Name
San Vito dei Normanni
Date Range
800 BC – 400 BC

Seasons

  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2006
    Gli scavi negli anni precedenti hanno permesso di identificare sulla sommità della collina un complesso di strutture interpretabili come un edificio “palaziale”, da riferire ai gruppi sociali dominanti, che esercitavano funzioni di rilievo nella comunità insediata nell’area. L’edificio che occupa un’area di circa 600 mq è caratterizzato da muri di fondazione imponenti, larghi più di 1 m. Nella sua parte orientale sembrano concentrati gli ambienti coperti, mentre tutta la zona centrale ed occidentale appare caratterizzata da una vasta corte aperta. Al di là di un ampio spiazzo sul quale convergono due strade, sono state identificate altre strutture murarie, di dimensioni minori, riferibili ad abitazioni. Lo scavo condotto nel 2005 si è concentrato nell’area del grande edificio sulla sommità della collina, mettendo in luce le varie fasi di crollo della struttura. I muri perimetrali delle fondazioni presentavano una larghezza compresa tra i 70 cm ed 1 metro, mente le semplici abitazioni avevano una larghezza intorno ai 50 cm. Questo dato già testimonia la rilevanza sociale della struttura. Il parametro dimensionale, tuttavia, non è l’unico elemento significativo: i muri infatti sono realizzati in doppia cortina con blocchi più grandi disposti di taglio per rinforzare la struttura, e vi è un diverso uso di materiali. I muri perimetrali e cantonali sono realizzati con blocchi rettangolari, essendo sottoposti ad un maggior carico della copertura; i setti murari interni sono realizzati interamente in calcare di Altamura, ugualmente con il doppio paramento, ma con blocchi sbozzati sulla faccia esterna e riempimento di pietre di piccole dimensioni. Dallo studio dei crolli si evince che l’alzato era costituito dai primi filari con blocchi squadrati in calcarenite in doppia cortina e posti di taglio, mentre la parte restante era realizzata con i blocchi sbozzati sulla faccia esterna e riempimento in pietre irregolari. Il rinvenimento di un frammento architettonico fa pensare ad una decorazione con antefisse circolari decorate a volute che trova confronti nella decorazione templare della Laconia, in particolare a Laphior o nel tempio di Artemide Orthia a Sparta. E’ stato individuato inoltre un coppo della linea di gronda con attacco per il montaggio dell’antefissa. Il rinvenimento attesta ulteriormente il grado di sviluppo raggiunto dalle maestranze messapiche in età arcaica e gli influssi provenienti dagli ambienti greci e tarantini in particolare. Il rinvenimento di due frammenti di crateri a figure nere e di pesi da telaio attesta l’importanza di questo edificio, riferibile alle cosiddette “strutture palaziali”, con funzioni non soltanto abitative, ma anche di carattere cultuale e pubblico.
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2007
    La settima campagna di scavo nell’area archeologica si è svolta nell’ambito dei lavori di allestimento del “Museo Diffuso Castello d’Alceste di S. Vito dei Normanni”. Lo scavo si è concentrato nella zona alta del sito, dove insiste un fabbricato rurale, in stato di abbandono. Nell’ambito dei lavori di restauro dell’edificio e dei muretti a secco di recinzione è stato possibile identificare un ampio tratto della cinta muraria interna. L’indagine archeologica ha permesso di precisare l’andamento della struttura, in parte leggibile sulle foto aeree. Sulla base dei dati emersi dalle indagini precedenti il muro definiva, in età arcaica, la parte alta della collina, inglobando il l’esteso complesso palaziale realizzato nel VI sec. a.C., e noto come ‘grande edificio’. La struttura di recinzione, larga circa 3 metri, è stata rintracciata all’interno della casetta e nei due cortili ad essa retrostanti per una lunghezza complessiva di 28 m.; è costituita da un doppio paramento di pietre di medio-grandi dimensioni appena sbozzati e un riempimento interno, costituito da pietrame più minuto. I livelli di distruzione, databili agli inizi del V sec. a.C., sono caratterizzati dalla presenza di tracce di alterazione termica, probabilmente riferibili ad un incendio. All’interno dei cortili del complesso rurale sono emersi, inoltre, i resti di strutture murarie e di crolli, ancora da definire dettagliatamente, relativi ad abitazioni poste all’esterno del muro di fortificazione. E’ stata rinvenuta, inoltre, una struttura di fondazione relativa ad una capanna di pianta ovale riferibile alle fasi dell’VIII sec. a.C. I lavori nell’area del “Grande Edificio” sono stati concentrati nell’area del Vano 5, mettendo in luce i livelli di crollo e di distruzione dell’ambiente e dell’area a Ovest di esso. Si sono inoltre identificate le tracce di asportazione dei muri del vano permettendo di precisare la definizione planimetrica dell’edificio.
