Name
Patrizia Gargiulo
Organisation Name
Soprintendenza dei Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta

Season Director

  • AIAC_2061 - S. Giacomo - 2005
    Il sito era già noto per la presenza di una chiesa paleocristiana del IX-X sec. d.C., costruita sui resti di una villa romana ubicata lungo una diramazione dell’antica via Puteolis-Capuam. Le recenti indagini hanno confermato come l’attuale strada ricalchi un tracciato antico, avente direzione est/ovest. L’importante ruolo da esso svolto nelle comunicazioni tra l’entroterra e la costa è dimostrato dalla sua lunga frequentazione, attestata da quattro livelli di battuti. Il più antico, con andamento a schiena d’asino, presenta sul piano di calpestio diversi segni di tracce di carro. Al di sopra del battuto più recente è stato ritrovato un consistente accumulo di materiale ceramico, che copre un arco cronologico molto ampio, compreso tra il I sec. a.C. e il X sec. d.C., indicando la ininterrotta occupazione dell’adiacente insediamento, poi trasformato in luogo di culto. Nel tratto più prossimo all’antica chiesa sono state rinvenute circa venti sepolture in fossa terragna, prive di copertura e senza corredo, per la maggior parte poggianti sul livello del battuto più recente. E’ stato evidenziato, inoltre, un tratto della pavimentazione in blocchi di tufo appartenente probabilmente al sagrato della chiesa, e sono venuti alla luce anche i resti di una antica fornace, di cui è stato evidenziato un piano di lavorazione e una piccola camera di combustione. La struttura sembra essere stata utilizzata come calcara verosimilmente all’epoca della costruzione dell’antica chiesa.
  • AIAC_2096 - Base NATO - 2002
    Nel territorio di _Liternum_, a nord-est della città antica, all’interno dell’attuale base N.A.T.O., le indagini archeologiche per nuove opere edilizie destinate all\'Aviazione americana hanno consentito di individuare un piccolo nucleo di sepolture databile al III–IV secolo d.C., associate a qualche elemento di corredo (il solito boccalino con il chiodo), da riferirsi alla fase tardo antica di una villa rustica ricadente verosimilmente nell’area ancora da esplorare, ma indiziata anche da un pozzo.
  • AIAC_2097 - Lago Patria - 2005
    A Lago Patria, nel territorio dell’antica _Liternum_, è stato individuato un complesso di strutture e necropoli, che si sviluppa intorno ad una grande piscina, databili dall’età repubblicana alla tarda antichità. La piscina, foderata di cocciopesto, costruita in opera incerta e in parte scavata nel banco tufaceo, doveva verosimilmente presentare una copertura a falde compluviali, sorretta da pilastri di tufo dei quali resta traccia lungo il margine dell’ampio camminamento che ne circonda i bordi. La vasca è collocata all’interno di uno spazio delimitato da muri realizzati con tecnica “a telaio” che suggeriscono la presenza di un recinto aperto su due dei lati. La defunzionalizzazione della piscina è segnata dalla realizzazione di uno strato di riempimento contenente abbondante materiale ceramico associato a frammenti di tegole e scaglie di tufo, databile dal II agli inizi del I sec. a.C. Di particolare rilievo è il rinvenimento, nel contesto descritto, di alcuni frammenti di coroplastica riferibili ad almeno due statue di dimensioni diverse, raffiguranti una gamba con panneggio e una mano recante una fiaccola. Il complesso potrebbe riferirsi ad una villa, o ad una struttura di carattere sacro, alla quale si potrebbero ascrivere sia i frammenti delle statue fittili, sia la presenza di un fitto sistema di canalizzazioni, messo in luce ad ovest della piscina. La parziale distruzione della piscina e il radicale cambiamento d’uso dell’area sono segnati dalla realizzazione di una strada in terra battuta che la oblitera attraversandola in senso sud-est/nord-ovest. Alla fase tardo antica è da riferire, inoltre, un nucleo di necropoli. Si tratta di un gruppo di dodici tombe, del tipo “alla cappuccina”, prive di corredo, e ad _enchytrismos_, databili ad una fase successiva all’abbandono e alla obliterazione della grande piscina. La necropoli sembra costituire un insieme omogeneo, formatosi a seguito di un evento traumatico e violento.
