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AIAC_1737 - Collegamento di Gricignano, lotto 3 - 2002
Nel territorio di Gricignano, sono stati rinvenuti tratti di canali romani-imperiali orientati nord/sud, funzionali allo sfruttamento agricolo, da connettere forse con una struttura in opera cementizia, conservata solo in fondazione, ai lati della quale si sviluppa una piccola necropoli (III secolo d.C.) con tombe alla cappuccina, a fossa semplice ed una sepoltura infantile in un\'anfora tipo Africana II.
I sottostanti livelli preistorici hanno evidenziato la presenza di alcuni pozzi collegati ad una canaletta. I pochi materiali provenienti dagli strati di obliterazione delle due strutture indicano un abbandono tra la fine dell’età del Bronzo finale e la prima età del Ferro.
L’indagine nella zona immediatamente adiacente (circa mq 2160) ha rivelato un’area a nord destinata ad uso agricolo, caratterizzata da pozzi, canalette e buche di palo, costituenti palizzate e difese dei pozzi (Bronzo recente e finale e prima età del Ferro). La zona a sud era interessata, invece, da un villaggio di cui si sono trovate finora due capanne: la prima ha una pianta rettangolare con il lato corto settentrionale absidato; la seconda, più ampia, è anch’essa a pianta rettangolare con entrambi i lati brevi absidati ed aveva il tetto sorretto da una fila di pali centrali. Subito a nord di queste strutture sono stati scavati altri pozzi, che hanno restituito frammenti di ceramica d’impasto.
Dopo il loro abbandono, sulle capanne si sovrappose una piccola necropoli della prima età del Ferro. Due delle tre tombe rinvenute sono ad incinerazione, con un corredo di vasi miniaturistici. La terza deposizione, ad inumazione, era stata tagliata da una canaletta posteriore, nel cui riempimento sono state recuperate due fibule in bronzo del corredo, ad arco serpeggiante e ad arco semplice, entrambe con decorazione incisa. Sotto l’eruzione di Agnano Monte Spina, sono infine stati trovati frammenti ceramici dipinti del tipo Serra d’Alto, lame di ossidiana e strumenti in selce (età neolitica).
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AIAC_1738 - Cambrannone - 2002
In occasione dell’edificazione di una cabina primaria dell’E.N.E.L., in località Cambrannone, nel Comune di Gricignano d’Aversa, sono state evidenziate, sotto lo strato eruttivo attribuibile all’eruzione vesuviana delle “pomici di Avellino”, sul paleosuolo dell’età del Bronzo antico (ed in sincronia con Nola), la presenza di numerose buche di palo e di fosse riferibili a strutture abitative.
Il settore orientale dell’area esplorata è occupato da una capanna (m 4,5x12) orientata nord-ovest/sud-est, con il lato nord-ovest absidato. Meno chiara risulta la lettura della struttura sul lato sud-est, dove un canale, realizzato forse in epoca romana, interferisce con l’allineamento dei pali perimetrali. Alla frequentazione del sito sono riferibili anche due focolari, rinvenuti sul lato ovest e sul lato sud-est della capanna, alloggiati in fosse sub-circolari con i piani di cottura realizzati, sul fondo, con grandi frammenti di ceramica d’impasto.
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AIAC_1739 - TAV, RIT1 - 2000
(RIT1) Nel territorio immediatamente a sud dei Regi Lagni, lungo l’antico Clanis, durante i lavori di completamento della linea del Treno ad Alta Velocità e dei relativi fossi di guardia, sono venute in luce nuove evidenze pertinenti alla fase intermedia tra il Bronzo finale e gli inizi dell’età del Ferro. In particolare è stato rinvenuto un pozzo profondo, con margini e parte delle pareti foderati da frammenti di grossi contenitori, riempito da ceramica di impasto.
Abbondantissimo il materiale ritrovato con forme ricostruibili. Sono state scavate, inoltre, tre sepolture coeve, di cui due ad incinerazione. Una di esse, in parte danneggiata, è a pozzetto circolare rivestito di pietre calcaree, con il corredo, in parte recuperato, fuori contesto; un’altra, a pozzetto ovale conteneva un’olla cineraria e cinque vasi miniaturistici: due brocchette, due tazze e una tazza attingitoio. La terza sepoltura è ad inumazione, priva di corredo, con individuo adulto adagiato in posizione laterale e con arti rannicchiati.
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AIAC_1740 - Marina Militare Americana - 2000
Nel settore del nuovo insediamento della Marina Militare Americana va segnalata la presenza di una fattoria romana, abbandonata in età tardo-antica (IV secolo d.C.) e di due tombe ad inumazione.
E’ stato esplorato inoltre un lembo di una necropoli tardo-imperiale, nell’area del “Deposito Centrale”, composta da sepolture a cappuccina e enchytrismos (corredo: piccola olla o boccalino e moneta). All\'età repubblicana va riferito un grande canale obliterato agli inizi del I secolo a.C.
Nell’area della ”Biblioteca”, sul c.d. paleosuolo 2, databile ad una fase iniziale dell’età del Bronzo antico, sono state messe in evidenza tracce di una capanna, a pianta rettangolare allungata.
Nella zona orientale del cantiere, sul paleosuolo c.d. flegreo 1, è stata scavata, la parte rimanente del villaggio rinvenuto nel 1998, contraddistinto da capanne di forma circolare.
Al paleosuolo \"delle pomici umificate\" appartengono tombe femminili e una di infante, pozzi e fosse di scarico, che attestano l’esistenza di un abitato nello stesso luogo. In precedenza la zona era stata occupata da un ampio villaggio, in corso di scavo, con capanne rettangolari aventi uno dei lati brevi absidati.
