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Luca Lanteri

Season Team

  • AIAC_2040 - Miseno - 2006
    Si è conclusa l’indagine archeologica subacquea volta alla documentazione grafica delle strutture emergenti del porto romano di _Misenum_. Nel bacino portuale, chiuso a Nord da Punta Pennata, si possono seguire sotto il livello del mare, le tracce della banchina, realizzata in _opus coementicium_ e attrezzata con grandi bitte d’ormeggio. Da questa si staccano, verso il centro dell’insenatura, due serie di otto _pilae_: quella orientale delimita l’imboccatura del porto in corrispondenza delle _pilae_ di Punta Terone, mentre quella occidentale fronteggia un secondo molo a fondazione continua che si stacca da Punta Sarparella. Il suddetto molo sfrutta l’andamento del banco di tufo ed è stato realizzato con l’ausilio di casseforme lignee, delle quali, in alcuni casi, è stato individuato il palancolato e il sistema di bloccaggio esterno. Nella parte più orientale, lungo un netto salto di quota verso l’interno, un secondo muro ad essa parallelo sembra definire i limiti di una strada. Lungo tutta la parete sommersa del settore orientale sopravvivono, inoltre, resti di divisori ottenuti per la realizzazione di una serie di ambienti. Ancora oltre, si conservano ulteriori resti murari in _opus coementicium_ riconducibili forse ad un fanale di segnalazione o ad un punto di guardia. Punta Pennata, infine, è attraversata da tre gallerie. La galleria occidentale non è ispezionabile per la presenza di crolli che ne ostruiscono l’entrata, mentre quella centrale, è accessibile dalla banchina portuale, pertanto essa era sicuramente percorribile a piedi e metteva in comunicazione i due versanti di Punta Pennata. La terza, invece, di maggiori dimensioni, taglia la punta nel settore più orientale ed era probabilmente un passaggio allagato destinato al transito di piccole barche. Per quanto riguarda le ricerche a terra, si è finora operato nella cd. Grotta della Dragonara, gigantesca cisterna scavata nel tufo ai piedi di Capo Miseno e originariamente destinata all’approvvigionamento delle navi romane.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2013
    Nel maggio del 2013 si è dato il via al progetto Isthmos, condotto dall’Università di Cagliari in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano e con il Comune di Pula. Il progetto, sotto la direzione scientifica dei professori Simonetta Angiolillo e Marco Giuman della Cattedra di Archeologia Greca e Romana dell’Università di Cagliari, si è articolato per l’anno 2013 in una prima fase di survey sul campo alla quale ha fatto seguito una seconda incentrata sullo scavo stratigrafico. Le operazioni, coordinate dai dottori Romina Carboni e Emiliano Cruccas, si sono concentrate su un settore (particella n. 485, foglio 390, mappa catastale del comune di Pula) del promontorio collocato poco oltre l’istmo che collega la penisola di Nora all’entroterra. Si tratta di una porzione di territorio di quasi 15000 mq. occupata per lungo tempo da una servitù militare e di recente passata al pubblico demanio. Il primo step della ricerca si è incentrato su analisi non invasive svolte sul sito attraverso una campagna di ricognizione con raccolta di reperti. Contemporaneamente alle operazioni di ricognizione archeologica si sono svolte analisi geofisiche condotte dall’équipe del Prof. Gaetano Ranieri dell’Università di Cagliari. Sulla base delle emergenze individuate nel corso della ricognizione si è deciso di concentrare le indagini su due aree, denominate area Alfa e area Beta, collocate nella porzione meridionale della particella in esame. Nella prima area sono venuti alla luce lacerti murari pertinenti ad una struttura di incerta destinazione, ma contigui ad una fossa con una grande quantità di materiale ceramico e coroplastica votiva, forse legati alla dismissione di un’area sacra. Nella seconda area è stato riportato alla luce un tratto di strada con grossi basoli di andesite, verosimilmente prosecuzione dell’arteria E-F che costeggia sul lato orientale la cosiddetta Insula A.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2014