  • AIAC_2097 - Lago Patria - 2006
    Nell’area dell’abitato romano dell’antica _Liternum_, oggi presente all’interno del territorio del comune di Giugliano in Campania, a ca. m 100,00 a Sud del Foro e in allineamento con esso, un saggio di scavo ha portato all’individuazione di un lembo superstite del tessuto urbano della colonia. Si tratta di una serie di strutture in cui è riconoscibile un ambiente, probabilmente adibito ad officina, dotato di un pavimento in cocciopesto con inserti di lastrine marmoree e una canaletta lungo il lato Sud, delimitato da un muro che presenta su entrambe le facce un rivestimento in _signinum_; esso è contiguo ad un altro vano, grossolanamente pavimentato con frammenti di anfore ed embrici, caratterizzato dalla presenza di un pozzo circolare riempito con materiali che ne datano l’obliterazione al III sec. d.C., epoca cui sembra risalire anche la frequentazione dell’area circostante che ha restituito monete dello stesso periodo. Ad una fase tarda di occupazione si può riferire la costruzione di un successivo locale con muri a blocchetti di tufo irregolari, costruito a quota superiore su un potente riempimento di materiale eterogeneo prevalentemente costituito da scaglie di tufo. Esso si sovrappone a fasi edilizie precedenti: di quella più antica, da fare risalire all’impianto della colonia, rimangono esclusivamente le fondazioni in blocchi di tufo formanti un angolo, al cui interno si evidenzia un pavimento in cocciopesto con inserti di scaglie di marmo, databile per motivi stratigrafici al I sec. d.C. e pertinente ad un edificio del cui elevato non si conserva nessuna traccia, forse perché volutamente distrutto. L’area indagata si inserisce in uno dei quartieri meridionali della colonia, verosimilmente utilizzato in età tarda come zona artigianale, come dimostra il rinvenimento di numerosi frammenti di osso semilavorato, scorie di ferro, frammenti e lastrine di piombo.
  • AIAC_2098 - Torre San Severino - 2002
    In località Torre San Severino, non lontano dal depuratore di Licola, sono venuti alla luce due monumenti funerari: uno, di piccole dimensioni, a camera ipogea ed un secondo, di maggiori proporzioni, a camera semi ipogea coperta a volta e con recinto; in quest’ultimo è stata recuperata l’epigrafe dedicata da un _Lucius Cornelius Graius_ alla moglie _Cornelia Veneria_ e ad un _Lucius Cornelius Faustus_, probabilmente suo figlio. Nei pressi del mausoleo sono alcuni ambienti tagliati nel tufo e resti di una cisterna pertinente ad un insediamento rustico, forse parte del praedium dei suddetti Cornelii.
  • AIAC_2098 - Torre San Severino - 2003
    In un’area già nota per la presenza di mausolei di prima età imperiale, è stato individuato un piccolo nucleo di tre tombe a cassa di tufo (fine del V sec. a.C.) obliterate da uno strato alluvionale, entro cui alla metà del IV secolo sono state ricavate sepolture infantili che presentano qualche elemento di corredo, costituito da un cratere miniaturistico ed una coppa a vernice nera, mentre la sepoltura di adulto presenta un ricco corredo, sia ceramico sia metallico.
  • AIAC_2099 - Villa Literno - 2003
    Un intervento iniziale di restauro e valorizzazione del Foro di Liternum, promosso dalla Provincia di Napoli, ente proprietario dell’area, è stata l’occasione per dare inizio a una rilettura al complesso, già oggetto di altri studi recenti, e a una radicale campagna di rilevamenti. Nel corso delle operazioni di scavo connesse al rifacimento del muro di recinzione dell’area sono state messe in luce strutture relative a periodi diversi in corrispondenza dell’angolo SO del Foro. Al momento di vita più antico dell’area sembrano riferirsi una serie di ambienti solo parzialmente indagati. Una tomba alla cappuccina priva di corredo rinvenuta nell’area a SO del saggio mostra la fase di piena decadenza del Foro. Lungo il lato settentrionale si riconoscono ambienti, forse a carattere commerciale prospicienti un asse viario secondario individuato a nord delle già note botteghe e perpendicolare alla Via Domitiana che attraversava il foro di Liternum da nord a sud di cui è stato riportato in luce un breve tratto. Interessante infine, nella zona sud, la scoperta di tracce consistenti delle diverse pavimentazioni del foro, in marmo e in lastre di tufo, quest’ultima, più antica, in fase con una canaletta sotterranea per lo scolo delle acque.
  • AIAC_2101 - Via Domitiana - 2002
    A sud della città antica di _Liternum_, negli anni ’30 del secolo scorso si erano posti in luce oltre cinque chilometri del selciato della via Domitiana da parte dei coloni dell'Opera Nazionale Combattenti, purtroppo andati riseppelliti e distrutti a causa dell'abbandono e dell’ondata di abusivismo edilizio verificatisi nel dopoguerra. Un tratto è ora emerso sulle sponde di un canale di bonifica che ne ha tagliato il lastricato; l’altro è stato necessariamente smontato e poi rimontato per permettere l'attraversamento di una fogna, dando l’occasione di verificarne la tecnica di costruzione: la ruderatio, allettata con malta, era in perfetto stato di conservazione, mentre, nella sezione si è potuto osservare come la disposizione dei basoli a schiena d’asino trovasse perfetta corrispondenza nella predisposizione degli strati di preparazione sottostanti, fino al piano di posa in sabbia.
  • AIAC_2101 - Via Domitiana - 2004
    In località Ponte del Diavolo, a S di Villa Literno, a confine tra Giugliano e Castelvolturno, è stato rimesso in luce il punto più meridionale della via Domitiana, prima che scavalcasse il lago Patria. Appena al di sotto del sottile strato di terreno vegetale, appare la ruderatio, larga circa m. 6,10 e spessa m. 0,20, formata da scapoli di tufo legati con malta pozzolanica ricca di grumi di calce; la ruderatio copre anche i due muri laterali, larghi circa m. 0,90, insieme ai quali costituisce un’ampia e solida platea di fondazione atta a ricevere la pavimentazione Più a sud, è stato inoltre rinvenuto un piccolo ponte su due arcatelle a tutto sesto (di luce m.2,20 ed altezza in chiave m.1,10 e di larghezza m.7,75), la cui testata settentrionale appare rifinita con una cortina in reticolato.
