Name
Masseria De Carolis
Date Range
62 – 79
79 – 472
472 – 512
Monuments
Baths
Villa

Seasons

  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2007
    Nel febbraio del 1988 furono individuati i resti di un edificio di epoca romana nel comune di Pollena Trocchia (sul versante settentrionale del Somma-Vesuvio, probabilmente in antico parte del territorio di _Neapolis_ ) in località Masseria De Carolis. L’area era allora utilizzata come cava di materiale vulcanico, adoperato per la costruzione di palazzine popolari nelle vicinanze. Nonostante i mezzi d’opera avessero creato vasti danni alle strutture murarie antiche, fu possibile individuare due ambienti voltati, allora interpretati come granai pertinenti ad una villa rustica del II secolo d.C. Dopo la scoperta il sito fu abbandonato, parzialmente recintato e poi sepolto da materiale di scarico moderno illegalmente sversato. Dal 2005 il gruppo di ricerca “Apolline Project” interviene con varie attività di ricerca e riqualificazione dei siti archeologici nel comune di Pollena Trocchia. Durante le campagne del 2005 e 2006, il sito in località Masseria De Carolis è stato individuato e ripulito dalla vegetazione e dai rifiuti all’interno dell’area recintata. Nel 2007 si è avviata la prima campagna d’indagine archeologica. A nord ed ovest delle strutture voltate sono state eseguite indagini georadar, che hanno individuato il margine della cava creata nel 1988. Sono stati inoltre eseguiti cinque saggi stratigrafici, grazie ai quali è stata ricostruita la sequenza d’interro vulcanoclastico. Il sito è stato infatti sepolto per due terzi da materiale vulcanoclastico pertinente all’eruzione vesuviana del 472 d.C., detta “di Pollena”. Successivi a questo interro sono alcuni apprestamenti di fattura modesta (fra cui un forno), creati con materiale spoliato dalle strutture murarie non coperte dall’eruzione. Tali apprestamenti sono poi coperti dalle ceneri di un’ulteriore eruzione vesuviana, datata al 505/512 d.C. Sopra tale interro, è stato rilevato nel settore est del sito il crollo di un muro del secondo livello costruttivo, sepolto poi da un deposito vulcanico non chiaramente databile, ma probabilmente di età medievale. Un saggio è stato posto all’interno di uno dei due ambienti voltati scoperti nel 1988. Sotto lo strato vulcanoclastico del 472 d.C. è stata rinvenuta una sepoltura alla semi-cappuccina di un individuo maschio di circa sei anni. A corredo era solo una siliqua dell’imperatore d’Oriente Marciano (450-7 d.C.). La sepoltura poggia su strati di V secolo d.C., i quali hanno restituito ceramica per metà costituita da comune, prevalentemente acroma e da fuoco, ed in misura minore da anfore, colour coated, e sigillata africana. Fra i reperti rinvenuti sono degni di nota frammenti di vetro e di _tegulae mammatae_, i quali suggeriscono un uso non agricolo degli ambienti voltati. Non sono disponibili elementi per datare le strutture murarie, che tuttavia presentano caratteri tipici del II/III secolo d.C.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2008
    Con la campagna d’indagine del 2008 la nostra conoscenza del sito si è arricchita enormemente. Infatti sono stati eseguiti cinque saggi stratigrafici in diversi punti del sito, ciò ha permesso di individuare, anche se in alcuni casi solo parzialmente, dieci ambienti. I due ambienti voltati (“g” e “f”), già parzialmente esposti nel 1988, sono stati scavati interamente e sono stati identificati come _praefurnia_. Il primo ambiente ad ovest “g” è voltato ed è costituito da un _praefurnium_ con lunga fornace (probabilmente per l’uso combinato di bollitori in metallo – aenea – e _testudo alveolorum_ ), scala d’accesso al piano della fornace, e tre aperture, due sul muro est (una di queste dà accesso all’ambiente “f”) ed una sul muro nord. Il _praefurnium_ riscalda il _calidarium_ “e”, provvisto di _suspensurae_ e solo parzialmente scavato. L’ambiente voltato “f” ha un unico accesso sul muro ovest ed è anch’esso un _praefurnium_, provvisto di due piccole fornaci, una sul lato sud, l’altra su quello est. Gli ambienti “d” (parzialmente scavato), “c” e “b” si trovano a sud dei due _praefurnia_ e sono provvisti di _suspensurae_. L’ambiente “c” conserva inoltre il pavimento ad ipocausto, crollato nella parte centrale prima dell’eruzione, ed il primo filare di tubuli. L’ambiente “b” è probabilmente il tepidarium, in quanto riceve calore in modo indiretto, tramite un’apertura nell’ipocausto con l’ambiente “d”. Esso è collegato inoltre tramite un passaggio con l’ambiente “a”, che probabilmente in origine era il _frigidarium_. Nel settore nord-est del sito sono tre ambienti ancora non indagati e di incerta funzione. Le fasi di interro vulcanoclastiche individuate nella campagna 2007 sono state confermate e sono state individuate le direttrici dei flussi, la principale da est (Somma-Vesuvio) verso ovest, la seconda da nord verso sud, con conseguente assottigliamento degli interri e raffinamento del materiale. Gli strati antropici sono tutti datati al V secolo d.C., sebbene in alcuni si noti la presenza di materiale di II e III secolo al loro interno. Ciò probabilmente corrisponde all’asportazione dei piani pavimentali di molti degli ambienti, che ha portato ad uno sconvolgimento dei cavi di fondazione. Gli approfondimenti sotto il livello di fondazione hanno però permesso di osservare uno spesso interro cineritico identificato con quello dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. L’interpretazione fornita dai vulcanologi è stata confermata dalla presenza di ceramica ed affreschi del I secolo d.C. sopra e sotto l’interro cineritico. Il _terminus post quem_ fornito dalle ceneri del 79 d.C. rinforza – insieme con il materiale residuale nei contesti di V – la datazione del complesso al II/III secolo d.C. Non è ancora chiaro se l’edificio sia un complesso termale autonomo o relativo ad una villa residenziale.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2009
    Per la campagna 2009 sono stati aperti numerosi saggi in diversi punti del sito. Nel settore sud-ovest sono stati aperti due saggi per delimitare con più precisione i calidaria “e” e “d”. Purtroppo quest’area ha sofferto della distruzione causata dai mezzi d’opera nel 1988 in modo maggiore rispetto al resto del sito. Infatti, tracce di benna meccanica sono state individuate sui piani pavimentali degli ipocausti e gli alzati sono stati quasi interamente erasi. Le aree nord ed est consentono invece di recuperare l’intera sequenza stratigrafica. A nord del prefurnio “g”, l’ambiente “h” (probabilmente il deposito del legname/carbone), è stato scavato interamente ed ha consentito di recuperare informazioni utili sia sulla natura dell’interro vulcanoclastico del 472 d.C., sia sul legname utilizzato per riscaldare gli ambienti termali. Al di sopra dell’ambiente “h” è la cisterna “i”, anch’essa scavata interamente. Dopo l’eruzione del 472, la cisterna è stata svuotata ed utilizzata, insieme con altre porzioni dell’area nord del sito, per poi essere sepolta dalle ceneri dell’eruzione del 505/512 d.C. All’interno di questo strato sono state ritrovate numerose foglie carbonizzate che, insieme con i campioni antracologici prelevati negli anni precedenti, consentono la ricostruzione delle coltivazioni tardoantiche in area vesuviana. Durante questa stagione è stato inoltre eseguito il campionamento delle malte e la scansione tridimensionale del sito.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2010
    Per la campagna 2010 l’indagine si è concentrata principalmente sul versante meridionale del sito, dove si trovano gli ambienti riscaldati delle terme ed il cortile ad essi antistante. Lo scavo all’interno del _calidarium_ “e” ha consentito di delinearne quasi interamente il perimetro. La stratigrafia al suo interno appariva ampiamente sconvolta dai lavori edili avvenuti al tempo della scoperta del sito, nel 1988. Ciononostante, al di sotto è stato rinvenuto il pavimento dell’ipocausto, in parte spoliato già in antico. Alcuni dei _sesquipedales_ sono provvisti del bollo laterizio “DVO DOM”, prodotto nelle fornaci dei fratelli _Domitius Lucanus_ e _Domitius Tullus_, attive fra il 60 ed il 93/4 d.C. Considerando che l’intero edificio è costruito sopra le ceneri del 79 d.C., è possibile datare l’intera struttura fra il 79 ed il 93/4 d.C. Questo dato è di particolare importanza per la comprensione delle attività di reinsediamento nell’area vesuviana dopo l’eruzione di Pompei. L’attività di scavo si è svolta anche nel cortile, pavimentato a cocciopesto, a sud degli ambienti termali. Qui la stratigrafia è stata intaccata meno dalla distruzione del 1988 e conserva ancora uno spesso strato vulcanoclastico pertinente all’eruzione del 472 d.C. Sotto di esso, sono state rinvenute due sepolture di infanti in anfora (LRA1 con titulus pictus, Keay LII), a poca distanza fra loro. Sono in corso analisi del DNA per verificarne l’eventuale parentela.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2011
