Name
Faragola
Date Range
400 BC – 200 BC
200 – 300
400 – 600
600 – 900

Seasons

  • AIAC_601 - Faragola - 1997
    Pochi chilometri a nord-ovest di Ascoli Satriano (FG), si estende sulla riva destra del Carapelle, anticamente noto come _Calabius_, la pianura di Faragola. Che il territorio fosse di grande interesse archeologico era dimostrato oltre che dal toponimo Faragola, che faceva immaginare una piccola "fara" ossia un insediamento longobardo a carattere agricolo-militare, anche da una miriade di tessere di mosaico di pasta vitrea, in prevalenza di colore blu, e da numerosissimi frammenti di marmi pregiati. Con questi presupposti è stata avviata una campagna di scavi archeologici che in pochissimo tempo ha permesso di individuare l'esistenza di un mosaico pavimentale, al centro di un contesto archeologico vastissimo. Poiché l'intento era quello di conoscere il sito archeologico e la sua vastità, onde tutelarlo e vincolarlo, si è scelto di effettuare uno scavo in estensione con tanti piccoli saggi che hanno evidenziato una serie di strutture murarie tutte perfettamente allineate, nonchè pavimentazioni in mosaico e in marmo, il catino di un ninfeo al centro di un probabile "triclinio" estivo. La ricerca si è interrotta non tanto per esaurimento di fondi quanto per mettere in atto una serie di interventi intesi a salvaguardare l'area dagli abusivi che in quella zona "imperversano". Si è provveduto, infatti, con una tempestività ad emettere decreto di vincolo e ad acquistare, con la collaborazione del Comune di Ascoli Satriano, il sito. Con la stessa rapidità si provveduto a pubblicare anche i primi risultati.
  • AIAC_601 - Faragola - 2006
    Lo scavo di Faragola ha avuto inizio nel 2003 dopo una campagna di indagini geofisiche. In precedenza era stata documentata una prima occupazione del sito in età daunia, come testimoniato da un mosaico a ciottoli, mentre la scoperta nel 2006 di una tomba a semicamera riutilizzata come vasca nell’ambito di un intervento edilizio di età tardoantica, fa luce sull’articolazione del villaggio daunio pre-romano (databile almeno al IV-III sec. a.C.), e in generale sulle fasi che precedettero la villa, prima della conquista romana della Daunia. Limitati sono i dati per l’età tardo-repubblicana e per la prima e media età imperiale, alla quale risale la prima fase della villa di Faragola. Questa è documentata da alcune strutture in _opus incertum_ riutilizzate come fondazione di muri della fase tardoantica, da un _oscillum_ e dal rinvenimento in uno degli ambienti termali della villa tardoantica di una statua di marmo raffigurante un bambino cacciatore con le sembianze di Eros (II sec. d.C.). Le ricerche del 2006 hanno consentito di acquisire nuovi elementi relativi alla complessa architettura e funzionalità della villa, evidenziando il ruolo centrale svolto dal settore termale, accanto alla coenatio, collegata alle terme da un lungo corridoio. Sono stati riportati alla luce la natatio, parte integrante del frigidarium, una sudatio e un secondo impianto termale, di minori dimensioni contiguo al primo ma da esso separato e dotato di un ingresso differente, con vani tiepidi e caldi e da un _praefurnium_. Queste seconde terme erano probabilmente di servizio, cioè destinate al personale della villa, mentre le più grandi, articolate ed estese, potrebbero essere interpretabili come quelle padronali, ad uso del _dominus_ e della sua famiglia. Doppie terme nelle residenze private rurali rappresentano comunque una circostanza rara. Sono stati indagati un grande vano parzialmente soppalcato, adibito alla conservazione delle derrate alimentari e alla dispensa, come documenterebbero la serie di manufatti in metallo e ceramici ritrovati lungo le pareti (dove potevano essere scaffalature lignee), una latrina, con relativo sistema di adduzione e scarico delle acque, e due vani di forma quadrata, forse pozzi di luce. Le scoperte relative al villaggio medievale (VII-VIII sec. d.C.) sviluppatosi nell’area della villa dopo il suo abbandono, confermano che la fisionomia acquisita dalla villa nel V secolo non durò a lungo. Nel tardo VI secolo quello che era stato lo spazio della coenatio venne utilizzato come stalla e/o immondezzaio, mentre negli altri vani si insediarono attività artigianali per la lavorazione del bronzo e del piombo (come documentano alcune fosse di fusione, piani di lavorazione e scorie metalliche). Più complesse le fasi che interessarono le terme e gli ambienti destinati alla conservazione delle derrate. Tra i muri della villa tardoantica che ancora si conservano, furono ricavate delle capanne, in parte poggianti sulle strutture murarie preesistenti, in parte su pali con funzione di sostegno delle travi. Nel caso dei grandi vani rettangolari destinati alla dispensa, i vecchi muri furono utilizzati come recinto destinato ad ospitare capanne, dotate, forse, di silos lignei per la conservazione del grano. Altri ambienti furono interessati da usi cimiteriali, come documentano le sepolture infantili.
  • AIAC_601 - Faragola - 2009
    Gli scavi sistematici dell’Università di Foggia nel sito di Faragola nel territorio di Ascoli Satriano (FG), condotti in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, hanno avuto inizio a partire dal 2003, affiancati da un progetto di ricognizioni nella Valle del Carapelle e da un cantiere di restauro dell’Istituto Centrale per il Restauro. Le indagini stanno consentendo di ricostruire la complessa vicenda dell’insediamento, dalle fasi di epoca daunia, alla grande villa romana e tardoantica, fino all’abitato rurale altomedievale. Gli scavi condotti nel 2009 hanno interessato alcune aree del sito importanti per la definizione dell’articolazione planimetrica della villa, nelle sue differenti fasi edilizie e per la comprensione della destinazione funzionale degli spazi. A conclusione della campagna di scavi, l’area indagata ha raggiunto una superficie totale di oltre 3500 m2. Le ricerche hanno, in particolare, consentito di definire alcuni aspetti della fisionomia della villa tardoantica di III-IV secolo, il cui impianto era stato finora parzialmente indagato a causa della sovrapposizione delle strutture pertinenti alla fase di monumentalizzazione successiva databile al pieno V sec. d.C. Un saggio di scavo ha consentito di verificare la presenza di un ampio giardino esteso ad Ovest della lussuosa sala da pranzo ( _cenatio_ ) ristrutturata nel corso del V secolo d.C., confermando l’ipotesi interpretativa formulata a proposito di questo grande vano che doveva presentarsi come un padiglione, una sorta di ‘gazebo’ in giardino, provvisto di copertura ma con grandi aperture sui lati funzionali al passaggio di aria e luce. L’individuazione di due strutture murarie parallele preesistenti, allineate con muri intercettati nelle precedenti campagne di scavo al di sotto del portico della _cenatio_, ha portato alla scoperta di una porzione di un grande peristilio quadrangolare databile al IV sec. d.C. esteso su una superficie di oltre 1200 m2, probabilmente scandito da pilastri. Intorno al peristilio dovevano disporsi alcuni ambienti solo parzialmente scavati. Gran parte delle strutture murarie pertinenti al peristilio erano già state individuate nell’area del settore termale e in corrispondenza del corridoio di collegamento tra la _cenatio_ e le terme. Le molteplici e complesse trasformazioni funzionali e architettoniche subite da tali vani tra V e VIII secolo permettono di cogliere parzialmente l’articolazione planimetrica complessiva. Le indagini condotte nel settore localizzato a Nord-Ovest del portico della _cenatio_ hanno consentito, invece, di individuare un complesso di ambienti di grandi dimensioni pertinenti alla villa di III-IV secolo e caratterizzati da interventi edilizi nel corso del V-VI secolo, con successive rifunzionalizzazioni in età altomedievale. Alcuni indizi sembrerebbero orientare verso l’ipotesi di una destinazione d’uso in età tardoantica di tipo funzionale-produttivo (legata verosimilmente alla lavorazione e stoccaggio del grano). Al contrario, significativi sono i dati acquisiti in relazione alla fase di abbandono di tale settore della villa e alle successive forme e modalità di frequentazione altomedievale (VII-IX sec. d.C.). Ad una fase di occupazione funeraria dei vani, caratterizzata in particolar modo da sepolture infantili per le quali è stato possibile, in alcuni casi, rintracciare pratiche di tipo rituale ( _refrigerium_ ), fece seguito una frequentazione abitativa i cui tratti distintivi sono individuabili nell’impianto di strutture adibite a cucine, all’interno di nuclei residenziali verosimilmente di tipo familiare. Importanti dati potranno essere recuperati circa l’alimentazione e l’edilizia in materiale deperibile attraverso le analisi di carattere bioarcheologico in corso. Un saggio di scavo, localizzato a circa 20 metri ad Est dell’area finora indagata e impiantato in corrispondenza di anomalie rilevate dalle prospezioni magnetometriche, ha portato all’individuazione di un nucleo di ambienti destinati ad accogliere attività artigianali legate probabilmente alla lavorazione dei metalli (rame, in particolare) documentata da alcune scorie. Si tratta di una scoperta di grande interesse per la comprensione dell’articolazione funzionale e produttiva della villa di Faragola che sembra essere dotata di un quartiere artigianale esteso, caratterizzato da molteplici aree artigianali e da un ampio spettro di attività produttive individuate nelle precedenti campagne di scavo (lavorazione dell’argilla, della pietra, dei metalli e del vetro).
  • AIAC_601 - Faragola - 2010
    Le ricerche condotte nel 2010 nel sito di Faragola hanno interessato il settore occidentale dell’area archeologica dove è stato indagato un peristilio costruito nel IV sec. d.C., in parte obliterato dalla costruzione della monumentale cenatio, in parte inglobato nei corpi di fabbrica del complesso residenziale ristrutturato nel corso del V secolo d.C., quando l’ala orientale del portico fu trasformata nel corridoio di collegamento con il complesso termale e gran parte del settore meridionale fu oggetto di interventi edilizi finalizzati all’ampliamento del _balneum_. Il peristilio della villa di Faragola, esteso su una superficie complessiva di circa 1225 m2, si presenta di forma quadrangolare, circondato da un portico scandito da pilastri e probabilmente dotato di una pavimentazione musiva geometrica. Lungo il braccio occidentale del peristilio sono stati indagati una serie di ambienti di grandi dimensioni, verosimilmente preesistenti, inglobati e ristrutturati al momento della realizzazione del monumentale giardino. Tali interventi sono leggibili nel rialzamento dei livelli di calpestio e nello spostamento dell’accesso ai vani sul fronte orientale, con una apertura diretta sul portico. La mancata conservazione dei piani pavimentali, dei rivestimenti parietali e delle stratigrafie pertinenti alle fasi di frequentazione, impedisce di cogliere la destinazione funzionale di tali vani, probabilmente interpretabili come ambienti residenziali, sale da pranzo e aule di rappresentanza, caratterizzate da soluzioni architettoniche monumentali, come testimonia, ad esempio, la presenza di un muro absidato. L’abbandono della porzione occidentale del peristilio e degli ambienti gravitanti sul lato orientale del portico si colloca intorno alla metà-seconda metà del IV sec., probabilmente in seguito ai danni