Name
Patrizio Pensabene
Organisation Name
Sapienza Università di Roma

Season Director

  • AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2005
    La campagna di scavo svolta nel 2005 ha previsto l’esecuzione di tre saggi posti a ridosso del monumento. Il saggio I è stato praticato in corrispondenza dell’abside occidentale esterna della basilica e nella zona posta a nord di essa a cavallo del muro perimetrale della chiesa e in prossimità del fianco ovest del basamento del tempio ellenistico. Fra le evidenze riconducibili al primitivo impianto e ai posteriori sviluppi del santuario italico, particolare interesse desta la presenza di una canaletta in blocchi di calcare bianco compatto che corre in senso nord-ovest/sud-est all'interno dell'abside: verso sud prosegue al di sotto e oltre il muro dell’abside, mentre a nord essa risulta tagliata ed interrotta. Adiacente e parallela alla canaletta sul lato ovest giace una seconda struttura muraria: si tratta di una fila continua di blocchi di calcare grezzo che si ritrova anche a nord dell’abside della basilica. Il saggio II ha interessato una zona a ridosso dello spigolo nord-orientale della basilica, dove sono emerse situazioni riconducibili alle fasi tardo-antiche e alto-medievali di occupazione del sito e fenomeni post-deposizionali seguiti all’abbandono del luogo. In particolare si segnala un crollo in situ, riferibile ad una grande struttura muraria originariamente orientata in senso nord-sud e realizzata con ricorsi regolari di mattoni. Esso ricopre un ulteriore strato di crollo costituito da tegole e coppi. Il saggio III è stato eseguito a 20 m a sud-est del monumento presso l'Antiquarium. Poco sotto lo strato di humus è stata evidenziata una fossa circolare il cui svuotamento ha fatto capire che essa era stata praticata all’interno di un enorme deposito o scarico sia di materiale votivo che edilizio (stipe), riconducibile alla vita e alle dinamiche cultuali del santuario italico.
  • AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2011
    Nel luglio del 2011 sono proseguite le indagini nella zona delle sepolture già individuata nel 2006, l’area è stata completamente scavata e messa in luce, restituendo un totale di otto inumazioni. Nessuna di queste ha restituito materiale di corredo, in quanto è evidente l’intervento dell’attività clandestina. Tutte e otto le tombe sono risultate poggiare direttamente sul terreno opportunamente livellato per realizzarne il fondo. Nell’angolo nord-est è stata rinvenuta una vasca in calcarenite conservata per 3/4 della sua circonferenza totale, tagliata da una sepoltura, di una tipologia diffusa nell’area di scavo. Durante l’ampliamento nord, si è deciso di rimuovere parte dell’USM 393, la quale impediva le indagini di un ambiente rettangolare di dimensioni m. 10 x 2.50 (incluso lo spessore dei blocchi). Durante lo scavo dell’ambiente è emersa una struttura absidata conservata per circa la sua metà, parte di essa è stata tagliata da una successiva muratura. Questa si conserva per un’altezza di cm 70, sul fondo si conservano tracce di un mosaico decorato a fasce alternate di tessere rosse, blu e bianche. È bene evidente come il centro dell’abside è in asse rispetto all’apertura ricavata tra due soglie scoperte a m. 16 di distanza, rinvenute nell’angolo sud-ovest dell’area di scavo. L’abside rappresenta la prova indiscutibile che ci troviamo dinnanzi ad una piccola cappella o basilichetta cimiteriale in stretta vicinanza con la basilica sabiniana. Questa basilichetta presenta diverse fasi, testimoniata anche dalle varie tipologie di sepolture contenute in essa. Nel contempo sono iniziate le indagini nel mausoleo posto a Sud della basilica (saggio VIII). L’edificio è formato da una navata unica absidata, attribuita da R. Cassano all’ultima fase di vita della basilica: essa, infatti, è posta a ridosso dell’abside meridionale e i suoi fianchi si appoggiano agli speroni di rinforzo di questo lato dell’edificio, attribuibile ad uno degli ultimi interventi di restauro e consolidamento effettuati nella chiesa in seguito a un evento distruttivo, forse un terremoto. Sembrerebbe che questo piccolo edificio absidato sia stato il polo di attrazione per altre sepolture, attestate da un’alta concentrazione, soprattutto nell’ambulacro e lungo l’abside Sud. Osserviamo infine come le misure di questa tomba (m. 9,50 x 7 comprendendo lo spessore dei muri), possano richiamare quelle del monumento rinvenuto nel saggio IV, ma proprio il confronto mette in risalto la regolarità della disposizione delle sepolture di questo rispetto a quelle più disordinate intorno alla basilica. All’interno è stata rinvenuta una sepoltura, la quale ha restituito, tre inumati (due adulti ed un bambino) e una fibula ad anello circolare aperto, con ardiglione libero e con protomi animali affrontati all’estremità. Sulla verga è incisa l’iscrizione acclamatoria +Lupu biba (viva Lupo). Il repertorio è di tradizione tardoromana, abbastanza frequente nei contesti funerari di VI-VII secolo nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Basilicata, di conseguenza l’oggetto, senza ulteriori elementi, non è indicativo circa la classificazione etnica dell’inumato. Anche in questo settore è indispensabile la continuazione delle indagini, le quali si sono interrotte ad un livello troppo superficiale per poter identificare ancora meglio la struttura.
