Name
Grotta del Buso Doppio del Broion
Date Range
34000 BC – 18000 BC
Monuments
Cave

Seasons

  • AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2006
    The Riparo (refuge) del Broion opens at 135 m a.s.l. in the eastern flank of the Colli Berici, near the Grotta del Broion (locality of Lumignano). The upper part of the deposit below the refuge (US 1) was divided into seven sub-layers: excavations begun in 1998 recovered flint artefacts and other objects that can be attributed to the archaic phase of the late Paleolithic, probably to the Aurignacian culture (sub-layer 1g÷1f, dated to circa 30,000-32,000 years ago), the Gravettian (sub-layer 1e÷1c, dated to circa 26,000 years ago) and the early Epigravettian (sub-layer 1b÷1a, dated to circa 18,000 years ago). In June and July 2006 the ninth excavation campaign took place. The stratigraphy was partially disturbed, sometimes constituted by reworked earth and often with unclear limits between the layers. The only layer that was clearly identifiable was 1g, which contained amongst other things an ogival tipped scraper and three lamellated nuclei. During its occupation in the early Epigravettian period the site was immersed in a typically periglacial environment, as attested by the dominance of the marmot in association with the chamois and ibex. The assemblages from sub-layers 1f and 1g were less homogeneous, with examples that indicate very different environments: together with marmot, hare, chamois, ibex, bison and probable aurochs, are the remains of mainly boar and some deer and roe deer. The presence in all the assemblages of remains of elk, beaver, pike and aquatic birds (wild duck and teal) attest the constant presence of water on the plain below. The lower sub-layers attest more intense occupation than the upper ones and are characterised by the more abundant remains showing clear signs of butchering and some concentration of flakes around a hearth S3. (Alberto Broglio, Marco De Stefani, Fabio Gurioli)
  • AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2007
    Il Riparo del Broion, lungo una decina di metri, è protetto da un aggetto di circa 7 m e contiene un riempimento parzialmente asportato in età storica per regolarizzare la superficie di calpestio in modo da utilizzarlo a fini agricoli. Il deposito fu intaccato alcuni anni fa da uno scavo abusivo, su una superficie complessiva di 14 mq, fino ad una profondità di 2 m. Nel 1998 è iniziato uno scavo sistematico, che ha messo in luce una serie stratigrafica nella quale sono state distinte 16 unità, le inferiori delle quali (13, 9, 7 e 4) contengono manufatti del Paleolitico medio, le soprastanti manufatti del Paleolitico superiore. Le unità 3 e 2, esplorate su una superficie di 8 mq, non presentano tracce di frequentazione antropica. L’unità superiore 1, spessa circa 80 cm, presenta inferiormente un limite abrupto ed è stata suddivisa in 7 sottounità (1g – 1a) quasi sempre separate tra loro da limiti abrupti. A ridosso della parete rocciosa i sedimenti sono incoerenti, talora interessati da processi erosivi e da tane. Alla fase antica del Paleolitico superiore (1g e 1f) appartengono due strutture di combustione. Nel settore centrale dello scavo la struttura subcircolare S2 misura 50 cm di diametro, 8 cm di profondità e intacca l’unità 2. Il riempimento è costituito da sedimento fine con abbondante sostanza organica, piccoli clasti, rari carboni, ossa combuste, pochi manufatti di selce alterati dal fuoco. Ad essa si riferiscono le datazioni 14C (AMS): 32.100±400 (UtC-11.790), 25.980±190 (UtC-11.791), 30.480±300 (UtC-11.792) BP. Nel settore occidentale, la struttura S3 è costituita da una depressione subcircolare di 80 cm di diametro, profonda 10 cm, e circondata da cinque pietre di calcare locale, che intacca l’unità 2. Essa è riempita da limi ricchi di sostanza organica, con qualche carbone, uno dei quali datato 31.700±400 (UtC-12.509)BP. All’interfaccia 1f/1g si riferisce la datazione 30.650±300 (LTL-1637A) BP. La fauna, estremamente frammentaria, comprende tra i carnivori orso speleo, volpe comune, gatto selvatico; tra gli ungulati cinghiale, alce, cervo, capriolo, camoscio; tra i roditori e lagomorfi lepre e castoro. Vi sono anche resti di pesci e uccelli di palude. L’insieme rimanda ad un ambiente paludoso ai piedi delle colline, circondato da vegetazione arborea con ampie radure. Gli insiemi litici di 1g ed 1f vengono attribuiti alla fase antica del Paleolitico superiore. La selce utilizzata proviene dalle formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa, con l’eccezione di una lama di selce alloctona. Sono rappresentate tutte le fasi di lavorazione; alla fase di produzione appartengono pochi frammenti di lamella. I nuclei sono stati sfruttati all’estremo, e presentano sempre qualche stacco lamellare. In 1g sono presenti 3 grattatoi piatti, 3 frammenti di lame ritoccate, 2 coltelli a dorso; in 1f una lama ritoccata cf. lama aurignaziana, 1 coltello a dorso curvo cf. Uluzziano e due frammenti lamellari rispettivamente a ritocco erto marginale diretto ed erto marginale alterno. Vi sono inoltre 1 piccolo perforatore e un punteruolo ricavati da schegge d’osso e 4 conchiglie (3 marine, una dulciacquicola) utilizzate come ornamenti, con evidenti tracce di ocra rossa all’interno. Due frequentazioni della fase media del Paleolitico superiore sono documentate nelle sottounità 1c e 1b, per le quali si hanno quattro datazioni 14C-AMS: 25.860±200 (UtC-13321) BP relativo alla sottounità 1c; 27.960±300 (UtC-10.504), 17.830±100 (UtC-10.506) e 28.460±260 (UtC-260) BP relative alla sottounità 1b. La datazione UtC-10.506 si riferisce ad una struttura di combustione subcircolare del diametro di circa 1 m, profonda 7 cm (S1). La scarsa fauna comprende orso speleo, abbondante marmotta, caprini, bovini, volpe, mustelidi, uccelli e pesci. Le sottounità 1e – 1a hanno dato una sequenza gravettiana, all’interno della quale pare possibile distinguere: un insieme scarsamente rappresentato (1e, 1d, 1c), forse gravettiano (facendo affidamento sulla datazione radiometrica relativa alla sottounità 1c); un insieme gravettiano antico a punte a dorso e rari foliati (1b, 1b alfa, 1b beta e 1b gamma) per il quale si hanno due datazioni radiometriche. Questo insieme è marcatamente omogeneo. Gli strumenti sono rari (2 bulini, 1 grattatoio frontale, un becco, qualche frammento di lama ritoccata). Le armature sono ben rappresentate, anche se si tratta quasi sempre di frammenti o di residui: piccole punte snelle e lunghe de La Gravette, caratterizzate da dorso bipolare e da ritocco complementare di punta o di base opposto al dorso; lamelle a dorso e troncatura. Va infine segnalata la presenza di un frammento mesiale di una punta foliata a faccia piana stretta e lunga, ottenuta con ritocco coprente bilaterale sulla faccia dorsale e ritocco piatto invadente parziale sulla faccia ventrale. Un frammento simile proviene anche dal riempimento di una tana, con altri manufatti gravettiani. L’insieme litico delle sottounità soprastanti 1aα non si scosta da questo quadro. L’analisi delle tracce d’uso ha rivelato l’uso delle armature come punte di armi da getto o come elementi di strumenti compositi utilizzati per tagliare o per segare.
