- Item
- AIAC_811
- Name
- Tempio di Venere
- Date Range
- 100 BC – 79
Seasons
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AIAC_811 - Tempio di Venere - 2006Fornire il recinto di un tempio di boschetti e giardini era pratica abbastanza comune nel mondo romano, ciononostante anche a Pompei, raramente questi giardini sacri sono stati indagati dal punto di vista archeologico. Per rimediare a questa lacuna l’università di Sheffield sta conducendo ricerche dal 1998 ad oggi nel tempio di Venere, al fine di recuperare evidenze per la cronologia e l’allestimento del principale santuario romano della città e per quello del suo _nemus_ . Le nostre indagini hanno contribuito significativamente alla comprensione dell’uso dello spazio urbano a Pompei e del ruolo del bosco sacro nelle pratiche cultuali. Sono state rinvenute chiare evidenze per la progettazione di un giardino nel santuario romano più antico risalenti al I sec. a.C. e, più precisamente, alla metà dello stesso secolo, permettendoci di identificare questo come uno dei più antichi giardini di tempio conosciuti nell’impero romano. Il bosco sacro di Venere era un giardino “architettonico”, in cui alberi e arbusti furono piantati in modo alterno sui tre lati della corte entro file di contenitori di terracotta lungo il portico colonnato, gli alberi quasi certamente riecheggiavano il ritmo delle colonne e visivamente esaltavano il tempio a chi veniva dal lato meridionale. Le piante nei pressi del tempio rappresentavano ciò che gli autori latini consideravano il _nemus_ , ovvero un bosco creato o manipolato dall’uomo per integrarsi con l’edificio sacro e le sue immagini. Nel periodo augusteo il tempio e il suo portico furono rinnovati per qualche ragione il giardino del tempio fu abbandonato e la corte pavimentata con malta. Anche se il santuario in seguito non ebbe un giardino, i monumenti votivi e le strutture idriche scavate, indicano che la corte rimase il punto focale della venerazione religiosa e dell’attività sociale fino alla distruzione definitiva del santuario nel 79 d.C.
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AIAC_811 - Tempio di Venere - 2007La ricerca delle evidenze archeologiche di un bosco sacro nel santuario di Venere è lo scopo primario della nostra ricerca, ma lo scavo ha gettato luce anche sulla cronologia e lo sviluppo del santuario, sul suo allestimento e sulle alterazioni dei limiti del tempio e il ruolo del santuario nell’espressione dell’identità politica e religiosa di Pompei. Gli scavi sono stati condotti nel 1998, 2004 e 2006 con due stagioni di studio nel 2006 e 2007. Al fine di costruire il santuario sul pendio naturale dell’area, ammassi di macerie edilizie, rifiuti e terreno furono gettati sul pendio e depositati per creare una terrazza artificiale su cui costruire il nuovo tempio e i portici circostanti. Le fondamenta della struttura tagliano e sono inserite nei depositi della terrazza su cui sorge il tempio. La ceramica, i manufatti, la stratigrafia e argomenti storici suggeriscono che il tempio sia una creazione dei coloni romani intorno alla metà del I sec. a.C. Nel corso delle nostre indagini sono state recuperate chiare evidenze della presenza di piante, dimostrando che la sistemazione della corte del santuario a bosco sacro fu contemporaneo alla costruzione del tempio e ai portici circostanti. Si tratta di uno dei boschi, legati ad un tempio, più antichi del mondo romano, per il quale abbiamo evidenza archeologica. Piante, fosse per alberi, alcuni dei quali conservavano ancora vasi in terracotta in situ, sono stati scavati nei depositi di costruzione della terrazza del tempio. Il bosco consisteva in una fila di alberi e arbusti piantati in modo parallelo di fronte alle colonne dei lati settentrionale, occidentale e orientale del santuario. Il disegno è quello di una normale piantumazione di alberi incorniciati da una porticus triplex. Localizzato su un’ampia terrazza artificiale nell’angolo sud-occidentale della città, il santuario con il suo tempio, i portici e la corte allestita a giardino stavano come un monumento cospicuo e un simbolo ideologico della Pompei romana, “abitazione di Venere” (Martial, Epigrams 4.44.5). Nella sua seconda fase, agli inizi del I sec. d.C., il tempio e i portici furono rinnovati, usando marmo lunense come elementi decorativi. Per qualche ragione, il bosco sacro andò fuori uso allora o fu abbandonato e la corte del santuario pavimentata con malta. Le basi dei monumenti votivi e le tracce delle modifiche della gestione dell’acqua nel santuario in età augustea indicano che il sito rimase un importante luogo di culto. Il terremoto del 62 d.C. e forse ulteriori sussulti negli anni seguenti distrussero il complesso. Le macerie nel recinto erano state rimosse e i lavori edilizi nelle fondamenta del nuovo tempio e dei portici erano comunque in stato avanzato prima dell’eruzione del 79 d.C. Alcune parti delle sovrastrutture in marmo lunense del tempio di seconda fase erano state riciclate per questa ultima costruzione e differenti tipi di pietre calcaree colorate importate dal Mediterraneo orientale e dall’Itali settentrionale erano state tagliate e messe in opera nel sito. Il santuario non fu mai finito, né il bosco sacro fu ripiantato a causa della catastrofe finale.