    Le ricerche dell’Università di Cagliari nell’ex Area Militare di Nora (foglio 390 della Mappa Catastale del Comune di Pula), iniziate nel corso della primavera del 2013, sono proseguite nell’estate del 2014 con un approfondimento dei due punti topografici individuati l’anno precedente: un lungo tratto di una strada basolata, naturale prosecuzione dell’arteria che percorre ad est la c.d. ‘Insula A’, e parte di un edificio con differenti fasi di vita e di utilizzo. La campagna di scavo condotta nell’estate del 2014 ha permesso di definire con maggior precisione il settore sud-orientale dell’area di scavo, collocato nel punto altimetrico più alto della particella oggetto d’indagine (Area Alfa). In questa porzione di scavo sono venute alla luce murature pertinenti ad un grosso edificio rettangolare e resti di una canaletta e di una fossa contestuali e probabilmente relative ad un piccolo impianto a destinazione artigianale riconducibile alla fase tardo-antica di frequentazione dell’area. Importanti risposte sono arrivate anche ad ovest di questo settore (Area Delta): la presenza di strati di crollo, non ancora indagati, sembrano rilevare una situazione articolata relativa ad un settore abitativo della città di età romana. Particolare attenzione è stata dedicata anche al settore ad est della strada E-F (Aree Beta e Gamma), la cui esplorazione ha permesso di intercettare una trincea di una precedente esplorazione dell’area, nel periodo in cui questa era ancora sotto il controllo della Marina Militare.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2015
    La campagna di scavo 2015 dell’Università di Cagliari nell’ex Area Militare di Nora si è concentrata da un lato su alcuni settori messi in luce nelle due campagne di scavo precedenti, dall’altro su nuovi punti di interesse determinati dalle evidenze archeologiche emerse durante la ricognizione fisica e dai dati delle analisi geomagnetiche svolte nel 2013 dall’équipe del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura, guidata dal prof. Gaetano Ranieri dell’ateneo cagliaritano. La prima di queste aree (Omega) è collocata in prossimità della recinzione che separa l’area archeologica dalla strada moderna di accesso al sito. In questo settore sono stati individuati i resti di un edificio a pianta quadrangolare e di una fontana a esedra semicircolare, elementi che fanno supporre la presenza di un importante spazio pubblico monumentalizzato. In direzione sud è stata aperta un’ulteriore area di indagine (Omicron) che ha permesso di portare alla luce un altro tratto della strada E-F, individuata negli anni precedenti nel settore meridionale della particella indagata (Beta). In questa zona sono proseguite le indagini volte a definire nel dettaglio alcuni aspetti lasciati in sospeso nelle campagne di scavo precedenti: sono così stati messi in luce tre vani contigui (Gamma II, III e IV) che costituiscono parte della grande struttura adiacente all’arteria basolata individuata nella prima campagna di scavo. Gli ambienti, sigillati dagli strati di crollo pertinenti alle murature collassate, hanno evidenziato stratigrafie relative alle fasi di abbandono dell’area, con una forbice cronologica inquadrabile tra la media età imperiale e il VII secolo d.C. Di grande interesse inoltre il settore a monte collocato tra le aree Gamma e Alfa (Delta), che ha evidenziato la presenza di un muro di terrazzamento contestuale a strati collocabili non oltre il I/II secolo d.C. e pertinente ad una sistemazione globale di questo settore della città nella prima età imperiale.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2016
    Nel corso della campagna 2016, svoltasi tra la fine di giugno e l’inizio di agosto, l’équipe dell’Università di Cagliari ha indirizzato l’analisi sul campo alla definizione di alcuni elementi urbanistici legati alla conformazione del tessuto viario del settore settentrionale (Area Omega) e della funzione e morfologia dei vani del grosso blocco edilizio dell’area meridionale (Area Gamma). La campagna di scavo 2016 nell’ex area militare di Nora è stata programmata con tre principali finalità: la prima era quella di fornire ulteriori risposte in merito ai rapporti tra l’area Alfa, collocata nel punto altimetrico più alto della particella in concessione di