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AIAC_889 - Via Neroniana, ex fondo Piacentini - 2009
Nei mesi di settembre e ottobre 2009 si è svolta l'annuale campagna di scavo nell'area archeologica di via Neroniana a Montegrotto Terme. Lo scavo si è concentrato esclusivamente nel settore settentrionale della proprietà già aperto e parzialmente scavato nelle precedenti campagne, allo scopo di indagare maggiormente le caratteristiche strutturali e decorative dell'edificio romano emerso, in vista della valorizzazione.
L'indagine ha interessato il nucleo residenziale settentrionale dell'edificio romano che è stato riportato in luce, pulito, rilevato nella sua interezza con un ortofotomosaico; ne sono stati consolidati i lacerti musivi non già precedentemente oggetto di pronto intervento ed è stato infine indagato con mirati approfondimenti, funzionali a integrare le interpretazioni dei precedenti interventi.
Sgombrando l'area dai livelli maceriosi e di abbandono e dai riempimenti delle trincee di spolio delle strutture murarie si legge ciò che è sopravvissuto dell'architettura dell'edificio romano. Relativamente ai piani pavimentali, si conservano quasi interamente le preparazioni in malta dei tessellati dei vani 11 e 13, il livello di argilla rosso-arancio sottopavimentale del vano 14, alcuni lacerti musivi dei vani 2, 3, 8, 9, e quasi per intero i tessellati monocromi bianchi a fasce contrastanti dei vani 6 e 10 e il tessellato nero con fascia bianca e tappeto a "zampe di gallina" del vano 4. Sono inoltre in ottimo stato di conservazione i livelli di allettamento delle lastre marmoree dei _sectilia_ dei vani 1 e 5.
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AIAC_889 - Via Neroniana, ex fondo Piacentini - 2010
La campagna di scavo 2010 è stata condotta per quattro mesi distribuiti tra aprile e settembre. Le indagini si sono concentrate nel settore settentrionale della proprietà, saggi A, B, H. Dato che la campagna 2010, oltre a fornire nuovi elementi per la messa a punto dell'interpretazione strutturale, rappresentava anche l'ultimo momento utile per fruire dell'area a cielo aperto, al termine dello scavo il settore dell'edificio romano destinato alla copertura permanente è stato liberato dai teli protettivi, ripulito e fatto oggetto di riprese dall'alto con elevatore e quadricoptero.
Circa l'articolazione del settore residenziale della villa romana, è stata messa in luce l'intera planimetria dell'avancorpo aggettante nel peristilio centrale, simmetrico a quello già visto a est, con i plinti angolari di sostegno degli elementi verticali dell'alzato. A nord dell'avancorpo si conservano ampi lacerti e l'intera sequenza preparatoria del tessellato monocromo bianco a fasce contrastanti del vano 22. Adiacente a ovest al vano 22 si sviluppa un ampio vano rettangolare, delimitato a est da una spessa fondazione in trachite. Tra questo e l'avancorpo si sviluppa il ramo più occidentale del corridoio 17 nord. Presso l'angolo SO del saggio A, inoltre, sono emerse le fondazioni in trachite che delimitano l'inizio del corridoio 17 ovest, sancendo così la chiusura occidentale del peristilio e chiarendo alcune incertezze sulla simmetria dell'intero edificio. Il limite meridionale del corridoio 17 nord ha infine rivelato la presenza di una semicolonna in laterizio _in situ_, poggiata su un monolite trachitico, volta a sud e posta all'interno proprio dell'inizio del corridoio 17 ovest.
Nel saggio B, dopo l'asporto della terra di risulta accumulata negli anni precedenti e degli strati più alti, sotto i livellamenti moderni emergevano, come nel saggio A, le trincee di spolio delle strutture romane. Le argille rosso arancio esposte non presentavano tracce di riuso. Per quanto concerne la planimetria della villa romana, lo scavo ha dimostrato la presenza del corridoio 18, paredro di 17 nord. Sotto il pavimento del corridoio 18 sono emerse le tracce di una canaletta laterizia diretta NE/SO. Inoltre, è stato messo in luce nella sua interezza il vano 8 mentre il vano 12 è stato indagato fin dove il limite di scavo lo ha permesso. Le caratteristiche planimetriche e del tessellato (bianco a ordito obliquo con fasce contrastanti a ordito dritto) rafforzano l'ipotesi di una simmetria di questo col vano 6.
