- Item
- AIAC_2439
- Name
- Basto al Campetto
- Date Range
- 198000 BC – 78000 BC
- 6000 BC – 2500 BC
- 1300 BC – 1000 BC
- 100 – 500
- 1200 – 1300
- 1500 – 1700
- Monuments
- Settlement
Seasons
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AIAC_2439 - Basto al Campetto - 2009Dal 2006 al 2009, con cadenza annuale, si sono tenute campagne di scavo archeologico e ricognizione di superficie sul sito di Basto al Campetto, localizzato sulla dorsale che collega Montefalcone a Cima Marana; la ricognizione di superficie è stata allargata a tutta la dorsale, fino a raggiungere Cima Marana, e alle antiche vie di percorrenza che portavano a questi siti di alta quota. L’area compresa tra Monte Campetto e Cima Marana era già nota come sito archeologico di età preistorica e romana a partire dal XIX secolo: vi si sono susseguiti infatti rinvenimenti di monete databili tra il II e il IV sec. d.C.; segnalazioni di rinvenimenti sia litici che fittili e in vetro. Tra il 1976 e il 1978 fu promossa una serie di saggi di scavo nella zona, che portarono alla scoperta di una fase di frequentazione riferibile alle fasi finali dell’età del bronzo, e di un’altra riferibile ad età tardo romana; alcuni manufatti sono stati attribuiti ad età longobarda. Una recente rivisitazione del materiale ha indotto a ritenere che il sito fosse frequentato anche in età medievale (XII-XIII sec.). Tra il 2005 e il 2007 è stato depositato, presso la Sezione Archeologica del Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno, materiale archeologico riferibile sia all’età del bronzo che ad età tardoantica e medievale. L’intervento nell’area mira ad evitare che si perdano definitivamente i dati ancora disponibili relativi alle ultime scoperte, a prevenire il ripetersi di interventi non autorizzati e a proporre una valorizzazione del sito pluristratificato anche a fini turistici e ambientali nel contesto dell’ambiente montano suscettibile a sua volta di un rilancio economico e turistico. Il progetto ha coinvolto specialisti di diversi settori, che si sono occupati dell’inquadramento geologico, geomorfologico, vegetazionale e paleobotanico del sito; si sono effettuate inoltre analisi al radiocarbonio e analisi antracologiche di alcune evidenze strutturali individuate. Le acquisizioni legate alle campagne svolte dal 2006 al 2009 sono relative a diverse fasi di frequentazione. I reperti litici dimostrano la presenza dell’uomo nel musteriano, nel mesolitico, nell’età del rame, modificando il quadro finora accettato di una frequentazione iniziata solo con la preistoria recente. I rinvenimenti monetali ampliano l’arco di durata della presenza di età romana, attestata a partire dal II secolo per giungere fino al V secolo: quest’ultimo dato, significativamente associato a una sistemazione stradale (str. 3), ben si collega alla presenza di armi tardoantiche inducendo a riflettere sulla funzione di controllo e nicchia /difesa di questo avamposto sulla pianura. Notevole infine la concordanza dei dati ricavabili dalle analisi al C14, dai dati pollinici e dai manufatti a proposito della str.2, un edificio ad uso stagionale utilizzato tra Cinque e Seicento in un ambiente a prato/pascolo pregiato, dove la frequentazione stagionale era prolungata e ben organizzata, vista anche la presenza di cereali in quota; all’impoverimento del pascolo che seguì potrebbero corrispondere le str. 1 e 4, sicuramente antecedenti le ultime fasi del XVIII secolo e connesse ad uno sfruttamento della montagna più flessibile ed opportunistico, come sembrano suggerire i particolari costruttivi. Sul piano della “Archeologia Pubblica” (Public Archaeology, Community Archaeology, CRM) e della “Archeologia per lo sviluppo”) il progetto ha approntato un progetto di archeopercorso (ora al vaglio degli organi decisionali competenti) con varie soluzioni innovative e sperimentali nell’area di indagine da estendersi poi a tutto il comprensorio recoarese .