  • AIAC_292 - Grotta del Buso Doppio del Broion - 2009
    Il Buso Doppio del Broion, già noto agli speleologi della prima metà del secolo scorso, è una delle numerose cavità carsiche che si aprono all’interno delle rocce carbonatiche oligoceniche che costituiscono l’antica bariera corallina di Lumignano. Questa grotta, posta a circa 135 metri di quota s.l.m., tra il Riparo del Broion e la Grotta del Sengio Longo, è così chiamata per la presenza di due entrate di forma pressoché circolare, la maggiore delle quali consente di accedere alla galleria principale (galleria A) che si sviluppa in senso Nord/Ovest-Sud/Est per una lunghezza di circa 12 metri e una larghezza di circa 3 metri. Davanti e alla base dell’entrata principale è posto un grosso masso di crollo che contiene un lembo di deposito archeologico dalla cui superficie emergono alcuni frammenti di ceramiche, successivamente l’accesso all’entrata è facilitato da una serie di gradini artificiali ricavati nella roccia di base sotto la volta della grotta. Verso la parte terminale della galleria A si apre una seconda diramazione che porta ad una camera che si sviluppa in direzione Nord (galleria B) per una lunghezza di circa 5 metri e larga circa 3 metri, dalla quale si dipartono altri tre diverticoli, due verso Ovest (gallerie C e D), e uno verso Est (Galleria E); altre due gallerie, prive di deposito, si dipartono dalla seconda entrata della grotta. Già durante le operazioni di asportazione del deposito rimaneggiato, ad opera di volontari del CAI di Vicenza, apparve chiara la presenza di reperti che testimoniano una sporadica frequentazione della grotta durante l’ultimo massimo glaciale, attorno a 20.000 anni fa. Infatti il ritrovamento di tre punte a cràn, del tutto simili a quelle provenienti dai depositi della Grotta di Paina a Mossano e di Trene a Nanto, ricavate da selce appenninica, consente di attribuire l’origine della porzione superiore del deposito interno della grotta al Massimo del II Pleniglaciale wurmiano. L’area di scavo si estende su di una superficie di 13 m2, dove sono state indagate le Unità Stratigrafiche US1 ÷ US6, per uno spessore di 2,5 metri. L’US 1, dello spessore massimo di 80 cm è costituita da grandi massi di crollo della volta e della parete della grotta, tra i quali si pone un sedimento loessico con resti di orso delle caverne, alce, marmotta, castoro, carnivori di piccola e media taglia, vertebre di pesci, uccelli e micro mammiferi (roditori, chirotteri e altri insettivori). Dalla porzione più profonda (US1 tt III e IV) proviene un’industria litica caratterizzata dalla presenza di pochi scarti di lavorazione della selce, per lo più di provenienza berico-euganea e/o lessinea e frammenti di punte a dorso bipolare con assottigliamenti di base e di punta (cf. Gravettes, variante Vachones), una bipunta e frammenti di lame a dorso che riferiscono l’insieme al Gravettiano antico. L’US2, lenticolare limitata ai quadrati B7 e C7, costituita da una matrice loessica con scarso scheletro calcareo. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di orso delle caverne, di mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci e micro mammiferi. L’industria litica è assente. L’US3 a matrice loessica con pietre calcaree sub-arrotondate, è stata soggetta a dilavamento idrico post-deposizionale e successiva deformazione da carico. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di mammiferi di media e grande taglia (compreso l’orso speleo), vertebre di pesci e rari uccelli. L’industria litica è assente. Sono presenti carboni di legna isolati posti al di sotto delle pietre più grandi. Nel quadrato B7 si sono distinte 3 sottounità denominate 3a, 3b e 3c. L’US4 è un’ unità organica microstratificata (laminata) a matrice loessica. La matrice loessica è composta da lamine di spessore millimetrico più o meno ricche di sostanza organica. L’unità ha una morfologia tabulare, spessa fino a 30 cm. Il contenuto paleontologico è costituito da orso speleo, mammiferi di grande, media e piccola taglia, compresi carnivori; abbondanti micro mammiferi e pesci. Sono presenti carboni di legna isolati. L’industria litica è assente. L’US5 a supporto clastico con numerosi vuoti interstiziali tra le pietre che raggiungono dimensioni di 30-40 cm di diametro, e scarsa matrice loessica. Lo spessore di US5 raggiunge gli 80 cm. Nella porzione superiore la matrice loessica è più scarsa e secca, le pietre di maggiori dimensioni; nella porzione medio-basale (US5 base) la matrice è più abbondante e più umida, con pietre di dimensioni minori. Da questa unità provengono ossa di orso speleo, marmotta, volpe e altri mammiferi di grande e media taglia, scarse vertebre di pesci, uccelli e un’abbondante microfauna. L’industria litica è rappresentata da 2 lamelle a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour), poche lamelle di piena scheggiatura e scarso debris. Sono presenti carboni di legna isolati. L’US6 posta a circa 2,5 metri di profondità contiene ancora elementi di crollo, costituiti da pietre calcaree sub-arrotondate con una matrice loessica. In alcuni punti il limo eolico è particolarmente pulito, privo di clasti, soprattutto nella porzione basale dell’unità. Il contenuto faunistico è rappresentato da resti di orso speleo, lupo e altri mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci. Vi sono resti di micro mammiferi. L’industria litica è assente. Rari i carboni di legna. Con lo scavo 2009 si è potuto raggiungere il tetto di US7 che si presenta come un’unità loessica con pietre calcaree anche di grandi dimensioni (decimetriche) e con ossa di mammiferi tra i quali orso speleo e marmotta, uccelli e micro mammiferi. L’industria litica è rappresentata da un unico frammento mesiale di microlamella a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour).