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AIAC_811 - Tempio di Venere - 2017The Venus Pompeiana Project (VPP) is a new archaeological and architectural research programme launched with the aim of reaching firmer conclusions on the chronology, development, and nature of the occupation of the Sanctuary of Venus. Special attention is paid to the structures discovered below the temple triporticus, which were partially explored during the investigations carried out by Emmanuele Curti of the Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera between 2004 and 2007. New stratigraphic research has been launched in the east sector of the temple court, reopening a trench from 2006-2007 and extending it across the and the east portico to map the continuation of previously discovered structures. The initial results have been integrated with both the data from the 2015-2016 Pompeii per tutti project (Soprintendenza Pompei) and the reanalysis of the topographical data from the 2004-2007 campaigns, thus providing new evidence on the spatial organization of the site in the pre-Roman phase and on the date of the first monumental temple complex. In particular, a sidewalk feature discovered below the level of the sanctuary’s eastern courtyard suggests the existence of a side street branching off from Via Marina and continuing in a southerly direction. This alley plausibly demarcated two separate city-blocks in use during the 2nd century BC. The area to the east of the street was occupied by what Curti described as a courtyard building, a complex that most likely continued under the Vicolo di Championnet and the Basilica. Detailed layout and function of this building have yet to be clarified through further investigations. Ceramic and coin evidence suggests a post-Sullan date for the completion of the triporticus and, presumably, of the podium temple. The construction of the sanctuary brought with it a major reorganization of the site: the sacred area was expanded beyond the previous limits: Via Marina was narrowed to accommodate the north wing of the portico, while the pre-existing N-S street was obliterated to make room for the east wing. Further archaeological investigations and analysis are planned for 2018 in order to reveal the nature and precise chronology of the buildings discovered below the sanctuary structures, and to clarify the relationship existing between the sanctuary of Venus and adjacent areas and monuments, such as the Vicolo di Championnet.
FOLD&R
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119 - Maureen Carroll, Giuseppe Montana, Luciana Randazzo, Renato Giarrusso - 2008Recovering evidence for the use of marble and coloured limestone in the first century AD in excavations at the sanctuary of Venus at Pompeii -
425 - Ilaria Battiloro, Marcello Mogetta- University of Missouri, Columbia - 2018New Investigations at the Sanctuary of Venus in Pompeii: Interim Report on the 2017 Season of the Venus Pompeiana Project -
535 - Marcello Mogetta – Ilaria Battiloro – Ivan Varriale – Daniel P. Diffendale –
Giordano Iacomelli – Mattia D’Acri – Chiara Corbino – Chiara Comegna – Giacomo Pardini - 2022Archaeological Research at the Sanctuary of Venus in Pompeii: Interim Report of the 2018-2019 Seasons of the Venus Pompeiana Project
Media
- Name
- Tempio di Venere
- Year
- 2006
- Summary
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it
Fornire il recinto di un tempio di boschetti e giardini era pratica abbastanza comune nel mondo romano, ciononostante anche a Pompei, raramente questi giardini sacri sono stati indagati dal punto di vista archeologico. Per rimediare a questa lacuna l’università di Sheffield sta conducendo ricerche dal 1998 ad oggi nel tempio di Venere, al fine di recuperare evidenze per la cronologia e l’allestimento del principale santuario romano della città e per quello del suo _nemus_ .
Le nostre indagini hanno contribuito significativamente alla comprensione dell’uso dello spazio urbano a Pompei e del ruolo del bosco sacro nelle pratiche cultuali. Sono state rinvenute chiare evidenze per la progettazione di un giardino nel santuario romano più antico risalenti al I sec. a.C. e, più precisamente, alla metà dello stesso secolo, permettendoci di identificare questo come uno dei più antichi giardini di tempio conosciuti nell’impero romano.