    The excavation concentrated on the northern slope, corresponding with the service sector of the baths, and on the south slope where the actual bath structures and the open area in front of them stood. The excavation of the area south of caldarium e (situated in the westernmost part of the excavation area) confirmed that the stratigraphy had been badly disturbed by work undertaken with a mechanical digger in the 1980s. In fact, the presence of an accumulation of ancient material, disturbed first with the remains of a burial and later again by modern work was documented. The burial reused a bipedales robbed from the structure. Mainly cranium fragments remained of the skeleton. A large bone pin was also found. The burial’s original position was probably not far from the two infant amphora burials found slightly further to the east, during the 2010 campaign. The guidelines for the construction of the calidarium walls were visible on the hypocaust floor. To the south, the position of these lines indicated that the wall delimiting this room on that side was not on the same axis as those of adjacent rooms d and b, but further forward. To the west of the baths was an area of _opus signinum_ paving, largely obliterated by rubbish dumped there in 1988. In the north-western corner, a well /cistern curb came to light, buried by the material from the eruption of 472 A.D. The well/cistern was internally and externally faced with opus signinum and had a cylindrical opening with an internal diameter of 1.16 m, which opened into a quadrangular space covered by a barrel vault. The well/cistern, only excavated to a limited depth, was filled with deposits from the 472 A.D. eruption. At the base of the well-curb, four small symmetrically arranged holes were identified in the _opus signinum_ floor, that probably served to sustain a structure, perhaps mobile, related to the well itself. The trenches dug in the northern part of the site, already investigated in earlier seasons, confirmed the absence of architectural structures and finds within the layer of eruptive material from 472 A.D. Therefore, it may be suggested that this was an external area leading towards the service rooms of the baths. The level of the 79 A.D. eruption was reached in one of the trenches excavated on the north-western edge. This level had been previously identified and partially investigated in a trench put into the praefurnium f. The trench north of f and east of the cistern i revealed part of what was probably a service room.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2012
    L’indagine archeologica svoltasi nel corso della campagna 2012 si è concentrata su tre fronti: sul versante occidentale, nei pressi del pozzo/cisterna; lungo tutto il versante settentrionale, ossia nell’area di accesso all’area di servizio; e nell’area orientale, dove erano gli ambienti di ingresso alle terme. Il pozzo/cisterna si trova ad ovest degli ambienti termali; l’area in cui si trova è pavimentata a cocciopesto ed è delimitata a nord da un basso muretto, rasato quasi per intero nell’ultima fase di vita del sito prima dell’eruzione del 472 d.C., mentre i muri sud ed ovest sono di spessore maggiore e servivano a separare l’area di servizio (nord) dalla corte antistante gli ambienti termali (sud). Questi muri furono in gran parte distrutti illegalmente da mezzi d’opera nel 1988. Durante l’ultima campagna di scavo, si è continuato lo svuotamento del pozzo/cisterna dai depositi vulcanoclastici dell’eruzione del 472 d.C. L’area a nord delle terme era utilizzata come accesso agli ambienti di servizio. Qui nell’ambiente di ingresso al primo prefurnio g è stato eseguito uno scavo stratigrafico che ha rivelato la presenza di uno spesso riempimento cineritico relativo all’eruzione del 79 d.C. e posto sotto le fondazioni dell’edificio termale. Sia sotto che sopra le ceneri sono stati raccolti reperti databili al I secolo d.C. ed in particolare alcuni frammenti di affreschi che in origine probabilmente decoravano un’altra villa posta in prossimità dell’edificio termale. Lungo il muro nord degli ambienti di servizio è stato rinvenuto uno spesso accumulo di reperti, per lo più ceramici, legati sia alla lavorazione, stoccaggio e consumo di derrate alimentari, sia all’utilizzo delle terme. La rimozione di questa discarica tardoantica ha portato in luce una rampa, utilizzata per accedere ad uno degli ambienti di servizio., Nell’area orientale del sito, l’attività si è concentrata su due fronti. Nella parte più meridionale, sono stati rimossi i depositi moderni che ancora insistevano sulle murature antiche e che hanno rivelato la presenza di un ambiente di passaggio verso il frigidario. Nella parte centrale del fronte est è stato in parte rimosso l’interro vulcanoclastico del 472 d.C. dall’apoditerio, rivelando così sulla sezione est la cresta di un ambiente che, in considerazione della stratigrafia verticale e della tecnica costruttiva potrebbe essere uno degli ambienti residenziali della villa annessa alle terme ed ad esse antecedente.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2013
    Durante la campagna di scavo ed indagine 2013 sono stati aperti diversi saggi stratigrafici sui fronti nord, est e sud delle strutture finora messe in luce. Sul fronte nord, è continuato lo scavo del pozzo, appurandone la sua connessione con la cisterna ad ovest ma riportando solo interro vulcanoclastico relativo all’eruzione del 472 d.C. In prossimità del pozzo è stato aperto un saggio lungo il muro esterno nord della carbonaia. Qui si è notato un imponente interro relativo all’eruzione del 472 d.C. che scendeva anche sotto il livello di calpestio originario dell’area, come si può desumere dalla quota della risega di fondazione dell’edificio. L’interro del 472 andava a coprire direttamente il deposito cineritico dell’eruzione del 79 d.C. Sopra questa è stata rinvenuta un’impronta di dolio tagliata nella cenere, un basso muretto ed una scala che conduce all’area del pozzo. Lungo il versante est del sito è stato individuato un nuovo ambiente, forse il primo pertinente alla villa vera e propria, coperto da uno strato di macerie probabilmente pertinenti alla fase eruttiva, su cui è posto lo spesso deposito vulcanoclastico. In quest’area si è raggiunto il livello pavimentale, caratterizzato da un mosaico a tessere bianche e nere, molto lacunoso, con tracce di buche di palo. Sul fronte sud sono stati rinvenuti alcune porzioni di muri, di cui una sembra di particolare interesse, in quanto permette di stabilire una sequenza stratigrafica per cui i muri relativi alla villa sembrano essere precedenti a quelli più legati all’edificio termale. In ultimo, sempre sul fronte sud, è stato rinvenuto un muro di terrazzamento con orientamento nord-sud il quale serviva probabilmente a dividere l’area a cielo aperto rivestita in cocciopesto in due parti.
  • AIAC_2477 - Masseria De Carolis - 2014
    Durante la campagna di scavo 2014 buona parte del tempo e delle risorse sono state dedicate al recupero e restauro dei paramenti murari e dei manufatti rinvenuti durante la campagna stessa e nelle campagne precedenti. Particolare attenzione ha ricevuto una parete affrescata, rinvenuta in crollo, e la messa in sicurezza dell’area dell’ _apoditerium_ delle terme. Le attività di scavo si sono concentrate in tre aree: la terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale, il _tepidarium_, l’area a margine della villa nell’area sud-est del sito. L’area della terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale era stata ampiamente sconvolta negli anni ‘80 dal mezzo meccanico ed in particolare dallo sversamento di materiale misto che ha trasformato l’intero settore in una discarica abusiva. Tale situazione era ormai nota dalle precedenti campagne di scavo, tuttavia è risultato necessario rimuovere il riempimento moderno che ancora insisteva sul cocciopesto, in modo non solo da poter recuperare tutto il materiale ceramico antico (sebbene misto al moderno), dall’altra per creare una via di scolo per le acque piovane, seguendo la pendenza antica del pavimento. Lo scavo non ha mostrato grandi sorprese, poiché la maggioranza degli strati risultava chiaramente moderna, tranne che per un solo contesto, antico, in cui è stata rinvenuta una sepoltura infantile. Questa si va a collocare in prossimità dell’area non toccata dal mezzo meccanico negli anni ‘80 ed in cui nel 2010 sono state rinvenute due sepolture infantili in anfora. Lo scavo del _tepidarium_ era un completamento delle attività di indagine eseguite nel 2007-2008 durante le quali fu messo in luce solo metà dell’ambiente. Coerentemente con quanto già osservato in precedenza, sono stati scavati gli strati che insistevano ancora sul pavimento, tutti relativi all’ultima fase di vita del complesso (metà V sec. d.C.) precedenti l’eruzione del 472 d.C. Poggiati sul pavimento riscaldato, crollato al centro al tempo dell’eruzione a causa del gran peso degli interri, sono state scavate due sepolture infantili, senza corredo e parzialmente coperte da tegole. Nella terza ed ultima area investigata durante la campagna 2014, nell’angolo sud-est del sito, è stata rinvenuta una parete in crollo su alcune macerie ed un corridoio con rampa di accesso al secondo piano della villa, oltre il quale un basso muro rivestito di cocciopesto delimita un’area probabilmente a giardino.

