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AIAC_1881 - Bagni di Tivoli - 2007
The geophysical survey was carried out at the request of Francesco D’Asaro of S.I.A.C.I. s.r.l.. in association with the Soprintendenza Archeologica per il Lazio, and the landowner, who wished to undertake advanced methodologies for investigating the archaeological potential of the site. It was undertaken by a joint team from the Archaeological Prospection Services of Southampton (APSS) and the British School at Rome.
The western portion of the site seems to show the presence of virtually no archaeological features; only evidence of recent agricultural practice.
In contrast, the north eastern section of the survey area is concentrated with archaeological features. The large building complex in the far north east corner represents a clear plan of the walls, revealing the layout of a potential villa.
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AIAC_1881 - Bagni di Tivoli - 2008
La città moderna di Bagni di Tivoli è situata approssimativamente a 20 km ad est di Roma. In circa tre campagne, febbraio-marzo 2007, luglio 2008 e ottobre 2008 è stata condotta una ricognizione su un'ampia area di terreno agricolo nell'area settentrionale della città. Il maggese e i campi arati che comprendono questa area circondano la famosa fonte di acqua sulfurea e i due laghi sulfurei connessi: Lago della Regina and Lago delle Colonnelle.
Tutte e tre le campagne di indagine hanno identificato strutture archeologiche che hanno il potenziale di gettare luce sulle attività antiche che si concentravano intorno alle importanti sorgenti sulfuree. Dopo due settimane di lavoro nella campagna 2007, è stata identificata una struttura straordinaria nell’area della ricognizione geofisica. Si tratta di un complesso situato nella parte nord-orientale dell’area di indagine, vicino al confine meridionale del lago sulfureo delle Colonnelle. Il complesso era composto chiaramente da almeno due edifici. Ognuno dei quali formato da un numero di stanze organizzate intorno ad una corte centrale. Queste hanno un orientamento approssimativamente nord-sud e dall’evidenza della loro forma e dal materiale edilizio visibile sulla superficie dovrebbe essere databile al periodo romano. L’angolo sud-occidentale dell’area di ricognizione dell’ottobre 2008, che giace sul confine settentrionale della stessa sorgente, ha rivelato ulteriori evidenze del complesso romano. In questo caso una singola struttura è stata identificata sullo stesso orientamento nord-sud degli altri edifici e che era anche formato di una corte centrale circondata da numerose piccole stanze. A nord-est delle sorgenti, la ricognizione del luglio 2008 aveva localizzato una possibile strada che può aver fornito accesso all’insediamento romano. Un’ulteriore struttura era stata localizzata nell’ottobre 2008 a qualche distanza a nord del complesso romano.
Mentre i risultati chiaramente identificavano una singola struttura divisa in tre ambienti, non è stato possibile dalla sola pianta determinare se questa rappresentasse una costruzione romana o una di epoca più tarda.
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AIAC_1897 - Porto - 2007
The first season took place over five weeks during September and early October 2007, and was directed by Simon Keay and Graeme Earl (Southampton), assisted by Dott.ssa Lidia Paroli (Soprintendenza per I Beni Archeologici di Ostia), and involved participants from the universities of Southampton, Cambridge, Rome ‘La Sapienza’, Aix-en-Provence, Tarragona and Seville.
It built upon two earlier seasons of topographic work (March 2007) and resistance tomography (June 2007). The excavations uncovered a large (250 mq) open area at the eastern edge of the Palazzo Imperiale, a key building at the centre of the port, revealing a large rectangular dock or canal that was probably of Claudian date, defined by a spectacular series of moles on the south side of the main Claudian basin of the port. This was filled with sand in the course of the first and second centuries AD, and its central stretch subsequently covered by a large circular building in the Severan period. The whole area was extensively replanned in the later fifth and sixth centuries AD.
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AIAC_1897 - Porto - 2008
Geophysics:
The three year programme of magnetometer survey on the Isola Sacra began in the north-eastern corner of the island and has detected:
• Structures to the south of the Fossa Traiana between Sant Ippolito and the Capo due Rami
• that are possibly associated with the _Statio Marmorum_
• Road alignments
• Field boundaries
• Possible tomb structures overlooking the Tiber.
Excavation:
The main _focus_ of excavations remained the large open area at the eastern edge of the Palazzo Imperiale initiated in 2007. The sequence here is now clearer. Considerable emphasis was directed towards the southern side of the channel excavated in 2007. While the expected southern mole has proved elusive, the excavations uncovered the northern face and a range of rooms belonging to the large building delimiting the southern side of the channel: this runs for 250m in an east-west direction, and was c. 80 m wide. This southern wall face embodied a high complex structural sequence running from the 1st through to the later 5th centuries AD.
