow fibula and two pin heads made of hard animal material decorated with a dice-eye pattern.
A drone was used to take aerial footage of the area, which has provided an up-to-date image of the excavations.

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2017
Summary
it Lo scavo si è concentrato in sei settori di 25 mq l’uno (H3Q, H3R, H4C, H4D, I3O, I4A), in cui già era stato asportato il terreno di superficie in anni precedenti. Sono stati esplorati alcuni livelli subappenninici, ponendo in luce due strutture. Di particolare interesse è la base di un probabile edificio di cui si conserva un lato semicircolare, mentre la restante parte è andata distrutta in parte a causa di una fossa sub cilindrica e in parte a causa della distruzione operata dal passaggio della ruspa nel 1979 e dalle successive arature del terreno. Tale lato semicircolare è caratterizzato dalla presenza di una banchina in argilla, in parte debolmente combusta per un probabile incendio, al di sopra della quale sono in parte conservati 11 “anelli”, ugualmente in argilla, alla distanza di circa 20 cm l’uno dall’altro.

Non è facile interpretare questa sistemazione: si potrebbe trattare di basi per pali, ma in questo caso non è spiegabile una distanza così ravvicinata. All’interno della struttura sono stati individuati due piani di cottura, entrambi delimitati da un anello in argilla, sfalsati, riferibili a due fasi di uso. Quello inferiore, eccentrico, fu ricoperto con una sottile gettata di argilla. In altri punti sono presenti masserelle di argilla, solo in qualche caso debolmente combuste, ed elementi, probabilmente riferibili a fornelli, in argilla cruda o mal cotta. E’ attestato anche un peso da telaio troncopiramidale, oltre a numerosi frammenti ceramici presumibilmente in parte ricomponibili, prevalentemente riferibili a forme chiuse. Verso sud-est, dove la banchina sembra interrompersi, sono presenti diversi frammenti di concotto con impronte di canne, probabilmente riferibili a una parete della struttura.

E’ difficile individuare la funzione di tale struttura, in mancanza anche della sua parte orientale: il lato semicircolare, gli anelli di argilla e la presenza di elementi semi-crudi per la cottura la differenziano dalle strutture domestiche subappenniniche, in genere di forma quadrangolare. Non si può del tutto escludere un uso simbolico, ma l’ipotesi va avanzata con molta prudenza.
L’altra possibile struttura è indiziata dalla presenza di una piattaforma che sembra aver avuto in origine una pianta sub-quadrangolare, ma in parte disturbata, realizzata con calcare giallastro frantumato. In alcuni punti la piattaforma sembra essere stata esposta al fuoco. Adiacente a essa sono stati messi in luce diversi frammenti di macine.

Complessivamente, tra i materiali rinvenuti nella campagna 2017 si possono ricordare: una testa di spillone a raggi in osso, un probabile peso in pietra della categoria senza appiccagnolo, alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, alcuni frammenti di manufatti metallici.
en The excavations concentrated on six sectors, each 25 m2 (H3Q, H3R, H4C, H4D, I3O, I4A), in which the surface layers had already been removed in previous years. The sub-Appennine levels were investigated, revealing two structures. An interesting find was the base of a probable building of which a semicircular side was preserved, while the rest had been destroyed in part by a sub-cylindrical pit and in part by the passage of a bulldozer in 1979 and subsequent ploughing. The surviving semicircular side was characterised by the presence of a clay bench, showing traces of burning from a probable fire, on top of which 11 clay “rings” positioned at a distance of 20 cm one from the other were partially preserved. It is not easy to interpret this arrangement: they could be the housings for posts, but this would not explain their close positioning. Two cooking surfaces were identified inside the structure, both bordered by a clay ring, offset one from the other, relating to two phases of use. The lower one was off-centre and covered by a layer of clay. In other points, clay ‘masserelle’ tiles were present, only some of which very slightly burnt, in addition to elements probably belonging to cooking stands made of unbaked or badly fired clay. A truncated pyramid shaped loom weight was found together with numerous pottery fragments, some presumably reconstructable, mainly from closed forms. Towards the south-east, where the bench seemed to stop, several fragments of baked clay bearing the impression of canes/reeds were present, probably the remains of one of the walls.

It is difficult to propose a function for this structure as its eastern part is missing; the semicircular side, clay rings, and the presence of half-baked elements for cooking differentiate it from Sub-Appennine domestic structures that are generally quadrangular. A symbolic use cannot be completely discarded, although this hypothesis can only be proposed with caution.

The other possible structure was attested by the presence of a platform that seemed to have originally been sub-quadrangular in plan, but was partially disturbed, built of crushed yellowish limestone. In some places, the platform seemed to have been exposed to fire. Several millstone fragments were found beside it.

Among the finds this season were the head of a large bone pin carved to form rays, a probable stone weight of the type without a hook, a few fragments of Mycenaean type pottery, and a few fragments from metal artefacts.