All’Eneolitico finale si data l’insediamento indagato nell’area del “Forum Village” (superficie 6.400 mq) con capanne a pianta ellittica alternate a recinti, pozzi e nuclei di sepolture. Sono state individuate due abitazioni monumentali caratterizzate da pali perimetrali fondati in una canaletta e da un ampio corridoio anulare, una di queste è inserita in un vasto recinto. Gli spazi sono interessati da pozzi colmati da scarichi di resti ceramici e faunistici. Allo stesso villaggio si riferiscono cinquanta sepolture, che comprendono deposizioni singole in fossa terragna, a pianta sub-rettangolare o sub-ellittica e tombe a pseudo-grotticella di ridotte dimensioni. Il defunto vi è inumato rannicchiato; ma spesso i resti umani non si presentano in connessione anatomica, con un vaso deposto già in frammenti.
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AIAC_1740 - Marina Militare Americana - 2001
I saggi preliminari condotti nel centro commerciale hanno riguardato l’area delimitata in antico dal grande fossato di età repubblicana individuato negli anni precedenti.
I livelli esaminati hanno evidenziato una frequentazione dal IV-III secolo a.C. fino a tutta l’epoca imperiale romana.
La fase più antica di occupazione è data da nuclei sparsi di tombe a cassa di tufo e a fossa terragna. Il corredo, laddove recuperato, ha indicato una datazione tra IV e III secolo a.C.
Il fossato è stato saggiato in più punti ed il suo svuotamento ha restituito abbondante materiale archeologico (ceramica a vernice nera Campana A, anfore Dressel IA e IB e frammenti di dolia). Al suo interno si sono trovati scaricati blocchi di tufo di notevoli dimensioni, resti edilizi di un santuario con almeno due templi dedicati ad Ercole ed a Venere Ericina. Parte di questo complesso potrebbe essere ora stato scoperto nell\'area a Nord del fossato, a Sud-Est dell’incrocio tra l’ottavo cardine della centuriazione ed il decumano. Qui è stata messa in luce una struttura allineata con gli assi della centuriazione, conservata a livello di fondazione e realizzata in blocchi alternati a conci di tufo e laterizi, che suggerisce un inquadramento in età medio-repubblicana; in epoca imperiale, nell’area dell’edificio distrutto si insediò una piccola necropoli con sepolture ad enchytrismos.
Un saggio eseguito ad Est di esso ha portato alla luce il decumano centuriale, un asse viario in terra battuta orientato Nord/Sud, di cui sono stati evidenziati tre livelli d’uso: quello più antico si data alla metà del II secolo a.C.
Per quel che riguarda i livelli pre-protostorici sono state individuate, sul litoide dell’eruzione di Agnano-Monte Spina, abitazioni dall’organizzazione complessa. Si tratta verosimilmente della continuazione del villaggio scavato negli anni precedenti, posto immediatamente più a Nord. Sul livello del primo paleosuolo sono venute alla luce anche tracce di organizzazione agraria.
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AIAC_1742 - Calatia - 2003
Nell’area della necropoli a nord est dell’abitato dell’antica Calatia, sono state individuate 21 tombe a fossa semplice, a copertura di tegole, alla cappuccina, a cassa di tufo e a pozzetto con copertura in tufo. Il nucleo principale si data tra la fine del VI ed il V sec. a.C., poche le tombe di età imperiale romana.
Di rilievo un gruppo di sei sepolture pertinenti ad un gruppo elitario testimoniato dalla monumentalizzazione di alcune casse e dall’uso dell’incinerazione. Le sepolture ad inumazione sono a cassa con copertura in lastre di tufo a doppio spiovente e casse ricavate direttamente nel banco tufaceo. Nella più ricca di queste il corredo era posto alla testa del defunto ed era costituito da pochi vasi d’importazione, l’olletta a ventre globulare e orlo estroflesso in bucchero pesante. Il corredo base è costituito da un servizio simposiaco, un’anfora in ceramica campana a figure nere, una kylix, frequentemente con il piede volutamente spezzato e il mastos che progressivamente sostituisce l‘olletta in bucchero, a cui si aggiunge talvolta l’oinochoe o l’olpe. L’ornamento personale è costituito da fibule ad arco semplice in bronzo ed in ferro.
Non registrato in precedenza a Calatia è il rinvenimento di tombe ad incinerazione con il coperchio costituito da una lastra in tufo a doppio spiovente, che ricopre il cinerario; esso è alloggiato in un ricettacolo scavato direttamente nel banco tufaceo nella dimensione del cinerario, sopra il quale viene posto il corredo, parte del quale in alcuni casi, è alloggiato in un altro ricettacolo; i resti cremati sono posti in dinoi di bronzo con strette analogie con i tipi capuani. In una tomba si segnala un cinerario in bronzo, l’anfora a figure nere con la quadriga del sole identificato dalla scritta _Helios Iperionidas_ e Atena che insegue _Ermes_.
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AIAC_1742 - Calatia - 2005
È proseguito lo scavo della necropoli nord-est, dove a tutt’oggi sono state indagate 596 tombe. La campagna dell’anno 2005 ha consentito di stabilire il limite verso la città della necropoli di età sannitica. Le tombe a cassa di tufo hanno il consueto corredo composto prevalentemente da vasi a figure rosse di produzione campana, mentre per le sepolture a cassa di tegole persiste l’uso del vaso contenitore delle offerte posto sulla copertura.
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AIAC_1742 - Calatia - 2006
Durante la campagna 2006 nella necropoli orientale di _Calatia_, sono state rinvenute ventisei tombe databili tra la metà del VII e l’inizio del VI sec. a.C., che hanno confermato lo sviluppo planimetrico della necropoli in senso Nord-Ovest / Sud-Est con fasi cronologiche successive di occupazione.
Le deposizioni, con orientamento prevalente Nord-Est / Sud-Ovest, sono ad inumazione entro fosse terragne, di cui quelle meno profonde risultano fortemente intaccate da interventi di epoca recente.
