- Item
- AIAC_1199
- Name
- Serra Cicora
- Date Range
- 5000 BC – 3300 BC
Seasons
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AIAC_1199 - Serra Cicora - 2006Il pianoro di Serra Cicora sorge in posizione elevata sul territorio circostante (circa 46 m slm). A cingere il pianoro, seguendone la scarpata, sono i resti di un muro a secco (che doveva presentarsi imponente a giudicare dalla larghezza della base di 2 m), a due cortine con riempimento interno di terra e pietrame. Muro che doveva interrompersi in corrispondenza dello strapiombo che attualmente si affaccia sulla provinciale S. Isidoro – Santa Caterina. La storia del pianoro risale al primo Neolitico, data la ceramica impressa e graffita, i cui frammenti si ritrovano sparsi nell’intera area; a questa prima fase appartengono varie evidenze archeologiche situate in tutti e tre i settori indagati (IV, V e VI). In particolare, nel settore IV, a contatto con la roccia, è un livello di concotto con buche di palo ricavate nelle cavità naturali e ceramica impressa e graffita. Una datazione relativa a questa fase rimanda tra il 5670 e il 5480 a.C. Ad ulteriore conferma di una frequentazione nel primo neolitico, è una sepoltura monosoma sotto la cortina muraria, nel tratto che si trova nei pressi dell’attuale ingresso al pianoro: la datazione è circa di 5740 – 5620 a.C. Anche il settore VI restituisce evidenze non sconvolte a ceramica impressa e graffita di una frequentazione nel Neolitico antico: vi si associano aree con tracce di fuoco e grande quantità di intonaco, un frammento del quale datato al 5740 – 5550 a.C. La successiva frequentazione del sito è relativa ad una fase Serra d’Alto-Diana che si configura attraverso una realtà legata alla sfera cultuale e funeraria. A questo periodo risale la maggior parte delle sepolture rinvenute sia sotto la cortina muraria che al centro del pianoro. Le evidenze messe in luce con lo scavo di quest’anno confermano che il luogo venne frequentato a partire dalla metà del VI millennio a.C. e che, durante il V millennio, fu destinato a scopi funerari. Alla successione di gruppi più recenti non sembra corrispondere un cambiamento della suppellettile: la tecnologia, la morfologia e la decorazione dei contenitori ceramici, infatti, restano relativi alla impressa. Pochi sono i rinvenimenti di ceramica di Serra d’Alto-Diana e in alcuni casi è documentata una vera e propria associazione con l’impressa. Può dunque essere valida l’ipotesi di una contiguità cronologica tra la cultura della ceramica impressa e quella di Serra Alto.
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AIAC_1199 - Serra Cicora - 2015Oggetto della quarta campagna di ricerche è stato l'ampliamento programmato a sud-ovest dell'area indagata nelle precedenti campagne. L'ampliamento ha previsto la demolizione di due massi calcarei. Nella nuova area è stata anzitutto impostata la quadrettatura e avviata l’indagine estensiva della superficie esposta. Dall'area, in pendenza secondo una direttrice est-ovest e caratterizzata da pietrame affiorante, sono stati asportati fogliame e terreno di sottobosco chiazzato da lembi di sedimento risultante dalle attività di scavo e setacciatura delle campagne di scavo Borzatti. Per praticità di gestione dei materiali il terreno di superficie è stato comunque trattato come una Unità Stratigrafica (US7). In quasi l'intera estensione dell'ampliamento la pulizia ha messo in luce una superficie di erosione denominata 11a che ha interessato uno strato di terreno bruno (US11). Sulla superficie di US11 sono stati evidenziate due ulteriori unità identificate come US 8 e 9. Si è quindi proceduto allo scavo delle US 10 e 8. US 8 corrisponde ad un lembo residuo di uno strato a matrice sabbiosa fine sciolto di colore bruno giallastro con giacitura sub-orizzontale addossato alla parete rocciosa. L'Unità, scavata in 4 tagli artificiali, conteneva numerosi frammenti di ceramica d’impasto riferibili ad un unico vaso, e una forte concentrazione di malacofauna marina (cozze patelle); gli stessi reperti indicano per US 8 una cronologia approssimativa dell'Età del Ferro. Nella parte a SW, a US 11 si sovrappone una sacca di sabbia rossiccia, di origine naturale e recente, che è stata denominata US10 (Tav 1 di 4). Al suo interno sono stati ritrovati rari elementi litici e ceramici in giacitura non orizzontale ed una falange umana. Sono quindi stati asportati due dei tre massi evidenziati nella planimetria generale. I massi poggiavano direttamente su US11 e al di sotto di quello a SW è stata ritrovato un carapace di tartaruga in ottimo stato di conservazione. Dato il potenziale informativo di questo reperto faunistico per la ricostruzione del paleoambiente in periodi successivi al Paleolitico, si è ritenuto opportuno includere nella documentazione anche il rilievo 3D di quest'area di scavo. L'ampliamento eseguito nel corso della campagna di ricerche 2015 ha documentato una successione stratigrafica che permette di implementare considerevolmente le informazioni ad oggi disponibili sulle dinamiche di formazione e trasformazione del territorio nelle fasi successive al Paleolitico e che le datazioni radiometriche programmate per l'anno in corso potranno inserire in un quadro cronologico più dettagliato.
