- Item
- AIAC_1140
- Name
- Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio
- Date Range
- 318 BC – 200
- 300 – 500
Seasons
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AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2005La campagna di scavo svolta nel 2005 ha previsto l’esecuzione di tre saggi posti a ridosso del monumento. Il saggio I è stato praticato in corrispondenza dell’abside occidentale esterna della basilica e nella zona posta a nord di essa a cavallo del muro perimetrale della chiesa e in prossimità del fianco ovest del basamento del tempio ellenistico. Fra le evidenze riconducibili al primitivo impianto e ai posteriori sviluppi del santuario italico, particolare interesse desta la presenza di una canaletta in blocchi di calcare bianco compatto che corre in senso nord-ovest/sud-est all'interno dell'abside: verso sud prosegue al di sotto e oltre il muro dell’abside, mentre a nord essa risulta tagliata ed interrotta. Adiacente e parallela alla canaletta sul lato ovest giace una seconda struttura muraria: si tratta di una fila continua di blocchi di calcare grezzo che si ritrova anche a nord dell’abside della basilica. Il saggio II ha interessato una zona a ridosso dello spigolo nord-orientale della basilica, dove sono emerse situazioni riconducibili alle fasi tardo-antiche e alto-medievali di occupazione del sito e fenomeni post-deposizionali seguiti all’abbandono del luogo. In particolare si segnala un crollo in situ, riferibile ad una grande struttura muraria originariamente orientata in senso nord-sud e realizzata con ricorsi regolari di mattoni. Esso ricopre un ulteriore strato di crollo costituito da tegole e coppi. Il saggio III è stato eseguito a 20 m a sud-est del monumento presso l'Antiquarium. Poco sotto lo strato di humus è stata evidenziata una fossa circolare il cui svuotamento ha fatto capire che essa era stata praticata all’interno di un enorme deposito o scarico sia di materiale votivo che edilizio (stipe), riconducibile alla vita e alle dinamiche cultuali del santuario italico.
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AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2011Nel luglio del 2011 sono proseguite le indagini nella zona delle sepolture già individuata nel 2006, l’area è stata completamente scavata e messa in luce, restituendo un totale di otto inumazioni. Nessuna di queste ha restituito materiale di corredo, in quanto è evidente l’intervento dell’attività clandestina. Tutte e otto le tombe sono risultate poggiare direttamente sul terreno opportunamente livellato per realizzarne il fondo. Nell’angolo nord-est è stata rinvenuta una vasca in calcarenite conservata per 3/4 della sua circonferenza totale, tagliata da una sepoltura, di una tipologia diffusa nell’area di scavo. Durante l’ampliamento nord, si è deciso di rimuovere parte dell’USM 393, la quale impediva le indagini di un ambiente rettangolare di dimensioni m. 10 x 2.50 (incluso lo spessore dei blocchi). Durante lo scavo dell’ambiente è emersa una struttura absidata conservata per circa la sua metà, parte di essa è stata tagliata da una successiva muratura. Questa si conserva per un’altezza di cm 70, sul fondo si conservano tracce di un mosaico decorato a fasce alternate di tessere rosse, blu e bianche. È bene evidente come il centro dell’abside è in asse rispetto all’apertura ricavata tra due soglie scoperte a m. 16 di distanza, rinvenute nell’angolo sud-ovest dell’area di scavo. L’abside rappresenta la prova indiscutibile che ci troviamo dinnanzi ad una piccola cappella o basilichetta cimiteriale in stretta vicinanza con la basilica sabiniana. Questa basilichetta presenta diverse fasi, testimoniata anche dalle varie tipologie di sepolture contenute in essa. Nel contempo sono iniziate le indagini nel mausoleo posto a Sud della basilica (saggio VIII). L’edificio è formato da una navata unica absidata, attribuita da R. Cassano all’ultima fase di vita della basilica: essa, infatti, è posta a ridosso dell’abside meridionale e i suoi fianchi si appoggiano agli speroni di rinforzo di questo lato dell’edificio, attribuibile ad uno degli ultimi interventi di restauro e consolidamento effettuati nella chiesa in seguito a un evento distruttivo, forse un terremoto. Sembrerebbe che questo piccolo edificio absidato sia stato il polo di attrazione per altre sepolture, attestate da un’alta concentrazione, soprattutto nell’ambulacro e lungo l’abside Sud. Osserviamo infine come le misure di