Name
Rosaria Sirleto
Organisation Name
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Season Team

  • AIAC_137 - Teano - 2003
    Il completamento dello scavo della cavea del teatro ha confermato l’esistenza di una fase di frequentazione medioevale. I muri radiali appaiono rasati intenzionalmente ad una quota unitaria, i livelli di interro restituiscono un’ingente quantità di ceramica a bande e frammenti di invetriata e protomaiolica, il piano di frequentazione era inoltre sistemato mediante un muro di contenimento posto lungo il ciglio della cavea realizzato con frammenti di muratura di epoca romana. Sono state individuate e scavate anche due piccole fornaci di età medioevale per tegole e coppi. Immediatamente al di sotto dei livelli di frequentazione di età medioevale sono venuti in luce i livelli di crollo della struttura sia tra i setti radiali, sia nella zona sud-est dell’ambulacro superiore. In quest’area, dove il teatro non si poggiava più alla collina retrostante, ma presentava un prospetto esterno ad arcate, lo scavo ha evidenziato il crollo delle volte e del piano pavimentale dell’ambulacro superiore. La cavea, liberata fino alla quota della precinzione tra _media_ e _summa cavea_, si presenta meglio conservata nella parte inferiore dove, pur essendo stati completamente asportati i rivestimenti, è ancora possibile leggere, oltre all’andamento delle scalette che dividevano i cunei, anche la sequenza delle gradinate. Si conserva inoltre il piano pavimentale in blocchi di calcare di uno dei _vomitoria_ che si aprivano sulla cavea. Lo scavo ha infine portato alla luce la parte anteriore della volta della _parodos_ sud e dei muri che la fiancheggiavano. In particolare in una lacuna della muratura in _opus testaceum_ del muro più interno si è evidenziata parte dell’analemma di età repubblicana con paramento in grossi blocchi di tufo grigio su cui sono leggibili numerosi segni di scasso forse riconducibili all’opera di spoliazione della struttura di età medioevale.
  • AIAC_137 - Teano - 2004
    A fine luglio si è concluso lo scavo del teatro, con l’asportazione totale dei livelli di interro medioevali, sino quasi al piano dell’orchestra. Gli abbondanti materiali ceramici recuperati oscillano grosso modo tra XI e XIII sec. d.C. e la significativa presenza di grumi di argilla concotta (relativi alla prevalente produzione di laterizi, e, in quantità inferiore di ceramica da mensa), probabile residuo di lavorazione, indirizzerebbe nell’identificare nell’attività delle fornaci, viste lo scorso anno, la causa degli interri stessi. Lo scavo, ha consentito di apprezzare il buono stato di conservazione della struttura sul versante occidentale, soprattutto a partire dalle _kerkydes_ tra _media_ e _ima cavea_, dove restano ancora _in situ_ cospicue tracce del rivestimento delle sedute e delle _praecinctiones_ in marmo. Sono stati individuati frammenti che hanno contribuito a chiarire la ricostruzione dell’assetto decorativo della scaenae frons, e dello spazio antistante la versura, come il capitello di parasta decorato da vittorie e trofei. Tra VIII e IX secolo, si impiantò sull’orchestra un cantiere che condusse un’attività di spoglio, a dimostrazione di come il teatro fosse divenuto una sorta di enorme cava a cielo aperto per la rilavorazione dei marmi colorati e la riduzione in calce di quelli bianchi; le colonne, gli architravi, i capitelli erano stati ammassati per gruppi omogenei e per dimensioni. Tra i materiali accatastati, si fanno notare sia frammenti di sculture, sia elementi architettonici, sia infine frammenti di iscrizioni, tra cui una dedica monumentale, parzialmente abrasa per _damnatio memoriae_, che sembra appartenere ad un monumento celebrativo del potente Prefetto del Pretorio di Settimio Severo, Gaio Fulvio Plauziano. Due saggi, infine, realizzati nell’area della _porticus pone scaenam_ hanno permesso di appurarne l’esistenza, e soprattutto di localizzare il piano di calpestio a circa tre metri più in basso del piano dell’orchestra di età imperiale.
