Name
Anna Mariani
Organisation Name
Università di Perugia

Season Team

  • AIAC_1898 - Falacrinae - 2007
    Alla terza campagna di scavo la ricerca si è concentrata in due settori: l’area di Vezzano, la cui esplorazione, già iniziata lo scorso anno, aveva rivelato la presenza di strutture pertinenti a un abitato, identificabile con ogni probabilità con il _vicus di Falacrinae_, luogo di origine dell’imperatore Vespasiano; e l’area adiacente al cimitero di S. Lorenzo, dove indagini di superficie ed esplorazioni geofisiche avevano segnalato la presenza di resti antichi, pertinenti verosimilmente ad una villa. L’esplorazione del sito di S. Lorenzo ha portato alla luce un’ampia area occupata dai resti di una villa di grandi dimensioni. Le murature conservate appartengono ad almeno tre fasi, comprese tra la tarda repubblica e il V secolo d.C., quando l’edificio venne distrutto e abbandonato (come dimostrano le numerose monete e gli altri manufatti, scoperti nei livelli di distruzione). La fase più importante va datata al periodo augusteo, cui appartiene un portico colonnato, di cui sono state scavate alcune colonne in laterizio e un capitello dorico in calcare. Dopo un’apparente fase di abbandono estesa dalla fine del II a tutto il III secolo d.C., il sito venne rioccupato nel corso del IV, quando almeno una parte di esso venne destinata ad usi industriali, come sembra attestare la scoperta di macine di lava, di fosse di decantazione, di recipienti di bronzo e scorie di lavorazione, in corso di studio. Non è escluso che possa trattarsi della villa appartenente ai Flavi, anche se la conferma di tale ipotesi, per ora prematura, richiederà ulteriori indagini. La partecipazione dell’archeologo-antropologo Llorençe Alapont Martin ha permesso l’analisi degli scheletri scoperti nella necropoli scavata nelle due campagne precedenti, con risultati particolarmente importanti per lo studio del popolamento e della società sabina in età tardo-antica.
  • AIAC_1898 - Falacrinae - 2008
    La campagna di scavo del 2008 nel sito di _Falacrinae_ si è svolta tra il 7 luglio e il 16 agosto: in considerazione del fatto che si trattava dell’ultima campagna prima del bimillenario della nascita di Vespasiano (occasione di molteplici eventi, convegni e mostre, una delle quali avrà sede nella stessa Cittareale) si è ritenuto opportuno prolungarla a sei settimane (invece delle cinque abituali) e raddoppiare il numero delle persone coinvolte, portandolo a quaranta presenze quotidiane. Ciò ha permesso, tra l’altro, di ampliare notevolmente la superficie scavata. La stagione, cui hanno partecipato archeologi inglesi, italiani, francesi, spagnoli, slovacchi e australiani, ha fornito risultati di notevole importanza. Le aree prese in esame sono le stesse della campagna 2007: i siti di Vezzano e di San Lorenzo. L’esplorazione dell’area di San Lorenzo, iniziata nel 2007, ha rivelato la presenza di una villa di età imperiale di dimensioni imponenti: l’area scavata, che per ora ha permesso di identificare solo il lato occidentale, si estende frontalmente (da nord a sud) per circa 120 m; da est a ovest per circa 60: ma è evidente già da ora che la superficie occupata doveva essere assai più ampia. Le strutture sono disposte su terrazzamenti digradanti da ovest ad est, in direzione della pianura antistante, percorsa dal Velino e dalla via Salaria, che doveva costituire almeno in parte il terreno appartenente alla villa. Il settore orientale, dove probabilmente era l’ingresso, sembra occupato da un grande cortile, porticato almeno sul lato occidentale, come dimostra la presenza di una serie di basi _in situ_ e di resti di colonne in laterizio. Immediatamente più a ovest, un’area libera sembra corrispondere a un giardino, in relazione forse con una canalizzazione pavimentata con tegole, perfettamente conservata. L’area residenziale più importante doveva trovarsi più a nord, dove lo scavo ha portato alla luce un pavimento a mosaico bianco, pertinente ad una seconda fase del complesso, e un lussuoso pavimento in _opus sectile_, con lastre di preziosi marmi transmarini (giallo antico, serpentino, cipollino, ecc.): l’esplorazione di questa zona, solo iniziata, verrà completata nella campagna del 2009, e promette sorprese di grande rilievo. La prima fase della villa va datata, sulla base dei materiali scoperti, ai primi anni dell’età augustea, anche se non mancano indizi della presenza in loco di un edificio più antico, di età tardo-repubblicana, probabilmente più ridotto. L’abbandono dell’edificio sembra da attribuire al II secolo d.C., ma è incerto se l’occupazione sia o meno continuata nel III d.C., che corrisponde a un periodo di crisi per la villa. Molto più tardi (probabilmente nel IV secolo d.C., come confermano le numerose monete di bronzo scoperte) il settore più meridionale venne rioccupato, almeno in parte, e riadattato, a quanto sembra, per servire da cucina: oltre che dalla presenza di macine in lava, di piccoli silos sotterranei (da cui sono state recuperate granaglie di vario tipo: orzo, frumento ecc.) e di vasi di bronzo, l’identificazione è confermata dalla natura dell’abbondante ceramica rinvenuta, in gran parte contenitori da cucina. Si potrebbe pensare a una sorta di locanda, che a sua volta scompare agli inizi del V secolo d.C, nel corso di un incendio di cui si sono rinvenute tracce evidenti: tutto l’ambiente è apparso ricoperto e sigillato dal crollo del tetto (notevoli i resti delle travi carbonizzate e delle tegole). L’identificazione dell’edificio non è ancora possibile, anche se la sua cronologia, le sue dimensioni e l’aspetto lussuoso del suo settore residenziale fanno pensare a un proprietario di alto livello economico e sociale. La possibilità di attribuirlo alla gens Flavia (e quindi di identificarvi il luogo di nascita di Vespasiano) è allettante, anche se la scoperta di un dolio bollato con il nome di un _L. Octavius Calvinus _ farebbe propendere per una conclusione diversa. E’ possibile però che si tratti di un _dominus_ successivo ai Flavi, oppure, piuttosto, del proprietario della figlina dove era stato realizzato il dolio.