Media

Name
Grotta del Buso Doppio del Broion
Year
2006
Summary
en The Riparo (refuge) del Broion opens at 135 m a.s.l. in the eastern flank of the Colli Berici, near the Grotta del Broion (locality of Lumignano). The upper part of the deposit below the refuge (US 1) was divided into seven sub-layers: excavations begun in 1998 recovered flint artefacts and other objects that can be attributed to the archaic phase of the late Paleolithic, probably to the Aurignacian culture (sub-layer 1g÷1f, dated to circa 30,000-32,000 years ago), the Gravettian (sub-layer 1e÷1c, dated to circa 26,000 years ago) and the early Epigravettian (sub-layer 1b÷1a, dated to circa 18,000 years ago).
In June and July 2006 the ninth excavation campaign took place. The stratigraphy was partially disturbed, sometimes constituted by reworked earth and often with unclear limits between the layers. The only layer that was clearly identifiable was 1g, which contained amongst other things an ogival tipped scraper and three lamellated nuclei.
During its occupation in the early Epigravettian period the site was immersed in a typically periglacial environment, as attested by the dominance of the marmot in association with the chamois and ibex. The assemblages from sub-layers 1f and 1g were less homogeneous, with examples that indicate very different environments: together with marmot, hare, chamois, ibex, bison and probable aurochs, are the remains of mainly boar and some deer and roe deer. The presence in all the assemblages of remains of elk, beaver, pike and aquatic birds (wild duck and teal) attest the constant presence of water on the plain below. The lower sub-layers attest more intense occupation than the upper ones and are characterised by the more abundant remains showing clear signs of butchering and some concentration of flakes around a hearth S3. (Alberto Broglio, Marco De Stefani, Fabio Gurioli)
it Il Riparo del Broion si apre a 135 m di quota nel versante orientale dei Colli Berici, in prossimità della Grotta del Broion (località Lumignano, com. Longare, VI). La porzione superiore del deposito sottostante il riparo (US 1) è stata suddivisa in 7 sottounità: gli scavi iniziati nel 1998 hanno restituito manufatti in selce e altri reperti riferibili ad una fase arcaica del Paleolitico superiore, probabilmente all'Aurignaziano (sottounità 1g÷1f, datate a circa 30.000-32.000 BP), al Gravettiano (sottounità 1e÷1c, datate a circa 26.000 BP) e all'Epigravettiano antico (sottounità 1b÷1a, datate a circa 18.000 BP).

Nei mesi di giugno e luglio 2006 si è svolta la nona campagna di scavo. La serie stratigrafica si presenta parzialmente sconvolta, talvolta costituita da terreno rimaneggiato e spesso con limiti illeggibili tra le sottounità. Ben riconoscibile è unicamente la sottounità 1g, nella quale si sono rinvenuti, tra le altre cose, un grattatoio a muso ogivale e tre nuclei a lamelle.