  • AIAC_1140 - Tempio di Minerva e Basilica di S. Leucio - 2012
    Nell’agosto del 2012 sono proseguite le indagini nel saggio IV. Le ricerche stanno portando alla completa messa in luce della struttura absidata identificata parzialmente nel corso della passata campagna di scavo. Le fasi dell’edificio possono essere così riassunte: - Prima fase: la struttura lunga 7 m. accoglie originariamente sei sepolture, le quali purtroppo non hanno restituito alcun materiale archeologico in quanto aperte in antico in un periodo in cui la basilichetta non era più in funzione. - Seconda fase: a queste prime sei tombe, vennero successivamente aggiunte altre otto poste in due file da quattro allungando l’edificio a ca. m. 13. Le tombe, sono state interessate da moderni scavi clandestini che ne hanno completamente sconvolto il contenuto e la stratigrafia. - Terza fase: questi livelli sanciscono il definitivo abbandono della struttura che è caratterizzata da una serie di ambienti che obliterano e defunzionalizzano la basilichetta. Uno spesso muro taglia nettamente in due parti la struttura e ne rialza il piano d’uso. Del resto, l’utilizzo del sito a necropoli è attestato a partire dal V secolo d.C., epoca in cui viene costruita la basilica sabiniana. Il V secolo fa registrare in Puglia una consistente penetrazione del cristianesimo nelle zone rurali e nella regione canosina, il cui paesaggio agrario mostra, in questo periodo, evidenti segni di vitalità. La popolazione evidentemente era venuta a tal punto aumentando da dover disporre di una organizzazione ecclesiastica autonoma che prevedesse strutture, gerarchia, funzioni e officia liturgico - sacramentali. La presenza dell’importante edificio di culto, polo religioso della città per tutto l’alto Medioevo, giustifica l’infittirsi e il sovrapporsi delle tombe nell’area circostante, così come l’insediamento di chiese L’area in questione, forse è da relazionarsi con il dibattuto problema delle parrocchie rurali e della connessa _cura animarum_ che dovevano essere abbastanza diffuse soprattutto a partire dal V-VI secolo e rispondere all’esigenza di promuovere la diffusione del cristianesimo, che aveva ormai solide basi nei centri urbani. Un rinvenimento di notevole importanza avvenuto nell’ultima settimana di scavo è la deposizione di una piccola salma entro due coppi laterizi contrapposti. L’orientamento della sepoltura era N-S con capo dell’inumato verso S (in direzione della basilica) e deposto in posizione raccolta. Questa prassi funeraria destinata alle sepolture di neonati ha origini lontane ed è ampiamente documentata in svariate necropoli di età romana e tardo romana e perdura anche in età altomedioevale, ma sempre circoscritta in ambito di necropoli o di edifici abitativi. Ad es. in Abruzzo, nella fase di VIII – VI sec. a.C. della necropoli di Fossa (AQ), sono presenti circa 200 sepolture infantili, in gran parte in doppio coppo sovrapposto (Cosentino, D’Ercole, Mieli 2004); per le’età romana si citano alcuni esempi di Egnazia (Cassano 2008) e necropoli lombarde come Acquafredda con 14 neonati in doppio coppo (Perini 1984); Pontelambro (Fortunati 1990). A Roma, nell’area del Celio, sono documentate due sepolture di neonati sepolti entro coppi datate al V – VI secolo d.C. (Pavolini 1984 – 1987). L’inumazione in coppi deriva probabilmente dall’antico rituale di sepoltura di neonati in _enchytrismos_.