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2007
Summary
it Nel febbraio del 1988 furono individuati i resti di un edificio di epoca romana nel comune di Pollena Trocchia (sul versante settentrionale del Somma-Vesuvio, probabilmente in antico parte del territorio di _Neapolis_ ) in località Masseria De Carolis. L’area era allora utilizzata come cava di materiale vulcanico, adoperato per la costruzione di palazzine popolari nelle vicinanze. Nonostante i mezzi d’opera avessero creato vasti danni alle strutture murarie antiche, fu possibile individuare due ambienti voltati, allora interpretati come granai pertinenti ad una villa rustica del II secolo d.C. Dopo la scoperta il sito fu abbandonato, parzialmente recintato e poi sepolto da materiale di scarico moderno illegalmente sversato.

Dal 2005 il gruppo di ricerca “Apolline Project” interviene con varie attività di ricerca e riqualificazione dei siti archeologici nel comune di Pollena Trocchia. Durante le campagne del 2005 e 2006, il sito in località Masseria De Carolis è stato individuato e ripulito dalla vegetazione e dai rifiuti all’interno dell’area recintata.

Nel 2007 si è avviata la prima campagna d’indagine archeologica. A nord ed ovest delle strutture voltate sono state eseguite indagini georadar, che hanno individuato il margine della cava creata nel 1988. Sono stati inoltre eseguiti cinque saggi stratigrafici, grazie ai quali è stata ricostruita la sequenza d’interro vulcanoclastico. Il sito è stato infatti sepolto per due terzi da materiale vulcanoclastico pertinente all’eruzione vesuviana del 472 d.C., detta “di Pollena”. Successivi a questo interro sono alcuni apprestamenti di fattura modesta (fra cui un forno), creati con materiale spoliato dalle strutture murarie non coperte dall’eruzione. Tali apprestamenti sono poi coperti dalle ceneri di un’ulteriore eruzione vesuviana, datata al 505/512 d.C. Sopra tale interro, è stato rilevato nel settore est del sito il crollo di un muro del secondo livello costruttivo, sepolto poi da un deposito vulcanico non chiaramente databile, ma probabilmente di età medievale.

Un saggio è stato posto all’interno di uno dei due ambienti voltati scoperti nel 1988. Sotto lo strato vulcanoclastico del 472 d.C. è stata rinvenuta una sepoltura alla semi-cappuccina di un individuo maschio di circa sei anni. A corredo era solo una siliqua dell’imperatore d’Oriente Marciano (450-7 d.C.). La sepoltura poggia su strati di V secolo d.C., i quali hanno restituito ceramica per metà costituita da comune, prevalentemente acroma e da fuoco, ed in misura minore da anfore, colour coated, e sigillata africana. Fra i reperti rinvenuti sono degni di nota frammenti di vetro e di _tegulae mammatae_, i quali suggeriscono un uso non agricolo degli ambienti voltati. Non sono disponibili elementi per datare le strutture murarie, che tuttavia presentano caratteri tipici del II/III secolo d.C.
en In February 1988 the remains of a Roman building were identified in the municipality of Pollena Trocchia (on the north side of the Somma-Vesuvius, probably part of the territory of Naples in antiquity), in the locality of Masseria De Carolis. At the time the area was used for quarrying volcanic material, used for construction in the vicinity. Despite the fact that vast damage had been caused to the ancient walls by the quarrying machinery, it was possible to identify two vaulted structures, at the time interpreted as granaries belonging to a villa rustica of 2nd century A.D. date. Following this discovery the site was abandoned, partially fenced in and then buried by an illegal rubbish dump.

From 2005 the “Apolline Project” has undertaken various research activities on the archaeological sites within the territory of Pollena Trocchia. During the 2005 and 2006 campaigns, the site in the locality of Masseria De Carolis was identified and cleaned of vegetation and the rubbish inside the fenced in area.

The first excavation campaign began in 2007. A georadar survey was undertaken to the north and west of the vaulted structures. This showed the edge of the quarry created in 1988. Five trenches were excavated which documented the deposition sequence of the eruptive material. In fact, two thirds of the site had been buried by volcanoclastic material from the eruption of Vesuvius in 472 A.D. (known as the “di Pollena” eruption). A number of modest structures (including an oven) made from elements robbed from the walls that had not been buried post dated the eruptive material. These structures were then covered by the ash from another eruption, dated 505/512 A.D. Above this layer, in the eastern sector of the site, the collapse of a wall from a second construction level was found. This had been covered by a volcanic deposit that could not be precisely dated, but was probably medieval.