Il bosco sacro di Venere era un giardino “architettonico”, in cui alberi e arbusti furono piantati in modo alterno sui tre lati della corte entro file di contenitori di terracotta lungo il portico colonnato, gli alberi quasi certamente riecheggiavano il ritmo delle colonne e visivamente esaltavano il tempio a chi veniva dal lato meridionale. Le piante nei pressi del tempio rappresentavano ciò che gli autori latini consideravano il _nemus_ , ovvero un bosco creato o manipolato dall’uomo per integrarsi con l’edificio sacro e le sue immagini.
Nel periodo augusteo il tempio e il suo portico furono rinnovati per qualche ragione il giardino del tempio fu abbandonato e la corte pavimentata con malta. Anche se il santuario in seguito non ebbe un giardino, i monumenti votivi e le strutture idriche scavate, indicano che la corte rimase il punto focale della venerazione religiosa e dell’attività sociale fino alla distruzione definitiva del santuario nel 79 d.C.
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en
The provision of temple precincts with groves and gardens was fairly common practice in the Roman world, however these sacred gardens rarely have been investigated archaeologically, even in Pompeii. To remedy this situation the University of Sheffield carried out research from 1998 to the present at the temple of Venus to retrieve evidence for the date and layout of the city’s principal Roman sanctuary and its landscape planting.
Our investigations have contributed significantly to an understanding of the use of urban space in Pompeii and the role of the sacred grove in cult practice. Clear evidence was retrieved for the landscaping of the earliest Roman sanctuary in the 1st century B.C., around the middle of that century at the latest, allowing us to identify this as one of the oldest known temple gardens in the Roman empire. The sacred grove of _Venus_ was an ‘architectural’ garden in which alternating types of trees and bushes were planted on three sides of the courtyard in rows of terracotta containers along the portico columns, the trees almost certainly echoing the rhythms of the columns and visually highlighting the temple as one approached from the south. The plantings at the temple constituted what Latin texts refer to as a _nemus_ , a grove created or manipulated by man and furnished with sacred buildings and images.
In the Augustan period the temple and its porticoes were refurbished, and for some reason the temple garden was abandoned and the courtyard paved with mortar. Even though the sanctuary thereafter had no garden, the votive monuments and water features we excavated indicate that the courtyard remained a _focus_ of religious veneration and social activity until the final destruction of the sanctuary in A.D. 79.
Media
- Name
- Tempio di Venere
- Year
- 2007
- Summary
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it
La ricerca delle evidenze archeologiche di un bosco sacro nel santuario di Venere è lo scopo primario della nostra ricerca, ma lo scavo ha gettato luce anche sulla cronologia e lo sviluppo del santuario, sul suo allestimento e sulle alterazioni dei limiti del tempio e il ruolo del santuario nell’espressione dell’identità politica e religiosa di Pompei.
Gli scavi sono stati condotti nel 1998, 2004 e 2006 con due stagioni di studio nel 2006 e 2007. Al fine di costruire il santuario sul pendio naturale dell’area, ammassi di macerie edilizie, rifiuti e terreno furono gettati sul pendio e depositati per creare una terrazza artificiale su cui costruire il nuovo tempio e i portici circostanti. Le fondamenta della struttura tagliano e sono inserite nei depositi della terrazza su cui sorge il tempio.
La ceramica, i manufatti, la stratigrafia e argomenti storici suggeriscono che il tempio sia una creazione dei coloni romani intorno alla metà del I sec. a.C. Nel corso delle nostre indagini sono state recuperate chiare evidenze della presenza di piante, dimostrando che la sistemazione della corte del santuario a bosco sacro fu contemporaneo alla costruzione del tempio e ai portici circostanti. Si tratta di uno dei boschi, legati ad un tempio, più antichi del mondo romano, per il quale abbiamo evidenza archeologica. Piante, fosse per alberi, alcuni dei quali conservavano ancora vasi in terracotta in situ, sono stati scavati nei depositi di costruzione della terrazza del tempio.
Il bosco consisteva in una fila di alberi e arbusti piantati in modo parallelo di fronte alle colonne dei lati settentrionale, occidentale e orientale del santuario. Il disegno è quello di una normale piantumazione di alberi incorniciati da una porticus triplex. Localizzato su un’ampia terrazza artificiale nell’angolo sud-occidentale della città, il santuario con il suo tempio, i portici e la corte allestita a giardino stavano come un monumento cospicuo e un simbolo ideologico della Pompei romana, “abitazione di Venere” (Martial, Epigrams 4.44.5).