  • AIAC_1998 - Tempio Magna Mater - 2008
    Lo studio di diverse migliaia di frammenti di intonaco dipinto rinvenuti nella cella del c.d. _Auguratorium_, presso le pendici sudoccidentali del Palatino è stato oggetto di una tesi di Dottorato in Archeologia Classica recentemente conclusasi presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I frammenti, ributtati nella cella in seguito agli scavi ottocenteschi del Rosa e in alcun modo pertinenti al tempietto in laterizio, provengono dagli edifici circostanti (tra cui anche la Casa di Livia), molti dei quali purtroppo non identificabili. Una parte considerevole dei pezzi - circa quattrocento frammenti - è riconducibile, per caratteristiche tecniche e stilistiche, ad un finto soffitto a cassettoni, costituito da un’intelaiatura di lacunari quadrangolari delimitati da bande policrome e internamente decorati da sequenze floreali e geometriche. La presenza di un motivo a cerchi concentrici su fondo bianco fa pensare che al centro del soffitto vi fosse un medaglione, forse con una raffigurazione andata perduta. L’elemento centrale, le scelte cromatiche e stilistiche, nonché lo stretto confronto con soffitti come quello della tomba di Montefiore, permettono di collocare la composizione intorno alla fine del I secolo a.C., nel momento di passaggio dal II al III stile pittorico.
  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2009
    Tra i monumenti posti sul percorso del c.d. clivo Palatino vi è un ampio podio in cementizio subito a ovest del pilone occidentale dell'arco di Domiziano. I resti del podio misurano 24 m sulla fronte e 47 m sui lati; il suo lato breve è rivolto a est, verso il clivo Palatino. Il podio si presenta spezzato in 6 grossi frammenti di aspetto diverso e che affiorano dal terreno con differenti altezze. Questo pessimo stato di conservazione è dovuto alla presenza di profonde cavità poste al di sotto, rilevate da P. Rosa durante gli scavi. I vuoti hanno causato i cedimenti della soprastante struttura nelle quali alcune parti sono sprofondate, causando l’apertura di grosse lesioni nel nucleo. Il podio in cementizio fu scavato da P. Rosa nel 1866. Sulla base della interpretazione delle fonti, egli contava di rimettere in luce i resti del tempio di Giove Statore. La scavo fu impegnativo, in quanto il monumento giaceva sotto un interro di oltre 9 metri. Secondo quanto affermato da Rosa, la parte posteriore del podio fondava sul tufo del colle, mentre al suo interno, al livello della fondazione, si rinvennero dei blocchi di tufo, alcuni dei quali con l'iscrizione “Pilocrate/Diocle". Infine, lo scavo condotto da Rosa portò alla scoperta anche di altre evidenze monumentali esistenti nell’area, fra cui si segnala una grande struttura in opera cementizia posta immediatamente a ovest del podio ed estesa sia in senso nord-sud che in direzione del criptoportico neroniano della domus Tiberiana. Dopo le indagini di Rosa seguirono gli interventi nell'area di G. Boni del 1918, il quale intraprese lo scavo del pilone ovest dell’arco di Domiziano, interpretando tuttavia i resti messi in luce da Rosa non come pertinenti a un tempio, bensì alla "Turris Iniquitatis", un fortilizio medioevale. Il merito di aver riaperto la discussione al riguardo fu di F. Castagnoli, che nel 1964 propose di riconoscere nel nucleo cementizio, datato alla prima età imperiale, il tempio della Vittoria. Successivamente, in un importante studio del 1987, M. Torelli ha individuato ipoteticamente nel basamento le vestigia dell'aedes Iovis in Palatio, noto con l'epiteto di Victor nei Cataloghi Regionari. Simile è la tesi di F. Coarelli, ma con qualche differenza: a suo avviso il basamento del tempio andrebbe riconosciuto con quello di Iuppiter Invictus e non di Iuppiter Victor. Da ultimo vanno registrate le ipotesi di M. A. Tomei, basate su una ricostruzione della topografia del Palatino che rimette in parte in discussione le posizioni tradizionali. Sulla base di quanto sopra esposto si sono svolte, nel periodo tra ottobre e novembre 2009, una serie di attività di indagine finalizzate sia alla revisione dei dati già noti e alla successiva indagine archeologica, sia al controllo strutturale delle murature conservate, in vista della programmazione di interventi di restauro e valorizzazione del monumento e dei settori adiacenti. A questo studio preliminare dovrà seguire un’analisi sul campo più specifica, con l’apertura di nuovi aree per l’inizio di sondaggi stratigrafici utili alla comprensione scientifica del complesso.