More was learned about the circular building uncovered in 2007. It was in fact ovoid in shape (c. 42m x 35 m) and may have acted as a centre for the registration of incoming cargoes. Emphasis was also directed towards the excavation of the sequence of cisterns at its northern end. It now seems certain that these were built during the Trajanic and Hadrianic periods, undergoing an important series of modifications down into the late antique period, as well as providing evidence for limited occupation during the 11th-13th centuries AD. It is possible that these were the easternmost of a line of cisterns along the northern façade of the Palazzo Imperiale, that were fed by an aqueduct running along the south side of the channel uncovered in 2007, and which may have been used to provide freshwater for ships leaving Portus on their return journeys.
Additional fieldwork included a programme of geoarchaeological coring in the excavation area (J-P Goiran, Universite de Lyons), as well as a sub-bottom profile survey of the Trajanic basin in collaboration with the Duca Sforza Cesarini.
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AIAC_1897 - Porto - 2009
The third and final season of excavations at Portus were undertaken for two weeks in the first half of July, and between the 26th August and the 23rd October. This involved the continuation of excavation on the western side of the side at the foot of the late antique walls, within the large building at the southern end of the site (Building 5), on the western side of the cistern block (Buildings 1 and 3) and on the western side of the path in the direction of the main body of the “Palazzo Imperiale.”
Overall an area of c. 3000 square metres has now been excavated with an international team of c 50 people, resulting in the identification of seven main periods of structural development along the eastern side of the “Palazzo Imperiale.” One of the highlights of the season included the discovery of the western side of the amphitheatre, which was found to be inscribed within a monumental hemicycle, a seriously of luxuriously appointed rooms lying immediately to the west which formed the eastern edge of a garden complex. The rooms generated large quantities of imported marble, including a very fine head, possibly representing Ulysses, and environmental material. Another was the discovery of the Claudian mole and an associated series of beach deposits.
In addition to the excavation, there was an intensive programme of Ground Penetrating Radar survey covering the whole of the “Palazzo Imperiale,” further environmental coring (with the Université de Lyon) and a first programme of helicopter-based infra-red photography of the whole of Portus and the Isola Sacra (with the University of Ghent).
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AIAC_1898 - Falacrinae - 2010
La campagna di scavo 2010, che ha interessato un’area di 300 mq, si è concentrata sull’indagine del settore meridionale, separato dalla chiesa di San Lorenzo e dal moderno cimitero, dall’impianto monumentale della villa, datato a partire dall’epoca augustea, localizzato a nord della chiesa e costituito da una parte residenziale nel settore settentrionale e da quella rustico-produttiva nel settore occidentale.
Con prospezioni geofisiche e alcuni sondaggi nel 2008 e 2009 era risultata evidente l’esistenza di una serie di ambienti che sono stati ora portati alla luce. Si tratta di un edificio plausibilmente interpretabile come separato, probabilmente da un asse viario e da cortili, dal nucleo principale della villa.
La costruzione del cimitero ha parzialmente impedito di indagare la continuità tra i due nuclei. Ciononostante sono stati individuati otto ambienti il cui corpo centrale, composto da sei ambienti rettangolari allineati, era disposto nord-sud, mentre un nucleo di almeno due ambienti, anch’essi rettangolari, era disposto a partire dall’angolo nord-ovest del corpo principale.
L’orografia del terreno ha condizionato la costruzione di una serie di moderati terrazzamenti che ha avuto come risultato l’impianto di ambienti su livelli diversi, variamente danneggiati dalle arature profonde che hanno compromesso la conservazione degli alzati dei muri, di cui rimangono solamente le fondazioni, realizzate con ciottoli in calcare e laterizi, tenuti insieme da una malta molto fine. I lacerti di pavimento conservati sono tutti in cocciopesto, mentre l’assenza significativa di tessere porta ad escludere la presenza di mosaici.
Come nella parte residenziale della villa, anche il corpo meridionale ha avuto numerose fasi di ampliamento, modifica e cambio di uso dei vani. La costruzione del complesso è inquadrabile in età augustea, mentre la fase di massimo sviluppo è nella prima e media età imperiale, con un’apparente cesura nel III secolo d.C. e una sostanziale fase di riutilizzo tardo-antica, che è possibile inquadrare alla luce dei nuovi ritrovamenti tra IV e VI secolo d.C. Il dato importante emerso in questa campagna è l’esistenza, già suggerita dai risultati 2008-2009, di una fase tardo-repubblicana dell’edificio.