provocati da eventi sismici che colpirono la Daunia con epicentro in Irpinia. Non si può escludere l’ipotesi di demolizioni effettuate in relazione alla volontà di creare uno spazio aperto destinato ad ospitare un giardino in _pendant_ con la _cenatio_, concepita come un padiglione immerso in un contesto agreste. Molteplici indizi, tra cui una significativa quantità di scarti di lavorazione del marmo, testimoniano la creazione nell’area occupata in precedenza dal peristilio, di piani di lavorazione probabilmente relativi al cantiere di ristrutturazione della sala da pranzo: è possibile che alcuni rivestimenti pavimentali e parietali siano stati asportati e recuperati per poter essere rilavorati e riutilizzati nella pavimentazione della sala da pranzo e di altri vani. A tale fase del cantiere di ristrutturazione si potrebbe forse ascrivere la costruzione di una fornace, realizzata tra i crolli di uno degli ambienti. Tipologia e dimensioni potrebbero consentire l’identificazione con un _atelier_ per la lavorazione secondaria del vetro, sebbene non siano stati rinvenuti indicatori di produzione. La lavorazione vetraria peraltro era già stata ipotizzata per il sito di Faragola, alla luce del rinvenimento di una serie di indicatori e di molteplici considerazioni legate ai pannelli in _opus sectile_ vitreo e ad altri manufatti. Non si dispone, infine, di elementi significativi per poter escludere un inquadramento dell’impianto artigianale all’Altomedioevo, quando il sito sembra fortemente connotarsi per una spiccata vocazione artigianale (manifattura di ceramiche, di oggetti di ferro, di piombo e di rame, lavorazione dell’osso). Dopo una fase di abbandono, indiziata dalla presenza di strati di crolli di ciottoli e di sporadiche sepolture infantili, l’area sembra essere stata oggetto di rioccupazioni marginali documentate dalla presenza di focolari, di strati di bruciato e di fosse riempite con cenere. Le indagini condotte in un saggio realizzato ad est del complesso edilizio della _cenatio_, hanno consentito di acquisire dati di grande interesse sullo sviluppo planimetrico e sui caratteri architettonici del nucleo edilizio tardoantico e sulle successive forme di frequentazione altomedievale dell’area localizzata ad Est del corpo di fabbrica della _cenatio_ e del portico circostante. Gli scavi hanno portato alla luce un monumentale edificio absidato costruito in ciottoli, solo parzialmente indagato. La sovrapposizione delle strutture pertinenti alle fasi altomedievali, le molteplici trasformazioni funzionali subite dall’edificio e la parzialità delle indagini effettuate, impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica generale e di ipotizzare la funzione.
  • AIAC_601 - Faragola - 2012
    Nei mesi di settembre e ottobre del 2012 si è svolta la nona campagna di indagini archeologiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno interessato alcune aree del sito importanti per la definizione dell’articolazione planimetrica della villa, nelle sue differenti fasi edilizie e per la comprensione della destinazione funzionale degli spazi. Le indagini condotte nel Saggio IV hanno portato alla luce un monumentale edificio absidato (ambienti 104 e 105), di cui non si sono conservate tracce della originaria pavimentazione. La sovrapposizione delle strutture pertinenti alle fasi altomedievali, le trasformazioni funzionali subite e la parzialità delle indagini effettuate, impediscono di ricostruire la sua completa articolazione planimetrica, di ipotizzare la funzione e di proporre, per il suo impianto, un inquadramento cronologico alla fine dell’antichità o nella prima età altomedievale. Se la tipologia edilizia e le dimensioni potrebbero suggerire l’identificazione dell’aula absidata con un ambiente di rappresentanza quasi coevo o di poco successivo alla fase di ristrutturazione della _cenatio_ (seconda metà del V sec.), altri indizi, quali le tecniche costruttive e le quote di fondazione dell’impianto, porterebbero ad ascrivere la costruzione dell’edificio ad una fase successiva alla frequentazione della _cenatio_, ovvero ad un orizzonte cronologico di pieno VI secolo. L’ipotesi dell’identificazione del corpo di fabbrica con un edificio ecclesiastico ad unica navata si avanza solo a livello di suggestione, in assenza di elementi decisivi che confortino questa ipotesi di lavoro. A partire dalla seconda metà dell’VIII secolo e, presumibilmente dopo una fase di abbandono, l’edificio fu oggetto di interventi strutturali funzionali a cambiamenti d’uso, di natura domestico-residenziale: tali interventi sono leggibili nelle modifiche alla planimetria originaria con l’obliterazione dell’ambiente longitudinale (105) e la ripartizione delle superfici interne del vano absidato (104) attraverso la realizzazione di brevi setti murari divisori, nella creazione di piani di calpestio in terra battuta di matrice argillosa, fornelli ed elevati in materiale deperibile in parte poggianti sulle strutture murarie preesistenti e coperture in laterizi e coppi poggianti su pali lignei. Le ricerche hanno inoltre consentito di individuare, immediatamente a est del portico della _cenatio_, almeno quattro pilastri, costruiti in ciottoli e laterizi, che potrebbero essere letti come parte integrante di un portico, forse pavimentato ad acciottolato, che scandiva il fronte orientale della villa con peristilio di III-IV secolo, costituendone l’accesso monumentale. Tale impianto sembrerebbe essere stato tamponato contemporaneamente alla realizzazione del portico della _cenatio_ (seconda metà del IV secolo): fu innalzato, in questo modo, un lungo muro di delimitazione del complesso rurale che trovava in una grande soglia (individuata durante le campagne di scavo precedenti), il dispositivo di accesso al nuovo nucleo residenziale cenatio-terme. La campagna di scavi 2012 ha visto inoltre la ripresa delle indagini nel saggio VI, dove le ricerche condotte negli anni 2006 e 2009 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un edificio topograficamente distinto dalla villa, ma ad essa limitrofo, con una probabile funzione di servizio, interessato, tra la fine del VI ed il VII secolo, da un’intensiva rioccupazione a scopo artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro). Un ultimo intervento di scavo è stato infine condotto all’interno della _cenatio_, nelle lacune createsi nella sua pavimentazione in seguito all’asportazione dei tre mosaici in _opus sectile_ vitreo e marmoreo, disposti assialmente e centralmente rispetto allo sviluppo longitudinale del grande vano.
  • AIAC_601 - Faragola - 2013
    Dal 16 settembre al 26 ottobre del 2013 si è svolta la decima campagna di indagini archeologiche sistematiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno consentito di acquisire ulteriori dati sullo sviluppo e sull’articolazione planimetrica della villa e, in particolare, sulle fasi di abbandono della residenza tardoantica, sulle nuove forme del popolamento rurale e sui caratteri dell’abitato, strutturatosi tra i corpi di fabbrica del complesso architettonico preesistente, a partire dagli inizi del VII sec. d.C. e protrattosi, con mutamenti morfologici anche significativi, probabilmente fino alla metà del IX sec. d.C. Sono state riprese le indagini nel nucleo edilizio costruito sul versante orientale del sito, dove le ricerche condotte negli anni 2006, 2009 e 2012 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un settore, topograficamente distinto dal corpo centrale della villa, ma ad essa limitrofo, interessato, tra la fine del VI ed il VII-VIII secolo, da una intensa rioccupazione a scopo abitativo-funzionale e secondariamente artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro). Le ricerche sono state condotte, in particolare, in corrispondenza dello spazio centrale del complesso. L’assenza di stratigrafie contestuali alle fasi costruttive originarie non consente un puntuale inquadramento cronologico e funzionale di questo corpo di fabbrica che tuttavia, sulla base delle caratteristiche planimetriche e dimensionali, potrebbe essere identificato con un granaio, magazzino e/o deposito. Maggiori elementi sono stati acquisiti sulle fasi di rioccupazione di età altomedievale quando la costruzione di setti murari divisori portò alla creazione di sette ambienti gravitanti su una corte centrale, costruiti riutilizzando i muri perimetrali preesistenti. Dotati di una o più piastre di cottura e/o riscaldamento, hanno restituito suppellettili da cucina e da mensa, contenitori per la conservazione delle derrate, attrezzi e campanacci per animali, indicativi di un uso polifunzionale e promiscuo di tali vani. Una destinazione artigianale caratterizza un ambiente, destinato alla lavorazione dei metalli e forse anche, in una fase, la porzione occidentale della corte. I caratteri strutturali, l’organizzazione spaziale e l’omogeneità dei vani, sembrerebbero rinviare ad unità abitative del personale di servizio dell’abitato altomedievale. Saggi di approfondimento hanno interessato tre vani del nucleo localizzato a Nord del complesso cenatio-portico, dove le indagini condotte nel 2008 e nel 2009 avevano portato alla luce una serie di ampi vani costruiti nel V sec. d.C., destinati probabilmente ad accogliere cucine, dispense e verosimilmente, al piano superiore, il settore residenziale, e oggetto di una intensa frequentazione altomedievale di tipo abitativo e produttivo. Al di sotto di una vasca per la decantazione/stagionatura dell’argilla, datata al tardo VII sec., è stato rinvenuto un monumentale ambiente absidato, conservato solo nella sua porzione orientale e privo dell’originaria pavimentazione. I molteplici rifacimenti impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica del vano, databile al IV sec. d.C., identificabile in via ipotetica con un ninfeo. Le indagini in quest’area hanno consentito di evidenziare la spoliazione radicale di altri due ambienti, attraverso una sistematica pratica di recupero di tutti gli elementi riutilizzabili, riciclabili e rivendibili in _situ_ o altrove, dai rivestimenti pavimentali e parietali, ai materiali da copertura. Non si è conservata nessuna traccia delle fasi di vita tardoantiche. In un saggio impostato ad Est del nucleo residenziale composto da _cenatio_ -terme è stata portata alla luce una canaletta, allineata con un tratto di canalizzazione di adduzione dell’acqua già individuato in passato e diretta verso una cisterna localizzata in prossimità della soglia di accesso al complesso della _cenatio_. Sono visibili anche rifacimenti della copertura in laterizi della struttura da mettere in relazione con interventi di manutenzione necessari al funzionamento della canaletta la cui direzione consente di ipotizzare il collegamento con un _castellum aquae_ verosimilmente costruito sul versante collinare orientale del sito. Più a Sud è stata parzialmente indagata una grande vasca realizzata con tegole poste in opera in modo molto regolare, delimitata da tegoloni infissi verticalmente nel terreno, interpretata come dispositivo per la decantazione/pestatura e/o stagionatura dell’argilla. Il rinvenimento di tale vasca e le sue dimensioni confermano l’importanza, sia in età tardoantica che altomedievale, dell’artigianato fittile, orientato alla produzione non solo di ceramiche ma anche verosimilmente di laterizi da copertura, favorito senza dubbio dalla grande disponibilità di argilla presente in questo comparto territoriale.