A trench was dug inside one of the vaulted structures discovered in 1988. Below the volcanic material of 472 A.D. a semi “a cappuccina” burial of a boy about six years old was uncovered. The only object in the grave was a siliqua of Marcian (450-7 A.D.) emperor of the eastern empire. The burial overlay 5th century A.D. layers, which produced pottery, half of which coarse, mainly plain buff ware and cooking ware, and a lesser quantity of amphorae, colour coated ware and ARS. Worthy of note among the finds were fragments of glass and tegulae mammatae, which suggest that the vaulted structures were not used for agricultural purposes. There was no dating evidence for the walls, however they presented characteristics typical of the 2nd-3rd century A.D.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Finds specialist - Caterina Serena Martucci
Geophysical surveyor - John H. McBride
Supervisor - Monica Lubrano
Supervisor - Rossella Cannella
Supervisor - Jaime Lyn Bartlett
Volcanologist - Claudio Scarpati
Volcanologist - Annamaria Perrotta

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2008
Summary
it Con la campagna d’indagine del 2008 la nostra conoscenza del sito si è arricchita enormemente. Infatti sono stati eseguiti cinque saggi stratigrafici in diversi punti del sito, ciò ha permesso di individuare, anche se in alcuni casi solo parzialmente, dieci ambienti. I due ambienti voltati (“g” e “f”), già parzialmente esposti nel 1988, sono stati scavati interamente e sono stati identificati come _praefurnia_.

Il primo ambiente ad ovest “g” è voltato ed è costituito da un _praefurnium_ con lunga fornace (probabilmente per l’uso combinato di bollitori in metallo – aenea – e _testudo alveolorum_ ), scala d’accesso al piano della fornace, e tre aperture, due sul muro est (una di queste dà accesso all’ambiente “f”) ed una sul muro nord. Il _praefurnium_ riscalda il _calidarium_ “e”, provvisto di _suspensurae_ e solo parzialmente scavato. L’ambiente voltato “f” ha un unico accesso sul muro ovest ed è anch’esso un _praefurnium_, provvisto di due piccole fornaci, una sul lato sud, l’altra su quello est. Gli ambienti “d” (parzialmente scavato), “c” e “b” si trovano a sud dei due _praefurnia_ e sono provvisti di _suspensurae_. L’ambiente “c” conserva inoltre il pavimento ad ipocausto, crollato nella parte centrale prima dell’eruzione, ed il primo filare di tubuli. L’ambiente “b” è probabilmente il tepidarium, in quanto riceve calore in modo indiretto, tramite un’apertura nell’ipocausto con l’ambiente “d”. Esso è collegato inoltre tramite un passaggio con l’ambiente “a”, che probabilmente in origine era il _frigidarium_. Nel settore nord-est del sito sono tre ambienti ancora non indagati e di incerta funzione.

Le fasi di interro vulcanoclastiche individuate nella campagna 2007 sono state confermate e sono state individuate le direttrici dei flussi, la principale da est (Somma-Vesuvio) verso ovest, la seconda da nord verso sud, con conseguente assottigliamento degli interri e raffinamento del materiale.

Gli strati antropici sono tutti datati al V secolo d.C., sebbene in alcuni si noti la presenza di materiale di II e III secolo al loro interno. Ciò probabilmente corrisponde all’asportazione dei piani pavimentali di molti degli ambienti, che ha portato ad uno sconvolgimento dei cavi di fondazione. Gli approfondimenti sotto il livello di fondazione hanno però permesso di osservare uno spesso interro cineritico identificato con quello dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. L’interpretazione fornita dai vulcanologi è stata confermata dalla presenza di ceramica ed affreschi del I secolo d.C. sopra e sotto l’interro cineritico.

Il _terminus post quem_ fornito dalle ceneri del 79 d.C. rinforza – insieme con il materiale residuale nei contesti di V – la datazione del complesso al II/III secolo d.C. Non è ancora chiaro se l’edificio sia un complesso termale autonomo o relativo ad una villa residenziale.
en The 2008 campaign greatly increased knowledge of the site. In fact, five trenches were excavated in diverse parts of the site, which identified ten rooms. The two vaulted features (“g” and “f”), partially investigated in 1988, were completely excavated and identified as a praefurnium with a long furnace (probably for the combined use of metal boilers – aenea – and testudo alveolorum), steps leading to the furnace floor and three openings, two in the east wall (one providing access to room “f”) and one in the north wall. The praefurnium heated the calidarium “e”, where suspensurae were present (partially excavated). The vaulted feature “f” had a single access in the west wall and was also a praefurnium, with two small furnaces, one on the south side, the other to the east. The rooms “d” (partially excavated), “c” and “b” were situated to the south of the two praefurnia and had suspensurae. Moreover, room “c” also preserved the hypocaust floor, collapsed in the central part before the eruption, and the first row of flue tiles. Room “b” was probably the tepidarium, as it received heat in an indirect form, via an opening in the hypocaust connecting it to room “d”. It was also linked by a passageway to room “a”, which was probably in origin the frigidarium. In the north-east sector of the site there are three rooms yet to be investigated and of uncertain function.

The phases of the vulcanoclastic fill identified in 2007 were confirmed and the directions of the lava flows were identified, the main one from the east (Somma-Vesuvio) towards west, the second from north towards the south, with the consequent thinning of the eruptive matter and the refinement of the material.

All occupation layers date to the 5th century A.D., although in some cases the presence of residual 2nd and 3rd century material was noted. This probably corresponded to the removal of floors in many of the rooms, leading to the disturbance of the foundations. However, excavation below foundation level showed a thick ashy layer identified as that of the Vesuvian eruption of 79 A.D. The vulcanologists interpretation was confirmed by the presence of pottery and frescoes dating to the 1st century A.D., both above and below the ash layer.

The terminus post quem provided by the ash of 79 A.D. further supports – together with the residual material in the 5th century contexts – the dating of the complex to the 2nd-3rd century A.D. It is still unclear whether the bath complex was autonomous or connected to a residential villa.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Finds specialist - Caterina Serena Martucci
Paleobotanist - Emilia Allevato
Paleobotanist - Gaetano Di Pasquale
Supervisor - Monica Lubrano
Supervisor - Rossella Cannella
Supervisor - Yvona Trnka-Amrhein
Volcanologist - Claudio Scarpati
Volcanologist - Annamaria Perrotta

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2009
Summary
it Per la campagna 2009 sono stati aperti numerosi saggi in diversi punti del sito. Nel settore sud-ovest sono stati aperti due saggi per delimitare con più precisione i calidaria “e” e “d”. Purtroppo quest’area ha sofferto della distruzione causata dai mezzi d’opera nel 1988 in modo maggiore rispetto al resto del sito. Infatti, tracce di benna meccanica sono state individuate sui piani pavimentali degli ipocausti e gli alzati sono stati quasi interamente erasi.

Le aree nord ed est consentono invece di recuperare l’intera sequenza stratigrafica.
A nord del prefurnio “g”, l’ambiente “h” (probabilmente il deposito del legname/carbone), è stato scavato interamente ed ha consentito di recuperare informazioni utili sia sulla natura dell’interro vulcanoclastico del 472 d.C., sia sul legname utilizzato per riscaldare gli ambienti termali. Al di sopra dell’ambiente “h” è la cisterna “i”, anch’essa scavata interamente. Dopo l’eruzione del 472, la cisterna è stata svuotata ed utilizzata, insieme con altre porzioni dell’area nord del sito, per poi essere sepolta dalle ceneri dell’eruzione del 505/512 d.C. All’interno di questo strato sono state ritrovate numerose foglie carbonizzate che, insieme con i campioni antracologici prelevati negli anni precedenti, consentono la ricostruzione delle coltivazioni tardoantiche in area vesuviana.