Nella sua seconda fase, agli inizi del I sec. d.C., il tempio e i portici furono rinnovati, usando marmo lunense come elementi decorativi. Per qualche ragione, il bosco sacro andò fuori uso allora o fu abbandonato e la corte del santuario pavimentata con malta. Le basi dei monumenti votivi e le tracce delle modifiche della gestione dell’acqua nel santuario in età augustea indicano che il sito rimase un importante luogo di culto.
Il terremoto del 62 d.C. e forse ulteriori sussulti negli anni seguenti distrussero il complesso. Le macerie nel recinto erano state rimosse e i lavori edilizi nelle fondamenta del nuovo tempio e dei portici erano comunque in stato avanzato prima dell’eruzione del 79 d.C. Alcune parti delle sovrastrutture in marmo lunense del tempio di seconda fase erano state riciclate per questa ultima costruzione e differenti tipi di pietre calcaree colorate importate dal Mediterraneo orientale e dall’Itali settentrionale erano state tagliate e messe in opera nel sito. Il santuario non fu mai finito, né il bosco sacro fu ripiantato a causa della catastrofe finale. -
en
Recovering evidence for a the temple grove in the sanctuary of Venus is our primary research focus, but the excavations have shed light also on the chronology and development of the sanctuary, the landscaping of and alterations to the temple precinct, and the role of the sanctuary in expressing Pompeii’s political and religious identity.
Excavations were conducted in 1998, 2004 and 2006, with two study seasons in 2006 and 2007. In order to build the sanctuary on the natural slope of land, masses of building debris, rubbish and soil were brought in and deposited to create a level terrace for the new temple and its surrounding porticoes. The foundations of the buildings cut through and were inserted into the temple terrace deposits. Pottery, artefacts, stratigraphy and historical considerations suggest that the temple is a creation of the Roman colonists around the mid-first century B.C.
In our investigations, clear evidence for plantings has been retrieved, demonstrating that the landscaping of the sanctuary courtyard as a sacred grove was contemporaneous with the building of the temple and its surrounding porticoes. It is one of the earliest temple groves in the Roman world for which there is archaeological evidence. Planting pits for trees, some of them still with terracotta planting pots in situ, were dug into the temple terrace construction deposits.
The grove consisted of a row of trees and/or shrubs planted parallel to the colonnades on the north, west and east sides of the sanctuary. The design is that of a formal planting of trees surrounded by a porticus triplex. Located on a vast artificial terrace in the south-west corner of the town, the sanctuary with its temple, porticoes and landscaped courtyard stood as a conspicuous monument and ideological symbol of Roman Pompeii, “Venus’ dwelling” (Martial, Epigrams 4.44.5).
In its second phase in the early first century A.D., the temple and porticoes were refurbished using Luna marble as decoration. For some reason, the sacred grove went out of use then or was abandoned, and the sanctuary courtyard paved with mortar. The bases of votive monuments and traces of alterations to the water management of the sanctuary in the Augustan period indicate that the site remained an important cult centre.
The earthquake of A.D. 62 and perhaps further tremors in subsequent years destroyed all the buildings. The debris in the precinct had been cleared and building work on the foundations of a new temple and porticoes had made considerable progress, however, before the eruption of Vesuvius in A.D. 79. Some parts of the Luna marble superstructure of the second phase temple were being recycled for this last building, and different types of coloured limestone imported from the eastern Mediterranean and northern Italy were being cut and worked on site. The sanctuary was never finished, nor was its sacred grove replanted, because of the final catastrophe. - Summary Author
- Maureen Carroll
- Research Body
- University of Sheffield
FOLD&R
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119 - Maureen Carroll, Giuseppe Montana, Luciana Randazzo, Renato Giarrusso - 2008Recovering evidence for the use of marble and coloured limestone in the first century AD in excavations at the sanctuary of Venus at Pompeii
Media
- Name
- Tempio di Venere
- Year
- 2017
- Summary
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en
The Venus Pompeiana Project (VPP) is a new archaeological and architectural research programme launched with the aim of reaching firmer conclusions on the chronology, development, and nature of the occupation of the Sanctuary of Venus. Special attention is paid to the structures discovered below the temple triporticus, which were partially explored during the investigations carried out by Emmanuele Curti of the Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera between 2004 and 2007.