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2008
    L’ottava campagna di scavo, svolta in estate ed in autunno, all’interno del programma di realizzazione del “Museo Diffuso Castello d’Alceste”, ha permesso di approfondire lo studio del ‘grande edificio’, l’esteso complesso di età arcaica ubicato sulla sommità della collina. L’analisi stratigrafica all’interno di uno dei vani della parte residenziale (vano 5), caratterizzato da imponenti muri di perimetrazione, ha permesso di riconoscere le tracce in negativo di una serie di elementi di arredo e di ricostruire la presenza di azioni legate all’uso del fuoco, attraverso la lettura delle chiazze di alterazione termica particolarmente evidenti nella parte centrale dell’ambiente. Di grande rilevanza ai fini dell’interpretazione delle funzioni è il rinvenimento di un deposito votivo con resti faunistici e frammenti di coppe ioniche. L’analisi delle strutture murarie principali consente di identificare nel vano 5 l’ambiente più antico del ‘grande edificio’ arcaico. I risultati forniti dallo scavo contribuiscono in modo rilevante alla definizione delle funzioni rivestite dal complesso, poiché rafforzano l’evidenza relativa alla presenza di azioni legate alla sfera rituale. Un importante risultato si riferisce all’identificazione della cinta muraria inferiore, finora nota solo dalla lettura delle foto aeree, che permettono di ipotizzarne il tracciato al disotto dei muretti a secco di delimitazione fondiaria. Un sondaggio esplorativo condotto lungo il tracciato NW ha consentito di verificare l’esistenza del muro e di riferirlo alla fase arcaica. Un ulteriore intervento ha interessato lo studio della capanna dell’età del ferro (v. relazione 2007). Lo scavo ha permesso di definire la pianta e la tecnica costruttiva dei muri perimetrali (pali lignei inseriti all’interno di una struttura di pietre). All’interno è stato identificato e parzialmente scavato il focolare, attraverso un microscavo, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Paleobotanica dell’Università del Salento finalizzato a studiare le tracce di alterazione termica e il funzionamento della struttura di combustione. (Grazia Semeraro)
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2012
    La campagna di scavo 2012, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di livelli di crollo, stratificatisi all’esterno della imponente struttura muraria che rappresenta il limite est del complesso palaziale. Obiettivo dei lavori era quello di verificare la natura dei depositi e chiarire la funzione degli spazi. La rimozione dei crolli ha permesso innanzitutto di identificare una serie di ambienti coperti con tutta probabilità con sistema di tettoie, circostanza che consente di escluderne una funzione residenziale. Lo scavo si è poi concentrato all’interno di uno degli ambienti semicoperti, permettendo di identificare una serie di installazioni destinate ad ospitare contenitori di grandi dimensioni, unitamente ad una piattaforma sopraelevata realizzata con pietre sbozzate. L’organizzazione spaziale delle installazioni, insieme alla rilevante presenza di contenitori legati all’uso del vino (anfore, brocche, crateri), suggerisce l’ipotesi che tali installazioni possano essere riferite ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino. Per verificare tale ipotesi è stato avviato un campionamento sistematico dei sedimenti da sottoporre ad analisi chimiche dei residui organici e, successivamente a flottazione. Le strutture sembrerebbero compatibili con la presenza di una pressa, probabilmente a contrappeso, come nei vasi attici a figure nere (v. Brun J. P., Archéologie du vin et de l’huile de la préhistoire à l’époque hellénistique, Paris 2004, p. 91). L’impianto è databile in età tardo arcaica come mostrano i materiali diagnostici (coppe ioniche tipo B2, fr. anfore del tipo corinzio B degli inizi del V sec.a.C.). In attesa che le analisi chimiche e paleobotaniche, insieme alla continuazione dello scavo, confermino tale ipotesi, non si può non segnalare la notevole rilevanza della scoperta, data la sostanziale rarità di questo tipo di impianti, anche nel mondo greco, in età arcaica.
