Name
Giuseppe Vecchio
Organisation Name
Soprintendenza dei Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta

Season Director

  • AIAC_2081 - Cimitile - 2000
    In occasione dei lavori effettuati per il Giubileo, a ridosso della basilica di S. Stefano, ai margini del settore occidentale del complesso delle basiliche paleocristiane, altomedievali di Cimitile, sono state effettuate indagini archeologiche. Lo scavo ha evidenziato, al di sotto dei livelli dell’eruzione c.d. di “Pollena” (fine V-inizi VI secolo d.C.), una fossa di scarico riempita da frammenti di tegole, residui carboniosi e ceramica da fuoco. Si è potuto, inoltre, chiarire che la fondazione dell’abside, in ciottoli di roccia calcarea, si appoggiava, sul lato meridionale, a quella della navata, realizzata in blocchi di tufo irregolari e con struttura a scarpa, e dedurne pertanto che l’abside fu edificata in una fase successiva rispetto all’iniziale costruzione a pianta rettangolare. Oltre che agli scavi archeologici legati ai restauri architettonici, si è proceduto all’esecuzione di una serie di interventi di recupero conservativo dell\'apparato decorativo, come sui resti del pavimento in sectile dell’abside della “basilica nova”, fatta realizzare agli inizi del V secolo d.C. da S. Paolino, e dell’edicola rivestita a mosaico sorta intorno alle tombe di S. Felice e di S. Paolino tra la fine del V e gli inizi del VI secolo d.C. All’interno della “basilica vetus” è stato, infine, allestito un Antiquarium, in cui sono stati esposti alcuni dei più significativi reperti ed elementi scultorei, che documentano la storia del sito e ne testimoniano l’importanza dall’età romana fino al XIX secolo.
  • AIAC_2109 - Fuorigrotta-Piazzale Tecchio - 2005
    Le opere per la realizzazione della nuova linea metropolitana di Napoli, nell’area di Fuorigrotta – piazzale Tecchio, hanno permesso l’acquisizione di nuovi dati circa la frequentazione della fascia litoranea napoletana in età proto-storica e romana. Una massiccia copertura con depositi detritico-alluvionali sigillava il paleosuolo di epoca tardo romana, caratterizzato da numerose e strette solcature, che fanno ipotizzare tracce lasciate dal passaggio di carri. Al di sotto di questo livello si estendeva un fall cineritico di colore grigio chiaro che ricopriva un suolo agricolo di epoca tardo repubblicana e della prima età imperiale, periodo in cui nel sito furono impiantate coltivazioni specializzate. L’esplorazione di quest’ultimo livello ha restituito, oltre alla ceramica romana da cucina e da mensa, un discreto numero di frammenti in ceramica d’impasto provenienti dagli strati sottostanti. La frequentazione protostorica è caratterizzata dalla presenza di un paleosuolo, costituito da un’unità cineritica mediamente unificata, con leggera pendenza verso sud e posto ad una quota media di circa m 18,10 s.l.m. Il paleosuolo s’impostava direttamente sui livelli di riempimento di un sistema di canali incrociati. Lo scavo, pur non avendo rinvenuto tracce di strutture abitative, ha evidenziato un settore marginale dell’insediamento, forse occupato da strutture utilizzate occasionalmente. L’abbondantissimo materiale ceramico rinvenuto, spesso associato a resti carboniosi, interpretabili come residui di combustione sia domestica che artigianale, fa ipotizzare la presenza di scarichi. La tipologia dei reperti rimanda ad un orizzonte cronologico del Bronzo Medio Iniziale (BM1); quasi assente l’industria litica, fatta eccezione per due schegge di selce bruna. Si può osservare che gli scarsi resti osteologici rinvenuti, relativi a specie domestiche di media e grande taglia, associati alla natura fertile dei suoli, sembrerebbero indicare un’economia stanziale basata sull’agricoltura e sull’allevamento. Il rinvenimento di un galleggiante per reti suggerisce l’integrazione con l’attività di pesca, mentre la presenza di varie scorie di bronzo attesta anche attività di tipo metallurgico.
