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AIAC_2039 - Grotte dell’acqua - 2001
Un piccolo intervento di scavo è stato eseguito sulle sponde orientali del Lago Fusaro (antica _Acherusia palus_ ) e ha interessato le cosiddette "grotte dell'acqua", ambienti termali voltati, prospicienti il lago e tuttora serviti da una sorgente calda. L’intervento ha permesso una migliore lettura, estesa ora fino al prospetto esterno dell’edificio, caratterizzato da semicolonne alternate a lesene aggettanti. La tecnica edilizia in _opus quasi reticulatum_ e le grandi volte cementizie fanno attribuire il complesso alla fine dell’età repubblicana, mentre l’apparato decorativo risale a modifiche apportate nel I secolo d.C.
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AIAC_2082 - Cuma - 2001
Un primo saggio nell’anfiteatro di Cuma aperto tra Villa Vergiliana, sotto cui sorgeva un tempietto di età romana, e la fascia dove l’anfiteatro si addossa alla collina, ha rivelato tre fasi principali di occupazione. La più antica (età greca o sannitica), è costituita da un filare di blocchi parallelepipedi di tufo giallo, addossati agli strati di pozzolana naturale aventi forse la funzione di terrazzare la collina. Potrebbe trattarsi del recinto del santuario che ha preceduto il tempietto romano e del quale sono probabilmente testimonianza alcuni frammenti di decorazioni architettoniche in terracotta dipinta (gocciolatoio di sima con testa di ariete della metà del VI secolo a.C.)
In età repubblicana viene eretta una struttura verosimilmente facente parte del tempietto tetrastilo di età romana, con ingresso prospiciente l’anfiteatro. Nella terza fase, contemporanea all’uso dell’anfiteatro, l’area viene usata come necropoli con tombe di I e II secolo d.C.
Lo scavo dell'ingresso meridionale dell'anfiteatro, formato da un corridoio rettilineo con volta a botte, ha rivelato una tecnica di costruzione (fine II-inizi I secolo a.C.) poco sviluppata per la mancanza di un livellamento preliminare del banco naturale in cui si dovevano impostare le fondazioni. Anche il pavimento originario è costituito semplicemente da terreno battuto e pressato.
Oltre alle fasi di età augustea e degli inizi del II secolo d.C., il nuovo scavo ha mostrato una notevole ristrutturazione di tutto il complesso avvenuta dopo gli ultimi decenni del II secolo d.C., forse per dissesti statici. La cronologia è indicata per ora da una moneta di Crispina Augusta (180-183 d.C.), rinvenuta sotto il piano pavimentale. Infine, un saggio ha messo in luce una parte della cavea, dove non sono conservati i rivestimenti ma solo lo scheletro in muratura dei sedili, interrotti da scalinate di accesso che immettevano gli spettatori all’interno dei vari settori.
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AIAC_2082 - Cuma - 2002
L'area a monte dell’anfiteatro, accanto alla Villa Vergiliana, ha restituito per intero il muro, in opera incerta, ma fondato su un più antico filare di blocchi di tufo, che faceva forse da recinto alla fase romana del santuario; ad essa appartengono le strutture in opera reticolata inglobate nel lato nord della Villa Vergiliana e pertinenti al tempietto tetrastilo scavato nel 1842 e descritto dal Beloch. L'abbandono dell’area sacra sembra segnata dalla necropoli che vi si installò tra il I ed il II secolo d.C. e fu usata almeno fino ad età alto medievale.
L'esplorazione di un tratto dell'anello esterno dell'anfiteatro ha permesso, peraltro, di rinvenire ancora in sito i blocchi di tufo per i pali che dovevano sostenere il _velarium_. Tale fase venne in seguito obliterata con l’ampliamento dell’edificio e l’aggiunta di un altro settore, il _maenianum summum_, individuato nelle precedenti campagne di scavo e del quale si è messo in luce un altro tratto con le relative scalinate di accesso.