  • AIAC_1186 - San Vito dei Normanni - 2014
    La campagna di scavo 2014, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, nell’area del Vano 8, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di installazioni riferibili ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino (v. relazione 2012). Nell’adiacente Vano 7 (a Sud) è possibile ipotizzare invece la presenza di un impianto per la spremitura delle olive: su un manufatto di ‘pietra leccese’ rinvenuto nell’ambiente e interpretabile come pressa, sono state rinvenute tracce consistenti di acidi grassi riferibili alla presenza di oli vegetali identificati grazie ad analisi chimiche gas- cromatografiche. Sulla base di tali risultati si è deciso di continuare l’esplorazione del Vano 8 nella parte Nord, per cercare ulteriori conferme all’interpretazione di questa zona come area di servizio destinata ai processi di trasformazione delle derrate agricole. Lo scavo si è concentrato nei quadrati M 1-2-3 ed N 2-3. La rimozione del terreno di superficie ha messo in evidenza un livello di crollo che a causa della scarsa concentrazione di tegole, è possibile mettere in relazione con un’area semicoperta, probabilmente con un sistema di tettoie. Nella zona ad Est sono state identificata alcune strutture murarie che è possibile mettere in connessione con attività di lavorazione dei cereali. Due elementi lapidei riferibili ad una macina (US 799) sono stati rinvenuti in connessione con la struttura 790 (quadrato M2). La peculiarità di questo impianto è data dalla forma rettangolare della macina e dalla presenza di incassi sul blocco superiore. Sulla base delle prime osservazioni è possibile collegare tali peculiarità alla presenza di un mulino rotativo, basato su di sistema a trazione con archi e corde che poteva permettere di ottenere un’azione di rotazione con minore sforzo fisico. Va messo in evidenza il fatto che l’introduzione dei mulini rotativi finora è al centro di una serie di ricerche recenti che tendono a collocarne l’origine nell’area punica o all’area iberica nel corso del V sec.. Al V sec. a cui si fa in genere risalire l’introduzione di questo di tipo di mulino, tecnicamente più avanzato, e il passaggio dal sistema ‘va et viens’ noto fin dalle fasi più antiche della preistoria. L’esemplare del Castello di Alceste, databile alla fine VI inizi V sec.a.C., si colloca pertanto proprio nel momento in cui questa importante innovazione si sviluppa, probabilmente in modo simultaneo in più regioni. Nell’area accanto al mulino è infine stata rinvenuta una sistemazione di pietre di forma circolare (US 787-789). E’ possibile suggerire un confronto con un’analoga installazione rinvenuta a L’Amastuola ed interpretata come base di granaio. Gli spazi di servizio del grande edificio appaiono quindi legati ai processi di trasformazione delle principali derrate agricole: olio vino e grano, fondamentali per l’agricoltura del Mediterraneo. Al termine della campagna di scavo si è provveduto a ricoprire le strutture: dopo aver steso un telo di protezione si è utilizzato il terreno dello scavo per coprire i battuti, lasciando in evidenza solo le strutture murarie di delimitazione. Nel corso della campagna 2014 si è provveduto a svolgere inoltre un’ampia attività di manutenzione dell’area archeologica, intervenendo con operazioni manuali di diserbo. Nell’area esterna allo scavo si è invece intervenuti con lo sfalcio meccanico. Tutte le operazioni sono state seguite da personale specializzato, sotto la supervisione di chi scrive. Si è inoltre intervenuti per realizzare nuove coperture dei livelli archeologici più delicati (battuti e pavimentazioni interne), che erano già stati protetti con teli e strati di terreno durante le fase di allestimento del museo all’aperto. Poiché gli agenti atmosferici avevano in parte danneggiato tali coperture, è stato necessario ripristinarle.