Durante questa stagione è stato inoltre eseguito il campionamento delle malte e la scansione tridimensionale del sito.
en Several trenches were opened in various parts of the site. In the south-west sector two trenches were opened in order to gain a more precise plan of the calidaria “e” and “d”. However, this area had suffered severe disturbance caused by mechanical diggers in 1988. In fact, traces of a bucket from one of these machines were identified on the floor levels of the hypocausts and the walls were almost razed.

Between them the north and east areas revealed the complete stratigraphic sequence.
North of the praefurnium “g”, room “h” (probably the wood/coal store), was completely excavated and provided useful information regarding both the nature of the eruptive fill of 472 A.D. and the wood used for heating the rooms in the bath complex. Above room “h” there was a cistern “i”, also completely excavated. Following the 472 eruption, the cistern was emptied and used, together with other parts of the northern area of the site, and later buried by the ash from the 505/512 A.D. eruption. Numerous carbonised leaves were found within this layer which, together with the anthracological samples taken in previous years, provided a reconstruction of the late antique cultivations in the Vesuvian area.
During this season mortars samples were also taken and a three-dimensional scan was made of the site.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Paleobotanist - Emilia Allevato
Paleobotanist - Gaetano Di Pasquale
Supervisor - Monica Lubrano
Supervisor - Rossella Cannella
Supervisor - Yvona Trnka-Amrhein
Supervisor - Caterina Serena Martucci
Supervisor - Nicola De Carlo
Volcanologist - Claudio Scarpati
Volcanologist - Annamaria Perrotta

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2010
Summary
it Per la campagna 2010 l’indagine si è concentrata principalmente sul versante meridionale del sito, dove si trovano gli ambienti riscaldati delle terme ed il cortile ad essi antistante. Lo scavo all’interno del _calidarium_ “e” ha consentito di delinearne quasi interamente il perimetro. La stratigrafia al suo interno appariva ampiamente sconvolta dai lavori edili avvenuti al tempo della scoperta del sito, nel 1988. Ciononostante, al di sotto è stato rinvenuto il pavimento dell’ipocausto, in parte spoliato già in antico. Alcuni dei _sesquipedales_ sono provvisti del bollo laterizio “DVO DOM”, prodotto nelle fornaci dei fratelli _Domitius Lucanus_ e _Domitius Tullus_, attive fra il 60 ed il 93/4 d.C. Considerando che l’intero edificio è costruito sopra le ceneri del 79 d.C., è possibile datare l’intera struttura fra il 79 ed il 93/4 d.C. Questo dato è di particolare importanza per la comprensione delle attività di reinsediamento nell’area vesuviana dopo l’eruzione di Pompei.

L’attività di scavo si è svolta anche nel cortile, pavimentato a cocciopesto, a sud degli ambienti termali. Qui la stratigrafia è stata intaccata meno dalla distruzione del 1988 e conserva ancora uno spesso strato vulcanoclastico pertinente all’eruzione del 472 d.C. Sotto di esso, sono state rinvenute due sepolture di infanti in anfora (LRA1 con titulus pictus, Keay LII), a poca distanza fra loro. Sono in corso analisi del DNA per verificarne l’eventuale parentela.
en The 2010 campaign concentrated on the southern side of the site where the heated rooms of the baths and the courtyard in front of them are situated. The excavation inside the _calidarium_ “e” defined almost its complete perimeter. The stratigraphy was heavily disturbed by building work undertaken at the time of the site’s discovery in 1988. Despite this the hypocaust floor was discovered, already robbed in antiquity. Some of the _sesquipedales_ were stamped “DVO DOM”, showing that they were produced in the kilns of the brothers _Domitius Lucanus_ and _Domitius Tullus_, active between 60 and 93/94 A.D. Considering that the entire construction was built above the 79 A.D. ashes it is possible to date the entire structure to between 79 and 93/94 A.D. This data is of particular importance for the understanding of resettlement in the Vesuvian area following the 79 A.D. eruption.

The courtyard south of the baths, paved in _opus signinum_, was also excavated. Here the stratigraphy was less disturbed by the 1988 intervention and still preserved a thick volcanoclastic layer from the 472 A.D. eruption. Below this two infant burials, placed close to each other, in amphora (LRA1 with titulus pictus, Keay LII), were found. DNA analysis is being carried out in order to discover any relationship between the two.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Finds specialist - Gaetana Boemio
Paleobotanist - Gaetano Di Pasquale
Paleobotanist - Marielva Torino
Supervisor - Caterina Serena Martucci
Supervisor - Monica Lubrano
Supervisor - Nicola De Carlo
Supervisor - Rossella Cannella
Supervisor - Yvona Trnka-Amrhein
Supervisor - Rocco Mitro
Volcanologist - Annamaria Perrotta
Volcanologist - Claudio Scarpati

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2011
Summary
en The excavation concentrated on the northern slope, corresponding with the service sector of the baths, and on the south slope where the actual bath structures and the open area in front of them stood. The excavation of the area south of caldarium e (situated in the westernmost part of the excavation area) confirmed that the stratigraphy had been badly disturbed by work undertaken with a mechanical digger in the 1980s. In fact, the presence of an accumulation of ancient material, disturbed first with the remains of a burial and later again by modern work was documented. The burial reused a bipedales robbed from the structure. Mainly cranium fragments remained of the skeleton. A large bone pin was also found. The burial’s original position was probably not far from the two infant amphora burials found slightly further to the east, during the 2010 campaign. The guidelines for the construction of the calidarium walls were visible on the hypocaust floor. To the south, the position of these lines indicated that the wall delimiting this room on that side was not on the same axis as those of adjacent rooms d and b, but further forward. To the west of the baths was an area of _opus signinum_ paving, largely obliterated by rubbish dumped there in 1988. In the north-western corner, a well /cistern curb came to light, buried by the material from the eruption of 472 A.D. The well/cistern was internally and externally faced with opus signinum and had a cylindrical opening with an internal diameter of 1.16 m, which opened into a quadrangular space covered by a barrel vault.

The well/cistern, only excavated to a limited depth, was filled with deposits from the 472 A.D. eruption. At the base of the well-curb, four small symmetrically arranged holes were identified in the _opus signinum_ floor, that probably served to sustain a structure, perhaps mobile, related to the well itself. The trenches dug in the northern part of the site, already investigated in earlier seasons, confirmed the absence of architectural structures and finds within the layer of eruptive material from 472 A.D. Therefore, it may be suggested that this was an external area leading towards the service rooms of the baths. The level of the 79 A.D. eruption was reached in one of the trenches excavated on the north-western edge. This level had been previously identified and partially investigated in a trench put into the praefurnium f. The trench north of f and east of the cistern i revealed part of what was probably a service room.
it L’indagine archeologica svoltasi nel corso della campagna 2011 si è concentrata sul versante settentrionale, che corrisponde al settore di servizio delle terme, e sul versante meridionale, dove insistono parte degli ambienti termali ed un’area scoperta ad essi antistante. Lo scavo dell’area posta a sud del _calidarium_ e (posto nella zona più occidentale dell’area finora esposta) ha confermato che la sequenza stratigrafia era stata ampiamente sconvolta dai lavori compiuti negli anni ’80 con il mezzo meccanico. Si è rilevata, infatti, la presenza di uno strato di accumulo di materiale antico, misto a resti di una sepoltura, rimescolati e sconvolti dai lavori moderni. La sepoltura, sebbene non in posto, riutilizzava un bipedale spoliato dalla struttura ed ha restituito resti osteologici quasi tutti riconducibili al cranio, oltre ad uno spillone in osso. Probabilmente la giacitura originaria della stessa non doveva essere troppo distante dalle due sepolture di infanti in anfora rinvenute poco più a oriente, nella campagna di scavo del 2010. Sul pavimento dell’ipocausto sono state rilevate le linee guida per la realizzazione dei muri; la lettura delle stesse a sud indica dunque che il muro di delimitazione dell’ambiente da questo lato non era in asse con quelli degli adiacenti ambienti d e b, ma più avanzato rispetto a questi.