Le differenze di età e sesso e di _status_ dei defunti traspaiono dalla composizione del corredo, posto in genere in corrispondenza della testa, mentre la restante parte si trova ai piedi e lungo il corpo.
Nelle tombe dell’Orientalizzante recente esso è caratterizzato da bucchero di transizione, ceramica corinzia di importazione ed etrusco-corinzia, come nella tomba n. 612. Nella n. 599, probabilmente pertinente ad un individuo adulto di sesso maschile, oltre al ricco corredo ceramico, si segnala un bacile in bronzo ad orlo perlinato in eccezionale stato di conservazione, accanto allo spiedo e all’anfora vinaria da trasporto, la cui presenza è attestata nelle necropoli calatine a partire dalla seconda metà del VII sec. a.C.
Significativo per la ricostruzione della viabilità e dell’assetto dell’area extraurbana appare anche il rinvenimento di un asse stradale, realizzato in spezzoni e tagliame di tufo, e databile tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., il cui battuto si imposta sul riempimento di un più antico fossato con identico orientamento.
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AIAC_1769 - Traversa Mulino Vecchio - 2002
In occasione di lavori per la rete fognaria nel Comune di Sant’Arpino è stata effettuata una serie di ricerche archeologiche nell’area urbana dell\'antica Atella, nella parte purtroppo più compromessa dall’espansione edilizia moderna.
I saggi, condotti lungo la I e la II traversa Mulino Vecchio, hanno evidenziato tracce di strade in terra battuta, con relative canalizzazioni di servizio, ortogonali tra di loro, caratterizzate da più fasi di frequentazione, databili dall’età repubblicana a quella tardo imperiale. Dagli strati sconvolti per precedenti opere di sbancamento si sono recuperati frammenti architettonici in calcare ed in tufo.
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AIAC_1783 - Via provinciale Aversa-Caivano - 2006
Nel sito di _Atella_, nel territorio del Comune di Sant’Arpino (CE), durante i lavori effettuati per gli impianti di metanizzazione, è stato possibile porre in evidenza resti di strutture, già gravemente danneggiate da interventi moderni, pertinenti ad abitazioni ed edifici pubblici, relativi a più fasi di frequentazione della città. Quelli più cospicui sono stati individuati lungo la via provinciale Aversa – Caivano, la moderna arteria stradale che taglia in direzione Est / Ovest l’abitato antico.
Sono venuti alla luce un calidarium, con relativo ipocausto e _praefurnium_, collegati con il già noto impianto termale del II sec. d.C., situato ai margini dell’area del Foro, di cui è in vista l’aula a pianta centrale, detta localmente “Castellone”. In direzione Est, immediatamente al disotto del manto stradale, sopravvive un lacerto di pavimento in cocciopesto con inserzione di piccole tessere di marmo bianco disposte a formare un motivo geometrico; la presenza in strato di ceramica Campana A classica contribuisce a datare la struttura al II sec. a.C. Le fasi più antiche della città sono testimoniate, inoltre, dal rinvenimento, lungo il suo limite orientale, di strutture in blocchi di tufo.
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AIAC_1787 - Monti del Partenio - 2001
Nella valle del fiume _Clanis_, al margine del territorio di _Suessula_ (Comune di San Felice a Cancello) a Sud del percorso della via Appia antica, è stata scoperta parte di una struttura agricola in _opus incertum_ situata sulle prime propaggini del complesso montuoso del Partenio. Essa, doveva articolarsi su più livelli; nel limitato settore indagato sono state individuate più fasi costruttive dall’età repubblicana a quella imperiale. Il rinvenimento è avvenuto nella zona a Sud-Est della villa in località Costa, esplorata negli anni ‘60 del XX secolo, e documenta un’organizzazione del territorio dipendente da _Suessula_ con ville sparse sui declivi delle colline.
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AIAC_1824 - S. Maria a Vico - 2003
In località Migliori, nel sito identificabile con la statio ad Novas menzionata negli itinerari antichi, dopo l’abbattimento di un palazzo ottocentesco è venuto alla luce un tratto lastricato dell’Appia lungo 16 m ed orientato ovest/sudovest – est/nordest; la carreggiata è larga 4.30 m, e presenta profilo leggermente convesso e leggera pendenza da est a ovest. La pavimentazione è realizzata in basoli poligonali di calcare ben accostati, sui quali sono leggibili qua e là i solchi lasciati dai carri, ed è delimitata su entrambi i lati da un bordo leggermente rialzato ottenuto posizionando i basoli per lungo. Ai lati della carreggiata, una fascia di c.ca 3 m doveva costituire lo spazio pedonale dei marciapiedi.
La strada è delimitata a nord da un muro rettilineo, ad essa perfettamente parallelo, realizzato in opera incerta, prima della costruzione della strada e della messa in opera di tutti gli strati di preparazione che sostengono la pavimentazione finale; di conseguenza, la struttura in esame dovrebbe essere in fase con la costruzione dell’Appia, e risalire forse all’epoca del tracciato più antico (III sec. a.C.), o del primo basolato (II a.C.).
A nord della strada si è rinvenuta una statua in calcare acefala, probabilmente un Apollo citaredo collocato all’interno di una nicchia.
Il prosieguo dello scavo a nord ha portato alla luce un grande edificio di forma circolare o ellittica, del quale è stato intercettato solo uno spicchio, collocato a lato dell’Appia, con un grande spazio centrale ribassato, delimitato da un terrapieno ad anello e accessibile da una rampa in discesa che aveva l’ingresso sulla strada e che tagliava in senso radiale il terrapieno contenendolo con muri rettilinei; le grandi dimensioni fanno pensare che si tratti di un edificio pubblico, probabilmente un piccolo anfiteatro.