  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2010
    Le nuove indagini archeologiche al c.d. Tempio di _Iuppiter Invictus_ sul Clivo Palatino, si sono concentrate nella zona ad ovest del podio del tempio e, in due settori, a poca distanza da esso. Il sondaggio lungo il lato ovest del podio ha permesso di individuare interventi posteriori agli scavi di P. Rosa eseguiti a partire dal 1866. Al centro dell'area presa in esame è emersa una grande fossa di forma circolare di m 1,30 di diametro, che era stata riempita con materiale antico (modanature in marmo, lacerti di mosaico) e moderno (mattoni, piastrelle, plastica, frammenti di foratini) oltre a scaglioni di marmo, tufo e pietrame. Durate l'asporto del riempimento è emersa inglobata nel cementizio del podio, ad una profondità di m 1.40 dal livello di calpestio, un grosso blocco di tufo squadrato con incassi per l'alloggiamento di grappe. Il blocco che poggia su un'ulteriore livello di cementizio, è stato evidentemente reimpiegato in quanto il suo piano di posa (segnato dalla presenza degli incassi delle grappe) è collocato a vista invece di essere disposto verso l'alto per poi incastrarsi con il blocco successivo. A poca distanza dal blocco è stato individuato un piccolo accesso (un pertugio di 30 cm di diametro) ad una cavità sottostate il podio della quale non vi erano notizie precedenti. Dall'analisi delle foto eseguite nella cavità si è potuto osservare come la latomia sia stata riempita con un notevole quantitativo di terra e come essa prosegua verso est, al di sotto del podio stesso, mentre verso ovest la struttura poggia sul terreno geologico. Un'ulteriore indagine è stata eseguita a circa m 25 ad ovest del tempio intorno ad un grosso blocco in conglomerato cementizio di forma parallelepipeda composto da fasce alternate di basalto, laterizi e travertino, poggiante su una grossa piattaforma formata da scaglie di tufo. Il blocco ha una evidente inclinazione verso est, in direzione di un'altra cava di tufo posta a poca distanza da esso. Il lato ovest, presenta un bollo laterizio inglobato nella muratura nel quale si legge: [---]P(?)R AVRELI C(?)[---], ossia [EX] PR(AEDIS) AVRELI C[AES(ARIS)] questo testo è compatibile con due possibilità: CIL XV 401 e CIL XV 719; si tratta in entrambi i casi di bolli di Marco Aurelio Cesare e Faustina, databili tra il 155 e il 161 d.C., prima della morte di Antonino Pio. L'ultimo interveto eseguito riguarda il settore ubicato a sud del Tempio in direzione della Domus Flavia. Sono state intercettati in una porzione del nuovo saggio una discreta concentrazione di basoli stradali che farebbero pensare all’esistenza di un asse viario che passava davanti le Mura Romulee già individuate e scavate da Rosa nel 1867 e che correvano lungo questa porzione del colle. Comunque, data l'imminente chiusura della campagna di scavo non è stato possibile dare certezza a queste ipotesi, si rimanda quindi, al proseguimento in questa area di nuove indagini di scavo.
  • AIAC_2508 - c.d. clivus Palatinus - 2011
    La zona, già indagata da Rosa a partire dal 1866, aveva il fine di localizzare le vie di accesso alla sommità del colle ed individuare gli elementi fondamentali della topografia dell’area. Gli scavi di Rosa misero in luce una sporgenza ritenuta un bastione, seguito a breve distanza da una apertura larga ca. m. 4, in cui viene individuata la Porta Mugonia o Porta Vetus Palati, e di un muro che correva in senso sud – nord/ovest riconosciuto come un tratto delle mura romulee. Degli scavi condotti nella zona non abbiamo una documentazione grafica e fotografica soddisfacente, né è facile oggi effettuare verifiche. Per questa zona purtroppo manca anche una pubblicazione degli estesi scavi che G. Boni condusse al di sotto della Domus Flavia, rimettendo in luce l’intermonzio che divideva le due colline. È certo che il palazzo Flavio fu costruito su una larga spianata artificiale ottenuta