Durante la campagna è, inoltre, ripreso lo scavo dell'edificio medievale nel settore centrale della proprietà. L'indagine ha permesso di riesaminare il deposito stratigrafico e i rapporti murari tra le strutture. Si conferma che la stratigrafia di X-XI sec. si imposta su un livello di bonifica funzionale alla costruzione di un edificio in tecnica mista con alzato in muratura e zoccolo in pietra. Tra XI e XII sec. si colloca invece la costruzione di un nuovo edificio in muratura e di dimensioni maggiori. L'abbandono definitivo si colloca in epoca tardo medievale.
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AIAC_889 - Via Neroniana, ex fondo Piacentini - 2011
L'indagine si è concentrata nella parte settentrionale dell'edificio romano posto sotto le coperture permanenti. Lo scavo ha determinato lo svuotamento delle trincee di spoliazione delle strutture murarie relative ai vani 1, 3, 4, 5 non ancora svuotate durante le precedenti campagne. Nonostante si ritenga che l’attività di spolio abbia interessato tutte le strutture superstiti della villa sostanzialmente nello stesso momento, si è proceduto assegnando un numero di US diverso a ciascuna trincea in base all’orientamento, al fine di recuperare il dato sulla distribuzione topografica degli inclusi antropici, soprattutto relativi ai rivestimenti pavimentali e parietali, e ottenere così elementi per ipotizzare una ricostruzione degli interni della villa.
Il ritrovamento più significativo proviene dallo svuotamento della trincea orientale interna al vano 1 e consiste in un plinto di trachite per colonna, costituito di basamento quadrangolare di 0,80 m di lato, base e imoscapo del diametro di 0,36 m. Il ritrovamento ha confermato quanto in precedenza ipotizzato, ovvero che le trincee interne al vano 1 rappresentassero la spoliazione di fondazioni di file di colonne parallele ai muri N/S; in fase di restituzione, il plinto integro è stato ricollocato in corrispondenza della fila di colonne orientale, dalla quale proviene.
Sul fondo delle trincee NS svuotate sono emersi plinti laterizi che si configurano come strutture di fondazione profonde a sostegno di un setto di fondazione lineare, presumibilmente in laterizi e per questo del tutto spoliato. Il sistema plinti in laterizio/fondazione sepolta in trachite evidenziato quest’anno a O, ripete simmetricamente quanto visto a E in precedenza e conferma l’ipotesi che le fondazioni lineari in trachite legate ai plinti laterizi rappresentino un rinforzo di fondazione per il sostegno degli elevati onerosi del vano 1.
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AIAC_889 - Via Neroniana, ex fondo Piacentini - 2012
Le attività di scavo 2012 nell’area archeologica si sono svolte in due riprese, dal 24 maggio all'8 giugno e dall'8 ottobre al 9 novembre. L’obiettivo della campagna consisteva nell'ampliare lo scavo archeologico nella parte più settentrionale della proprietà demaniale, al di fuori delle coperture poste nel 2011 a protezione dei vani del settore nord della villa e lavorare sulle fasi post-romane, la cui esistenza era già stata confermata negli anni passati (Saggio H, scavi 2007-2009).
Gli interventi si sono resi necessari viste le lavorazioni per la preparazione dell’area archeologica alla pubblica fruizione (marzo 2013) che hanno preso avvio già dai primi mesi del 2012. Una volta terminate le operazioni di asporto e pulizia degli strati più alti, lo scavo di quest'anno ha permesso di mettere in evidenza due fasi legate al villaggio di età pieno medievale, una delle quali, e cioè il degrado delle strutture, non era stata riscontrata nelle campagne precedenti.