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AIAC_2439 - Basto al Campetto - 2010La campagna archeologica si è svolta dal 5 al 16 luglio 2010. Il lavoro sul campo è stato organizzato in settori diversi: una squadra di archeologi si è dedicata al completamento dello scavo della struttura 4, già semiscavata nella campagna 2008, per renderla fruibile ai visitatori in previsione di una sua valorizzazione all’interno di un percorso turistico-culturale; un’altra squadra ha condotto dei saggi di scavo in prossimità della struttura 6, scavata nel 2009, dove la morfologia del terreno lascia ipotizzare un intervento di sistemazione antropica. Una squadra infine si è dedicata a pensare una possibile prima valorizzazione del sito, progettando un primo circuito visitabile. La struttura 4 si è rivelata di età moderna e funzione verosimilmente riconducibile alle attività stagionali di sfruttamento dell'area di Basto al Campetto. Al termine delle operazioni di scavo è stato possibile proporre una possibile ricostruzione della struttura: sebbene conservata in modo decisamente residuale a seguito della probabile riconversione a bacino di raccolta per il pietrame in eccesso dei pascoli circostanti, la struttura in oggetto doveva prevedere un muretto a secco perimetrale non molto più alto di quanto conservato (assenza di fondazioni e dimensioni contenuto degli elementi costitutivi del muro) e, quindi, doveva verosimilmente prevedere alzato e copertura in materiale deperibile, con un piano di calpestio formato da limo battuto. La presenza dei resti di un focolare esterno farebbe poi propendere per la presenza di una tettoia sporgente dalla parete settentrionale della struttura stessa. Si è proceduto anche a condurre un saggio di scavo a nord della struttura 6, sel pianoro tra le due pozze d’alpeggio sul limite orientale che guarda la valle dell’Agno, in un’area dall’andamento sub-pianeggiante che sembra frutto di una sistemazione antropica intenzionale (lat. N 45° 39’ 54.5’’; long. E 11° 12’ 36.5’’). Il saggio, dell’ampiezza iniziale di 1 m x 1 m, è stato poi ampliato di 2 metri verso Nord e quindi di 2 metri verso ovest; esso ha messo in luce, al di sotto di uno strato attribuibile a freuqentazione di età medievale ed immediatamente sopra la roccia in posto, un’unità stratigrafica costituita da terriccio a frazione argillosa sviluppata, con carboncini, di spessore variabile, interpretabile come piano di calpestio, compatto; in esso si sono individuate un paio di possibili buche di palo, a zeppatura delle quali erano state infisse verticalmente pietre calcaree medio-piccole, nonchè scarti di lavorazione della selce. Potrebbe trattarsi dei resti di un accampamento stagioanle preistorico, che occorrerà indagare in futuro. Un gruppo di operatori si è dedicato per parte del periodo della campagna a pensare una prima valorizzazione dell’area ad alta quota che va dal Rifugio di Montefalcone a Cima Marana. L’obiettivo era impostare un semplice depliant collegato a un primo breve circuito, esteso dal Rifugio Montefalcone alla seconda pozza d’alpeggio, da lanciare e utilizzare in tempi brevi, a fine campagna già nella stagione turistica agosto/settembre 2010, rispondendo così alle esigenze di valorizzazione turistica del sito giustamente avanzate dal Comune di Recoaro. Del progetto di valorizzazione vero e proprio, che prevede la realizzazione di un’Archeovia di Monte Campetto, ci stiamo occupando attualmente con la Comunità Montana Agno-Chiampo.
Media
- Name
- Basto al Campetto
- Year
- 2009
- Summary
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it
Dal 2006 al 2009, con cadenza annuale, si sono tenute campagne di scavo archeologico e ricognizione di superficie sul sito di Basto al Campetto, localizzato sulla dorsale che collega Montefalcone a Cima Marana; la ricognizione di superficie è stata allargata a tutta la dorsale, fino a raggiungere Cima Marana, e alle antiche vie di percorrenza che portavano a questi siti di alta quota.
L’area compresa tra Monte Campetto e Cima Marana era già nota come sito archeologico di età preistorica e romana a partire dal XIX secolo: vi si sono susseguiti infatti rinvenimenti di monete databili tra il II e il IV sec. d.C.; segnalazioni di rinvenimenti sia litici che fittili e in vetro. Tra il 1976 e il 1978 fu promossa una serie di saggi di scavo nella zona, che portarono alla scoperta di una fase di frequentazione riferibile alle fasi finali dell’età del bronzo, e di un’altra riferibile ad età tardo romana; alcuni manufatti sono stati attribuiti ad età longobarda. Una recente rivisitazione del materiale ha indotto a ritenere che il sito fosse frequentato anche in età medievale (XII-XIII sec.). Tra il 2005 e il 2007 è stato depositato, presso la Sezione Archeologica del Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno, materiale archeologico riferibile sia all’età del bronzo che ad età tardoantica e medievale.