  • AIAC_2119 - Via S. Paolo, via dell’Anticaglia - 2002
    Una campagna di scavo è stata eseguita nell’immediato hinterland di Napoli, a margine di un nuovo collegamento viario delle zone di Agnano e Pianura, in località bivio di Tavernola, allo sbocco di via Sartania, sulla strada provinciale Montagna Spaccata, zona nella quale erano già stati scoperti, in passato, insediamenti rurali e monumenti funerari. I nuovi saggi archeologici non hanno evidenziato strutture sul tracciato, ma a margine dello stesso sono stati, invece, individuati resti di una villa rustica romana sorta nella tarda età repubblicana, con il suo muro di delimitazione ed alcuni ambienti, tra cui un piccolo torcularium ed un lacus ipogeo. Sulle rovine dell’edificio, abbandonato, come altrove in Campania, alla fine del I secolo d.C., passò in seguito un percorso viario con orientamento est/ovest, di cui si sono individuati vari livelli in terra battuta, e furono impiantate alcune tombe di età medio imperiale; l’area fu ancora sporadicamente frequentata fino alla seconda metà del VI secolo d.C.
  • AIAC_2125 - Villa Pausilypon - 2000
    Sono continuati gli scavi e i restauri nella villa Pausilypon costruita dal cavaliere beneventano Publio Vedio Pollione e lasciata in eredità ad Augusto. La ricerca ha interessato l’odeion, riportato interamente alla luce dopo i primi scavi ottocenteschi del Mons. Di Pietro. Collocato di fronte al teatro e addossato a una collina a strapiombo sul mare, l'edificio si affacciava su un giardino con un lungo portico di colonne in laterizi stuccate. L’odeion costruito nella prima età augustea e inserito in una grande sala rettangolare con muri in opera reticolata, è composto da una piccola cavea di sei gradini ed un palcoscenico basso e rettilineo. Forse in epoca neroniana, la struttura subì interventi di monumentalizzazione con l'innesto, al centro della scena, di un'abside con quattro grandi nicchie e l’aggiunta, sopra la summa cavea, di un'aula imperiale. Al centro della sala, un’abside in opera laterizia ospitava una statua dell'imperatore, di cui resta parte del basamento in muratura. Vi si accedeva dai lati con rampe, necessarie per il transito della portantina del princeps e forse degli animali per i sacrifici. Risalgono ad una fase successiva (ancora nel I secolo d.C.) un rialzamento di quota del palcoscenico, che venne munito di una frons proscaeni con nicchie semicircolari e rettangolari, e la costruzione delle ultime tre gradinate della cavea. Danneggiato forse da un sisma, l'edificio teatrale non fu restaurato. Il collasso definitivo avvenne alla fine del I secolo d.C. o poco dopo. L'esplorazione nell’area circostante ha interessato l’accesso principale all’odeion, una grande sala quadrata (di circa m 15 di lato) con un bel pavimento in _opus sectile_ (marmo africano, giallo antico, portasanta e pavonazzetto). Le pareti erano rivestite in marmo nella parte bassa e con intonaci e affreschi in quella alta. Sono stati recuperati frammenti delle statue e dei sostegno che ornavano il contiguo giardino.