Media

Name
San Vito dei Normanni
Year
2006
Summary
it Gli scavi negli anni precedenti hanno permesso di identificare sulla sommità della collina un complesso di strutture interpretabili come un edificio “palaziale”, da riferire ai gruppi sociali dominanti, che esercitavano funzioni di rilievo nella comunità insediata nell’area. L’edificio che occupa un’area di circa 600 mq è caratterizzato da muri di fondazione imponenti, larghi più di 1 m. Nella sua parte orientale sembrano concentrati gli ambienti coperti, mentre tutta la zona centrale ed occidentale appare caratterizzata da una vasta corte aperta. Al di là di un ampio spiazzo sul quale convergono due strade, sono state identificate altre strutture murarie, di dimensioni minori, riferibili ad abitazioni.

Lo scavo condotto nel 2005 si è concentrato nell’area del grande edificio sulla sommità della collina, mettendo in luce le varie fasi di crollo della struttura. I muri perimetrali delle fondazioni presentavano una larghezza compresa tra i 70 cm ed 1 metro, mente le semplici abitazioni avevano una larghezza intorno ai 50 cm. Questo dato già testimonia la rilevanza sociale della struttura. Il parametro dimensionale, tuttavia, non è l’unico elemento significativo: i muri infatti sono realizzati in doppia cortina con blocchi più grandi disposti di taglio per rinforzare la struttura, e vi è un diverso uso di materiali. I muri perimetrali e cantonali sono realizzati con blocchi rettangolari, essendo sottoposti ad un maggior carico della copertura; i setti murari interni sono realizzati interamente in calcare di Altamura, ugualmente con il doppio paramento, ma con blocchi sbozzati sulla faccia esterna e riempimento di pietre di piccole dimensioni. Dallo studio dei crolli si evince che l’alzato era costituito dai primi filari con blocchi squadrati in calcarenite in doppia cortina e posti di taglio, mentre la parte restante era realizzata con i blocchi sbozzati sulla faccia esterna e riempimento in pietre irregolari.

Il rinvenimento di un frammento architettonico fa pensare ad una decorazione con antefisse circolari decorate a volute che trova confronti nella decorazione templare della Laconia, in particolare a Laphior o nel tempio di Artemide Orthia a Sparta. E’ stato individuato inoltre un coppo della linea di gronda con attacco per il montaggio dell’antefissa. Il rinvenimento attesta ulteriormente il grado di sviluppo raggiunto dalle maestranze messapiche in età arcaica e gli influssi provenienti dagli ambienti greci e tarantini in particolare. Il rinvenimento di due frammenti di crateri a figure nere e di pesi da telaio attesta l’importanza di questo edificio, riferibile alle cosiddette “strutture palaziali”, con funzioni non soltanto abitative, ma anche di carattere cultuale e pubblico.
en Excavations in previous years identified a complex of structures, on top of the hill, interpreted as a “palatial” residence, probably belonging to one of the dominant social groups with important functions in the community settled in the area. The building occupied an area of circa 600 m2 and was characterised by walls with substantial foundations, over 1 m wide. The covered structures seemed to be concentrated in the eastern part, whilst the central and western zones seem to have been occupied by a vast open courtyard. Beyond a large open space where two roads converged, other smaller walled structures were identified, probably houses.

The excavation undertaken in 2005 concentrated on the area of the large building on the hilltop, uncovering the various phases of collapse. The perimeter walls of the foundations were between 70 cm and 1 m wide, whilst those of the dwellings were circa 50 cm wide. This fact demonstrates the structure’s social importance. However, the size parameter is not the only significant element: in fact the walls were built with a parallel double facing of larger blocks placed on edge to reinforce the structure, and various materials were used.

The perimeter and corner walls were made with rectangular blocks, as they were subject to the heavier load of the roof. The internal dividing walls were made entirely of limestone from Altamura, also with a double facing, but with squared blocks on the outside and a core of smaller stones. The study of the collapses showed that the first rows of the standing walls were constituted by squared calcarenite blocks placed on edge and forming a double facing. The rest of the wall was built of blocks squared on the exterior with a core of irregular sized stones.

The discovery of an architectural fragment suggests a decoration with circular antefixes decorated with volutes, which can be compared to Laconian temple decoration, in particular at Laphior or in the temple of Artemis Orthia at Sparta. Furthermore, an imbrex from the eaves with the attachment for an antefix was found. This find further attests the level of development reached by the Messapian craftsmen in the archaic period and the influences from Greek spheres, especially from Taranto. The discovery of two fragments of Black-figure craters and loom weights attests the importance of this building, part of the so-called “palatial complex”, that was not only residential but also had cult and public functions.
Summary Author
MiBAC
Director
Grazia Semeraro
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Assunta Cocchiaro

Media

Name
San Vito dei Normanni
Year
2007
Summary
it La settima campagna di scavo nell’area archeologica si è svolta nell’ambito dei lavori di allestimento del “Museo Diffuso Castello d’Alceste di S. Vito dei Normanni”. Lo scavo si è concentrato nella zona alta del sito, dove insiste un fabbricato rurale, in stato di abbandono. Nell’ambito dei lavori di restauro dell’edificio e dei muretti a secco di recinzione è stato possibile identificare un ampio tratto della cinta muraria interna. L’indagine archeologica ha permesso di precisare l’andamento della struttura, in parte leggibile sulle foto aeree. Sulla base dei dati emersi dalle indagini precedenti il muro definiva, in età arcaica, la parte alta della collina, inglobando il l’esteso complesso palaziale realizzato nel VI sec. a.C., e noto come ‘grande edificio’.

