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AIAC_1960 - Palazzi San Michele e Colavolpe-Severi, Arco d’Augusto - 2008
Fano, città marittima marchigiana, è sita nel punto in cui la Flaminia, fondamentale infrastruttura viaria romana ristrutturata da Augusto intorno al 27 a.C., incontra la sponda adriatica. Essa è indicata da Marco Vitruvio Pollione nel suo trattato (De Architectura, L.II e L.V) come sede del suo progetto di complesso forense comprendente, oltre alla piazza, la “Basilica Imperiale” con annesso “ Aedes Augusti” e il Tempio di Giove (“Aedes Iovis”) fronteggiante la Basilica.
A partire dal 2000 si sono realizzate a Fano importanti scoperte archeologiche: in primis l’Anfiteatro e il Teatro. Si sono inoltre ampliati gli scavi del probabile “ Fanum Fortunae” (resti ipogei del “Criptoportico” scoperti già nella metà dell’800) nel sito di Sant’Agostino, presumibilmente collegato al Teatro e alle Terme, tutte strutture situate in un unico comparto (costituito da due “Insulae”). Nel sito dell’ex Scuola L. Rossi, una rilettura dei reperti (scoperti nei primi anni del ‘900), a seguito di nuovi rilievi e scavi, fanno ritenere che essi siano riferibili ad un possibile Tempio Capitolino di età repubblicana inglobato in un successivo complesso imperiale: Mercato Pubblico-Macellum. Infine la recentissima scoperta dei resti fondali del “Cavedium” del complesso della Porta Principale della Colonia (di cui il cosiddetto “ Arco d’Augusto” costituiva il fronte esterno), la cui progettazione e realizzazione risalirebbero all’incirca all’anno 25 a.C. (anno in cui probabilmente Vitruvio fu presente a Fano, mentre l’ultimazione dei lavori dell’intero circuito murario risalirebbe al 9 d.C., così come si evince dall’epigrafe sulla trabeazione principale dell’Arco d’Augusto) in strettissima correlazione con i lavori che consentirono di portare il tracciato della Flaminia da Forcolo (a 3 Km dal centro ) sino all’interno di Fano, per poi uscirne subito e ricollegarsi col percorso originario verso “Pisaurum” e “ Ariminum”.
Dalla lettura dei reperti emerge un incontrovertibile carattere di innovazione tecnologica e funzionale della porta fanese rispetto al modello tipologico corrente (Porta dei “Leoni “di Verona -50 a.C.; Porta “ Venere” di Spello- circa 30 a.C.; Porta “Palatina” di Torino- 27 a.C.; Porta di Aosta - 25 a.C.). L’innovazione riguarda principalmente la forma dei torrioni fiancheggianti i fornici carrabile e pedonali, che a Fano, per la prima volta, risultano di forma semicircolare (ad U) per assicurare una migliore difesa contro il pericolo di demolizione ad opera dell’azione degli “arieti” (così come raccomandato nel De Architectura I.5.5). Le successive Porte adotteranno tutte questa forma (Porte di Nimes e di Autun- circa 16 a.C.; Porte originali delle mura Aureliane a Roma - 275 d.C.; Porta “Nigra” a Treviri – circa inizio IV sec. d.C.). Ma si ha motivo di ritenere che il progettista della struttura fanese avesse previsto anche la possibilità di una difesa “di fianco” delle cortine murarie, predisponendo delle postazioni fisse per scorpiones (piccole catapulte lanciadardi). Ciò costituirebbe una sorprendente anticipazione delle “difese bastionate“ di epoca rinascimentale.