  • AIAC_2125 - Villa Pausilypon - 2002
    In occasione della ripresa dello scavo dell’odeion nel complesso del Pausilypon, è stata ripulita dalla vegetazione la terrazza superiore, affacciata sul Golfo di Napoli e su quello di Pozzuoli, e si è esplorato il vano delle scale che permettevano di accedere ad essa da un portico. Il vestibolo e le pareti della scala hanno pareti affrescate a fondo monocromo rosso cinabro con specchiature gialle e zoccolo blu. E’ stata anche completata l’esplorazione dell’angolo orientale del quartiere dell’odeion, che risulta occupato da un grande salone con porte e finestre, analogo a quello adiacente con pavimento e pareti in opus sectile. Nel tempo, con l’aggiunta di tramezzi in opera reticolata, vi furono ricavati tre ambienti di dimensioni minori, pavimentati con un mosaico tessellato bianco; due di essi erano coperti con tetto di tegole a due spioventi ed avevano soffitti affrescati, mentre la sala sull’angolo del portico, verosimilmente un biclinio, aveva una copertura a volta. Anche sul lato orientale, l’odeion era circondato da un colonnato coperto da una tettoia di tegole sorretta da colonne in muratura rivestite in stucco. Durante i lavori di pulizia del braccio orientale del portico sono stati rinvenuti un capitello composito corinzio in marmo bianco e frammenti di altri capitelli di lesena. Esso è scandito da semipilastri quadrangolari (m 0,60x0,60), addossati alla parete di fondo, rivestiti da lastre di marmo portasanta scanalate, con cornici in rosso antico e coronati da capitelli; i semipilastri inquadrano dei finestroni, da cui si doveva godere in antico della vista sul mare. Lo scavo del giardino ha rivelato che il piano di calpestio attuale corrisponde a quello antico (coperto solo da pochi centimetri di -humus_ ) e che il settore indagato era ornato da piante deposte in piccoli vasi per fiori, con i tipici fori per le radici, interrati in corrispondenza dei semipilastri del porticato.
  • AIAC_2127 - Via Polveriera - 2001
    In via Polveriera, loc. Croce di Papa, è stato rinvenuto un villaggio dell’età del Bronzo antico distrutto dall’eruzione delle “pomici di Avellino” (3550 B.P.). Durante la prima fase dell’eruzione tali pomici ammantarono le capanne e le strutture agricole; i depositi cineritici del “pyroclastic surge”, invece, nella fase finale dell’eruzione sigillarono lo strato di pomici. Questa duplice tipologia di seppellimento ha consentito che venissero perfettamente preservate le coperture delle capanne, i recinti, gli steccati di travi di legno o di graticci di rami flessibili, le tracce di coltivazione, le orme umane ed animali, insieme a resti scheletrici, finora solo di animali; mentre le colate di flussi cineritici, penetrati all’interno delle strutture, ne impedirono il collasso, formandone un vero e proprio calco. Finora sono state individuate tre capanne a forma a ferro di cavallo. Una di esse era retta da pali portanti collegati tra loro con altri disposti orizzontalmente; la parete era spostata sul lato esterno ed era composta da un graticcio continuo di paletti inclinati verso l’interno dell’abitazione, appena conficcati nel terreno, e da altri orizzontali, sui quali erano fissati giunchi o altro tipo di vegetazione. All’interno essa presentava una divisione realizzata con un tramezzo di legno, caratteristica attestata anche nelle altre due capanne tuttora in corso di esplorazione, dove alcuni vasi erano ancora appesi al tramezzo. In quella più piccola il focolare era posto al centro del primo ambiente, nel quale è stato rinvenuto un singolare copricapo di zanne di cinghiale. Al di sotto del livello del villaggio del Bronzo antico, è stato rinvenuto un precedente insediamento (fase più antica della prima età del Bronzo), distrutto e incendiato anteriormente all’edificazione di quello più recente. Di tale villaggio pregresso sono stati messi in evidenza alcuni steccati e grandi recinti con andamento rettangolare, i pavimenti di due capanne ovali, una fornace e strutture artigianali.
