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Soc. Arché S.n.c.

Season Team

  • AIAC_1707 - Conca d’Oro, Via Vergini - 2006
    Nella località Fabbrica (lungo via Vergini, nella proprietà Di Muccio) sono state messe in luce strutture attribuibili ad una villa rustica di epoca romana disposta su un terrazzamento, con ogni probabilità da porre in relazione con altri resti murari individuati in passato a poca distanza e datati tra la fine del II e il I sec. a.C., che evidenziano l’esistenza di un vasto insediamento rustico - residenziale dislocato nella fascia pedemontana e utilizzato per lo sfruttamento agricolo del territorio. Lungo il pendio sottostante è stata identificata anche una fossa, forse relativa ad una piccola cava di argilla, colmata con materiale di scarico e databile tra la fine del VII e la metà del IV sec. a.C. Le caratteristiche delle forme vascolari riconoscibili, l’abbondanza della ceramica acroma e da fuoco recuperata, la disomogeneità dei frammenti e in particolare la presenza di un distanziatore per fornace ceramica lasciano supporre che si tratti dello scarico di un abitato, forse collegato con la coeva necropoli ubicata nelle località Cimitero - Croce Santa Maria. Ulteriori ritrovamenti si sono verificati nell’ambito dei lavori per il rifacimento delle condotte idriche del territorio alifano, gestiti dal Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano. In località Conca d’Oro è stato identificato un nuovo settore di una già nota necropoli, scavata dalla famiglia Egg negli anni 1880 - 1884, dove sono state ora recuperate quattordici sepolture, databili tra il VI e il IV sec. a.C., divise in due distinti nuclei. Sette tombe risultavano già scavate, forse alla fine dell’Ottocento, e completamente prive sia dello scheletro che del corredo. Le altre sette erano integre e a fossa terragna, tranne una, a cassa di tegole. I corredi sono molto semplici, limitati a due o tre vasi di bucchero per le sepolture più antiche, a vernice nera per le più recenti, e a pochi oggetti di ornamento, solitamente due o tre fibule, in ferro e/o bronzo.
  • AIAC_1709 - Alife - 2005
    Nell’ambito del progressivo restauro della cinta muraria dell’antica Allifae, sono stati eseguiti due interventi di scavo sul lato interno dei tratti sud-occidentale e nord-orientale del circuito. Entrambi hanno condotto alla scoperta di strutture medioevali addossate alla cinta, con i relativi piani di frequentazione datati dalla ceramica ivi rinvenuta. Sul lato nord, sono state scoperte tre fondazioni in conglomerato cementizio poste a distanze regolari con funzione sia di rinforzo, sia di sostegno delle arcate di un acquedotto pensile il cui condotto è ben visibile sulla sommità delle mura. Sulla base delle osservazioni stratigrafiche non sembra potersi affermare che tale impianto sia di molto successivo alla costruzione delle mura, per la cui datazione (età sillana o triumvirale) permane l’assenza di dati dirimenti. All’interno della fortificazione urbana, nei pressi di Porta Piedimonte, è stata evidenziata, nel corso di indagini preliminari a lavori edilizi, una complessa successione stratigrafica con strutture pertinenti ad età romana imperiale, sulle quali sono impostati muri genericamente riferibili ad età medioevale. La mancanza dei requisiti di sicurezza non ha consentito la pur auspicabile esplorazione integrale dell’area.
  • AIAC_1710 - Alife - 2006
    All’interno del contesto urbano di _Allifae_, durante i lavori di ristrutturazione della sede della Banca Antonio Capasso S.p.A., è stata la scoperta di una porzione della pavimentazione del Foro della colonia romana, in parte già nota ed emersa in ottimo stato di conservazione alla quota di – m 2,45 rispetto al livello degli attuali edifici; essa è costituita da grandi lastroni rettangolari di calcare perfettamente connessi, a conferma del fatto che la piazza forense occupava il settore centrale della città, all’incrocio del _decumanus maximus_ con il _cardo maximus_.
