Name
Paola Miniero
Organisation Name
Soprintendenza dei Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta

Season Director

  • AIAC_2040 - Miseno - 2006
    Si è conclusa l’indagine archeologica subacquea volta alla documentazione grafica delle strutture emergenti del porto romano di _Misenum_. Nel bacino portuale, chiuso a Nord da Punta Pennata, si possono seguire sotto il livello del mare, le tracce della banchina, realizzata in _opus coementicium_ e attrezzata con grandi bitte d’ormeggio. Da questa si staccano, verso il centro dell’insenatura, due serie di otto _pilae_: quella orientale delimita l’imboccatura del porto in corrispondenza delle _pilae_ di Punta Terone, mentre quella occidentale fronteggia un secondo molo a fondazione continua che si stacca da Punta Sarparella. Il suddetto molo sfrutta l’andamento del banco di tufo ed è stato realizzato con l’ausilio di casseforme lignee, delle quali, in alcuni casi, è stato individuato il palancolato e il sistema di bloccaggio esterno. Nella parte più orientale, lungo un netto salto di quota verso l’interno, un secondo muro ad essa parallelo sembra definire i limiti di una strada. Lungo tutta la parete sommersa del settore orientale sopravvivono, inoltre, resti di divisori ottenuti per la realizzazione di una serie di ambienti. Ancora oltre, si conservano ulteriori resti murari in _opus coementicium_ riconducibili forse ad un fanale di segnalazione o ad un punto di guardia. Punta Pennata, infine, è attraversata da tre gallerie. La galleria occidentale non è ispezionabile per la presenza di crolli che ne ostruiscono l’entrata, mentre quella centrale, è accessibile dalla banchina portuale, pertanto essa era sicuramente percorribile a piedi e metteva in comunicazione i due versanti di Punta Pennata. La terza, invece, di maggiori dimensioni, taglia la punta nel settore più orientale ed era probabilmente un passaggio allagato destinato al transito di piccole barche. Per quanto riguarda le ricerche a terra, si è finora operato nella cd. Grotta della Dragonara, gigantesca cisterna scavata nel tufo ai piedi di Capo Miseno e originariamente destinata all’approvvigionamento delle navi romane.
  • AIAC_2041 - Castello Aragonese di Baia - 2000
    Nell’ambito del territorio flegreo, sono stati completati i lavori di scavo archeologico nel Castello Aragonese di Baia, in particolare lo scavo del settore di villa romana inglobata nella parte più antica ed elevata (circa 80 m s.l.m.) del Castello, dalla quale si domina uno splendido paesaggio dell'intero golfo napoletano. La villa risale alla fine del II secolo a.C. ma fu varie volte ristrutturata nel corso del I secolo a.C., ed in quello seguente. Di notevole finezza esecutiva i pavimenti in signino con tessere, risalenti alla prima fase edilizia e i tessellati del periodo tardo-repubblicano.
  • AIAC_2041 - Castello Aragonese di Baia - 2004
    Tra settembre 2003 e febbraio 2004 sono condotti saggi di scavo nell’area della villa romana inglobata nel Castello Aragonese di Baia e in particolare sulle terrazze esterne meridionale e settentrionale del Padiglione Cavaliere, sulla rampa romana a tornanti e sulla polveriera. I risultati più importanti si sono avuti nell’indagine della terrazza meridionale dove erano già stati individuati settori della fase tardo-repubblicana del complesso. Lo smontaggio della scalinata rinascimentale ha messo in luce la prosecuzione di una fognatura, funzionale alla cucina del Padiglione Cavaliere, che aveva tagliato le pareti occidentale e orientale di un ambiente romano in opera quasi reticolata, originariamente dipinto in II stile; l’intonaco fu tagliato dalla realizzazione di un’abside in opera reticolata, che si discostava da muro di fondo all’altezza dell’imposta della volta. Il dipinto è di altissima qualità pittorica e rappresenta per Baia e per i Campi Flegrei una novità assoluta, essendo stati finora rinvenuti solo frammenti di decorazione in II stile. La parete è strutturata secondo lo schema di una tholos posta al centro di due colonnati ionici in parte celati da tendaggi tesi dietro pareti-tramezzi con paesaggi monocromi. I confronti con le pitture di Oplontis e la tecnica muraria suggeriscono una datazione al 60 a.C circa, mentre alla prima età imperiale è da far risalire la costruzione dell’abside. Il pavimento a mosaico era coperto dal crollo della copertura in grossi cassettoni rivestiti di stucco bianco. Lo scavo della Terrazza settentrionale ha permesso di individuare il sistema di eliminazione delle acque meteoriche di età rinascimentale e una serie di murature di età romana; si è inoltre stabilito che anche questo versante della collina fu occupato da strutture antiche di epoca tardoantica o altomedioevale: si tratta di nicchie forse da mettere in relazione con tre vasche sottostanti.