Lo scavo condotto in corrispondenza dell'avancorpo 19 ha permesso di verificare alcune situazioni legate alle fasi di costruzione dell'edificio romano, già evidenziate nelle campagne precedenti. Sono state messe in evidenza, infatti, la fondazione del muro nord del vano 6 e quella che chiude l'avancorpo 19. Entrambe queste ultime due strutture sono tagliate per la messa in opera di una canaletta in laterizi completamente conservata.
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AIAC_895 - Tenuta Ca’ Tron - 2006
In 2000 a project of historical and archaeological investigations began with the aim of gathering information on the natural and anthropological landscape of the Ca’Tron estate, situated between the territories of Roncade (TV) and Meolo (VE), which in antiquity was part of the eastern agro of the Roman town Altinum. The archaeological investigations concentrated on the route of the via Annia, the consular road which crossed the S-E sector of the estate, forking into two branches in correspondence with a military base which is no longer in use, and on a Roman rural structure. Evidence emerged which suggests that the outer route was the consular Via Annia, following the line of an earlier track (perhaps late Bronze Age), which was then abandoned in the 1st century B.C. due to flooding from the lagoon caused by a rise in the sea level. This would have determined the opening of the inner route on higher ground.
Two large trenches (7 and 8) brought to light the two structures on which the two roads crossed the ancient river named “della Canna”: the earliest bridge, partly uncovered, was made completely of wood, the later bridge which was completely excavated, had a foundation of 560 oak piles (perfectly preserved) and upper part in stone and brick (almost completely robbed).
The excavation of the rural structure (trench 8) identified by the presence of bricks on the surface, revealed a large stall/sheepfold (33 x 10m) datable to the 1st century A.D. Its use was suggested by the plan and chemical soil analyses which revealed the presence of organic phosphorous within the building. The structures had been completely robbed.
The palynological and radiometric analyses, undertaken by Dr. A. Miola, provided information on the territory’s environmental characteristics between the Bronze-Iron Age and the medieval period, documenting the ancient exploitation of the area for agriculture and pasturing (Iron Age-Roman period), the transformation into a lagoon environment (Roman period), the formation of a swamp in the medieval period and the return of fresh water in the post medieval period. (MiBAC)
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AIAC_895 - Tenuta Ca’ Tron - 2007
Le indagini di scavo nel 2007 hanno interessato i siti A ed M, due dei nove insediamenti rustici di età romana individuati durante le indagini di superficie effettuate nel 2006.
Nel sito A, caratterizzato da una dispersioni di materiale laterizio su circa 5000 mq, sono state preliminarmente condotte indagini geofisiche mediante magnetometro allo scopo di indirizzare le indagini di scavo. E’ stato aperto un esteso saggio in corrispondenza delle anomali più evidenti: quella a sud è risultata pertinente al settore più occidentale di una villa rustica (un grande ambiente rustico a due navate e due ambienti minori adiacenti, uno dei quali originariamente pavimentato in mosaico di tessere bianche), quella a nord a un grande ambiente diviso in due settori da un setto murario, probabilmente con funzione di annesso rustico o stalla. Mentre la villa è risultata databile al I sec. d.C., l’ambiente a nord venne realizzato verso la metà del IV sec. d.C.
Nel sito M, dove le indagini effettuate nel 2004 e nel 2006 avevano già messo in luce una grande stalla/ovile (330 mq) e un piccolo edificio abitativo articolato in due ambienti con adiacente pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua, lo scavo si è esteso verso est. Tale settore è risultato occupato da un vasto cortile dotato di un sistema idraulico con canaletta (pesantemente spoliato), numerose fosse immondezzaio e una fondazione per un impianto produttivo isolato (macina, forno?).
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AIAC_895 - Tenuta Ca’ Tron - 2008
Nel 1999 ha preso avvio un progetto di ricerca nella Tenuta di Ca’Tron, un’azienda agricola estesa circa 1150 ettari posta ai margini della laguna settentrionale di Venezia, proprietà di Fondazione Cassamarca, anticamente compresa nell’agro orientale del centro veneto-romano di Altino (da cui dista circa 3 km) e interessata dal passaggio della via Annia. Le indagini archeologiche hanno proceduto in stretta relazione con quelle paleoambientali, sperimentando le tecnologia più avanzate di indagine, rilevamento e restituzione dei dati, con l’obiettivo prioritario di cogliere le relazioni uomo-ambiente.
