Nell’area del lotto 11 è stata rinvenuta una villa rustica, di cui si conservano strutture in cementizio, conservate al livello delle fondazioni; dell’edificio si riconoscono almeno due fasi edilizie. Nella prima, doveva esistere un edificio a pianta grosso modo quadrata, costituito da 16 ambienti articolati intorno al cortile centrale porticato. A questa prima fase, si possono attribuire il pozzo in muratura e la vasca, rivestita in cocciopesto, per la decantazione dell’olio, mentre risultano spoliati gli altri apprestamenti produttivi. Un pozzo presente nel cortile è stato utilizzato fino all’abbandono della struttura, dal momento che risulta colmato da uno strato che ha restituito una ingente quantità di materiali ceramici di età tardoantica tra i quali si segnalano ollette biansate in ceramica tipo colour coated (fine IV-V sec. d.C.) e una brocca in ceramica comune steccata di produzione campana, databile tra la fine del V e la metà del VII secolo d.C. Alla seconda fase si possono ascrivere le spoliazioni delle strutture e l’aggiunta di ulteriori corpi di fabbrica. L’esempio più significativo di questa seconda fase è costituito dall’ambiente adibito a doliarium, realizzato con la demolizione di un muro e l’aggiunta di un corpo di fabbrica. Gli strati di abbandono di pozzi realizzati nell’ultima fase di vita, hanno restituito brocche integre in ceramica dipinta a bande ed in ceramica comune steccata di produzione campana, databili tra la fine del V ed il VII secolo d.C.
Nell’area nordorientale dello scavo, all’esterno dell’edificio, è stata scavata una piccola necropoli costituita da 32 tombe, sia infantili sia di individui adulti. I corredi delle tombe sono piuttosto omogenei e costituiti prevalentemente da ollette in ceramica d’uso comune e del tipo color coated, databili tra la fine del IV e gli inizi del VI sec. d.C.
Media
Name
Caivano, TAV, IV sottotratta, lotto 11
Year
2003
Summary
itNell’area del lotto 11 è stata rinvenuta una villa rustica, di cui si conservano strutture in cementizio, conservate al livello delle fondazioni; dell’edificio si riconoscono almeno due fasi edilizie. Nella prima, doveva esistere un edificio a pianta grosso modo quadrata, costituito da 16 ambienti articolati intorno al cortile centrale porticato. A questa prima fase, si possono attribuire il pozzo in muratura e la vasca, rivestita in cocciopesto, per la decantazione dell’olio, mentre risultano spoliati gli altri apprestamenti produttivi. Un pozzo presente nel cortile è stato utilizzato fino all’abbandono della struttura, dal momento che risulta colmato da uno strato che ha restituito una ingente quantità di materiali ceramici di età tardoantica tra i quali si segnalano ollette biansate in ceramica tipo colour coated (fine IV-V sec. d.C.) e una brocca in ceramica comune steccata di produzione campana, databile tra la fine del V e la metà del VII secolo d.C. Alla seconda fase si possono ascrivere le spoliazioni delle strutture e l’aggiunta di ulteriori corpi di fabbrica. L’esempio più significativo di questa seconda fase è costituito dall’ambiente adibito a doliarium, realizzato con la demolizione di un muro e l’aggiunta di un corpo di fabbrica. Gli strati di abbandono di pozzi realizzati nell’ultima fase di vita, hanno restituito brocche integre in ceramica dipinta a bande ed in ceramica comune steccata di produzione campana, databili tra la fine del V ed il VII secolo d.C.
Nell’area nordorientale dello scavo, all’esterno dell’edificio, è stata scavata una piccola necropoli costituita da 32 tombe, sia infantili sia di individui adulti. I corredi delle tombe sono piuttosto omogenei e costituiti prevalentemente da ollette in ceramica d’uso comune e del tipo color coated, databili tra la fine del IV e gli inizi del VI sec. d.C.
F. Zevi 2004, L’attività archeologica a Napoli e Caserta nel 2003, in Atti del XLIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2003), Taranto: 853-923.