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Sally Cann

Season Team

  • AIAC_1143 - Vagnari - 2008
    Nel 2008 a Vagnari sono state scavate dodici tombe, in due saggi (nostri 39 e 49) ed è stato completato lo scavo di quelle trincee di 8x8 m (l’indagine nel saggio 39 è stata effettuata nel 2006, nel saggio 49 nel 2007). Delle sepolture nove erano alla cappuccina, ove lo scheletro era coperto con tegole disposte obliquamente a formare un tetto e due erano coperte con tegole disposte orizzontalmente e dotate di un condotto per le libagioni. Nell’undicesima sepoltura il corpo giaceva in posizione supina. Nelle rimanenti tombe gli individui erano disposti in posizione semi flessa in fossa semplice. Diedi scheletri erano pertinenti ad individui adulti, gli altri a bambini e a infanti. Alcuni degli scheletri erano mal conservati, specialmente nei casi in cui le tombe erano state violate, mentre in altri casi le migliori condizioni hanno consentito di procedere alle analisi osteologiche. Ogni sepoltura conteneva alcuni elementi di corredo e sei di esse erano particolarmente ben equipaggiate con utensili di bronzo e ferro. In attesa che il restauro e lo studio dei manufatti sia completo è possibile fornire solo una datazione preliminare. Le tombe sembrano comunque contemporanee a quelle già scavate in quest’area, prevalentemente di II e III sec. d.C. Un piccolo scavo è stato condotto anche vicino l’angolo SW di un vasto complesso di edifici ortogonalmente pianificati nella parte settentrionale del sito, con lo scopo di verificare alcuni dettagli della pianta derivati dalle indagini di resistività condotte nel 2006 da John Hunt. Lo scavo ha confermato la presenza di due dei muri di II sec. d.C. e anche evidenze non note di riuso di questa parte del sito nel periodo tardoantico nella forma di un immondezzaio che conteneva numerosi ossi animali e frammenti di ceramica. Sopra questi erano presenti tracce delle fondazioni di un edificio di V o VI sec. d.C. Il volume finale su questa stagione di scavo è in preparazione.
  • AIAC_1143 - Vagnari - 2009
    _L'insediamento_ In agosto 2009 si è ripreso lo scavo, già iniziato nel 2008, di una struttura imponente identificata tramite una prospezione geo-elettrica _Periodo 3A (fine I sec. d.C.)_ La prima fase di costruzione individuata è rappresentata da un muro (F242), costruito con blocchi di pietra legati con malta sabbiosa, che somiglia nella tecnica muraria ad altri muri databili all’inizio del Periodo 3, scavati in precedenza. La mancanza di muri ad esso perpendicolari indica che apparteneva ad una struttura, probabilmente una officina, aperta sul lato SO. _Period 3B(i) (II sec. d.C.)_ All’edificio principale appartegono due muri F241/F256 che formano un angolo retto, costruiti con piccole pietre legate con malta bianca dura. Il loro spessore medio (0.7 m) supera di molto quello degli altri muri finora scavati a Vagnari. Il muro F241 corrisponde al muro sud-orientale dell’edificio quadrangolare identificato dalla prospezione geo-elettrica, da cui si può dedurre che l’angolo orientale dell’edificio doveva trovarsi non molto oltre il limite della trincea. Il livello di calpestio esterno era formato dall’argilla naturale; all’interno, comunque, era molto più basso: un sondaggio ampio 1.0 m, tagliato nel riempimento del vano ad una profondità di 0.7 m, non è arrivato al fondo. Il riempimento conteneva molto materiale di demolizione misto a rifiuti domestici e industriali. _Periodo 3B(ii) (ca. inizi III sec. d.C.)_ A questa fase appartiene il muro F236 che in base alle indagini geo-elettriche sembra dovesse delimitare l’insediamento sul lato ovest. Tale muro consisteva di pietre rozze distanziate tra loro e legate con argilla – una tecnica di costruzione già vista a Vagnari in alcuni muri del Periodo 3B (tardo II o inizio del III sec. d.C.). Il muro venne intercettato dalla costruzione della struttura F238 nel Periodo 5. _Periodo 4 (seconda metà IV sec. d.C – fine V sec. d.C)_ Dopo la costruzione del muro F236 venne depositato uno strato di argilla limosa di colore grigio-brunastro (U.S. 308) che conteneva materiale di crollo misto ad altri rifiuti domestici: ossa di animali, carbone e ceramica. Lo strato si unisce ad un altro (F239) consistente di frammenti di ceramica, piccole pietre e molti frammenti di laterizi che formava un livello di calpestio sopra i resti del muro F241, già distrutto. Da un piccolo saggio eseguito all’interno dello strato sono stati rinvenuti frammenti di ceramica tardo-romana dipinta, databili dopo la metà del IV sec. d.C. Una scoria di ferro di grandi dimensioni trovata dentro il pavimento F239 potrebbe indicare la presenza di una fucina nelle vicinanze. _Periodo 5 (VI sec. d.C.?)_ L’ultima fase di costruzione è indicata da tre frammenti di tegole (F238) allineate con un andamento N-S diverso da quello degli edifici precedenti. Sono state messe in situ con le alette rivolte verso l’alto e legate da malta. Tali tegole sembrano rappresentare il filare più basso di un muro databile all’inizio del periodo medievale che è stato quasi completamente distrutto da lavori agricoli. _Lo studio del materiale_ Il materiale rinvenuto verrà studiato in dettaglio nella primavera del 2010. (Alastair Small) _La necropoli_ Le ricerche sulla necropoli di Vagnari sono proseguite nel 2009 con scavi di 59 trincee (6x8 m) immediatamente a sud della Trincea 39 (scavata nel 2008). Sono state riportate alla luce 9 tombe, ma solo 6 sono state pienamente scavate per via della ristrettezza dei tempi. Un’altra concentrazione di tegole è stata scoperta nella parte orientale della trincea, ma richiede ulteriori scavi per stabilire se si tratta di una tomba. L’orientamento