La struttura di recinzione, larga circa 3 metri, è stata rintracciata all’interno della casetta e nei due cortili ad essa retrostanti per una lunghezza complessiva di 28 m.; è costituita da un doppio paramento di pietre di medio-grandi dimensioni appena sbozzati e un riempimento interno, costituito da pietrame più minuto. I livelli di distruzione, databili agli inizi del V sec. a.C., sono caratterizzati dalla presenza di tracce di alterazione termica, probabilmente riferibili ad un incendio.

All’interno dei cortili del complesso rurale sono emersi, inoltre, i resti di strutture murarie e di crolli, ancora da definire dettagliatamente, relativi ad abitazioni poste all’esterno del muro di fortificazione. E’ stata rinvenuta, inoltre, una struttura di fondazione relativa ad una capanna di pianta ovale riferibile alle fasi dell’VIII sec. a.C.

I lavori nell’area del “Grande Edificio” sono stati concentrati nell’area del Vano 5, mettendo in luce i livelli di crollo e di distruzione dell’ambiente e dell’area a Ovest di esso. Si sono inoltre identificate le tracce di asportazione dei muri del vano permettendo di precisare la definizione planimetrica dell’edificio.
en The seventh excavation campaign was undertaken as part of the work to set up the M_useo Diffuso Castello d’Alceste di S. Vito dei Normanni_. Excavations concentrated on the upper part of the site, where an abandoned farmhouse stands. During work on the restoration of the building and the dry-stone walls enclosing the fields a substantial stretch of the internal curtain wall was identified. The archaeological investigations led to a better definition of its line, previously only partially legible from aerial photographs. Preceding investigations had shown that in the archaic period the wall surrounded the upper part of the hill, incorporating the extensive palace complex built in the 6th century B.C., and known as the _grande edificio_.

The enclosure structure, circa 3 m wide, was traced inside the farmhouse and in the two courtyards behind it for a total length of 28 m. It was constituted by a double facing of roughly squared medium-large stones with a core-fill of smaller stones. The destruction levels, datable to the beginning of the 5th century B.C. showed traces of alteration caused by heat, probably the result of a fire.

Inside the courtyards of the rural complex the remains of walls and collapses also emerged. These are still to be defined in detail but related to dwellings situated outside of the fortifications. A foundation structure relating to an oval hut dating to the 8th century B.C. phases also came to light.

Work in the area of the _grande edificio_ concentrated on the area of Room 5, uncovering layers of collapse and destruction relating to the structure and the area to the west of it. Traces of robbing from the walls of the room were identified, thus it was possible to precisely define the structure’s plan.
Summary Author
Grazia Semeraro
Team
Archaeologist - Barbara Pecere
Archaeologist - Donatella D’Aluisio
Archaeologist - Alessandro Monastero
Archaeologist - Silvia Convertino
Archaeologist - Arturo Clavica
Archaeologist - Antonella Greco
Archaeologist - Francesca Marra
Archaeologist - Maria Domenica Pasquino
Archaeologist - Marica Mastrangelo
Archaeologist - Alice Medda
Archaeologist - Giuliana Genoese
Archaeologist representing the Soprintendenza - Assunta Cocchiaro
Student - Nadia Ribrezzi
Student - Cosima Basile

Media

Name
San Vito dei Normanni
Year
2008
Summary
it L’ottava campagna di scavo, svolta in estate ed in autunno, all’interno del programma di realizzazione del “Museo Diffuso Castello d’Alceste”, ha permesso di approfondire lo studio del ‘grande edificio’, l’esteso complesso di età arcaica ubicato sulla sommità della collina. L’analisi stratigrafica all’interno di uno dei vani della parte residenziale (vano 5), caratterizzato da imponenti muri di perimetrazione, ha permesso di riconoscere le tracce in negativo di una serie di elementi di arredo e di ricostruire la presenza di azioni legate all’uso del fuoco, attraverso la lettura delle chiazze di alterazione termica particolarmente evidenti nella parte centrale dell’ambiente. Di grande rilevanza ai fini dell’interpretazione delle funzioni è il rinvenimento di un deposito votivo con resti faunistici e frammenti di coppe ioniche. L’analisi delle strutture murarie principali consente di identificare nel vano 5 l’ambiente più antico del ‘grande edificio’ arcaico. I risultati forniti dallo scavo contribuiscono in modo rilevante alla definizione delle funzioni rivestite dal complesso, poiché rafforzano l’evidenza relativa alla presenza di azioni legate alla sfera rituale.