Media

Name
Faragola
Year
1997
Summary
it Pochi chilometri a nord-ovest di Ascoli Satriano (FG), si estende sulla riva destra del Carapelle, anticamente noto come _Calabius_, la pianura di Faragola. Che il territorio fosse di grande interesse archeologico era dimostrato oltre che dal toponimo Faragola, che faceva immaginare una piccola "fara" ossia un insediamento longobardo a carattere agricolo-militare, anche da una miriade di tessere di mosaico di pasta vitrea, in prevalenza di colore blu, e da numerosissimi frammenti di marmi pregiati. Con questi presupposti è stata avviata una campagna di scavi archeologici che in pochissimo tempo ha permesso di individuare l'esistenza di un mosaico pavimentale, al centro di un contesto archeologico vastissimo. Poiché l'intento era quello di conoscere il sito archeologico e la sua vastità, onde tutelarlo e vincolarlo, si è scelto di effettuare uno scavo in estensione con tanti piccoli saggi che hanno evidenziato una serie di strutture murarie tutte perfettamente allineate, nonchè pavimentazioni in mosaico e in marmo, il catino di un ninfeo al centro di un probabile "triclinio" estivo. La ricerca si è interrotta non tanto per esaurimento di fondi quanto per mettere in atto una serie di interventi intesi a salvaguardare l'area dagli abusivi che in quella zona "imperversano". Si è provveduto, infatti, con una tempestività ad emettere decreto di vincolo e ad acquistare, con la collaborazione del Comune di Ascoli Satriano, il sito. Con la stessa rapidità si provveduto a pubblicare anche i primi risultati.
en The plain of Faragola extends on the right bank of the river Carapelle (the ancient Calabius), a few kilometres NW of Ascoli Satriano (FG). The archaeological interest of this territory is indicated by the toponym 'Faragola', which would seem to indicate a small 'fara', that is a Lombard agro-military settlement. A further indication was provided by the presence of a great number of glass-paste tesserae (mainly blue) and numerous fragments of precious marbles. On the basis of this evidence, an excavation was started and soon revealed a mosaic pavement at the centre of a vast archaeological context. As it was intended to discover the size and nature of the site in order to protect it and have it placed under a restriction order, it was decided to put in a series of small trenches over a wide area. These revealed a series of walls, all perfectly aligned, mosaic and marble pavements and the basin of a nymphaeum at the centre of a probable summer triclinium. The excavation stopped, not so much because of a lack of funding, but in order to allow a series of interventions to be carried out in order to protect the site from the many clandestine excavators in the area. In fact, with the collaboration of the Comune of Ascoli Satriano, a timely injunction was issued to place a restriction order on the site and enable its acquisition. At the same time the preliminary excavation report was published.
Summary Author
Massimo Mastroiorio
Director
Giuliano Volpe
Team
Field director - Francesco Paolo Maulucci