questa tomba (m. 9,50 x 7 comprendendo lo spessore dei muri), possano richiamare quelle del monumento rinvenuto nel saggio IV, ma proprio il confronto mette in risalto la regolarità della disposizione delle sepolture di questo rispetto a quelle più disordinate intorno alla basilica. All’interno è stata rinvenuta una sepoltura, la quale ha restituito, tre inumati (due adulti ed un bambino) e una fibula ad anello circolare aperto, con ardiglione libero e con protomi animali affrontati all’estremità. Sulla verga è incisa l’iscrizione acclamatoria +Lupu biba (viva Lupo). Il repertorio è di tradizione tardoromana, abbastanza frequente nei contesti funerari di VI-VII secolo nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Basilicata, di conseguenza l’oggetto, senza ulteriori elementi, non è indicativo circa la classificazione etnica dell’inumato. Anche in questo settore è indispensabile la continuazione delle indagini, le quali si sono interrotte ad un livello troppo superficiale per poter identificare ancora meglio la struttura.
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AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2012Nell’agosto del 2012 sono proseguite le indagini nel saggio IV. Le ricerche stanno portando alla completa messa in luce della struttura absidata identificata parzialmente nel corso della passata campagna di scavo. Le fasi dell’edificio possono essere così riassunte: - Prima fase: la struttura lunga 7 m. accoglie originariamente sei sepolture, le quali purtroppo non hanno restituito alcun materiale archeologico in quanto aperte in antico in un periodo in cui la basilichetta non era più in funzione. - Seconda fase: a queste prime sei tombe, vennero successivamente aggiunte altre otto poste in due file da quattro allungando l’edificio a ca. m. 13. Le tombe, sono state interessate da moderni scavi clandestini che ne hanno completamente sconvolto il contenuto e la stratigrafia. - Terza fase: questi livelli sanciscono il definitivo abbandono della struttura che è caratterizzata da una serie di ambienti che obliterano e defunzionalizzano la basilichetta. Uno spesso muro taglia nettamente in due parti la struttura e ne rialza il piano d’uso. Del resto, l’utilizzo del sito a necropoli è attestato a partire dal V secolo d.C., epoca in cui viene costruita la basilica sabiniana. Il V secolo fa registrare in Puglia una consistente penetrazione del cristianesimo nelle zone rurali e nella regione canosina, il cui paesaggio agrario mostra, in questo periodo, evidenti segni di vitalità. La popolazione evidentemente era venuta a tal punto aumentando da dover disporre di una organizzazione ecclesiastica autonoma che prevedesse strutture, gerarchia, funzioni e officia liturgico - sacramentali. La presenza dell’importante edificio di culto, polo religioso della città per tutto l’alto Medioevo, giustifica l’infittirsi e il sovrapporsi delle tombe nell’area circostante, così come l’insediamento di chiese L’area in questione, forse è da relazionarsi con il dibattuto problema delle parrocchie rurali e della connessa _cura animarum_ che dovevano essere abbastanza diffuse soprattutto a partire dal V-VI secolo e rispondere all’esigenza di promuovere la diffusione del cristianesimo, che aveva ormai solide basi nei centri urbani. Un rinvenimento di notevole importanza avvenuto nell’ultima settimana di scavo è la deposizione di una piccola salma entro due coppi laterizi contrapposti. L’orientamento della sepoltura era N-S con capo dell’inumato verso S (in direzione della basilica) e deposto in posizione raccolta. Questa prassi funeraria destinata alle sepolture di neonati ha origini lontane ed è ampiamente documentata in svariate necropoli di età romana e tardo romana e perdura anche in età altomedioevale, ma sempre circoscritta in ambito di necropoli o di edifici abitativi. Ad es. in Abruzzo, nella fase di VIII – VI sec. a.C. della necropoli di Fossa (AQ), sono presenti circa 200 sepolture infantili, in gran parte in doppio coppo sovrapposto (Cosentino, D’Ercole, Mieli 2004); per le’età romana si citano alcuni esempi di Egnazia (Cassano 2008) e necropoli lombarde come Acquafredda con 14 neonati in doppio coppo (Perini 1984); Pontelambro (Fortunati 1990). A Roma, nell’area del Celio, sono documentate due sepolture di neonati sepolti entro coppi datate al V – VI secolo d.C. (Pavolini 1984 – 1987). L’inumazione in coppi deriva probabilmente dall’antico rituale di sepoltura di neonati in _enchytrismos_.