Durante l’occupazione riferibile all’Epigravettiano antico, il sito era immerso in un ambiente tipicamente periglaciale, testimoniato dalla dominanza della marmotta in associazione a camoscio e stambecco. L’insieme ritrovato nelle sottounità 1f e 1g è meno omogeneo, con esemplari che indicano ambienti ben differenziati: accanto alla presenza di marmotta, lepre, camoscio, stambecco, bisonte e probabilmente uro, si trovano resti appartenenti a cervo, capriolo e principalmente cinghiale. Il ritrovamento in tutta la serie di resti attribuibili ad alce, castoro, luccio e ad uccelli acquatici (germano reale ed alzavola) sono una testimonianza della costante presenza d’acqua nella piana sottostante. Le sottounità inferiori documentano una frequentazione antropica più intensa rispetto a quella delle superiori, palesata da più abbondanti resti con chiare tracce di macellazione e da alcuni rimontaggi tra schegge diafisarie collocate attorno al focolare S3.
Team
Anthracologist - Lanfredo Castelletti
Anthropologist - Giacomo Giacobini
Archaeozoologist - Fabio Gurioli
Lithic technologist - Mirco De Stefani
Lithic technologist - Marco Peresani
Lithic typologist - Alberto Broglio
Paleontologist - Giorgio Bartolomei
Paleontologist - Antonio Tagliacozzo
Palynologist - Laura Cattani
Pedologist - Mauro Cremaschi
Traceologist - Sara Ziggiotti

Media

Name
Grotta del Buso Doppio del Broion
Year
2007
Summary
it Il Riparo del Broion, lungo una decina di metri, è protetto da un aggetto di circa 7 m e contiene un riempimento parzialmente asportato in età storica per regolarizzare la superficie di calpestio in modo da utilizzarlo a fini agricoli. Il deposito fu intaccato alcuni anni fa da uno scavo abusivo, su una superficie complessiva di 14 mq, fino ad una profondità di 2 m. Nel 1998 è iniziato uno scavo sistematico, che ha messo in luce una serie stratigrafica nella quale sono state distinte 16 unità, le inferiori delle quali (13, 9, 7 e 4) contengono manufatti del Paleolitico medio, le soprastanti manufatti del Paleolitico superiore. Le unità 3 e 2, esplorate su una superficie di 8 mq, non presentano tracce di frequentazione antropica.

L’unità superiore 1, spessa circa 80 cm, presenta inferiormente un limite abrupto ed è stata suddivisa in 7 sottounità (1g – 1a) quasi sempre separate tra loro da limiti abrupti. A ridosso della parete rocciosa i sedimenti sono incoerenti, talora interessati da processi erosivi e da tane. Alla fase antica del Paleolitico superiore (1g e 1f) appartengono due strutture di combustione. Nel settore centrale dello scavo la struttura subcircolare S2 misura 50 cm di diametro, 8 cm di profondità e intacca l’unità 2. Il riempimento è costituito da sedimento fine con abbondante sostanza organica, piccoli clasti, rari carboni, ossa combuste, pochi manufatti di selce alterati dal fuoco. Ad essa si riferiscono le datazioni 14C (AMS): 32.100±400 (UtC-11.790), 25.980±190 (UtC-11.791), 30.480±300 (UtC-11.792) BP. Nel settore occidentale, la struttura S3 è costituita da una depressione subcircolare di 80 cm di diametro, profonda 10 cm, e circondata da cinque pietre di calcare locale, che intacca l’unità 2. Essa è riempita da limi ricchi di sostanza organica, con qualche carbone, uno dei quali datato 31.700±400 (UtC-12.509)BP. All’interfaccia 1f/1g si riferisce la datazione 30.650±300 (LTL-1637A) BP. La fauna, estremamente frammentaria, comprende tra i carnivori orso speleo, volpe comune, gatto selvatico; tra gli ungulati cinghiale, alce, cervo, capriolo, camoscio; tra i roditori e lagomorfi lepre e castoro. Vi sono anche resti di pesci e uccelli di palude. L’insieme rimanda ad un ambiente paludoso ai piedi delle colline, circondato da vegetazione arborea con ampie radure.