L’intervento nell’area mira ad evitare che si perdano definitivamente i dati ancora disponibili relativi alle ultime scoperte, a prevenire il ripetersi di interventi non autorizzati e a proporre una valorizzazione del sito pluristratificato anche a fini turistici e ambientali nel contesto dell’ambiente montano suscettibile a sua volta di un rilancio economico e turistico. Il progetto ha coinvolto specialisti di diversi settori, che si sono occupati dell’inquadramento geologico, geomorfologico, vegetazionale e paleobotanico del sito; si sono effettuate inoltre analisi al radiocarbonio e analisi antracologiche di alcune evidenze strutturali individuate.
Le acquisizioni legate alle campagne svolte dal 2006 al 2009 sono relative a diverse fasi di frequentazione. I reperti litici dimostrano la presenza dell’uomo nel musteriano, nel mesolitico, nell’età del rame, modificando il quadro finora accettato di una frequentazione iniziata solo con la preistoria recente. I rinvenimenti monetali ampliano l’arco di durata della presenza di età romana, attestata a partire dal II secolo per giungere fino al V secolo: quest’ultimo dato, significativamente associato a una sistemazione stradale (str. 3), ben si collega alla presenza di armi tardoantiche inducendo a riflettere sulla funzione di controllo e nicchia /difesa di questo avamposto sulla pianura. Notevole infine la concordanza dei dati ricavabili dalle analisi al C14, dai dati pollinici e dai manufatti a proposito della str.2, un edificio ad uso stagionale utilizzato tra Cinque e Seicento in un ambiente a prato/pascolo pregiato, dove la frequentazione stagionale era prolungata e ben organizzata, vista anche la presenza di cereali in quota; all’impoverimento del pascolo che seguì potrebbero corrispondere le str. 1 e 4, sicuramente antecedenti le ultime fasi del XVIII secolo e connesse ad uno sfruttamento della montagna più flessibile ed opportunistico, come sembrano suggerire i particolari costruttivi.
Sul piano della “Archeologia Pubblica” (Public Archaeology, Community Archaeology, CRM) e della “Archeologia per lo sviluppo”) il progetto ha approntato un progetto di archeopercorso (ora al vaglio degli organi decisionali competenti) con varie soluzioni innovative e sperimentali nell’area di indagine da estendersi poi a tutto il comprensorio recoarese .
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en
From 2006 to 2009 excavations and survey have been carried out on the site of Basto al Campetto, situated on the ridge connecting Montefalcone to Cima Marana. The survey was extended to cover the entire ridge as far as Cima Marana and the ancient roads leading to these high altitude sites. The area between Monte Campetto and Cima Marana was already known in the 19th century as a prehistoric and Roman site. In fact, it has produced finds of coins dating to between the 2nd-4th century A.D., pottery, stone and glass artefacts. Between 1976 and 1978 a series of excavations were undertaken in the area which led to the discovery of an occupation phase datable to the final phases of the Bronze Age, and another to the late Roman period. Some artefacts were also attributed to the Lombard period. A recent revision of the finds has suggested that the site was also occupied during the medieval period (12th-13th century). Between 2005-2007 archaeological material datable both to the Bronze Age, late antique and medieval periods was deposited at the Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno.
The excavation was undertaken in order to prevent the loss of the remaining evidence relating to the most recent discoveries and the repetition of illegal digging. The aim was also to propose a project to valorise the site for tourism and the environment within the sphere of a mountain environment that is in turn susceptible to a relaunch of the economy and tourism. The project involved specialists from various sectors who dealt with the site’s geology, geomorphology, vegetation and paleo-botany. Radiocarbon and anthracolological analyses were undertaken on some of the structures.
The campaigns undertaken between 2006 and 2009 documented various occupation phases. The lithic finds attested the presence of man in the Mousterian, Mesolithic and Copper ages, thus altering the picture, accepted to date, of an occupation that only began in recent prehistory. The numismatic finds extend the length of the Roman presence, attested from the beginning of the 2nd century until the 5th century. The latter data, significantly associated with a road (structure 3), fits in well with the presence of late antique weapons, inducing reflection on the function of control and niche/defence of this outpost on the plain. Lastly, there was a notable concordance between the data from the C14 analysis, the pollen analysis and the artefacts from structure 2, a building used seasonally between the 16th and 17th century in a meadow/pasture, where the seasonal occupation was prolonged and well-organised, given the presence of cereals at high altitude. Structures 1 and 4 could relate to the subsequent impoverishment of the pasture. They certainly pre-date the final phases of the 18th century and were connected to a more flexible and opportunistic exploitation of the mountain, as suggested by the construction details.