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AIAC_2082 - Cuma - 2005
Indagini archeologiche hanno interessato l’area dell’ingresso meridionale e quella a monte dell’anfiteatro. Presso la porta sud è stato aperto un nuovo accesso al monumento dalla strada (via Cuma - Licola, nel Comune di Bacoli) e si è completato lo scavo nel corridoio voltato di ingresso. Sono stati individuati alcuni vani, accessibili da porte su due lati del corridoio: si tratta dei due _vomitoria_ che consentivano l’accesso al settore sud dell’ _ima cavea_, di un tratto dell’ _ambulacrum anulare_ dell’arena e di un piccolo vano intermedio, di incerta destinazione. Si è dato poi inizio allo scavo della _cavea_, di cui sono solo parzialmente e sporadicamente conservate, sotto uno spessore variabile tra i cm 40 e gli 80 di terreno agricolo, le gradinate, spoliate dei rivestimenti. Nella zona a monte dell’anfiteatro, presso la villa Vergiliana, l’esecuzione di un saggio archeologico, ha portato all’individuazione di un potente muro di terrazzamento con diverse fasi costruttive, dall’epoca greca arcaica all’età romana. Si tratta verosimilmente della struttura che conteneva, verso est, la terrazza di un probabile tempio, la cui presenza, in connessione topografica con la _summa cavea_ dell’anfiteatro era già stata ipotizzata in relazioni ottocentesche. Al muro di fase arcaica, realizzato contro terra e costituito da una cortina di ortostati e da un riempimento interno in grandi scaglie di tufo, si appoggiano rifacimenti successivi: una seconda struttura con cortina di blocchi ed _emplekton_ a scaglie con briglie trasversali, e un muro in opera reticolata di epoca tardo repubblicana, cui se ne addossa, in età imperiale, un altro in opera vittata.
La costruzione della villa Vergiliana in stile liberty si sovrappone al supposto edificio templare: un saggio, in corrispondenza con il muro est dell‘edificio, ha accertato la presenza di profonde fondazioni a sacco relative ad un muro di età romana su cui la costruzione moderna si è appoggiata.
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AIAC_2082 - Cuma - 2006
Proseguono i lavori all’anfiteatro Cumano, nella parte sud-occidentale del monumento. Esso consta di un’ima cavea, delimitata a monte da un piano in cocciopesto collegato ai due vomitoria presenti ai lati della porta Sud; vi si riconoscono quattro ordini di sedili rivestiti in cocciopesto, con scalette in blocchi di trachite. Della media cavea, anche se molto lacunosa, sono conservate sei gradinate con rivestimento in muratura direttamente appoggiato sul terrapieno e scalette divisorie tra i cunea in lastre di trachite. A causa della profonda rasatura della parte superiore del terrapieno sono perse anche le strutture della _summa cavea_, ad eccezione delle fondazioni a pilastri del muro anulare di coronamento dell’anfiteatro, che si ipotizza costituisse la parete di fondo del portico in _summa cavea_.
Lo scavo di una porzione dell’arena ha riportato alla luce il piano interno in terra battuta, alla medesima quota di una soglia composta di quattro elementi in calcare e trachite, situata in corrispondenza della porta Sud. L’alto muro del podio doveva essere rivestito di lastre marmoree, come si desume dai reperti recuperati e dalla presenza a distanza regolare di fori per grappe.
É stata poi completata l’esplorazione degli ambienti ad oriente del corridoio di accesso della porta Sud: un vano a pianta quadrata e il settore Est dell’ambulacro anulare. L’individuazione di un tratto di muro ad andamento curvilineo in _opus_ quasi _reticulatum_, tagliato dall’inserimento degli ambienti laterali, costituisce un elemento importante per la comprensione della sequenza delle fasi edilizie del monumento: è apparso chiaro, infatti, che in questa prima fase il muro del podio aveva una posizione più arretrata, e che successivamente vi fu aggiunta l’ima cavea, completamente costruita in muratura, realizzando l’ambulacro anulare intorno al perimetro dell’arena e inserendo, a lato del corridoio di ingresso, due coppie di ambienti simmetrici, caratterizzati da murature in _opus vittatum_.
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AIAC_2083 - Antro della Sibilla - 2006
Un intervento di emergenza si è reso necessario nel cd. Antro della Sibilla. I lavori hanno offerto, un’occasione propizia per acquisire dati per la storia del monumento e per una revisione della sua “lettura” e interpretazione. Questo, com’è noto, è la galleria realizzata dai Sanniti, secondo le più recenti e attendibili ipotesi, tra la fine IV e gli inizi del III a.C., a scopo strategico - militare, in previsione delle lotte con Roma. Tagliata nel banco di tufo alla base dell’acropoli con le aperture rivolte ad Ovest, essa è ubicata fuori della linea delle fortificazioni urbane occidentali, come una difesa antemurale.
Modifiche apportate in età romana, riferibili al periodo delle guerre civili, forse già per adibirla a cava, ne fecero abbassare il piano di calpestio e inserire a metà del percorso un vano quadrato scavato ad Est, sul quale si aprono tre cisterne e sotto il quale era in origine un canale tagliato nel tufo, creato per convogliarvi le acque delle cisterne stesse.
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ale area fu convertita, in età cristiana, ad un uso funerario, come dimostrano le tombe “a cassone” in muratura costruite sul fondo delle cisterne.