Media
- Name
- Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio
- Year
- 2005
- Summary
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it
La campagna di scavo svolta nel 2005 ha previsto l’esecuzione di tre saggi posti a ridosso del monumento.
Il saggio I è stato praticato in corrispondenza dell’abside occidentale esterna della basilica e nella zona posta a nord di essa a cavallo del muro perimetrale della chiesa e in prossimità del fianco ovest del basamento del tempio ellenistico. Fra le evidenze riconducibili al primitivo impianto e ai posteriori sviluppi del santuario italico, particolare interesse desta la presenza di una canaletta in blocchi di calcare bianco compatto che corre in senso nord-ovest/sud-est all'interno dell'abside: verso sud prosegue al di sotto e oltre il muro dell’abside, mentre a nord essa risulta tagliata ed interrotta. Adiacente e parallela alla canaletta sul lato ovest giace una seconda struttura muraria: si tratta di una fila continua di blocchi di calcare grezzo che si ritrova anche a nord dell’abside della basilica.
Il saggio II ha interessato una zona a ridosso dello spigolo nord-orientale della basilica, dove sono emerse situazioni riconducibili alle fasi tardo-antiche e alto-medievali di occupazione del sito e fenomeni post-deposizionali seguiti all’abbandono del luogo. In particolare si segnala un crollo in situ, riferibile ad una grande struttura muraria originariamente orientata in senso nord-sud e realizzata con ricorsi regolari di mattoni. Esso ricopre un ulteriore strato di crollo costituito da tegole e coppi.
Il saggio III è stato eseguito a 20 m a sud-est del monumento presso l'Antiquarium. Poco sotto lo strato di humus è stata evidenziata una fossa circolare il cui svuotamento ha fatto capire che essa era stata praticata all’interno di un enorme deposito o scarico sia di materiale votivo che edilizio (stipe), riconducibile alla vita e alle dinamiche cultuali del santuario italico. -
en
The 2005 excavation campaign aimed to put in three trenches close to the monument.
Trench I was placed in correspondence to the external western apse of the basilica, in the zone situated north of the latter, crossing the church’s perimeter wall and in proximity to the west flank of the Hellenistic temple’s base. Amongst the evidence attributable to the early structure and the later development of the Italic sanctuary, the presence of a small channel was of particular interest. Made of compact white limestone blocks it ran on a north-west/south-east alignment inside the apse: towards the south it continued below and beyond the apse wall, whilst to the north it was cut and thus interrupted. Adjacent to and parallel with the channel on its western side was a second masonry feature, a continuous line of rough limestone blocks which reappeared north of the basilica’s apse.
Trench II involved an area up against the north-eastern corner of the basilica, where evidence relating to the late antique and early medieval occupation of the site was identified, together with secondary deposits which followed the site’s abandonment. Worthy of note was an in situ collapse, from a large walled structure originally on a north-south alignment built with regular brick courses. It covered another collapse of tiles and imbrices.