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AIAC_1824 - S. Maria a Vico - 2005
Nel sito, identificato con la Statio ad Novas lungo l’Appia riportata dalla Tabula Peutingeriana, si è completato lo scavo del piccolo anfiteatro situato ai margini dell’Appia antica. Le ricerche hanno permesso il rinvenimento della porta sud di accesso all’arena, pertinente alla fase di prima età imperiale, in seguito sostituito da un secondo varco, verosimilmente in epoca Costantiniana, periodo al quale risale anche un massiccio intervento di sistemazione dell’Appia.
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AIAC_1825 - Convento e carcere di S. Francesco - 2002
Tra i più cospicui edifici pubblici capuani era il criptoportico (poi convento e carcere di S. Francesco) certamente posto nell\'area del Foro: i saggi preliminari ai lavori per l’insediamento della Facoltà di Lettere e Filosofia della Seconda Università degli Studi di Napoli hanno permesso di conoscerne meglio la struttura. E’ così emerso che, mentre all’interno non si riscontrano tracce evidenti della costruzione originaria, all’esterno, in corrispondenza delle piccole torri aggiunte intorno al 1819, è stato rimesso in luce un paramento in opera reticolata di grossa pezzatura, che sembra confermare la datazione del criptoportico ad età cesariana. La scoperta, sui lati nord ed est, di cospicui resti di un basolato perfettamente conservato dimostra come esso fosse tutto fuori terra, probabilmente circondato da una piazza, forse lo stesso Foro.
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AIAC_1873 - Calatia - 2007
In June/July 2006 and November 2007 geophysical survey was undertaken at the site of Roman town of Calatia by a joint team from the British School at Rome and the Archaeological Prospection Services of Southampton (APSS). The work was funded by and conducted on behalf of the Comune di Maddaloni.
Both magnetometry and resistivity techniques have been successful in detecting major anomalies such as roads and large walls but each has failed to identify more detailed traces of the internal layout and form of the town. This survey has highlighted the advantages of using two methods as they can compliment each other and it is easier to evaluate the integrity of the results.
A number of roads were detected in the magnetometer survey. The alignment of the _decumanus_ and _cardines_ clearly compliment the traces of roads identified in the previous season’s results (Hay 2006: 11) and the overall grid system applied in the town. Once again, there is a paucity of internal structures relating to these routeways.
The integration of the resistivity survey certainly confirms the presence of these roads, represented as areas of high resistance in the results. Critically, the course of the town wall was identified in the northern part of the survey area. As a direct result of applying and integrated survey methodology a trace of the northern part of the town’s circuit wall was detected.
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AIAC_1937 - Terra Murata - 2007
In occasione dei lavori di risistemazione di piazza Mercato e piazza Sant’Agostino nel Comune di Arienzo (Caserta), è stata predisposta un’indagine archeologica preventiva al fine di accertare l’eventuale presenza di evidenze archeologiche sul posto.
Lo scavo ha riportato alla luce un tracciato stradale identificato come la fascia pomeriale che circuiva la citta’ di Arienzo. In seguito sono state rinvenute strutture murarie riconducibili con ogni probabilità alla fase aragonese (XV-XVI sec.) della cinta muraria della città. Nonostante l’area fosse già stata parzialmente compromessa dalla presenza di un distributore di carburante, è stato possibile recuperare una sequenza stratigrafica integra, al di sotto di uno strato di ceneri vulcaniche riconducibili all’eruzione del Vesuvio del 1631. La stratigrafia ha restituito diversi frammenti di ceramica datante e monete databili dalla fine del XV alla meta’ del XVII secolo, che ci riportano alla casata d’Aragona ed al suo dominio nel regno di Napoli.
Gli scavi hanno inoltre condotto al rinvenimento del basamento di una delle torri facenti parte dell’impianto della Porta Ovest della città aragonese, che compariva già in una planimetria molto sommaria redatta nel 1696 da Tommaso Cognetta. Infine si è giunti all’identificazione di una struttura muraria, realizzata in opera a secco con pietra calcarea, con andamento a scarpata, che confermerebbe l’ipotesi dell’esistenza di un fossato difensivo di cui compare una descrizione in un documento spagnolo del 1531, conservato nell’“Archivo General de Simancas” a Valladolid in Spagna.
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AIAC_2018 - Afragola - 2004
Nell’area interessata dal Nuovo Collettore Badagnano, tra la periferia orientale di Afragola ed il Clanis, è attestata un’occupazione di epoca eneolitica in corrispondenza del lotto 16, in una sequenza di arature incrociate e di strade.
Come in altri lotti sulla linea Tav, anche nel lotto 16 sono venute alla luce, sopra il deposito primario dell’eruzione cd. delle Pomici di Avellino (3457 + 66 b.p. XVIII sec. a.C.), una fitta serie di impronte umane ed animali.
Le impronte, che testimoniano un intenso passaggio di individui ed animali in un momento di poco successivo la formazione del deposito stesso, sono impresse nei vari livelli dei fanghi depositatisi nei decenni successivi l’eruzione delle Pomici di Avellino. Tra gli animali si riconoscono impronte di bovini, cani, caprovini ed equini, spesso associate su vaste superfici, straordinariamente affollate. E’ stata eseguita una campagna di rilievo tridimensionale delle impronte più significative allo scopo di recuperare dati antropologici e faunistici del tutto nuovi, attraverso la scannerizzazione laser del suolo.
Al Bronzo Recente-Bronzo Finale appartiene un grande nucleo insediativo di lunga durata, che va dalla fase più antica, cui sono riferibili situle, a quella successiva attestata da un battuto stradale, orientato E/O e da due ampi pozzi con una notevole quantità di grossi contenitori e tazze carenate, una punta di freccia in bronzo, una fibula frammentaria ad arco di violino e una discreta quantità di ceramica Micenea o di tipo miceneo, con motivi a fasce e a spirali correnti del tipo miceneo III B-III C).
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AIAC_2018 - Afragola - 2005
Nell’ambito dei lavori per la costruzione della linea del Treno ad Alta Velocità (TAV), si sono indagate le aree pertinenti al “nuovo collettore Badagnano”, interessate da probabili nuclei insediativi databili nel corso del Bronzo Recente Finale.