Ad ovest degli ambienti termali è stata individuata un’area pavimentata in cocciopesto, in gran parte obliterata dai rifiuti sversati nel 1988 e, nell’angolo nord ovest, si è riportata alla luce la vera del pozzo/cisterna coperta dall’interro vulcanoclastico del 472, in parte già individuata nel corso della precedente campagna di scavo. Il pozzo/cisterna, internamente ed esternamente rivestito in cocciopesto, consta di un’imboccatura cilindrica del diametro interno di m 1,16, che va ad innestarsi al di sopra di un ambiente quadrangolare coperto da volta a botte. Il pozzo, scavato soltanto per una limitata profondità, risultava interrato dai depositi relativi al 472 d.C.

Alla base della vera del pozzo, sul piano di calpestio in cocciopesto, sono stati individuati quattro piccoli fori quadrangolari disposti simmetricamente che, verosimilmente, potevano servire per mantenere stabile una struttura, forse mobile, correlata al pozzo stesso. I saggi eseguiti nell’area nord del sito, già indagata nelle precedenti campagne in più saggi, hanno confermato l’assenza di strutture architettoniche e di reperti all’interno dell’interro vulcanoclastico del 472 d.C., per cui si può verosimilmente ipotizzare che si tratti di un’area esterna di passaggio verso gli ambienti di servizio delle terme. In uno dei saggi eseguiti presso il limite nord ovest si è inoltre raggiunto il livello dell’eruzione del 79 d.C., già precedentemente individuato e, in parte, indagato in un saggio praticato nel _praefurnium_ f. Il saggio eseguito a nord dell’ambiente f e ad est della cisterna i ha messo in luce parte di un ambiente con funzione, probabilmente, di servizio.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Archaeologist - Monica Lubrano
Finds specialist - Caterina Serena Martucci
Palaeopathologist - Marielva Torino
Paleobotanist - Maria Rosaria Vairo
Supervisor - Santa Sannino
Supervisor - Alessandra De Luca
Supervisor - Nicola De Carlo
Supervisor - Sanda Heinz
Volcanologist - Claudio Scarpati
Volcanologist - Annamaria Perrotta

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2012
Summary
it L’indagine archeologica svoltasi nel corso della campagna 2012 si è concentrata su tre fronti: sul versante occidentale, nei pressi del pozzo/cisterna; lungo tutto il versante settentrionale, ossia nell’area di accesso all’area di servizio; e nell’area orientale, dove erano gli ambienti di ingresso alle terme.

Il pozzo/cisterna si trova ad ovest degli ambienti termali; l’area in cui si trova è pavimentata a cocciopesto ed è delimitata a nord da un basso muretto, rasato quasi per intero nell’ultima fase di vita del sito prima dell’eruzione del 472 d.C., mentre i muri sud ed ovest sono di spessore maggiore e servivano a separare l’area di servizio (nord) dalla corte antistante gli ambienti termali (sud). Questi muri furono in gran parte distrutti illegalmente da mezzi d’opera nel 1988. Durante l’ultima campagna di scavo, si è continuato lo svuotamento del pozzo/cisterna dai depositi vulcanoclastici dell’eruzione del 472 d.C.

L’area a nord delle terme era utilizzata come accesso agli ambienti di servizio. Qui nell’ambiente di ingresso al primo prefurnio g è stato eseguito uno scavo stratigrafico che ha rivelato la presenza di uno spesso riempimento cineritico relativo all’eruzione del 79 d.C. e posto sotto le fondazioni dell’edificio termale. Sia sotto che sopra le ceneri sono stati raccolti reperti databili al I secolo d.C. ed in particolare alcuni frammenti di affreschi che in origine probabilmente decoravano un’altra villa posta in prossimità dell’edificio termale.

Lungo il muro nord degli ambienti di servizio è stato rinvenuto uno spesso accumulo di reperti, per lo più ceramici, legati sia alla lavorazione, stoccaggio e consumo di derrate alimentari, sia all’utilizzo delle terme. La rimozione di questa discarica tardoantica ha portato in luce una rampa, utilizzata per accedere ad uno degli ambienti di servizio.,

Nell’area orientale del sito, l’attività si è concentrata su due fronti. Nella parte più meridionale, sono stati rimossi i depositi moderni che ancora insistevano sulle murature antiche e che hanno rivelato la presenza di un ambiente di passaggio verso il frigidario. Nella parte centrale del fronte est è stato in parte rimosso l’interro vulcanoclastico del 472 d.C. dall’apoditerio, rivelando così sulla sezione est la cresta di un ambiente che, in considerazione della stratigrafia verticale e della tecnica costruttiva potrebbe essere uno degli ambienti residenziali della villa annessa alle terme ed ad esse antecedente.
it L’indagine archeologica svoltasi nel corso della campagna 2012 si è concentrata su tre fronti: sul versante occidentale, nei pressi del pozzo/cisterna; lungo tutto il versante settentrionale, ossia nell’area di accesso all’area di servizio; e nell’area orientale, dove erano gli ambienti di ingresso alle terme.

Il pozzo/cisterna si trova ad ovest degli ambienti termali; l’area in cui si trova è pavimentata a cocciopesto ed è delimitata a nord da un basso muretto, rasato quasi per intero nell’ultima fase di vita del sito prima dell’eruzione del 472 d.C., mentre i muri sud ed ovest sono di spessore maggiore e servivano a separare l’area di servizio (nord) dalla corte antistante gli ambienti termali (sud). Questi muri furono in gran parte distrutti illegalmente da mezzi d’opera nel 1988. Durante l’ultima campagna di scavo, si è continuato lo svuotamento del pozzo/cisterna dai depositi vulcanoclastici dell’eruzione del 472 d.C.

L’area a nord delle terme era utilizzata come accesso agli ambienti di servizio. Qui nell’ambiente di ingresso al primo prefurnio g è stato eseguito uno scavo stratigrafico che ha rivelato la presenza di uno spesso riempimento cineritico relativo all’eruzione del 79 d.C. e posto sotto le fondazioni dell’edificio termale. Sia sotto che sopra le ceneri sono stati raccolti reperti databili al I secolo d.C. ed in particolare alcuni frammenti di affreschi che in origine probabilmente decoravano un’altra villa posta in prossimità dell’edificio termale.

Lungo il muro nord degli ambienti di servizio è stato rinvenuto uno spesso accumulo di reperti, per lo più ceramici, legati sia alla lavorazione, stoccaggio e consumo di derrate alimentari, sia all’utilizzo delle terme. La rimozione di questa discarica tardoantica ha portato in luce una rampa, utilizzata per accedere ad uno degli ambienti di servizio.