As regards “Public Archaeology” (Public Archaeology, Community Archaeology, CRM) and “Archaeology for development”) the project has devised an archaeological itinerary (at present being evaluated by the relevant public body) with various innovative and experimental solutions that extends throughout the territory of Recoaro.
Media
- Name
- Basto al Campetto
- Year
- 2010
- Summary
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it
La campagna archeologica si è svolta dal 5 al 16 luglio 2010. Il lavoro sul campo è stato organizzato in settori diversi: una squadra di archeologi si è dedicata al completamento dello scavo della struttura 4, già semiscavata nella campagna 2008, per renderla fruibile ai visitatori in previsione di una sua valorizzazione all’interno di un percorso turistico-culturale; un’altra squadra ha condotto dei saggi di scavo in prossimità della struttura 6, scavata nel 2009, dove la morfologia del terreno lascia ipotizzare un intervento di sistemazione antropica. Una squadra infine si è dedicata a pensare una possibile prima valorizzazione del sito, progettando un primo circuito visitabile.
La struttura 4 si è rivelata di età moderna e funzione verosimilmente riconducibile alle attività stagionali di sfruttamento dell'area di Basto al Campetto. Al termine delle operazioni di scavo è stato possibile proporre una possibile ricostruzione della struttura: sebbene conservata in modo decisamente residuale a seguito della probabile riconversione a bacino di raccolta per il pietrame in eccesso dei pascoli circostanti, la struttura in oggetto doveva prevedere un muretto a secco perimetrale non molto più alto di quanto conservato (assenza di fondazioni e dimensioni contenuto degli elementi costitutivi del muro) e, quindi, doveva verosimilmente prevedere alzato e copertura in materiale deperibile, con un piano di calpestio formato da limo battuto. La presenza dei resti di un focolare esterno farebbe poi propendere per la presenza di una tettoia sporgente dalla parete settentrionale della struttura stessa.
Si è proceduto anche a condurre un saggio di scavo a nord della struttura 6, sel pianoro tra le due pozze d’alpeggio sul limite orientale che guarda la valle dell’Agno, in un’area dall’andamento sub-pianeggiante che sembra frutto di una sistemazione antropica intenzionale (lat. N 45° 39’ 54.5’’; long. E 11° 12’ 36.5’’). Il saggio, dell’ampiezza iniziale di 1 m x 1 m, è stato poi ampliato di 2 metri verso Nord e quindi di 2 metri verso ovest; esso ha messo in luce, al di sotto di uno strato attribuibile a freuqentazione di età medievale ed immediatamente sopra la roccia in posto, un’unità stratigrafica costituita da terriccio a frazione argillosa sviluppata, con carboncini, di spessore variabile, interpretabile come piano di calpestio, compatto; in esso si sono individuate un paio di possibili buche di palo, a zeppatura delle quali erano state infisse verticalmente pietre calcaree medio-piccole, nonchè scarti di lavorazione della selce. Potrebbe trattarsi dei resti di un accampamento stagioanle preistorico, che occorrerà indagare in futuro.
Un gruppo di operatori si è dedicato per parte del periodo della campagna a pensare una prima valorizzazione dell’area ad alta quota che va dal Rifugio di Montefalcone a Cima Marana. L’obiettivo era impostare un semplice depliant collegato a un primo breve circuito, esteso dal Rifugio Montefalcone alla seconda pozza d’alpeggio, da lanciare e utilizzare in tempi brevi, a fine campagna già nella stagione turistica agosto/settembre 2010, rispondendo così alle esigenze di valorizzazione turistica del sito giustamente avanzate dal Comune di Recoaro. Del progetto di valorizzazione vero e proprio, che prevede la realizzazione di un’Archeovia di Monte Campetto, ci stiamo occupando attualmente con la Comunità Montana Agno-Chiampo.
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en
The campaign took place between the 5th-16th July. The work in the field was divided into diverse sectors: the excavation of structure 4, partially uncovered in 2008, was completed in order to make it visitable as part of a tourism-cultural itinerary; trenches were dug close to structure 6, excavated in 2009, where the morphology of the terrain suggested anthropological activity. Lastly, a team worked on planning a first visitors trail around the site.