scavo, e l’area Beta, corrispondente alla strada E-F; il secondo spunto di ricerca era derivato dall’allargamento delle conoscenze dell’area attraverso l’apertura di nuovi saggi di scavo nel settore settentrionale della particella stessa (aree Omicron e Omega); l’ultimo obiettivo era quello di indagare il settore della cisterna a bagnarola collocato a nord delle aree Delta e Gamma. Le operazioni di scavo hanno confermato la presenza di un nucleo edilizio (Area Gamma), antistante alla strada basolata indagata negli anni precedenti e realizzato principalmente con murature nella tecnica a orditura di ritti, segnato da almeno tre ambienti rettangolari, ancora di incerta funzione. Nel settore a nord delle aree Gamma e Delta era stata individuata, già in sede di ricognizione (maggio 2013), una cisterna a bagnarola caratterizzata da una malta idraulica a più strati. Le analisi successive condotte in questo settore hanno permesso di mettere in luce una seconda cisterna a bagnarola, ortogonale rispetto alla precedente e con essa comunicante, caratterizzata dallo stesso tipo di malta idraulica e collocata ad una quota inferiore rispetto all’altra, con la quale è in relazione, evidentemente, secondo un rapporto di “troppo pieno”. Al fine di definire con maggiore precisione gli elementi urbanistici e la conformazione della particella in concessione di scavo, si è deciso di proseguire l’analisi dell’area di indagine in prossimità della recinzione che costeggia l’attuale strada di accesso al parco archeologico, nella porzione a nord delle aree indagate nelle campagne precedenti (Area Omega). L’analisi del settore ha evidenziato la presenza di una struttura a pianta semicircolare, realizzata con pietrame legato con malta cementizia nel nucleo più interno e rifasciata da una cortina laterizia con mattoni di poco meno di 0,20 m per lato, a loro volta coperti da uno strato di intonaco discretamente conservato. Il fondo interno della struttura è caratterizzato dalla presenza di lastre piane quasi tutte frammentarie. Nella parte interna è presente una piccola apertura contornata da laterizi e caratterizzata da una leggera pendenza verso l’esterno, fatto che porta ad ipotizzare la sua natura di canaletta di scolo. Addossata alla base della struttura, sul lato SE, è stata rinvenuta una vaschetta monolitica di forma quadrangolare, realizzata nella stessa andesite viola delle lastre interne e dei basoli stradali presenti a Nora. Essa poggia su un avancorpo costituito da tre blocchi in pietra calcarenitica, impostato direttamente sul piano pavimentale in basoli di andesite, probabilmente pertinenti alla continuazione della arteria E-F, già attestata nelle aree del parco archeologico e nelle aree Beta e Omicron.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2017
    Nel corso della campagna 2017 nell’ex area della Marina Militare, svoltasi tra giugno e luglio, l’équipe dell’Università di Cagliari ha indirizzato l’analisi sul campo alla definizione di alcuni elementi urbanistici legati alla conformazione del tessuto viario del settore settentrionale (Area Omega), alla definizione dell’arco cronologico, della funzione e della morfologia dell’Area Alfa e dei vani del grosso blocco edilizio dell’area meridionale (Area Gamma). Le indagini condotte nell’area di scavo denominata Alfa hanno permesso di appurare che la prima fase di frequentazione risale, come si ricava dai materiali rinvenuti, alla prima età imperiale. Inizialmente utilizzata come una sorta di “cortile”, ricavato livellando il piano di roccia naturale, la zona è da mettersi in connessione con un suo probabile utilizzo in chiave artigianale. Le operazioni di scavo sono proseguite anche nell’area Gamma, antistante alla strada basolata E-F (Area Beta), all’interno dei tre vani individuati nel corso delle campagne di scavo precedenti. Uno di questi vani (A) ha restituito un lotto di terrecotte figurate, con la medesima iconografia reiterata, inquadrabili, anche sulla base del contesto stratigrafico, tra il I sec. a.C. e il I d.C. Per quanto riguarda l’area Omega, i dati acquisiti in passato in questo settore, benché parziali, avevano portato ad ipotizzare la presenza di uno spazio pubblico decorato con strutture