Gli insiemi litici di 1g ed 1f vengono attribuiti alla fase antica del Paleolitico superiore. La selce utilizzata proviene dalle formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa, con l’eccezione di una lama di selce alloctona. Sono rappresentate tutte le fasi di lavorazione; alla fase di produzione appartengono pochi frammenti di lamella. I nuclei sono stati sfruttati all’estremo, e presentano sempre qualche stacco lamellare. In 1g sono presenti 3 grattatoi piatti, 3 frammenti di lame ritoccate, 2 coltelli a dorso; in 1f una lama ritoccata cf. lama aurignaziana, 1 coltello a dorso curvo cf. Uluzziano e due frammenti lamellari rispettivamente a ritocco erto marginale diretto ed erto marginale alterno. Vi sono inoltre 1 piccolo perforatore e un punteruolo ricavati da schegge d’osso e 4 conchiglie (3 marine, una dulciacquicola) utilizzate come ornamenti, con evidenti tracce di ocra rossa all’interno. Due frequentazioni della fase media del Paleolitico superiore sono documentate nelle sottounità 1c e 1b, per le quali si hanno quattro datazioni 14C-AMS: 25.860±200 (UtC-13321) BP relativo alla sottounità 1c; 27.960±300 (UtC-10.504), 17.830±100 (UtC-10.506) e 28.460±260 (UtC-260) BP relative alla sottounità 1b. La datazione UtC-10.506 si riferisce ad una struttura di combustione subcircolare del diametro di circa 1 m, profonda 7 cm (S1). La scarsa fauna comprende orso speleo, abbondante marmotta, caprini, bovini, volpe, mustelidi, uccelli e pesci. Le sottounità 1e – 1a hanno dato una sequenza gravettiana, all’interno della quale pare possibile distinguere: un insieme scarsamente rappresentato (1e, 1d, 1c), forse gravettiano (facendo affidamento sulla datazione radiometrica relativa alla sottounità 1c); un insieme gravettiano antico a punte a dorso e rari foliati (1b, 1b alfa, 1b beta e 1b gamma) per il quale si hanno due datazioni radiometriche. Questo insieme è marcatamente omogeneo.

Gli strumenti sono rari (2 bulini, 1 grattatoio frontale, un becco, qualche frammento di lama ritoccata). Le armature sono ben rappresentate, anche se si tratta quasi sempre di frammenti o di residui: piccole punte snelle e lunghe de La Gravette, caratterizzate da dorso bipolare e da ritocco complementare di punta o di base opposto al dorso; lamelle a dorso e troncatura. Va infine segnalata la presenza di un frammento mesiale di una punta foliata a faccia piana stretta e lunga, ottenuta con ritocco coprente bilaterale sulla faccia dorsale e ritocco piatto invadente parziale sulla faccia ventrale. Un frammento simile proviene anche dal riempimento di una tana, con altri manufatti gravettiani. L’insieme litico delle sottounità soprastanti 1aα non si scosta da questo quadro. L’analisi delle tracce d’uso ha rivelato l’uso delle armature come punte di armi da getto o come elementi di strumenti compositi utilizzati per tagliare o per segare.
en The ten metre-long Riparo del Broion is protected by an outcrop of circa 7 m and contains a fill that was partially removed in order to level the surface for agricultural use. The surface was cut some years ago by an illegal excavation, over a total surface area of 14 m2, to a depth of 2m. In 1998 systematic excavations began which revealed a stratigraphy in which 16 distinct units have been identified, the lowest of which (13, 9, 7 and 4) containing artefacts of the Middle Paleolithic. The overlying levels contained artefacts of the Upper Paleolithic. Levels 3 and 2, investigated over a surface of 8 m2, produced no traces of anthropological evidence.

The upper layer 1, circa 80 cm thick, had a clearly defined lower edge and was subdivided into seven sub-layers (1g – 1a) almost all of which clearly distinct. Up against the rock face the sediments were incoherent, some effected by erosion and animal burrows. Two hearths (1g and 1f) dated to the early part of the Upper Paleolithic. In the central sector of the excavation a sub-circular structure S2, diameter of 50 cm, depth 8 cm, cut into layer 2. The fill comprised a fine sediment with an abundance of organic material, small clasts, occasional charcoal, burnt bones and some flint artefacts that showed signs of burning. The C14 (AMS) dating for this material is 32.100±400 (UtC-11.790), 25.980±190 (UtC-11.791), 30.480±300 (UtC-11.792) BP. In the western sector, structure S3, cutting layer 2, was constituted by a sub-circular depression 80 cm wide and 10 cm deep, surrounded by five lumps of local limestone. The depression was filled with silts rich in organic materials, with some charcoal, one piece of which dated to 31.700±400 (UtC-12.509)BP. The interface 1f/1g was dated 30.650±300 (LTL-1637A) BP. The extremely fragmentary faunal remains included among the carnivores the cave bear, common fox and wild cat; among the ungulates boar, elk, deer, roe deer, chamois; among the rodents and lake dwellers, hare and beaver. The remains of fish and marsh birds were also present. The assemblage suggests a marshy environment at the foot of the hills surrounded by forests with ample clearings.

The assemblage of lithics from 1g and 1f are attributed to the early part of the Upper Paleolithic. The flint used came from the Biancone and Scalglia Rossa formations, with the exception of an allocthonous flint blade. All phases of working were present; the production phase was represented by a few blade fragments. The cores had been exploited to the extreme, and all presented flaked detachments. In 1g there were three flat scrapers, three retouched blades, two backed knife blades; in 1f a retouched blade cf. Aurignacian blade, one curved backed knife cf. Ulzziano and two flaked fragments, one with direct and alternating edge retouch , were present. There were also one small piercer and a punch, both made from pieces of bone, and four shells (3 from the sea and 1 freshwater) used as personal ornaments, as attested by the clear traces of red ocra inside them. Two occupation phases were identified for the middle Upper Paleolithic in sub-layer 1c and 1b for which four C 14-AMS dates were obtained: 25.860±200 (UtC-13321) BP from sub-layer 1c and 27.960±300 (UtC-10.504), 17.830±100 (UtC-10.506) and 28.460±260 (UtC-260) BP relating to 1b. The date UtC-10.506 was given by a sub-circular hearth, 1 m in diameter and 7 cm deep (S1). The scarce faunal remains comprised cave bear, abundant marmot, goat, ox, fox, mustelids, birds and fish. Sub-layers 1e – 1a produced a Gravettian sequence within which it seemed possible to distinguish: a scarce assemblage (1e, 1d, 1c), perhaps attributable to the Gravettian period (on the basis of the radiometric dating relating to sub-layer 1c); an early Gravettian assemblage of backed points and rare leaf points (1b, 1b alfa, 1b beta e 1b gamma) for which two radiometric dates were obtained. This assemblage was notably homogeneous.