Media
- Name
- Serra Cicora
- Year
- 2006
- Summary
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it
Il pianoro di Serra Cicora sorge in posizione elevata sul territorio circostante (circa 46 m slm). A cingere il pianoro, seguendone la scarpata, sono i resti di un muro a secco (che doveva presentarsi imponente a giudicare dalla larghezza della base di 2 m), a due cortine con riempimento interno di terra e pietrame. Muro che doveva interrompersi in corrispondenza dello strapiombo che attualmente si affaccia sulla provinciale S. Isidoro – Santa Caterina.
La storia del pianoro risale al primo Neolitico, data la ceramica impressa e graffita, i cui frammenti si ritrovano sparsi nell’intera area; a questa prima fase appartengono varie evidenze archeologiche situate in tutti e tre i settori indagati (IV, V e VI). In particolare, nel settore IV, a contatto con la roccia, è un livello di concotto con buche di palo ricavate nelle cavità naturali e ceramica impressa e graffita. Una datazione relativa a questa fase rimanda tra il 5670 e il 5480 a.C. Ad ulteriore conferma di una frequentazione nel primo neolitico, è una sepoltura monosoma sotto la cortina muraria, nel tratto che si trova nei pressi dell’attuale ingresso al pianoro: la datazione è circa di 5740 – 5620 a.C. Anche il settore VI restituisce evidenze non sconvolte a ceramica impressa e graffita di una frequentazione nel Neolitico antico: vi si associano aree con tracce di fuoco e grande quantità di intonaco, un frammento del quale datato al 5740 – 5550 a.C.
La successiva frequentazione del sito è relativa ad una fase Serra d’Alto-Diana che si configura attraverso una realtà legata alla sfera cultuale e funeraria. A questo periodo risale la maggior parte delle sepolture rinvenute sia sotto la cortina muraria che al centro del pianoro. Le evidenze messe in luce con lo scavo di quest’anno confermano che il luogo venne frequentato a partire dalla metà del VI millennio a.C. e che, durante il V millennio, fu destinato a scopi funerari.
Alla successione di gruppi più recenti non sembra corrispondere un cambiamento della suppellettile: la tecnologia, la morfologia e la decorazione dei contenitori ceramici, infatti, restano relativi alla impressa. Pochi sono i rinvenimenti di ceramica di Serra d’Alto-Diana e in alcuni casi è documentata una vera e propria associazione con l’impressa. Può dunque essere valida l’ipotesi di una contiguità cronologica tra la cultura della ceramica impressa e quella di Serra Alto. -
en
The plateau of Serra Cicoria is in an elevated position overlooking the surrounding territory (circa 46 m a.s.l.). Surrounding the plateau, following the scarp, are the remains of a dry-stone wall (which must have been imposing judging by its width of 2 m at the base) comprising two outer facings filled with a core of earth and stones. The wall must have been interrupted at the cliff which overlooks the modern provincial road between S. Isidoro and Santa Caterina.
The plateau’s history dates to the early Neolithic period, as attested by impressed and graffito pottery fragments scattered over the entire area. There was archaeological evidence for this first phase in all three of the sectors investigated (IV, V and VI). In particular, in sector IV, in direct contact with the bedrock there was a layer of baked clay with post-holes made in the natural cavities and pottery with impressed and graffito decoration. The dating for this phase falls between 5670 and 5480 B.C. Further confirmation of early Neolithic occupation was provided by a burial of a single individual below the curtain wall, in the tract near the present point of access to the plateau: it dates to circa 5740-5620 B.C. Sector VI also produced undisturbed evidence of early Neolithic occupation in the form of pottery with impressed and graffito decoration. This was associated with areas showing traces of burning and large quantities of plaster, a fragment of which datable to 5740-5550 B.C.
The successive occupation of the site relates to a Serra d’Alto-Diana phase which takes shape largely in the context of cult and funerary spheres. Most of the burials found both below the curtain wall and in the centre of the plateau date to this period. The evidence brought to light by the excavation this year confirms that the site was in use from the middle of the 6th millennium B.C. and, during the 5th millennium was used for funerary purposes. There did not seem to be a change in the artefacts corresponding with later groups: the technology, shape and decoration of the pottery containers remained that of impressed ware. There were few finds of Serra d’Alto-Diana pottery and in some cases it was associated with impressed ware. Therefore, the hypothesis of a contiguous chronology between the culture of impressed pottery and that of Serra d’Alto may be valid. - Summary Author
- MiBAC
- Director
- Elettra Ingravallo
Media
- Name
- Serra Cicora
- Year
- 2015
- Summary
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it
Oggetto della quarta campagna di ricerche è stato l'ampliamento programmato a sud-ovest dell'area indagata nelle precedenti campagne. L'ampliamento ha previsto la demolizione di due massi calcarei.