Media

Name
Faragola
Year
2006
Summary
it Lo scavo di Faragola ha avuto inizio nel 2003 dopo una campagna di indagini geofisiche.

In precedenza era stata documentata una prima occupazione del sito in età daunia, come testimoniato da un mosaico a ciottoli, mentre la scoperta nel 2006 di una tomba a semicamera riutilizzata come vasca nell’ambito di un intervento edilizio di età tardoantica, fa luce sull’articolazione del villaggio daunio pre-romano (databile almeno al IV-III sec. a.C.), e in generale sulle fasi che precedettero la villa, prima della conquista romana della Daunia.

Limitati sono i dati per l’età tardo-repubblicana e per la prima e media età imperiale, alla quale risale la prima fase della villa di Faragola. Questa è documentata da alcune strutture in _opus incertum_ riutilizzate come fondazione di muri della fase tardoantica, da un _oscillum_ e dal rinvenimento in uno degli ambienti termali della villa tardoantica di una statua di marmo raffigurante un bambino cacciatore con le sembianze di Eros (II sec. d.C.).

Le ricerche del 2006 hanno consentito di acquisire nuovi elementi relativi alla complessa architettura e funzionalità della villa, evidenziando il ruolo centrale svolto dal settore termale, accanto alla coenatio, collegata alle terme da un lungo corridoio. Sono stati riportati alla luce la natatio, parte integrante del frigidarium, una sudatio e un secondo impianto termale, di minori dimensioni contiguo al primo ma da esso separato e dotato di un ingresso differente, con vani tiepidi e caldi e da un _praefurnium_. Queste seconde terme erano probabilmente di servizio, cioè destinate al personale della villa, mentre le più grandi, articolate ed estese, potrebbero essere interpretabili come quelle padronali, ad uso del _dominus_ e della sua famiglia. Doppie terme nelle residenze private rurali rappresentano comunque una circostanza rara. Sono stati indagati un grande vano parzialmente soppalcato, adibito alla conservazione delle derrate alimentari e alla dispensa, come documenterebbero la serie di manufatti in metallo e ceramici ritrovati lungo le pareti (dove potevano essere scaffalature lignee), una latrina, con relativo sistema di adduzione e scarico delle acque, e due vani di forma quadrata, forse pozzi di luce.

Le scoperte relative al villaggio medievale (VII-VIII sec. d.C.) sviluppatosi nell’area della villa dopo il suo abbandono, confermano che la fisionomia acquisita dalla villa nel V secolo non durò a lungo. Nel tardo VI secolo quello che era stato lo spazio della coenatio venne utilizzato come stalla e/o immondezzaio, mentre negli altri vani si insediarono attività artigianali per la lavorazione del bronzo e del piombo (come documentano alcune fosse di fusione, piani di lavorazione e scorie metalliche). Più complesse le fasi che interessarono le terme e gli ambienti destinati alla conservazione delle derrate. Tra i muri della villa tardoantica che ancora si conservano, furono ricavate delle capanne, in parte poggianti sulle strutture murarie preesistenti, in parte su pali con funzione di sostegno delle travi. Nel caso dei grandi vani rettangolari destinati alla dispensa, i vecchi muri furono utilizzati come recinto destinato ad ospitare capanne, dotate, forse, di silos lignei per la conservazione del grano. Altri ambienti furono interessati da usi cimiteriali, come documentano le sepolture infantili.
en Following a geophysical survey the excavations at Faragola began in 2003.
Previously, the first occupation of the site had been dated to the Daunian period, as attested by a cobble mosaic. However, the discovery in 2006 of a semi-chamber tomb, which had been converted into a tank during late antique restructuring, shed light on the organization of the pre-Roman Daunian village (datable to at least the 4th-3rd century B.C.) and in general on the phases preceding the villa, before the Roman conquest of Daunia. There is limited data for the late Republican and early-middle Imperial periods, to which the first phase of the villa at Faragola dates. This first phase was attested by several structures in opus incertum, later reused as foundations for the walls of the late antique phase, an oscillum and a marble statue of a boy hunter, resembling Eros, in one of the rooms of the late antique bath complex (2nd century A.D.).

The 2006 campaign provided new data regarding the complex architecture and functioning of the villa, highlighting the central role of the baths beside the coenatio, which were linked to the latter by a long corridor. The excavations uncovered the _natatio_, an integral part of the _frigidarium_, a _sudatio_ and a second bath complex, of smaller size standing next to, but separate from the first and with a separate entrance, warm and hot rooms and a _preafurnium_. The second set of baths was probably used by those who worked at the villa, whilst the larger and better organized complex may be interpreted as that belonging to the owners, that is for the use of the _dominus_ and his family. Two sets of baths in a private rural residence are however rare. A large room, partially covered by a mezzanine floor was also investigated. This may have been used for the preservation of foodstuffs and a storeroom as suggested by a series of metal artifacts and pottery vessels found along the walls (where there were once perhaps wooden shelves), a latrine, with relative system for water provision and waste disposal, and two square features, perhaps light wells.

The finds relating to the medieval village (7th-8th century B.C.) which developed in the area of the villa following its abandonment, confirm that the form acquired by the villa in the 5th century A.D. did not last long. In the late 6th century what had been the _coenatio_ was used as a stable and/or rubbish dump, whilst the other rooms housed craft activities for the production of bronze and lead (as attested by several smelting pits, work surfaces and metal waste products). The phases regarding the baths and the storage areas were more complex. Between the walls of the late antique villa, which were still preserved, huts were constructed, in part resting on the pre-existing walls, in part resting on posts which held up the beams. In the case of the large rectangular storage rooms the old walls were used as an enclosure housing huts which perhaps had wooden silos for grain storage. Other spaces were used for burial purposes, as documented by the infant graves.
Summary Author
MiBAC
Director
Giuliano Volpe
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Francesco Paolo Maulucci
Field director - Maria Turchiano

Media

Name
Faragola
Year
2009
Summary
it Gli scavi sistematici dell’Università di Foggia nel sito di Faragola nel territorio di Ascoli Satriano (FG), condotti in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, hanno avuto inizio a partire dal 2003, affiancati da un progetto di ricognizioni nella Valle del Carapelle e da un cantiere di restauro dell’Istituto Centrale per il Restauro.
Le indagini stanno consentendo di ricostruire la complessa vicenda dell’insediamento, dalle fasi di epoca daunia, alla grande villa romana e tardoantica, fino all’abitato rurale altomedievale.