New stratigraphic research has been launched in the east sector of the temple court, reopening a trench from 2006-2007 and extending it across the and the east portico to map the continuation of previously discovered structures. The initial results have been integrated with both the data from the 2015-2016 Pompeii per tutti project (Soprintendenza Pompei) and the reanalysis of the topographical data from the 2004-2007 campaigns, thus providing new evidence on the spatial organization of the site in the pre-Roman phase and on the date of the first monumental temple complex.
In particular, a sidewalk feature discovered below the level of the sanctuary’s eastern courtyard suggests the existence of a side street branching off from Via Marina and continuing in a southerly direction. This alley plausibly demarcated two separate city-blocks in use during the 2nd century BC. The area to the east of the street was occupied by what Curti described as a courtyard building, a complex that most likely continued under the Vicolo di Championnet and the Basilica. Detailed layout and function of this building have yet to be clarified through further investigations.
Ceramic and coin evidence suggests a post-Sullan date for the completion of the triporticus and, presumably, of the podium temple. The construction of the sanctuary brought with it a major reorganization of the site: the sacred area was expanded beyond the previous limits: Via Marina was narrowed to accommodate the north wing of the portico, while the pre-existing N-S street was obliterated to make room for the east wing.
Further archaeological investigations and analysis are planned for 2018 in order to reveal the nature and precise chronology of the buildings discovered below the sanctuary structures, and to clarify the relationship existing between the sanctuary of Venus and adjacent areas and monuments, such as the Vicolo di Championnet. -
it
Il Venus Pompeiana Project (VPP) è un nuovo programma di ricerca archeologica e architettonica lanciato con lo scopo di raggiungere conclusioni più solide sulla cronologia, lo sviluppo e la natura dell'occupazione del Santuario di Venere. Particolare attenzione è rivolta alle strutture scoperte sotto il tempio triportico, che sono state parzialmente esplorate durante le indagini condotte da Emmanuele Curti della Scuola di Specializzazione di Archeologia di Matera tra il 2004 e il 2007.
Una nuova ricerca stratigrafica è stata lanciata nel settore orientale della corte del tempio, riaprendo un saggio effettuato tra il 2006 ed il 2007 estendendolo attraverso il portico est per mappare la continuazione delle strutture precedentemente scoperte. I risultati iniziali sono stati integrati sia con i dati del progetto Pompeii per tutti 2015-2016 sia con la rianalisi dei dati topografici delle campagne 2004-2007, fornendo così nuove prove sull'organizzazione spaziale del sito nella fase pre-romana e sulla datazione della prima fase monumentale del tempio.
In particolare, una caratteristica del marciapiede scoperto sotto il livello del cortile orientale del santuario, suggerisce l'esistenza di una strada laterale che si dirama da Via Marina e prosegue in direzione sud. Questo vicolo ha delimitato in modo plausibile due isolati di città separati durante il II secolo a.C. L'area ad est della strada era occupata da quello che Curti descriveva come un edificio a corte, un complesso che molto probabilmente continuò sotto il Vicolo di Championnet e la Basilica. La disposizione e le funzioni dettagliate di questo edificio devono tuttavia essere chiarite attraverso ulteriori indagini.
La ceramica e le monete suggeriscono una datazione post-Sillana per il completamento del triportico e, presumibilmente, del podio del tempio. La costruzione del santuario portò con sé una grande riorganizzazione del sito; l'area sacra fu ampliata oltre i limiti precedenti, Via Marina fu ristretta per ospitare l'ala nord del portico, mentre la preesistente strada NS fu cancellata per fare spazio all'ala est.
Ulteriori indagini e analisi archeologiche sono previste per il 2018 al fine di rivelare la natura e la cronologia precisa degli edifici scoperti sotto le strutture del santuario, e per chiarire il rapporto esistente tra il santuario di Venere e le aree e monumenti adiacenti, come il Vicolo di Championnet. - Funding Body
- Crake Foundation
FOLD&R
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425 - Ilaria Battiloro, Marcello Mogetta- University of Missouri, Columbia - 2018New Investigations at the Sanctuary of Venus in Pompeii: Interim Report on the 2017 Season of the Venus Pompeiana Project -
535 - Marcello Mogetta – Ilaria Battiloro – Ivan Varriale – Daniel P. Diffendale –
Giordano Iacomelli – Mattia D’Acri – Chiara Corbino – Chiara Comegna – Giacomo Pardini - 2022Archaeological Research at the Sanctuary of Venus in Pompeii: Interim Report of the 2018-2019 Seasons of the Venus Pompeiana Project
Media
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Carroll 2008M. Carroll, 2008, Nemus et Templum. Exploring the sacred grove at the Temple of Venus in Pompeii, in P.G. Guzzo – M.P. Guidobaldi (a cura di), Nuove ricerche archeologiche nell'area vesuviana (scavi 2003-2006), Atti del Convegno Internazionale, Roma 1-3 febbraio 2007, Roma: 37-45.