Trench III was dug at 20 m south-east of the monument near the _Antiquarium_. Just below the humus a circular pit was uncovered, the excavation of which revealed that it had been cut into an enormous deposit or dump of votive material, relating to the life and cult practices of the Italic sanctuary. - Summary Author
- MiBAC
- Director
- Patrizio Pensabene
- Funding Body
- Comune di Canosa di Puglia
Media
- Name
- Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio
- Year
- 2011
- Summary
-
it
Nel luglio del 2011 sono proseguite le indagini nella zona delle sepolture già individuata nel 2006, l’area è stata completamente scavata e messa in luce, restituendo un totale di otto inumazioni. Nessuna di queste ha restituito materiale di corredo, in quanto è evidente l’intervento dell’attività clandestina. Tutte e otto le tombe sono risultate poggiare direttamente sul terreno opportunamente livellato per realizzarne il fondo. Nell’angolo nord-est è stata rinvenuta una vasca in calcarenite conservata per 3/4 della sua circonferenza totale, tagliata da una sepoltura, di una tipologia diffusa nell’area di scavo. Durante l’ampliamento nord, si è deciso di rimuovere parte dell’USM 393, la quale impediva le indagini di un ambiente rettangolare di dimensioni m. 10 x 2.50 (incluso lo spessore dei blocchi). Durante lo scavo dell’ambiente è emersa una struttura absidata conservata per circa la sua metà, parte di essa è stata tagliata da una successiva muratura. Questa si conserva per un’altezza di cm 70, sul fondo si conservano tracce di un mosaico decorato a fasce alternate di tessere rosse, blu e bianche. È bene evidente come il centro dell’abside è in asse rispetto all’apertura ricavata tra due soglie scoperte a m. 16 di distanza, rinvenute nell’angolo sud-ovest dell’area di scavo. L’abside rappresenta la prova indiscutibile che ci troviamo dinnanzi ad una piccola cappella o basilichetta cimiteriale in stretta vicinanza con la basilica sabiniana.
Questa basilichetta presenta diverse fasi, testimoniata anche dalle varie tipologie di sepolture contenute in essa.
Nel contempo sono iniziate le indagini nel mausoleo posto a Sud della basilica (saggio VIII). L’edificio è formato da una navata unica absidata, attribuita da R. Cassano all’ultima fase di vita della basilica: essa, infatti, è posta a ridosso dell’abside meridionale e i suoi fianchi si appoggiano agli speroni di rinforzo di questo lato dell’edificio, attribuibile ad uno degli ultimi interventi di restauro e consolidamento effettuati nella chiesa in seguito a un evento distruttivo, forse un terremoto. Sembrerebbe che questo piccolo edificio absidato sia stato il polo di attrazione per altre sepolture, attestate da un’alta concentrazione, soprattutto nell’ambulacro e lungo l’abside Sud. Osserviamo infine come le misure di questa tomba (m. 9,50 x 7 comprendendo lo spessore dei muri), possano richiamare quelle del monumento rinvenuto nel saggio IV, ma proprio il confronto mette in risalto la regolarità della disposizione delle sepolture di questo rispetto a quelle più disordinate intorno alla basilica.
All’interno è stata rinvenuta una sepoltura, la quale ha restituito, tre inumati (due adulti ed un bambino) e una fibula ad anello circolare aperto, con ardiglione libero e con protomi animali affrontati all’estremità. Sulla verga è incisa l’iscrizione acclamatoria +Lupu biba (viva Lupo). Il repertorio è di tradizione tardoromana, abbastanza frequente nei contesti funerari di VI-VII secolo nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Basilicata, di conseguenza l’oggetto, senza ulteriori elementi, non è indicativo circa la classificazione etnica dell’inumato. Anche in questo settore è indispensabile la continuazione delle indagini, le quali si sono interrotte ad un livello troppo superficiale per poter identificare ancora meglio la struttura. -
en
In July 2011, work continued in the area of the burials identified in 2006. The entire area was excavated and a total of eight inhumations were exposed. None of the burials contained grave goods and they had clearly been disturbed by illegal excavators. All of the burials lay directly on the soil, which had been levelled to form the grave floor. In the north-eastern corner, a calcarenite basin was found. It had been cut from a burial and was preserved to three quarters of its original circumference, the type being common in the excavation area. The excavation was extended to the north where it was decided to remove part of a wall US 393, which prevented the investigation of a rectangular room measuring 10 x 2.50 m (including the thickness of the walls). During the excavation of this room an apsidal structure was discovered, half of which preserved as it was cut by a later wall. The apse was preserved to a height of 70 cm and on the back part there were traces of a mosaic of alternating red, blue and white bands. It was clear that the apse was on the same axis as the opening between two thresholds found 16 m away, in the south-western corner of the excavation area. The apse provides clear evidence that this was a small cemetery chapel or basilichetta close by the Sabinian basilica.