Nell’area orientale del sito, l’attività si è concentrata su due fronti. Nella parte più meridionale, sono stati rimossi i depositi moderni che ancora insistevano sulle murature antiche e che hanno rivelato la presenza di un ambiente di passaggio verso il frigidario. Nella parte centrale del fronte est è stato in parte rimosso l’interro vulcanoclastico del 472 d.C. dall’apoditerio, rivelando così sulla sezione est la cresta di un ambiente che, in considerazione della stratigrafia verticale e della tecnica costruttiva, potrebbe essere uno degli ambienti residenziali della villa annessa alle terme e ad esse antecedente.
en This season’s excavations were concentrated on three fronts: the western side, close to the well/cistern; along the entire northern side that is the area providing access to the service area; and in the eastern area, with the rooms leading into the baths.
The well/cistern is situated west of the baths in an area paved in _opus_ _signinum_ and bordered to the north by a low wall, almost completely razed in the final occupation phase before the 472 A.D eruption. The south and east walls were wider and served to separate the service area (north) from the courtyard in front of the baths (south). These walls were largely destroyed by illegal activity with construction machinery in 1988. During the latest excavation campaign, work continued to empty the well/cistern of the volcanic deposits from the 472 A.D. eruption.
The area north of the baths provided access to the service rooms. Here, in the entrance to the first _praefurnium_ g, excavation revealed the presence of a thick ashy fill from the 79 A.D. eruption underlying the foundations of the bath building. Finds datable to the 1st century A.D., in particular several fresco fragments that probably decorated another villa close to the bath building, were recovered from both above and below the layer of ash.

A substantial accumulation of archaeological materials was found along the north wall of the service rooms. These were mainly pottery fragments from vessels used for the processing, storage and eating of food and for use in the baths. The removal of this late antique dump revealed a ramp that led up to one of the service rooms.

Excavations took place on two fronts in the eastern area of the site. In the southernmost part, the modern deposits still covering the ancient walls were removed revealing the presence of a passageway to the _frigidarium_. Part of the volcanic material from the 472 A.D. eruption was removed from the _apodyterium_ in the central part of the east front. This revealed the crest of a room in the east section, which based on the vertical stratigraphy and construction technique could be one of the residential rooms of the villa annexed to the baths and predating them.
Summary Author
Girolamo F. De Simone

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2013
Summary
it Durante la campagna di scavo ed indagine 2013 sono stati aperti diversi saggi stratigrafici sui fronti nord, est e sud delle strutture finora messe in luce. Sul fronte nord, è continuato lo scavo del pozzo, appurandone la sua connessione con la cisterna ad ovest ma riportando solo interro vulcanoclastico relativo all’eruzione del 472 d.C. In prossimità del pozzo è stato aperto un saggio lungo il muro esterno nord della carbonaia. Qui si è notato un imponente interro relativo all’eruzione del 472 d.C. che scendeva anche sotto il livello di calpestio originario dell’area, come si può desumere dalla quota della risega di fondazione dell’edificio. L’interro del 472 andava a coprire direttamente il deposito cineritico dell’eruzione del 79 d.C. Sopra questa è stata rinvenuta un’impronta di dolio tagliata nella cenere, un basso muretto ed una scala che conduce all’area del pozzo.

Lungo il versante est del sito è stato individuato un nuovo ambiente, forse il primo pertinente alla villa vera e propria, coperto da uno strato di macerie probabilmente pertinenti alla fase eruttiva, su cui è posto lo spesso deposito vulcanoclastico. In quest’area si è raggiunto il livello pavimentale, caratterizzato da un mosaico a tessere bianche e nere, molto lacunoso, con tracce di buche di palo.

Sul fronte sud sono stati rinvenuti alcune porzioni di muri, di cui una sembra di particolare interesse, in quanto permette di stabilire una sequenza stratigrafica per cui i muri relativi alla villa sembrano essere precedenti a quelli più legati all’edificio termale. In ultimo, sempre sul fronte sud, è stato rinvenuto un muro di terrazzamento con orientamento nord-sud il quale serviva probabilmente a dividere l’area a cielo aperto rivestita in cocciopesto in due parti.
it Durante la campagna di scavo ed indagine 2013 sono stati aperti diversi saggi stratigrafici sui fronti nord, est e sud delle strutture finora messe in luce. Sul fronte nord, è continuato lo scavo del pozzo, appurandone la sua connessione con la cisterna ad ovest ma riportando solo interro vulcanoclastico relativo all’eruzione del 472 d.C. In prossimità del pozzo è stato aperto un saggio lungo il muro esterno nord della carbonaia. Qui si è notato un imponente interro relativo all’eruzione del 472 d.C. che scendeva anche sotto il livello di calpestio originario dell’area, come si può desumere dalla quota della risega di fondazione dell’edificio. L’interro del 472 andava a coprire direttamente il deposito cineritico dell’eruzione del 79 d.C. Sopra questa è stata rinvenuta un’impronta di dolio tagliata nella cenere, un basso muretto ed una scala che conduce all’area del pozzo.

Lungo il versante est del sito è stato individuato un nuovo ambiente, forse il primo pertinente alla villa vera e propria, coperto da uno strato di macerie probabilmente pertinenti alla fase eruttiva, su cui è posto lo spesso deposito vulcanoclastico. In quest’area si è raggiunto il livello pavimentale, caratterizzato da un mosaico a tessere bianche e nere, molto lacunoso, con tracce di buche di palo.

Sul fronte sud sono stati rinvenuti alcune porzioni di muri, di cui una sembra di particolare interesse, in quanto permette di stabilire una sequenza stratigrafica per cui i muri relativi alla villa sembrano essere precedenti a quelli più legati all’edificio termale. In ultimo, sempre sul fronte sud, è stato rinvenuto un muro di terrazzamento con orientamento nord-sud il quale serviva probabilmente a dividere l’area a cielo aperto rivestita in cocciopesto in due parti.
en In 2013, trenches were opened on the north, east, and south fronts of the structures exposed to date. On the north front, excavation of the well continued, and this revealed that it was connected to the cistern to the west, but only volcaniclastic material from the 472 A.D. eruption was dug out of it. Close to the well, a trench was opened along the external north wall of the charcoal deposit. Here, a substantial deposit of material from the 472 A.D. eruption was noted that also ran below the original floor level of the area, as suggested by the level of the building’s foundation offset. The 472 material lay directly on the ashy deposit from the 79 A.D. eruption. Above this, there was a _dolium_ impression cutting into the ash later, a low wall and steps leading to the well area.

A new room was identified along the eastern side of the site, perhaps the first belonging to the villa itself, covered by a layer of rubble, probably the result of the eruptive phase, over which lay the thick deposit of volcaniclastic material. The floor level was reached in this area: the black and white mosaic was very patchy and showed traces of postholes.

On the south front several sections of wall were identified, of which one seemed to be of particular interest as it made it possible to establish a stratigraphic sequence in which all the walls relating to the villa seemed to be earlier than those of the bath building. Lastly, also on the south front, a terracing wall on a north-south alignment was identified, which probably divided the open-air area paved in _opus_ _signinum_ into two.
Summary Author
Girolamo F. De Simone

Media

Name
Masseria De Carolis
Year
2014
Summary
it Durante la campagna di scavo 2014 buona parte del tempo e delle risorse sono state dedicate al recupero e restauro dei paramenti murari e dei manufatti rinvenuti durante la campagna stessa e nelle campagne precedenti. Particolare attenzione ha ricevuto una parete affrescata, rinvenuta in crollo, e la messa in sicurezza dell’area dell’ _apoditerium_ delle terme.

Le attività di scavo si sono concentrate in tre aree: la terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale, il _tepidarium_, l’area a margine della villa nell’area sud-est del sito.