L’analisi della complessa stratigrafia e dei dati acquisiti indica che l’uso idraulico delle cisterne e del condotto fu interrotto dopo il I sec. a.C., tagliando il canale tufaceo antistante, che fu poi ripristinato in età bizantina, durante le guerre greco - gotiche, e sostituito con un altro voltato in _opus coementicium_.
La presenza e la concentrazione nelle cisterne di sedici o diciassette sepolture, accurate e non occasionali, sono da collegare ad una pratica cristiana. Queste tombe “a cassone” possono datarsi dal V al VII sec. d.C., ma la destinazione funeraria della zona deve essersi attestata una volta smesso il rinnovato uso idraulico delle cisterne. La funzione cultuale dovette interessare genti di religione cristiana, sia Cumani che Bizantini.
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AIAC_2084 - Cuma - 2006
Nel corso dei lavori di restauro e consolidamento nell’area della cd. Cava greca, presso l’apertura collegata al lato Est della “Cripta romana”, sono state messe in luce alcune strutture di età romana, interpretabili come opere di consolidamento del costone tufaceo dell’acropoli. Si tratta di un poderoso arco in opus coementicium, appoggiato al fronte di cava in sostituzione dell’originaria copertura di tufo, crollata già in antico, nonché di un muro di contenimento, realizzato in opus reticulatum con contrafforti in opus vittatum di tufo, per consolidare la parete tufacea e chiudere le aperture e le cavità preesistenti. Questi interventi, finalizzati a garantire la stabilità e la tenuta delle strutture soprastanti la “Cava greca”, sono databili ad età domizianea e rientrano fra le opere di restauro e monumentalizzazione della “Cripta romana” eseguite quando essa fu trasformata da percorso militare in galleria di uso civile.
Si è inoltre individuata una fornace a pianta rettangolare e delimitata da muretti in laterizi di reimpiego, in relazione con un piano di calpestio assegnabile ad epoca bizantina; essa conserva parte della camera di cottura e l’imboccatura della sottostante camera da fuoco. Si sono identificati quindici contenitori da cucina, databili tra la fine del VI e l’inizio del VII sec. d.C., con ogni verosimiglianza residui della produzione della fornace.
È stato infine condotto un intervento all’interno della “Cripta romana”, in corrispondenza dell’ultimo tratto verso l’uscita Ovest. Lo scavo ha intercettato il livello stradale relativo alla prima fase d’uso della galleria (dal 38-36 a.C. alla prima età imperiale) e la risega di fondazione del muro Nord, a grandi nicchie con paramento in opus vittatum di tufelli. Il rialzo del piano di calpestio è ascrivibile ad epoca successiva, forse tardoantica, come sembrano confermare, ad un primo esame, i materiali recuperati negli strati più alti dell’interro.
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AIAC_2085 - Fondo Correale - 2004
Durante un intervento di emergenza nell’area corrispondente al fondo Correale, scavato dal conte di Siracusa nel 1853-55 a ridosso delle mura nord della città, è stata rinvenuta, sotto piccoli edifici funerari a dado tardo-repubblicani, una tomba a cassa di tufo, non decorata e già svuotata in passato. Sul fondo, un foro lasciava intuire un vuoto, indagando il quale si è scoperta una tomba a camera con copertura a doppio spiovente, e con ingresso a ovest, preceduto da un dromos. La decorazione ad affresco consta di uno zoccolo rosso e, sulla parete est, di una scena di banchetto, con un uomo con tunica e mantello sdraiato su una kline, vicino cui sta una donna, seduta su uno scanno, con indosso tipici abiti e ornamenti oschi. Completano la scena una ancella che versa vino, la tavola imbandita e una ghirlanda che pende da un chiodo. Entrambi gli spioventi presentano scene di danza con suonatori di doppio flauto e danzatrici, resi con linee di contorno nere. La scena del banchetto funebre sembrerebbe ambientata in un padiglione prospiciente uno spiazzo, nel quale al cospetto del defunto e della moglie si svolgono danze.
La scena, forgiata su modello campano di lontana ascendenza etrusca, con valori conservatori nel costume osco femminile, e “attualizzata” con scene di danza di derivazione ellenistica, si rivela una rappresentazione ideologico-religiosa del ceto dominante cumano detentore di un livello di benessere e opulenza, attribuibile forse già all’entrata di Cuma, come civitas sine suffragio nello stato romano (338 a.C.) e alla ripresa dei traffici commerciali dei _mercatores_ italici. Per criteri stilistici e per la tipologia degli oggetti rappresentati il dipinto può datarsi al 300-290 a.C.