riempiendo completamente l’intermonzio, ma è probabile che già Nerone con la Domus Transitoria avesse avviato delle trasformazioni. La campagna di scavo ha permesso di riaccendere l’attenzione su una zona dimenticata da molti anni, e di riprendere il dibattito sull’effettiva ubicazione della Porta Mugonia e del percorso della Roma Quadrata. La zona d’indagine presenta problematiche connesse con la sistemazione dell’area avvenuta nel dopoguerra. Il terreno asportato non ha restituito una stratigrafia antica, in quanto una buona parte del materiale rinvenuto era di epoca più che moderna. Sono riemerse alcune strutture di notevole interesse, sicuramente viste anche dal Boni agli inizi del ‘900, consistenti in un muro nel quale sono state identificate tre diverse fasi: il muro di prima fase, con orientamento est – ovest divergente rispetto alla Domus Flavia, composto da un conglomerato in cementizio con frammenti di mattoni e tegole, presenta una cortina laterizia la quale è stata coperta nella seconda fase da un ambiente voltato, del quale si conserva solo l’imposta della volta ed una coeva cortina laterizia nella parte inferiore. L’ultima fase è caratterizzata da un piccolo muro costituito da frammenti di tufo allettati su un piano di laterizi e bipedali che copre per ¾ la lunghezza del muro di prima fase. A ca. m. 1.20 ad est si trovano tre grossi blocchi squadrati in tufo di Aniene orientati allo steso modo della prima fase del muro adiacente. La scoperta, avvenuta a ridosso della fine della campagna di scavo non ha reso possibile indagare ulteriormente, per tanto è indispensabile la prosecuzione delle indagini nel settore. Purtroppo non è stato possibile in questa campagna di scavo raggiungere i livelli indagati da Rosa (si trovano a ca. m. 4 di profondità dal piano di calpestio attuale), ma si sono evidenziate strutture delle quali gli scavi precedenti non avevano dato notizia alcuna. Anche per questo è indispensabile proseguire le indagini nel settore per dare completezza e veridicità a quello che era stato visto oramai 145 anni orsono.
  • AIAC_2736 - Villa di Collesecco - 2011
    Le indagini riavviate nel 2010 presso la villa romana di Collesecco si svolgono a quarant’anni di distanza dagli scavi che portarono alla luce il complesso (scavi Santangelo 1969-1970-1972). Presentando allo stato attuale l’estensione di circa 40 x 40 m, grazie alle ultime indagini è stato possibile appurare come la villa copra un’area ben superiore a quella sin’ora nota: la pulizia e l’analisi delle sezioni di terreno che delimitano le strutture scavate in passato hanno dimostrato la presenza di ulteriori ambienti di cui si sono rinvenuti lacerti musivi, nonché di una prolungata occupazione del sito nel corso dei secoli (almeno sino al VI sec. d.C.), ben oltre la principale fase edilizia di I sec. d.C. – II sec. d.C., a sua volta anticipata da una fase di III-I sec. a.C. Le strutture attualmente visibili consistono in una trentina di vani, tra cui un atrio, sale di ricevimento, un peristilio colonnato, nonché un impianto termale. Sin dalla sua scoperta, l’importanza della villa fu subito chiara per alcuni aspetti: innanzi tutto per l’articolazione della pianta, secondo per i mosaici, che si è scelto giustamente di lasciare in situ con la protezione di una copertura che si è rivelata efficace e terzo per il ritrovamento di numerosi frammenti della decorazione architettonica fittile. Le campagne 2010-2011 hanno visto anche il parziale scavo di uno dei due criptoportici (quello nord-sud), che sostruiscono la villa. Tale indagine ha permesso il rinvenimento, a contatto con il pavimento in cocciopesto del corridoio, di almeno due dei dolii utilizzati per la conservazione di derrate. Uno dei contenitori presenta sulla tesa dell’orlo il bollo M. COTTAE, già noto da rinvenimenti svolti durante gli scavi passati, che permette di confermare la connessione del toponimo di Cottanello con l’edificio.