  • AIAC_2127 - Via Polveriera - 2002
    L’esplorazione integrale di alcune capanne ha consentito di comprenderne le caratteristiche tipologiche, l’organizzazione interna e la suppellettile usata; all'esterno di una capanna, si documentano sepolture deposte entro olle di due feti di pochi mesi. La documentazione archeo-botanica comprende carboni di legni, semi e frutti carbonizzati e impronte dei medesimi, a testimonianza del carattere di economia mista che sostentava il villaggio. Vi sono state rinvenute cariossidi carbonizzate dei tre principali cereali coltivati durante l’età del Bronzo: il farro piccolo o gonococco (meno del 5% del totale), che cresceva come residuale nei campi di farro, il farro o dicocco (circa il 30% del totale) e l’orzo esastico vestito (circa il 65% del totale). Sono stati recuperati anche resti di ghiande di quercia, un frammento di nocciolo di olivo, carboni di fico, un'impronta di mandorla: piante coltivate in un’area sottratta al bosco. La foresta intorno all’insediamento doveva essere caratterizzata, in base alle indagini antracologiche, dalla presenza del faggio di pianura, del carpino nero e della quercia “tipo caducifoglie”. Particolarmente interessante il ritrovamento di una specie di faggio a foglia caduca, con frutti commestibili e da cui si estrae un olio parimenti edule, che vegeta in ambienti con abbondanti precipitazioni ed elevata umidità. A fianco alle capanne si sono rilevati steccati di vari tipi e dimensioni, entro cui il suolo conservava impresse le orme di bovini, capriovini e forse anche suini. Numerosissimi frammenti ossei sparsi sul suolo all’esterno delle capanne testimoniano una cultura di “abbandono casuale” dei resti di pasto e di macellazione. All’interno delle abitazioni pezzi di carne secca venivano sospesi alle travi; mentre la parte posteriore di un vitello era sistemata in una cesta davanti all'ingresso di una capanna. E' documentato anche l'uso delle zanne di giovani suini per la confezione di copricapi, di cui un esemplare completo è stato ritrovato appeso alla parete di una capanna.
  • AIAC_2127 - Via Polveriera - 2003
    Nel corso dei lavori di completamento lungo Via Nola-San Vitaliano sono emersi i resti di un'altra struttura abitativa sotto la coltre eruttiva di Avellino (XIX-XVIII sec. a.C.), al di sopra della quale sono stati documentati livelli d’uso di età arcaica, romana e tardo-antica, coperti dall’eruzione di Pollena e della successiva alluvione (fine V-inzi VI secolo d.C.). Nel limitato spazio del sondaggio (m. 2,00x2,00), è stato messo in luce, a circa m. 6,00 dal piano stradale, un settore della parte absidata di una capanna con corredo domestico. L’alzato della struttura con la copertura straminea del tetto, era poco evidente per lo spessore minimo di 10-15 cm. del materiale fangoso penetrato all’interno dell’ambiente, ma non per questo era meno chiaramente individuabile l’andamento della capanna. Il vasellame era costituito da otto vasi di impasto ben conservati. Sono stati rinvenuti, a diverse quote, anche numerosi resti di animali domestici, forse provviste o avanzi di pasto, alcuni strumenti in osso e una laminetta, con piccoli fori circolari alle estremità, ricavata da una zanna intera di maiale, simile al tipo usato per confezionare il copricapo rinvenuto, nel corso della precedente indagine, all\'interno della capanna. Il rilievo mostra la posizione della nuova capanna rispetto alle precedenti dalle quali dista circa 76 m. I nuovi dati topografici acquisiti aiutano a comprendere meglio la struttura e l'organizzazione dell’insediamento, che si configura come un sistema di piccoli agglomerati di capanne. Infatti uno degli aspetti che sembra si possa cogliere, con le cautele suggerite dalla parzialità dei dati al momento acquisiti, riguarda la marcata parcellizzazione dell’area insediata con il relativo frazionamento dei vari segmenti parentelari. Le abitazioni, con gli spazi recintati destinati alla stabulazione, sembrano disporsi per raggruppamenti di poche unità, probabilmente riservati ad uno o più nuclei familiari, e lascia supporre uno sviluppo molto ampio dell'insediamento.