The implements were rare (two burins, one frontal scraper, one point, some re-touched blade fragments). Weapons were well represented, even though almost all fragments or residual: small, long, thin points of La Gravette facies, characterised by bipolar backs and complementary re-touches at the tip or base opposite the back; backed and truncated flakes. Lastly, of note the presence of a mesial fragment from a leaf point with a flat, narrow, long face, obtained by bilateral re-touching on the back and flat partial re-touching on the ventral face. A similar fragment came from the fill of a burrow together with other Gravettian artefacts. The lithic assemblage from the sub-layers overlying 1aα is consistent with this picture. The analysis of the traces of use revealed the points had been used as throwing weapons or as elements of composite tools used for cutting or sawing.
Team
Archaeologist - Laurence Bouquet
Archaeozoologist - Antonio Tagliacozzo
Archaeozoologist - Matteo Romandini
Archaeozoologist - Marco Bertolini
Lithic technologist - Marco Peresani
Lithic technologist - Stefano Bertola
Paleontologist - Giorgio Bartolomei
Palynologist - C. Ravazzi
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile
Traceologist - Sara Ziggiotti
Volunteer - Paolo Pretto
Volunteer - Alberto Bizzi
Volunteer - Ippolito Caneva

Media

Name
Grotta del Buso Doppio del Broion
Year
2009
Summary
it
Il Buso Doppio del Broion, già noto agli speleologi della prima metà del secolo scorso, è una delle numerose cavità carsiche che si aprono all’interno delle rocce carbonatiche oligoceniche che costituiscono l’antica bariera corallina di Lumignano. Questa grotta, posta a circa 135 metri di quota s.l.m., tra il Riparo del Broion e la Grotta del Sengio Longo, è così chiamata per la presenza di due entrate di forma pressoché circolare, la maggiore delle quali consente di accedere alla galleria principale (galleria A) che si sviluppa in senso Nord/Ovest-Sud/Est per una lunghezza di circa 12 metri e una larghezza di circa 3 metri. Davanti e alla base dell’entrata principale è posto un grosso masso di crollo che contiene un lembo di deposito archeologico dalla cui superficie emergono alcuni frammenti di ceramiche, successivamente l’accesso all’entrata è facilitato da una serie di gradini artificiali ricavati nella roccia di base sotto la volta della grotta.

Verso la parte terminale della galleria A si apre una seconda diramazione che porta ad una camera che si sviluppa in direzione Nord (galleria B) per una lunghezza di circa 5 metri e larga circa 3 metri, dalla quale si dipartono altri tre diverticoli, due verso Ovest (gallerie C e D), e uno verso Est (Galleria E); altre due gallerie, prive di deposito, si dipartono dalla seconda entrata della grotta. Già durante le operazioni di asportazione del deposito rimaneggiato, ad opera di volontari del CAI di Vicenza, apparve chiara la presenza di reperti che testimoniano una sporadica frequentazione della grotta durante l’ultimo massimo glaciale, attorno a 20.000 anni fa. Infatti il ritrovamento di tre punte a cràn, del tutto simili a quelle provenienti dai depositi della Grotta di Paina a Mossano e di Trene a Nanto, ricavate da selce appenninica, consente di attribuire l’origine della porzione superiore del deposito interno della grotta al Massimo del II Pleniglaciale wurmiano.

L’area di scavo si estende su di una superficie di 13 m2, dove sono state indagate le Unità Stratigrafiche US1 ÷ US6, per uno spessore di 2,5 metri. L’US 1, dello spessore massimo di 80 cm è costituita da grandi massi di crollo della volta e della parete della grotta, tra i quali si pone un sedimento loessico con resti di orso delle caverne, alce, marmotta, castoro, carnivori di piccola e media taglia, vertebre di pesci, uccelli e micro mammiferi (roditori, chirotteri e altri insettivori).