  • AIAC_2736 - Villa di Collesecco - 2012
    La campagna 2012 ha previsto la documentazione delle murature e delle pavimentazioni del complesso: il rilievo grafico e fotogrammetrico degli elevati e dei pavimenti risultava infatti indispensabile al fine di mappare i settori originali e i relativi rivestimenti, distinguendo i restauri dalle murature antiche. Contestualmente al rilievo è apparsa necessaria una nuova analisi tecnica dell’edificio, rivolta nello specifico al settore termale. Il numero e l’articolazione degli ambienti del _balneum_ rimaneva infatti poco chiara data la difficile lettura delle strutture, spesso meno conservate che nel resto dell’edificio, soprattutto per ciò che concerne le pavimentazioni. Le indagini si sono dunque soffermate sull’individuazione dei percorsi funzionali del quartiere termale, sul sistema di afflusso e smaltimento delle acque, sul posizionamento delle vasche calde e fredde, sulle tracce di impianti di riscaldamento. Oltre al lavoro sul campo, con la campagna 2012 si è portato avanti anche il laboratorio sui reperti, affrontando lo studio non solo dei materiali relativi alle ultime indagini, ma anche quello dei reperti degli scavi ’69-’72 (158 cassette). L’esame dei vecchi e dei nuovi materiali si è soffermato in particolare sui frammenti di intonaco dipinto (50 cassette), che risultano ancora del tutto inediti. L’analisi comparata dei materiali recuperati con metodi non stratigrafici durante i vecchi scavi con quelli relativi alle sequenze oggi meglio documentate, permette infatti da una parte di inquadrare con maggiore precisione la cospicua mole di reperti degli scavi passati e da un’altra di possedere abbondanti elementi di confronto tipologico per gli esemplari rinvenuti in questi anni. In tal modo si è avviata la ricostruzione di un quadro più ampio della suppellettile domestica, nonché della decorazione sia fittile che pittorica e litica rinvenute nel sito, nonché l’elaborazione di una sintesi che investa le problematiche economiche, sociali e generalmente storiche connesse con la villa di Collesecco. A seguito delle attività si è infine tenuto a Cottanello un incontro pubblico sui risultati dei lavori sulla villa e sulle locali cave di calcare.
  • AIAC_2853 - Otricoli, Teatro - 2011
    L'intervento della campagna di scavo 2011 ha avuto lo scopo di esplorare il fronte scenico del teatro, già in parte scavato negli anni 60 del '900 dal Dott. U. Ciotti, funzionario dell'allora ispettorato per l'Umbria. Gli scavi, all'epoca, furono intrapresi nell’ _aditus_ di destra, riportando alla luce un muro in opera quadrata, mentre nell’area della scena e del _pulpitum_ si riportò alla luce una scalinata utilizzata per accedere al piano superiore della scena. La scala è rivestita in opera reticolata sul lato nord, in opera quadrata sul lato est, mentre sul lato ovest appoggiava ad un muro. Quest'ultimo muro, in opera quadrata, sembra chiudere su quel lato l'edificio scenico, creando un ambiente interno interpretabile come un _parascaenium_. Nella campagna appena trascorsa si è aperto un saggio adiacente a quello poc'anzi menzionato, evidenziando una grande US negativa (taglio), interpretabile come una fase di spolio avvenuta probabilmente nel settecento. Si è , infatti, a conoscenza dai documenti di archivio che scavi sistematici furono intrapresi su tutta l'area, tra il 1776 e il 1782, dal Card.le Pallotta Pro Tesoriere Generale e seguiti da Gianni Battista Antonio Visconti (1722-1784) prefetto pontificio per le antichità, per ordine di Pio VI. Parte di queste indagini interessarono anche il teatro, dal quale emersero: una statua colossale di donna seduta, una statua femminile seduta di grandezza naturale, un tripode di marmo con rilievi da tre lati e tre are intagliate. Infine quattro colonne di marmo africano rotte, del diametro di 0,66 m, quattro di cipollino del diametro di 0,44 m e alcuni rocchi di alabastro e giallo antico. Tra le altre cose furono rinvenute molti pezzi di cornici e capitelli. Lo scavo fu eseguito anteriormente al fronte scenico, scavando un crollo dello spessore di circa un metro, riemerso anche durante le fasi di scavo moderne, fu asportato in parte anche dal Ciotti. Il crollo avvenne, dopo l'abbandono della città e la dismissione del teatro dalle sue funzioni. Durante le odierne fasi di scavo è riemerso il muro del fronte scenico, già riportato alla luce nella parte posteriore dal Dott. Ciotti. Le sue dimensioni lo prefigurano come una enorme struttura in cementizio, larga circa 2,20 m, alta 1,80 m e lunga 4 m che serviva a sostenere l’apparato marmoreo. Posteriormente e sul lato sinistro il paramento è in opera quadrata in tufo, mentre anteriormente è ricoperto in _opus reticulatum_, inquadrato da due grandi blocchi in travertino bianco che mettono in evidenza una apertura sul fianco destro, la quale può essere interpretata come la valva _hospitalitatium_. Il paramento sinistro del fronte scenico si prolunga verso l'orchestra, formando un muro che divideva il _pulpitum_ dal _parascaenium_, di questo si sono rinvenuti sul lato nord dello scavo due corsi di blocchi regolari in tufo. Sulla _scaenae frons_ si aprono canonicamente tre porte: le _valvae hospitalitates_, situate lateralmente e la valva regia posizionata al centro del muro. L’apertura delle tre porte doveva rispettare il canone vitruviano dei triangoli inscritti in un cerchio; nel caso ocricolano sembra essere in parte rispettato. Infatti il teatro di Otricoli è costruito su un ottadecagono, cioè su di un poligono di 18 lati regolari.
