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Alfredo Balasco

Season Team

  • AIAC_137 - Teano - 2002
    A _Teanum Sidicinum_ sono ripresi gli scavi al teatro. Una campagna di indagini geo-diagnostiche pilota per elettro-resistività ha riguardato la terrazza retrostante la cavea, dove è stata accertata la presenza di strutture pluristratificate, spesso con orientamenti tra loro divergenti, da verificare in funzione dell’identificazione di una _porticus pone scaenam_. Nell’area della _summa cavea_, ove W. Johannowsky aveva supposto l’esistenza di un santuario _in summa gradinatione_, si è invece riscontrata una situazione di notevole interesse con un complesso architettonico molto articolato. Di grande rilievo è lo studio dell’ingente mole di elementi architettonici recuperati nella scena del teatro in occasione delle passate campagne archeologiche, in vista di un’eventuale anastilosi del prospetto scenico intrapresa dall’architetto Heinz Beste, nell’ambito di una convenzione stipulata con il Deutsch Archaeologische Institut di Roma. Oltre a restaurare la piccola casa colonica moderna sorta sulle gradinate, sono stati asportati i livelli medievali formatisi sulla cavea, risultati ricchi di ceramica invetriata, maiolica arcaica e ceramica a bande, databili tra l’XI ed il XII secolo d.C. A tale periodo risalgono anche l’impianto di una piccola fornace per la produzione di laterizi e la sistemazione a terrazza coltivabile dell’area della media cavea mediante la creazione di un muretto di contenimento e l'asportazione delle macerie dell'edificio antico.
  • AIAC_137 - Teano - 2003
    Il completamento dello scavo della cavea del teatro ha confermato l’esistenza di una fase di frequentazione medioevale. I muri radiali appaiono rasati intenzionalmente ad una quota unitaria, i livelli di interro restituiscono un’ingente quantità di ceramica a bande e frammenti di invetriata e protomaiolica, il piano di frequentazione era inoltre sistemato mediante un muro di contenimento posto lungo il ciglio della cavea realizzato con frammenti di muratura di epoca romana. Sono state individuate e scavate anche due piccole fornaci di età medioevale per tegole e coppi. Immediatamente al di sotto dei livelli di frequentazione di età medioevale sono venuti in luce i livelli di crollo della struttura sia tra i setti radiali, sia nella zona sud-est dell’ambulacro superiore. In quest’area, dove il teatro non si poggiava più alla collina retrostante, ma presentava un prospetto esterno ad arcate, lo scavo ha evidenziato il crollo delle volte e del piano pavimentale dell’ambulacro superiore. La cavea, liberata fino alla quota della precinzione tra _media_ e _summa cavea_, si presenta meglio conservata nella parte inferiore dove, pur essendo stati completamente asportati i rivestimenti, è ancora possibile leggere, oltre all’andamento delle scalette che dividevano i cunei, anche la sequenza delle gradinate. Si conserva inoltre il piano pavimentale in blocchi di calcare di uno dei _vomitoria_ che si aprivano sulla cavea. Lo scavo ha infine portato alla luce la parte anteriore della volta della _parodos_ sud e dei muri che la fiancheggiavano. In particolare in una lacuna della muratura in _opus testaceum_ del muro più interno si è evidenziata parte dell’analemma di età repubblicana con paramento in grossi blocchi di tufo grigio su cui sono leggibili numerosi segni di scasso forse riconducibili all’opera di spoliazione della struttura di età medioevale.