Un importante risultato si riferisce all’identificazione della cinta muraria inferiore, finora nota solo dalla lettura delle foto aeree, che permettono di ipotizzarne il tracciato al disotto dei muretti a secco di delimitazione fondiaria. Un sondaggio esplorativo condotto lungo il tracciato NW ha consentito di verificare l’esistenza del muro e di riferirlo alla fase arcaica.

Un ulteriore intervento ha interessato lo studio della capanna dell’età del ferro (v. relazione 2007). Lo scavo ha permesso di definire la pianta e la tecnica costruttiva dei muri perimetrali (pali lignei inseriti all’interno di una struttura di pietre). All’interno è stato identificato e parzialmente scavato il focolare, attraverso un microscavo, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Paleobotanica dell’Università del Salento finalizzato a studiare le tracce di alterazione termica e il funzionamento della struttura di combustione. (Grazia Semeraro)
en This campaign concentrated on the study of the _grande edificio_, the extensive archaic complex situated on the hill summit. The stratigraphy inside one of the rooms in the residential part (room 5), characterised by substantial perimeter walls, showed the negative traces of a series of elements of furnishing. Evidence for the use of fire was attested by patches altered by heat that were particularly clear in the centre of the room. Of great importance for the interpretation of the function of this structure was the find of a votive deposit with faunal remains and fragments of Ionic cups. The analysis of the main walls showed that room 5 was the earliest structure in the archaic _grande edificio_. The excavation results support the evidence suggesting that ritual activities took place in this room.

An important result was the identification of the lower curtain wall, to date known only from aerial photographs which indicated the position of its line below the dry-stone walls of the farm. An explorative investigation along the north-western line verified the existence of the wall and dated it to the archaic phase.

A further intervention involved the Iron Age hut. The excavation defined its plan and the construction technique of the perimeter walls (timber posts inserted into a stone structure). Inside the hut a hearth was partially examined by a micro-excavation undertaken in collaboration with the Paleo-botany laboratory of the University of Salento aimed at studying the traces of heat alteration and the hearth’s function.
Summary Author
Grazia Semeraro
Team
Archaeologist - Barbara Pecere
Archaeologist - Donatella D’Aluisio
Archaeologist - Alessandro Monastero
Archaeologist - Carmela Iaia
Archaeologist - Manuela Russo
Archaeologist - Chiara Marchetti
Archaeologist - Giuliana Genoese
Archaeologist - Florinda Notarstefano
Archaeologist representing the Soprintendenza - Assunta Cocchiaro
Student - Cosimo Semeraro
Student - Serena Siena
Student - Roberta Corona
Student - Silvia Longo
Student - Marco Conte
Student - Angelo Moro
Student - Daniela Urso
Student - Valeria Fatone

Media

Name
San Vito dei Normanni
Year
2012
Summary
it La campagna di scavo 2012, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di livelli di crollo, stratificatisi all’esterno della imponente struttura muraria che rappresenta il limite est del complesso palaziale. Obiettivo dei lavori era quello di verificare la natura dei depositi e chiarire la funzione degli spazi.

La rimozione dei crolli ha permesso innanzitutto di identificare una serie di ambienti coperti con tutta probabilità con sistema di tettoie, circostanza che consente di escluderne una funzione residenziale. Lo scavo si è poi concentrato all’interno di uno degli ambienti semicoperti, permettendo di identificare una serie di installazioni destinate ad ospitare contenitori di grandi dimensioni, unitamente ad una piattaforma sopraelevata realizzata con pietre sbozzate. L’organizzazione spaziale delle installazioni, insieme alla rilevante presenza di contenitori legati all’uso del vino (anfore, brocche, crateri), suggerisce l’ipotesi che tali installazioni possano essere riferite ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino. Per verificare tale ipotesi è stato avviato un campionamento sistematico dei sedimenti da sottoporre ad analisi chimiche dei residui organici e, successivamente a flottazione. Le strutture sembrerebbero compatibili con la presenza di una pressa, probabilmente a contrappeso, come nei vasi attici a figure nere (v. Brun J. P., Archéologie du vin et de l’huile de la préhistoire à l’époque hellénistique, Paris 2004, p. 91).