Nel saggio B12-13 sono stati individuati e indagati otto pozzi. Sul fondo di uno di questi sono stati recuperati numerosi frammenti in impasto malcotti e scarti di fornace.
Con il saggio B8, nel tratto prossimo all’anello di viabilità della stazione, si è messo in luce un edificio a carattere agricolo di epoca romana imperiale e tardo imperiale, posto a lato di un asse stradale con orientamento nord-ovest/sud-est: del complesso si è conservata a livello di fondazione un’ampia aia di forma ellittica.
Sempre in periodo imperiale si sviluppa il nucleo sepolcrale individuato nel settore sud-orientale dei saggi B12-13: lungo il versante sud/sud-ovest di un battuto stradale, è stata esplorata una necropoli di circa cento sepolture. Le tombe, del tipo ‘alla cappuccina’, a tegole piane e in anfora da trasporto, sembrano disporsi quasi sempre con lo stesso orientamento nord/nord-est/sud/sud-ovest e addensarsi in nuclei. La fase maggiormente rappresentata si colloca tra il III e il V sec. d.C., quando sembra cessare la vita del sepolcreto. Di particolare spicco alcuni corredi di prima età imperiale con vasellame e ornamenti in bronzo.
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AIAC_2018 - Afragola - 2006
Nel lotto 16 si completa lo scavo dei pozzi, che ha portato al recupero di abbondanti materiali in impasto, ceramica micenea e italo-micenea, e oggetti in bronzo.
Nel settore centrale e centro settentrionale, in corrispondenza della linea ferroviaria, sono state messe in luce numerose buche per palo, alcune delle quali sembrano delineare allineamenti di probabili piccole strutture abitative, in fase con due pozzi sul cui fondo sono stati ritrovati diversi vasi interamente ricomponibili.
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AIAC_2031 - Afragola, TAV - V sottotratta, lotto 1 - 2003
Nel Lotto 1 (saggio 1052-3051), aperto per le indagini preliminari al passaggio della linea TAV, sono state portate in luce tracce di abitati sconvolti dall’eruzione delle pomici di Avellino, che conservano alcuni elementi strutturali databili ancora al Bronzo Antico (facies di Palma Campania).
E' stata identificata una serie di buche di palo e due dossi perimetrali in terra, riconducibili ad una struttura dalla planimetria ancora non del tutto messa in luce che lungo il dosso perimetrale rialzato, oltre ad una serie di pali disposti sia esternamente che internamente, presenta le impronte di numerose cannucce infisse verticalmente, e le impronte orizzontali dei crolli relativi alle pareti in incannucciata straminea. In alcune aree dello scavo, sul paleosuolo, sono ben visibili accumuli di paglia, forse riferibili alla copertura della struttura. Immediatamente all’esterno del limite orientale di quest’ultima, vi sono alcuni pozzetti con evidenti impronte di intrecci straminei il cui riempimento terrigeno conserva alcuni semi carbonizzati.
In tutta l’area sono stati rinvenuti numerosi frammenti ceramici di impasto riferibili nel complesso, alla facies di Palma Campania. Inoltre, sono state rilevate impronte umane relative a gruppi di persone, in movimento in diverse direzioni, e di animali, forse in fuga alle prime avvisaglie della furia esplosiva del vulcano.
Nello stesso lotto, si registra il rinvenimento di un nucleo di tombe in cassa di tufo, con corredi databili nell’ambito del IV sec. a.C. La necropoli è costituita da 8 sepolture di adulto e 3 di bambino, in parte violate da scavi clandestini e caratterizzate da una fossa quadrangolare, talvolta rivestita e coperta da lastroni di tufo giallo. I corredi sono perlopiù costituiti di vasi a vernice nera, decorata anche con stampigli e a rotella, vasi a figure rosse di produzione locale e ceramica acroma. In minor numero gli oggetti in metallo, tra questi uno strigile ed un pugnale in ferro, fibule, anelli ed altri ornamenti, anche in argento.
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AIAC_2031 - Afragola, TAV - V sottotratta, lotto 1 - 2004
Come in altri lotti sulla linea Tav, anche nel lotto 1 sono venute alla luce, sopra il deposito primario dell’eruzione cd. delle Pomici di Avellino (3457 + 66 b.p. XVIII sec. a.C.), una fitta serie di impronte umane ed animali.
Le impronte, che testimoniano un intenso passaggio di individui ed animali in un momento di poco successivo la formazione del deposito stesso, sono impresse nei vari livelli dei fanghi depositatisi nei decenni successivi l’eruzione delle Pomici di Avellino. Tra gli animali si riconoscono impronte di bovini, cani, caprovini ed equini, spesso associate su vaste superfici, straordinariamente affollate. E’ stata eseguita una campagna di rilievo tridimensionale delle impronte più significative allo scopo di recuperare dati antropologici e faunistici del tutto nuovi, attraverso la scannerizzazione laser del suolo.
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AIAC_2031 - Afragola, TAV - V sottotratta, lotto 1 - 2005
Continuano le indagini al lotto 1: sul paleosuolo formatosi al di sopra delle ceneri di Agnano 3 (4600 b.p.), è apparsa di una struttura a pianta sub-rettangolare con lato corto absidato e orientamento est/nord-est/ovest/sud-ovest. All’esterno del lato meridionale è stata scoperta una sepoltura entro fossa terragna di un individuo adulto in posizione rannicchiata. I materiali rinvenuti permettono di inquadrare tali evidenze in una fase non evoluta dell’Eneolitico (saggio 3112).
È stata inoltre individuata un’area insediativa caratterizzata dalla presenza di numerosi forni associati a piani di cottura attribuibili ad un’area di lavorazione in parte recintata. Lo scavo ha permesso il recupero di abbondante ceramica riferibile alla facies di Palma Campania e di un pugnale in bronzo (saggio 1011).