  • AIAC_2128 - Piazza Duomo - 2003
    L'indagine condotta a Nola al di sotto del pavimento della cappella del Santissimo del Duomo ha rimesso in luce strutture murarie di epoca romana. Le murature, orientate nord-sud/est-ovest, sono conservate per circa 2 m in altezza e si riferiscono a vari momenti di vita del complesso che ha conosciuto una prima fase, probabilmente di epoca repubblicana, con strutture in opera incerta; in una successiva vengono eseguiti restauri con inserimenti delle ammorsature angolari in opera listata, con ricorsi di tufo e laterizio su spessi letti di malta e la preparazione di un pavimento, forse di lastre di marmo. Si riconosce anche un vano chiuso da un tompagno in blocchi squadrati di tufo; la parte alta del muro presenta una sopraelevazione in opera mista di tipo incerto, probabilmente riferibile ad una fase tarda di riutilizzo dell'ambiente. Fra il materiale di reimpiego si nota un grosso frammento di soglia in calcare. Caduto in disuso, abbandonato e spogliato del pavimento, l'ambiente fu poi invaso dall'alluvione fangosa datata tra il 472 e il 505 d.C. circa. La scoperta è particolarmente significativa perché ha consentito l’acquisizione di nuovi dati utili a chiarire l’assetto urbano e il sistema viario della città antica. Infatti, poiché le strutture antiche sembrano proseguire sotto via S. Felice, verrebbe a cadere l’ipotesi di P. Sommella che vedeva nella detta via una sopravvivenza dello schema urbano antico, con moduli di m. 70x70.
  • AIAC_2129 - S. Paolo Belsito - 2006
    Nei primi mesi del 2006 è stata effettuata una ricerca archeologica presso il fondo Monticello a San Paolo Belsito, area posta lungo il pendio nord-occidentale della modesta altura di Montesano, adiacente ai noti siti della Vignae di Ponticello - Starza, ora in corso di vincolo. Sono stati esplorati tre livelli di frequentazione, riconducibili ad un momento non avanzato del Bronzo medio iniziale, intercalati alle due eruzioni vesuviane protostoriche AP 1 (3420 ± 100 - 3480 ± 60 B.P.) e AP 2 (3225 ± 140 - 3250 ± 70 B.P.), nonché un ampio settore del sito del Bronzo antico. L’indagine del paleosuolo, mediamente umificato, ha evidenziato un campo arato caratterizzato dalla presenza di solchi e porche sub-parallele. Questo primo livello ricopriva un secondo paleosuolo, ben umificato, formatosi alla sommità dell’eruzione AP 1, cui era connesso un canale dal profilo conico probabilmente afferente ad una più complessa sistemazione idraulica per il deflusso regolarizzato delle acque meteoriche dall’altura. Il secondo livello eruttivo (AP 1) ricopriva un paleosuolo pomiceo ben maturo, posto a tetto dell’eruzione delle “pomici di Avellino” (3451 B.P.); lo scavo ha messo in luce numerosi fori di palo pertinenti ad una struttura, di cui rimane al momento incerta sia l’estensione che la funzione. Le caratteristiche tipologiche dell’abbondantissimo materiale ceramico ritrovato nei tre livelli indagati rimanda alle fasi non inoltrate del Bronzo medio iniziale e presenta notevole analogie con quello rinvenuto in altri complessi proto-appenninici campani. Sul livello eruttivo delle “pomici di Avellino”, rimosso il terzo paleosuolo, sono stati inoltre documentati due canali, orientati Est / Ovest, prodotti per l’erosione naturale causata dalle acque meteoriche o sorgive nello strato piroclastico, riempiti di ceneri relative alla stessa fase eruttiva. Dopo l’asportazione di questa spessa coltre, è stato messo in evidenza un ambiente naturale variamente antropizzato.
  • AIAC_2130 - Via Cimitero - 2000
    A S. Paolo Belsito, durante i lavori per la costruzione di una fognatura in via Cimitero, vengono messi in luce elementi che documentano il reinsediamento umano dopo l’eruzione delle “pomici di Avellino”, che in questa località raggiungono uno spessore di circa m 1,20. In particolare, sono scavate due sepolture a fossa, messe in luce nello strato sottostante le pomici, che risultano le prime attestate nella zona pertinenti alla cultura di Palma Campania e che ci mostrano alcuni aspetti del rituale funerario delle popolazioni residenti nella Campania all’inizio del II millennio a.C. Le tombe, a fossa ovale e senza oggetti di corredo - ve ne erano forse in materiale deperibile -, sono contrassegnate da pietre calcaree disposte in superficie, verosimilmente con funzione di segnacolo, e presentano, al di sopra di queste, frammenti di vasi che fanno ipotizzare una rottura rituale connessa alla cerimonia funebre. Il defunto vi è deposto in posizione rannicchiata, con orientamento nord/sud e la testa rivolta a meridione. In entrambi i casi sono stati trovati resti di animale (capra vel ovis) in prossimità del cranio, ma a quota superiore.