  • AIAC_2041 - Castello Aragonese di Baia - 2005
    A partire dal mese di novembre 2004 sono riprese all’interno del Castello Aragonese di Baia le indagini archeologiche propedeutiche e parallele ai lavori di restauro architettonico dell’intero complesso. L’indagine archeologica ha arricchito i dati relativi alla presenza di una villa romana: essa costituisce un unico complesso, che ebbe un importante sviluppo tra la fine dell’età repubblicana e il primo Impero. La scoperta più interessante è una lunga e articolata rampa con doppia copertura a volta che collegava la sommità della villa al mare, sul lato orientale del costone. Questa imponente struttura si articola in piani inclinati e pianerottoli e presenta pavimentazioni in cocciopesto, copertura a volta in perfetto stato di conservazione e ampi tratti di pareti decorate. In un saggio, ubicato all’interno di uno dei grossi merli sul lato occidentale del Castello, è stato scavato un lungo corridoio, di cui si conserva solo il lato interno, che costituiva la continuazione della rampa sopra descritta in direzione del settore residenziale della villa. Lo scavo archeologico ha permesso l’identificazione di un lungo muro in opera quasi reticolata, che conserva parte del rivestimento parietale e parte della risega di partenza della pavimentazione. Nella parte meridionale il corridoio si apre in un piccolo ninfeo: le strutture cementizie dei due ambienti si appoggiano ad un ambiente precedente: si tratta dei resti di un vano rettangolare, dalle pareti intonacate e pavimento costituito da un piano grezzo in calce, con i resti di un gradino che conduceva a sud. L’indagine archeologica ha interessato anche gli ambienti nei quali saranno realizzate le nuove sale museali. Qui uno dei saggi ha permesso di individuare due pavimentazioni rinascimentali in calce e lapillo e, soprattutto, la presenza di due forni da cucina a doppio fornice in laterizio.
  • AIAC_2041 - Castello Aragonese di Baia - 2006
    Continuano le indagini archeologiche all’interno del Castello Aragonese di Baia, con saggi stratigrafici localizzati sulla terrazza superiore meridionale. Dopo la rimozione della pavimentazione più recente, sotto la quale sono emerse una serie di preesistenze relative al periodo bellico e a tracce di una pavimentazione in _opus spicatum_ antecedente alla sistemazione attualmente visibile, sono stati scavati una serie di ambienti pertinenti ad un orizzonte cronologico più antico, distinguibile in due fasi principali, la più recente di epoca vicereale, la più antica di età romana. Per quanto riguarda il periodo moderno, i primi due ambienti (A e B), non conservano resti archeologici, ma solo la pavimentazione originaria tagliata da collettori fognari. Adiacente all’ambiente B è il vano di servizio C, anch’esso di età post-rinascimentale, le cui murature perimetrali intonacate celano però un paramento in _opus reticulatum_ o _quasi reticulatum_, riconducibile alla fase tardo-repubblicana della villa romana finora scoperta. Si tratta di un vano caratterizzato, sul lato meridionale, dalla presenza di un forno che ha tagliato la muratura antica e al quale si accedeva mediante dei gradini con una sorta di bancone. Questo locale era collegato con quello contiguo D tramite una porta situata sulla parete occidentale, già esistente in età romana, poi tamponata e riaperta alla quota del soprastante pavimento rinascimentale. Il riempimento che colma tale differenza altimetrica è costituito da terreno misto a pozzolana, al cui interno si sono trovati frammenti ceramici rimescolati. Alla luce dei rapporti stratigrafici appare documentata la presenza nel complesso edilizio di due fasi costruttive distinte nell’ambito dell’età romana: la più antica, tardo-repubblicana, di cui restano le murature in _opus quasi reticulatum_ del locale C e la preparazione pavimentale del vano D, e una seconda fase, forse tardo-romana, che è rappresentata dalle murature in _opus coementicium_ del medesimo ambiente D, che si appoggiano alle precedenti.