  • AIAC_1870 - Passerelle - 2003
    In località Passerelle, è stato messo in luce un lungo tratto della via ad Allifas, che mostra due fasi parzialmente sovrapposte. La più antica, larga m 8 e allettata nel banco tufaceo naturale sul cui fondo era stata ricavata una canaletta per il drenaggio, aveva andamento est-ovest ed era sostenuta verso nord da una potente massicciata che doveva facilitare il superamento del salto di quota del terreno che digrada verso est. Si conservano solo lembi della pavimentazione costituita da schegge di trachite di medie e piccole dimensioni dalla superficie lisciata, unite da terra e allettate in uno strato di terreno tufaceo, cocciame, materiale laterizio, scaglime di tufo grigio e trachite. Saggi all’interno della massicciata hanno dato indicazioni per una cronologia entro la metà del II secolo a.C. nonché hanno rivelato la presenza di un’area sepolcrale contemporanea alla strada di I fase con olle acrome per incinerazione associate a resti dispersi di corredo. La strada di II fase, riconosciuta per oltre 100 m, integralmente conservata per 24 m, era larga m 2,90, estesi a m 3,10 con i _margines_. Ogni sei metri i marciapiedi sono interrotti da paracarri posti in forma di stele. Il basolato in pietra lavica presenta evidenti tracce di usura dovuta al tempo e al passaggio di carri dei quali è stato possibile calcolare l’interasse pari a m 1,60. Saggi in profondità hanno rivelato scarsissimo materiale datante, ad eccezione di due significativi frammenti di terra sigillata italica, e permesso di ricostruire le modalità di riutilizzo della strada più antica. Quasi sul limite orientale del tracciato, la strada presenta un’area pavimentata a basoli inserita in una piazzola costituita da cocciame e scaglime di trachite, accessibile da un’interruzione della crepidine. L’impianto della seconda fase sembra databile alla fine del I secolo a.C.
  • AIAC_2800 - Acropoli, cd. tempio di Giove - 2011
    La ricerca ha interessato la vetta sommitale dell’acropoli e l’edificio noto come tempio di Giove. Scavato tra gli anni venti e trenta del secolo scorso, il tempio, poi chiesa, è da considerarsi ancora inedito. La ricerca si è focalizzata in questa prima campagna sul monumento e le sue immediate pertinenze per definire periodi e fasi, progetti architettonici e vesti decorative. I rinvenimenti sono stati di notevole interesse anche per la definizione del culto e della/e divinità venerata/e.
  • AIAC_2800 - Acropoli, cd. tempio di Giove - 2012
    Nei mesi estivi del 2012 è proseguito lo scavo sulla terrazza superiore della Rocca di Cuma condotta come cantiere didattico in concessione ministeriale da una équipe di ricerca della Seconda Università degli Studi di Napoli (Facoltà di Lettere e Filosofia ora Dipartimento di Lettere e Beni Culturali). L’indagine si è rivolta a tre settori principali: il tempio, la pendice orientale della terrazza, il versante settentrionale del monte, quest’ultimo indagato mediante prospezioni di superficie. Per il tempio, nelle navate N e S la ricerca si è concentrata sull’individuazione e lo scavo delle sepolture della chiesa. La cella è stata invece oggetto di scavi estensivi che hanno permesso di mettere a fuoco la vita del complesso e di identificarne nuove significative fasi di vita. Saggi di verifica, inoltre, sono stati condotti nell’ambiente del battistero, individuando nuove sepolture, che si credevano assenti in questa articolazione della chiesa, e approfondendo la ricerca fino a toccare, in alcuni punti, il tasso naturale. Sondaggi sono stati condotti anche in settori limitati del pronao, negli spazi vuoti tra le tombe, e nella terminazione occidentale della navata nord. Nella navatella settentrionale, infine, operazioni di pulizia hanno permesso di mettere in luce, documentare ma non scavare, aree limitate ancora ingombre di residui di strati di crollo, sopravvissuti agli sterri di inizio secolo scorso, e di leggere traccia di nuove strutture attribuibili alla fase della chiesa. Altri saggi sono stati effettuati subito all’esterno del tempio, sulla terrazza settentrionale, mentre verifiche sono state condotte sul versante orientale della pendice della terrazza rivelando la presenza di una sistemazione monumentale che sarà compito delle prossime campagne definire per qualità.

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