Gli scavi condotti nel 2009 hanno interessato alcune aree del sito importanti per la definizione dell’articolazione planimetrica della villa, nelle sue differenti fasi edilizie e per la comprensione della destinazione funzionale degli spazi. A conclusione della campagna di scavi, l’area indagata ha raggiunto una superficie totale di oltre 3500 m2. Le ricerche hanno, in particolare, consentito di definire alcuni aspetti della fisionomia della villa tardoantica di III-IV secolo, il cui impianto era stato finora parzialmente indagato a causa della sovrapposizione delle strutture pertinenti alla fase di monumentalizzazione successiva databile al pieno V sec. d.C.

Un saggio di scavo ha consentito di verificare la presenza di un ampio giardino esteso ad Ovest della lussuosa sala da pranzo ( _cenatio_ ) ristrutturata nel corso del V secolo d.C., confermando l’ipotesi interpretativa formulata a proposito di questo grande vano che doveva presentarsi come un padiglione, una sorta di ‘gazebo’ in giardino, provvisto di copertura ma con grandi aperture sui lati funzionali al passaggio di aria e luce. L’individuazione di due strutture murarie parallele preesistenti, allineate con muri intercettati nelle precedenti campagne di scavo al di sotto del portico della _cenatio_, ha portato alla scoperta di una porzione di un grande peristilio quadrangolare databile al IV sec. d.C. esteso su una superficie di oltre 1200 m2, probabilmente scandito da pilastri. Intorno al peristilio dovevano disporsi alcuni ambienti solo parzialmente scavati. Gran parte delle strutture murarie pertinenti al peristilio erano già state individuate nell’area del settore termale e in corrispondenza del corridoio di collegamento tra la _cenatio_ e le terme. Le molteplici e complesse trasformazioni funzionali e architettoniche subite da tali vani tra V e VIII secolo permettono di cogliere parzialmente l’articolazione planimetrica complessiva.

Le indagini condotte nel settore localizzato a Nord-Ovest del portico della _cenatio_ hanno consentito, invece, di individuare un complesso di ambienti di grandi dimensioni pertinenti alla villa di III-IV secolo e caratterizzati da interventi edilizi nel corso del V-VI secolo, con successive rifunzionalizzazioni in età altomedievale. Alcuni indizi sembrerebbero orientare verso l’ipotesi di una destinazione d’uso in età tardoantica di tipo funzionale-produttivo (legata verosimilmente alla lavorazione e stoccaggio del grano).
Al contrario, significativi sono i dati acquisiti in relazione alla fase di abbandono di tale settore della villa e alle successive forme e modalità di frequentazione altomedievale (VII-IX sec. d.C.). Ad una fase di occupazione funeraria dei vani, caratterizzata in particolar modo da sepolture infantili per le quali è stato possibile, in alcuni casi, rintracciare pratiche di tipo rituale ( _refrigerium_ ), fece seguito una frequentazione abitativa i cui tratti distintivi sono individuabili nell’impianto di strutture adibite a cucine, all’interno di nuclei residenziali verosimilmente di tipo familiare.
Importanti dati potranno essere recuperati circa l’alimentazione e l’edilizia in materiale deperibile attraverso le analisi di carattere bioarcheologico in corso.

Un saggio di scavo, localizzato a circa 20 metri ad Est dell’area finora indagata e impiantato in corrispondenza di anomalie rilevate dalle prospezioni magnetometriche, ha portato all’individuazione di un nucleo di ambienti destinati ad accogliere attività artigianali legate probabilmente alla lavorazione dei metalli (rame, in particolare) documentata da alcune scorie. Si tratta di una scoperta di grande interesse per la comprensione dell’articolazione funzionale e produttiva della villa di Faragola che sembra essere dotata di un quartiere artigianale esteso, caratterizzato da molteplici aree artigianali e da un ampio spettro di attività produttive individuate nelle precedenti campagne di scavo (lavorazione dell’argilla, della pietra, dei metalli e del vetro).
en Excavations conducted by the University of Foggia and the Archaeological Superintendency of Apulia on the site of Faragola in the territory of Ascoli Satriano (FG) began in 2003. At the same time a survey was undertaken in the Valle del Carapelle and restoration work was undertaken at the
Istituto Centrale per il Restauro.
The research aims to reconstruct the complex vicissitudes of the settlement, from the Daunian phases, to the large Roman and late antique villa and the early medieval rural settlement.

The 2009 excavations looked at several areas of the site which were important for the definition of the villa’s layout in the various construction phases and for an understanding of the spatial functions. At the end of the campaign the excavated area had reached a total surface area of over
3,500 m2. In particular the research defined a number of aspects of the late antique (3rd-4th century) villa’s physiognomy, whose layout had only been partially investigated previously as it was overlaid by structures belonging to the later phase of monumentalisation, datable to the 5th century.

One trench confirmed the presence of a large garden extending to the west of the luxurious dinning room (cenatio) that was restructured during the 5th century A.D. This in turn confirmed the hypothesis that this large hall which must have appeared as a pavilion, a sort of ‘gazebo’ in the garden, with a roof but with large openings in the sides to favour the circulation of air and light. The identification of two pre-existing parallel walls, aligned with the wall identified in the previous campaigns, below the portico of the cenatio, led to the discovery of a section of a great quadrangular peristyle dating to the 4th century A.D., extending over an area of over 1200 m2, probably divided by pillars. A number of rooms, only partially excavated, must have been arranged around the peristyle. Most of the walls belonging to the peristyle had already been identified in the area of the baths complex and in correspondence with the passageway between the cenatio and the baths. The multiple and complex functional and architectural transformations which these rooms underwent between the 5th and 7th century meant that it was only possible to partially define the overall layout of the complex.

The investigations undertaken in the sector to the north-west of the portico of the cenatio revealed a complex of large rooms belonging to the 3rd-4th century villa. These were characterised by construction interventions during the 5th-6th century, with subsequent changes in function in the early medieval period. There was evidence which would seem to indicate that in the late antique period these structures had a service-productive function (probably linked to grain processing and storage).
On the other hand, important data was acquired relating to the abandonment of the villa and the subsequent forms and modes of occupation in the early medieval period (7th-9th century). The rooms were used as a cemetery, characterised in particular by infant burials. In some of these burials there was evidence of ritual practices (refrigerium). Subsequently, the structures were used for residential purposes, as attested by the evidence of a kitchen, and probably divided into family units.
Important data regarding diet and construction in perishable materials may be produced by the bio-archaeological analyses currently in progress.

A trench situated at circa 20 m east of the area excavated to date was positioned in correspondence with anomalies detected by the magnetometer survey. This led to the discovery of a complex of rooms where craft-working activities took place, probably metal working (in particular copper), attested by waste materials. This is important for the understanding of the layout of the villa’s service and production areas. The villa at Faragola seems to have had an extensive craft-working complex, characterised by numerous workshops and a wide range of production activities identified during previous campaigns (pottery, stone, metal and glass working)
Team
Anthropologist - Mauro Rubini
Archaeobotanist - Valentina Caracuta
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeologist representing the Soprintendenza - Francesco Paolo Maulucci
Conservator - Maria Concetta Laurenti
Draftsman - Andrea Fratta
Fabric analyst (pottery) - Elisabetta Gliozzo
Fabric analyst (pottery) - Isa Memmi Turbanti
Finds specialist - Angelo Cardone
Finds specialist - Vincenzo Ficco
Finds specialist - Marco Lombardi
Finds specialist - Teresa Maruotti
Finds specialist - Francesca Occhiochiuso
Supervisor - Antonietta Buglione
Supervisor - Giovanni De Venuto
Supervisor - Roberto Goffredo
Supervisor - Maria Giuseppina Sibilano

Media

Name
Faragola
Year
2010
Summary
it Le ricerche condotte nel 2010 nel sito di Faragola hanno interessato il settore occidentale dell’area archeologica dove è stato indagato un peristilio costruito nel IV sec. d.C., in parte obliterato dalla costruzione della monumentale cenatio, in parte inglobato nei corpi di fabbrica del complesso residenziale ristrutturato nel corso del V secolo d.C., quando l’ala orientale del portico fu trasformata nel corridoio di collegamento con il complesso termale e gran parte del settore meridionale fu oggetto di interventi edilizi finalizzati all’ampliamento del _balneum_.