  • AIAC_2106 - Paperelle - 2003
    Nell’area già indagata nel 1998 e occupata da una fattoria ellenistica sono stati individuati un pozzo rivestito da intonaco idraulico, una cavità circolare e un canale che attraversa tutta l’area, articolandosi in un complesso sistema di vasche. Il pozzo, provvisto di pedarole, si innesta sulla volta di un sottostante cunicolo, formando una cisterna a bracci. La cavità circolare è situata a NO del pozzo e vi si accede mediante una rampa rettilinea che prosegue all’interno con gradonata e andamento a spirale verso il fondo. La parete non interessata dalla rampa presenta una serie di buchi di palo e di incassi praticati sia orizzontalmente sia obliquamente. Sia la cavità sia la rampa erano riempiti da terreno misto a schegge tufacee e a una notevole quantità di materiali (laterizi, ceramica, dolia, louteria e blocchi di rilevanti dimensioni pressoché integri, alcuni dei quali sagomati, derivanti dalla distruzione di un maestoso edificio forse di carattere pubblico esistente nella zona). La struttura sembra avere avuto funzione di cisterna, come dimostrano le concrezioni presenti sulle pareti e gli incassi atti a costituire la base per una superficie di lavoro. Il canale che attraversa l’intera estensione dello scavo con leggera pendenza verso est, nella metà orientale si articola in un assai complesso sistema di vasche e canalette per lo più comunicanti con il canale stesso. Il sistema è stato obliterato unitariamente da terra mista a ceramica a vernice nera, anforacei, dolia e laterizi. In tutta l’area figurano inoltre numerose buche di palo collocate talvolta all’interno delle vaschette, la cui scarsa profondità e disposizione fanno ipotizzare che si tratti di un apprestamento connesso a esigenze particolari di lavorazione. I dati emersi inducono a ipotizzare che si tratti di un’area di lavorazione in cui è necessario utilizzare acqua ferma entro vasche poco profonde e intercomunicanti (sistemi di lavaggi o macerazione).
  • AIAC_2154 - Qualiano - 2003
    A Qualiano i lavori per la realizzazione di una condotta fognaria hanno consentito di esplorare un breve tratto dell’antica via Consolare Campana. E’ stato possibile ricostruire le varie vicende e trasformazioni subite dalla strada nel corso del suo lungo uso: l’asse stradale è costituito da due carreggiate, orientate N-S per una larghezza complessiva di m. 7,00, le quali, benché contigue, differiscono per cronologia e tecnica di costruzione essendo l’una selciata e l’altra in battuto. La prima, della quale sono stati indagati anche gli strati preparatori, cominciò ad essere abbandonata dal II sec. d.C. L’altra, posta ad ovest consiste invece in un battuto di sabbia e pozzolana della larghezza di circa 3 metri, presenta anch’esso i solchi delle ruote e attestandosi alla stessa quota della contigua glareata dovette essere utilizzata per un certo tempo in funzione di seconda corsia, riservata ai carichi più leggeri e veloci, per poi diventare percorso alternativo al tratto basolato in rifacimento. Non lontano da questo rinvenimento e verosimilmente da porre in relazione con la via Campana è un pozzo con il relativo condotto in forma di cunicolo scavato entro terra, rinvenuto in corrispondenza della piazza centrale di Qualiano, area che l’antica Consolare percorreva in direzione SO-NE. Tra i numerosi materiali di riempimento che ne datano l’obliterazione al II sec. d.C. è una bella coppa in sigillata italica rinvenuta quasi integra.
  • AIAC_2177 - Ex prop. Gallo - 2004
    Nel territorio di Villaricca, nella ex proprietà Gallo lungo la strada Provinciale Circumvallazione Esterna, sono stati indagati i resti di una villa risalente, nel primitivo impianto ad età repubblicana, con ambienti articolati intorno ad un cortile porticato e impluvio rivestito di tassellato bianco nella quale in età imperiale sul lato occidentale del cortile fu aggiunto un piccolo settore termale riutilizzato poi in età medievale come edificio di culto. Le dimensioni della cisterna, realizzata in pezzame di tufo, indicherebbero che potevano essere soddisfatte le esigenze di una villa di non modeste dimensioni. A sud di una vasca rivestita in pavonazzetto, si apriva un ambiente con mosaico bianco, in gran parte distrutto dal fuoco, con soggetti marini in nero: pesci e una nereide su toro marino. E’ questo l’ambiente trasformato in epoca medievale in chiesa con la realizzazione di un’abside al centro della quale è altare realizzato con materiale di riutilizzo,. L’originario pavimento a mosaico fu integrato impiegando pezzame di marmi colorati; ove conservato invece fu ricoperto da una scialbatura di calce per eliminare rappresentazioni pagane.