  • AIAC_294 - Contrada Casale - 2006
    Dal 2004 al 2006 si sono svolte presso la Villa del Casale di Piazza Armerina tre campagne di scavo che hanno portato alla messa in luce dell’insediamento arabo-normanno sorto sopra e nei pressi della nota residenza tardoantica. Le strutture scavate possono ascriversi a tre fondamentali fasi di vita: un primo periodo posto tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, un secondo periodo collocabile in piena età normanna (XI secolo) ed un terzo periodo a cavallo tra la fine dell’età normanna e l’inizio della dominazione sveva (fine XI – prima metà XII secolo). Per quanto riguarda le fasi più antiche, sono attestate una prima fase di frequentazione del sito di periodo tardo-romano e tracce di occupazione dell’area anche di età bizantina. Esistono, infine, tracce di una sporadica occupazione di periodo post-medievale (XIV – XV secolo). L’area scavata restituisce strutture relative a edilizia domestica costituite da ambienti rettangolari posti secondo planimetrie note anche da altri contesti medievali siciliani quali Segesta e Monte Iato. Si segnala in particolare il complesso detto “casa con cortile”, un’abitazione costituita da una serie di vani collocati intorno ad un’area scoperta centrale. Il cortile poneva in comunicazione gli ambienti e veniva utilizzato per lo svolgimento di piccole lavorazioni: al suo interno si sono rinvenuti focolari coperti da tettoie in corrispondenza di un ambiente destinato alla conservazione di derrate alimentari. Nella zona più vicina al fiume Gela si collocava il quartiere artigianale dell’insediamento, come testimoniano resti relativi ad attività di lavorazione ceramica e metallurgica. Le strutture dell’abitato subirono nel tempo cambiamenti a causa delle frequenti alluvioni che devastarono l’area provocando crolli e smottamenti; le tecniche di ricostruzione prevedevano in genere il riutilizzo dei precedenti muri opportunamente livellati.
  • AIAC_294 - Contrada Casale - 2008
    Nel 2007 è stata avviata una nuova stagione di scavi archeologici presso la Villa del Casale di Piazza Armerina. I lavori hanno riguardato le aree a ridosso dei muri perimetrali della Villa e buona parte del Peristilio e del Cortile ovoidale, portando alla luce nuovi dati circa le fasi di cantiere e di utilizzo dell’edificio di IV secolo, nonché circa la trasformazione del complesso nel periodo bizantino, altomedievale e rinascimentale. Sono stati in particolare evidenziati resti di strutture produttive inserite nelle aree di risulta della Villa nel momento in cui le condizione di vita nel territorio erano divenute instabili per le vicende belliche in cui era stata coinvolta l’isola (incursioni vandaliche, guerra gotica, assalti e invasioni musulmane). Altre novità riguardano stratigrafie e strutture afferenti al periodo compreso tra il I e III sec. d.C., che già nelle precedenti indagini archeologiche erano state riferite ad una villa che interessava pressoché tutta l’area poi occupata dalla residenza tardoantica. Le evidenze relative alla storia medievale dell’area sono in stretto collegamento con quanto emerge dalle ricerche che dal 2004 vengono condotte sull’insediamento arabo-normanno sorto al di sopra e nei pressi della Villa. Con gli scavi avviati nel 2007 presso la Villa è stato infine possibile individuare numerosi pozzi, cisterne e discariche i cui riempimenti presentavano materiale ceramico piuttosto abbondante ed in alcuni casi integro: i manufatti si collocano tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo, dunque ancora in età islamica, quando la vita economica dell’area venne rilanciata in analogia a quanto nello stesso periodo avveniva in Sicilia con l’infittirsi dei “casali” in tutto il territorio . Una parte rilevante del progetto di ricerca è anche dedicato allo studio ed al rilievo completo delle murature della Villa, al fine di pervenire ad una mappatura complessiva degli elevati, dove si distingua la parte antica da quella di restauro, e sviluppare nuove osservazioni sulle volumetrie dell’edificio.