The chapel presented several phases, attested by the various types of burial present within it.
At the same time, investigations began in the mausoleum situated south of the basilica (trench VIII). The tomb was formed by a single nave with an apse, attributed by R. Cassano to the basilica’s final phase. In fact, it is situated up against the basilica’s southern apse and its sides lean against the buttresses on this side of the building, attributable to one of the final interventions to restore and consolidate the church following a destructive event, perhaps an earthquake. It would seem that this small apsidal tomb attracted other burials, attested by the high concentration, in particular in the ambulatory and the southern apse of the basilica. The dimensions of this tomb (9.50 x 7 m including the walls) are similar to those of the monument found in trench IV. This comparison highlights the orderly arrangement of the burials in the latter, with respect to the scattered arrangement around the basilica.
Inside there was a burial containing three individuals (2 adults and a child) and an open annular brooch with a free tongue and facing animal heads at the ends. On the rod was an acclamatory inscription +Lupu biba (viva Lupo). The artifact is of late Roman tradition and quite frequent in 6th-7th century funerary contexts in southern Italy, above all in Apulia and Basilicata. Consequently, in the absence of other elements, this object is not indicative of the ethnicity of the deceased. Further excavation in this area is necessary, as the investigations were interrupted at a superficial level that did not permit a more precise identification of the structure. - Summary Author
- Vincenzo Graffeo
- Director
- Patrizio Pensabene
- Research Body
- Sapienza Università di Roma
- Funding Body
- Comune di Canosa di Puglia
Media
- Name
- Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio
- Year
- 2012
- Summary
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it
Nell’agosto del 2012 sono proseguite le indagini nel saggio IV. Le ricerche stanno portando alla completa messa in luce della struttura absidata identificata parzialmente nel corso della passata campagna di scavo. Le fasi dell’edificio possono essere così riassunte:
- Prima fase: la struttura lunga 7 m. accoglie originariamente sei sepolture, le quali purtroppo non hanno restituito alcun materiale archeologico in quanto aperte in antico in un periodo in cui la basilichetta non era più in funzione.
- Seconda fase: a queste prime sei tombe, vennero successivamente aggiunte altre otto poste in due file da quattro allungando l’edificio a ca. m. 13. Le tombe, sono state interessate da moderni scavi clandestini che ne hanno completamente sconvolto il contenuto e la stratigrafia.
- Terza fase: questi livelli sanciscono il definitivo abbandono della struttura che è caratterizzata da una serie di ambienti che obliterano e defunzionalizzano la basilichetta. Uno spesso muro taglia nettamente in due parti la struttura e ne rialza il piano d’uso.
Del resto, l’utilizzo del sito a necropoli è attestato a partire dal V secolo d.C., epoca in cui viene costruita la basilica sabiniana. Il V secolo fa registrare in Puglia una consistente penetrazione del cristianesimo nelle zone rurali e nella regione canosina, il cui paesaggio agrario mostra, in questo periodo, evidenti segni di vitalità. La popolazione evidentemente era venuta a tal punto aumentando da dover disporre di una organizzazione ecclesiastica autonoma che prevedesse strutture, gerarchia, funzioni e officia liturgico - sacramentali.