  • AIAC_1711 - Cimitero - 2005
    In loc. Cimitero si è iniziata a scavare una necropoli databile tra la fine del VII e gli inizi del V sec. a.C., riferibile alla comunità di Allifae pre-romana; di essa sono già state portate in luce sessantuno sepolture e ne sono state individuate circa altre trenta. Le tombe, tutte ad inumazione e per lo più orientate est/ovest, sono del tipo a fossa terragna ricoperte da terreno e pietrame. Le pietre, sistemate a tumulo nella parte superiore della fossa, dovevano forse svolgere la funzione di segnacolo. Alcune fosse, solitamente quelle più profonde, sono dotate di una controfossa, che doveva servire come alloggiamento per una copertura in legno o in tegole. In due esempi è stata riscontrata una copertura con tegole alla cappuccina, poggiata direttamente sul fondo della fossa. Solo in pochi casi la parete della fossa era stata foderata da pietre. Il corredo vascolare è costituito da un numero limitato di pezzi, ed è prerogativa soprattutto delle sepolture maschili; si tratta di vasi in impasto o impasto buccheroide ma anche di bucchero etrusco-campano e a vernice nera. Generalmente si riscontra l’insieme oinochoe–coppa e solo in rari esempi si giunge a servizi potori più ricchi; si rinvengono sovente la lancia in ferro e alcune fibule quasi sempre in ferro. I corredi femminili sono generalmente caratterizzati da oggetti di ornamento personale limitati ad una o più fibule, soprattutto in ferro, ma raramente vi sono presenti vaghi in pasta vitrea. Si distingue per la ricchezza dell’ornamento dell’abito il corredo della tomba 57, riferibile con ogni probabilità ad una bambina, composto di diversi vaghi in pasta vitrea, fibule in bronzo e in ferro, un pendaglio in osso e uno in bronzo, una fusaiola. Nelle sepolture infantili si rinvengono, in numero cospicuo, soprattutto vasi di piccole dimensioni; il corredo è generalmente disposto ai piedi del defunto.
  • AIAC_1711 - Cimitero - 2006
    Viene completata l’esplorazione archeologica nell’area di ampliamento del Cimitero di Alife, con la messa in luce di ulteriori sepolture, per un totale di centosettantatre, databili tra la seconda metà del VII agli inizi del IV sec. a.C. Le tombe più antiche sono concentrate nella parte settentrionale dell’area indagata, in modo da convergere verso un punto rilevato della zona occupata dal cimitero moderno. A partire dagli inizi del VI sec. a.C. si assiste ad un mutamento nella distribuzione delle sepolture lungo un asse, presumibilmente stradale, con andamento Nord-Ovest / Sud-Est; nell’ambito di tale organizzazione planimetrica si notano alcuni raggruppamenti, separati da spazi vuoti, forse riferibili ad una distinzione fra nuclei familiari. Le tombe più tarde, risalenti alla fine del V e agli inizi del IV sec. a.C., sembrano invece aggregarsi con un’alta densità nell’area sud-orientale della necropoli, suggerendo una sua espansione progressiva da Nord a Sud. Per la tipologia delle fosse e i ricchi corredi associati alle deposizioni si individuano in questa fase alcune sepolture di rango. Nel settore sud-occidentale dell’area indagata non sono attestate deposizioni, ma sono stati individuati pozzi e cisterne in relazione con le fasi di vita di una successiva vicina villa romana. Altri elementi sono riferibili, invece, a fasi di occupazione di epoca post-classica, difficilmente definibili a causa della perdita delle stratigrafie superiori causata dalle lavorazioni agricole del suolo. In particolare si è osservata una calcara di forma rettangolare (m 3,00 x 3,50), posta nell’area centro-occidentale dello scavo, circondata da depressioni riempite da schegge frantumate di ciottoli calcarei e dotata di un cunicolo scavato in profondità come bocca di alimentazione del fuoco.