  • AIAC_51 - Cosiddetta Tomba - 2003
    L'intervento di pulizia e l'indagine di scavo hanno avuto come oggetto il monumento circolare noto come il "Sepolcro" o la "Tomba", situato ai margini settentrionali del complesso di Villa Adriana, fra Piazza d'Oro e gli Inferi. L'edificio, da sempre rimasto visibile, è stato riprodotto nella pianta Ligorio-Contini del 1668 e nella pianta generale della Villa di Francesco Piranesi del 1781, piante grazie alle quali siamo a conoscenza di dettagli architettonici oggi perduti. La struttura, accessibile attraverso un' angusta porta arcuata, è composta da un corridoio anulare illuminato da finestrine a gola di lupo e da una piccola camera centrale coperta da una cupola. Bolli di età adrianea (anni 123-124 d.C.) in opera, frammenti di colonne di ordine dorico, oltre alla presenza nei pressi di una grossa porzione di epistilio curvo, spingono ad escludere che si tratti di un monumento funerario preesistente la costruzione della Villa, secondo l'interpretazione tradizionale che dell'edificio veniva fornita. Esso doveva essere piuttosto un padiglione o un sacello munito, almeno in una fase, di colonnato marmoreo, accessibile per mezzo di due scale, come si è potuto vedere in seguito alle indagini. L'analisi delle murature ha evidenziato che il monumento subì un radicale intervento di modifica nel corso della tarda età adrianea.
  • AIAC_51 - Cosiddetta Tomba - 2004
    During this campaign investigation continued of the circular monument (the so-called Sepolcro or Tomba) and a new excavation was undertaken on a nearby rectangular building which was probably a small temple with a frontal flight of steps. As regards the so-called Sepolcro, the trench opened in 2003 was completed and partly enlarged and trenches were put in above the central circular space of the building which removed parts of the apparent tumulus. These investigations clarified various aspects of the monuments history: the floor levels around the building had been completely destroyed, the light well was built in the same phase as the construction of the drum, the flight of steps was built up against a buttress, the structure present on the opposite side of the monument is certainly modern and the peristyle reconstructed by Piranesi around the drum is in reality situated above it. These elements, together with an accurate survey of the structure provide the basis for the first hypothetical reconstructions of the plan and walls. During the next campaign it is planned to extend the excavation around the Sepolcro and partially remove the deposit covering the drum. This will enable the investigation of the central space, which must surely have a decorative marble pavement and statues or sculpted decoration. (Alessandro Betori-Zaccaria Mari)
  • AIAC_51 - Cosiddetta Tomba - 2011
    Il mese di Settembre 2011 ha visto la prosecuzione delle indagini di scavo nei settori di intervento già definiti nelle campagne 2009 e 2010. In particolare nell’area dell’ex camping si è provveduto all’allargamento dei saggi di scavo II e VI. Nel primo caso ci si è limitati ad indagare l’accumulo moderno di scaglie marmoree a meridione della fondazione circolare con il rinvenimento di ulteriori frammenti di panneggio statuario e di elementi di ordine dorico in molti casi combacianti con i frammenti rinvenuti nelle precedenti campagne. L’allargamento del saggio VI ha invece permesso una lettura migliore, anche se ancora parziale, della possente fondazione cementizia rintracciata 9 metri ad ovest della fondazione curvilinea. In particolare si tratta di una struttura a pianta rettangolare, con orientamento sud-ovest/nord-est, della quale è stata per ora scavata la sola fronte sud ovest della larghezza di m. 8.50 conservata praticamente nel solo nucleo cementizio, comprensivo però di impronte e fosse di allattamento per gradini marmorei del tutto spogliati. Va notato che in questo edificio, come in altri simili della stesso complesso adrianeo, il corpo scala è stato addossato solo in un secondo momento di cantiere alla fondazione rettangolare vera e propria. Il rinvenimento di un ampio invaso quadrangolare, risparmiato nel settore orientale della fondazione, unitamente alle impronte e alla planimetria sopra citata portano ad ipotizzare, in via del tutto preliminare, una funzione templare o meglio di padiglione rettangolare del tipo già ampiamente documentato nella villa stessa, ad esempio presso il cd. Mausoleo o nei casi dei tempietti affrontati dell’Antinoeion. Durante lo scavo si è ancora raccolto numeroso materiale ceramico e vitreo frammentario in strati purtroppo rimaneggiati dei quali si è comunque eseguita una campionatura ed uno studio in magazzino. Durante le prossima campagna si prevede la prosecuzione dello scavo di questa struttura rettangolare nel saggio VI per comprenderne planimetria e funzioni anche in relazione alla limitrofa fondazione curvilinea del saggio II dove riprenderà anche l’indagine dell’accumulo di scaglie marmoree al di sotto della recinzione moderna.

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