Il peristilio della villa di Faragola, esteso su una superficie complessiva di circa 1225 m2, si presenta di forma quadrangolare, circondato da un portico scandito da pilastri e probabilmente dotato di una pavimentazione musiva geometrica. Lungo il braccio occidentale del peristilio sono stati indagati una serie di ambienti di grandi dimensioni, verosimilmente preesistenti, inglobati e ristrutturati al momento della realizzazione del monumentale giardino. Tali interventi sono leggibili nel rialzamento dei livelli di calpestio e nello spostamento dell’accesso ai vani sul fronte orientale, con una apertura diretta sul portico. La mancata conservazione dei piani pavimentali, dei rivestimenti parietali e delle stratigrafie pertinenti alle fasi di frequentazione, impedisce di cogliere la destinazione funzionale di tali vani, probabilmente interpretabili come ambienti residenziali, sale da pranzo e aule di rappresentanza, caratterizzate da soluzioni architettoniche monumentali, come testimonia, ad esempio, la presenza di un muro absidato.

L’abbandono della porzione occidentale del peristilio e degli ambienti gravitanti sul lato orientale del portico si colloca intorno alla metà-seconda metà del IV sec., probabilmente in seguito ai danni provocati da eventi sismici che colpirono la Daunia con epicentro in Irpinia. Non si può escludere l’ipotesi di demolizioni effettuate in relazione alla volontà di creare uno spazio aperto destinato ad ospitare un giardino in _pendant_ con la _cenatio_, concepita come un padiglione immerso in un contesto agreste.

Molteplici indizi, tra cui una significativa quantità di scarti di lavorazione del marmo, testimoniano la creazione nell’area occupata in precedenza dal peristilio, di piani di lavorazione probabilmente relativi al cantiere di ristrutturazione della sala da pranzo: è possibile che alcuni rivestimenti pavimentali e parietali siano stati asportati e recuperati per poter essere rilavorati e riutilizzati nella pavimentazione della sala da pranzo e di altri vani.

A tale fase del cantiere di ristrutturazione si potrebbe forse ascrivere la costruzione di una fornace, realizzata tra i crolli di uno degli ambienti. Tipologia e dimensioni potrebbero consentire l’identificazione con un _atelier_ per la lavorazione secondaria del vetro, sebbene non siano stati rinvenuti indicatori di produzione. La lavorazione vetraria peraltro era già stata ipotizzata per il sito di Faragola, alla luce del rinvenimento di una serie di indicatori e di molteplici considerazioni legate ai pannelli in _opus sectile_ vitreo e ad altri manufatti. Non si dispone, infine, di elementi significativi per poter escludere un inquadramento dell’impianto artigianale all’Altomedioevo, quando il sito sembra fortemente connotarsi per una spiccata vocazione artigianale (manifattura di ceramiche, di oggetti di ferro, di piombo e di rame, lavorazione dell’osso).

Dopo una fase di abbandono, indiziata dalla presenza di strati di crolli di ciottoli e di sporadiche sepolture infantili, l’area sembra essere stata oggetto di rioccupazioni marginali documentate dalla presenza di focolari, di strati di bruciato e di fosse riempite con cenere.

Le indagini condotte in un saggio realizzato ad est del complesso edilizio della _cenatio_, hanno consentito di acquisire dati di grande interesse sullo sviluppo planimetrico e sui caratteri architettonici del nucleo edilizio tardoantico e sulle successive forme di frequentazione altomedievale dell’area localizzata ad Est del corpo di fabbrica della _cenatio_ e del portico circostante. Gli scavi hanno portato alla luce un monumentale edificio absidato costruito in ciottoli, solo parzialmente indagato. La sovrapposizione delle strutture pertinenti alle fasi altomedievali, le molteplici trasformazioni funzionali subite dall’edificio e la parzialità delle indagini effettuate, impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica generale e di ipotizzare la funzione.
en The investigations undertaken at Faragola in 2010 concentrated on the western sector of the archaeological area where a peristyle built in the 4th century A.D. was examined. It was partially obliterated by the construction of the monumental _cenatio_, and partially incorporated into the structures of the residential complex. The latter was restructured during the 5th century A.D. when the portico’s east wing was transformed into a corridor providing a link to the bath complex and most of the south sector was affected by restructuring undertaken in order to enlarge the _balneum_.

The peristyle of the villa at Faragola, covering an overall surface area of about 1225 m2, was quadrangular, surrounded by a portico with pillars and probably paved with a geometric mosaic. Along the western wing of the peristyle a series of large rooms were investigated. These were probably pre-existing and were incorporated and restructured at the time of the creation of the monumental garden. These interventions were attested by the raising of the floor level and the change in the position of the entrance to the rooms on the eastern side, with an opening directly into the portico. No floors, wall revetments or stratigraphy relating to the occupation phases were preserved, making it impossible to define the function of these rooms. It may be suggested that they were residential, dining and reception rooms, characterised by monumental architecture, as attested by the presence of an apsidal wall.

The abandonment of the peristyle’s western part and of the rooms around the east side of the portico occurred during the mid-second half of the 4th century A.D., probably as a result of the severe damage caused by the earthquake which struck Daunia with the epicentre in Irpinia. It cannot be discounted that demolition was undertaken in order to create an open space for a hanging-garden with the _cenatio_ conceived as a pavilion immersed in a rustic setting.

There was much evidence in the area previously occupied by the peristyle attesting the creation of work surfaces relating to the building site for the restructuring of the dining-room, including a large quantity of waste fragments from marble working. It is possible that some of the flooring and wall revetments were removed and reworked to be reused in the floor of the dining-room and other rooms.

The construction of a kiln in among the collapse of one of the rooms may be related to the building site phase. The typology and dimensions seem to indicate its use for the secondary working of glass, although no production indicators were found. Moreover, glass production has already been suggested for Faragola in relation to the find of a series of indicators and hypotheses regarding the panels of glass _opus sectile_ and other artefacts. No significant evidence was found that excludes an early medieval date for the workshop, when the site seems to have had a strong craft-working vocation (the manufacture of pottery, iron, lead, copper and bone artefacts).

Following a phase of abandonment, attested by the presence of layers of collapsed cobbles and sporadic infant burials, the area seems to have been occasionally reoccupied, attested by hearths, burnt layers and ash-filled pits.

The investigations undertaken in a trench to the east of the _cenatio_ complex produced very interesting data regarding the development of the layout and architectural characteristics of the late antique nucleus of structures and subsequent forms of early medieval occupation of the area east of the _cenatio_ and surrounding portico. The excavations brought to light a monumental apsidal structure built of cobbles, only partially investigated. Due to the overlying of the structures from the early medieval phases, the multiple changes in the building’s function and the partial nature of the investigations it is not possible to reconstruct its overall plan or suggest a function.
Team
Archaeologist representing the Soprintendenza - Paolo Francesco Maulucci
Conservator - Maria Concetta Laurenti
Supervisor - Antonietta Buglione
Supervisor - Giovanni De Venuto
Supervisor - Maria Giuseppina Sibilano
Supervisor - Roberto Goffredo
Supervisor - Marida Pierno

Media

Name
Faragola
Year
2012
Summary
it Nei mesi di settembre e ottobre del 2012 si è svolta la nona campagna di indagini archeologiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno interessato alcune aree del sito importanti per la definizione dell’articolazione planimetrica della villa, nelle sue differenti fasi edilizie e per la comprensione della destinazione funzionale degli spazi.

