Name
Giles Richardson
Organisation Name
The British School at Rome

Season Team

  • AIAC_1881 - Bagni di Tivoli - 2007
    The geophysical survey was carried out at the request of Francesco D’Asaro of S.I.A.C.I. s.r.l.. in association with the Soprintendenza Archeologica per il Lazio, and the landowner, who wished to undertake advanced methodologies for investigating the archaeological potential of the site. It was undertaken by a joint team from the Archaeological Prospection Services of Southampton (APSS) and the British School at Rome. The western portion of the site seems to show the presence of virtually no archaeological features; only evidence of recent agricultural practice. In contrast, the north eastern section of the survey area is concentrated with archaeological features. The large building complex in the far north east corner represents a clear plan of the walls, revealing the layout of a potential villa.
  • AIAC_1897 - Porto - 2008
    Geophysics: The three year programme of magnetometer survey on the Isola Sacra began in the north-eastern corner of the island and has detected: • Structures to the south of the Fossa Traiana between Sant Ippolito and the Capo due Rami • that are possibly associated with the _Statio Marmorum_ • Road alignments • Field boundaries • Possible tomb structures overlooking the Tiber. Excavation: The main _focus_ of excavations remained the large open area at the eastern edge of the Palazzo Imperiale initiated in 2007. The sequence here is now clearer. Considerable emphasis was directed towards the southern side of the channel excavated in 2007. While the expected southern mole has proved elusive, the excavations uncovered the northern face and a range of rooms belonging to the large building delimiting the southern side of the channel: this runs for 250m in an east-west direction, and was c. 80 m wide. This southern wall face embodied a high complex structural sequence running from the 1st through to the later 5th centuries AD. More was learned about the circular building uncovered in 2007. It was in fact ovoid in shape (c. 42m x 35 m) and may have acted as a centre for the registration of incoming cargoes. Emphasis was also directed towards the excavation of the sequence of cisterns at its northern end. It now seems certain that these were built during the Trajanic and Hadrianic periods, undergoing an important series of modifications down into the late antique period, as well as providing evidence for limited occupation during the 11th-13th centuries AD. It is possible that these were the easternmost of a line of cisterns along the northern façade of the Palazzo Imperiale, that were fed by an aqueduct running along the south side of the channel uncovered in 2007, and which may have been used to provide freshwater for ships leaving Portus on their return journeys. Additional fieldwork included a programme of geoarchaeological coring in the excavation area (J-P Goiran, Universite de Lyons), as well as a sub-bottom profile survey of the Trajanic basin in collaboration with the Duca Sforza Cesarini.
  • AIAC_1898 - Falacrinae - 2007
    Alla terza campagna di scavo la ricerca si è concentrata in due settori: l’area di Vezzano, la cui esplorazione, già iniziata lo scorso anno, aveva rivelato la presenza di strutture pertinenti a un abitato, identificabile con ogni probabilità con il _vicus di Falacrinae_, luogo di origine dell’imperatore Vespasiano; e l’area adiacente al cimitero di S. Lorenzo, dove indagini di superficie ed esplorazioni geofisiche avevano segnalato la presenza di resti antichi, pertinenti verosimilmente ad una villa. L’esplorazione del sito di S. Lorenzo ha portato alla luce un’ampia area occupata dai resti di una villa di grandi dimensioni. Le murature conservate appartengono ad almeno tre fasi, comprese tra la tarda repubblica e il V secolo d.C., quando l’edificio venne distrutto e abbandonato (come dimostrano le numerose monete e gli altri manufatti, scoperti nei livelli di distruzione). La fase più importante va datata al periodo augusteo, cui appartiene un portico colonnato, di cui sono state scavate alcune colonne in laterizio e un capitello dorico in calcare. Dopo un’apparente fase di abbandono estesa dalla fine del II a tutto il III secolo d.C., il sito venne rioccupato nel corso del IV, quando almeno una parte di esso venne destinata ad usi industriali, come sembra attestare la scoperta di macine di lava, di fosse di decantazione, di recipienti di bronzo e scorie di lavorazione, in corso di studio. Non è escluso che possa trattarsi della villa appartenente ai Flavi, anche se la conferma di tale ipotesi, per ora prematura, richiederà ulteriori indagini. La partecipazione dell’archeologo-antropologo Llorençe Alapont Martin ha permesso l’analisi degli scheletri scoperti nella necropoli scavata nelle due campagne precedenti, con risultati particolarmente importanti per lo studio del popolamento e della società sabina in età tardo-antica.