Structure 4 was revealed to be of modern date and probably related to seasonal activities exploiting the area of Basto del Campetto. At the end of the excavations a possible reconstruction was proposed although it was preserved in a decidedly residual form, following its probable use for housing the stones removed from surrounding pastures. It must have had a dry-stone built perimeter wall, not much higher than what survives (absence of foundations and small dimensions of the elements constituting the wall) and, therefore, must have had walls and roofing in perishable materials, with a beaten-lime floor. The remains of an external hearth suggest the presence of a roof projecting from the structure’s north wall.
A trench was excavated to the north of structure 6, on the plateau between the two mountain pools on the eastern edge overlooking the Agno Valley, in a more or less flat area which seemed to be the result of a manmade intervention (lat. N 45° 39’ 54.5’’; long. E 11° 12’ 36.5’’). The trench was initially 1x1 m and was later extended by two metres to the north and then west. Below a layer attributable to medieval occupation and immediately above the bedrock, was a layer of variable thickness constituted by compact clayey soil with charcoal inclusions, interpretable as an occupation layer. Two possible post holes were present within this layer, in which medium-small stones, as well as waste from flint working, had been fixed as wedges. This evidence may represent the remains of a prehistoric seasonal encampment, which will have to be investigated in the future.
During the campaign a group of people worked on a first project for the valorisation of the mountain area between the Rifugio di Montefalcone to Cima Marana. The aim was to create a simple brochure linked to a first short visitors trail, extending from the Rifugio Montefalcone to the second mountain pool. This was to be rendered functional within a short time, at the end of the campaign in time for the tourist season August/September 2110, in response to the requirements of the municipality of Recoaro. The actual project for the creation of the Archeovia di Monte Campetto, is at present being studied in collaboration with the _Comunità Montana Agno-Chiampo_. - Summary Author
- Armando De Guio
Media
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Bologna 1980G. Bologna, 1980, Collezione di documenti storici comprovanti l'origine cimbrica dei popoli di Recoaro, Valli e Posina, Schio 1876, rist. Giazza (Verona).
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Dal Lago 1880D. Dal Lago, 1880, Monete romane trovate sulla cima di Marana, Valdagno.
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Dal Lago 1891D. Dal Lago, 1891, Antichi avanzi di Valdagno, Valdagno.
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De Bon 1938A. De Bon, 1938, Romanit‡ del territorio vicentino, Vicenza.
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De Guio, Migliavacca 2008A. De Guio, M. Migliavacca (a cura di) 2008, Ricognizione di superficie e campagna di scavo in localitaí Montefalcone/Basto al Campetto ñ Cima Marana (Recoaro Terme, VI), in Quaderni di Archeologia del Veneto XXIV: 94-98.
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De Guio, Migliavacca 2009A. De Guio, M. Migliavacca (a cura di), 2009, Per la storia e la valorizzazione di un paesaggio senza tempo. Basto al Campetto. Risultati della campagna 2008, in Quaderni di Archeologia del Veneto XXV: 188-199.
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Mantese 1966G. Mantese, 1966, Storia di Valdagno, Vicenza.
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Migliavacca 2001M. Migliavacca, 2001, La valle dell'Agno dalla preistoria ai Longobardi, in G. Cisotto (a cura di), Storia della valle dell'Agno. L'ambiente, gli uomini, l'economia, Valdagno.
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Migliavacca 2009M. Migliavacca, 2009, Frequentazione antica nella Lessinia vicentina: nuovi dati, in La Lessinia. Ieri Oggi Domani 32: 105-112.
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Visona' 1976P. Visona', 1976, Basto sul Campetto (Recoaro Terme), in Preistoria Alpina 12: 242-243.
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Visona' 1978P. Visona', 1978, Studi e ricerche paletnologiche nell'alta valle dell'Agno (Vicenza), Valdagno, Edizione della Biblioteca di Valdagno.
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Visona' 1994P. Visona', 1994, Circolazione monetaria antica nella valle dell'Agno, Vicenza.
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De Guio, Migliavacca 2010A. De Guio, M. Migliavacca (a cura di) 2010, Archeologia di montagna: il progetto Recoaro, in “Archeologia Postmedievale”, c.s.
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De Guio, Migliavacca 2010A. De Guio, M. Migliavacca (a cura di) 2010, Basto al Campetto (Recoaro Terme, Vicenza). Risultati della campagna 2009. in “QdAV” XXVI, c.s.