L’impianto è databile in età tardo arcaica come mostrano i materiali diagnostici (coppe ioniche tipo B2, fr. anfore del tipo corinzio B degli inizi del V sec.a.C.). In attesa che le analisi chimiche e paleobotaniche, insieme alla continuazione dello scavo, confermino tale ipotesi, non si può non segnalare la notevole rilevanza della scoperta, data la sostanziale rarità di questo tipo di impianti, anche nel mondo greco, in età arcaica.
Summary Author
Grazia Semeraro

Media

Name
San Vito dei Normanni
Year
2014
Summary
it La campagna di scavo 2014, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, nell’area del Vano 8, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di installazioni riferibili ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino (v. relazione 2012).

Nell’adiacente Vano 7 (a Sud) è possibile ipotizzare invece la presenza di un impianto per la spremitura delle olive: su un manufatto di ‘pietra leccese’ rinvenuto nell’ambiente e interpretabile come pressa, sono state rinvenute tracce consistenti di acidi grassi riferibili alla presenza di oli vegetali identificati grazie ad analisi chimiche gas- cromatografiche. Sulla base di tali risultati si è deciso di continuare l’esplorazione del Vano 8 nella parte Nord, per cercare ulteriori conferme all’interpretazione di questa zona come area di servizio destinata ai processi di trasformazione delle derrate agricole.

Lo scavo si è concentrato nei quadrati M 1-2-3 ed N 2-3. La rimozione del terreno di superficie ha messo in evidenza un livello di crollo che a causa della scarsa concentrazione di tegole, è possibile mettere in relazione con un’area semicoperta, probabilmente con un sistema di tettoie. Nella zona ad Est sono state identificata alcune strutture murarie che è possibile mettere in connessione con attività di lavorazione dei cereali. Due elementi lapidei riferibili ad una macina (US 799) sono stati rinvenuti in connessione con la struttura 790 (quadrato M2). La peculiarità di questo impianto è data dalla forma rettangolare della macina e dalla presenza di incassi sul blocco superiore. Sulla base delle prime osservazioni è possibile collegare tali peculiarità alla presenza di un mulino rotativo, basato su di sistema a trazione con archi e corde che poteva permettere di ottenere un’azione di rotazione con minore sforzo fisico. Va messo in evidenza il fatto che l’introduzione dei mulini rotativi finora è al centro di una serie di ricerche recenti che tendono a collocarne l’origine nell’area punica o all’area iberica nel corso del V sec.. Al V sec. a cui si fa in genere risalire l’introduzione di questo di tipo di mulino, tecnicamente più avanzato, e il passaggio dal sistema ‘va et viens’ noto fin dalle fasi più antiche della preistoria. L’esemplare del Castello di Alceste, databile alla fine VI inizi V sec.a.C., si colloca pertanto proprio nel momento in cui questa importante innovazione si sviluppa, probabilmente in modo simultaneo in più regioni.

Nell’area accanto al mulino è infine stata rinvenuta una sistemazione di pietre di forma circolare (US 787-789). E’ possibile suggerire un confronto con un’analoga installazione rinvenuta a L’Amastuola ed interpretata come base di granaio. Gli spazi di servizio del grande edificio appaiono quindi legati ai processi di trasformazione delle principali derrate agricole: olio vino e grano, fondamentali per l’agricoltura del Mediterraneo. Al termine della campagna di scavo si è provveduto a ricoprire le strutture: dopo aver steso un telo di protezione si è utilizzato il terreno dello scavo per coprire i battuti, lasciando in evidenza solo le strutture murarie di delimitazione.

Nel corso della campagna 2014 si è provveduto a svolgere inoltre un’ampia attività di manutenzione dell’area archeologica, intervenendo con operazioni manuali di diserbo. Nell’area esterna allo scavo si è invece intervenuti con lo sfalcio meccanico. Tutte le operazioni sono state seguite da personale specializzato, sotto la supervisione di chi scrive. Si è inoltre intervenuti per realizzare nuove coperture dei livelli archeologici più delicati (battuti e pavimentazioni interne), che erano già stati protetti con teli e strati di terreno durante le fase di allestimento del museo all’aperto. Poiché gli agenti atmosferici avevano in parte danneggiato tali coperture, è stato necessario ripristinarle.
en The 2014 campaign concentrated on the area next to the large building, in room 8, where previous excavations exposed a series of structures used for grape pressing and wine fermentation. In the adjacent room 7 (to the south) the evidence suggests the presence of structures for olive pressing: a structure made of ‘pietra leccese’ found in the room can be interpreted as a press, and substantial traces of fatty acids indicating the presence of vegetable oils were identified thanks to chemical analyses and gas-chromatography. Based on these results, it was decided to continue the exploration in the northern part of room 8, to look for evidence confirming the interpretation of this zone as a service area for the working of agricultural products. The excavations took place in quadrants M 1-2-3 and N 2-3.