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AIAC_2032 - Afragola, TAV, V sottotratta, lotto 4 - 2004
Nel lotto 4, saggio 1681 (Soc. Xenia) un pozzo ha restituito resti di ceramica appenninica decorata e alcuni frammenti di ceramica Micenea in argilla figulina con decorazione a fasce brune. Un altro pozzo conteneva un’olla di impasto integra e priva delle anse, probabilmente frammentate intenzionalmente prima dell’interro.
È stato inoltre esplorato per una lunghezza di circa 70 metri un asse viario orientato NW-SE, in terra battuta con relativi canali, che hanno restituito ceramica comune e a vernice nera, databile tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C.; in due pozzi sono state recuperate numerose situle, olle di ceramica da fuoco, pochi frammenti di vernice nera e sporadici frammenti di anfore. Dal paleosuolo associato al sistema viario e alle canalizzazioni connesse proviene un’abbondante quantità di frammenti ceramici tra i quali si segnala inoltre la presenza di coppe a vernice nera, alcune con inscrizioni graffite. Una in particolare risulta contrassegnata da una formula di possesso, in alfabeto osco e di alcune monete di bronzo di Neapolis.
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AIAC_2033 - Afragola, TAV, V sottotratta, lotto 5 - 2003
Lungo il tracciato dell’Alta Velocità, in territorio di Afragola, sono state individuate alcune strutture che sembrano pertinenti ad una _villa rustica_ d’età tardo-repubblicana.
E’ stato individuato un pavimento costituito da pezzame di tufo e laterizi, di forma irregolare e giustapposti, che in alcuni punti presenta dei rappezzi e ingloba blocchi di tufo di medie dimensioni, da riferire probabilmente ad una struttura leggera, isolata dalla parte abitativa, e riservata ad attività agricole. In esso vengono poi realizzati tre pozzi uno dei quali parzialmente costruito, serviti da una canaletta. E’ ancora in corso lo scavo delle strutture relative alla _pars dominica_ individuata più a sud.
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AIAC_2033 - Afragola, TAV, V sottotratta, lotto 5 - 2004
Due percorsi stradali in terra battuta, uno orientato NW-SE e l’altro E-W, sono riconducibili probabilmente alla centuriazione dell’ _ager Campanus_. Dai canali che corrono paralleli alle strade proviene ceramica a vernice nera di produzione locale databile tra III e inizi I sec. a.C. e materiale votivo, tra cui una testa femminile di terracotta.
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AIAC_2033 - Afragola, TAV, V sottotratta, lotto 5 - 2005
In quest’area, in fase con il pozzo, e nella maggior parte dei casi al di sotto dei battuti di epoca ellenistica, sono state individuate cinque olle in impasto poste in verticale all’interno di tagli praticati sulla superficie del suolo dell’età del Bronzo.
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AIAC_2037 - Afragola, lotto 17 - 2004
Lo scavo del lotto 17 (saggio B25) ha permesso il rinvenimento di resti di una capanna sul paleosuolo sigillato dalle ceneri di Avellino. La struttura, di forma subovale, lunga 7,5 m e larga 4,5 m circa, è orientata NO-SE e circondata da un recinto finora rintracciato solo sul lato est. Le evidenze riferibili alla capanna risultavano leggibili come un rilievo a forma di ferro di cavallo, ricco di frammenti di ceramica d’impasto, già al livello del deposito primario dell’eruzione (litoide) che sigilla la struttura, costituita da pali di legno e fasce di cannucce di varie misure: ben leggibili sono quelle dei probabili pali assiali che reggevano il tetto e di quelli più corti, posti lateralmente all’interno della capanna, mentre verso l’ingresso è molto evidente l’ordito dei rivestimenti, numerosi frammenti ceramici di impasto, in particolare due grandi olle biconiche biansate quasi integre che per la posizione di caduta dovevano essere appese alla parte alta della capanna.
Accanto ai resti di alcuni grossi contenitori, alloggiati nella parte più interna della casa, che forse corrispondeva al deposito alimentare, sono state trovate anche impronte di piccoli frutti tondeggianti (forse noci o mandorle) e tracce di una cesta, un focolare, circondato da numerosi frammenti di ceramica (una tazza monoansata quasi integra) e frammenti ossei animali All’esterno della capanna erano numerose impronte di foglie e di rami.
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AIAC_2037 - Afragola, lotto 17 - 2005
Nell’ambito del lotto 17 (saggi B24-25) si continua a scavare l’insediamento, sigillato dalle cineriti di Avellino, di cui sono state individuate otto strutture abitative con ampie recinzioni, generalmente orientate nord-ovest/sud-est. Si è completato lo scavo della prima capanna, già in parte scavata nel 2004. Al centro di essa si sono rinvenuti un forno ovale in concotto e abbondantissimo materiale di impasto.
Le capanne sono riconoscibili già dai fanghi, dove emergono anomale concentrazioni di sabbie e ceneri vulcaniche unitamente ai primi frammenti di impasto. La progressiva asportazione dei livelli piroclastici consente di delinearne la configurazione e l’organizzazione dello spazio interno. Il vasellame, in particolare i contenitori per derrate di grandi e medie dimensioni di forma biconica e ovoide, è posto lungo il lato breve absidato, addossato alla parete. Nella zona centrale sono i vasi relativi al consumo delle vivande, mentre lungo la parete est si sono rinvenuti lo scheletro di un ovino e, nei pressi, l’impronta di una grande ciotola.
La struttura 2 è posta all’interno di un recinto a pianta ellittica, poco distante e all’esterno di un silos di forma conica. In tutta l’area, sui depositi eruttivi, sono state trovate tracce di impronte umane e di animali; si sono ritrovati, altresì, resti organici pertinenti alla intelaiatura lignea della capanna e reperti paleo-botanici riferibili a spighe di grano e altri cereali.