La presenza dell’importante edificio di culto, polo religioso della città per tutto l’alto Medioevo, giustifica l’infittirsi e il sovrapporsi delle tombe nell’area circostante, così come l’insediamento di chiese L’area in questione, forse è da relazionarsi con il dibattuto problema delle parrocchie rurali e della connessa _cura animarum_ che dovevano essere abbastanza diffuse soprattutto a partire dal V-VI secolo e rispondere all’esigenza di promuovere la diffusione del cristianesimo, che aveva ormai solide basi nei centri urbani.
Un rinvenimento di notevole importanza avvenuto nell’ultima settimana di scavo è la deposizione di una piccola salma entro due coppi laterizi contrapposti. L’orientamento della sepoltura era N-S con capo dell’inumato verso S (in direzione della basilica) e deposto in posizione raccolta. Questa prassi funeraria destinata alle sepolture di neonati ha origini lontane ed è ampiamente documentata in svariate necropoli di età romana e tardo romana e perdura anche in età altomedioevale, ma sempre circoscritta in ambito di necropoli o di edifici abitativi. Ad es. in Abruzzo, nella fase di VIII – VI sec. a.C. della necropoli di Fossa (AQ), sono presenti circa 200 sepolture infantili, in gran parte in doppio coppo sovrapposto (Cosentino, D’Ercole, Mieli 2004); per le’età romana si citano alcuni esempi di Egnazia (Cassano 2008) e necropoli lombarde come Acquafredda con 14 neonati in doppio coppo (Perini 1984); Pontelambro (Fortunati 1990). A Roma, nell’area del Celio, sono documentate due sepolture di neonati sepolti entro coppi datate al V – VI secolo d.C. (Pavolini 1984 – 1987). L’inumazione in coppi deriva probabilmente dall’antico rituale di sepoltura di neonati in _enchytrismos_. -
en
In August 2012, work continued in trench IV to complete the excavation of the apsidal structure partially exposed in the previous season. The following phases were identified:
- Phase one: the 7 m long structure originally housed six burials. No archaeological material was recovered as the burials had been opened in antiquity during a period when the _basilichetta_ was no longer in use.
- Phase two: eight burials were added to the first six, arranged in two rows of four and elongating the structure by about 13 m. The tombs have been very badly disturbed by modern clandestine excavations.
- Phase three: these levels attested the structure’s definitive abandonment, when a series of rooms obliterate the _basilichetta_. A wide wall divided the building in two parts and raised its floor level.
Use of the site as a necropolis is attested from the 5th century A.D. onwards, the period in which the Sabiniana basilica was built. In the 5th century Christianity became widespread in rural Puglia and the Canosa region, whose agricultural landscape shows clear signs of vitality for this period. The population had clearly increased to such a degree that it needed an autonomous ecclesiastical organisation with its own structures, hierarchy, functions, and liturgical-sacramental office.
The presence of an important cult building, the city’s religious hub throughout the early medieval period, justifies the increase in number and overlapping of the burials in the surrounding area, as it does the building of churches. Rural parishes and the related _cura animarum_ must have been quite widespread in the area, especially from the 5th-6th century onwards, as the result of the need to promote the spread of Christianity, which by then had solid bases in the urban centres.
An important discovery was made in the season’s final week, an infant burial placed between two imbrices. It was on a north-south alignment with the head to the south (in the direction of the basilica) and the body was in a fetal position. This funerary practice used for the burial of babies has ancient origins and is widely attested in Roman and Late Roman cemeteries, continuing into the early medieval period, but always limited to cemeteries or residential buildings. For example, in the 8th-6th century B.C. phases in the necropolis of Fossa near L’Aquila (Abruzzo), about 200 infant burials are attested, the majority lying between two imbrices; for the Roman period there are examples at Egnatia and in Lombard cemeteries such as Acquafredda with 14 babies also buried in this way. In Rome, two infant burials in imbrices dating to the 5th-6th century A.D. are documented on the Caelian. This type of burial probably derives from the ancient ritual of the _enchytrismos_. - Summary Author
- Vincenzo Graffeo
- Director
- Patrizio Pensabene
- Research Body
- Sapienza Università di Roma
- Funding Body
- Comune di Canosa di Puglia