Nella nuova area è stata anzitutto impostata la quadrettatura e avviata l’indagine estensiva della superficie esposta. Dall'area, in pendenza secondo una direttrice est-ovest e caratterizzata da pietrame affiorante, sono stati asportati fogliame e terreno di sottobosco chiazzato da lembi di sedimento risultante dalle attività di scavo e setacciatura delle campagne di scavo Borzatti. Per praticità di gestione dei materiali il terreno di superficie è stato comunque trattato come una Unità Stratigrafica (US7). In quasi l'intera estensione dell'ampliamento la pulizia ha messo in luce una superficie di erosione denominata 11a che ha interessato uno strato di terreno bruno (US11). Sulla superficie di US11 sono stati evidenziate due ulteriori unità identificate come US 8 e 9. Si è quindi proceduto allo scavo delle US 10 e 8. US 8 corrisponde ad un lembo residuo di uno strato a matrice sabbiosa fine sciolto di colore bruno giallastro con giacitura sub-orizzontale addossato alla parete rocciosa. L'Unità, scavata in 4 tagli artificiali, conteneva numerosi frammenti di ceramica d’impasto riferibili ad un unico vaso, e una forte concentrazione di malacofauna marina (cozze patelle); gli stessi reperti indicano per US 8 una cronologia approssimativa dell'Età del Ferro.
Nella parte a SW, a US 11 si sovrappone una sacca di sabbia rossiccia, di origine naturale e recente, che è stata denominata US10 (Tav 1 di 4). Al suo interno sono stati ritrovati rari elementi litici e ceramici in giacitura non orizzontale ed una falange umana.
Sono quindi stati asportati due dei tre massi evidenziati nella planimetria generale. I massi poggiavano direttamente su US11 e al di sotto di quello a SW è stata ritrovato un carapace di tartaruga in ottimo stato di conservazione.
Dato il potenziale informativo di questo reperto faunistico per la ricostruzione del paleoambiente in periodi successivi al Paleolitico, si è ritenuto opportuno includere nella documentazione anche il rilievo 3D di quest'area di scavo.
L'ampliamento eseguito nel corso della campagna di ricerche 2015 ha documentato una successione stratigrafica che permette di implementare considerevolmente le informazioni ad oggi disponibili sulle dinamiche di formazione e trasformazione del territorio nelle fasi successive al Paleolitico e che le datazioni radiometriche programmate per l'anno in corso potranno inserire in un quadro cronologico più dettagliato. -
en
The object of this campaign was to extend the excavation area to the south-west. This involved the demolition of two limestone boulders.
The grid was set up in the new area and an extensive survey of the exposed surface carried out. The area slopes east-west and is characterised by stony outcrops. Leaves and humus, patched with sediment from excavation and sieving activities from the Borzatti excavations, were cleared. The surface cleaning exposed an erosion surface (11a) across almost the entire extension, which covered a layer of brown soil (US 11). Two further contexts were identified on the surface of US 11, identified as US 8 and 9. Layers US 10 and 8 were then excavated. Layer US 8 was a residual patch of yellowish-brown soil with a find sandy matrix lying sub-horizontally up against the rock face. The context was excavated in four spits and contained numerous fragments of impasto pottery from one vessel, and a substantial concentration of marine malacofauna (mussels, patellidae). The finds give an approximate Iron
Age date for US 8.
In the south-western zone, US 11 was covered by a pocket of reddish sand, of recent and natural origin, US 10 (Tab. 1 of 4). This contained a few lithics, pottery fragments and a human phalange.
Two of the three large boulders shown on the general plan were removed. They rested directly on US 11 and a well-preserved tortoise shell was found beneath the south-westernmost one.
Given the importance of this faunal element for the reconstruction of the paleo-environment in post-Palaeolithic periods, it was decided to include a 3D survey of this area of the excavation in the site documentation.
The extension opened this season revealed a stratigraphic sequence that provided a substantial amount of information about the dynamics of the territory’s formation and transformation in the post-Palaeolithic phases. The radiometric dating planned for this year will be able to insert this new data into a more detailed overall chronology.
Media
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Spennato 1981A.G. Spennato, 1981, I livelli protoaurignaziani della grotta di Serra Cicora (Nardò – Lecce), Studi per l\'Ecologia del Quaternario, 3: 61-76.
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Campetti 1986S. Campetti, 1986, Il Musteriano della grotta di Serra Cicora A nell\'ambito dell\'evoluzione del Paleolitico nel Salento, Studi per l\'Ecologia del Quaternario, 8: 85-115.
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Ranaldo c.s.F. Ranaldo, c.s., L’arco ionico pugliese tra la fine del Paleolitico medio e gli esordi del Paleolitico superiore: problemi e prospettive di ricerca per la ricostruzione dei sistemi antropici. Atti XLVII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Preistoria e Protostoria della Puglia - Ostuni 2012.
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Palma di Censola 1966A. Palma di Cesnola, 1966, Il Paleolitico superiore arcaico (facies uluzziana) della Grotta del Cavallo, Lecce (continuazione), Rivista di Scienze Preistoriche, XXI: 3-59.