  • AIAC_137 - Teano - 2004
    A fine luglio si è concluso lo scavo del teatro, con l’asportazione totale dei livelli di interro medioevali, sino quasi al piano dell’orchestra. Gli abbondanti materiali ceramici recuperati oscillano grosso modo tra XI e XIII sec. d.C. e la significativa presenza di grumi di argilla concotta (relativi alla prevalente produzione di laterizi, e, in quantità inferiore di ceramica da mensa), probabile residuo di lavorazione, indirizzerebbe nell’identificare nell’attività delle fornaci, viste lo scorso anno, la causa degli interri stessi. Lo scavo, ha consentito di apprezzare il buono stato di conservazione della struttura sul versante occidentale, soprattutto a partire dalle _kerkydes_ tra _media_ e _ima cavea_, dove restano ancora _in situ_ cospicue tracce del rivestimento delle sedute e delle _praecinctiones_ in marmo. Sono stati individuati frammenti che hanno contribuito a chiarire la ricostruzione dell’assetto decorativo della scaenae frons, e dello spazio antistante la versura, come il capitello di parasta decorato da vittorie e trofei. Tra VIII e IX secolo, si impiantò sull’orchestra un cantiere che condusse un’attività di spoglio, a dimostrazione di come il teatro fosse divenuto una sorta di enorme cava a cielo aperto per la rilavorazione dei marmi colorati e la riduzione in calce di quelli bianchi; le colonne, gli architravi, i capitelli erano stati ammassati per gruppi omogenei e per dimensioni. Tra i materiali accatastati, si fanno notare sia frammenti di sculture, sia elementi architettonici, sia infine frammenti di iscrizioni, tra cui una dedica monumentale, parzialmente abrasa per _damnatio memoriae_, che sembra appartenere ad un monumento celebrativo del potente Prefetto del Pretorio di Settimio Severo, Gaio Fulvio Plauziano. Due saggi, infine, realizzati nell’area della _porticus pone scaenam_ hanno permesso di appurarne l’esistenza, e soprattutto di localizzare il piano di calpestio a circa tre metri più in basso del piano dell’orchestra di età imperiale.
  • AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2000
    Le indagini preliminari alla costruzione di un campetto di calcio hanno fornito dati significativi sulla topografia urbana di _Sessa Aurunca_ (colonia latina del 313 a.C.). L’area esplorata si trova lungo il tracciato delle mura di cinta a ridosso del Foro. Interrati sotto uno scarico di macerie, sono stati scoperti i resti di una poderosa sostruzione in _opus reticulatum_ di tufo del Roccamonfina con ricorsi di bipedali, articolata da una sequenza di nicchie. Lo scavo dell'orchestra e della fossa scenica all’interno del teatro romano, inoltre, ha restituito molti elementi architettonici e statue di divinità femminili, di _principes_ (prima meta II secolo d.C.), un’erma di Satiro e un' _Aura velificans_. Anche gli ingressi alle versure sono riccamente adornati con clipei in proconnesio, che racchiudono busti in marmo lunense. Di grande monumentalità la sistemazione, promossa da Matidia Minore, delle due basiliche ai lati della scena. Quella verso la città era una grandiosa aula, cui si accedeva dall'alto della città tramite un’imponente scala con gradini in calcare e pareti affrescate. Si apriva sulla _parodos_ sud con un arco a tre fornici rivestiti di marmo sul cui architrave correva la grande iscrizione dedicatoria in onore dell’imperatrice, per celebrare il restauro del teatro e della _porticus_. Di fronte all’ingresso era un grandioso ninfeo (lung. m 13), ricoperto di marmi policromi, di mosaici in pasta vitrea e dotato di una statua del Nilo. L'aula simmetrica, a nord, aveva un portico corinzio di granito grigio con basi e capitelli in marmo lunense; la trabeazione, anch’essa in lunense, era decorata con un elegante girale di foglie d’acanto. Nei pressi si è identificata una piccola _crypta_ scavata nel tufo, che metteva in collegamento la viabilità extraurbana e la _parodos_ settentrionale. Presso l’entrata era un sacello con un affresco di larario verosimilmente dedicato al _Genius Theatri_.
  • AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2001
    Sono stati completati lo scavo ed il restauro del teatro romano di Suessa Aurunca. Si è anche provveduto al restauro ed alla prima esposizione nel “Castello ducale” delle sculture più significative rinvenute, come le statue loricate degli imperatori Traiano ed Adriano e la sontuosa statua in marmo bigio morato di Matidia Minore sotto forma di _Aura velificans_.
  • AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2003
    Oltre al teatro sono state esplorate le aree a valle del complesso. Immediatamente a sud-est della _porticus post scenam_ del teatro (area B), si trova un terrazzo digradante dall’attuale Porta dei Cappuccini occupato in antico da una grandiosa villa suburbana databile forse alla prima metà del I sec. a.C., forse al primo venticinquennio, a ridosso dell’area di rispetto che circondava il teatro. Le indagini hanno evidenziato che la villa era sostruita da un tratto delle mura urbiche del IV sec. a.C. La chiusura di alcuni vani e la ceramica restituita dallo scavo confermano che la vita della casa si è protratta sino ad epoca medio-imperiale. Si individua un ambiente centrale prospiciente un peristilio pavimentato con _opus spicatum_ in perfetto stato di conservazione. Sul pavimento erano adagiati due grossi frammenti di colonne in granito grigio egiziano. L’ambulacro era collegato con il peristilio tramite intercolumni costituiti da semicolonne in muratura che ribattevano sulla parete le colonne in granito avanzate. Uno degli ambienti scavati presenta pareti rivestite da intonaco con tracce di affreschi, mentre il pavimento è eseguito con cocciopesto misto a tessere marmoree colorate. Il secondo ambiente presenta un affresco con zoccolo giallo con cespo vegetale e pannelli bianchi bordati di rosso. Sul fondo dell’ambulacro si apre un vasto triclinio rettangolare, delimitato da pareti su cui insistono ancora resti di dipinti. Il pavimento è un mosaico con campo di tessere bianche con angoli affrontati e tappeto centrale di _opus sectile_ incorniciato da un motivo a boccioli incrociati che determinano elementi circolari. Nella _pars rustica_ il _torcular_ è composto da un ambiente disposto su due livelli: nella parte più alta è incassato nel pavimento in cocciopesto il _lapis pedicinus_, il ripiano più basso presenta, invece, due grosse basi in trachite con resti degli incassi in cui era fissata la _coclea_ che permetteva al _prelum_ di abbassarsi torchiando le uve.
  • AIAC_1853 - Proprietà Pietosi - 2005
    Continuano le indagini della villa suburbana nell’area dell’attuale Porta dei Cappuccini, posta immediatamente fuori la città di _Suessa_, di cui si sono precisate le fasi cronologiche di sviluppo: la prima, databile alla fine del II sec. a.C., è caratterizzata da strutture murarie in opera incerta; la seconda, ascrivibile alla prima metà del I sec. a.C., è realizzata con muri in opera quasi reticolata; la terza, d’età augustea, è invece caratterizzata da strutture regolari in opera reticolata; l’ultima fase, coincidente con l’abbandono dell’edificio, è databile, sulla base dei frammenti ceramici sottoposti alle strutture in crollo, alla prima metà del II sec. d.C. Si è definitivamente chiarito che il grande ambiente quadrangolare pavimentato in _opus spicatum_ è un atrio con al centro un impluvio rivestito di lastre di marmo e circondato da un colonnato tetrastilo, di cui restano le basi in marmo bianco e un fusto adagiato sul pavimento in granito grigio egizio. Gli altri ambienti noti del settore residenziale sono il triclinio a pianta rettangolare, pavimentato a mosaico geometrico con al centro l’emblema in _opus sectile_; un ambiente, sul lato meridionale dell’atrio, preceduto da una sorta di anticamera, che presenta notevoli resti di decorazione pittorica in un tardo quarto stile pompeiano (prima metà del II sec. d.C.); un cubicolo, di fianco a quest’ultimo, che conserva un pavimento in cocciopesto con tessere di marmi colorati, in cui è inserito un emblema centrale in mosaico policromo realizzato con tessere bianche, nere, gialle e in pasta vitrea azzurra. Sul lato sud della corte centrale si snoda un lungo corridoio, che divide gli ambienti residenziali da quelli della parte produttiva della villa, di cui si è portano in luce solo il torchio vinario, descritto in precedenza. La campagna di scavo, conclusasi nel mese di luglio 2005, ha confermato che la villa si estende ben oltre l’area di scavo attuale.