Name
Giuseppe Nicoletti
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria

Season Team

  • AIAC_1951 - Chiaro - 2006
    Nei primi mesi del 2006, una trincea per la metanizzazione aperta in territorio di Sellia Marina, sul versante ionico della provincia di Catanzaro, intercettò un estesissimo quanto potente scarico di materiale ceramico, formato in massima parte da anfore e resti di fornaci demolite. Alla fase di sorveglianza dei lavori di scavo per la posa della conduttura seguì, nell’estate 2006, la prima di una serie di indagini estensive, tuttora in corso, svolte dalla Soprintendenza calabrese in collaborazione con il Gruppo Archeologico Ionico “L. Magrini”. La fabbricazione _in loco_ dei contenitori rinvenuti in quelle circostanze è più che probabile: oltre alle citate macerie di impianti produttivi, parlano a favore di detta ipotesi sia le caratteristiche del corpo ceramico dei recipienti, peraltro analoghe a quelle delle Dressel 1A e 1B uscite dalla fornace annessa alla villa rustica di Cropani-loc. Basilicata, distante pochi chilometri, sia il recupero di scarti di lavorazione. Benché assai frammentarie - mancano esemplari interi e completi -, le diverse centinaia di anfore che costituiscono gran parte del butto di Sellia Marina-loc. Chiaro, nato con probabile funzione di drenaggio, sono identificabili come Dressel 1A. Diversamente da quelle cropanesi, del tutto canoniche, esse mostrano palesi affinità con le Lamboglia 2, rientrando tra quegli ibridi che la Calabria ionica viene restituendo in quantità sempre crescente e che si giustificano con il ruolo di cerniera tra i due versanti della Penisola assicuratole dalla sua posizione geografica. Un numero assai esiguo di frammenti di parti morfologiche significative documenta la presenza sporadica, nello scarico, dei tipi Dressel 1B, Lamboglia 2, Dressel 2-4 e brindisino ma percentualmente le Dressel 1A sono seguite, sia pure a grande distanza, da contenitori ‘a sacco’, privi di anse, molto simili a quelli già noti in territorio regionale perché destinati al trasporto della _pix bruttia_ e verosimilmente anch’essi fabbricati _in loco_. Se le anfore cropanesi hanno restituito appena due bolli, uno solo dei quali completo (LVSI), un centinaio di frammenti di Dressel 1A da località Chiaro conservano un interessante quanto insolito corredo epigrafico, con netta prevalenza di tre antroponimi. Uno di essi, ΔIΩN, è attestato esclusivamente in caratteri greci e solo in caso nominativo, con ventisei esemplari - tutti su orlo, tranne due - ricavati da sette diversi punzoni. Degli altri due marchi sono invece documentate più varianti: ad ANTIΟXOY, in caratteri greci e caso genitivo, impresso su diciotto orli con lo stesso punzone, si affiancano ventuno ANTIOCHVS (tutti su orlo, tranne uno), un ANTIOCOS SABIN ed un ANTIOCOS D. Sono esclusivamente in caratteri latini le diciotto attestazioni di DIODORVS, su orlo, ricavate da due punzoni, le otto di DIIIODORVS, apposto indifferentemente su orli e anse, l’unico [DIIO]DORV, su ansa, e l’isolato DIODORI PI[.], su orlo. A riprova della fattura locale delle anfore in argomento, si segnala il fatto che i bolli ANTIΟXOY e ANTIOCHVS compaiono anche su frammenti di anse bifide evidentemente pertinenti a contenitori diversi dalle Dressel 1, da cui le distinguono anche i punzoni adoperati. Le dimensioni contenute di dette anse possono far pensare a sottomisure delle Dressel 2-4 ma certe peculiarità sembrano rinviare piuttosto alle anfore egee (di Cos) con le stesse caratteristiche.
  • AIAC_948 - Grotta della Monaca - 2010
    Le tre campagne di ricerca e scavo si sono svolte nei mesi di aprile-maggio, giugno e ottobre, durando ciascuna, in media, tra 10 e 15 giorni. Le indagini hanno interessato i macrosettori ipogei della Sala dei pipistrelli (aprile-maggio), dei Cunicoli terminali (giugno) e della Pregrotta (ottobre), coinvolgendo squadre speleo-archeologiche formate generalmente da 8-10 componenti, tranne che nella Sala dei pipistrelli dove, per le difficili condizioni ambientali, sono stati impiegati solo due operatori. Nell’area dei Cunicoli terminali sono stati eseguiti interventi di scavo in tre differenti distretti ipogei (Cengia, Salto e Imbocco CTdx). Tali interventi, finalizzati ad una migliore comprensione delle antiche dinamiche estrattive nella parte più profonda della grotta, hanno comportato la rimozione di notevoli depositi sedimentari e/o clastici. Gli stessi sono stati investigati con estrema cautela perché inglobanti una miriade di minuscoli carboni residuo dei sistemi d’illuminazione impiegati in antico nel sottosuolo (torce fatte con legnami resinosi). L’accurata raccolta dei campioni antracologici ha permesso, successivamente, una serie di determinazioni archeobotaniche e diverse datazioni radiocarboniche. Queste ultime hanno confermato ancora una volta l’orizzonte cronologico delle attività minerarie attestate nella parte più interna della cavità (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali), riferibile alla fine del V - metà del IV millennio a.C. in cronologia calibrata. Nella Sala dei pipistrelli è proseguita l’esplorazione della cosiddetta “Buca delle impronte”, una diramazione secondaria caratterizzata da sorprendenti testimonianze minerarie eccezionalmente conservate a dispetto della loro antichità (impronte di scavo, pilastri con funzione di sostegno della volta, etc.). I lavori hanno permesso l’individuazione degli snodi di passaggio più trafficati dagli antichi minatori, riconoscibili per la presenza di suoli fortemente compattati originatisi a seguito del continuo andirivieni durante le attività estrattive. Il contesto si inquadra in un momento avanzato dell’età neolitica, attorno agli inizi del IV millennio a.C. La campagna di scavo in Pregrotta, infine, ha interessato l’ultima porzione di deposito ancora conservata nei pressi dell’ampio imbocco della cavità (Saggio S9). Qui l’esplorazione stratigrafica ha permesso di cogliere, ancora una volta con estrema evidenza, il disturbo arrecato dalle coltivazioni minerarie di età tardo-medievali e post-medievali alle evidenze di occupazioni più antiche del sito, in modo particolare a quelle riferibili ad età pre-protostorica. L’interesse a sfruttare i depositi di idrossidi ferrosi esistenti sotto i livelli di frequentazione pre-protostorica ha portato ad un vero e proprio sbancamento, con conseguente rimaneggiamento, delle sequenze stratigrafiche esistenti nella Pregrotta. Le azioni di disturbo sono comprovate da colpi di piccone metallico presenti a notevole profondità nel deposito sedimentario nonché a “stratigrafie inverse”, con materiali antichi presenti in alto e recenti in basso, dovuti appunto alle azioni di scavo dei minatori di età storica. Si delineano ad oggi tre distinte fasi di presenza antropica antica nel sito sotterraneo: la più antica databile attorno a 20000 anni da oggi (Pregrotta); la mediamente antica inquadrabile tra i 6500 e i 5500 anni da oggi (Sala dei pipistrelli e Cunicoli terminali); la più recente collocabile fra il 900 e il 1400 d.C. (Pregrotta e Cunicoli terminali).