legate all’adduzione dell’acqua, all’interno di un complesso del quale una struttura a esedra doveva costituire solo una parte di un sistema articolato e importante all’interno del tessuto urbano della Nora di età imperiale. La prosecuzione dello scavo ha evidenziato la presenza di murature poste in opera a secco, ascrivibili ad una fase di post abbandono del settore (post V-VI sec. d.C.), su livelli di terra che avevano obliterato la pavimentazione dell’area. Con il raggiungimento del piano stradale in basoli di andesite, si è messa in evidenza la prosecuzione di una canaletta di scolo, già individuata nella precedente campagna di scavo, che dal settore sud del saggio raggiungeva una struttura semicircolare. La canaletta termina in uno spazio aperto, verosimilmente di forma circolare (diametro ipotizzabile tra i 5,50 e i 6 m.), caratterizzato dalla presenza di elementi in malta e negativi di strutture in metallo pertinenti alla canalizzazione delle acque. Queste ultime viaggiavano verso l’esedra dal grande invaso circolare, ora riempito di terra compatta e materiale di crollo. Il profilo interno della vasca è segnato da un filare di grossi blocchi rettangolari di 40x40 cm (dimensioni della faccia a vista). Nella porzione nord-occidentale dell’area si è impostata inoltre l’indagine di un nuovo settore di scavo (Psi), dove sotto un unico potente interro povero di materiali si è messa in luce una struttura che probabilmente fu impostata su una precedente tomba punica a camera violata.
  • AIAC_3410 - Nora, Ex Area Militare - 2018
    A partire del 2018 il progetto di ricerca Isthmos si avvale della collaborazione dell’Università di Alicante. Le indagini della campagna di scavo 2018 si sono concentrate su tre settori di scavo: l’area Psi, al fine di definire la conformazione della struttura emersa nella precedente campagna; l’area Omicron, con un approfondimento degli aspetti connessi con la viabilità dell’area alle pendici settentrionali del c.d. Colle di Tanit; l’area Omega, con la principale finalità di definire i limiti e le caratteristiche costruttive della vasca circolare individuata nella campagna di scavo 2017. Le indagini condotte in quest’ultimo settore (Area Omega) hanno permesso di acquisire importanti informazioni sullo spazio basolato individuato nelle precedenti campagne. Si tratta di un’ampia area monumentalizzata con strutture connesse con l’adduzione dell’acqua. Nella parte più meridionale è stata messa in luce un’ampia vasca circolare, la cui costruzione è contestuale alla posa in opera dei basoli della strada. Il profilo interno di questa infrastruttura è segnato da un filare di grossi blocchi rettangolari di 40x40 cm e, in corrispondenza della canaletta che la connette alla struttura a esedra del settore nord, dalla presenza di un collo d’anfora proveniente dalla Betica, riutilizzato probabilmente come scarico o in un sistema di “troppo pieno”. La struttura, completamente spoliata, è caratterizzata da una fase di obliterazione e appianamento del livello in modo da uniformarla al piano stradale. Ad un’analisi preliminare, gli strati di quest’ultima fase sembrano restituire ceramica inquadrabile tra la metà del I sec. d.C. e gli inizi del II sec. d.C. Importanti informazioni arrivano anche da un secondo settore (Area Omicron), grazie anche alla lacuna del basolato nella porzione nord, fatto che ha permesso di indagare le stratigrafie sottostanti la preparazione del piano stradale. Anche in questo caso, così come nell’area Omega, gli strati di questo settore sembrano restituire ceramica inquadrabile tra la metà del I secolo d.C. e gli inizi del II secolo d.C. L’ultima area (Psi), già sottoposta ad indagine nel corso della campagna del 2017, ha restituito interessanti informazioni in merito al riutilizzo di tombe puniche in età romana. Nella zona in questione si è infatti rinvenuta una tomba a camera, ormai spoliata, riutilizzata in età romana come elemento funzionale al sistema di raccolta dell’acqua, all’interno di una struttura a probabile carattere abitativo. Di quest’ultima, ancora in corso d’indagine, residuano il muro settentrionale e alcuni lembi del pavimento mosaicato.

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