Dalla porzione più profonda (US1 tt III e IV) proviene un’industria litica caratterizzata dalla presenza di pochi scarti di lavorazione della selce, per lo più di provenienza berico-euganea e/o lessinea e frammenti di punte a dorso bipolare con assottigliamenti di base e di punta (cf. Gravettes, variante Vachones), una bipunta e frammenti di lame a dorso che riferiscono l’insieme al Gravettiano antico. L’US2, lenticolare limitata ai quadrati B7 e C7, costituita da una matrice loessica con scarso scheletro calcareo. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di orso delle caverne, di mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci e micro mammiferi. L’industria litica è assente. L’US3 a matrice loessica con pietre calcaree sub-arrotondate, è stata soggetta a dilavamento idrico post-deposizionale e successiva deformazione da carico. Il contenuto paleontologico è costituito da ossa di mammiferi di media e grande taglia (compreso l’orso speleo), vertebre di pesci e rari uccelli. L’industria litica è assente. Sono presenti carboni di legna isolati posti al di sotto delle pietre più grandi. Nel quadrato B7 si sono distinte 3 sottounità denominate 3a, 3b e 3c. L’US4 è un’ unità organica microstratificata (laminata) a matrice loessica. La matrice loessica è composta da lamine di spessore millimetrico più o meno ricche di sostanza organica. L’unità ha una morfologia tabulare, spessa fino a 30 cm. Il contenuto paleontologico è costituito da orso speleo, mammiferi di grande, media e piccola taglia, compresi carnivori; abbondanti micro mammiferi e pesci. Sono presenti carboni di legna isolati. L’industria litica è assente. L’US5 a supporto clastico con numerosi vuoti interstiziali tra le pietre che raggiungono dimensioni di 30-40 cm di diametro, e scarsa matrice loessica. Lo spessore di US5 raggiunge gli 80 cm. Nella porzione superiore la matrice loessica è più scarsa e secca, le pietre di maggiori dimensioni; nella porzione medio-basale (US5 base) la matrice è più abbondante e più umida, con pietre di dimensioni minori. Da questa unità provengono ossa di orso speleo, marmotta, volpe e altri mammiferi di grande e media taglia, scarse vertebre di pesci, uccelli e un’abbondante microfauna. L’industria litica è rappresentata da 2 lamelle a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour), poche lamelle di piena scheggiatura e scarso debris. Sono presenti carboni di legna isolati. L’US6 posta a circa 2,5 metri di profondità contiene ancora elementi di crollo, costituiti da pietre calcaree sub-arrotondate con una matrice loessica. In alcuni punti il limo eolico è particolarmente pulito, privo di clasti, soprattutto nella porzione basale dell’unità. Il contenuto faunistico è rappresentato da resti di orso speleo, lupo e altri mammiferi di grande e media taglia, vertebre di pesci. Vi sono resti di micro mammiferi. L’industria litica è assente. Rari i carboni di legna.

Con lo scavo 2009 si è potuto raggiungere il tetto di US7 che si presenta come un’unità loessica con pietre calcaree anche di grandi dimensioni (decimetriche) e con ossa di mammiferi tra i quali orso speleo e marmotta, uccelli e micro mammiferi. L’industria litica è rappresentata da un unico frammento mesiale di microlamella a ritocco erto marginale diretto (cf. Dufour).
en The Buso Doppio del Broion, known by speleologists since the beginning of last century, is one of the many karstic caves opening in the Oligocenic carbonate rocks which form the ancient coral reef of Lumignano. This cave, situated at circa 135 m a.s.l., between the Riparo del Broion and the Grotta del Sengio Longo, takes its name from the presence of two more or less circular entrances, the largest of which gives access to the main gallery (gallery A) which develops on a north/west-south/east alignment for circa 12 metres and is circa 3 metres wide. In front of and at the base of the main entrance there was a large collapsed mass containing a patch of archaeological deposit from the surface of which a number of pottery fragments emerged. Beyond this access to the entrance was facilitated by a series of manmade steps cut into the bed rock below the vault.

Towards the end of the gallery A a second branch opened leading to a chamber developing in a northerly direction (gallery B) circa 5 metres long and 3 metres wide. Three other offshoots opened from gallery B, two to the west (galleries C and D) and one to the east (gallery E). Another two galleries, without deposits, departed from the second entrance. During removal of the disturbed deposit, by volunteers from CAI, Vicenza, it immediately became clear that finds attesting a sporadic occupation of the cave during the last glacial maximal episode, circa 20,000 years, were present. In fact, the discovery of three “a cràn” points, similar to those found in the deposits of the Grotta di Paina at Mossano and di Trene at Nanto, made from Apennine flint, dated the origins of the upper part of the deposit inside the cave to the height of the II Wurmian Pleniglaciale period.

The excavation extended over an area of 13 m2, where the stratigraphic units US1 – US6 were investigated. These layers formed a thickness of 2.5 m. The US1, maximum thickness 80 cm, was constituted by large masses that had collapsed from the vault and walls of the cave in a loessic sediment containing the remains of cave bear, elk, marmot, beaver, small and medium carnivores, fish vertebrae, birds and micro-mammals (rodents, chiropterans and other insectivores).
The deepest section (US1 tt and III and IV) produced lithic industry characterised by the presence of a few waste products from flint working, mostly from the Berico-Euganean and/or Lessinean hills, and fragments of points with bipolar backs with thinning at the base and tip (cf. Gravettes, Vachones variant), one bi-point and fragments of early Gravettian backed blades. The US2 consisted of lenses limited to quadrants B7 and C7. It had a loessic matrix with a scarce limestone skeleton. The paleontological evidence was constituted by cave bear, large and medium mammals, fish vertebrae and micro-mammals. There was no lithic industry. The US3 had a loessic matrix with lumps of sub-rounded limestone and had been affected by post-depositional hill-wash and subsequent deformation caused by the weight of the overlying material. The faunal remains were constituted by middle to large mammals (including cave bear), fish vertebrae and a very few bird bones. In quadrant B7 3 sub-units were identified denominated 3a, 3b and 3c. US4 was a micro-stratified (laminated) organic layer with a loessic matrix. The latter comprised laminae only millimetres thick, more or less rich in organic material. The unit had a tabular morphology up to 30 cm thick. The faunal remains included cave bear, large, medium and small mammals, including carnivores; abundant micro-mammals and fish. Isolated fragments of carbonised wood were also present. There was no lithic industry. US5 had a clastic support with numerous interstitial gaps between the rocks that reached dimensions of 30-40 cm in diameter, and a scarce loess matrix. The layer reached a thickness of 80 cm. The upper part of the loessic matrix was scarcer and drier and the stones larger. In the central-lower parts (US5 base) the matrix was more abundant and damper, with smaller sized stones. This unit produced cave bear, marmot, fox and other mammals of large to medium size, occasional fish vertebrae, birds and an abundance of micro-fauna. The lithic industry was represented by 2 flakes with direct edge retouch (cf. Dufour), a few flakes and a little debris. Occasional charcoal was also present. US6, situated at a depth of circa 2.5 m still contained collapsed elements, constituted by lumps of sub-rounded limestone with a loessic matrix. In some points the Aeolian silt was particularly clean, without clasts, especially in the lower part. The faunal remains comprised cave bear, wolf and other large and medium mammals, fish vertebrae and micro-mammals. Lithic industry was absent. Occasional charcoal.

