Name
Stefania Trevisan
Organisation Name
Soprintendenza Archeologica di Roma

Season Team

  • AIAC_1854 - Via De’ Ciancaleoni nn. 45-46 - 2007
    In occasione dei lavori di ristrutturazione del palazzo sito in via de’ Ciancaleoni ai nn. civici 45-46, nel quartiere Monti, su prescrizione della Soprintendenza Archeologica di Roma sono state svolte nell’estate del 2007 indagini archeologiche nei piani interrati e seminterrati dell’edificio. In seguito all’asportazione di accumuli di epoca moderna (databili tra i primi decenni del 1900 e i nostri giorni), presenti all’interno delle cantine accessibili dal n. 46B, sono venuti alla luce numerosi ambienti in opera reticolata, coperti da volte a botte, riconducibili ad una abitazione tardo repubblicana ( _domus_ ad atrio e peristilio). Ulteriori vani della stessa _domus_ insieme ad altri di una casa adiacente, accessibili da via Cimarra n. 37, furono indagati nel 1969-70 da V. Santa Maria Scrinari e pubblicati da A.M. Ramieri. Le indagini del 2007 hanno così permesso di ottenere una visione più completa di un insieme di complessi abitativi occupanti una superficie di circa 700 m². Si può distinguere un’abitazione più antica (50 a.C. ca.) a cui intorno agli inizi della seconda metà del I secolo a.C. fu affiancata una seconda _domus_. Quest’ultima è caratterizzata da due criptoportici paralleli fra i quali si dipanano una serie di vani simmetrici e dall’impianto speculare. Nel corso delle indagini del 1969/70 emersero anche resti di pittura parietale di secondo stile e pavimentazioni musive. Entrambe le abitazioni, che costituiscono una sorta di terrazzamento delle pendici del colle, sono caratterizzate da un orientamento est-ovest e disposte perpendicolarmente al _vicus Patricius_. La localizzazione, le dimensioni e lo stato di conservazione delle strutture permettono inoltre di formulare alcune ipotesi sullo sviluppo urbanistico di Roma presso le pendici orientali del Viminale in epoca tardo repubblicana e nella prima età imperiale. Attualmente risulta che l’area tra via Cimarra e via de’ Ciancaleoni, dove sono state rinvenute le strutture in questione, non abbia subito consistenti interventi edilizi fino alla fine del ‘600 o agli inizi del 1700 e che all’età moderna sia da ricondurre l’utilizzo di una parte degli ambienti come lavatoio.
  • AIAC_886 - Lucone - 2009
    Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.