  • AIAC_2130 - Via Cimitero - 2001
    Il proseguimento dello scavo a San Paolo Belsito ha permesso di rivelare altre undici sepolture, certamente parte di una più vasta necropoli che doveva occupare il dosso della collina della Vigna e di quella di Montesano. Divise in due nuclei, forse separati da un fosso torrentizio, le tombe ad inumazione avevano il defunto in posizione rannicchiata con diverso orientamento nei due gruppi. Si è finora notata una variazione nella forma delle tombe, da circolare, a piriforme, a rettangolare-ovale, senza tuttavia che sia ancora possibile definire esattamente il significato di tale differenza, se cronologico o sociale. La copertura delle sepolture è spesso contrassegnata da pietre calcaree, poste probabilmente come segnacoli, e da un grande tumulo realizzato con blocchi e blocchetti calcarei sovrapposti con molta cura e marginato da grosse schegge. Nella maggioranza dei casi sono presenti esigui corredi con uno o più vasi, ma fino ad ora senza armi in metallo. Nelle offerte alimentari trovate sopra o all’interno delle tombe sembrano predominare, per la fasi più antiche, quelle capro-ovine, mentre, per la fase più recente, quelle bovine; esse sono a volte associate a porzioni di vasi o a frammenti sparsi di olle e di tazze, che fanno pensare ad una rottura rituale connessa alla cerimonia funeraria. In un gruppo si è osservato un accentrarsi delle sepolture attorno ad un’altra più grande, elemento che indica probabilmente un’area destinata ad uno stesso nucleo familiare.
  • AIAC_2131 - Torricelle - 2001
    Lo scavo in località Torricelle ha permesso la messa in evidenza di numerose sepolture, così da ricavare dati circa la frequentazione e la durata della necropoli. Le sepolture più antiche risalgono all’Orientalizzante antico e medio, con fosse rettangolari di grandi dimensioni. Due di esse, con tumulo in blocchi calcarei, s’impongono per la qualità e la ricchezza del corredo. In una delle due il defunto aveva, da un lato, una spada di ferro con manico d’osso ed un bacile di bronzo e, dall'altro, il corredo ceramico composto di olle, coppe e brocche, sia d’impasto che in argilla figulina; sul corpo, una serie di fibule in bronzo ed una in argento. L’altra tomba, tagliata dalla precedente, apparteneva ad una donna, distesa su un letto funebre, abbigliata con una veste recante una ricca decorazione con elementi di ambra e di pasta vitrea, adornata da oggetti personali come fibule di ferro e di bronzo, e da un anello in ambra, ed infine circondata da un cospicuo corredo di vasi d'impasto e da un bacile di bronzo contenente alcune ossa animali (altri resti faunistici, probabilmente relativi a maialini o cinghiali, erano alla base dei vasi).