delle tombe è variabile, ma la maggior parte ha orientamento Est-Ovest. Tutte le tombe esposte erano a cappuccina (con il morto coperto con grandi tegole collocate obliquamente nel terreno a formare un doppio spiovente), eccetto una deposizione (F253) che apparentemente non aveva nessuna struttura funebre. La sepoltura è atipica per questo cimitero, poiché l’individuo era sepolto in posizione flessa con il corredoall’altezza delle ginocchia e dei piedi. La maggior parte delle deposizioni era in posizione supina con le braccia distese lungo il corpo o incrociate sul bacino. Cinque sepolture contenevano adulti, e sei contenevano i resti poco conservati di un infante (F251). Quattro delle sei tombe contenevano corredi, posizionati in modo tipico ai piedi del morto con l’eccezione di un certo numero di oggetti metallici e arredi personali. Come negli anni precedenti, la maggior parte dei vasi ceramici trovati nelle tombe erano rotti o frammentati. Una tomba di una giovane donna (F245) conteneva un gran numero di oggetti, inclusi 3 anelli di metallo indossati dalla mano sinistra, una casseruola tipo Butrinto (Albania), una casseruola in sigillata africana, una lucerna, un ago in osso e un vaso in ceramica comune. La tomba infantile (F251) conteneva una collana di pasta vitrea, ma nessun altro elemento di corredo. A differenza degli anni precedenti, nessuna tomba ha restituito chiodi piegati in ferro. Fino a che il restauro e lo studio degli oggetti non sarà completato può essere fornita solo una datazione preliminare. Queste sepolture sono probabilmente contemporanee alle tombe scavate nelle stagioni precedenti, che sono prevalentemente di II-III sec. d.C. Analisi dei resti scheletrici e dei corredi sono attualmente in corso. (Tracy Prowse)
  • AIAC_3579 - Gerace - 2014
    The site of a Roman villa at Gerace was discovered by accident in 1994 when a torrent burst its banks and cut through one corner of an ancient structure, exposing a mosaic. Subsequent limited excavation discovered the ground plan on the surface of a small structure with five rooms and an irregular L-shaped corridor. Trial trenching descending to floor level suggested that there were geometric mosaic pavements in a corridor and in an apsed room. This building was further partially investigated in 2007, but has not been completely excavated. In May 2012 UBC conducted its own first investigations at Gerace, involving a team from the British School at Rome, which conducted geophysical survey over a wide area of the 3-ha site. This identified a 50-m long building to the east of the structure with mosaics, as well as several outbuildings and the location of five kilns. From mid-May to mid-June 2013 the first of four planned seasons of excavation was conducted at Gerace. Two rooms in the ‘villa-like building’ were excavated, and proved to be service rooms, one with a bench and a stone ‘workstation’ (to waist height) as well as an earth floor (perhaps a kitchen), and the other with white plaster on the walls and a white mortar floor. The building, for which a late second century date had been proposed by one previous excavator, and an early fourth century date by another, was dated to not earlier than AD 360 on the basis of African red slip pottery which formed part of the white mortar floor in the latter. Part of the mosaic-paved corridor outside these rooms was also investigated, and the edge of what was clearly the hot pool of a small bath-suite, with white mortar floor still in situ and its hypocaust stoke-hole preserved, was also discovered. The building was destroyed by fire: pottery and two intact African red slip lamps of the second half of the fifth century show that this occurred not earlier than c. AD 450. Adjacent to this structure, the 50m-building first identified by geophysics proved to have an intact stone paved floor but very few finds; it is likely to have had only a short life, and possibly might not even have been quite completed, when it suddenly collapsed, probably in an earthquake. It clearly predates the bath-suite and its stoke hole which demolished part of the long building’s west wall in order to provide room to fire the hypocaust. Pottery in the make-up for the long building’s floor suggest that it is not earlier than the second quarter of the fourth century (and part of an earlier building was identified beneath); it may have been under construction in AD 361/3 when it was flattened by an earthquake which _Libanius_ reports as having destroyed most of the cities of Sicily at that time. The building’s function is enigmatic on the evidence so far available, but it was probably the estate’s granary or storeroom. The finds included 99 tile stamps using 10 different dies, with some tiles receiving as many as three stamps. All seem to have been part of a single production, by a landowner called _Philippianus_ whose name recurs on many of them, and were made for the roof of the villa built after c. AD 370 (the granary-like building’s collapsed roof has no tile stamps). That he might have raised prize racehorses at Gerace is suggested by some of the stamps which feature horses with head plumes, associated also with victory crowns and palm branches. _Vegetius_ and others report that Sicilian circus ponies were highly rated in the Roman world, and _Philippianus_ might have been raising them in this well-watered central area of Sicily in late Roman times. Indeed horses are still kept on the Gerace estate to this day. The alternative is to see this imagery merely as a play on his name, which is cognate with Philippos, ‘lover of horses’. No excavation was able to take place in 2014 but it is hoped that work will resume in 2015.