The 2009 excavation reached the top of US7 which appeared as a loessic layer with limestone rocks, some of large dimensions (tens of centimetres) and with mammal bones including cave bear and marmot, birds and micro-fauna. The lithic industry was represented by a single mesiale fragment of micro-blade with direct edge retouch (cf. Dufour).
Team
Archaeologist - Laurence Bouquet
Archaeozoologist - Antonio Tagliacozzo
Archaeozoologist - Matteo Romandini
Archaeozoologist - Marco Bertolini
Lithic technologist - Marco Peresani
Lithic technologist - Stefano Bertola
Paleontologist - Giorgio Bartolomei
Palynologist - C. Ravazzi
Radiocarbon analysis - Lucio Calcagnile
Traceologist - Sara Ziggiotti
Volunteer - Paolo Pretto
Volunteer - Alberto Bizzi
Volunteer - Ippolito Caneva

Media

  • Broglio et al. 2004
    A. Broglio, M. De Stefani, F. Gurioli, 2004, Riparo del Broion (Longare, Prov. di Vicenza), in Rivista di Scienze Preistoriche, Notiziario LIV: 609-610.
  • De Stefani-Gurioli 2005
    M. De Stefani, F. Gurioli, 2005, Riparo del Broion, in Rivista di Scienze Preistoriche, Notiziario LV: 507-508.
  • De Stefani et al. 2005
    M. De Stefani, F. Gurioli, S. Ziggiotti, 2005, Il Paleolitico superiore del Riparo del Broion nei Colli Berici (Vicenza), in Rivista di Scienze Preistoriche, Notiziario, Supplemento 1: 93-107.
  • De Stefani-Gurioli 2004
    M. De Stefani, F. Gurioli, 2004, New data on the Early Upper Paleolithic in the Berici Hills (North-East of Italy), in Vasil’ev, Popov, Anikovich, Praslov, Sinitsyn, Hoffecker (eds.), Kostenki & the Early Upper Paleolithic of Eurasia: general trends, local developments (Kostenki, 23-26 august 2004), Voronezh: 138.
  • De Stefani et al. 2003
    M. De Stefani, F. Gurioli, S. Ziggiotti, 2003, Risultati preliminari degli scavi 1998-2003 al Riparo del Broion: le occupazioni antropiche durante l’Interpleniglaciale e il II Pleniglaciale würmiano”. Primo Convegno Nazionale degli Studenti in Antropologia, Preistoria e Protostoria. Ferrara, 8-10 maggio 2004, Annuale dell’Università di Ferrara (Nuova Serie), Sezione: Scienze della Terra, vol. 11: 62.
  • Broglio et al. 2007
    A. Broglio, S. Bertola, F. Gurioli, 2007, Riparo del Broion (Longare, Provincia di Vicenza), in Rivista di Scienze Preistoriche, Notiziario, LVIII: 420.
  • Broglio et al. 2007
    A. Broglio, M. De Stefani, F. Gurioli, 2007, La preistoria antica del territorio vicentino: prospettive della ricerca, in Il museo naturalistico archeologico di Vincenza, a 150 anni dalla sua fondazione: collezioni e ricerca (1855-2005),Vicenza.
  • Gurioli et al. c.s.
    F. Gurioli, N. Cappato, M. De Stefani, A. Tagliacozzo, c.s., Considerazioni paleontologiche, paleoecologiche e archeozoologiche sui macromammiferi dei livelli del Paleolitico superiore del Riparo del Broion (Colli Berici, Vicenza), Atti 5° Convegno Nazionale di Archeozoologia (Rovereto, 2006).
  • Broglio et al. c.s.
    A. Broglio, S. Bertola, M. De Stefani, F. Gurioli, c.s., The shouldered points of the early Epigravettian of the Berici Hills (Venetian region - North of Italy), Materials, blanks, typology, exploitation. Book in honor of Professor S. Kozłowski, Cracovia, Polonia.

Location

Ancient Site Name
Brojo
Location
Lumignano
Easting
11.5900555752
Northing
45.4669429492