  • AIAC_2133 - Via Traversa S. Agata - 2003
    A Nola, in Via Traversa S. Agata, in prossimità di uno dei due monumenti funerari romani conosciuti come le “Torricelle”, sono stati messi in luce i resti di una struttura monumentale funeraria, ben conservata nella parte inferiore, che occupa, in estensione, l’intera larghezza dell’asse stradale. Si tratta di un mausoleo, strutturato in due sovrapposti blocchi: un cubo basamentale (m. 7x7 circa), sul quale si elevava, probabilmente, un coronamento cilindrico coperto a cupola, non conservato. Il basamento, conservato per circa i tre quarti della sua altezza originaria, presenta murature in opera a sacco rivestita di grosse lastre di calcare L’accesso, sul lato settentrionale, inquadrato da due ante e preceduto da una rampa con ritmo ascensionale, immetteva nella piccola camera sepolcrale (m. 2,93x2,56 circa) con impianto planimetrico a “croce”. Le pareti interne, modulate da arcate centinate (m. 2x0,75 circa), presentano, sopra una fodera di mattoni e un sottile livello d’intonaco (spessore medio 3 cm.), un rivestimento in finissimo stucco color avorio; il pavimento, in cocciopesto, era invece rivestito da un sottile strato di stucco color rosso. Sotto le arcate sui lati est, ovest e sud si aprono, nello spessore murario, tre coppie di nicchie (m. 0,80x0,40x0,37 circa) per l’alloggio dei cinerari, non rinvenuti, mentre la parte bassa era occupata da tre letti funebri in muratura (m. 2x0,19x0,75), anch’essi intonacati e rivestiti da un sottile strato di stucco dello stesso tipo e colore di quello pavimentale. Ad un primo esame la struttura, già abbandonata e in fase di spoliazione nel corso del III sec. d.C., nel suo impianto originario è databile alla fine del I secolo a.C.-inizi del I secolo d.C.
  • AIAC_2134 - Via Ugo De Fazio, loc. Jerola - 2003
    In occasione della costruzione dell’impianto sportivo, in un’area di circa 1000 mq, sono state rinvenute 35 sepolture ad inumazione, di cui 18 enchytrismoi, la maggior parte delle quali riferibili ad infanti; la necropoli databile tra II e IV secolo d.C., doveva essere pertinente ad una piccola comunità forse collegata ad un latifondo. Oltre alle deposizioni entro anfore, prevale l’inumazione entro formae terragne di muratura con coperture “alla cappuccina” e piana, protette da conci di tufo, pietra lavica e frammenti di tegole oppure da un massetto di malta di calce. In un caso, sopra una cassa realizzata con blocchetti irregolari di tufo, era collocata la copertura a doppio spiovente con tegole bollate in cartiglio rettangolare (MAVRITI CVPIDI). All’esterno era una coppa carenata contenente un chiodo di ferro e una lucerna. Sulle tegole di copertura era stata successivamente messa in opera una fodera di fittili e malta, ricoperta, a sua volta, da un massetto di malta. L’inumato, un individuo adulto, era posto supino con la testa poggiata su un coppo; in bocca recava una moneta in bronzo. L’orientamento delle sepolture è E-W con il capo posto indifferentemente ad W o ad E; fanno eccezione due tombe in anfora, orientate N-S con il capo dell’inumato posto a S. Il rituale funerario prevedeva l’inumazione del defunto in posizione supina con le braccia distese lungo il corpo o leggermente ripiegate con le mani poggiate sul bacino; accompagnava il defunto una coppa in ceramica a pareti sottili o più frequentemente il boccale in ceramica comune, posto ai piedi dell’inumato o all’esterno della copertura e contenente un chiodo o una moneta, o una lucerna o tutti e tre gli elementi. La tomba ad echytrismos recava una moneta in bronzo; vicino al capo del bambino, deposto insieme ad un adulto, era stato collocato un uovo, simbolo di vita, nascita e rinascita.

Season Team

  • AIAC_2132 - Via Cimitile - 2000
    Nell’area urbana di Nola, in via Cimitile, subito ad est della caserma dei Vigili del Fuoco, i sondaggi geofisici e poi gli scavi archeologici, preliminari alla realizzazione di un edificio scolastico, hanno individuato numerose evidenze riferibili ad una o più strutture di un insediamento successivo alla c.d. eruzione vesuviana delle “pomici di Avellino”. In particolare, è stata scoperta parte di una capanna con un probabile recinto. Di notevole interesse il recupero di una lama di pugnale in bronzo, di piccole dimensioni, con decorazione incisa, costituita da linee parallele ai bordi, e con chiodini per fissare il manico, simile al tipo detto “Mincio”, attestato nell’avanzata età del Bronzo antico.