L’area della terrazza in cocciopesto a sud del quartiere termale era stata ampiamente sconvolta negli anni ‘80 dal mezzo meccanico ed in particolare dallo sversamento di materiale misto che ha trasformato l’intero settore in una discarica abusiva. Tale situazione era ormai nota dalle precedenti campagne di scavo, tuttavia è risultato necessario rimuovere il riempimento moderno che ancora insisteva sul cocciopesto, in modo non solo da poter recuperare tutto il materiale ceramico antico (sebbene misto al moderno), dall’altra per creare una via di scolo per le acque piovane, seguendo la pendenza antica del pavimento. Lo scavo non ha mostrato grandi sorprese, poiché la maggioranza degli strati risultava chiaramente moderna, tranne che per un solo contesto, antico, in cui è stata rinvenuta una sepoltura infantile. Questa si va a collocare in prossimità dell’area non toccata dal mezzo meccanico negli anni ‘80 ed in cui nel 2010 sono state rinvenute due sepolture infantili in anfora.

Lo scavo del _tepidarium_ era un completamento delle attività di indagine eseguite nel 2007-2008 durante le quali fu messo in luce solo metà dell’ambiente. Coerentemente con quanto già osservato in precedenza, sono stati scavati gli strati che insistevano ancora sul pavimento, tutti relativi all’ultima fase di vita del complesso (metà V sec. d.C.) precedenti l’eruzione del 472 d.C. Poggiati sul pavimento riscaldato, crollato al centro al tempo dell’eruzione a causa del gran peso degli interri, sono state scavate due sepolture infantili, senza corredo e parzialmente coperte da tegole.

Nella terza ed ultima area investigata durante la campagna 2014, nell’angolo sud-est del sito, è stata rinvenuta una parete in crollo su alcune macerie ed un corridoio con rampa di accesso al secondo piano della villa, oltre il quale un basso muro rivestito di cocciopesto delimita un’area probabilmente a giardino.
en Most of the time and resources during the 2014 campaign were dedicated to the cleaning and restoration of the wall facings and finds recovered during this and previous campaigns. Particular attention was paid to a frescoed wall, found in a collapse, and stabilizing the area of the _apodyterium_.

Excavation work took place in three areas: the _opus_ _signinum_ terrace south of the baths, the _tepidarium_, and the area at the edge of the villa in the south-eastern area of the site.

The area of the _opus_ _signinum_ terrace south of the baths was badly disturbed in the 1980s by heavy machinery and in particular by the dumping of materials that transformed the entire sector into an illegal rubbish dump. This situation was documented in the earlier seasons, however it was deemed necessary to remove the modern fill still covering the _opus_ _signinum_ , in order not only to recover all the ancient pottery (although mixed with the modern material), but also to create drainage for rainwater, following the slope of the ancient floor. The excavation did not reveal any great surprises, as most of the layers were clearly modern, except for one ancient context in which there was an infant burial. This was in the area untouched by the mechanical digging in the 80s and where in 2010 two infant burials in amphorae were found.

Excavation of the _tepidarium_ completed investigations undertaken in 2007-2008 during which only half the room was exposed. At the same time, the layers still overlying the floor were excavated, all relating to the final occupation phase (mid 5th century A.D.) before the 472 A.D. eruption. Two infant burials lay on the heated floor, which had collapsed at the centre at the time of the eruption due to the great weight of the volcanic material covering it. The burials were partially covered by tiles and no grave goods were present.

In the third and final area investigated in 2014, in the south-east corner of the site, a collapsed wall overlying rubble and a corridor with a ramp leading to the second floor of the villa were uncovered, beyond which a low wall with an _opus_ _signinum_ facing delimited an area that was probably a garden.
Summary Author
Girolamo F. De Simone
Team
Conservator - Manlio Titomanlio – Accademia di Belle Arti di Napoli
Conservator - Giuseppe Di Palma – Accademia di Belle Arti di Napoli
Conservator - Jessica Scarpelli – Accademia di Belle Arti di Napoli
Conservator - Selene Zacchino – Accademia di Belle Arti di Napoli
Conservator - Daniele Cigolini – Accademia di Belle Arti di Napoli
Finds specialist - Caterina Serena Martucci
Finds specialist - Vincenzo Castaldo – Università degli Studî Suor Orsola Benincasa Napoli
Finds specialist - Rebekka Valcke – Katholieke Universiteit Leuven
Finds specialist - Rachel Lewis – New York University
Paleobotanist - Robyn Veal – University of Cambridge
Paleobotanist - Charlene Murphy – University College London
Paleobotanist - Maria Rosaria Vairo
Supervisor - Halinka Di Lorenzo – Università degli Studi di Napoli Federico II
Supervisor - Santa Sannino
Supervisor - Sanda Heinz
Supervisor - Dylan George Lindsay – University of KwaZulu-Natal
Supervisor - Marcos Atilio Vaczi Vanin – University of Sao Paulo
Supervisor - Leah Powell – University of Cambridge
Supervisor - Veronika Ženíšková – Univerzita Karlova v Praze
Supervisor - Josef Soucek – Univerzita Karlova v Praze
Supervisor - Kimberley Anne Heuer – Brigham Young University
Supervisor - ierre-Benoît Gérard – Université Libre de Bruxelles
Supervisor - John Stevenson – Harvard University
Supervisor - John Stevenson – Harvard University
Supervisor - Jessika Rahmberg – Simon Frazer University
Supervisor - Kimberley Jones – University of Swansea
Supervisor - John Gross – Michigan State University
Supervisor - Benjamin Picciotto – University of Massachusetts Boston
Supervisor - Felix Kotzur – University of Leicester
Volcanologist - Claudio Scarpati
Volcanologist - Annamaria Perrotta

Media

  • De Simone 2007
    G.F. De Simone, 2007, Oltre la costa: il problema delle ville nell’entroterra vesuviano, in R. Ciardiello (a cura di), La Villa Romana, Napoli: 241-255.
  • De Simone 2008
    G.F. De Simone, 2008, Il territorio nord-vesuviano e un sito dimenticato di Pollena Trocchia, in Cronache Ercolanesi 38: 329-349.
  • De Simone, Macfarlane 2009
    G.F. De Simone, R.T. Macfarlane (a cura di), 2009, Apolline Project vol. 1: Studies on Vesuvius’ North Slope and the Bay of Naples, Napoli.
  • McBride et al. 2009
    J.H. McBride, R.W. Keach, R.T. Macfarlane, G.F. De Simone, C. Scarpati, D.J. Johnson, J.R. Yaede, G.S. Macfarlane, R.W.R. Weight, 2009, Subsurface Visualization Using Ground-Penetrating Radar for Archaeological Site Preparation on the Northern Slope of Somma-Vesuvius: A Roman Site, Pollena Trocchia, Italy, in Il Quaternario 22.1: 39-52.
  • De Simone et al. 2009
    G.F. De Simone, A. Perrotta, C. Scarpati, A. De Simone, R.T. Macfarlane, 2009, Episodi vulcanici e vulcanoclastici (V-XVII secolo) che hanno sepolto un edificio romano a Pollena Trocchia (Italia), in Il Quaternario 22.1: 53-60.
  • De Simone et al. 2009
    G.F. De Simone, M. Lubrano, R. Cannella, L. Repola, 2009, Il sito romano di Pollena Trocchia (NA), località Masseria De Carolis: Campagne di scavo 2006-2008, in Amoenitas 1: 253-271.
  • De Simone et al. 2009
    G.F. De Simone, M. Lubrano, R. Cannella, Y. Trnka-Amrhein, 2009, Pollena Trocchia, località Masseria De Carolis: Campagne d’indagine 2006-2009, in Rivista di Studi Pompeiani 20: 146-148.
  • [Untitled]
    G.F. De Simone, 2007, Oltre la costa: il problema delle ville nell’entroterra vesuviano, in R. Ciardiello, La Villa Romana, Napoli: 241-255.
  • Di Pasquale et al. 2010
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Masseria De Carolis
Easting
14.376008
Northing
40.872778