Media

Name
Coppa Nevigata
Year
2018
Summary
it Si è svolta dal 14 settembre al 4 ottobre 2018 l’annuale campagna di scavo a Coppa Nevigata. L’area esplorata è stata di dimensioni ridotte rispetto ad anni passati, in particolare rispetto al 2015, quando si è svolta l’ultima campagna, non senza problemi amministrativi, ma comunque autorizzata in tempi compatibili con l’organizzazione delle attività di ricerca.

Sono state svolte indagini nei seguenti settori: F3B, F3C, G3H, H3A, H3E e H3F.
In particolare nei settori F3B e F3C è stato ripreso lo scavo di una struttura quadrangolare delimitata da un muretto a secco e dell’area immediatamente adiacente. Sono stati asportati successivi piani di calpestio interni alla struttura ed è stata messa in luce una canaletta, che interessa la sua parte meridionale, probabilmente connessa con la realizzazione di una parete in materiale organico. Anche all’esterno vi sono tracce di accumulo di livelli successivi, coevi all’uso della struttura.

Nei settori G3H, H3A, H3E e H3F sono stati esplorati i livelli relativi a tracce di strutture incendiate e a un’area adiacente. Le testimonianze degli effetti di un incendio erano state individuate in anni precedenti, ma lo scavo di quest’anno ha consentito di mettere in luce, in H3A e nella parte settentrionale di H3E, il piano di base, interrotto a nord dalla grande trincea prodotta dalla ruspa nel 1979. Sul piano erano caduti numerosi frammenti di concotto ed elementi lignei carbonizzati, che sono stati prelevati per analisi. Tale piano è delimitato da una leggera concavità. Per la stesa del piano di base sembra che siano stati tagliati i livelli precedenti. A sud-est di esso, nei settori H3E e H3F, al di sotto di abbondanti resti di concotto (forse relativi a una parete crollata), sono state individuate diverse file sub-parallele di pietre di medie dimensioni. Anche in questo caso, quindi, si tratta probabilmente di una struttura coperta, ma l’interpretazione funzionale è resa difficile proprio dalla presenza di tali file di pietre, per le quali non è possibile trovare confronti in contesti coevi. La parte sud-ovest di H3E e la parte del settore G3H non asportata dal passaggio della ruspa nel 1979 sembrano essere state occupate da un’area aperta, con presenza di piccole strutture di combustione e di buche, forse relative a pali, ma la cui distribuzione in pianta è di difficile interpretazione.

Tra i materiali rinvenuti si possono ricordare alcuni frammenti di ceramica di tipo miceneo, un frammento di rondella in osso decorata a cerchielli e uno spillone in metallo con testa a globetto.
en This season, a smaller area than usual was excavated, particularly compared to the last campaign, which took place in 2017. The following sectors were investigated: F3B, F3C, G3H, H3A, H3E and H3F.
In sectors F3B and F3C, the excavation continued of a quadrangular structure delimited by a low dry-stone wall, and of the immediately adjacent area. Successive floor levels were removed inside the structure and a small channel was exposed in the southern part, which probably relates to the construction of a wall in perishable materials. Outside the structure, there were traces of the accumulation of a series of levels coeval with the occupation of the structure.

In sectors G3H, H3A, H3E, and H3F the levels relating to traces of burnt structures and an adjacent area were investigated. Evidence of the effects of a fire were identified in previous years, but this season’s excavations revealed, in H3A and in the northern part of H3E, the base floor, interrupted to the north by a large trench caused by the mechanical digger in 1979. Numerous fragments of baked clay and elements of carbonised wood had fallen onto the floor; these were removed for analysis. The flooe was bordered by a slight hollow. The creation of this floor appears to have cut the earlier levels. To the southeast of it, in sectors H3E and H3F, underneath abundant baked clay remains (perhaps from a collapsed wall), several parallel rows of medium sized stones were exposed. Therefore, in this was probably also a covered structure, but the interpretation of its function is made difficult by the presence of these rows of stones, for which no parallels have been found in coeval contexts. The south-western part of H3E and the part of G3H not removed by the digger in 1979 seem to have been occupied by an open area, with the presence of small hearths and holes, perhaps for posts, but whose distribution in plan is difficult to interpret.

The materials recovered include Mycenaen type pottery, a fragment from a worked bone disc decorated with small circles and a large pin with a globular head.
Summary Author
Alberto Cazzella

Media

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    A. Cazzella, M. Moscoloni, G. Recchia, 2016, Coppa Nevigata: campagne di scavo 2014 e 2015, Atti del 36° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo.
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    A. Cazzella, G. Recchia, 2016, Elementi di ornamento dall’abitato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata, in “Preistoria e Protostoria in Etruria” Atti del XII Incontro di Studi, Milano.
  • Cazzella - Recchia 2017
    A. Cazzella, A. Recchia, 2017, L'abitato fortificato di Coppa Nevigata e il suo ruolo nel sistema economico e politico della Puglia settentrionale, in Atti della XLVII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Ostuni, ottobre 2012).

Location

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Manfredonia
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Northing
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