_Indagini lungo la via Annia_
Le indagini lungo la via Annia hanno rivelato che la strada consolare romana, una pista in terra battuta larga 70 piedi (circa 21 m), fiancheggiata da due fossati, ripercorreva un asse territoriale preromano, risalente all’età del Bronzo Finale (XIII-X sec. a.C.) e mantenuto in uso anche nella prima età del Ferro (IX-V sec. a.C.). A seguito di una variazione del livello del mare, che sommerse la strada e il relativo ponte/passerella ligneo sul paleoalveo della Canna, nel corso del I sec. a.C. i Romani deviarono la via Annia verso terreni interni più asciutti, adottando soluzioni tecniche più solide sia per la sede stradale (una carreggiata larga 17 m in ghiaia e ciottoli, leggermente rialzata sul piano campagna e fiancheggiata da fossati larghi 9 m e profondi 1,5 m), sia per il ponte sul paleoalveo della Canna (una struttura in pietra e laterizi su fondazioni lignee, associata ad un guado ausiliario). La sequenza stratigrafica, i reperti e le analisi radiometriche sugli elementi lignei hanno consentito di ricostruire le fasi salienti della vita del percorso: due periodi di intensa frequentazione nel I-II sec. d.C. e nel IV sec. d.C., seguiti da alcuni secoli di “silenzio”, fino a quando nel X sec. viene ripristinata una passerella lignea a servizio di una strada divenuta ormai un percorso locale, ma ancora documentata nella mappa della tenuta fatta redigere da Francesco Tron nel 1613.
_La ricognizione di superficie_
La ricerca di superficie, che ha finora coperto l’81% del territorio visibile, ha individuato 9 siti di età romana, caratterizzati dalla presenza di materiale edilizio fittile associato a ceramica, e 2 siti di epoca rinascimentale (D, L). Le aree di concentrazione hanno un’estensione variabile fra i 1100 e gli 8000 mq. Due siti (A, B), con un’estensione compresa fra i 5000 e i 6000 mq, hanno restituito materiali “di pregio” (tessere di mosaico e intonaco dipinto), che fanno pensare all’esistenza di settori residenziali accanto a quelli produttivi. Gli altri, fra cui due (M, E) di dimensioni considerevoli, presentano elementi che li caratterizzano come strutture a prevalente carattere rustico. Un attento studio sarà condotto sul rapporto dei siti individuati con il quadro ambientale ricostruito dagli esperti, nonché con le tracce di origine antropica lette dalle immagini da satellite e dalle foto aeree, per le quali è prevista una verifica a terra.
_Lo scavo degli insediamenti rustici_
Le indagini di scavo hanno finora interessato i siti A ed M, mentre sono state appena avviate in N: nel primo l’indagine è stata avviata nel 2007, confermato l’esistenza di una villa dotata di annessi rustici, risalente alla prima età imperiale; nel secondo è emerso un complesso articolato, comprendente una modesta abitazione, impianti produttivi isolati e una grande struttura a pianta rettangolare, che le analisi chimiche del suolo hanno consentito di interpretare come stalla/ovile: dati che hanno confermato il rilevante ruolo dell’allevamento nell’economia altinate, già noto dalle fonti letterarie.
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AIAC_895 - Tenuta Ca’ Tron - 2009
Nel 2009 è proseguita ed è stata conclusa l’indagine in corrispondenza di due degli insediamenti rurali individuati dalle indagini di superficie: il sito A e il sito M, il primo appartenente alla categoria dei siti “grandi” (5000-8000 mq di dispersione superficiale), il secondo a quella dei siti “medi” (3000-4000 mq).