Le indagini condotte nel Saggio IV hanno portato alla luce un monumentale edificio absidato (ambienti 104 e 105), di cui non si sono conservate tracce della originaria pavimentazione.
La sovrapposizione delle strutture pertinenti alle fasi altomedievali, le trasformazioni funzionali subite e la parzialità delle indagini effettuate, impediscono di ricostruire la sua completa articolazione planimetrica, di ipotizzare la funzione e di proporre, per il suo impianto, un inquadramento cronologico alla fine dell’antichità o nella prima età altomedievale. Se la tipologia edilizia e le dimensioni potrebbero suggerire l’identificazione dell’aula absidata con un ambiente di rappresentanza quasi coevo o di poco successivo alla fase di ristrutturazione della _cenatio_ (seconda metà del V sec.), altri indizi, quali le tecniche costruttive e le quote di fondazione dell’impianto, porterebbero ad ascrivere la costruzione dell’edificio ad una fase successiva alla frequentazione della _cenatio_, ovvero ad un orizzonte cronologico di pieno VI secolo. L’ipotesi dell’identificazione del corpo di fabbrica con un edificio ecclesiastico ad unica navata si avanza solo a livello di suggestione, in assenza di elementi decisivi che confortino questa ipotesi di lavoro.

A partire dalla seconda metà dell’VIII secolo e, presumibilmente dopo una fase di abbandono, l’edificio fu oggetto di interventi strutturali funzionali a cambiamenti d’uso, di natura domestico-residenziale: tali interventi sono leggibili nelle modifiche alla planimetria originaria con l’obliterazione dell’ambiente longitudinale (105) e la ripartizione delle superfici interne del vano absidato (104) attraverso la realizzazione di brevi setti murari divisori, nella creazione di piani di calpestio in terra battuta di matrice argillosa, fornelli ed elevati in materiale deperibile in parte poggianti sulle strutture murarie preesistenti e coperture in laterizi e coppi poggianti su pali lignei.

Le ricerche hanno inoltre consentito di individuare, immediatamente a est del portico della _cenatio_, almeno quattro pilastri, costruiti in ciottoli e laterizi, che potrebbero essere letti come parte integrante di un portico, forse pavimentato ad acciottolato, che scandiva il fronte orientale della villa con peristilio di III-IV secolo, costituendone l’accesso monumentale. Tale impianto sembrerebbe essere stato tamponato contemporaneamente alla realizzazione del portico della _cenatio_ (seconda metà del IV secolo): fu innalzato, in questo modo, un lungo muro di delimitazione del complesso rurale che trovava in una grande soglia (individuata durante le campagne di scavo precedenti), il dispositivo di accesso al nuovo nucleo residenziale cenatio-terme.

La campagna di scavi 2012 ha visto inoltre la ripresa delle indagini nel saggio VI, dove le ricerche condotte negli anni 2006 e 2009 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un edificio topograficamente distinto dalla villa, ma ad essa limitrofo, con una probabile funzione di servizio, interessato, tra la fine del VI ed il VII secolo, da un’intensiva rioccupazione a scopo artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro).

Un ultimo intervento di scavo è stato infine condotto all’interno della _cenatio_, nelle lacune createsi nella sua pavimentazione in seguito all’asportazione dei tre mosaici in _opus sectile_ vitreo e marmoreo, disposti assialmente e centralmente rispetto allo sviluppo longitudinale del grande vano.
en The ninth excavation campaign on the site of Faragola (Ascoli Satriano) took place in September-October 2012. The research concentrated on a number of areas that are important for defining the villa’s plan, its construction phases and understanding of the functions of its spaces.

In trench IV, a monumental apsidal building was uncovered (rooms 104 and 105), in which traces of the original floor were preserved.
The overlying early medieval structures, the changes in function and the partial nature of the excavations, made it impossible to complete its plan, suggest function, or propose a late antique or early medieval date. Although the building’s typology and size may suggest the identification of the apsidal hall with a reception room almost coeval or slightly later than the restructuring of the _cenatio_ (second half of the 5th century), other indications, such as the construction techniques and the foundation level, could ascribe the building’s construction to a phase subsequent to the use of the _cenatio_, that is in the full 6th century.
Another suggestion is that this building was a church with a single nave, although there is no evidence to support this working hypothesis.
From the second half of the 8th century and, presumably following an abandonment phase, the building underwent structural alterations and changes in use, of a domestic-residential nature. These interventions are legible in the modifications of the original plan by the obliteration of the longitudinal room (105) and the construction of dividing walls in the apse (104), creation of beaten earth floors, cooking stands, walls in perishable materials partially resting on pre-existing masonry walls, and tile and imbrices roofs resting on timber posts.

Immediately east of the _cenatio_ at least four pillars were identified. Built of cobbles and brick/tile, they could be interpreted as an integral part of a portico, perhaps with a cobble paving, forming a monumental access on the eastern front of the 3rd-4th century villa. This structure seemed to have been blocked at the same time as the _cenatio_ portico was built (second half of the 4th century). In this way, a long perimeter wall to the rural complex was created, which provided access, via a large threshold (identified during a previous campaign), to the residential _centatio_-baths complex.

The 2012 campaign also saw the continuation of excavation in trench VI, where in 2006 and 2009 a number of rooms belonging to a building that was topographically distant from the villa but neighbouring to it, were identified. This was probably a service structure, which between the end of the 6th and the 7th century was reoccupied and saw intense craft-working activity (iron and copper working, and perhaps glass making).

The last intervention was undertaken inside the _cenatio_, in the gaps created in the floor following the removal of three _opus sectile_, glass and marble mosaics, arranged on axis and centred with respect to the large room’s longitudinal development.
Team
Archaeologist - Antonietta Buglione
Archaeologist - Marida Pierno
Archaeologist - Maria Giuseppina Sibilano

Media

Name
Faragola
Year
2013
Summary
it Dal 16 settembre al 26 ottobre del 2013 si è svolta la decima campagna di indagini archeologiche sistematiche nel sito di Faragola (Ascoli Satriano). Le ricerche hanno consentito di acquisire ulteriori dati sullo sviluppo e sull’articolazione planimetrica della villa e, in particolare, sulle fasi di abbandono della residenza tardoantica, sulle nuove forme del popolamento rurale e sui caratteri dell’abitato, strutturatosi tra i corpi di fabbrica del complesso architettonico preesistente, a partire dagli inizi del VII sec. d.C. e protrattosi, con mutamenti morfologici anche significativi, probabilmente fino alla metà del IX sec. d.C.

Sono state riprese le indagini nel nucleo edilizio costruito sul versante orientale del sito, dove le ricerche condotte negli anni 2006, 2009 e 2012 avevano consentito di individuare alcuni ambienti pertinenti ad un settore, topograficamente distinto dal corpo centrale della villa, ma ad essa limitrofo, interessato, tra la fine del VI ed il VII-VIII secolo, da una intensa rioccupazione a scopo abitativo-funzionale e secondariamente artigianale (lavorazione del ferro, del rame e forse del vetro). Le ricerche sono state condotte, in particolare, in corrispondenza dello spazio centrale del complesso. L’assenza di stratigrafie contestuali alle fasi costruttive originarie non consente un puntuale inquadramento cronologico e funzionale di questo corpo di fabbrica che tuttavia, sulla base delle caratteristiche planimetriche e dimensionali, potrebbe essere identificato con un granaio, magazzino e/o deposito. Maggiori elementi sono stati acquisiti sulle fasi di rioccupazione di età altomedievale quando la costruzione di setti murari divisori portò alla creazione di sette ambienti gravitanti su una corte centrale, costruiti riutilizzando i muri perimetrali preesistenti. Dotati di una o più piastre di cottura e/o riscaldamento, hanno restituito suppellettili da cucina e da mensa, contenitori per la conservazione delle derrate, attrezzi e campanacci per animali, indicativi di un uso polifunzionale e promiscuo di tali vani. Una destinazione artigianale caratterizza un ambiente, destinato alla lavorazione dei metalli e forse anche, in una fase, la porzione occidentale della corte. I caratteri strutturali, l’organizzazione spaziale e l’omogeneità dei vani, sembrerebbero rinviare ad unità abitative del personale di servizio dell’abitato altomedievale.