L’area è interessata da una occupazione molto lunga, che arriva fino al Tardo Antico e che vede, in età ellenistica (saggio B31), la presenza di un edificio con fondazioni a blocchi e scaglie di tufo, rimaneggiata in età augustea quando si articola intorno ad un peristilio centrale sul quale si aprono gli ambienti legati ad attività produttive. Annessa al complesso è una piccola necropoli, composta da trentacinque tombe a fossa, in blocchetti di tufo e ad enchytrismos, attiva dalla prima età imperiale al IV sec. d.C.
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AIAC_2037 - Afragola, lotto 17 - 2006
Nell’ambito dei saggi B24 - B25, continua l’esplorazione di un villaggio distrutto dall’eruzione delle “pomici di Avellino” del XVIII sec. a.C. Le capanne presentano una pianta a ferro di cavallo con un lato corto rettilineo e, opposta ad esso, una sorta di abside, usata come dispensa e separata dal resto mediante una parete, testimoniata da una serie di pali; presso l’ingresso lungo la parete destra era il focolare o il fornetto. Recinti separavano le strutture da un’area esterna caratterizzata da numerosissime impronte di animali. Del villaggio sono stati definiti i limiti settentrionali e meridionali, e individuati venticinque edifici, tra cui otto abitazioni.
Diversi sono stati le modalità e i tempi di crollo delle strutture: in alcuni casi esso è avvenuto in maniera piuttosto repentina, in altri, invece, il cedimento sembra essersi verificato piuttosto tardi. Nei depositi fangosi alluvionali penetrati all’interno delle abitazioni sono state messe in evidenza impronte di individui adulti e bambini, nonché di corde, stuoie e oggetti in paglia, insieme a numerosi vasi appartenenti alla facies di Palma Campania.
All’esterno delle abitazioni sono presenti strutture a pianta circolare di non chiara interpretazione funzionale e probabile alloggi per animali a pianta sub-rettangolare.
Nel settore meridionale, prossimo ai limiti del villaggio, è stata localizzata un’ampia area aperta con numerosi cespugli. Più a Sud, una grande palizzata a doppia fila con andamento poligonale sembra delimitare l’insediamento a Sud-Ovest.
Inoltre, fra i saggi B27 e B28, è stata individuata una piccola necropoli in uso a partire dagli inizi del III sec. a.C., allineata rispetto ad un asse stradale orientato Nord/Sud. Vi sono state indagate quindici sepolture ad inumazione con orientamento prevalente Est/Ovest e deposizione supina del defunto. La copertura, ove presente, era a tegole piane o a lastre di tufo; il corredo, collocato ai piedi del defunto, è composto da vasi a vernice nera.
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AIAC_2043 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 1 - 2004
Nel lotto 1 è stata individuata una necropoli, per ora costituita da tre sepolture, caratterizzate da grotticelle artificiali con pozzo d’accesso. In due casi sono sepolture singole con l’inumato in posizione rannicchiata. La terza tomba (tomba 10) ha una struttura molto articolata, costituita da un pozzo d’accesso di oltre due metri di diametro e tre di profondità. Da esso si accede a tre celle, a diverse quote di profondità, per un totale di circa sei defunti: verso N, la prima cella con una deposizione, verso E (la più antica), con due deposizioni e verso SW , con tre deposizioni accertate. Dai riempimenti dei pozzi sono stati recuperate olle biansate con una decorazione su due file ad unghiate e tazze, completamente ricostruibili. I corredi, posti nelle celle accanto ai defunti sono composti da brocche, orcioletti, tazze, vasi gemini, fiasche, pugnali e punte di frecce in selce.
Ad età romana, appartiene un articolato sistema di canalizzazione, afferente al corso dell’antico Clanis; assieme è stata rintracciata la parte produttiva di una villa rustica la cui prima fase costruttiva di età repubblicana è attestata tra l’altro dalle grandi quantità di frammenti di cocciopesto pavimentali. In prossimità della villa, erano nove sepolture databili al IV sec. d.C. e tre pozzi di VI-VIII sec. d.C., che raggiungono i 4 m di profondità e che hanno restituito macine intere, resti faunistici, brocche e olle integre databili al VII d.C.
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AIAC_2056 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 7 - 2003
Nella parte nord del tracciato dell’Alta Velocità (Caivano, zona ASI, lotto 7) è stato rinvenuto un piccolo insediamento a carattere stanziale, costituito da una capanna circolare con palo centrale e da due pozzi che hanno restituito reperti faunistici ed un’olla d’impasto integra. L’occupazione appartiene alla fase neo-eneolitica.
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AIAC_2057 - Caivano, TAV, IV sottotratta lotto 9 - 2003
Ad una villa rustica di prima età imperiale è da attribuire una vasta area con impianti di premitura e vasche e grandi colmate di materiali costruttivi, pavimenti e ceramica. La distruzione della villa sembrerebbe dovuta ad un incendio, attestato dalla presenza di combustione su molti materiali, probabilmente intorno al III sec. d.C. Dai materiali recuperati, i pavimenti, la ceramica a vernice nera, Campana A e B, la sigillata africana sia A che D, ed italica, la villa sembra aver avuto almeno due fasi: la prima databile al II/I sec. a.C., la seconda fase al I/II sec. d.C., quindi nel III sec. d.C. la distruzione.
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AIAC_2058 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 10 - 2003
Nel settore meridionale del tracciato del Treno Alta Velocità, nell’area del lotto 10 è stato individuato un vasto abitato della facies di Palma Campania, nel quale sono state rimesse in luce diverse capanne tra le quali una rettangolare, orientata nord/ovest Sud/est con lato corto absidato, intorno alla quale erano evidenti tracce di strutture circolari e numerosi focolari. Tra la ceramica abbondano i frammenti pertinenti a grandi contenitori e all’interno dei buchi di palo si trovavano pesi di grandi dimensioni con fori passanti.