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Carroll c.s.M. Carroll, c.s., Temple Gardens and Sacred Groves, in W.F. Jashemski (ed), Gardens of the Roman World, Cambridge.
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Carroll 2003M. Carroll, 2003, Earthly Paradises. Ancient Gardens in History and Archaeology, London: 89-90.
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Carroll in preparationM. Carroll, in preparation, Politics, cult and identity in Roman Pompeii: Exploring the sanctuary of Venus and its sacred grove.
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Carroll et al. 2008M. Carroll, G. Montana, L. Randazzo, R. Giarrusso, Recovering evidence for the use of marble and coloured limestone in the first century AD in excavations at the sanctuary of Venus at Pompeii, in www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2008-119.pdf.
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Arthur 1986P. Arthur, 1986, Problems of urbanization of Pompeii. Excavations 1980-1981, in AntJ, 66, 29-44.
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Carroll 2010M. Carroll, 2010, Exploring the sanctuary of Venus and its sacred grove: politics, cult and identity in Roman Pompeii, in PBSR, 28, 63-106.
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Coletti - Sterpa 2008F. Coletti, G. Sterpa, 2008 Resti pavimentali in cementizio, mosaico e sectile dall’area del tempio di Venere a Pompei: i dati di scavo, in C. Angelelli and F. Rinaldi (a cura di), Atti del XIII colloquio dell’associazione italiana per lo studio e la conservazione del mosaico (Canosa di Puglia, 21-24 febbraio 2007), Tivoli, 129-143.
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Coletti et al. 2010F. Coletti, C. Prascina, G. Sterpa, N. Witte, 2010, Venus Pompeiana. Scelte progettuali e procedimenti tecnici per la realizzazione di un edificio sacro tra tarda repubblica e primo impero, in S. Camporeale, H. Dessales, and A. Pizzo (a cura di), Arqueología de la construcción, 2. Los procesos constructivos en el mundo romano. Italia y provincias orientales. Certosa di Pontignano, Siena, 13-15 de noviembre de 2008, Madrid, 189-211.
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Curti 2005E. Curti, 2005, Le aree portuali di Pompei: nuovi dati, in V. Scarano Ussani (a cura di), Moregine. Suburbio ‘portale di Pompei’, Napoli, 51-76.
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Curti 2007E. Curti, 2007, La Venere Fisica trionfante: un nuovo ciclo di iscrizioni dal santuario di Venere a Pompei, in Le perle e il filo. Studi per il 70 anni di Mario Torelli, Venosa, 57-71
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Curti 2008E. Curti, 2008, Il tempio di Venere Fisica e il porto di Pompei, in P.G. Guzzo and M.P. Guidobaldi (a cura di), Nuove ricerche archeologiche nell’area vesuviana (scavi 2003-2006). Atti del Convegno Internazionale, Roma 1-3 febbraio 2007, Roma, 47-60.
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Curti 2009E. Curti, 2009, Spazio sacro e politico nella Pompei preromana, in M. Osanna (a cura di), Verso la città. Forme insediative in Lucania e nel mondo italico tra IV e III sec. a.C., Atti delle Giornate di Studio, Venosa 2006, Venosa, 497-511.
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Lepone 2004A. Lepone, 2004, Venus Fisica Pompeiana, in Siris, 5, 159-169.
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Lepone 2017A. Lepone, 2017, Il tempio di Venere, in E. Lippolis and M. Osanna (a cura di), I Pompeiani e i loro dei. Atti della giornata di studi. Sapienza Università di Roma (15 febbraio 2015), Roma, 89-109.
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Varriale 2010I. Varriale, 2010, I cicli decorativi di età tardo-ellenistica dal tempio di Venere a Pompei, in I. Bragantini (a cura di), Atti del X Congresso Internazionale dell’AIPMA (Association Internationale pour la Peinture Murale Antique), Napoli 2010, 375-386.