Nel sito A, pertinente ad una villa rustica a sviluppo lineare, è stato possibile definire lo sviluppo longitudinale in senso est-ovest del corpo principale (circa 40 m) e la sua articolazione. Essa era costituita da due nuclei edilizi affiancati, separati da un passaggio scoperto dotato di canaletta: il nucleo occidentale comprendeva un ambiente rustico suddiviso in due navate da due pilastri (tipo basilicale) e altri tre ambienti (unificati in una seconda fase), in parte pavimentati a mosaico di grande tessere bianche; il nucleo orientale era costituito da due grande ambienti rustici con pavimento in terra battuta. A nord della villa è emersa una serie di “stradine” in materiale laterizio frammentario, che conducevano ad altri piccoli annessi di cui si conservavano solo lacerti murari. Il complesso era delimitato da un muro perimetrale, individuato sul lato est e su quello nord. Il complesso risale alla prima età imperiale e fu frequentata fino al IV-V sec. d.C.
Nel sito M, pertinente a un complesso specializzato per l’allevamento, anch’esso delimitato da un muro di recinzione perimetrale. Si tratta di un complesso articolato, comprendente una modesta abitazione, impianti produttivi e di immagazzinamento isolati e una grande stalla/ovile (330 mq): dati che hanno confermato il rilevante ruolo dell’allevamento nell’economia altinate, già noto dalle fonti letterarie. L’indagine del 2009 ha interessato il settore meridionale (interno e esterno al limite del complesso, dove sono emerse strutture murarie connesse alla regolamentazione del movimento degli animali, un probabile silos interrato per l’immagazzinamento di cereali, canalette per l’approvvigionamento idrico che confluivano in un canale artificiale derivato probabilmente dal Paleoalveo della Canna, un piccolo corso d’acqua che correva a sud del complesso. Alcuni sondaggi effettuati nel settore settentrionale hanno confermato la presenza, anche su questo lato, del muro di recinzione del complesso e, più a nord, un sistema di fossatelli paralleli orientati circa N-S, probabilmente collegati all’organizzazione agraria del territorio circostante.
Nel corso degli scavi sono state condotti campionamenti per future analisi geoarcheologiche, chimiche e paleobotaniche, destinate alla comprensione delle caratteristiche funzionali del complesso e ambientali.
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AIAC_895 - Tenuta Ca’ Tron - 2010
Nel 2010 è ripresa ed è stata conclusa l’indagine in corrispondenza di un sito romano individuato durante le indagini di superficie (sito N: dispersione materiale in superficie su mq 1400 circa) e parzialmente scavato nel 2006. Nell’area sono emerse poche tracce strutturali (due buche di palo e una costipazione in laterizi dl terreno di forma irregolare) e due grandi fosse immondezzaio di forma subcircolare, che hanno restituito frammenti di laterizi, di ceramica comune, ma soprattutto di anfore che datano gli scarichi nell’arco del I sec. a.C. (ovoidali adriatiche, Lamboglia 2 tarde).
Nel 2010 si è anche riaperta l’area occupata dalla struttura lignea preromana di attraversamento del Paleoalveo della Canna e un settore del percorso esterno della via Annia indagati nel 2003. Inoltre sono state aperte due trincee: una trasversale al corso d’acqua immediatamente a monte della struttura lignea e una trasversale alla strada romana e al fossato che la fiancheggiava sul lato orientale. E’ stato così possibile conoscere tutti gli elementi lignei superstiti della struttura, verificare che essi vennero messi in opera quando il corso d’acqua era quasi completamente colmato, riconoscere un taglio areale del substrato sulla sponda settentrionale del Paleoalveo della Canna prima della stesura della strada romana, ricostruire la geometria del fossato che la fiancheggiava, scavare i livelli di riempimento del fossato caratterizzato da una malacofauna lagunare.
Tutti gli elementi lignei della struttura di attraversamento preromana sono stati campionati per future analisi radiometriche e dendrocronologiche. Dalla sezione N-S aperta attraverso il paleoalveo della Canna sono stati prelevati campioni per condurre analisi geomorfologiche tramite sezione sottile per comprendere le modalità di colmatura dell’alveo e indagini palinologiche funzionali alla ricostruzione del paesaggio in chiave diacronica.