  • AIAC_1712 - Pisciariello - 2006
    In località Pisciariello, è stata scoperta una ricca sepoltura a fossa terragna con orientamento Nord-Ovest / Sud-Est e copertura di terra, avente nell’angolo Nord-Ovest una fossa in cui era collocata la maggior parte del corredo. Vi si distingue una grossa olla, che è possibile sporgesse dal piano di calpestio antico costituendo un segnacolo esterno, mentre gli altri vasi, una decina in tutto, erano contenuti in un grande bacino posto accanto all’olla, ad una quota inferiore; altri elementi del corredo – due vasi e due fibule a navicella in bronzo – erano invece collocati lungo il fianco del defunto, di cui non sono stati rinvenuti i resti scheletrici. La tipologia della tomba sembra indicare il rito inumatorio, ma la presenza, quasi a ridosso della fossa, di una cavità ovoidale, contenente tracce di concotto e di carbone, circondata da un vasto piano di argilla concotta, potrebbe suggerire l’identificazione con un’area per l’ _ustrinum_ e per la relativa deposizione ad incinerazione secondaria. Altre due sepolture di età tardo romana, a fossa con copertura “alla cappuccina” (di cui una, infantile, ad _enchytrismòs_ entro anfora), sono state individuate negli immediati dintorni.
  • AIAC_1714 - Porta Pedimonte - 2006
    Nell’immediato suburbio nord-occidentale di Alife, poco fuori Porta Piedimonte, uno scavo effettuato nell’ambito della lottizzazione della Cooperativa Matese 2000 ha evidenziato un tratto di via glareata, che prolungava il _cardo maximus_ costituendo uno degli assi principali della centuriazione del territorio; il manufatto ancora rilevabile, sebbene danneggiato nei secoli, per una larghezza di ca. m 9,50, sembra caratterizzato da una parte centrale, ampia ca. m 3,00, corrispondente o ad una prima fase costruttiva, o ad un differente uso funzionale (ad es. con una sezione carrabile distinta dalle aree pedonali laterali).
  • AIAC_1733 - Castello di Dragoni - 2006
    Sull’altura dove è ubicato il castello di Dragoni, i primi sondaggi di scavo, effettuati nell’ambito di lavori comunali, hanno evidenziato un isolato abitativo medioevale e un tratto di mura in opera poligonale, con resti di una porta, relative ad un centro fortificato di epoca sannitica forse corrispondente alla _Cubulteria_ preromana.
  • AIAC_1754 - Masseria Lagoscello - 2006
    L’esplorazione, nell’ambito dei lavori per la messa in opera di condotte di irrigazione e di drenaggio delle acque, dell’area a Nord-Ovest del piccolo centro attuale di Riardo (loc. Masseria Lagoscello), ha portato alla scoperta di una necropoli, documentata per ora da diciassette tombe, databili fra il VI e il IV sec. a.C., cui si sovrappongono tratti di opere di canalizzazione e di drenaggio realizzate in una fase successiva all’impianto della necropoli. Le tombe riportate alla luce sono del tipo a fossa terragna semplice e a cassa di tegole con copertura a doppio spiovente. Il rituale attestato è quello dell’inumazione, ma in nessun caso si sono conservati resti scheletrici a causa dell’affioramento costante delle acque all’interno delle fosse. Il corredo è spesso collocato in un ricettacolo posto all’esterno o, talora, ai lati del corpo del defunto. Tra le sepolture rinvenute quella più ricca e più antica è la n. 1, della prima metà del VI sec. a.C., che ha restituito un corposo corredo, composto da oltre venti oggetti ceramici in bucchero, in “bucchero rosso” e in impasto, e da fibule di ferro e bronzo (prevalentemente del tipo a ghiande e una del tipo ad arco trilobato) arricchite da vaghi in pasta vitrea. Nell’ambito delle forme più caratteristiche di vasellame in “bucchero rosso” si segnalano: una grande olla costolata con anse cornute e orlo svasato e oinochoai trilobate; mentre fra i tipi in bucchero prevalgono: coppe biansate su alto piede a tromba, anforette, amphoriskoi con bugne, uno skyphos, un kantharos, un’oinochoe; tra le forme d’impasto, infine, sono attestate ciotole e olle. Nelle tombe più recenti si osserva la presenza quasi costante di coppe, piatti, olpai e stamnoi a vernice nera e ceramica acroma.