Saggi di approfondimento hanno interessato tre vani del nucleo localizzato a Nord del complesso cenatio-portico, dove le indagini condotte nel 2008 e nel 2009 avevano portato alla luce una serie di ampi vani costruiti nel V sec. d.C., destinati probabilmente ad accogliere cucine, dispense e verosimilmente, al piano superiore, il settore residenziale, e oggetto di una intensa frequentazione altomedievale di tipo abitativo e produttivo. Al di sotto di una vasca per la decantazione/stagionatura dell’argilla, datata al tardo VII sec., è stato rinvenuto un monumentale ambiente absidato, conservato solo nella sua porzione orientale e privo dell’originaria pavimentazione. I molteplici rifacimenti impediscono di ricostruire l’articolazione planimetrica del vano, databile al IV sec. d.C., identificabile in via ipotetica con un ninfeo.

Le indagini in quest’area hanno consentito di evidenziare la spoliazione radicale di altri due ambienti, attraverso una sistematica pratica di recupero di tutti gli elementi riutilizzabili, riciclabili e rivendibili in _situ_ o altrove, dai rivestimenti pavimentali e parietali, ai materiali da copertura. Non si è conservata nessuna traccia delle fasi di vita tardoantiche.

In un saggio impostato ad Est del nucleo residenziale composto da _cenatio_ -terme è stata portata alla luce una canaletta, allineata con un tratto di canalizzazione di adduzione dell’acqua già individuato in passato e diretta verso una cisterna localizzata in prossimità della soglia di accesso al complesso della _cenatio_. Sono visibili anche rifacimenti della copertura in laterizi della struttura da mettere in relazione con interventi di manutenzione necessari al funzionamento della canaletta la cui direzione consente di ipotizzare il collegamento con un _castellum aquae_ verosimilmente costruito sul versante collinare orientale del sito. Più a Sud è stata parzialmente indagata una grande vasca realizzata con tegole poste in opera in modo molto regolare, delimitata da tegoloni infissi verticalmente nel terreno, interpretata come dispositivo per la decantazione/pestatura e/o stagionatura dell’argilla. Il rinvenimento di tale vasca e le sue dimensioni confermano l’importanza, sia in età tardoantica che altomedievale, dell’artigianato fittile, orientato alla produzione non solo di ceramiche ma anche verosimilmente di laterizi da copertura, favorito senza dubbio dalla grande disponibilità di argilla presente in questo comparto territoriale.
en This was the tenth excavation campaign on the site of Faragola (Ascoli Satriano). Further evidence was uncovered regarding the development and plan of the villa and, in particular, the abandonment phases of the late antique residence, the new forms of rural settlement and the characteristics of the residence, built among the structures of the pre-existing architectural complex from the beginning of the 7th century A.D. Occupation, including substantial alterations to the structures, probably continued until the mid 9th century A.D.

Work continued on the structures situated on the east side of the site, where research in 2006, 2009, and 2012 had uncovered a number of rooms that were separate from the central part of the villa. Between the end of the 6th and the 7th-8th century, these rooms were reoccupied for residential-functional purposes and, secondly, production activities (iron, copper and perhaps glass working). The excavations concentrated on the central area of the complex. The absence of stratigraphy relating to the original construction phases made it impossible to give a precise date and function for this building. However, its plan and size suggest it may be interpreted as a granary or warehouse. Evidence was also uncovered regarding the early medieval reoccupation when the construction of seven dividing walls created seven rooms around a central courtyard, built reusing the pre-existing perimeter walls. The rooms contained one or two cooking and/or heating plates, kitchen and table wares, containers for dry food stuffs, bells and other equipment for animals, indicating they were multifunctional. There was evidence of metalworking in one period in one room and perhaps also on the west side of the courtyard. The structural characteristics, spatial organisation, and uniformity of the rooms seems to suggest these rooms were inhabited by the servants of the early medieval residence.

Excavations were continued in three rooms of the nucleus situated north of the _cenatio_-portico complex, where in 2008 and 2009 a series of large rooms dating to the 5th century A.D. were identified. These rooms were probably kitchens and storerooms, with the upper floor housing the residential rooms. In the early medieval period, the occupation was both residential and productive. Below a clay settling/weathering tank, dated to the late 7th century, a monumental apsidal room came to light. Only the eastern sector was preserved and the original flooring had not survived and due to the many alterations it was not possible to reconstruct its plan. Dated to the 6th century A.D., the preliminary interpretation is that this was a nymphaeum.

The excavations in this area revealed the heavy robbing of two more rooms, through the systematic removal of all the elements that were reusable, recyclable, and sellable on the site or elsewhere, from paving and wall revetments, to roofing materials. No traces of late antique occupation survived.

A channel came to light in the trench opened east of the _cenatio_- baths residential nucleus. This was aligned with a stretch of the previously identified water channel leading towards the cistern situated in the proximity of the threshold leading into the _cenatio_ complex. The tile covering of this structure was also rebuilt, probably when maintenance was undertaken. The channel’s direction suggests it was linked to a _castellum_ _aquae_ that probably stood on the site’s eastern hillside.
Further south, a large tank built of neatly placed tiles with a border of large tiles fixed vertically into the ground was partially excavated. This is interpreted as a structure for settling/weighing and/or weathering clay. The discovery of such a tank and its size confirms the importance, both in the late antique and early medieval periods, of the clay working industry not only for pottery production but probably also roof tiles, no doubt favoured by the availability of clay in this area.
Director
Giuliano Volpe
Team
Anthropologist - Mauro Rubini
Archaeobotanist - Cinzia Corvino
Archaeobotanist - Girolamo Fiorentino
Archaeologist - Andrea Fratta
Archaeologist - Sara Loprieno - Università di Foggia
Archaeologist - Marco Lombardi
Archaeologist - Elisabetta Gliozzo
Archaeologist - Isa Memmi Turbanti
Archaeologist representing the Soprintendenza - Marisa Corrente
Field director - Maria Concetta Laurenti

Media

  • Maulucci 2000
    F.P. Maulucci, 2000, Sulle tracce di San Potito: il quadrato magico di Ascoli Satriano ed i primi risultati delle indagini archeologiche in località Faragola, Collana di Interventi di Archeologia Postclassica in Provincia di Foggia a cura di Francesco Paolo Maulucci, Vol. I, Bastogi, Foggia.
  • Volpe et al. 2004
    G. Volpe, G. De Felice, M. Turchiano, 2004, Musiva e sectilia in una lussuosa residenza rurale dell’Apulia tardoantica: la villa di Faragola (Ascoli Satriano), in Musiva&Sectilia, I: 127-158.
  • Volpe et al. 2005a
    G. Volpe, G. De Felice, M. Turchiano, 2005a, I rivestimenti marmorei, i mosaici e i pannelli in opus sectile della villa tardoantica di Faragola (Ascoli Satriano, Foggia), in C. Angelelli (ed.), Atti del X Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM) (Lecce, 18-21 Febbraio 2004), Tivoli: 61-78.
  • Volpe et al. 2005b
    G. Volpe, G. De Felice, M. Turchiano, 2005b, Faragola (Ascoli Satriano). Una residenza aristocratica tardoantica e un villaggio altomedievale nella Valle del Carapelle: primi dati, in G. Volpe, M. Turchiano (eds.), Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra Tardoantico e Altomedioevo, Atti del Primo Seminario sul Tardoantico e l’Altomedioevo in Italia meridionale (STAIM 1) (Foggia 12-14 febbraio 2004), Bari: 265-297.
  • Volpe et al. 2006
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Location

Location
Faragola
Easting
15.552222
Northing
41.226231