  • AIAC_1899 - Falacrinae - 2008
    La campagna di scavo del 2008 nel sito di _Falacrinae_ si è svolta tra il 7 luglio e il 16 agosto: in considerazione del fatto che si trattava dell’ultima campagna prima del bimillenario della nascita di Vespasiano (occasione di molteplici eventi, convegni e mostre, una delle quali avrà sede nella stessa Cittareale) si è ritenuto opportuno prolungarla a sei settimane (invece delle cinque abituali) e raddoppiare il numero delle persone coinvolte, portandolo a quaranta presenze quotidiane. Ciò ha permesso, tra l’altro, di ampliare notevolmente la superficie scavata. La stagione, cui hanno partecipato archeologi inglesi, italiani, francesi, spagnoli, slovacchi e australiani, ha fornito risultati di notevole importanza. Le aree prese in esame sono le stesse della campagna 2007: i siti di Vezzano e di San Lorenzo. Nel primo caso, si è completato lo scavo della particella catastale iniziata già dal 2006: è stata definitivamente chiarita la natura di santuario del complesso individuato: le prime manifestazioni sicure sono di età arcaica (inizio del VI secolo a.C.), e la stessa funzione si prolunga almeno fino al periodo tardo-repubblicano, con una fase prevalente nel III secolo a.C.: dato di particolare importanza, dal momento che esso corrisponde all’inizio della conquista romana (290 a.C., Curio Dentato), come conferma la presenza di numerosi graffiti latini su ceramica a vernice nera. Il carattere sacro del sito è attestato dalla presenza di numerosissime fosse votive (più di un centinaio), molte delle quali hanno restituito materiale di varia tipologia, ma sempre collegato a una funzione cultuale: ossa animali, ceramica a vernice nera (per lo più coppe), pesi da telaio, ciottoli sferici con lettere incise (cifre), oltre a materiali combusti: Si tratta certamente di resti di sacrifici e di libazioni, rivolti a divinità di carattere infero; l’assenza in alcune fosse di resti analoghi si spiega con la natura effimera dei prodotti libati (vino, latte, granaglie?). Si tratta ovviamente di un santuario di _vicus_, del tipo di quelli noti da fonti letterarie, iscrizioni e scavi (Amplero): in questo caso, siamo in presenza di un documento di grande importanza, trattandosi del primo, e in ogni caso del più antico luogo di culto del genere scoperto nell’area sabina. La scoperta di alcune sepolture di infanti lungo i muri di alcuni edifici annessi al santuario ha rivelato la pratica di un rito particolare (suggrundaria), che autorizzava la sepoltura dei bambini accanto alle case (“sotto le gronde”), in deroga all’interdetto che proibiva le sepolture all’interno degli abitati: ciò dimostra che il santuario era inserito in un’area occupata anche da abitazioni. Per quanto riguarda il vicus stesso, da identificare con la _Falacrinae _ ricordata da Suetonio come luogo di nascita di Vespasiano, sembra confermato che esso si trovasse nella stessa area: i saggi effettuati in vari punti del pianoro hanno permesso di portare alla luce solo scarsi resti delle sue strutture, che sono state purtroppo in gran parte distrutte dalle arature profonde. Un nucleo messo in luce nella particella situata immediatamente a sud di quella integralmente scavata sembra pertinente ad abitazioni: in esso infatti sono del tutto assenti le fosse votive. Di particolare interesse il materiale ceramico, databile in gran parte tra l’VIII e il VI secolo a.C., che dimostra la notevole antichità del vicus, già esistente in età protostorica.