The removal of the surface layer exposed a level of collapse, containing few tiles suggesting it related to a semi-covered area, probably with shed roofs. Two walled structures in the east zone can be associated with the working of cereals. Two stone elements from a millstone (US 799) were found connected to structure 790 (quadrant M2). The particularity of this installation lay in the rectangular shape of the millstone and the presence of housings in the upper block. Based on the primary observations, it is possible to link this particularity to the presence of a rotary mill, based on a traction system with staffs and ropes that provided a rotary action with a minimum physical effort. The introduction of rotary mills is at the centre of recent research, which tends to place their origin in the Punic or Iberian area during the course of the 5th century B.C. The 5th century, to which the introduction of this type of technically more advanced mill is usually dated, saw the transition from the ‘va et viens’ system, known from the earliest phases of prehistory.

The example at Castello di Alceste, dates to the late 6th-early 5th century B.C., therefore just at the time when this important innovation developed, probably simultaneously in several regions. In the area next to the mill, an arrangement of circular stones (US 787-789) was identified. A comparison can be made with a similar installation found at L’Amastuola and interpreted as the base of a granary. Therefore, the service spaces of the large building seem connected with the transformation of the main products that were fundamental for Mediterranean agriculture: oil, wine, and cereals. At the end of the excavations, the structures were back-filled leaving only the perimeter walls visible. During the 2014 campaign, maintenance work was undertaken on the archaeological area, including the clearance of grass/weeds and new coverings for the more delicate archaeological levels (beaten surface and interior floors).
Summary Author
Grazia Semeraro
Team
Archaeologist - Alessandro Monastero
Archaeologist representing the Soprintendenza - Assunta Cocchiaro

Media

  • Cocchiaro 1996
    A. Cocchiaro, 1996, S. Vito dei Normanni (Brindisi), Castello, in Taras XVI, 1: 58-61.
  • Semeraro 1995
    G. Semeraro, 1995, San Vito dei Normanni (Brindisi), località Castello, in Taras XVII, 1: 58-61.
  • Cocchiaro 1998
    A. Cocchiaro, 1998, La ricerca archeologica in località Castello a S. Vito dei Normanni (1994-1995), in AA.VV., L\'area archeologica in località Castello a san Vito dei Normanni. La ricerca come risorsa, Brindisi: 13-26.
  • Semeraro 1998
    G. Semeraro, 1998, Scavi a San Vito dei Normanni (1996) in AA.VV., L\'area archeologica in località Castello a san Vito dei Normanni. La ricerca come risorsa, Brindisi: 27-37.
  • Semeraro 1999
    G. Semeraro, 1999, San Vito dei Normanni (Brindisi), località Castello, in Taras XIX, 1: 63-65.
  • Semeraro 2000
    G. Semeraro, 2000, San Vito dei Normanni (Brindisi), località Castello, in Taras XX, 1-2: 70-72.
  • Semeraro 2003
    G. Semeraro, 2003, San Vito dei Normanni (Brindisi) in M. Guaitoli (a cura di), Le collezioni dell\'Aerofototeca Nazionale per la conoscenza del territorio, Roma: 320-322.
  • Semeraro 2009
    G. Semeraro, 2009, Forme e funzioni dei vasi attici in contesti cultuali di età arcaica: nuovi dati dall’insediamento messapico del Castello di Alceste (S. Vito dei Normanni – BR), in S. Fortunelli, C. Masseria (a cura di), Ceramica Attica da Santuari della Grecia, della Ionia e dell’Italia”, Atti del Convegno Internazionale (Perugia, 14-16 marzo 2007), Venosa: 495-506.
  • Grazia Semeraro c.s.
    Grazia Semeraro, c.s., Le prime fasi della civiltà messapica, in Le antiche civiltà del Salento.

Location

Location
Castello di Alceste
Easting
17.703686
Northing
40.646681