Al Bronzo medio appartengono fosse di scarico con materiale appenninico decorato ad intaglio.
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AIAC_2058 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 10 - 2004
Al di sotto dell’eruzione di Agnano 3, continua il rinvenimento dell’abitato eneolitico, che ha continuato a svilupparsi dopo l’ eruzione, evidenti infatti gli interventi di rinforzo alla struttura preesistente. Sono venuti alla luce una capanna circolare allungata di mt 9 x 8.5, con pali equidistanti e intorno tracce di altre strutture che potrebbero riferirsi ad altra capanna e a recinti con focolari intorno ai quali si sono recuperati numerosi frammenti ceramici, macine e fusaiole. L’area risulta frequentata fino al bronzo medio, documentato da numerosi pozzi.
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AIAC_2059 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 11 - 2003
Nell’area del lotto 11 è stata rinvenuta una villa rustica, di cui si conservano strutture in cementizio, conservate al livello delle fondazioni; dell’edificio si riconoscono almeno due fasi edilizie. Nella prima, doveva esistere un edificio a pianta grosso modo quadrata, costituito da 16 ambienti articolati intorno al cortile centrale porticato. A questa prima fase, si possono attribuire il pozzo in muratura e la vasca, rivestita in cocciopesto, per la decantazione dell’olio, mentre risultano spoliati gli altri apprestamenti produttivi. Un pozzo presente nel cortile è stato utilizzato fino all’abbandono della struttura, dal momento che risulta colmato da uno strato che ha restituito una ingente quantità di materiali ceramici di età tardoantica tra i quali si segnalano ollette biansate in ceramica tipo colour coated (fine IV-V sec. d.C.) e una brocca in ceramica comune steccata di produzione campana, databile tra la fine del V e la metà del VII secolo d.C. Alla seconda fase si possono ascrivere le spoliazioni delle strutture e l’aggiunta di ulteriori corpi di fabbrica. L’esempio più significativo di questa seconda fase è costituito dall’ambiente adibito a doliarium, realizzato con la demolizione di un muro e l’aggiunta di un corpo di fabbrica. Gli strati di abbandono di pozzi realizzati nell’ultima fase di vita, hanno restituito brocche integre in ceramica dipinta a bande ed in ceramica comune steccata di produzione campana, databili tra la fine del V ed il VII secolo d.C.
Nell’area nordorientale dello scavo, all’esterno dell’edificio, è stata scavata una piccola necropoli costituita da 32 tombe, sia infantili sia di individui adulti. I corredi delle tombe sono piuttosto omogenei e costituiti prevalentemente da ollette in ceramica d’uso comune e del tipo color coated, databili tra la fine del IV e gli inizi del VI sec. d.C.
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AIAC_2060 - Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 6 - 2002
Nel territorio di Caivano è stata indagata una piccola necropoli tardo-antica, obliterata dall’eruzione vesuviana detta di “Pollena”. Il sepolcreto è costituito da tombe di adulti in cassa di tegole o di scaglie di tufo o alla cappuccina, con corredo rappresentato da boccalini monoansati e lucerne a disco perlinato (IV secolo d.C.). Alle sepolture di adulti si associano quelle infantili, deposte in anfore del tipo Africana I e Almagro 51 A-B. Le tombe appartenevano ad una villa, di cui si sono individuati due tratti di muro in opera cementizia obliterati dalla stessa necropoli e poi dall\'eruzione; il rinvenimento di materiali più antichi nel settore meridionale dell’area esplorata farebbe attribuire l’inizio della frequentazione del luogo intorno alla metà del I secolo d.C.
Per il periodo repubblicano il dato più rilevante è costituito dalla rete di canali e fossati di drenaggio funzionali allo sfruttamento agricolo. Uno di questi era riempito con materiali in gran parte di uso domestico che giungono fino agli inizi del I secolo a.C.
Per quanto riguarda i livelli preistorici e protostorici, il sito appare intensamente frequentato nella fase finale della media età del Bronzo (XV-XIV secolo a.C.), come attesta l’abbondante vasellame frammentario recuperato nei pozzi. Estesa testimonianze analoghe rinvenute anche nel lotto a nord fanno pensare alla presenza nelle prossimità, di un villaggio.
Più articolata risulta essere la fase di occupazione relativa all’età del Bronzo Antico. Sono stati identificati un fossato, probabilmente utilizzato come canale per il drenaggio delle acque superficiali, e cinque fosse circolari (diam. m 1,70), sul fondo delle quali sono stati recuperati ossa animali e vasi interi deposti secondo un rito spesso riscontrato in altri siti della stessa zona.
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AIAC_2211 - Casale di Teverolaccio - 2009
The work was carried out at the request of Ing. Salvatore Constanzo of the Comune di Sant’Arpino in association with the Soprintendenza per i beni archeologici di Caserta e Benevento, in particular Dott.ssa Elena Laforgia who wished to undertake a geophysical survey for investigating the archaeological potential of the site. It was undertaken by a joint team from the Archaeological Prospection Services of Southampton (APSS) and the British School at Rome. The survey was carried out to determine the potential for archaeological remains on a site due for development. To increase the potential for a variety of archaeological remains being detected, it was decided to integrate both a magnetometer and resistivity survey.
The integration of both geophysical techniques on this small site has proved to be extremely useful both in terms of defining different buried features and providing more information as to the nature of the remains appearing in both surveys.
The most important feature identified in both surveys lies in the central section of the survey area. The linear anomalies clearly trace the standing remains of the boundary wall associated with the market area of the Casale. Interestingly, each technique detected the smaller walls adjoining the main boundary but in different areas along the course of the wall. Although this wall can be seen exposed in part in the field, the combination of both geophysical methodologies has expanded our understanding as to the form and layout of the surviving archaeological remains.
Apart from the main boundary wall, no other features of archaeological potential are apparent in the rest of the survey.