L’interpretazione della funzione degli ambienti risulta problematica, ma è possibile individuare almeno la presenza di una cucina. Si tratterebbe, pertanto, della continuazione della pars rustica della villa e gli ambienti rappresentano probabilmente dei quartieri servili, come spesso avviene nelle ville che sfruttano strutture precedenti.
L’abbandono del settore meridionale del complesso servile sembra essere piuttosto precoce e inquadrabile intorno alla fine del II secolo d.C. La fase di rioccupazione tardo-antica ne ha interessato solamente la parte nord, dove i vani si aprivano su un ambiente con portico ligneo e tettoia in laterizi, che si affacciava a sua volta su un cortile al cui limite nord-est è stata individuata una possibile strada.
Una piccola struttura rettangolare situata ad est del quartiere servile ha un orientamento diverso rispetto all’edificio imperiale, il che presuppone il completo abbandono e la probabile obliterazione di quest’ultimo. La funzione del piccolo ambiente non è facilmente individuabile; si apriva certamente ad est, come dimostrato dai cardini della porta, era provvisto di pavimento in cocciopesto e di intonaco rosso alle pareti.
L’ultima fase prima del completo abbandono del complesso tardo-antico è rappresentata da una sepoltura femminile inserita nel muro occidentale della suddetta struttura. Si tratta di una tomba a fossa di forma rettangolare, priva di copertura, con il corpo della defunta orientato nord-sud, e dotata di corredo costituito da una tazza monoansata ed un pettine in osso.
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AIAC_2211 - Casale di Teverolaccio - 2009
The work was carried out at the request of Ing. Salvatore Constanzo of the Comune di Sant’Arpino in association with the Soprintendenza per i beni archeologici di Caserta e Benevento, in particular Dott.ssa Elena Laforgia who wished to undertake a geophysical survey for investigating the archaeological potential of the site. It was undertaken by a joint team from the Archaeological Prospection Services of Southampton (APSS) and the British School at Rome. The survey was carried out to determine the potential for archaeological remains on a site due for development. To increase the potential for a variety of archaeological remains being detected, it was decided to integrate both a magnetometer and resistivity survey.
The integration of both geophysical techniques on this small site has proved to be extremely useful both in terms of defining different buried features and providing more information as to the nature of the remains appearing in both surveys.
The most important feature identified in both surveys lies in the central section of the survey area. The linear anomalies clearly trace the standing remains of the boundary wall associated with the market area of the Casale. Interestingly, each technique detected the smaller walls adjoining the main boundary but in different areas along the course of the wall. Although this wall can be seen exposed in part in the field, the combination of both geophysical methodologies has expanded our understanding as to the form and layout of the surviving archaeological remains.
Apart from the main boundary wall, no other features of archaeological potential are apparent in the rest of the survey.
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AIAC_2549 - San Silvestro - 2010
La VI campagna di scavi a Cittareale ha inteso concentrare una parte delle sue energie presso una località rimasta sino ad ora estranea alle precedenti indagini: si tratta dell’area antistante alla chiesa di S. Silvestro, tra le frazioni di Bricca e Collicelle.
Gli scavi stratigrafici, intrapresi circa 60 m ad ovest della chiesa sulla scorta delle anomalie segnalate dalle prospezioni geofisiche, hanno interessato un’area complessiva di quasi 285 mq. Sono così emersi i resti di un muro orientato approssimativamente in senso E-W, e conservato per una lunghezza massima di circa 15 m ed un’altezza media di circa 0.50 m. La struttura costituisce una cortina di terrazzamento creata incidendo il leggero declivio argilloso del colle, appoggiandovi il basso muro di contenimento, spianando l’area a sud di esso e rivestendola (al fine di isolarla dall’umidità generata dalla vicina falda acquifera) con un sottile strato di terra e carbone e, al di sopra, con un compatto banco di argilla e laterizi sminuzzati dello spessore medio di 0.20 m.
La finalità dell’opera rimane sconosciuta, e solo a livello ipotetico può essere messa in rapporto con una seconda serie di attività che coinvolse l’area sia anteriormente che posteriormente alla creazione della platea: si tratta dei resti di quattro piccole e rudimentali fornaci, due delle quali furono obliterate dalla platea stessa, mentre le altre due andarono a loro volta a obliterare parzialmente il muro di terrazzamento.
Il materiale portato alla luce ci permette di datare queste attività al VI-IX secolo d.C., contemporaneamente dunque alla fase originaria della chiesa di S. Silvestro (di cui un’iscrizione ricorda la riconsacrazione avvenuta nel 923 d.C., al termine delle incursioni saracene) e alla deposizione delle 52 tombe della non lontana località Pallottini (indagata nelle prime due missioni di scavo degli anni 2005-2006).