  • AIAC_2042 - Punta Epitaffio/Tritoli - 2001
    Nel territorio di Baia, durante il consolidamento statico di un tratto del costone di Punta Epitaffio (o di Tritoli) franato nel 1996, si è colta l'occasione per approfondire la conoscenza della bella villa romana che dominava quest'angolo particolarmente suggestivo del golfo di Pozzuoli e che doveva giovarsi dei vapori caldi, ancora oggi scaturenti dalle pendici del costone ed identificabili con il sudatorium Tritoli, noto dalle fonti letterarie ed iconografiche. Si è così messo in luce, sia pure per una fascia di soli m 3 sopra il livello delle arcate di terrazzamento, usate anche per cisterne, una parte del settore residenziale della villa con resti di decorazione dipinta ed a mosaico. Appartiene alla fase di III stile (metà circa del I secolo d.C.), nell’ultimo ambiente scavato a meridione, un quadro a fresco pertinente al tratto centrale della parete Sud, crollata quasi integralmente. Esso presenta una ancora enigmatica scena mitologica – forse una versione rara della leggenda di Dedalo e Icaro -, con al centro una figura barbata ed alata, protesa su di un giovane supino, anch\'egli alato, disteso su una roccia, sotto il quale sono altri due giovani rispettivamente in posizione recumbente e supina. Ai lati vi sono due coppie formate da un uomo e da una donna, che assistono alla scena; in quella di sinistra un giovane nudo, coronato ed armato di spada e scudo, sembra in atto di slanciarsi verso il gruppo centrale, ma è trattenuto dalla donna.
  • AIAC_2042 - Punta Epitaffio/Tritoli - 2002
    Sono proseguiti i lavori di ricomposizione dei resti di intonaci dipinti recuperati in crollo nello scavo, effettuato lo scorso anno, della villa romana posta sul costone di Punta Epitaffio. Dopo il quadro già ritrovato, è stata la volta di un altro grande frammento di decorazione del tipo delle megalografie, in cui compare parte di una figura femminile a grandezza naturale, vista di scorcio, che sorregge una patera contenente foglie di alloro, dinanzi ad un altare cilindrico, con evidenti affinità, tra le molte possibili, con la sacerdotessa della Villa dei Misteri.
  • AIAC_2105 - Cappella - 2002
    The trenches excavated prior to the restructuring of the piazza in the locality of Capella in the municipality of Monte di Procida, revealed part of the necropolis of Misenum situated on the ancient road to _Cumae_. As elsewhere in the Flegrean area, these were columbaria, later reoccupied by formae, placed one on top of the other, arranged in several rows as if to terrace the slope. Of the few tombs that were not robbed some contained coins of the 2nd century A.D.
  • AIAC_2105 - Cappella - 2003
    Excavation continued of part of the Roman necropolis belonging to the _municipium_ of _Misenum_, found in the piazzetta at Capella. Five funerary monuments and 179 inhumation burials, 4 inside amphora and 1 _bustum_ were investigated. Phase I (late Republican) was represented by a structure with small tanks on the façade probably surmounted by niches and linked to the road by a monumental staircase. These were the remains of a monument that pre-dated the necropolis, probably a _sacellum_, perhaps standing at a crossroad. In the 1st century A.D. the _columbaria_ of phase II had been joined to this structure. Of phase II (second half of the 1st century A.D.) two semi-hypogean _columbaria_ were excavated. These were for collective cremation burials in single chambers. The structures had quadrangular blind loculi built on several horizontal shelves on all four walls, faced with richly decorated plaster. Phase III (mid imperial period). Three funerary monuments were built for housing only inhumations. In reality the first retraces the structure of the funerary _triclinium_ with three wings of _formae_. The construction had walls faced with _opus vittatum_ covered with a thick layer of colourless plaster. The other monuments formed a complex of _formae_ (of which the central part was covered by two small barrel vaults) for inhumations without grave goods. Behind the funerary monuments, in a layer that post-dated their construction, tens of “a cappuccina” tombs, several burials in amphora and a _bustum sepulcrum_ (post first half of the 2nd century A.D.) came to light. The excavation also uncovered a funerary inscription (1st century A.D.) to _Tiberius Claudius Phoebus_, a sailor ( _manipularius_ ) on the trireme _Virtus_ from Asia Minor ( _natione asiano_ ).