  • AIAC_1898 - Falacrinae - 2008
    La campagna di scavo del 2008 nel sito di _Falacrinae_ si è svolta tra il 7 luglio e il 16 agosto: in considerazione del fatto che si trattava dell’ultima campagna prima del bimillenario della nascita di Vespasiano (occasione di molteplici eventi, convegni e mostre, una delle quali avrà sede nella stessa Cittareale) si è ritenuto opportuno prolungarla a sei settimane (invece delle cinque abituali) e raddoppiare il numero delle persone coinvolte, portandolo a quaranta presenze quotidiane. Ciò ha permesso, tra l’altro, di ampliare notevolmente la superficie scavata. La stagione, cui hanno partecipato archeologi inglesi, italiani, francesi, spagnoli, slovacchi e australiani, ha fornito risultati di notevole importanza. Le aree prese in esame sono le stesse della campagna 2007: i siti di Vezzano e di San Lorenzo. L’esplorazione dell’area di San Lorenzo, iniziata nel 2007, ha rivelato la presenza di una villa di età imperiale di dimensioni imponenti: l’area scavata, che per ora ha permesso di identificare solo il lato occidentale, si estende frontalmente (da nord a sud) per circa 120 m; da est a ovest per circa 60: ma è evidente già da ora che la superficie occupata doveva essere assai più ampia. Le strutture sono disposte su terrazzamenti digradanti da ovest ad est, in direzione della pianura antistante, percorsa dal Velino e dalla via Salaria, che doveva costituire almeno in parte il terreno appartenente alla villa. Il settore orientale, dove probabilmente era l’ingresso, sembra occupato da un grande cortile, porticato almeno sul lato occidentale, come dimostra la presenza di una serie di basi _in situ_ e di resti di colonne in laterizio. Immediatamente più a ovest, un’area libera sembra corrispondere a un giardino, in relazione forse con una canalizzazione pavimentata con tegole, perfettamente conservata. L’area residenziale più importante doveva trovarsi più a nord, dove lo scavo ha portato alla luce un pavimento a mosaico bianco, pertinente ad una seconda fase del complesso, e un lussuoso pavimento in _opus sectile_, con lastre di preziosi marmi transmarini (giallo antico, serpentino, cipollino, ecc.): l’esplorazione di questa zona, solo iniziata, verrà completata nella campagna del 2009, e promette sorprese di grande rilievo. La prima fase della villa va datata, sulla base dei materiali scoperti, ai primi anni dell’età augustea, anche se non mancano indizi della presenza in loco di un edificio più antico, di età tardo-repubblicana, probabilmente più ridotto. L’abbandono dell’edificio sembra da attribuire al II secolo d.C., ma è incerto se l’occupazione sia o meno continuata nel III d.C., che corrisponde a un periodo di crisi per la villa. Molto più tardi (probabilmente nel IV secolo d.C., come confermano le numerose monete di bronzo scoperte) il settore più meridionale venne rioccupato, almeno in parte, e riadattato, a quanto sembra, per servire da cucina: oltre che dalla presenza di macine in lava, di piccoli silos sotterranei (da cui sono state recuperate granaglie di vario tipo: orzo, frumento ecc.) e di vasi di bronzo, l’identificazione è confermata dalla natura dell’abbondante ceramica rinvenuta, in gran parte contenitori da cucina. Si potrebbe pensare a una sorta di locanda, che a sua volta scompare agli inizi del V secolo d.C, nel corso di un incendio di cui si sono rinvenute tracce evidenti: tutto l’ambiente è apparso ricoperto e sigillato dal crollo del tetto (notevoli i resti delle travi carbonizzate e delle tegole). L’identificazione dell’edificio non è ancora possibile, anche se la sua cronologia, le sue dimensioni e l’aspetto lussuoso del suo settore residenziale fanno pensare a un proprietario di alto livello economico e sociale. La possibilità di attribuirlo alla gens Flavia (e quindi di identificarvi il luogo di nascita di Vespasiano) è allettante, anche se la scoperta di un dolio bollato con il nome di un _L. Octavius Calvinus _ farebbe propendere per una conclusione diversa. E’ possibile però che si tratti di un _dominus_ successivo ai Flavi, oppure, piuttosto, del proprietario della figlina dove era stato realizzato il dolio.